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I Racconti di Terramare

(Gedo Senki; Tales from Earthsea)

Voto: 7,316 - Leggi le recensioni

(Fantasy, Magia, Drammatico, Avventura)


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Tipo:
Serie TV

Anno:
2006

Episodi:
1

Immagini:
13

Recensioni:
15

Valutazione:
7,316

Media Voti:
7,400


Opinione by Tacchan

Ero molto curioso di vedere questo anime, nonostante le recensioni e le critiche mi aspettavo un bel film: un fantasy 'puro' dallo Studio Ghibli! All’uscita dal cinema ero piuttosto deluso e un po’ preoccupato per il futuro dello Studio Ghibli, non tanto per il film in se, ma per la filosofia che temo abbia portato alla sua realizzazione.

Ma andiamo con ordine, partiamo dalla trama. Tratto da una saga di libri di Ursula K. Le Guin, Tales of EarthSea, o meglio Gedo Senki, narra le vicende di un ragazzo che, in fuga dal suo regno, dovrà combattere l’oscurità nascosta nel proprio animo e le proprie paure in modo da ritrovare se stesso e la voglia di vivere. Arren è un principe e fugge dal suo regno in quanto ha ucciso il padre in preda ad un inspiegabile attacco d'ira. C’è qualcosa di malvagio dentro di lui, ma non è l’unica cosa strana che sta accadendo, l’intero regno di EarthSea è colpito da carestie e malattie. Inoltre sono stati persino avvistati alcuni draghi combattere fra di loro, animali questi che non si mostravano agli umani da lungo tempo.
Durante la sua fuga Arren incontra Ged, un potente mago che lo prende sotto la sua custodia. Per riuscire a vincere l’oscurità che lo attanaglia dovrà trovare la forza di sconfiggere un pericoloso e malvagio mago, che intende vendicarsi nei confronti di Ged e usare Arren per diventare ancora più potente…

Ho letto diverse opinioni, in particolare le due a fondo scheda. Farò riferimento ad alcune osservazioni che troverete in esse, per cui vi consiglio di leggerle, se non l’avete già fatto. E' stato detto che alcune parti del film sono state realizzate con una certa fretta, io direi che l’intero film è stato realizzato di fretta e con un budget piuttosto limitato. Oltre agli evidenti limiti nella sceneggiatura, i quali possono essere tranquillamente attribuiti all’inesperienza di Goro Miyazaki, a preoccupami sono soprattutto i limiti tecnici, che vanno imputati allo Studio Ghibli, che ha dimostrato di non aver puntato sul film e di averlo rilasciato quasi solo come mossa commerciale.
Un po’ di esempi: il numero dei personaggi, sempre molto striminzito: ci sono all’incirca una decina di personaggi, non di più. Nel castello ci sono solo due/tre guardie… avete presente gli altri film dello Studio Ghibli? Castelli e edifici pieni di persone in movimento, tutte diverse fra loro e caratterizzate minuziosamente. Qui solo 3 guardie, non così bene caratterizzate tra l’altro. Inoltre… belli i fondali, vero, ma quanti di loro hanno elementi in movimento? Il tutto è statico, le animazioni sono poche. Le sequenze di azione sono ben realizzate, ma tutti gli sforzi sembra siano stati concentrati in quei pochi minuti, mentre per la restante durata del film sono predominanti scene statiche o comunque animazioni piuttosto semplici. Pure il mare della presentazione non mi è piaciuto.
Paragonando Howl a Gedo Senki noterete come nella prima opera i colori siano molto più brillanti, i personaggi molto più dettagliati e ricchi di sfumature.
Non mi aspettavo un film a livello di quelli di Hayao Miyazaki, e non sarebbe stato lecito aspettarselo, davo però per scontato che visivamente risultasse altrettanto spettacolare. Mi sbagliavo, Gedo Senki mostra una realizzazione frettolosa e poco curata, l’unico aspetto che rimane molto buono sono le musiche.

Venendo al lavoro di Goro Miyazaki, discreto. Il film si lascia guardare con piacere, senza risultare pensate, ma senza nemmeno stupire o offrire messaggi degni di nota. Troppi elementi sono stati lasciati senza spiegazione. Certo, se si ha letto il libro tutto risulta più chiaro, ma non si può pretendere che per guardarlo sia necessario l’ausilio del libro da cui è stato tratto, il film non dovrebbe lasciare deleghe di alcun tipo. Non è così, lo spettatore esce dal cinema con diversi interrogativi. Il finale lascia un po’ perplessi, sia per la modalità di risoluzione dell’intera vicenda, sia per la rivelazione finale, che ha l’effetto di aumentare la sensazione che molti elementi siano stati solo accennati e non approfonditi a dovere.
Vista la mancanza di aiuto e supporto dello Studio Ghibli, per quanto sopra detto, non mi sento di giudicare Goro in modo troppo severo. Sembra che nessuno, durante la fase di produzione, abbia davvero creduto nelle sue capacità, e pertanto il risultato finale presenta diversi limiti e difetti. Mi preoccupa invece il fatto che Gedo Senki altro non sembra che una bella trovata commerciale. Molto pubblicizzato, ma realizzato di fretta e probabilmente senza molti mezzi, affidato a un regista debuttante, ma con un cognome molto pesante.

Che sarà lo Studio Ghibli dopo che Miyazaki si sarà ritirato? Spero non una compagnia che punta in primis al profitto, facendo passare in secondo piano lo spessore artistico delle proprie produzioni. Si tratta comunque di un film piacevole, pertanto mi fa piacere sapere che verrà distribuito nei cinema italiani. Nonostante tutto, se vi capita, andate a vederlo.


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Recensione tradotta da AnimeNewsNetwork

Trama: Un misterioso malanno sta affliggendo la terra. Il regno è in declino, la gente si comporta in modo strano, i maghi stanno perdendo la loro magia. Sono anche stati avvistati dei draghi, che mai entrano nel regno umano. Qualcosa non va e Ged, un mago vagabondo, sta cercando la causa. Durante i suoi viaggi incontra Arren, un giovane profondamente turbato e combattuto: Arren sembra avere qualcosa di veramente oscuro nel suo animo, un lato crudele e senza pietà, che esce quando prova a salvare una giovane ragazza dai mercanti di schiavi. Per la strega Kumo questa è un'opportunità perfetta: può usare le paure del ragazzo contro colui che lo vorrebbe aiutare, ovvero la sua vecchia nemesi, Ged.

Nel scrivere questa recensione, mi sono reso conto di una cosa: dovremo iniziare a parlare di 'Hayao', ora Miyazaki è divenuto un nome ambiguo.

Nelle pubblicità televisive di questo film, il produttore, Toshio Suzuki, ha cercato di persuadere gli spettatori ad andare a vedere questo film cercando di attirare la loro attenzione parlando di scontro generazionale 'padre contro figlio'. Infatti è davvero difficile giudicare questa opera come un lavoro a se stante: in fin dei conti è un film dello Studio Ghibli, per cui i paragoni con i precedenti film dello Studio Ghibli - e in particolare con quelli di Hayao, sono inevitabili.

Detto ciò, questo film non ha quella 'Magia di Hayao', quella speciale miscela di fantasy e eccitamento, alimentata da un prezioso tocco umano, che Hayao Miyazaki è così abile a rendere. Ma non dovremo aspettarci questo stile da nessun altro regista che Hayao, nemmeno Isao Takahata ha lo stesso stile. Sarebbe ingiusto aspettarselo da Goro solo perchè è il figlio di Hayao. Così, al posto del personale tocco umano di Hayao, siamo introdotti a qualcosa di più serio ed epico. Questo film si prende così sul serio che non posso ricordare nemmeno un singolo momento divertente, cosa che trovo essere una pecca: è scomparso il peculiare e divertente senso dell'humor che ha contraddistinto i lavori dello Studio Ghibli sin dall'inizio. Quando viene proposto un mondo in cui la schiavitù è una cosa comune, diventa chiaro che questo film è molto diverso dagli altri dello Studio Ghibli, indirizzati soprattutto alle famiglie. Come tono, possiamo dire che è molto vicino a Mononoke Hime. Artisticamente Gedo Senki è simile alle opere Ghibli, ma la storia appartiene al genere fantasy/epico. Vista l'opera da cui è stato tratto (i romanzi del mondo di EarthSea, di Ursula K. LeGuin's) lo si poteva prevedere, ma rimane la sorpresa di vedere un storia del genere di Lodoss War in un film dello Studio Ghibli.

Il prologo inizia con un sinistro avvertimento che l'equilibrio del mondo sta collassando. Questo spinge lo spettatore ad aspettarsi una storia epica su tale equilibrio, ma ciò si dimostra falso. Come in Howl, gli eventi del mondo fanno solo da sfondo ai problemi e alle vicende personali del cast principale. E qui sta il più grande difetto del film: la falsa traccia iniziale sembra più interessante della vera storia. La mancanza di connessione tra il prologo e il resto ella trama è il più grande difetto di Gedo Senki. Ciò non vuol dire assolutamente che sia brutto. Siamo introdotti a Arren, un giovane uomo che sta fuggendo dal suo passato e dalle sue paure, e Gen, un vecchio mago che prende l'angosciato Arren sotto la sua ala protettiva. Piuttosto che ripristinare l'equilibrio del mondo, la storia parla di riequilibrare l'equilibrio tra luce e oscurità all'interno del cuore del protagonista. Tutti gli elementi del genere fantasy combinati in un film che, un po' come Mononoke Hime, non si fa problemi a proporre uno o due profondi messaggi. Goro vuole dirci che la vita è breve e fragile, e per questo deve essere conservata con cura. I dialoghi e il modo in cui il messaggio è presentato sono un po' impacciati, ma nel complesso la storia è piuttosto carina. Focalizzarsi sui semplici aspetti della vita è dopotutto una delle specialità dello Studio Ghibli, e Goro saggiamente evita la trappola di provare a raccontare l'intera saga di Earthsea in un film. Grazie al fatto che la storia rimane focalizzata su pochi personaggi, il film riesce a scivolare velocemente verso la propria conclusione, che sistema le cose in modo convincente e mantiene il messaggio del film. La caratterizzazione è sicuramente buona, ma il maggior parte dei personaggi rispecchiano i classici archetipi Ghibli. Ognuno di essi è interessante e a suo modo ben definito, ma lo spettatore potrebbe essere tentato cercare il suo corrispettivo in altri film Ghibli. La principale eccezione a questo è Arren: come ragazzo confuso e angosciato (ma fortunatamente non piagnucoloso) è in qualche modo un’anomalia nei film Ghibli, e una ventata di aria fresca. Davvero, questo film soffre solo se confrontato con quelli di Hayao Miyazaki.

Dal punto di vista visivo... beh, si tratta in fin dei conti di una produzione Ghibli. Anche senza Hayao a dirigerla, lo studio Ghibli è ricco di persone esperte e abili. L'animazione è splendida come al solito, ma sono i fondali che la fanno da padrone: il film è pieno di sequenze grandiose che lasciano senza fiato. Queste, così ampie e maestose, sono un ulteriore motivo per vederlo al cinema, dove rendono al massimo. La musica è un altro punto di forza. E' semplicemente superba, con delle sonorità medioevali che si adattano perfettamente al film. In particolare il tema principale è molto canticchiabile e sicuramente si insinuerà nella vostra testa, specialmente dopo averlo sentito cantato da Aoi Teshima.

Gedo Senki è un buon film, ma la sua più importante caratteristica potrebbe essere quella di essere un'opera di passaggio verso una nuova era. A tratti sembra un classico prodotto Ghibli, mentre in altri momenti sembra tutt'altro. Hayao non ha finito la sua carriera, ciò nonostante ci si chiede "come sarà il dopo Hayao"?. Tale domanda pesa sopra Gedo Senki e rende difficile il godersi il film per quello che è: una grande escursione nel mondo fantasy e un film piuttosto buono... ma non andate a vederlo aspettandovi un film di Hayao Miyazaki.

+ Molto valido tecnicamente; ambientato in un mondo interessante; grandioso per i fan del fantasy/epico.
- Protagonista angosciato; la trama sconnessa dal prologo.


Le opinioni dell'autrice dei libri, Ursula K. Le Guin


Premessa: Veramente pochi autori hanno qualche controllo sull'uso che viene fatto dei loro libri negli studi cinematografici. La regola generale è che una volta che viene firmato il contratto, l'autore del libro è come se non esistesse. Alcune etichette come "consulente creativo" sono senza significato. Pertanto, per favore, non ritenete responsabile per le scelte del film alcun scrittore che non sia chi ha scritto lo script del film. Non chiedere all'autore dei libri "Perchè hanno fatto... ?". Probabilmente se lo sta chiedendo pure lui.

Breve Storia: Venti anni fa o quasi, il Signor Hayao Miyazaki mi scrisse esprimendomi l'interesse di creare un film animato basato sui miei (solo tre, allora) libri su Earthsea. Non conoscevo i suoi lavori. Conoscevo solo le opere Disney, e non mi piacevano. Risposi no.
Dieci o sette anni fa, il mio amico Vonda N. McIntyre mi parlò di My Neighbor Totoro e lo vedemmo insieme. Divenni subito, e per sempre, una fan di Miyazaki . Lo considero un genio dello stesso calibro di Kurosawa o Fellini.
Qualche anno dopo, quando scoprii che la deliziosa traduttrice giapponese dei libri di Earthsea, Masako Shimizu, conosceva Hayao Miyazaki, le ho chiesto di dirgli che, se era ancora interessato in EarthSea, sarei stata felice di discutere con lui a riguardo di un film.
Ho avuto una piacevole corrispondenza con Toshio Suzuki dello Studio Ghibli. Nella nostra corrispondenza, gli espressi il desiderio che non ci fossero grandi cambiamenti né nei personaggi né nella trama, visto che i libri sono ben conosciuti da molti lettori, sia in Giappone che altrove. Per avere la libertà di immaginazione che doveva avere nella creazione del film, gli suggerii che avrebbe potuto usare il periodo di 10 o 15 anni tra i primi due libri: non sappiamo che stava facendo Ged in quei anni, a parte diventare Arcimago, e Miyazaki avrebbe potuto fargli fare ciò che preferiva. (non c'è un altro regista a cui avrei fatto la stessa proposta)
Nell'Agosto 2005, Toshio Suzuki dello Studio Ghibli venne con Hayao Miyazaki a parlare con me e mio figlio (che controlla la compagnia che detiene i diritti di Earthsea). E' stato un incontro piacevole, a casa mia.
Ci è stato spiegato che Hayao Miyazaki desiderava ritirarsi, e che la famiglia e lo Studio desideravano che il figlio di Hayao, Goro, che mai aveva fatto un film, si occupasse di questo. Noi fummo delusi, e anche ansiosi, ma ci fa data l'impressione, in realtà ci venne garantito, che il progetto sarebbe sempre stato supervisionato da Hayao. Con questa premessa, l'accordo fu stipulato.
A quel tempo, i lavori sul film erano già iniziati: ci fu regalata una copia del poster del ragazzo e il drago, e inoltre uno schizzo di Hort Town da parte di Hayao e la versione definitiva di questa creata dagli artisti dello Studio.
Da quel momento i lavori sul film procedettero in modo estremamente rapido. Capimmo che Hayao non stava avendo alcun ruolo nella creazione del film. Ricevetti una lettera veramente toccante da parte sua, e poi una da parte di Goro. Gli risposi nel miglior modo in cui riuscii.
Mi spiace la delusione e la rabbia che accompagnava la creazione di questo film su entrambe le parti dell'Oceano Pacifico.
Mi è stato detto che Hayao infine non si è ritirato, ma sta creando un nuovo film. Questo fece crescere la mia delusione. Spero di riuscire a mettermi tutto questo alle spalle.

Il Film: Io e mio figlio non siamo potuti andare a Tokyo per l'anteprima del film, Studio Ghibli, molto gentilmente, ci ha fatto pervenire una copia, organizzando una proiezione privata in un cinema in centro Domenica 6 Agosto 2006. E' stata una bella occasione. Sono anche venuti molti amici con i propri figli. E' stato divertente vedere la reazione dei bambini. I più piccoli erano abbastanza spaventati o confusi, mentre i più grandi erano molto entusiasti.
Dopo la proiezione siamo andati a cena a casa di mio figlio. Elinor si è comportato in modo molto composto, mentre Toshio Suzuki ha fatto le verticali sul prato. (nota del traduttore: (???) questo pezzo non mi è molto chiaro, se ho sbagliato qualcuno corregga. Più che verticali è stare in piedi sulla testa, pero' comunque mi pare strano come comportamento)
Il Signor Goro Miyazaki mi chiese appena poco prima che me ne andassi, "Le è piaciuto il film?". Non era una domanda facile, date le circostanze. Dissi: "Sì. Non è il mio libro. E' il suo film. E' un buon film."
Non avevo capito che stavo parlando a tutti tranne che a lui e alle poche persone presenti. Avrei preferito che quella risposta privata a una domanda privata non fosse resa pubblica. L'ho riportata qui solo perchè Goro l'ha menzionata nel suo blog.
Così, nello spirito di tutto reso pubblico nel giro di quindici minuti, scriverò qui, in dettagliato, il resoconto delle mie prime impressioni sul film:

Molte cose sono belle. Molti dettagli, tuttavia, sono stati tagliati, durante l'animazione di questo film, realizzato velocemente. Non ha la delicata precisione di "Totoro" o la potente e splendida ricchezza di dettagli di "Spirited Away". Le immagini sono efficaci ma spesso convenzionali. In buona parte è stato eccitante. L'eccitamento è stato mantenuto grazie alla violenza, in una quantità che trovo profondamente in contrasto con lo spirito dei libri.
Per buona parte è stato, penso, incoerente. Questo forse perchè io continuo a cercare di seguire la storia dei miei libri, mentre sto guardando una storia totalmente diversa, con personaggi che hanno lo stesso nome di quelli della mia storia, ma con temperamenti, passati e destini completamente diversi.
Certamente un film non deve seguire letteralmente un romanzo - sono diversi tipo d'arte, e hanno necessità narrative molto diverse. Ci possono stare anche cambi abbastanza pesanti. Ma in un film che è nominato e che dice di basarsi su dei libri che sono stati stampati per 40 anni è ragionevole aspettarsi una certa fedeltà nei personaggi e nella storia generale.
Sia i produttori americani che quelli giapponesi trattano questi libri solo come miniere per i nomi e qualche concetto, prendendo solo frammenti e pezzi, fuori dal loro contesto, e rimpiazzando la storia con una trama totalmente diversa, che manca di coerenza e consistenza. Mi chiedo come non si rendano conto che, in questo modo, mancano di rispetto non solo ai libri, ma anche ai loro lettori.

Penso che il messaggio del film sia un po' forzato in quanto, sebbene spesso vengano citate abbastanza fedelmente alcune frasi dai libri, la affermazioni sulla vita e la morte, sull'equilibrio, ecc... non sono seguite dai personaggi e dalle azioni come viene fatto nei libri. Tuttavia, va sottolineato, non sono implicite nella storia e nei personaggio. Nel film non sembrano essere 'guadagnate'. E' vero che ci sono dei pezzi un po’ sentenziosi nei primi tre libri di Earthsea, ma non penso emergano in un modo tanto esplicito.
Il senso morale dei libri diventa nel film confuso. Per esempio: l'omicidio da parte di Arren di suo padre nel film è immotivato, arbitrario: la spiegazione che è commesso da un'ombra oscura o un alterego arriva dopo, e non è convincente. Perchè il ragazzo si divide in due? Non abbiamo alcun indizio. L'idea è presa da "A Wizard of Earthsea", ma nel libro sappiamo come Ged sia arrivato ad avere un ombra che lo segue e sappiamo perchè, e alla fine, chi è quell'ombra. L'oscurità all'interno di noi non può essere sconfitta semplicemente grazie ad una spada magica.
Ma nel film, il male è stato comodamente esternizzato in un cattivo, il mago Kumo/Cob, che può semplicemente essere ucciso, risolvendo tutti i problemi.
Nel fantasy moderno (letterario o governativo), uccidere le persone è la soluzione abituale alla cosiddetta guerra tra bene o male. I miei libri non sono concepiti nei termini di una tale guerra, e non offrono risposte semplici e domande semplicistiche.

Sebbene io pensi che i draghi del mio EarthSea siano più belli, ho ammirato il nobile modo in cui i draghi di Goro piegano le ali. Gli animali della sua immaginazione sono visti con molta più tenerezza - mi sono piaciute le espressive orecchie del cavallo/lama. Mi sono molto piaciute le scene in cui vengono arati i campi, viene presa l'acqua, vengono portati nella stalla gli animali, e così via, che danno al film una tranquillità derivante dalle azioni comuni - un saggio cambio di velocità dal costante conflitto e azione. In loro, almeno, riconosco il mio Earthsea.

La questione del colore: Il mio fine, quando decisi che la maggior parte dei personaggi di Earthsea fosse di colore e che i bianchi fossero persone un po' arretrate o comunque marginali, era decisamente di tipo morale, indirizzato ai lettori Americani e Europei. Gli eroi del fantasy della tradizione europea erano tradizionalmente bianchi - quasi universalmente nel 1968 - e l'essere scuri di pelle era spesso associato con il male. Semplicemente sovvertendo un'aspettativa, una scrittrice può minare un pregiudizio.
I creatori della versione per la TV americana, mentre si vantavano di non aver problemi per il colore, ridussero la popolazione di colore di Earthsea a uno e mezzo. Li ho criticati veemente per questo, e non li perdono.
La situazione è diversa in Giappone. Non posso discutere su questioni razziali riguardanti il Giappone, perchè ne so troppo poco a riguardo. Ma so che un film anime cade all'interno delle immutabili convenzioni del suo genere. La maggior parte dei personaggi in un anime sembra, agli occhi di Americani/Europei, bianco. Mi è stato detto che la gente in Giappone li percepisce differenti. Mi hanno detto che loro potrebbero percepire Ged più scuro di quello che sembra a me. Lo spero. La maggior parte dei personaggi mi sembra bianco, ma almeno c'è una simpatica variante nelle abbronzature e nei beige. E i capelli biondi e gli occhi azzurri di Tenar sono giusti, lei fa parte di una minoranza dalle Isole Kargish.

Quando potremo vedere "Gedo Senki" o "Tales of Earthsea" in America? Quando scadranno i diritti con le persone che hanno fatto la versione TV: non prima del 2009. Ohimè! Ci sono dei cani in questa mangiatoia.

Nota: la versione che ci è stata mostrata era sottotitolata, non doppiata. Studio Ghibli ha realizzato uno splendido doppiaggio, ero deliziata nel sentire per una volta le voci giapponesi. Il tono caldo e oscuro di quella di Ged gli era molto adatto. E spero che la bella canzone che Therru canta sia tenuta così com'è anche nella versione americana.

Ecco 5 recensioni delle 15 disponibili.




Screenshot 1 di I Racconti di Terramare
I Racconti di Terramare
L´ultimo prodotto dello studio Ghibli si è rivelato una piacevole sorpresa. Forse perché malamente pubblicizzato - in vari forum si parlava di ciofeca all´ennesima potenza, ero pronto al peggio del peggio. Ritrovandomi per le mani, invece, un´opera davvero ben confezionata.

Per lo studio Ghibli, TfE rappresenta una specie di ritorno al passato e, allo stesso tempo, una nettissima rottura con quanto prodotto negli ultimi anni. Con "La principessa Mononoke", il gruppo guidato da Miyazaki Hayao aveva individuato (e portato all´estremo nei due capolavori "Il Castello errante di Howl" e "La città incantata") un particolarissimo e personale approccio all´animazione, diventato ormai "marchio di fabbrica" dello studio. Massima libertà espressiva dal punto di vista grafico (si pensi al Castello Errante dell´omonimo film, od al Dio della Foresta di "La principessa Mononoke", od ancora a quel mondo incredibile che è sono le terme degli spettri della "Città incantata"), costruzione della storia con sistematico ricorso all´impianto semantico della favola ("La città incantata" applica in modo sistematico la "Teoria della fiaba" di Propp), estrema attenzione alla costruzione ed allo sviluppo psicologico dei personaggi, molto spesso caratterizzati indugiando sui gesti più semplici ed apparentemente insignificanti, quasi a sancirne la loro assoluta "normalità" ed umanità.

TfE abbandona questa strada in modo abbastanza netto, riportando la costruzione e la narrazione ai tempi dei più avventurosi "Mirai Shounen Conan" e di "Nausicaa", le opere che avevano lanciato Miyazaki Hayao come grande regista, a livello mondiale. Ovverosia, ci troviamo di fronte ad una storia di costruzione epica, piuttosto che ad una favola, con personaggi rivolti verso un loro (anche drammatico) titanismo, cui fa da contraltare la scelta di limitare lo spazio alla fantasia grafica, costringendola fra i binari di un relativo realismo.

Probabilmente è anche per questo che, dopo i trionfi delle opere precedenti, il debutto alla regia di Miyazaki Goro è stato accolto in termini piuttosto freddini. Del resto, mi si permetta l´inciso, c´è anche il comprensibile desiderio di Miyazaki figlio di cercare una particolare strada espressiva, certamente nella scia del grande predecessore - ma decisamente propria.

Dopo aver girato intorno, e forse pure troppo, è il momento di affrontare meglio il commento al film. TfE è tratto dalla quasi omonima saga fantasy Earthsea, piuttosto famosa nel mondo anglosassone - e riguardo la quale devo confessare l´assoluta ignoranza, salvo la sfuggevole e svogliata visione di un mediocre film tv. Mi si dice (grazie Domenico) che la storia portata sullo schermo rappresenti solo una parte della saga (il terzo dei sei libri), e così vi riferisco.
Un mondo vagamente fantasy, con streghe e stregoni, draghi che solcano il cielo (alcuni di essi, davvero molto belli - anche se non arrivano alla poesia dell´Aku de "La città incantata"... probabilmente, in casa Ghibli si trovano più a loro agio con i dragoni orientali che con quelli occidentali), eroi, imperi, antiche città, e spade magiche. Proprio una spada leggendaria sarà il filo conduttore della storia: come essa giunga nelle mani del protagonista, e di come questi impari ad esserne degno, riuscendo così a conquistare l´aiuto dei draghi ed a sconfiggere la strega cattiva di turno.

Animé, certo: ma, dopo il "Signore degli Anelli", non si può pensare ad un fantasy senza confronto e riferimento con il capolavoro di Peter Jackson. E Miyazaki Goro dimostra di averne imparato la lezione, sia narrativa che descrittiva. Scordatevi case fresche di una nuova mano di vernice, città di marmo tanto perfette da non sembrare vere, vestiti appena usciti dalla bottega del sarto (o dalla lavatrice): il regista, si diceva, ha scelto di applicare sistematicamente un certo qual realismo, soprattutto a livello di rappresentazione del mondo, e - bisogna dargliene atto, prosegue lungo la sua strada, fino alla conclusione. Ahimé: di questo ne risente la spettacolarizzazione di tutta la storia. Dove l'immaginifico avrebbe potuto trovare spazio legittimo, questo viene immediatamente cassato Così, anche l´operato dei maghi - soprattutto se li confrontiamo con i loro più immediati predecessori - prosegue nel solco austero di Gandalf e compagni piuttosto che in quello di Harry Potter: probabilmente, anche questo ha lasciato molta gente un po´ di stucco, specialmente in Giappone, dove i "numeri d´alta scuola" trovano sempre ampi consensi.

Diversamente dagli altri due film di cui vi ho precedentemente parlato, per TfE non vi propongo un commento specifico della sceneggiatura: la copia che mi è stata fornita, ahimé, era in giapponese sine sottotitoli - e con un audio davvero pessimo. Seguire (ed intuire, spesso ad sensum) i dialoghi è stato un´impresa, e non sono convinto di aver afferrato proprio tutto... anzi! Riprometto di rimediare (e di rivedere, all´occorrenza, il giudizio finale) non appena uno straccio di sub si renda disponibile - o meglio, non appena qualche distributore pensi a procacciarcelo al cinema od in DVD. Ma, su questo, opportuno che leggiate oltre.

Passiamo subito alla realizzazione tecnica, quindi. E qui molti resteranno sorpresi, taluni piacevolmente, altri meno: il ritorno al passato colpisce anche il chara design, con molti personaggi che sembrano presi pari pari da Conan, piuttosto che da Nausicaa o Laputa. Fortunatamente, il vintage colpisce solo lo stile, e non la sua applicazione: le animazioni sono estremamente fluide (come nella migliore tradizione Ghibli), i fondali ben colorati - benché, in generale, appaiono un po´ smorti (ma forse era un problema di encoding della mia copia) e la realizzazione grafica manchi del dettaglio cui ci avevano più recentemente abituato. Come ne "Il castello errante di Howl" e "la città incantata", il computer la fa da padrone in parecchie circostanze - sebbene, complice la sostanziale mancanza di scene di massa vere e proprie, e la relativa semplicità di quelle più critiche - in modo abbastanza discreto. Salvo un paio di eccezioni - ma niente di eclatante.

Tuttavia, il buon Goro deve ancora farne di strada per raggiungere il padre. Dopo la prima mezz'ora - svelta, ben girata e ben diretta, il film si addormenta parecchio. Ed è un vero peccato, primo perché proprio nella seconda parte si svelano le trame dei "cattivi", e poi perché qui inizia il processo di crescita del protagonista, essenziale per il raggiungimento dell'happy end finale. E' proprio questo sedersi della storia il limite maggiore del film, ed il suo handicap più chiaro.
Altro handicap, dal mio punto di vista, è il sostanziale understatement scelto per la storia. Mi spiego meglio: se è vero che Peter Jackson ha mostrato una Terra di Mezzo assolutamente realistica, e non certo cartonata come si sarebbe fatto vent'anni fa, ci ha anche dato alcune delle scene più spettacolari della storia del cinema: la battaglia del fosso di Helm, la carica dei cavalieri di Rohan, le miniere di Moria... scene che sono riuscite, nella loro complessità e bellezza, a rimpiazzare nell'immaginario collettivo mostri sacri come Eyzenstein, DeMille etc. Bene: l'epica ESIGE scene di questo genere, ESIGE una certa quale spettacolarizzazione che, invece, TfE non possiede... il film sembra sempre sul punto di decollare... ed invece si arresta. Ed è un peccato, perché questo gli impedisce di passare dal discreto all'ottimo che avrebbe sicuramente meritato.
Ugualmente, altro difetto, è l'incapacità di Goro di costruire ed impostare la folta selva di personaggi tipica del padre: da questo punto di vista, TfE è piuttosto povero, anche come caratterizzazione. Ho tenuto questo punto per ultimo, a livello di critica, in quanto - non conoscendo la storia di partenza, non saprei dire se la cosa sia legata a vincoli imposti dalla trama originale, piuttosto che dall'incapacità dell'Autore.
A tale proposito, un'ultima chiosa. Rottura, si diceva più volte: anche a livello di personaggi. Il protagonista, Arren, ha un lato oscuro ed una maturazione che - in passato, Miyazaki padre non aveva permesso ai propri personaggi. Di solito, le sue creature maturano come consapevolezza di sé stessi, del proprio ruolo e della propria natura - in questo caso, invece, Arren deve imparare a confrontarsi con la propria metà oscura... non vorrei dire, ma non credo che Miyazaki padre si sia tirato indietro dalla regia solo perché occupato da Howl o per lasciare spazio al figlio. Probabilmente, questo personaggio non era - non sarebbe stato nelle sue corde narrative. Diversamente, i due maghi - come nella peggiore tradizione fantasy - non sfuggono al macchiettismo tipico del loro ruolo... così Komu è perfida che più perfida non si può, e Gen non sfugge mai all'immagine del vecchio e buon maestro Perboni... un limite molto grave, questo, dato che - per buona parte del film, sono loro a dover reggere lo sviluppo della storia. Cosa di cui, ahimé, non sono proprio capaci... con conseguente rallentamento e grave appiattimento.

In conclusione, TfE è comunque un gran bel film - almeno dal mio punto di vista, perfettamente godibile anche da un pubblico infantile. Nel perfetto stile Ghibli, il racconto è costruito a più livelli di fruizione narrativa, anche questo pregio notevolissimo. Sicuramente, se il buon Goro tornerà alla regia, farà bene a tesaurizzare quest'esperienza, sia nel bene che ha fatto, sia negli errori commessi...

L´augurio finale è che, nella migliore tradizione dei suoi predecessori, qualcuno si prenda la briga di tradurre e promuovere TfE anche nel nostro paese.

Ciao a tutti!
Matte
Opinione di Matte. Voto: 7
  

  



Screenshot 2 di I Racconti di Terramare
I Racconti di Terramare
Da fan della saga della LeGuin ero partito prevenutissimo dalle recensioni negative lette su questo film, ma la visione è stata davvero piacevole.
L'ho trovato un eccellente film d'animazione, forse non ai livelli di "La città incantata", ma comunque ricco di fascino e 'magia'; la trama si discosta da quella dei libri, ma le citazioni e i punti di rimando sono molti, e d i dettagli 'poco chiariti' si possono cogliere riflettendoci su.

Le riflessioni sulla morte e sull'importanza di ogni vita occupano una parte notevole della pellicola e risultano davvero interessanti, una coloritura filosofica che sarebbe bello poter vedere più spesso al cinema.
Ritorna anche la tematica ecologica tipica delle produzioni Ghibli, con la scomparsa della magia del mondo di Earthsea come conseguenza degli 'squilibri' creati dagli uomini alla natura (tema oggi più attuale che mai)

Decisamente mi è piaciuto, mi spiace solo non vengano trasposti in animazione anche gli altri capitoli della saga di Earthsea.
Opinione di Ren. Voto: 9
  

  


Screenshot 3 di I Racconti di Terramare
I Racconti di Terramare
Discreta prima opera; film gradevole, senza scosse particolari (nè in bene nè in male), disegnato secondo il classico stile Ghibli.Certo, ci sono alcuni difetti: pochissimi personaggi, fondali relativamente semplici, alcuni momenti di lentezza, ma d'altronde è il I° film girato da Goro, e, secondo me, non disponeva neanche di un budget particolarmente alto. Comunque, complessivamente, mi sento di consigliarne la visione.
Opinione di HaL9000. Voto: 7
  

  


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I Racconti di Terramare
I Racconti di Terramare mi è piaciuto, nonostante la nomea di "obbrobrio" che questo film si era guadagnato mesi prima di uscire, forse per una sorta di muto patto di fedeltà ad Hayao Miyazaki, il quale ci rimase decisamente male quando vide strapparsi il progetto Earthsea dal figlio. Perché inizialmente questo film era destinato a essere un film di Hayao, che richiese personalmente i diritti all'autrice, ma dopo anni nei quali la produzione del film non accennava a partire, lo studio Ghibli decise di non sprecare i diritti facendo portare a termine il progetto da Goro, il figlio del Maestro.

Arren è un giovane principe che, dopo aver ucciso il padre, parte per un viaggio; durante il suo peregrinare incontra Ged, arcimago che sta cercando di capire perché la Magia non ha più effetto in alcune zone della terra...

Innanzitutto chiariamo che per giudicare I Racconti di Terramare bisogna giudicarlo distintamente, come adattamento e come film.
L'adattamento c'è sicuramente perché il film fonde in un unica storia elementi presi dai diversi libri della saga (probabilmente tutti, anche se ho potuto leggere solo i primi tre), nonostante la vicenda principale ricalchi lo spunto sul quale si basa il terzo capitolo della saga. Se però il terzo libro si è rivelato una delusione, il film riesce a donare una nuova linfa alla storia, arricchendola con elementi che la rendono decisamente interessante.
Per fare questo però pesca a piene mani dagli altri volumi, inserendone immagini, eventi e a volte facendo fare a qualcuno delle azioni originalmente fatte da altri.
Non ho visto in tutto ciò un vilipendio all'opera originale, ma anzi un modo per arricchire la vicenda e per mostrare più aspetti possibile del mondo di Earthsea.

Ma valutiamo ora il film in sé.
I disegni e le animazioni non sono poi così malvagie, soprattutto sentendo ciò che si era detto a riguardo. Non si può paragonare questo film agli altri di Hayao Miyazaki, per un'enormità di motivi.
Innanzitutto è un'opera prima. E comunque Hayao Miyazaki prima di mettersi all'opera dirigendo un film si era fatto le ossa con un sacco di serie animato di successo come Heidi, Conan e Lupin; Goro no.
E poi i mezzi sono stati nettamente inferiori dato che il budget e il tempo disponibile per la realizzazione del lungometraggio sono stati nettamente inferiori a qualunque altra opera del padre.
Quindi, non ha senso fare paragoni, e come già altri hanno detto, l'unico modo per godersi il film è non pensare ad Hayao.
Perchè il film merita, ha i suoi piccoli cali di disegni e animazioni, e anche qualche piccola caduta di stile registico, ma come ho già detto si può accettare, anche perché non è mai nulla di particolarmente tragico.
Anzi, si possono addirittura già vedere le prime avvisaglie di "stile Goro Miyazaki": in particolare le inquadrature nelle quali la camera si muove velocemente in avanti (le ho chiamate "zoomate volanti") tecnica che viene usata 7-8 volte nel corso del film, forse anche un po' troppo.
Per il resto si potrebbe forse accusare Goro di aver lasciato alcuni punti in sospeso per chi non avesse letto i libri: ad esempio la questione dei nomi a Earthsea non è stata spiegata a dovere, e lo stesso potrebbe dirsi per l'ombra di Arren...

In compenso però sono rimasto affascinato dai dialoghi sulla vita tra Therru e Arren.
La caratterizzazione dei personaggi è più che buona: l'unica cosa che non ho apprezzato è stato il graphic design dei draghi, ma bisogna riconoscere che oramai è difficilissimo trovare un aspetto "originale" per dei draghi.
Molto buono il doppiaggio, con la pecca della voce di Aracne affidata a una donna: già il personaggio è ambiguo, ma con una voce femminile sembra proprio una donna.
Le canzoni le ho apprezzate in lingua originale coi sottotitoli: entrambe sono stupende ma, se la seconda viene utilizzata in modo intelligentissimo sul finale, la prima è risultata decisamente pesante... In nessun film Disney si è mai visto un personaggio che canta la canzone senza che nulla accada attorno, e in effetti tre minuti di vuoto si sentono, e ci si chiede quando finirà il brano.

Comunque film promosso, anche se in un paio di momenti durante il corso del film ho pensato che questa storia, con questi personaggi, sarebbe sicuramente funzionata meglio in una serie animata dello studio Ghibli: avrebbe potuto essere per il fantasy quello che Conan fu per la fantascienza.
Opinione di DeborohWalker. Voto: 8
  

  


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I Racconti di Terramare
Questo film, diretto da Goro Miyazaki, figlio del ben più famoso Hayao, è la dimostrazione che il talento registico non si trasmette necessariamente per via genetica.
La storia è tratta dai romanzi di U. K. Le Guin della serie di "Earthsea" ed è ispirata al manga dello stesso Hayao Miyazaki "Shuna no tabi". Una storia dal sapore fortemente fantasy, ambientata in un mondo di isole e mari sconfinati, in cui la magia deriva dalla conoscenza del nome segreto di ogni cosa.
Purtroppo la saga di "Earthsea" è vasta, certamente impossibile da comprimere in un lungometraggio di poco meno di 2 ore, quindi l'anime ne presenta solo un frammento. Forse uno dei più interessanti, ma che comunque non riesce a fornire un background sufficiente per comprendere appieno la struttura del mondo in cui l'avventura è contestualizzata. Ne consegue quello che a mio avviso è un grosso difetto: nel film alcuni eventi "accadono solo perché DEVONO accadere". Solo la conoscenza dei romanzi del ciclo rende la trama più comprensibile e giustificabile. Ad un profano la storia potrebbe apparire né più né meno che una mera fiaba: affascinante forse, ma in certi punti priva di vera coerenza.
Tecnicamente l'opera presenta alcuni elementi più che positivi che fanno da contraltare ad altri negativi. Partiamo dalla regia: molto contestata (da alcuni grandi nomi come Hideaki Anno considerata "magistrale", da altri appena mediocre) e di difficile valutazione. Il problema maggiore è che si tratta di una regia "diversa" da quella tradizionale, realizzata da un individuo che senza alcuna esperienza (ricordiamo che prima di questo film Goro Miyazaki lavorava come operatore economico) ha avuto in mano tutto il potere creativo dello Studio Ghibli. Il risultato è controverso: convivono scene da capolavoro, come la sequenza iniziale della tempesta e quella del drago, con altre a dir poco goffe, come la battaglia dei minuti finali. Per tutto il resto c'è ben poco da dire: ciò che il "Ghibli" tocca si trasforma sempre in oro (eccezionale la fotografia).
Le musiche hanno firma Tamiya Terashima. Non male, in particolar modo il tema principale cantato da Aoi Teshima, ma si sente la mancanza di un vero "Maestro", esperto di colonne sonore di ampio respiro come Joe Hisaishi.
Un film che non guadagna né un "sì" né un "no". Nì. Merita di certo una visione. Ma forse non più d'una.
Opinione di shuuchan. Voto: 6
  

  

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