Turboo Stefo
Per il manga
Suoni
di genere
Volumetti Letti: 1 su 1 ---
Voto: 8 Dopo aver scoperto in Juliet quella che secondo me è la miglior versione di Kaori Yuki, ovvero quella fatta di storie brevi e oscure dove l’autrice non si dilunga troppo né forza troppo gli eventi, mi son fiondato volentieri su questa seconda raccolta di ministorie dedicate al Conte Cain, uno strano ragazzo che coltiva un’insana passione per i veleni.
Questo volume si preannuncia imperdibile per ogni fan del Conte, visto che le prime due storie rappresentano una svolta decisiva in questo piccolo universo. Ne “L’appeso” ci troveremo di fronte ad un avvento importante, mentre in “Suoni”, la storia che dà il nome all’albo, avremo un corposo Flashback sull’infanzia di Cain, quando arrivò il maggiordomo Riff nella sua vita. Solo queste due storie soddisferanno già l’appetito dei fan, ma fortunatamente la cornucopia è ancora piena di delizie!
Le tre storie rimanenti saranno sempre collegate alla prima e in minor modo alla seconda, e offriranno delle storie che legano, come sempre, il giallo con il mistery e l’horror in un’epoca vittoriana, senza dimenticare le storie sempre originali, intriganti ed oscure, con il consueto finale agrodolce che non guasta mai!
Per i fan dell’horror segnalo soprattutto “La storia di miss Pudding tagliata e mangiata”, una delle più cruente mai lette in un manga della Yuki, dove trova posto perfino la violenza minorile, giusto per appesantire i toni, un argomento visto anche in “Chi ha ucciso il pettirosso”, una storia toccante dove l’argomento viene trattato in maniera completamente diversa.
Ovviamente la narrazione non è sempre perfetta, vista la brevità dei racconti non si può pretendere di meglio, anche certi avvenimenti sembrano troppo fortunati o forzati, ma nel complesso rimangono storie godibili e fluide, senza intoppi o errori di sorta, mantenendo una certa completezza nella descrizione degli avvenimenti, una qualità difficile da trovare nelle storie brevi. Inoltre i personaggi sono anche ben caratterizzati, che si può volere di più?
L’unica nota veramente dolente sono i finali, il fatto che non siano mai solo “happy ending” è una carta a favore, per chi, come me, non vuole vedere tutto bianco o rosa, ma il modo in cui si svolgono potrebbero risultare monotoni, anche se perfettamente in linea con la personalità del Conte.
Sui disegni c’è poco da dire, si sente solo la mancanza delle pagine a colori, veramente stupende ma assenti nell’edizione italiana.
Le tavole in sé sono impostate bene, con una buona regia, inoltre la qualità è la solita della Yuki, oramai una garanzia, anche se in questo volume si avvertono alti e bassi, raramente percettibili, ma lautamente spiegati dall’autrice (in realtà se non lo dicesse nei suoi Wild Talk non ci si accorgerebbe di nulla).
Tirando le somme, consiglio questo manga alle stesse persone a cui consiglio Juliet, il primo volume dedicato al Conte Cain, ovvero a chi piacciono storie tristi, oscure ma anche dolci e romantiche. In verità questo manga è più consigliato a chi ha letto Juliet, proprio per capire meglio la figura del Conte Cain, altrimenti si perderebbero piccole sfumature e rimandi, oltre che a non comprendere appieno la personalità del protagonista, quindi se vi sentite attratti da questo manga correte a prendervi prima Juliet!
L’ultima nota la dedico alla scelta dell’autrice, che ci ha abituato a scegliere come base per le storie alcune leggende, anche di vari paesi ma intrecciate da loro, come in Angel Sancutary, dove unisce varie credenze sugli angeli e sulla struttura del paradiso e dell’inferno, oltre ad alcuni personaggi della letteratura conosciuti in tutto il mondo come il cappellaio matto, ed in Fairy Cube, dove ci offre un’ampia panoramica sulle leggende delle fate nordiche.
Questa volta decide di basare le storie sulle oscure canzoni de “la mamma oca” scritte dai fratelli Grimm e sulle credenze del quattordicesimo secolo sui tarocchi, un argomento che ancora oggi attrae molti con il suo fascino.
Una scelta veramente particolare che risulta veramente azzeccata.
