L’anno scorso avevamo riportato un fatto di cronaca avvenuto a Kasai, nella prefettura di Hyogo, un uomo era stato arrestato, per aver dato fuoco alla propria abitazione in preda ad un raptus iracondo, scatenato, a sua detta, da un gesto imperdonabile della madre: l’aver buttato via alcune delle sue action figures di plastica, raffiguranti personaggi e robot del franchise Gundam.
Per fortuna nell’incendio non ci furono vittime. Nello stabile di legno a due piani colpito, vivevano il piromane, la madre, la nonna ed un fratello minore, ma al momento dell’incendio, alle 14 e 10 circa del 9 agosto 2009, nell’edificio era presente solo la madre, che fuggì incolume.
Yoshifumi Takabe, 30 anni, disoccupato e hikikomori, durante il processo, presso il tribunale distrettuale di Kobe, ha affermato: “i modellini di Gudam per me sono come una compagna (life partner), ho pensato che avrei preferito morire riarso dalle fiamme con loro, piuttosto che pensarli gettati via nella spazzatura”
L’imputato dichiaratosi colpevole, testimonia, inoltre, di aver collezionato tra le 200 e le 300 di statuette, raffiguranti i personaggi del suo anime preferito, che ha accatastato, l’una sull’altra, nella sua camera fino a raggiungere il soffitto.
La difesa aveva chiesto la sospensione condizionale della pena, grazie alla quale l’uomo non avrebbe dovuto essere incarcerato, se avesse tenuto una buona condotta, rimarcando il fatto che l’imputato aveva agito in un momentaneo stato confusionale, che ne aveva offuscato la sua capacità di intendere e volere, poiché considerava i Gundam come un’estensione del proprio corpo.
Ma il giudice Hiroshi Mori ha rigettato le richieste della difesa e il reo confesso è stato condannato a quattro anni di reclusione; mentre la pubblica accusa aveva richiesto una pena di cinque anni, per l’addebito di incendio doloso di edificio vacante al momento del fatto, da cui è derivato pericolo per la pubblica incolumità.

Un fatto analogo era già accaduto la scorsa primavera, anche se con dei risvolti molto più gravi.
Toyokawa, nella prefettura di Aichi – Un altro trentenne ha accoltellato 5 membri della sua famiglia, ferendone a morte 2, per poi dare fuoco alla casa, per aver appreso, che il padre era receduto dal contratto internet per l’utenza telefonica della casa, lasciando abilitata solo la linea voce.
Takayuki Iwase, è anch’egli disoccupato e hikikomori, i vicini testimoniano che questo suo stato di reclusione e alienazione dal mondo esterno durava da ben 15 anni. Un compagno delle superiori afferma che ha perso i contatti con tutti i suoi compagni, appena finita la scuola.
Lo squilibrato ha assalito nel sonno, con un coltello da cucina, la madre, il fratello ventiduenne, la compagna ventisettenne di quest’ultimo, non ha nemmeno risparmiato la loro figlioletta di appena un anno, e infine il padre cinquantottenne; gli ultimi due sono stati trovati già deceduti, all’arrivo dei soccorsi. L’unico a scampare al massacro, è stato il ventiquattrenne fratello minore dell’assassino, che era fuori città.
Il colpevole in preda al delirio ha dichiarato alla polizia: “ho pensato che fosse giusto che la casa bruciasse, volevo uccidere la mia famiglia.”
Per fortuna nell’incendio non ci furono vittime. Nello stabile di legno a due piani colpito, vivevano il piromane, la madre, la nonna ed un fratello minore, ma al momento dell’incendio, alle 14 e 10 circa del 9 agosto 2009, nell’edificio era presente solo la madre, che fuggì incolume.
Yoshifumi Takabe, 30 anni, disoccupato e hikikomori, durante il processo, presso il tribunale distrettuale di Kobe, ha affermato: “i modellini di Gudam per me sono come una compagna (life partner), ho pensato che avrei preferito morire riarso dalle fiamme con loro, piuttosto che pensarli gettati via nella spazzatura”
L’imputato dichiaratosi colpevole, testimonia, inoltre, di aver collezionato tra le 200 e le 300 di statuette, raffiguranti i personaggi del suo anime preferito, che ha accatastato, l’una sull’altra, nella sua camera fino a raggiungere il soffitto.
La difesa aveva chiesto la sospensione condizionale della pena, grazie alla quale l’uomo non avrebbe dovuto essere incarcerato, se avesse tenuto una buona condotta, rimarcando il fatto che l’imputato aveva agito in un momentaneo stato confusionale, che ne aveva offuscato la sua capacità di intendere e volere, poiché considerava i Gundam come un’estensione del proprio corpo.
Ma il giudice Hiroshi Mori ha rigettato le richieste della difesa e il reo confesso è stato condannato a quattro anni di reclusione; mentre la pubblica accusa aveva richiesto una pena di cinque anni, per l’addebito di incendio doloso di edificio vacante al momento del fatto, da cui è derivato pericolo per la pubblica incolumità.

Un fatto analogo era già accaduto la scorsa primavera, anche se con dei risvolti molto più gravi.
Toyokawa, nella prefettura di Aichi – Un altro trentenne ha accoltellato 5 membri della sua famiglia, ferendone a morte 2, per poi dare fuoco alla casa, per aver appreso, che il padre era receduto dal contratto internet per l’utenza telefonica della casa, lasciando abilitata solo la linea voce.
Takayuki Iwase, è anch’egli disoccupato e hikikomori, i vicini testimoniano che questo suo stato di reclusione e alienazione dal mondo esterno durava da ben 15 anni. Un compagno delle superiori afferma che ha perso i contatti con tutti i suoi compagni, appena finita la scuola.
Lo squilibrato ha assalito nel sonno, con un coltello da cucina, la madre, il fratello ventiduenne, la compagna ventisettenne di quest’ultimo, non ha nemmeno risparmiato la loro figlioletta di appena un anno, e infine il padre cinquantottenne; gli ultimi due sono stati trovati già deceduti, all’arrivo dei soccorsi. L’unico a scampare al massacro, è stato il ventiquattrenne fratello minore dell’assassino, che era fuori città.
Il colpevole in preda al delirio ha dichiarato alla polizia: “ho pensato che fosse giusto che la casa bruciasse, volevo uccidere la mia famiglia.”
Forse chiunque prosegua nel vedere quell'anime meriterebbe una visita psichiatrica
Neanchio reagirei benissimo se i miei dovessero buttarmi i manga di Evangelion o Dragon ball...
p.s l'immagine di Sato calza a pennello
Evidentemente la madre e il fratello per lui significavano meno di un modellino di robot o forse era fuori di sè. Triste. Una persona capace di dedicarsi ad una singola attività con tanto zelo avrebbe potuto dare tanto al mondo se recuperato (commesso in negozio di fumetti? ^^) invece ora è solo un mezzo assassino.
ma il brutto è che in questo caso un uomo a fatto del male proprio per amore degli anime, cosa, secondo me, assai peggiore di quando sailor moon fu' accusato di far diventare gay o i pokèmon che provocano epilessia e Ken che rende violenti i giovani.
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