Riportiamo un editoriale pubblicato su Mega di agosto, ad opera di Max Ciotola.
Essa propone, in chiusura, una tesi che potrebbe dare lo spunto per un'interessante discussione:
Qualche anno fa ho lavorato come "accertatore di sala cinematografica": in pratica, controllavo che il numero di biglietti venduti corrispondesse agli spettatori presenti. Non è il lavoro più strano che abbia fatto.
In un caldo pomeriggio estivo dovevo controllare il film dei Pokémon. Arrivato sul posto, mi si avvicina il direttore. "Scusami", mi dice tra l'imbarazzato ed il preoccupato, "ma devo chiederti un favore: bisogna regalare ai bambini una busta di figurine per ogni biglietto. Non è che potresti darci una mano a consegnarle? Ti faciliterebbe anche contarli." Vero, quindi la mia risposta fu un (ingenuo): "Ok, va bene..."
Ora: non so se voi conoscete l'Inferno.
Io, nel mio piccolo, sì: l'Inferno è negli occhi dei bambini. Ti fissano, con i loro occhietti, in attesa che si apra il cancelletto: l'unica fragile barriera che li divide dalla busta di figurine dei Pokémon.
Loro la vogliono, quella maledetta busta di figurine. E non ce ne sono abbastanza per tutti. Tu lo sai e, oh pietà, lo sanno anche loro. Lasciai quel lavoro un paio di settimane dopo e quello che mi è rimasto di quell'esperienza, oltre agli incubi di piccoli occhi famelici che infestano le mie notti, è la convinzione che il Giappone vende.
Ora, diciamoci la verità: i giapponesi hanno tanti pregi, ma non è che siano il popolo più simpatico del mondo. E il sushi, francamente, ha anche un po' rotto.
Ad occhi profani i loro prodotti sono incomprensibili, indistinguibili gli uni dagli altri, e spesso classificabili come "Bieca Operazione Commerciale".
Ma nonostante questo il numero di prodotti giapponesi nel mercato dell'intrattenimento è costantemente, inesorabilmente aumentato fin dagli anni '70 (la "prima invasione"), e il pubblico dei manga-fan è cresciuto e si è evoluto fino ad assimilare costumi e trend tipicamente nipponici. È vero che bisognerebbe approfondire il discorso sul quanto realmente vendono, ma provato solo a contare oggi quante pubblicazioni hanno il senso di laettura giapponese, rispetto a quindici anni fa.
L'impatto televisivo è un buon punto di partenza per capire i motivi di questo successo, ma non può essere tutto qui. In fondo c'è anche altro in televisione, e per quanto la tivvì (cfr. Homer Simpson) sia stata la nostra balia, nulla ha generato un'onda anomala come i robottoni e le orfanelle.
Ci sono decine di ottimi saggi che tentano di capire cosa diavolo sia successo. Di sicuro il fattore "esotico" ha la sua importanza: il fascino di una cultura antica, i suoi riti, le sue tradizioni, e persino le sue stranezze (mai soffiarsi il naso in pubblico!). Ma, per dire, non è che ci siano tutti questi appassionati anche di folklore indonesiano, in Italia.
È una questione qualitativa? Difficile stabilirlo: "gusti personali" e argomenti simili a parte, posso affermare con discreta sicurezza che i giapponesi producono materiale buono e materiale orrido, come tutti. Sulle percentuali, si può discutere.
Il fattore quantitativo credo meriti una certa attenzione: un'offerta ampia e varia è un toccasana per incentivare i consumi, entro certi limiti. Negli anni '80 in televisione c'era uno sproposito di serie giapponesi: c'erano i mostriciattoli, gli studenti, sportivi vari, le orfanelle e gli orfanelli e Dio solo sa quanti robot giganti a difendere la Terra. Con poche serie si coprivano ore e ore di trasmissione, repliche escluse. Almeno per la legge dei grandi numeri, qualcosa di decente lì in mezzo doveva pur esserci.
Adesso, sugli scaffali delle fumetterie, c'è uno sproposito al quadrato di manga: per ragazze, per ragazzi, per bambini, per un pubblico maturo, zozzi, meno zozzi, zozzissimi... per non parlare del merchandising (anzi, no: parliamone. Ma tra un momento).
Quindi, l'offerta c'è, e la domanda pure: il tipico mangofilo ha un livello di "nerditudine" equiparabile, se non superiore, ai migliori Marvel-Zombie e DC-Addicted. Riesce, oltre a leggerli "al contrario", a cogliere le finezze espressive, apprezzare la dinamicità delle tavole, distinguere uno shojo del 1974 da uno del 2010 o un modello di Gundam dall'altro, oltre che, nei casi più estremi, cucirsi complicatissimi costumi e prendere d'assalto le varie fiere.
Quello che ha contraddistinto la produzione giapponese daglialtri modelli è che, mentre nel resto del mondo si facevano fumetti in primo luogo per vendere fumetti, e ci si rivolgeva grossomodo sempre allo stesso tipo di pubblico, i manga hanno alle spalle una impressionante molteplicità di generi è una macchina commerciale progettata per farli diventare, spesso, mezzo per vendere altri prodotti. C'è un apripista che tira (i robottoni, poi gli eroi d'azione, i Pokémon, le pene d'amore...) e, a seguire, belli o brutti che siano, una sequenza infinita di titoli diversi con merchandising annesso e non più considerato semplice accessorio marginale.
Il mangofilo ha a disposizione l'anime in tv o DVD (o altro...), la soundtrack J-Pop-Rock, poi il videogioco, il modellino, le statue in PVC, ma anche il portachiavi, gli accessori fashion, la collezione di trading figure con i vari tipi di sushi, eccetera. La strategia si può definire, in termini di marketing, un incessante bombardamento a tappeto su vasta scala. Che va avanti da decenni. Per farmi capire: i giapponesi sono riusciti a far avvicinare a quei luoghi di maschia depravazione che erano le fumetterie le ragazzine, e parliamo di un target per cui conosco pubblicitari disposti a fare invocazioni sataniche e sacrifici umani.
Un colosso senza limiti di target, capace di sfruttare e condizionare il passaparola tra i fan e le mode del momento: funziona così bene che in Italia, e non solo, ci sono appassionati di serie (e relativo merchandising) non ancora ufficialmente pubblicate, argomento che prima o poi bisognerà affrontare senza scene d'apocalittica isteria collettiva.
Ovviamente con un mercato così saturo di prodotti c'è una selezione naturale durissima, ci sono titoli che vendono 10 e altri che vendono 0, ma in generale i giapponesi sono ancora in groppa alla belva, e l'immaginario collettivo mondiale ha ormai assimilato i canoni nipponici. Mi riferisco tanto alle Winx che ad opere più ricercato come Lord of Burger di Barbucci, o a Otomo che disegna Batman. E l'avete riconosciuto Totoro, in Toy Story 3, vero?
Perchè nel mercato globale (ora con Crisi™ Inclusa) tocca adeguarsi per non perdere quella succulenta fetta di mercato disposta a spendere 5 euro per il manga e/o la spilletta dell'eroe dei pomeriggi televisivi di vent'anni fa, o di ieri, o di domani.
Certo, l'armata giapponese ha i suoi limiti: qualche difficoltà a rapportarsi con il mercato estero, tradizionalmente da loro considerato "poco importante", ad esempio. O anche non riuscire facilmente ad evolversi oltre un certo livello: ci sono un mucchio di (anche ottimi) prodotti giapponesi commerciali, ma proporzionalmente pochi autoriali.
Forse è quello che manca ancora al fumetto giapponese per la definitva consacrazione è il Capolavoro, il Colpo da Maestro che i comics hanno avuto con i vari Watchmen, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, eccetera.
Hanno Nagai e Miyazaki, ma gli manca un Alan Moore, ecco.
Diomio... ve lo immaginate, un Alan Moore giapponese?
Può questo punto di vista essere condivisibile? A Voi il commento.
Qualora foste interessati, Mega è liberamente scaricabile in formato PDF a questo indirizzo.
Essa propone, in chiusura, una tesi che potrebbe dare lo spunto per un'interessante discussione:
Qualche anno fa ho lavorato come "accertatore di sala cinematografica": in pratica, controllavo che il numero di biglietti venduti corrispondesse agli spettatori presenti. Non è il lavoro più strano che abbia fatto.In un caldo pomeriggio estivo dovevo controllare il film dei Pokémon. Arrivato sul posto, mi si avvicina il direttore. "Scusami", mi dice tra l'imbarazzato ed il preoccupato, "ma devo chiederti un favore: bisogna regalare ai bambini una busta di figurine per ogni biglietto. Non è che potresti darci una mano a consegnarle? Ti faciliterebbe anche contarli." Vero, quindi la mia risposta fu un (ingenuo): "Ok, va bene..."
Ora: non so se voi conoscete l'Inferno.
Io, nel mio piccolo, sì: l'Inferno è negli occhi dei bambini. Ti fissano, con i loro occhietti, in attesa che si apra il cancelletto: l'unica fragile barriera che li divide dalla busta di figurine dei Pokémon.
Loro la vogliono, quella maledetta busta di figurine. E non ce ne sono abbastanza per tutti. Tu lo sai e, oh pietà, lo sanno anche loro. Lasciai quel lavoro un paio di settimane dopo e quello che mi è rimasto di quell'esperienza, oltre agli incubi di piccoli occhi famelici che infestano le mie notti, è la convinzione che il Giappone vende.
Ora, diciamoci la verità: i giapponesi hanno tanti pregi, ma non è che siano il popolo più simpatico del mondo. E il sushi, francamente, ha anche un po' rotto.
Ad occhi profani i loro prodotti sono incomprensibili, indistinguibili gli uni dagli altri, e spesso classificabili come "Bieca Operazione Commerciale".
Ma nonostante questo il numero di prodotti giapponesi nel mercato dell'intrattenimento è costantemente, inesorabilmente aumentato fin dagli anni '70 (la "prima invasione"), e il pubblico dei manga-fan è cresciuto e si è evoluto fino ad assimilare costumi e trend tipicamente nipponici. È vero che bisognerebbe approfondire il discorso sul quanto realmente vendono, ma provato solo a contare oggi quante pubblicazioni hanno il senso di laettura giapponese, rispetto a quindici anni fa.
L'impatto televisivo è un buon punto di partenza per capire i motivi di questo successo, ma non può essere tutto qui. In fondo c'è anche altro in televisione, e per quanto la tivvì (cfr. Homer Simpson) sia stata la nostra balia, nulla ha generato un'onda anomala come i robottoni e le orfanelle.
Ci sono decine di ottimi saggi che tentano di capire cosa diavolo sia successo. Di sicuro il fattore "esotico" ha la sua importanza: il fascino di una cultura antica, i suoi riti, le sue tradizioni, e persino le sue stranezze (mai soffiarsi il naso in pubblico!). Ma, per dire, non è che ci siano tutti questi appassionati anche di folklore indonesiano, in Italia.
È una questione qualitativa? Difficile stabilirlo: "gusti personali" e argomenti simili a parte, posso affermare con discreta sicurezza che i giapponesi producono materiale buono e materiale orrido, come tutti. Sulle percentuali, si può discutere.
Il fattore quantitativo credo meriti una certa attenzione: un'offerta ampia e varia è un toccasana per incentivare i consumi, entro certi limiti. Negli anni '80 in televisione c'era uno sproposito di serie giapponesi: c'erano i mostriciattoli, gli studenti, sportivi vari, le orfanelle e gli orfanelli e Dio solo sa quanti robot giganti a difendere la Terra. Con poche serie si coprivano ore e ore di trasmissione, repliche escluse. Almeno per la legge dei grandi numeri, qualcosa di decente lì in mezzo doveva pur esserci.
Adesso, sugli scaffali delle fumetterie, c'è uno sproposito al quadrato di manga: per ragazze, per ragazzi, per bambini, per un pubblico maturo, zozzi, meno zozzi, zozzissimi... per non parlare del merchandising (anzi, no: parliamone. Ma tra un momento).
Quindi, l'offerta c'è, e la domanda pure: il tipico mangofilo ha un livello di "nerditudine" equiparabile, se non superiore, ai migliori Marvel-Zombie e DC-Addicted. Riesce, oltre a leggerli "al contrario", a cogliere le finezze espressive, apprezzare la dinamicità delle tavole, distinguere uno shojo del 1974 da uno del 2010 o un modello di Gundam dall'altro, oltre che, nei casi più estremi, cucirsi complicatissimi costumi e prendere d'assalto le varie fiere.
Quello che ha contraddistinto la produzione giapponese daglialtri modelli è che, mentre nel resto del mondo si facevano fumetti in primo luogo per vendere fumetti, e ci si rivolgeva grossomodo sempre allo stesso tipo di pubblico, i manga hanno alle spalle una impressionante molteplicità di generi è una macchina commerciale progettata per farli diventare, spesso, mezzo per vendere altri prodotti. C'è un apripista che tira (i robottoni, poi gli eroi d'azione, i Pokémon, le pene d'amore...) e, a seguire, belli o brutti che siano, una sequenza infinita di titoli diversi con merchandising annesso e non più considerato semplice accessorio marginale.
Il mangofilo ha a disposizione l'anime in tv o DVD (o altro...), la soundtrack J-Pop-Rock, poi il videogioco, il modellino, le statue in PVC, ma anche il portachiavi, gli accessori fashion, la collezione di trading figure con i vari tipi di sushi, eccetera. La strategia si può definire, in termini di marketing, un incessante bombardamento a tappeto su vasta scala. Che va avanti da decenni. Per farmi capire: i giapponesi sono riusciti a far avvicinare a quei luoghi di maschia depravazione che erano le fumetterie le ragazzine, e parliamo di un target per cui conosco pubblicitari disposti a fare invocazioni sataniche e sacrifici umani.
Un colosso senza limiti di target, capace di sfruttare e condizionare il passaparola tra i fan e le mode del momento: funziona così bene che in Italia, e non solo, ci sono appassionati di serie (e relativo merchandising) non ancora ufficialmente pubblicate, argomento che prima o poi bisognerà affrontare senza scene d'apocalittica isteria collettiva.
Ovviamente con un mercato così saturo di prodotti c'è una selezione naturale durissima, ci sono titoli che vendono 10 e altri che vendono 0, ma in generale i giapponesi sono ancora in groppa alla belva, e l'immaginario collettivo mondiale ha ormai assimilato i canoni nipponici. Mi riferisco tanto alle Winx che ad opere più ricercato come Lord of Burger di Barbucci, o a Otomo che disegna Batman. E l'avete riconosciuto Totoro, in Toy Story 3, vero?
Perchè nel mercato globale (ora con Crisi™ Inclusa) tocca adeguarsi per non perdere quella succulenta fetta di mercato disposta a spendere 5 euro per il manga e/o la spilletta dell'eroe dei pomeriggi televisivi di vent'anni fa, o di ieri, o di domani.
Certo, l'armata giapponese ha i suoi limiti: qualche difficoltà a rapportarsi con il mercato estero, tradizionalmente da loro considerato "poco importante", ad esempio. O anche non riuscire facilmente ad evolversi oltre un certo livello: ci sono un mucchio di (anche ottimi) prodotti giapponesi commerciali, ma proporzionalmente pochi autoriali.
Forse è quello che manca ancora al fumetto giapponese per la definitva consacrazione è il Capolavoro, il Colpo da Maestro che i comics hanno avuto con i vari Watchmen, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, eccetera.
Hanno Nagai e Miyazaki, ma gli manca un Alan Moore, ecco.
Diomio... ve lo immaginate, un Alan Moore giapponese?
Può questo punto di vista essere condivisibile? A Voi il commento.
Qualora foste interessati, Mega è liberamente scaricabile in formato PDF a questo indirizzo.
risultato: non ci sarà mai!
E, vi prego, non mi dite che è One Piece...
P.S. Una speranza, forse, c'è con Urasawa
Se invece si intendono opere che abbiano dato una nuova forza a un genere, come mi pare di capire Watchmen abbia fatto per il genere dei supereroi, beh, quelle non mancano di certo, ma è una cosa che non si nota se si seguono solo le ultime uscite.
Aggiungiamoci poi i discorsi da bambini piccoli "i disegni si vede che sono vecchi" e il risultato è servito...ben vengano molte schifezze di oggi,d'altra parte se vendono quelle (qui ed in nippolandia) perchè sforzarsi tanto?
Ad ogni modo dire che al fumetto giapponese mancano capolavori o "opere summe" equivale a dire una boiata pazzesca,basterebbe mettere il naso nei cataloghi d/visual e Star Comics per trovare tra i migliori fumetti della storia
<i>Certo, l'armata giapponese ha i suoi limiti: qualche difficoltà a rapportarsi con il mercato estero, tradizionalmente da loro considerato "poco importante", ad esempio</i>
Certo, quando i giapponesi sono i primi a volersi aprire alla cultura occidentale, altro che "poco importante".
Ma io dico, almeno informarsi un minimo prima di scrivere un articolo del genere...
<i>Hanno Nagai e Miyazaki, ma gli manca un Alan Moore, ecco</i>
D'altra parte loro hanno Alan Moore, ma gli manca un Nagai o un Miyazaki.
Che cavolo di discorso è?! Ma che c'ha in coccia 'sto qua??
Vabbè pure io che me la prendo tanto con uno del genere, come se ne trovano tanti in giro...è il classico tizio intriso di cultura occidentale che non riesce a guardare oltre
Se ai manga manca il capolavoro, a qualcun altro manca il cervello.
però mi sembra abbastanza confuso e molto soggettivo.
capolavori manga ne esistono. ed è oggettivo.
che poi ognuno abbia i propri gusti è un altro discorso.
potrei dire solamente miyazaki e tezuka e fermarmi qui, perchè la domanda finale ha già trovato risposta.
Bei tempi quelli...
Per quanto mi riguarda, il concetto di capolavoro è relativo: può darsi benissimo che ciò che tanti definiscono come tale a me non piaccia affatto o viceversa.
Non mi pare una cosa così drammatica.
Insomma, come già è stato detto, credo che sia impossibile trovare un capolavoro che possa essere riconosciuto unanimemente sia tra i fumetti giapponesi, che fra quelli americani o italiani o di altra nazionalità.
@Vegeta93...
Solo dal fatto che sottovaluti Watchmen accanto a DB si riesce a comprendere la tua visione su tutto (scommetto che reputi capolavoro manga pure Busou Renshin, eh?
Ad esempio l'arte, molti quadri vengono considerati capolavori, ma a me sembrano un accozaglia di colori messi a caso. Forse sono io che non so apprezzarli, ma immagino di non essere l'unico. Stesso discorso per i fumetti: prendiamo il qui citato Alan Moore, ho letto V per Vendetta e Watchmen, mi sono abbastanza piaciuti, ma non li definirei capolavori. La cosa è molto soggettiva.
Comunque il tizio che ha scritto mi sembra uno di quelli fanatici presi dai comics americani, incazzato perchè in fumetteria l'80% di roba in vendita è giapponese mentre solo il 20% è quello che piace a lui.
Magari tra uu pò potra anche essere 90%...
A mio parere i manga si sanno rinnovare abbastanza non come i comics, con supereroi che vanno avanti da 40-50-60-70 anni. E' ora che chiudano qualcosa e comincino a spremersi le meningi per creare qualcosa di nuovo, e non vale fare nuove versioni, tipo Ultimate, universi paralleli o reboot vari.
Semmai sarebbe il caso forse di considerare se lo stesso Alan Moore abbia sfornato IL capolavoro americano
dubito fortemente che l'autore abbia letto, anche solo un decimo, di tutte le opere manga che sono state realizzate negli ultimi 20 anni quindi non vedo come possa affermare ciò.. inoltre di maestri e relativi capolavori universalmente riconosciuti ce ne sono e non serve stare qui a fare l'elenco, bene o male tutti li hanno anche solo sentiti nominare. poi dire che ai giapponesi manca A. Moore è come dire che nelle cucine italiane manca la salsa di soia, semplicemente sono due modi completamente diversi di vedere il mondo..
senza considerare che anche i capolavori hanno i loro detrattori e che i gusti delle persone non sono una cosa valutabile materialmente..
se avesse una visione d'insieme migliore e un maggior senso delle cose potrebbe scrivere decisamente meglio.
Ad esempio per la letteratura c'è Romeo e Giulietta di Shakespeare: io non lo ho mai letto, nè ne ho visto mai una trasposizione cinematografica, ma so che anche se è inglese è famoso qui in italia e so che il giappone ne ha tratto una serie anime.
Ovviamente non esiste IL capolavoro, ma I capolavorI.
Per quanto riguarda i manga, uno degli utenti che ha risposto prima ha visto giusto: Dragonball è un capolavoro.
A me non è che piaccia tanto anzi lo trovo abbastanza ripetitivo, ma ha avuto talmente successo in italia che va a finire che pure mia nonna sa che è un cartone animato anche se non ne conosce la storia.
Non conosco manga vecchi quindi non so quali sono rimasti famosi fino ad oggi e possano essere definiti capolavori
Ma come hanno detto tutti, "il Capolavoro" non esiste. Ma non è solo una questione di manga, non esiste da nessuna parte. Le persone hanno gusti troppo differenti, non ci sarà mai una cosa che possa piacere così a tutti.
Tanto più nei manga che hanno appunto genere differenti.
E' un po' come prendere tutti i libri al mondo e dire: qual è il più bello? Vogliamo davvero paragonare un giallo ad una storia d'amore? E così via...
a quelli che non conoscono o disprezzano watchmen: è ora di farsi un minimo di cultura fumettistica
a me recentemente non hanno dato delle statuette di lugia e oh-ho perchè erano finite pur se e avevo prenotate!
Questo succede perchè pokemon viene sottovalutato: il tizio doveva sapere che sarebbe andato incontro a mille fans che chiedevano le carte: ecco cosa succede a sottovalutare pokemon XD
vabbè il mio parere sui capolavori gia lo ho espresso 2 o 3 commenti sopra
Anche se la discussione parte dalle ultime due righe, credo di poter dire la mia.
Penso che non si possa pretendere un Alan Moore per nessun'altra cosa prima di tutto. Per quanto sia considerato bravo e grande (ed io lo adoro allo stesso modo), nemmeno Frank Miller è totalmente paragonabile al genio visionario che è Moore.
Ad ogni modo, penso che non si possa pretendere un Moore della situazione, per una semplice questione di cultura.
La mia idea e visione è forse un po' superficiale, ma Moore prima di essere un genio della narrazione fumettistica è anche un personaggio nella vita reale con una vita mica tanto normale sulle spalle.
Però, allo stesso tempo penso di poter dire che esistono diversi manga che si possono considerare capolavori, ovviamente non paragonabili a Watchmen, ma tanto nemmeno nei comics c'è qualcosa di paragonabile a quello, quindi.
Forse farò degli esempi banali, ma titoli come Rocky Joe o il più "recente" (cavoli sono già 15anni???) Evangelion sono stati davvero importanti nel cambiare le regole del genere. Sicuramente ci sono altri titoli da elencare, anche recenti, ma posso dire che il manga ha anche un formato diverso ed una serialità diversa. Vi immaginate una serie lunga 5 anni, con tankobon da 220 pagine, dell'intensità di Watchmen o altri lavori di Moore o di Miller? O.O
Magari sono belli, ma sarebbero un po' pesantini XD
chiudo sennò mi perdo ulteriormente nei meandri della mia mente O.o'
Come si fa a dire che non ci siano mai stati capolavori manga?
In passato ce ne sono stati così come ci sono stati i capolavori americani...
Forse il problema è che negli ultimi anni non c'è più stato un manga che possa definirsi un capolavoro... (anche se ci sono comunque dei manga recenti che sono ottimi)...
Ma allora il paragone se si vuole fare con l'editoria americana va fatto per lo stesso periodo...
In ogni caso come ha gia detto qualcuno resta il problema di definire capolavoro... anche perchè non esisterà mai un capolavoro universale e riconosciuto da tutti...
che razza di commento sareebbe questo? Che vuol dire, che il capolavoro ce l'ha solo il popolo piu' simpatico del mondo? E chi è a decidere chi è il popolo piu' simpatico del mondo? In base a cosa?
Io in questo tipo di affermazioni sento una vena di razzismo...
>E il sushi, francamente, ha anche un po' rotto.
e francamente a me hanno rotto gli italiani che pensano che la cucina giapponese consista solo di sushi, quando in giappone il sushi si mangia soprattutto in occasioni speciali.
A parte cio', se si parla di capolavori manga, forse l'omino che ha scritto questo articolo potrebbe leggersi qualche manga di Osamu Tezuka, no? O forse è meglio che torni a distribuire le figurine di Pokemon XDD
molto bello l'editoriale tranne la parte sui capolavori.
posso solo quotare Lybra in toto perchè ha detto tutto quello che c'era da dire.
l'editoriale comunque non è privo di concetti interessanti e opinioni intelligenti, anzi.
LOL
Naturalmente il mio discorso è riferito agli ultimi anni, eh...<br><br>@Shonenbat:<br>il fumetto americano non è solo supereroistico, è solo che in Italia arriva quello per la maggior parte. Sul fatto dell'animazione, è vero, sfornano un sacco di serie che hanno solo da invidiare all'animazione giapponese, ma per quelle poche valide che hanno fatto, le hanno fatte molto, molto bene, al pari di quelle giapponesi (tipo la serie animata di Batman anni 90)
Ha detto cose sensate, focalizzandosi troppo sul giappone ok, ormai tutto è fatto per il business, e probabilmente se non avesse parlato di Moore non ci sarebbero stati problemi. Certo è che Watchmen ha rivoluzionato il genere supereroistico e come dice Ciotola in giappone l'unico autore simile è Tezuka che ha inventato un genere quindi non paragonabile.
In effetti ad oggi non c'è nessun autore che ha rivoluzionato il genere manga, semplicemente perchè di genere non si può parlare...
@lavolpe: <i>Ha una capacità di narrazione senza eguali ed una profondità mai viste prima</i>
Ora, io non ho letto niente di Alan Moore, ma di che profondità parli?
Perchè in egual modo io posso dirti le stesse cose riferite all'anime di Evangelion, che come cura dei dettaglia, della regia e di un po' di tutti, è insuperato.
Io paragonerei il talento di Akira Toriyama a quello di chiunque altro, sa farte arte in maniera diversa, ma pur sempre arte è. Che poi gli editoro l'hanno costretto a proseguire Dragon ball controvoglia per motivi commerciali è un altro discorso, ma Toriyama non ha da invidiare niente a nessuno.
<i>Ma secondo me non raggiungono mai le graphic novel americane. E questo perchè si pensa più alla vendita di gadget e simili che a fare una bella opera</i>
Allora qui o sopravvaluti le graphic novel o hai una visione distorta del mondo dei manga...ti pare che Welcome to the NHK o Monster pensino più a vendere i gadget (?) che a fare una bella opera? Ma si possono fare capolavori anche con opere che vendono migliaia di gadget, come Evangelion o Fullmetal alchemist, che discorso è?
E ci sono degli scontri da favola tant'è che aspetto sempre la Rebuild con impazienza.
1) I due comics citati sono "riletture" di opere precedenti, Watchmen (correggetemi se sbaglio) usa personaggi antecedenti, eidem il Cavaliere Oscuro (che sempre se non sbaglio è Batman). In Giappone, escludendo Pluto di Urasawa che riprende IL personaggio di Tezuka ed escludendo i pochissimi crossover pubblicitari su Jump, come concetto è rarissimo, accade solo in alcuni robot (Giant Robot della Ronin ad esempio), perciò sono due mercati e filosofie molto differenti da paragonare, per quanto entrambe producano ottimi lavori.
2) Come ho letto altrove discutendo questa notizia, probabilmente l'Alan Moore giapponese è lo stesso Tezuka che inventò i manga, perchè coi Gekiga anticipò i Seinen, con molte tematiche prima solo accennate perchè i manga, così creati e modellati sulla sua stessa struttura di Tezuka, erano solo "per bambini", a differenza di oggi, e tutto ciò lo dobbiamo nuovamente, sempre, a lui, che capì le esigenze e le idee del periodo e lo sfruttò al meglio.
Ripeto, non è farina del mio sacco.
Detto questo il Moore giapponese c'è e si chiama Osamu Tezuka: opere come la Storia dei 3 Adolf regge tranquillamente il confronto con Watchmen o V per Vendetta.
Infine un appunto sull'editroriale: il passaggio da manga ad altri prodotti e mechandising va in entrambi i sensi, per esempio pokemon è nato come videogioco per poi espandersi negli altri media
Watchmen doveva usare i personaggi di una vecchia casa editrice (Charlton Comics) i cui diritti erano appena stati comprati dalla DC, ed aveva commissionato a Moore la graphic novel per rilanciarli... Ma siccome la Dc preferiva poterli usare poi quei personaggi (chi ha letto watchmen capisce cosa intendo) Moore ha dovuto creare dei nuovi personaggi "ispirati" a quelli della Charlton, che cmq si rifanno bene o male agli stereotipi dei supereroi Usa.
Sulla comparazione manga/comics e autore americano vs. autore giapponese, non mi pronuncio perchè non sono paragonabili - come ha detto già qualcuno - SONO DUE COSE DISTINTE E SEPARATE.
Moore, Miller, Brubaker, Slott, Fraction, Bendis, Lee sono artisti di un genere diverso rispetto a Toriyama, Takahashi, Tezuka, Kurumada, Adachi etc. Sono geni e simboli di due arti che si somigliano ma che non si incontreranno mai in un punto comune.
Io almeno la vedo così.
@Seiya sono d'accordo con te sul fatto che siano poco equiparabili, ma qui il ragionamento è un altro: esiste un capolavoro dei manga, alcuni hanno detto Devilman, e in parte gli do ragione, ma è comunque un'opera che divide e che ha alcuni difetti...
@Butters: questo da te non me l'aspettavo XD
purtroppo wathman, V per vendetta a parte qualche breve lettura mi sono potuto vedere soltanto le rispettive versioni cinematografiche e in entrambi i casi ne sono rimasto affascinato. tematiche adulte, rese in modo interessante pur mantenendo un'aria molto realistica, cosa che succede anche quando si descrivono dei supereroi che volano per la città.
Allora: parto dicendo che, negli ultimi nove mesi, ho iniziato a studiare per interesse personale il fumetto, il fumetto in generale, come medium di massa, mezzo di comunicazione ai giorni nostri non troppo sottovalutato.
Per ragioni di causa mi sono allontanato dai miei tanti amati manga (ho alle spalle 6 anni di letture nipponiche) avvicinandomi al fumetto americano in primis, poi francese, italiano, olandese, e via dicendo. <br>
Ho variato in qualsiasi modo le scelte fumettistiche e, alla fine di questi nove mesi, mi son reso conto non solo d'aver allargato notevolmente la mia conoscenza nel settore, ma d'aver scoperto, attorno a me, capolavori sconosciuti a causa del muro dei manga.
Ora: i manga sono fumetti.
Mezzi di comunicazione ed intrattenimento dal grandissimo potenziale; spassosi ed intriganti; bello il tratto orientale, particolari le scelte di narrazione, tutto quello che volete, ma non esistono solo loro. <br>
A me piange il cuore quando mi ritrovo a leggere cose come "Watchmen" non vale nulla, "V for Vendetta" idem, in America non hanno le stesse gamme di prodotti, eccetera. <br>
Perché: sono due mondi diversi, che riguardano lo stesso settore. <br>
Purtroppo, questi due mondi -con culture diverse- affrontano i fumetti in maniera diversa. <br>
E ora mi butto nel fuoco amico: <br>
i manga, i manga sono uno strumento in cui difficilmente gli autori azzardano, escono dagli schemi narrativi e grafici; uno srumento in cui non si azzarda più di tanto; in cui, in poche parole, si cerca il riscontro di un vasto pubblico con storie anche ripetitive, piuttosto che reinventare, sperimentare, ignorando (senza esagerare e sfiorare il masochismo economico) ciò che piace e non piace tra i compratori. <br>
Alan Moore, con le sue grandissime, sotto ogni aspetto, graphic novel riesce ad elevare il fumetto americano.<br>
Voi parlate tanto dell'autore dell'intervento accusandolo di non aver letto abbastanza manga da poter affermare certe frasi: ma voi sì?<br>
Vi siete mai realmente interessati ai fumetti occidentali?<br>
Io, fino all'anno scorso, la pensavo come molti utenti:
"Ci manga, cacchio, sono il meglio! Chi li insulta non capisce un marone! I giapponesi vengono sempre criticati dalla massa imperante ed ignorante!"
mi son reso conto che, alla fin fine, l'ignorante ero io.<br>
Che i manga non sono gli unici disegni con baloon degni d'essere letti in questo mondo. <br>
Vi prego di provare qualche opera (a random) di Grant Morrison, di Alan Moore, di Will Eisner, di Warren Ellis, di Garth Ennis, di Hugo Pratt, di Tiziano Sclavi e via dicendo; solo per aprire leggermente la vostra visuale riguardo il fumetto in generale. <br>
Il capolavoro in assoluto non esiste, come già detto da qualcuno: <br> l'argomento è troppo soggettivo, troppi gli universi fumettistici esistenti e troppo diversi gli uni dagli altri.
Però sminuire il genio di Alan Moore. . .
Girare un pò le palle lo fa.
Ps: in America non vendono solo fumetti di supereroi; come in giappone esistono quelli "adulti", quelli "per ragazzi", quelli "umoristici", sì sì: proprio come con i manga: vi è una grandissima varietà di scelta.
Penso che di Capolavori nei manga ve ne siano a bizzeffe, uno su tutti "20th Century Boys" però anche questo mio parere è soggettivo.
Con l'età i gusti pure cambiano e manga capolavori come "Dragon Ball" ora faccio fatica a leggerli.
Con questo discorso non voglio fare il relativista però affermare che nei manga non esista un capolavoro come Watchmen equivale a dire che Masamune Shirow scrive storie per bambini...
Come al solito, non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace; quindi, perchè prendersela tanto, molti non potrebbero mai capire un manga con tutte le sue incentivazioni e allusioni...
Tanto per dire, per me "Dark X-Men" è un volume sensazionale.... quindi bisogna sempre andarci cauti con la parola "capolavoro" ed anche con l'affermare che non ce ne siano tra i manga, anche perchè non è affatto vero!
Conosco bene quell'intervista, ma ti vorrei ricordare che si parlava solo degli elementi della religione CRISTIANA, che erano messi lì solo perchè cool e non perchè dotati di chissà quale significato, ma non della cabala, anche perchè moltissimi riferimenti ci sono, non sarà proprio un caso, no? (tra l'altro questa intervista viene tanto osannata e presa come riferimento dai detrattori di Eva - so che tu non lo sei, non fraintendere - che mi fa quasi pensare sia stata inventata da loro stessi)
<i>Non di certo la crescita psicologica di shinji il fulcro della serie.</i>
Ehm, certamente sì invece, altrimenti non sarei qui a gridare Evangelion al capolavoro ogni volta.
Gli scontri con gli angeli sono solo gli elementi di contorno, non sono certo quelli il fulcro di Eva (che è la crescita di Shinji e degli altri personaggi), tanto che rappresentano personalmente anche la parte più noiosa dell'anime.
Se la pensi come dici tu allora, non vedo perchè non debba piacerti allo stesso modo un anime come Aquarion, che di combattimenti ne ha anche di più, e arricchiti di computer grafica.
E qui chiudo l'OT su Eva, voglio solo che non gli venga gettato fango in pubblico inutilmente, se ti va di continuare a parlarne facciamolo in privato.
Tipo "Arkham Asylum" ad esempio
"Batman: Cos´è successo al Cavaliere Oscuro?" è di Neil Gaiman non di Alan Moore
L'autore dell'articolo, dicendo "immaginate un Alan Moore giapponese", credo fosse ironico.
@SeiyaJJ: assolutamente sì! Ma anche Animal Man! (questa saga è forse la più orgasmica che abbia mai letto in vita mia: non a caso ho fatto al tesina per la maturità su Animal Man, Morrison e il metafumetto)
o Doom Patrol, o Kid Eternity, o Invisibles (puro genio!)
Uahahahahahahah!!! Da sbellicarsi!xD non ne ho ancora trovato un semplice mangofilo che sapesse fare un analisi del fumetto giapponese! XD
Comunque siete terribili. Madonna santa quante cavolate che avete detto!!! O__O
Forse dovreste capire che il capolavoro lo si può cogliere avendo una conoscenza ampia di ogni singola espressione fumettistica, e soprattutto ESCLUDENDO ogni singolo parere di "mi piace/non mi piace"!!
I capolavori non sono i fumetti che piacciono a tutti o che hanno venduto di più!!!! >:(
I capolavori sono i fumetti che hanno portato innovazioni nelle tecniche e nelle modalità di espressione nel medium fumetto! Che da quando sono stati pubblicati qualcosa E' CAMBIATO nel fumetto!
Possono piacere o no, ma sono solo commenti personali, non verità assolute tali da giustificare ogni "ma vatti a leggere.."! (anche perchè Max Ciotola avrà letto molto più di noi).
Proprio voi che dite che i manga sono uguali ai fumetti oltregiappone, e ora tirate fuori ogni singolo ma e bi e bo per difenderli senza usare un minimo di criterio! >:(
Tezuka è un maestro perchè coi suoi manga ha rivoluzionato il fumetto giapponese, ecco perchè i suoi manga sono dei capolavori! E se non è stato citato, è perchè ADESSO di capolavori manga non ne vengono prodotti. (Ricordo: capolavori, non buoni lavori, sono due cose diverse)
Mi fate venire il magone, col vostro riduttivo pensiero distruggete ogni singolo motivo per un autore di creare nuove storie, siete voi a distruggere il mercato perchè comprate senza sapere, e purtroppo nei peggiori casi vi beate della vostra ignoranza!
Studio fumetto, e almeno la metà dei commenti presenti rinnegano ogni singolo studio che è stato fatto sul fumetto in generale e che si continua a fare.
Un grazie a coloro che dimostrano di avere un pò di sale in zucca in mezzo a questi commenti.
Una cosa mi domando : allora siamo arrivati alla saturazione di questa moda giappofila (se si dice così, sennò scusatemi) ? in genere è quando un paese/ambito/ società ha saturato determinati luoghi che escono fuori critiche così poco costruttive, un pò come fu (ed è tutt'oggi) con gli USA prima amati da molti poi denigrati da troppi.
La critica ci sta, anzi non sia mai fossimo in un mondo dove non si potesse esprimere dissenso (qualcuno ha detto Italia odierna ?
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