Robocop XIII
Per l'anime
Bavel's Book
Special di genere Sperimentale
Episodi Visti: 1 su 1 ---
Voto: 8 Bavel no Hon (Bavel's Book) è un cortometraggio animato del 1996 di Koji Yamamura. Dura 5 minuti. Solamente 5 minuti.
Sono due i motivi per cui non vi descrivo la trama: il primo sta nel fatto che raccontarvi la trama di un corto di 5 minuti è come raccontarvi il film stesso, il secondo è che non ce l'ho ben chiara neanche io.
Si tratta di un prodotto sperimentale, che utilizza silenzi, musiche e colori particolari per donare un'aria onirica al tutto; ritengo che il "messaggio" dell'opera abbia un grande margine di soggettività, motivo per il quale vi propongo la mia personale analisi, che vi consiglio di leggere solamente dopo la visione dell'anime.
La scena iniziale ha come scopo quello di creare una dimensione di normalità - e una fermata del bus si propone benissimo per questo scopo, essendo simbolo della monotonia quotidiana - punto in cui però i due piccoli protagonisti trovano un libro che rompe questa situazione, creando azioni apparentemente inspiegabili (la torre per esempio, che suppongo simboleggi la torre di Babele, appunto), per poi trasportarli nel bel mezzo dell'oceano, a bordo di una nave. Perché? Che senso ha questa scena? Come ci sono arrivati? E più importante, perché i due protagonisti non si pongono le mie stesse domande?
Al momento clou della scena torna il possessore del libro, lo toglie dalle mani dei ragazzi e va via, lasciandoli soli e tremolanti. Lo spettatore comincia quindi a nutrire il dubbio che i ragazzini si siano lasciati trasportare dalla lettura, che la scena precedente sia solo frutto della loro fantasia. Ed ecco che nuovamente il pubblico viene privato della sua certezza, in quanto il corto si conclude con un'inquadratura riguardante il minuscolo libro che il bambino aveva preso dalla torre e che l'aveva trasportato in quello strano mondo.
Il corto lascia comunque lo spettatore con più domande che risposte.
Cosa simboleggia il possessore del libro, a cui tra l'altro è stato disegnata la faccia con uno stile grafico diverso e inquietante? Possibile che la scena dell'occhio che sovrasta la torre stia a simboleggiare la superbia del popolo, che la scena dell'oceano sia la loro punizione e che lo scrittore sia il Signore, ripescando quindi a piene mani dalla
Genesi: 11, 1-9, riguardante appunto la Torre di Babele?
Le domande sono tante, ma la durata è breve, motivo per cui vi consiglio caldamente la visione di questo cortometraggio a cui do un 7,5
