Aduskiev
Per l'anime
Fiocchi di cotone per Jeanie
Serie TV di genere Storico/Drammatico/Sentimentale
Episodi Visti: 52 su 52 ---
Voto: 6 Fedele alla mia (autoimposta) missione di recensire il filone Meisaku, titoli meno noti inclusi, mi appresto a scrivere la recensione di questo anime, nato nel 1992 dalla Nippon Animation, per la regia di Ryo Yasamura sul testo di Stephen Foster “Jeannie With the Light Brown Hair” (1854) liberamente reinterpretato da Shiro Ishinomori.
E’ prima di tutto importante ricordare chi era Stephen Foster, non un autori di romanzi, ma un compositore di canzoni (la più famosa è sicuramente “Oh! Susanna”). “Jeannie With the Light Brown Hair” è quindi una canzone e non un romanzo e ben poco descrive l’ambiente e l’epoca a cui si riferisce in quanto è una romanza dedicata alla moglie. Questa precisazione è assai importante per ciò che diremo in seguito.
La serie (52 puntate) è trasmessa in Italia da Mediaset nel palinsesto mattutino estivo del 1994. Non sono a conoscenza di tagli o censure operati su questo anime anche se, con molta probabilità, non sarà stato esonerato dalla forbice dell’Omnio Censore.
La trama è strampalata e anacronistica per svariati motivi.
[ATTENZIONE : BREVE SPOILER]
Jannie MacDowell (vero nome della moglie di Foster) vive una spensierata adolescenza in Pennsylvania, dove ama suonare il pianoforte con la madre e i suoi due amici del cuore : Stephen (richiamo all’autore) e Bill. La morte della madre di Jannie a causa di una grave malattia (imprecisata) la spinge a scegliere di dedicare la sua vita a coloro che soffrono e a diplomarsi come infermiera. Per farlo sceglie un austero collegio femminile ma la sua scelta è spinta anche dal fuggire dalla crudeltà della seconda moglie di suo padre. Bill, un ragazzo di colore, la segue in questa avventura e trova lavoro in questo collegio. Una volta diplomata comincerà ad esercitare la professione di infermiera, sospirando d’amore per Stephen e Bill invece si unirà a una Jazz Band. Seguiranno altre difficoltà che condurranno poi al lieto fine.
[FINE SPOILER]
Chiedo scusa per lo spoiler, non è mia abitudine fornirne di così dettagliati, ma è necessario per spiegare alcune palesi incongruenze storiche. Innanzi tutto ben poco si sa su quanto ci sia di veritiero sulla vita della moglie di Foster. Quanto riportato nell’anime è frutto di pura fantasia o tratto da documenti attendibili? Non ho trovato fonti certe che rispondano a questa domanda.
Jannie è un’eroina positiva, altruista, dipinta come una grande lottatrice contro pregiudizi e illazioni. Il tema del razzismo è di sicuro centralizzato e spesso ripreso, in modo però un po’ ingenuo, tanto da apparire grottesco. Non è affatto semplice infatti affrontare questa tematica, men che mai in un anime, che per designazione di pubblico (il meisaku è una specie di telenovelas per famiglie) non può permettersi speculazioni moraliste e filosofie approfondite.
Parlando delle stranezze, la prima che balza subito all’occhio dello spettatore sta appunto nella dislocazione geografica della storia. Tutto nell’anime fa pensare a una piantagione di cotone classica degli USA d’inizio XIX° secolo, con schiavi e gran caldo. Tutto ciò ovviamente non si addice alla Pennsylvania, stato dell’Unione e quindi privo di grandi piantagioni.
Il rapporto e il trattamento dedicato a Bill sono un’altra grande incongruenza. In un epoca di segregazione razziale diffusa, a un uomo di colore non sarebbe mai stato permesso di lavorare come inserviente in un collegio femminile. (Ancora oggi in certi stati del sud si ragiona così, figurarsi nel 1840, addirittura prima della guerra di secessione, quindi in pieno periodo schiavista).
Ma la cosa forse più strana sta nel fatto che Bill “suoni il Jazz” a metà dell’800. Il Jazz nascerà in Luoisiana solo 50 anni più tardi.
Le fonti da me consultate per scrivere questa recensione, non parlando dell’esistenza di un romanzo di “Jeannie With the Light Brown Hair”, ne devo quindi presumere che gli autori nipponici si siano ispirati al solo testo della canzone. Per questo in apertura parlo di “libera reinterpretazione” di Shiro Ishitomori.
Il disegno è ben confezionato, tipico del Meisaku e della Nippon Animation. Che spesso però, come ancora oggi accade, ama dipingere noi occidentali in modo barocco e un po’ decandente.
Insomma, sicuramente non uno dei titoli meisaku migliori, anzi, forse uno dei meno pregevoli, sia dal punto di vista della storia che dell’interpretazione. Sei.
