L'acclamato regista di
Ghost in the Shell,
The Sky Crawlers e
Patlabor,
Mamoru Oshii,
ha annunciato pochi giorni fa che il suo prossimo progetto sarà stato un adattamento cinematografico del manga robotico di
Mitsuteru Yokoyama:
Tetsujin 28 go.
Proseguito per ben 10 anni, il manga è meglio conosciuto grazie all'anime omonimo ribattezzato
Gigantor in USA e
Superobot 28 in Italia. Non si tratta del primo approccio all’opera per
Oshii, che all’inizio dell’anno appena concluso ha già scritto e diretto un spettacolo teatrale tratto dall’opera di
Yokoyama, usando un modello del gigante d’acciaio del peso di 500 chili alto ben 6 metri. Quasi una versione in miniatura della
riproduzione a grandezza reale del famoso robot, edificata a Kobe, città natale di
Yokoyama.
Era di dicembre 2009, invece, la notizia che la compagnia cinese
Imagi Animation (
Gatchaman, Highlander Vengeance, TMNT, Astroboy – The Movie), lanciava in collaborazione con la giapponese
Hikari Productions un sito web per pubblicizzare un teaser in computer grafica ispirato proprio a
Tetsujin 28 go. Trovate in
questa pagina lo spettacolare filmato che il direttore creativo della società,
Felix IP, aveva rivelato sul proprio blog esser un test prima che lo staff di produzione si dedicasse pienamente al film su
Astroboy, attualmente nelle sale italiane.
Il mitico robot gigante è nato nel 1955 dalla matita di
Yokoyama ed è stato serializzato fino al 1966 sulla rivista
Shonen Magazine (che ospitava anche
Astroboy di
Osamu Tezuka) dell’editore
Kobunsha.
Si trattava, come è noto, del primo esempio di manga con protagonista un robot pilotato esternamente da un umano, attraverso un radiocomando.
L’idea che il robot potesse essere buono o cattivo, in base alla persona che lo comandava, era ispirata in qualche modo dalla storia di
Frankenstein, il mecha design, semplice e goffo, era suggerito dalle armature dei cavalieri occidentali, e il concetto di automa gigante era davvero innovativo per quel periodo.
Tetsujin 28 go è stato
il primo vero esemplare di robot gigante, modello anche per gli ancora lontani robot nagaiani, che avrebbero cominciato a invadere il Giappone a partire dal 1972.
Il manga fu trasformato nel 1963 in una serie animata che prosegui fino all’anno successiva per un totale di 96 puntate
in bianco e nero. L'opera diede grande fama a
Mitsuteru Yokoyama, ma non possiamo dimenticare che egli è anche il padre di altri capolavori come
Giant Robot,
Babil Junior e
Sally la maga.
Tetsujin 28 go ha sempre ottenuto grande seguito tra gli appassionati malgrado gli anni e l'affermarsi delle nuove generazioni di robot, d’altra parte lo stesso
Go Nagai (
Mazinga Z, Jeeg Robot, Goldrake) ha spesso ricordato il suo debito nei confronti di questo mito.
Il titolo è stato reinterpreto e riscritto numerose volte, con una nuova serie d'animazione
a colori, tra il 1980 e 1981, nel 1992/1993 col remake
Tetsujin 28-go FX,
nel 2004, e in un sequel
cinematografico nel 2007/2008.
Esistono poi il
nuovo manga Tetsujin dakkan sakusen opera di
Fumiya Sato (autore di
Kindaichi Case Files) edito da
Kodansha dal 2008, e un film live action giapponese prodotto nel 2005 da
Cross Media,
Geneon Entertainment (USA) e
Shochiku Film.
Ma cosa gli resta ora da fare? Dalla fantascienza allo storico, dalla commedia sexy all'horror, dalla serie (anche molto lunghe) al lungometraggio passando per il corto. Il romanzo-polpettone alla Lady Oscar (chissà cosa potrebbe tirarne fuori Oshii), o lo sportivo? Non è che abbia in mente di rifare anche Mimì?