Riprendiamo l'articolo dalle pagine online del Corriere della Sera:
ESPOSIZIONE AL BELGIAN COMICS CENTER DI BRUXELLES
Da Akira a Lady Oscar, una mostra sui vent'anni di manga in Europa
Centinaia di originali e riproduzioni. Trame e personaggi per ragazzi, ragazze e adulti
BRUXELLES - Vent'anni di manga in Europa. Vent'anni da quel 1989, quando Jacques Glénat andò in Giappone a promuovere il fumetto franco-belga, e se ne tornò con Akira: 2000 pagine di fantascienza giapponese che cambiarono la storia del fumetto in Europa. Bruxelles festeggia questa "invasione" con una esposizione al Belgian Comics Center, che inaugura l'11 marzo per chiudere il 7 giugno prossimo. La mostra di Bruxelles cade nell'anno del cinquantenario dei Puffi, di cui il Belgio è patria, come di Tintin e Lucky Luke.
RIVOLUZIONE - Centinaia di originali e riproduzioni di copertine, pupazzi, manifesti, merchandising. Spagna, Svizzera, Germania, Polonia, Belgio, ma soprattutto Francia e Italia: è qui che la cultura "manga" ha attecchito di più. «Ma il manga è il fumetto più letto nel mondo - dice Marco Pellitteri, sociologo dei processi culturali, autore di "Il Drago e la Saetta" (Tunué, 2008) - Socialmente il manga è stato una rivoluzione: prima non c'erano molti fumetti dedicati alle ragazze, o allo sport, e l'erotismo dei manga è molto diverso rispetto ai nostri fumetti».
IL MERCATO - Personaggi sfumati, trame complesse: così il manga ha conquistato il 40% del mercato in Europa. «Hanno coperto una voragine di pubblico - continua Pellitteri - perché il manga shôjo approccia direttamente le ragazze, le cui aspettative non sono premiate dai nostri fumetti: parliamoci chiaro, Dylan Dog a ogni numero va con una donna diversa!». E nell'esposizione i manga al femminile come Lady Oscar e Candy Candy stanno accanto ai shônen-manga, quelli rivolti ai ragazzi: Kenshin, Yu-Gy-Oh!, Detective Conan. Ma ci sono anche i manga-seinen, rivolti agli adulti, come Tokyo Tribe e Say Hello to Black Jack. I manga hanno anche generato sotto-culture come quella del cosplay, la moda di confezionare e indossare gli abiti dei personaggi dei fumetti giapponesi.
I CARTONI ANIMATI - Senza dimenticare che la prima "invasione" dei manga avvenne coi cartoni animati negli anni '70 e '80, quando le neonate tv private si accaparrarono i vari Uomo Tigre, Daitarn 3, Ryu, e la nostra tv di stato trasmise Goldrake e Mazinga Z, Heidi e Remi. «I giapponesi erano allibiti da tanto interesse, i palinsesti si riempivano a prezzi che poi salirono di parecchio», commenta Pellitteri.
IN ITALIA - E invece i primi a portare in Italia i fumetti giapponesi furono i Kappa Boys, quattro ragazzi bolognesi che da lettori sono diventati editori di manga. Lamù, Ken il Guerriero, sono loro a farceli conoscere nei lontani anni '80. Massimiliano De Giovanni, Andrea Baricordi, Andrea Pietroni e Barbara Rossi erano gli animatori della rivista "Mangazine". «Il nostro sogno? - dice De Giovanni - Far scoprire al pubblico italiano le potenzialità dei manga».
I PIONIERI - «Scoprimmo che gli appassionati erano molti di più di quelli che immaginavamo – dice Baricordi -. Poi fummo contattati da Granata Press, che trasformò la nostra fanzine in una rivista da edicola». Dalla fanzine al professionismo. «Nel 1995, con la Star Comics, abbiamo lanciato Dragon Ball, imponendo la lettura 'alla giapponese', lo stesso facciamo oggi con GP Publishing». Pionieri del manga: «Fummo additati (nel bene e nel male) come i responsabili dell'Invasione dei Manga in Italia - ricorda Baricordi - Ma non abbiamo ancora finito». E l'invasione, un'allegra invasione, continua.
Alessandro Trevisani
ESPOSIZIONE AL BELGIAN COMICS CENTER DI BRUXELLES
Da Akira a Lady Oscar, una mostra sui vent'anni di manga in Europa
Centinaia di originali e riproduzioni. Trame e personaggi per ragazzi, ragazze e adulti
BRUXELLES - Vent'anni di manga in Europa. Vent'anni da quel 1989, quando Jacques Glénat andò in Giappone a promuovere il fumetto franco-belga, e se ne tornò con Akira: 2000 pagine di fantascienza giapponese che cambiarono la storia del fumetto in Europa. Bruxelles festeggia questa "invasione" con una esposizione al Belgian Comics Center, che inaugura l'11 marzo per chiudere il 7 giugno prossimo. La mostra di Bruxelles cade nell'anno del cinquantenario dei Puffi, di cui il Belgio è patria, come di Tintin e Lucky Luke.
RIVOLUZIONE - Centinaia di originali e riproduzioni di copertine, pupazzi, manifesti, merchandising. Spagna, Svizzera, Germania, Polonia, Belgio, ma soprattutto Francia e Italia: è qui che la cultura "manga" ha attecchito di più. «Ma il manga è il fumetto più letto nel mondo - dice Marco Pellitteri, sociologo dei processi culturali, autore di "Il Drago e la Saetta" (Tunué, 2008) - Socialmente il manga è stato una rivoluzione: prima non c'erano molti fumetti dedicati alle ragazze, o allo sport, e l'erotismo dei manga è molto diverso rispetto ai nostri fumetti».
IL MERCATO - Personaggi sfumati, trame complesse: così il manga ha conquistato il 40% del mercato in Europa. «Hanno coperto una voragine di pubblico - continua Pellitteri - perché il manga shôjo approccia direttamente le ragazze, le cui aspettative non sono premiate dai nostri fumetti: parliamoci chiaro, Dylan Dog a ogni numero va con una donna diversa!». E nell'esposizione i manga al femminile come Lady Oscar e Candy Candy stanno accanto ai shônen-manga, quelli rivolti ai ragazzi: Kenshin, Yu-Gy-Oh!, Detective Conan. Ma ci sono anche i manga-seinen, rivolti agli adulti, come Tokyo Tribe e Say Hello to Black Jack. I manga hanno anche generato sotto-culture come quella del cosplay, la moda di confezionare e indossare gli abiti dei personaggi dei fumetti giapponesi.
I CARTONI ANIMATI - Senza dimenticare che la prima "invasione" dei manga avvenne coi cartoni animati negli anni '70 e '80, quando le neonate tv private si accaparrarono i vari Uomo Tigre, Daitarn 3, Ryu, e la nostra tv di stato trasmise Goldrake e Mazinga Z, Heidi e Remi. «I giapponesi erano allibiti da tanto interesse, i palinsesti si riempivano a prezzi che poi salirono di parecchio», commenta Pellitteri.
IN ITALIA - E invece i primi a portare in Italia i fumetti giapponesi furono i Kappa Boys, quattro ragazzi bolognesi che da lettori sono diventati editori di manga. Lamù, Ken il Guerriero, sono loro a farceli conoscere nei lontani anni '80. Massimiliano De Giovanni, Andrea Baricordi, Andrea Pietroni e Barbara Rossi erano gli animatori della rivista "Mangazine". «Il nostro sogno? - dice De Giovanni - Far scoprire al pubblico italiano le potenzialità dei manga».
I PIONIERI - «Scoprimmo che gli appassionati erano molti di più di quelli che immaginavamo – dice Baricordi -. Poi fummo contattati da Granata Press, che trasformò la nostra fanzine in una rivista da edicola». Dalla fanzine al professionismo. «Nel 1995, con la Star Comics, abbiamo lanciato Dragon Ball, imponendo la lettura 'alla giapponese', lo stesso facciamo oggi con GP Publishing». Pionieri del manga: «Fummo additati (nel bene e nel male) come i responsabili dell'Invasione dei Manga in Italia - ricorda Baricordi - Ma non abbiamo ancora finito». E l'invasione, un'allegra invasione, continua.
Alessandro Trevisani
Scherzi a parte capisco il discorso, in effetti gli shoujo parlano di noi donne, dal nostro punto di vista. Io non sono molto per le storie romantiche però manga come Nana mi sono arrivati dritti al cuore, forse perché un po' mi riconosco nei personaggi e poi perché non è tutto miele e amore...
Akira resterà per sempre il mio manga preferito, fu il primo che lessi, prestato da un compagno di liceo. Una folgorazione!
Mi verrebbe voglia di fare un salto in Belgio per vedere questa mostra, magari facessero qualcosa di simile qui!
Che attacco, bellissimo!
Belli, grandi stupendi i manga. Peccato che nonostante questo successo qui da noi vengano visti come roba strana, pericolosa, perversa, per bambini o per dementi.
E poi in considerazione del fenomeno se ne parla troppo poco e quando lo si fa c'è sempre incompetenza e luoghi comuni. Questo articolo però mi è piaciuto. A volte ho letto baggianate incredibili.
Bella iniziativa quella belga, magari la mostra arrivasse anche qui da noi.
E diciamo anche che non poteva fare scelta migliore, Akira è stato rivoluzionario persino per i giapponesi, quando è uscito in Italia faceva sembrare scarabocchi buona parte degli altri titoli che si potevano trovare in edicola e fumetteria, tra l'altro ha lasciato il segno anche nel cinema (le prospettive impossibili e le inquadrature rovesciate in buona parte vengono da lì) però questa è forse una questione più americana che europea.
Ancora con stà storia?
A parte che il primo numero di Zero uscì nel1990 ( quindi non negli anni 80), ma alcuni fumetti giapponesi furono già pubblicati in Italia molto prima che arrivassero i Kappa boys. fin dagli anni 70.
Certo, i Kappa hanno sdoganato definitivamente il genere da noi, però ad iniziare l' invasione sono stati altri: se non fosse stato per questi ultimi, i kappa neanche avrebbero saputo cosa fossero i manga e gli anime, e ora farebbero altro nella vita.
Se poi dobbiamo davvero ringraziare qualcuno, quelli sono anche Luigi Bernardi di Granata press (se non c' era lui a mettere i soldi, voglio vedere come i Kappa portavano da noi i manga!) e Fedrico Colpi ( grazie a lui abbiamo potuto comprare ( e legalmente) in anteprima europea manga direttamente dal Giappone e non da aattamenti americani).
Qui si cerca di cambiare la memoria storica dei fatti ( cosa abbastanza usuale in Italia)!
Una mostra che se non fosse proibitiva per la distanza sarei di certo andato a vedere.
@Ibra gear second, purtroppo si sà che l'uomo per natura è diffidente ed intimorito da ciò che non conosce ma più di tutto non comprende, tutte le persone che tu hai citato che considerano questa forma d'arte strana, pericolosa o perversa, sicuramente non la cmprendono o non si sforzano minimamente di farlo.
Fortuna che siamo in tanti a pensarla diversamente!
nn so voi, ma io ultimamente sto davvero mandando tutto al diavolo. sto vendendo tutto quello che ho comprato negli anni perchè m'hanno fatto passare la voglia.
Comunque andrei sicuramente a vederla.
@Aquila della notte
Concordo in parte. Specialmente sulla mole di volumi sugli scaffali. Evidentemente molti editori, specie i piccoli ma non solo, hanno il loro tornaconto anche a fare uscire diversi titoli bemchè vendano un numero limitato di copie.
Non posso che auspicare più attenzione sia da editori che soprattutto dal pubblico anche se ciò portasse alla prematura chiusura di qualche testata (doloroso, ma una scrematura ci vuole)
Comunque sia buone vendite!
@ Aquila, l'importante è comprare ciò che ci piace, il mercato funziona così, comprando ciò che ci piace lo sosteniamo, certo non è bello se qualcosa piace a pochi e lo interrompono, meglio diluirlo nel tempo ed eventualmente aumentare un po' il prezzo piuttosto che togliere il piacere di finire una serie a chi si è affezionato, almeno io l'ho sempre visto i questo modo: conciliare sempre col cliente. Il numero di titoli è un problema, sono d'accordo, ma la maggior possibilità di scelta non dovrebbe essere sottovalutata.
Questa mostra è un'ottima idea sia per i fan che possono imparare cose nuove, sia per i neofiti che possono entrare in un mondo che io ritengo favoloso.
Anche a me piacerebbe vedere una mostra del genere magari al Vittoriano, ma credo che di decenni ne dovranno passare, chissà magari ci porterò i miei figli.
questa mostra dev'essere qualcosa di spettacolare, peccato sia lontanissima...sarebbe davvero molto interessante vederla, ormai sono quasi 3 anni (certo alla maggior parte di voi devono sembrare davvero pochi XD) che ho iniziato con questa "droga" (non ne posso più fare a meno), grazie ai manga mi sono anche avvicinata alla bellissima cultura jappo, e ho conosciuto anche molte persone ora miei grandi amici grazie a questa passione...
W I MANGA!!!
anzicchè proporre 10 manga contemporaneamente perchè nn farli finire 5 per poi iniziarne altri 5 o ancora alternare e farli tutti bimestrali?
in sto modo i prezzi nn sarebbero alti perchè un conto è fare 100mila stampe di 10 manga per 1 mese che farne 100mila per 5 manga in 1 mese...
nn so se avete capito cosa intendo...
panini ha la classica politica: ho gli albi migliorie me ne vanto... e fa le figure di merda quando interrompe le serie... e credetemi. vedere interrotta una serie come slam dunk è una vergogna peggio di chi va a rubare...
[<b>Moderatore</b>: "<i>Bruxelles festeggia questa "invasione" con una esposizione al Belgian Comics Center, che inaugura l'11 marzo per chiudere il 7 giugno prossimo. La mostra di Bruxelles cade nell'anno del cinquantenario dei Puffi, di cui il Belgio è patria, come di Tintin e Lucky Luke.</i>" - Antonio.]
Mangazine è nata negli anni '80, nel 1990 è stata portata in edicola da Granata con l'aggiunta dei manga. Il primo manga ad uscire in edicola se non erro è stato proprio Akira di Glenat (aprile 1990 mi sembra) seguito qualche mese più tardi da Ken il guerriero di Granata press. Se per manga pubblicati negli anni '70 intendi Il grande Mazinga edizione Fabbri, quello non era proprio un manga, era un libro con inserti a fumetti presi dal manga di Nagai/Ota (ripubblicato poi nel '93) ricolorati e ampiamente rimaneggiati.
Poi uscì Il grande Mazinga della Fabbri, che conteneva il manga di Gosaku Ota a colori e censurato ( e in più venduto illegalmente ad un ignara Fabbri) in albetti settimanali di una trentina di pagine,poi raccolti in volume da libreria.
Semprela Fabbri, pubblica successivamente Candy Candy, Lady Oscar, Georgie e altri shojo .
Nell' 83 esce lo " speciale If orfani robot" di Bono e Castelli, dove per la prima volta in Italia vengono divulgati nomi come Go Nagai e Osamu Tezuka e termini come manga e anime, foto di riviste come Animage ,ecc...
Nel frattempo, il Corriere dei piccoli della Rizzoli pubblica i manga originali di Creamy, Hello Spank, Mila e Shiro, una ragazza alla moda (guarda caso, quasi tutti ristampati dalla Star) e, nel 89' la Glenant ( che faceva sempre parte del gruppo Rizzoli) pubblica Akira.
Un ultima cosa: prima di Mangazine fanzine, esisteva già la fanzine Yamato ( nonostante la leggessero quattro gatti).
Qualcuno è ancora convinto che i Kappa sono stati i primi come spesso si vantano?
Comunque mi piacerebbe davvero molto leggere Akira, se è il capostipite dei manga sarebbe un eresia non leggerlo. A Fumettopoli l'ho trovato a 75 euro è un prezzo conveniente? XD
Golgo 13 e Black Jack erano pochi episodi, Il grande Mazinga come hai detto tu stesso erano solo parte di alcuni numeri del fumetto originale con i dialoghi inventati, anche sul corriere dei piccoli gli unici ad essere originali erano Candy, Lady Love, Mila e Shiro, Creamy e Spank sempre pubblicazioni parziali di alcuni numeri, tutto il resto era disegnato e creato in Italia. I manga così come li intendiamo adesso (ovvero pubblicazioni integrali con traduzione e disegni originali) sono arrivati negli anni novanta.
Comunque non è che mi stia particolarmente a cuore la reputazione dei Kappa Boys, dicevo solo che nell'articolo si parlava di anni '80 perchè è in quel periodo che è nata Mangazine.
"nel 89' la Glenant ( che faceva sempre parte del gruppo Rizzoli) pubblica Akira."
Sul primo numero che mi è capitato sotto mano ovvero il nr 4 c'è scritto luglio 1990. Yamato invece è nata nel 1991 e la fanzine se non sbaglio è del '93.
"no no no ragazzo mio non ci siamo proprio: immagino che sei molto giovane e per questo fai confusione"
Al massimo se faccio confusione è perchè sono troppo vecchio.
Vorrei far notare che ancora oggi vengono pubblicate versioni censurate di molti manga (es. dei cacciatori di elfe non è stato mai pubblicato il primo volume originale, del mazinga z di ota la d/visual ha saltato 20 e passa pagine della storia di Mazinga z in Africa e la lista potrebbe continuare) ma nessuno si lamenta: perchè?
Lo pubblicarono ugualmente, smorzando al massimo le espressioni più forti (ad esempio "sei una donna dai facili costumi" e cose così) e coprendo le nudità con degli accappatoi improvvisati orribili, ma fu pubblicato integralmente...
Bisogna vedere anche qual è l'ordine dell'editore, se è censura o una volontà dell'autore dell'opera...
Quà da noi purtroppo l'animazione viene considerata per antonomasia un prodotto per bambini o ragazzi, o almeno è stato così per molto tempo, vuoi perchè abbiamo la Walt Disney dietro l'angolo, che inizialmente sfornava solo fiabe, vuoi per i motivi citati nei nostri precedenti commenti, quindi è dura far capire che l'animazione giapponese e i manga non hanno target esclusivamente di bassa età, questo però non sono in molti nei vertici delle tv che lo capiscono e puntano soltanto a lucrarci il più possibile.
Si questo lo sapevo, però non so se stiamo parlando della stessa cosa, io ho solo il nr 6 in copertina c'è La regina dei mille anni.
"Vorrei far notare che ancora oggi vengono pubblicate versioni censurate di molti manga"
Si ma quella era una cosa diversa, non era solo censura prendevano una paio di volumi originali e aggiungevano storie inventate da loro per farli durare di più, oppure prendevano i fotogrammi del cartone e aggiungevano dei testi.
Comunque si può anche tralasciare chi è uscito un mese prima o dopo altri, più o meno nello stesso periodo c'erano vari gruppetti amatoriali che poi sono arrivati a pubblicare fanzine ed edizioni ufficiali. Non sarei sicuro neanche del fatto che non ci sia più nessuno a protestare per le censure, c'è chi giustamente parla di boicottaggio per molto meno.
@RyOGo
Quella è la versione apparsa sul Giornalino di Candy Candy, interrotta perchè troppo spinta. Qualche pagina venne pubblicata anche nei due libri per bambini.
Un'altra edizione originale invece era quella di Lady Oscar, edizione Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas, 1984, tradotta da K.F. Inumaru, non saprei però se sia mai stata pubblicata per intero.
La prima edizione di Berserk, che presenta ritocchi alle tavole dei primi 15 volumi, è la più quotata su Ebay.
Nessuno si è mai lamentato della sostituzione di molte tavole originali di Mao Dante da altre rifatte ad hoc dal maestro.
Approfitto per sfatare un luogo comune: il manga di Georgie non è quella maialata che i Kappa cercarono di spacciare per far sì che venisse acquistato da lettori in cerca di emozioni forti.
Invece è molto casto ( soprattutto se paragonato ai manga per ragazze di oggi).
Anche le tanto chiaccherate sevizie di Harwin ad Arthur le hanno visto solo loro, ciò non toglie che la Fabbri lo trovò comunque sconveniente nel finale, tanto da arrivare a interromperlo.
No, il manga di Georgie non è una maialata! Lo abbiamo tutto e assicuriamo che è tutto fuorché un hentai! è uno shojo vero e proprio!
Certo sarebbe bello se in Italia ripubblicassero i libri della Fabbri di Candy, Georgie, Lady Oscar ecc.
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