Ricordando Saiyuki mi aspettavo di trovare ben altro in Stigma, ovvero un prodotto leggero, magari piacevole da leggere, ma e senza troppe pretese. Invece si presenta come un titolo decisamente impegnativo e curato, difficile da assimilare e che richiede attenzione.
Altra cosa che mi aveva stupito è il prezzo, 13 Euro, ma già sfogliandolo aveva intuito come questo potesse essere giustificato sia dalla cura profusa da Dynit che dai materiali: il volumetto è stampato completamente a colori su carta patinata e offre soluzioni atipiche e d’effetto, come per esempio la copertina, molto bella.
Non si tratta di un’opera leggera, tante sono le parole scritte e pochi sono invece i dialoghi. Si tratta perlopiù di considerazioni del protagonista, presentate come un monologo interiore. Aspettatevi quindi riflessioni filosofeggianti e intimiste, accompagnate da illustrazioni molto belle. Dal punto di vista grafico infatti Stigma è davvero notevole: bella l’atmosfera che l’autrice riesce a ricreare e ottimo il design dei personaggi, tra l’altro i colori sono usati con grande sapienza.

Stigma tuttavia manca un po’ di mordente e non è poi così coinvolgente. La cosa non è un difetto di suo, l’obiettivo vuole essere ben altro, ovvero quello di creare un racconto in viene lasciato un messaggio al lettore. L’ambientazione e la tecnica narrativa ha un che di poetico, frequente è per esempio l’uso di metafore, mentre le cose di rado sono mostrate, ma sono fatte capire con le parole e con illustrazioni non troppo esplicite, lasciando quindi spazio all’interpretazione e all’immaginazione del lettore.
I temi trattati sono diversi, dal degrado del mondo, al bisogno di avere qualcuno per lenire la propria solitudine, alla sofferenza che si prova nell’essere abbandonati da una persona, alla forza che può dare il trovare qualcuno a cui dedicarsi. Ma l’amore in Stigma ha un ruolo margine e tra l’altro non è definito in modo chiaro: viene proposta una riflessione su di esso, sulle sue implicazioni, sulla sottile linea che divide l’ammirazione o l’affetto da qualcosa in più. Il tutto sottratto dai pregiudizi imposti dalla società.

Si tratta quindi di un prodotto molto particolare e bello visivamente. Non credo verrà apprezzato da tutti, ma di certo offre spessore e spunti interessanti: si nota la cura e le attenzioni che Kazuya Minekura ha profuso nella sua realizzazione.
Ciò nonostante siate ben coscienti che vi troverete davanti a un manga lento e poco movimentato, dove il ruolo maggiore lo hanno i testi e i disegni. Lo sottolineo un’altra volta, non è per tutti, per cui provate prima a sfogliarlo, magari leggendo le prime pagine, saranno sufficienti per farvi capire se lo stile può essere di vostro gradimento. Altra cosa: non aspettatevi Saiyuki, nonostante lo stile di disegno sia lo stesso, le due opere sono fra loro lontanissime.

La trama racconta la storia di un uomo che si risveglia ricoperto da ferite e privo della sua memoria, con accanto a se una valigetta piena di soldi. Inizia quindi a viaggiare per ritrovare se stesso sotto un cielo grigio oscurato dalla stupidità degli uomini, accompagnato da un ragazzino che incontra casualmente per strada e che sogna di vedere un cielo azzurro.
Ma il passato prima o poi torna sempre, soprattutto quando si hanno dei conti in sospeso…

Potete trovare il volumetto sul sito del nostro sponsor, Frank Was Here.