sylar 46
Per l'anime
Deltora Quest
Serie TV di genere Avventura/Fantasy
Episodi Visti: 52 su 65 ---
Voto: 8 Deltora era un tempo una nazione dove tutti i popoli vivevano tranquillamente e pacificamente cooperando gli uni con gli altri in serena armonia. Un giorno però il malvagio Signore dell'Ombra s'impadronì con il terrore di tutte le terre a essa appartenenti, distruggendo peraltro il simbolo che identificava ma soprattutto proteggeva la nazione: la Cintura di Deltora.
Quest'oggetto magico, composto da sette pietre preziose, era fino a quel momento in possesso al re di Deltora, che lo custodiva come unico mezzo da contrapporre alle forze oscure.
In seguito, per volere del Signore dell'Ombra, le sette pietre furono sparpagliate per tutta la nazione in custodia ad altrettanti guardiani incaricati di proteggerle a ogni costo. Questo perché il malvagio demone originario della Terra delle Ombre ha il timore che qualcuno possa riunire i sette gioielli e incastonarli nuovamente all'interno della cintura e spodestare la sua tirannia.
E' infatti ciò che provano a realizzare qualche anno più tardi Lief, Barda e Jasmine, un trio che, a dispetto dell'esiguo numero, decide di mettersi in viaggio ugualmente alla ricerca delle pietre, sfidando ogni intemperia possibile e nemici di ogni sorta.
Era da un po' di tempo che non m'imbattevo in una fantasy-avventura capace di tenermi incollato quotidianamente dinnanzi al teleschermo nonostante la sua semplicità e nessun elemento di spicco particolare. Questo perché, sebbene lo schema di Deltora Quest sia facilmente decifrabile dopo pochissimi episodi, la voglia e la curiosità di conoscere gli sviluppi che la trama offriva dopo ogni puntata visionata erano crescenti in un modo esponenziale, quasi sorprendente, che ancora adesso mi stupisce.
Il merito può essere ricercato innanzitutto nella storia di base e nell'obiettivo primario che porterebbe in seguito ad affrontare il perfido nemico. La ricerca di sette pietre preziose che riunite danno vita ad un oggetto magico dai non definiti poteri suscita sicuramente interesse ed attenzione soprattutto per chi in passato ha seguito, appassionandosi, la ricerca di sette piccole sfere contrassegnate da un numero diverso di stelline non vedendo l'ora che fossero riunite per dare vita a un maestoso drago gigante capace di esaudire qualunque desiderio. Parlo di Dragon Ball ovviamente.
In Deltora Quest non è dato sapere invece cosa comporti di preciso la riunione delle sette pietre tanto più che si differenziano fra loro e prese singolarmente donano al possessore qualche facoltà temporanea.
Nello specifico sono: un diamante, uno smeraldo, un lapislazzuli, un topazio, un opale, un rubino e un'ametista. In quest'ordine tra l'altro se pronunciati/letti in inglese formano propriamente la parola Deltora.
Ovviamente anche il percorso che porta al ritrovamento di ciascun oggetto in questione non è affatto trascurabile e anzi appassiona notevolmente, con il pregio inoltre che non ci si sofferma più del dovuto a ogni genere d'intoppo che il viaggio comporta come facilmente prevedibile.
Molto merito va anche ai personaggi con cui si entra fin da subito in sintonia. Ognuno di essi è caratterizzato alla perfezione: Lief è un ragazzo deciso ma dall'animo buono e gentile con tutti; Barda - il più anziano del gruppo - è quello più saggio che riflette sempre prima di agire ma al contempo si presta a siparietti divertenti; Jasmine infine è una ragazza molto sveglia e audace che non ha peli sulla lingua. Insieme formano un connubio perfetto, organizzato e affiatato come pochi.
Anche il comparto tecnico ha i suoi meriti in tutto ciò. Premesso che in alcune situazioni è presente la computer graphic (esclusivamente in battaglia e per rappresentare delle creature malefiche), questa non dà assolutamente fastidio, anzi, a mio avviso rende il tutto più coinvolgente, e ve lo dice uno che la C.G. non l'ha mai digerita troppo.
Si ha poi un design molto curato, per quanto semplice, con una buona scelta di colori, delle più che discrete animazioni e in qualche circostanza apprezzabili pure i fondali.
In ambito sonoro buone sono le soundtrack di fondo mentre per quanto riguarda le sigle di apertura e chiusura è riscontrabile in entrambi i casi la presenza del medesimo motivetto della durata di una quarantina di secondi in cui non vi è traccia di testi. La ragione di ciò si deve al fatto che l'anime in Italia è stato acquistato direttamente dagli americani che non si sa bene il motivo ma hanno tolto di mezzo le sigle originali sostituendole con quest'unico arrangiamento musicale.
Il titolo in questione è stato trasmesso sul canale digitale Rai Gulp in due tronconi da 26 episodi per un totale quindi di 52 episodi complessivi che forniscono un degno finale alla vicenda. Sottolineo questo punto perché in realtà Deltora Quest dovrebbe essere composto da 65 episodi (così è riportato in ogni fonte) e mi domando che fine abbiano fatto i rimanenti 13 e soprattutto cosa mai potrebbero raccontare se come detto un finale all'altezza vi è già.
Per quanto riguarda il doppiaggio curato da Marzia Del Fabbro, purtroppo non ci siamo. Nella prima parte dell'anime vi è innanzitutto un riciclo di voci alquanto palese su svariati personaggi secondari, comprimari e comparse occasionali. Ai giorni nostri non dovrebbe più capitare.
In più ho avuto l'impressione che ogni doppiatore chiamato in causa abbia svolto il classico “compitino” da sei senza lode e senza infamia. Nello specifico, per quanto reputi Gabriele Lopez, Fabricio Pucci e Veronica Puccio, le voci dei tre protagonisti, degli ottimi professionisti, tra i migliori in circolazione, non mi hanno trasmesso nessuna emozione particolare nelle loro interpretazioni, sembra quasi che si siano attenuti al testo (ovviamente) ma senza entrare appieno nella mentalità dei loro personaggi. Peccato, il tutto poteva essere gestito e curato in modo migliore.
Chiudo il mio intervento sottolineando come spirito d'amicizia, forza d'animo, coraggio, lealtà e dedizione siano le tematiche riscontrabili in Deltora Quest, che ne consigliano di fatto la visione a un pubblico di giovani. Ciò non toglie che anche i più grandicelli vogliosi di dedicarsi a qualcosa di leggero e non troppo articolato secondo i propri standard possano decidere di optare per questo titolo, io l'ho fatto e non me ne sono pentito.
