Girovagando nella rete mi sono imbattuto in questo recente e interessante articolo su Naruto, ospitato sul sito francese Anime-france.info. L’autore, Zak, fa un’analisi della serie tracciando un certo parallelismo con Dragon Ball, il cui autore Akira Toriyama è considerato dal mangaka Masashi Kishimoto più di un modello, quasi un “dio”. Il pezzo cerca anche di definire gli elementi del successo planetario di Naruto, distintosi in un periodo in cui in Giappone sorgevano numerosi altri shounen dello stesso genere, e ritrovandosi spesso a cozzare col fenomeno di Toriyama, del quale Naruto pare ergersi a vero degno erede. Propongo all’utenza di AnimeClick una traduzione abbastanza letterale dell’articolo di Zak, anche se ho omesso alcune frasi non fondamentali e l’intero paragrafo sulla trama di Naruto, poiché credo sia già ben nota ai più, o compattato in alcuni punti come nel finale. In ogni caso, l’articolo originale in francese è consultabile a questo link.
Le parole di Zak:

Quasi 40 volumi, una serie animata con più di 200 episodi, una nuova serie in partenza, videogiochi per tutte le piattaforme esistenti, merchandising in abbondanza e fans in tutto il globo… Ecco, all’incirca, i numeri attuali di Naruto. Da dove arriva il successo del manga di Masashi Kishimoto (cominciato nel 1999 quando l’autore aveva 25 anni) proprio quando tanti shounen dello stesso tipo pullulavano nel mercato nipponico? Naruto è tanto originale, innovatore e rivoluzionario? Niente di ciò, il manga ha saputo sfruttare pienamente queste influenze e permettersi il titolo di degno successore di Dragon Ball.

Quando Masashi Kishimoto non esita a utilizzare il termine “dio” per celebrare Akira Toriyama, non è un caso. Il creatore di Son Goku è più che una semplice influenza per Naruto, ma impregna totalmente lo spirito del manga. Naruto/Goku, lo stesso combattente? Ci si accorge che i due personaggi sono costruiti sulla stessa identica base: maldestri, buone forchette, forti e soprattutto imprevedibili…
Una cosa li differenzia veramente: Naruto ha i capelli biondi dalla nascita! Kishimoto riprende anche subito l’idea di costruire un rivale per Naruto nel personaggio di Sasuke (come era inizialmente Krilin per Goku). Ugualmente, una buona parte dei protagonisti trovano la loro ispirazione nell’universo di Dragon Ball (Jiraiya/ Maestro della Tartaruga, Orochimaru/Freezer, Gaara/Vegeta, ecc…). Il torneo di arti marziali, proprio degli shounen di lotta, fa ugualmente parte di Naruto (all’epoca dell’esame dei Chunnin), così come gli allenamenti per acquistare nuove tecniche di combattimento.

Solamente, non si deve credere che Naruto sia solo un vaga copia di Dragon Ball. Masashi Kishimoto radica principalmente il suo universo sia nel folclore nipponico (i ninja) che nella fantascienza. Non bolle d’energia ma tecniche ninja (gli jutsu) offrendo dei combattimenti più tattici che rozzi (il grosso difetto di Bleach, per esempio). E per raccontare un aneddoto, sappiate che il mangaka è partito dalla zuppa di ramen, il suo piatto preferito, per creare il personaggio di Naruto. Ugualmente, si è ispirato al suo paese natale per Konoha. Tutto questo per dire che Kishimoto non è che un semplice allievo di Toriyama. Egli ha saputo creare dei capitoli trascendendo il suo semplice shounen in una saga alla Shinobi, ben ambientata da un punto di vista geografico. E soprattutto ha dato un’identità alla sua opera. Da lì a dire che possa rivaleggiare col suo maestro, ce ne passa… Ma veniamo all’adattamento animato.

La trasmissione dell’anime risale a ottobre 2002 fino alla chiusura a 220 episodi in febbraio 2007. Dopo, il ritorno sotto il titolo Naruto Shippuuden come Dragon Ball Z a suo tempo (ancora un punto in comune). Dietro l’enorme lavoro di squadra eseguito sull’anime si nasconde lo Studio Pierrot, al quale si deve già prima Sayuki, altro shounen messosi in luce negli ultimi anni, GTO, Hikaru no Go, e recentemente Bleach (il concorrente più diretto per Naruto arriva dallo stesso sudio!). Hayato Date, regista delle prime due stagioni di Saiyuki, occupa il posto di direttore generale (lo stesso ruolo che occupa anche nel primo lungometraggio di Naruto), affiancato da una sfilza di story-boarders (tra cui Toshiyuki Tsuru, regista del terzo film Naruto e soprattutto di Gungrave!) e sceneggiatori. Ma andiamo a vedere alcune scelte particolari degli sceneggiatori ingaggiati: da un lato abbiamo il duo Akatsuki Yamatoya (Fullmetal Alchemist e Saint Seiya Tenkai-hen) e Michiko Yokote (Saint Seiya: The Hades Chapter - Sanctuary e Saint Seiya Tenkai-hen), dall’altro ritroviamo autori usciti direttamente dallo staff di Yu-Gi-oh!.

Se l’adattamento resta piuttosto fedele, Naruto soffre di un problema comune alle straposizioni di opere lunghe la cui pubblicazione del manga è ancora in corso. L’anime avanza molto lentamente e perde forzatamente la sua efficacia narrativa rapportato al manga (il combattimento tra Orochimaru e Sarutobi sembra infinito, per esempio). Un difetto che passerà difficilmente se conoscete e amate il manga. In compenso, gli altri diventano innegabilmente interessanti davanti alle differenze delle avventure del nostro eroe. Possiamo ritenere notevole l’arco di Zabusa con i suoi combattimenti spietati (Kakashi che copia i movimenti di Zabusa, la furia della lotta di Naruto e Haku) e le sue scene veramente toccanti (Nauto che manda in frantumi il cuore di pietra di Zabusa, la fine poetica sotto la neve). Il secondo arco di storie non è da meno, con le classiche prove e le eliminatorie che vedono affrontarsi diversi ninja arrivati da tutti i villaggi del paese.

Tra questi scontri, l’allucinante combattimento tra Rock Lee e Gaara. Tra coreografie molto studiate, un’esplosione di furore degna di una trasformazione in Super Saiyan e un’animazione eccezionale, questa sequenza rimarrà a lungo impressa nei vostri occhi. Ma c’è anche la battaglia tra Sasuke e Orochimaru durante l’esame per diventare Chunnin, quello tra Sarutobi e i due precedenti Hokage del villaggio risuscitati dal mondo dei morti, quello tra Rock Lee e Gaara contro Kimimaro e sicuramente il duello fratricida tra Naruto e Sasuke che avrebbe dovuto chiudere la prima parte della serie. Ma il manga non è ancora terminato. Avrebbero potuto arrestare la serie animata finché Kishimoto non avesse prodotto più materiale? L’esecutivo dello Studio Pierrot non voleva sentire da quell’orecchio e decise di proseguire l’anime con degli episodi filler, storie che non hanno nessun legame col manga (come anche gli episodi 101 e 106). Grosso errore.

Se il passato ci ha dimostrato che i filler potevano essere una buona idea (vedi Saint Seiya Asgard), ha anche provato il contrario (vedi Dragon Ball Z, ancora lui). Purtroppo, il menefreghismo di Studio Pierrot opta per l’economia di budget e idee. Così, dall’episodio 136 al 220 (84 episodi in totale!), Naruto è caduto negli abissi della nullità. I personaggi perdono il loro carisma, i combattimenti praticamente scompaiono, l’umorismo scade, le storie si rivolgono ad un pubblico più giovane e infantile e anche l’animazione peggiora molto. Solo l’ultimo filler ritornerà finalmente al livello della serie. Ma questo solo dopo un tempo molto lungo, praticamente 2 anni di filler! Il rimedio? Seguire contemporaneamente i DVD della prima parte per ricordarsi che Naruto… era meglio prima!

L’articolo di Zak continua con una menzione alle tre ( !) differenti edizioni di Naruto diffuse in Francia: la versione integrale (dovrebbe essere quella in DVD), la versione “per ragazzi” trasmessa su Cartoon Network e la versione “per bambini” trasmessa su France 3 col titolo assurdo di “Naruto il fenomeno”. L’autore dell’articolo considera giustamente: censurare un’opera è snaturare i suoi contenuti e insultare gli autori.

Quest’articolo giunge a termine e non si sono ancora ricordati alcuni temi affrontati da Kishimoto come quello del rifiuto e della tolleranza (Naruto escluso dalla nascita perché racchiude in sé lo spirito della Volpe a nove code, Kyuubi, come Gaara col demone Tasso della sabbia, Shukaku) o quello della vendetta. Infatti, Sasuke vive solo per vendicarsi del fratello Itachi, colpevole di aver sterminato il proprio clan. Nel corso della storia cederà di tanto in tanto verso il lato oscuro (la collera che guida l’odio… si sa come va a finire!), Sasuke sceglierà il potere, a costo di perdere tutto. Un’evoluzione rimarchevole e inattesa conferma che Naruto è capace di essere tutt’altro che un semplice shounen di lotta (prescindendo dalla parte dei filler, ovviamente…).

Fonti:
Anime-france.info.
Articolo originale di Zak.