Turboo Stefo
Per il manga
I cani degli dei
di genere
Volumetti Letti: 1 su 1 ---
Voto: 10 Raramente il termine di "seguito naturale" di una storia calza a pennello meglio che in questo caso. Blanca ha lasciato un segno indimenticabile nei cuori dei personaggi che hanno mosso l'omonima storia, e anche in quello dei lettori, ma la sua memoria non si è ancora spenta proprio grazie a quello spiraglio che si intravedeva nella conclusione della storia: due piccoli cuccioli che portano dentro il suo medesimo genoma modificato. Ancora una volta Taniguchi porta il lettore in un mondo dove la natura e il sentimento contrastano la crudele logica degli umani, e non perde occasione per esaltare gli aspetti più "romantici" dell'istinto canino.
Nel Great Bear Lake in Canada un branco di lupi viene osservato da un professore che nota come due cuccioli siano cresciuti velocemente, oltre al fatto che possiedono una grande forza e velocità. In Russia nel frattempo il presidente della repubblica viene assalito brutalmente da due cani, anch'essi addestrati dall'esercito che aveva dato vita a Blanca, ed al Colonnello Schmidt la notizia dei cuccioli non sfugge: sono evidentemente frutto del seme di Blanca e vanno catturati o eliminati il prima possibile. Durante un'azione militare i due cuccioli vengono separati: l'argentato Albus si salva ed il nero Ater viene catturato. Parte così un doppio viaggio che spinge i fratelli uno verso l'altro.
Come un simbolo di Yin e Yang vivente i due cuccioli mostrano caratteri diametralmente opposti e complementari. Il candido manto argentato rappresenta il lato più nobile e fedele dell'istinto canino, come mostrano la ricerca del fratello e l'istinto d'aiuto e fiducia verso l'uomo, proprio per questo sarà chiamato Nagi ovvero spirito del vento ed anche in altre occasioni verrà paragonato a figure mistiche. Invece Ater con il suo scuro manto rappresenta l'istinto, l'irrazionalità ferina selvaggia che scorre indomita nel sangue dei lupi, e i suoi rabbiosi occhi di ghiaccio ricorderanno la tundra al Colonnello Schmidt che lo ribattezzerà Taiga.
Proprio come il Taijitu, il simbolo del confucianesimo e del Taoismo, i due si completano a vicenda ma allo stesso tempo uno porta in sé una piccola parte dell'altro, come mostreranno le differenti esperienze che affronteranno che li obbligherà a piegarsi a ciò che vogliono gli umani. Nagi nella sua avventura aiuterà diverse persone e instaurerà diversi rapporti di rispetto e fiducia reciproci con diverse persone, ma la spietata caccia da parte del misterioso esercito segreto lo obbligherò a dover sfoderare gli artigli in diverse occasioni, invece Taiga dovrà sottomettersi ai brutali addestramenti ma in quel dolore troverà una mano tesa verso di lui che lo rispetta e lo capisce, in questo modo anche lui potrà trovare il calore di un rapporto di amicizia con un padrone gentile, fino a quando un drammatico evento non lo porterà a un drastico cambio.
Nel complesso la storia è molto più scorrevole e limpida rispetto al predecessore "Blanca" proprio per il motivo che ormai si conoscono diversi aspetti della vicenda, in questo modo la storia offre una maggiore scorrevolezza: abbandonando la ricerca dei colpi di scena per svelare i misteri riesce a raggiungere una maggiore profondità ed immediatezza nei contenuti, che alternano l'azione e l'avventura agli eventi drammatici e malinconici che non mancano di colpire i sentimenti del lettore. Altra nota maggiormente curata è la "Repubblica di R.", la misteriosa federazione che mira all'indipendenza dalla Russia a costo di costosi piani segreti militari, che offrirà qualche leggera disamina in ambito politico coinvolgendo anche le figure marginali che muovevano la storia in "Blanca".
[Attenzione, spolier sul finale]
L'unica nota negativa è il finale: durante i due viaggi paralleli spuntano piccoli indizi che alimentano giusti timori su quale possa essere il finale e proseguendo queste sensazioni non fanno che rafforzarsi, e purtroppo coincideranno con la conclusione inscenata dal perfido Taniguchi. Però il tutto sfocia in uno scenario imprevisto che non farà altro che shockare il lettore con la sua cruda e toccante sentimentalità che non potrà non emozionare. Quindi perché il finale è la nota negativa? Perché ancora una volta Taniguchi gioca con i sentimenti del lettore con un finale triste, drammatico e toccante che punta sui piccoli e nobili sentimenti che addolciscono leggermente il tutto, e non si può rimanere indifferenti a tutto ciò.
[Fine spolier]
Lo stile inconfondibile di Taniguchi è fedele, sia per l'abile regia delle tavole che sottolinea le capacità di narrazione empatica che lo contraddistingue, sia per le qualità già mostrate in "Blanca" e che giustamente vengono riproposte anche in questo tomo.
I bellissimi ambienti ghiacciati i cui dettagli si perdono a vista d'occhio incorniciano perfettamente le avventure tra i pesi più freddi del mondo e questo regala tavole leggere e luminose che ben rimandano ai paesaggi dominati da abbagliante neve ghiacciata, ma ancora più importante sarà l'importanza posta negli animali. A partire da Nagi e Taiga si notano gradevolmente le anatomie quasi perfette sottolineate dalle fasce muscolari che sembrano tendersi sotto i disumani sforzi a cui sono sottoposti, e sarà incredibile l'espressività dei due che passa da glaciali sguardi assassini con musi contorti dalla rabbia e dalla ferocia, a sguardi dolci e malinconici nati da una profonda tristezza.
L'edizione italiana è proposta nella Taniguchi Collection firmata dalla Panini Comics. Oltre ad offrire la consona qualità, ovvero copertina rigida con bandelle, carta bianca e dalla buona grammatura senza trasparenze, ed una grandissima qualità di stampa per nitidezza e retini che sottolineano l'ottimo lavoro di adattamento "estetico" delle tavole. Come per Blanca, al quale si accosta sia per colorazione che per stile della copertina. si nota immediatamente il maggior numero di pagine, all'incirca 550, aumentando esponenzialmente il rapporto qualità/prezzo.
Se la storia di Blanca aveva emozionato ed ammaliato per il suo fascino emotivo basato sugli istinti animali, si può affermare che "I cani degli dei" sia ancora più riuscito sotto questo aspetto grazie ad una storia meno misteriosa e più lineare. I due binari sui quali corrono le vite dei fratelli corrono separate ed opposte, ma allo stesso tempo soffrono di un relativo parallelismo proprio per via della simbologia offerta molto simile al concetto filosofico dello Yin e Yang che sembra aleggiare sopra al tutto, ma collideranno nel fantastico e commovente finale che vale da solo la lettura dell'intera opera, che si impone come un obbligo d'acquisto a chiunque ami lo stupendo rapporto che nasce tra un fedele cane ed il suo padrone, insieme ad altre opere dell'autore come appunto "Blanca" ed "Allevare un cane".
