Enid
Per il manga
Il Sigillo
di genere
Volumetti Letti: 2 su 2 ---
Voto: 5 [Attenzione, questa recensione contiene spoiler!]
Iniziata con qualche racconto in Juliet e proseguita con un intero volume dedicato ad essa in Suoni e Kafka, la Saga del Conte Cain continua e si sviluppa questa volta in undici capitoli più un racconto finale distribuiti in due volumi.
Il Sigillo si apre introducendo il Conte Hargreaves alle prese con il suo futuro matrimonio impostogli per il bene della famiglia dallo zio. Cain dovrà quindi prendere in moglie la Marchesa di Loderdail, Emelaine, sua amica d'infanzia insieme al fratello Gilford. Per questo motivo il ragazzo, accompagnato dalla sorellastra minore Maryweather, si reca alla residenza dei marchesi dove scopre che molte cose sono cambiate negli anni. Emelaine per prima, ormai diventata una giovane e indipendente donna molto diversa dalla timida bambina ricordata dal Conte; Gilford invece – nonostante abbia vent'anni – soffre di una sindrome che lo ha fatto regredire mentalmente all'età di dieci e per questo motivo viene rinchiuso dai genitori in una stanza nei sotterranei dell'abitazione di famiglia. Qui incontrerà per caso la piccola Maryweather, con la quale stringerà amicizia.
Se all'inizio le vicende si concentrano principalmente sull'indifferenza di Cain verso il matrimonio ed Emelaine, con il proseguire dei capitoli si evolvono grazie all'entrata in scena di Jack lo squartatore da un lato e della chiromante Merediana dall'altro. Intrecciando a sua volta il passato di Merediana a quello di Gilford e a Jack the ripper l'autrice cerca di coinvolgere il pubblico in una lettura a senso unico che porta per la seconda volta a un tragico finale firmato dal Dottor Disleery e dalla Delilah.
Purtroppo trovo che questa mania della Yuki di inserire fin troppe coincidenze per poi trasformarle, con lo scorrere degli eventi, in continui – e abbastanza ovvi direi – elementi essenziali per la risoluzione del mistero di turno da parte del Conte sia deleteria e incominci già a essere ripetitiva.
Dopo qualche tempo la vicenda perde quella vena mordace che possedeva all'inizio del racconto per trasformarsi nella fiera dell'indecisione sentimentale di Cain. Non ci si spiega infatti come inizialmente il ragazzo si invaghisca a prima vista di Merediana per poi accorgersi quando ormai è troppo tardi, e quando ormai questa è morta, di essere sempre stato innamorato di Emelaine tanto da farla riposare per l'eternità nella tomba della famiglia Hargreaves. Ma non basta, il giovane cambierà ancora una volta idea e capirà infine di essere veramente innamorato di Merediana.
Ora, per quanto l'introspezione sui sentimenti e le emozioni dei protagonisti in manga shoujo – come questo effettivamente è nonostante i molte volte macabri omicidi che lo tingono più di nero che di rosa – sia un elemento fondamentale trovo che siano state utilizzate decisamente un'abbondante quantità di tavole per questo. Così tante che alcune si sono dimostrate superflue.
Ritengo che la cosa più importante che si è capita in questi undici capitoli sia l'ostinazione del Dr. Disleery di voler privare Cain dei suoi peculiari occhi dalle sfumature dorate. Questa potrebbe sembrare una battuta ironica, ma lo è solo in parte. Va obbligatoriamente precisato che il Jack qui presente non ha niente a che vedere con quello originale. Quello adottato dall'autrice non è un modo per rendere omaggio al più feroce assassino dell'Inghilterra Vittoriana ma solo un metodo per cercare di rendere più interessante un racconto che già dopo qualche capitolo inizia a languire.
Nota positiva in tutto questo è l'entrata in scena di quello che sarà uno dei più fedeli alleati di Cain, Oscar Gabriel, che porta una ventata di allegria e un pizzico di umorismo tra i personaggi.
Per quello che invece concerne “Elizabeth nello specchio”, il racconto indipendente di questi due volumi, è la tipica opera della Yuki ispirata a una favola - che in questo caso risulta essere Biancaneve - con l'ormai classica aggiunta di veleno e condita in quest'occasione con un po' di crossdress finale.
Concludendo, con “Il Sigillo” l'autrice spiana la strada per “God Child” e dimostra alla stesso tempo quanto sia incline a vacillare quando i suoi lavori non si limitano solo a brevi racconti di massimo quaranta facciate.
