Meglio conosciuto per film come
La città incantata (2001),
Il castello errante di Howl (2004) e la
Principessa Mononoke (1997),
Miyazaki può essere definito “
l’animatore degli animatori”, una sorta di semidio anche per i suoi colleghi. In Occidente la sua fama è pari a quella di illustri registi di Hollywood e per lui, più di ogni altra cosa, parla il premio Oscar per il miglior film d'animazione ottenuto con
La città incantata. Ma in Giappone la sua notorietà e la popolarità dei suoi lavori hanno qualcosa di impressionante: per capirlo basta pensare agli incassi record ottenuti da
Ponyo al box office giapponese, un qualcosa come 164 milioni dollari.
Il successo finanziario è sicuramente un aspetto importante, ma la sua fama, ovviamente, va ben oltre. I suoi dieci lungometraggi hanno l’incredibile capacità di rivolgersi tanto a un pubblico adulto quanto ai bambini. Visivamente splendidi, sono in grado di unire sapientemente miti provenienti dal Giappone, o da altri luoghi, con forti dosi di introspezione psicologica. Lasciando nello spettatore un sensazione che perdura nel tempo.
Il suo ultimo lungometraggio,
Ponyo sulla scogliera, è un buon esempio. Ispirato in parte alla
Sirenetta di
Hans Christian Andersen, questo film narra la storia di Sosuke, un bimbo di cinque anni, che vive in cima a una scogliera affacciata su Inland Sea. Una mattina, giocando sulla spiaggia rocciosa sotto casa, trova Ponyo, una pesciolina rossa con la testa incastrata in un barattolo di marmellata. Sosuke la salva e la mette in un secchio di plastica verde e tra i due si crea un rapporto di reciproco affetto, ma il padre di Ponyo, Fujimoto – una volta umano e ora stregone che abita i fondali marini – la obbliga a tornare con lui nelle profondità dell’oceano. Tuttavia Ponyo, determinata a diventare una bimba per tornare da Sosuke, tenta la fuga.
Proprio in occasione della presentazione del film durante la
Mostra di Venezia, il maestro
Miyazaki ha rilasciato un’
intervista al giornale britannico
Telegraph, pubblicata ora in occasione del lancio del film nelle sale del Regno Unito.
Sicuramente il maestro nipponico è una persona di poche parole, la cui elegante figura trasmette l’idea di un uomo geniale. Capelli d'argento, barba rifinita e grandi occhiali rettangolari. Un vestiario impeccabile: un’elegante giacca di flanella grigia, una camicia a collo aperto e un astuccio d’argento in cui riporre le sigarette.
Miyazaki ha quasi un’ossessione per l’utilizzo della matita per disegnare i suoi personaggi e gli sfondi animati: "
Attualmente la computer grafica è molto utilizzata", ha osservato,
"ma forse anche in modo eccessivo. Penso che l’animazione abbia bisogno della matita, ha bisogno del disegno fatto con le mani dell'uomo".
Presso il famoso
Studio Ghibli di Tokyo, da lui fondato,
Miyazaki può contare su di uno staff composto da 140 persone, di cui 80 direttamente coinvolti nella produzione, tutte persone che sono perlopiù più giovani di lui; tuttavia nessuno è mai stato tentato dalla computer grafica, ha detto con fermezza: "
Coloro che non usano matite semplicemente non dovrebbero appartenere al nostro studio. E così da noi le usano tutti! "
Uno degli aspetti peculiari dei film di
Miyazaki è il particolar rilievo dato ai personaggi femminili. In
La città incantata, una bambina di 10 anni viene trasportata da un luna park abbandonato a un mondo colorato di spiriti. Ne
Il castello errante di Howl, una ragazza viene trasformata in una vecchina da una strega gelosa. E così non fa eccezione
Ponyo, con la calma e sapiente voce della madre di Sosuke, Lisa.
"
Per creare i personaggi femminili uso come punto di riferimento le donne che lavorano nel mio studio", ha detto
Miyazaki. "La metà del personale è costituito da donne e credo di aver fin troppi esempi da cui attingere.
Tutti i modelli di cui ho bisogno sono intorno a me, ma loro non si rendono conto di far parte integrante dei miei film, questo perché io uso la loro ‘essenza’, non il loro fisico o le loro facce. Per l’aspetto esteriore preferisco invece usare volti più facili da disegnare".
Parlando della sua incredibile sensibilità nella percezione della psiche femminile,
Miyazaki è estremamente modesto, tanto da respingere le lodi per la sua padronanza dell’elemento psicologico, in particolare per le sue acute intuizioni della psiche dei bambini, il loro atteggiamento verso la paura e la perdita, e il loro riconoscimento del concetto di mortalità.
"
Non ho mai studiato psicologia", ha insistito. "
Ho capito queste cose solo grazie alla lettura e all’osservazione della gente comune, soprattutto dei bambini".
Miyazaki è consapevole della sua notorietà tra gli animatori, e li considera come fossero suoi amici.
Lasseter (co-fondatore della
Pixar) dice di lui: "
Avete presente quando, durante un film, vi dicono: 'Wow, non ho mai visto una cosa simile'? Beh, con i suoi film è ciò che avviene durante ogni sequenza".
Proprio per questo
Miyazaki ama invitare gli altri animatori presso lo
Studio Ghibli.
Lasseter ha avuto questa possibilità, come anche
Nick Park, creatore di
Wallace & Gromit, che proprio lì ha potuto vedere in anteprima
Ponyo. In una sorta di scambio culturale,
Miyazaki ha poi visitato gli studi
Aardman di Bristol, incontrando tutto il personale, evento descritto da
Park come una sorta di visita reale. "
Miyazaki ha un’incredibile immaginazione, un'innocenza tutta sua", ha detto
Park. "
Ha veramente la capacità di comprendere il modo di pensare dei bambini".
Ma, in realtà,
Miyazaki non ha solo quest’immagine benigna da anziano statista, e così, quando parla della vita moderna, lascia trasparire la sua indignazione per molti aspetti della società giapponese, in particolare lamentandosi dell'inquinamento delle risorse naturali. (in
Ponyo, ad esempio, il barattolo di marmellata che intrappola il piccolo pesce è uno dei tanti detriti che galleggiano in mare).
"
Vorrei che il mondo cambiasse", ha detto. "
Per esempio, la popolazione di Tokyo dovrebbe essere pari al 10% di quella attuale. Mi farebbe piacere veder tornare il mondo a uno stato selvaggio. Ma, come per il tema dei rifiuti e l'inquinamento trattato in Ponyo, è troppo noioso e scontato lanciare solo un messaggio. È meglio rimboccarsi le maniche e raccogliere tutta la spazzatura, piuttosto che limitarsi alle sole lamentele. Vicino casa mia, in riva al fiume, c’è una piccola zona e ogni mattina dedico un po’ del mio tempo a ripulirla. Si potrebbe dire che sia il mio passatempo".
Sicuramente in futuro ci saranno altri film, ma la sua ambizione, per ora, è di
"insegnare e formare una nuova generazione di animatori che utilizzano ancora una matita per disegnare". Neanche i suoi figli sono esenti dai suoi desideri; diciotto mesi fa è nato il suo primo nipote, di nome Mao, e
Miyazaki riferisce: "
La prima cosa che gli ho detto è stata: 'Prendi la matita!'"
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Molto bella quest'intervista che espone tratti del maestro più o meno noti. Personalmente lo reputo un icona nel mondo dell'animazioe e credo che ne sappia molto anche su altri temi, magari più di chi ne è competente..
Semplicemente un grande..!!!