Decreto Romani sulla tv, scatta la ribellione in Rete: per molti è un bavaglio a Internet
25 gennaio 2010 - Il prossimo giovedì (slittato il termine del 27 gennaio) inizieranno in Parlamento le audizioni decise dalle Commissioni Cultura e Trasporti per l'attuazione del decreto che sta tenendo il mondo di Internet col fiato sospeso: quello sulla Tv, ormai noto come decreto Romani. Il provvedimento ha scatenato un pesante scontro tra maggioranza e opposizione, ma nella mischia si sono buttati tutti quelli che vi leggono un attacco alla libertà della Rete (metterebbe in crisi le Web Tv e siti come YouTube) e un regalo a Mediaset, con norme sulla pubblicità (apparentemente) confezionate ad hoc per mettere in difficoltà Sky.
Gentiloni: "Un bavaglio alla Rete" - Secondo l’ex ministro alle telecomunicazioni Paolo Gentiloni il provvedimento “mette la trasmissione di immagini in Rete sullo stesso piano della tv”. In questo modo diventa obbligatoria l’autorizzazione ministeriale preventiva. In definitiva, per l'esponente Pd, “è un nuovo bavaglio ad Internet”. Gli Isp poi possono essere costretti dal Garante a rimuovere i contenuti che violano i diritti d’autore.”Una cosa che non ha senso”, secondo il segretario della’Associazione italiana Internet Provider Dario Denni.
Romani: "Non si vuole favorire Mediaset" - Il vice ministro Romani ha chiarito che il governo “non ha intenzione di regolamentare il web. Ma chi trasmette contenuti con un ritorno economico deve essere equiparato ai broadcaster. No a modifiche delle norme sul web e alla progressiva riduzione del limite di affollamento orario degli spot per la pay tv – insomma - e sì a ritocchi della parte relativa all'audiovisivo”. Romani ha aggiunto di “aver incontrato tutti i protagonisti, dal cinema agli autori, da Internet ai sindacati, Google e anche Yahoo. Con tutti abbiamo controllato - sostiene - il testo, alla luce delle direttive europee". Non c'è intenzione di favorire Mediaset, né di penalizzare Sky. Il tetto pubblicitario (che scenderà dal 18% al 12% in tre anni) "é quello indicato dalla Commissione europea". Quanto all’impedimento dei film vietati dalle 7 alle 23 su tutte le piattaforme, "non è giusto trasmettere il porno di giorno quando un bambino può vedere la tv". Cosa condivisa dal Moige.
L'AIP: "A rischio la fornitura del servizio" - L’Associazione Internet provider parla però di "erronea responsabilizzazione dei fornitori di accesso al web e delle piattaforme di hosting". Se la semplice esclusione di alcuni contenuti immessi dagli utenti “dovesse generare la responsabilità sulla totalità dei contenuti immessi in rete per conto degli utenti stessi, finirebbe col cessare la fornitura del servizio. Per di più - conclude l’Associazione - questa norma impatta soprattutto sui fornitori italiani". La Federazione dell'industria musicale è convinta "che qualsiasi utilizzo di contenuti protetti da copyright sia soggetto al rispetto dei diritti". La Federazione nazionale della stampa è invece contraria in primo luogo al rischio di "appesantire il già gravissimo squilibrio di risorse pubblicitarie tra tv e carta stampata" e di "aggiramento dei limiti antitrust sul digitale terrestre".
Articolo 21: provvedimento di una gravità inaudita - A vedere il decreto come fumo negli occhi è Articolo 21 che lo reputa “di una gravità inaudita”, in quanto “mette in discussione la libertà di informare ed essere informati”. Per l’Associazione questo “blocca qualsiasi possibilità di sviluppo moderno del Paese”. Da una parte, contiene la secca riduzione dell'obbligo per le emittenti nazionali di produrre film ed audiovisivi italiani ed europei; dall'altra, estende a dismisura gli spazi per la pubblicità, fino a determinare i contenuti stessi dei programmi e delle opere audiovisive. Infine, viene subdolamente aggredita la libertà di operare in Rete". A tutto ciò si dovrebbe aggiungere l’altro decreto sull’Equo compenso preparato dal ministro Bondi che prevede il pagamento di una "tassa" sull’acquisto perfino di telefoni cellulari, pennette, pc con o senza masterizzatori, set box tv e così via.
Il Web si ribella - Google parla di “normativa che distrugge il sistema internet'', ma sono in tanti a bollare l'intervento governativo come ''vera e propria censura''. Con un “grande paradosso - commenta Roberto Santuccione di Blobee - : da una parte una tv aperta a tutti, a tutte le ore, senza filtri, dove lo sconcio è di casa che resta così com'è ed un web,sottoposto a limitazioni di ogni tipo". Sulla Rete intanto partono gli inviti alla disobbedienza civile davanti a una legge confezionata per la Rai e per Mediaset e si organizzano manifestazioni di protesta. “L'attacco a Internet è ormai spudorato – si legge sul blog di Beppe Grillo - Il Governo, con il premier proprietario di Mediaset, ha deciso che il diritto di informazione in Rete deve essere sanzionato. Che il copyright sia usato per chiudere siti e eliminare video da YouTube. Che la ripresa in diretta con una web cam fatta da un cittadino in streaming sia valutata al pari di una diretta televisiva. Che i siti che fanno informazione su Internet debbano provvedere a rettifiche equiparabili ai telegiornali nazionali. Tutto questo va restituito al mittente”.