Akeiron
Per il manga
Kirihito
di genere
Volumetti Letti: 4 su 4 ---
Voto: 9 Se si osserva la cronologia delle opere di Tezuka, è singolare notare come Kirihito (1970) si collochi quasi esattamente a metà dell'attività dell'autore, tra gli esordi (il primo manga è del 1946 ma si sa che Tezuka aveva già iniziato a scrivere manga durante la guerra) e la morte dell'autore (1989). La qual cosa non sembra affatto casuale. Solo per citare le opere più importanti, il primo periodo è zeppo di shonen come Astroboy e Kimba, mentre il secondo periodo è presidiato in forze da monumenti manga destinati ad un pubblico più adulto: MW, Black Jack, La Fenice, Budda, La Storia dei Tre Adolf. Si dirà: anche La Fenice e Black Jack sono shonen. Vero, però nelle prime opere si nota di più l'influenza di Walt Disney sia per il disegno, sia soprattutto per la tendenza a filtrare gli aspetti più spiacevoli della vita in un'ottica fiabesca. In Italia, il maestro in questo è stato Collodi, e fa sorridere che Tezuka nel 1952 realizzi proprio la versione manga di Pinocchio.
Tenendo presente questo aspetto, si potrà considerare Kirihito un'opera di transizione, come piace dire ai critici. C'è un aspetto fiabesco, costituito dalla fantomatica malattia che trasforma gli uomini in cani, che sembra quasi fare il verso ai film d'animazione della Disney del periodo precedente (in cui i personaggi sono animali che parlano). Ma l'invenzione serve unicamente da scintilla iniziale per arrivare a parlare, come al solito, di tanti temi importanti. Interessante è notare come l'influenza di certe trovate assurde si attenui gradualmente nelle opere più importanti di Tezuka successive a Kirihito, che arriverà a narrare situazioni molto più realistiche.
Comunque, al di là di queste menate seriose e criticabili, Kirihito è un'opera interessante perché approccia di petto il tema "medico" che è al centro di quello che molti considerano il capolavoro di Tezuka, cioè Black Jack. Con quest'ultimo condivide i discorsi pseudo-medici davvero campati in aria. Essi sono però funzionali a mostrare uno spaccato aderente alla realtà degli ambienti descritti, e in fondo si tratta di poche pagine su un totale di 800 che globalmente presentano una storia ben strutturata e ben equilibrata, tra scene di azione e non.
Oltretutto, Kirihito è un'opera affascinante per un altro motivo: qui l'autore osa ricercare soluzioni nuove, ad esempio nel disporre le vignette sulla pagina o di esprimere certe situazioni e stati d'animo. Insomma, è un'opera sperimentale, ma come si deve.
Il mio voto è un 9, sia pure risicatissimo. Perché Tezuka ha dei difetti e ognuno deve decidere se perdonarglieli o no. Tuttavia, ritengo giusto essere obiettivo: nel 1970, in varie parti del mondo, si disegnavano fumetti graficamente di qualità molto superiore a qualsiasi sua opera, e a volte dello stesso livello.
L'edizione è la solita Hazard, piaccia o non piaccia, costosetta. A me piace, anche perché si recupera a prezzi inferiori (5-7 € a volume), e ne vale la pena. Se dovessi scegliere tra Kirihito e un Dragonball qualunque, non avrei dubbi.
