Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Arie da thriller si respirano nella rubrica a questo giro. Vi contribuiscono: Death Note (l'anime più recensito in assoluto di AnimeClick, il manga Future Diary (alias Mirai Nikki) di Sakae Esuno e un altro anime, Denpa Teki na Kanojo
Per saperne di più continuate a leggere.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Arie da thriller si respirano nella rubrica a questo giro. Vi contribuiscono: Death Note (l'anime più recensito in assoluto di AnimeClick, il manga Future Diary (alias Mirai Nikki) di Sakae Esuno e un altro anime, Denpa Teki na Kanojo
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Death Note
8.0/10
Death Note è un bellissimo anime, non un capolavoro assoluto come molti credono (a mio parere sulla vetta resta un certo NGE), ma davvero è ben fatto - trovo superba la realizzazione tecnica - e avvincente in ogni episodio. Innegabile è il fatto che il risaputo spunto sia uno dei più originali degli ultimi dieci anni: niente potenziamenti fino allo spasimo per uccidere tizio o caio-ancora-più-forte-di-tizio fino a distruggere pianeti con uno sputo come nella migliore tradizione shounen; fin dall'inizio viene concesso per caso o forse fato al paraculatissimo Light Yagami - il migliore studente del Giappone, figlio del più stimato ispettore di polizia del paese, ricco, giovane e pure belloccio - il potere di uccidere chiunque semplicemente scrivendone nome e cognome sul famigerato quadernetto nero.
Lo shinigami che ha lasciato cadere sulla Terra la pericolosa arma per noia, tale Ryuk, lo assiste nel suo cammino per diventare dio di un nuovo mondo senza criminalità, ridendosela di gusto. Ovviamente l'uso del death note non è così immediato come si crede: regole e regole si sommano con lo svolgersi della storia che neanche il codice civile. Ovviamente il giustiziere Kira alias Light dovrà vedersela con altre menti altrettanto geniali a ostacolarlo, dal detective Lawliet a Near e Mello, e dovrà allearsi perciò a preziosi burattini, quali Misa, Takada, Mikami. Chi uscirà vincitore da questo lunghissimo duello del tutto psicologico si saprà solo nell'ultimo, esaltante episodio.
L'anime Death Note, più del manga, ha costituito un vero e proprio caso fra i jappo fan, eppure non è perfetto. Tralasciando il classico "la perfezione non esiste", alcune pecche a livello di trama all'inizio trascurabili si sono accumulate intatte fino alla fine, restando indigeste. I più critici l'hanno notato, Light è fin troppo freddo e calcolatore per essere un diciassettenne, Misa stupida fin da risultare irritante, i poliziotti, in primis Matsuda, del tutto ciechi per gran parte dell'anime per non dire scemi. Se Mello e Near riescono a sbagliare e mostrano i propri limiti, l'idolatrato L.Lawliet non ne sbaglia una. Il suo metodo: tira un'ipotesi a caso: Light è Kira; guarda caso ci azzecca, e nonostante la minima percentuale di probabilità fa del giovine l'unico sospettato, fino alla fine. Egli conduce la sua indagine facendo uso di un 80% di intuizione, di un 15% di fortuna e di un 5% di prove.
Molte delle azioni compiute da questo o quello poggiano molto sulla fortuna e si susseguono in un intreccio narrativo che non può prendere pieghe diverse, finché non si arriva a una soluzione estremamente artificiosa e banale, quasi un insulto all'intelligenza del perdente uscente. Sono critiche che vanno mosse sia all'anime sia al manga, accomunati dalla stessa identica trama, tranne per il finale a mio avviso ingiustamente tagliato nel primo caso. C'è da dire che si tratta comunque di un ottimo lavoro, ben complesso e ottimamente scritto nella sceneggiatura.
L'anime secondo me si merita un punticino in più del manga perché snellisce di molto i prolissi dialoghi dei personaggi e c'è un minimo d'azione in più a spezzare ogni tanto la tensione. Il comparto tecnico a mio avviso è stupefacente, il bellissimo disegno è fedele alla controparte cartacea, le animazioni sono ottime, i volti espressivi, il sonoro è uno dei miei preferiti: segnalo in particolare le due sigle iniziali rock e contorte e la bellissima canzone di chiusura dell'ultimo episodio.
Molto buona è anche la lista dei doppiatori, in tutte le versioni.
Carina trovo l'idea dei volti ricolorati in rosso e blu a indicare l'emozione interiore, anche se dopo un po' stanca. Insomma, Death Note non è quello schifo definito da alcune recensioni ma neanche vale il dieci, per i motivi sopracitati.
Lo shinigami che ha lasciato cadere sulla Terra la pericolosa arma per noia, tale Ryuk, lo assiste nel suo cammino per diventare dio di un nuovo mondo senza criminalità, ridendosela di gusto. Ovviamente l'uso del death note non è così immediato come si crede: regole e regole si sommano con lo svolgersi della storia che neanche il codice civile. Ovviamente il giustiziere Kira alias Light dovrà vedersela con altre menti altrettanto geniali a ostacolarlo, dal detective Lawliet a Near e Mello, e dovrà allearsi perciò a preziosi burattini, quali Misa, Takada, Mikami. Chi uscirà vincitore da questo lunghissimo duello del tutto psicologico si saprà solo nell'ultimo, esaltante episodio.
L'anime Death Note, più del manga, ha costituito un vero e proprio caso fra i jappo fan, eppure non è perfetto. Tralasciando il classico "la perfezione non esiste", alcune pecche a livello di trama all'inizio trascurabili si sono accumulate intatte fino alla fine, restando indigeste. I più critici l'hanno notato, Light è fin troppo freddo e calcolatore per essere un diciassettenne, Misa stupida fin da risultare irritante, i poliziotti, in primis Matsuda, del tutto ciechi per gran parte dell'anime per non dire scemi. Se Mello e Near riescono a sbagliare e mostrano i propri limiti, l'idolatrato L.Lawliet non ne sbaglia una. Il suo metodo: tira un'ipotesi a caso: Light è Kira; guarda caso ci azzecca, e nonostante la minima percentuale di probabilità fa del giovine l'unico sospettato, fino alla fine. Egli conduce la sua indagine facendo uso di un 80% di intuizione, di un 15% di fortuna e di un 5% di prove.
Molte delle azioni compiute da questo o quello poggiano molto sulla fortuna e si susseguono in un intreccio narrativo che non può prendere pieghe diverse, finché non si arriva a una soluzione estremamente artificiosa e banale, quasi un insulto all'intelligenza del perdente uscente. Sono critiche che vanno mosse sia all'anime sia al manga, accomunati dalla stessa identica trama, tranne per il finale a mio avviso ingiustamente tagliato nel primo caso. C'è da dire che si tratta comunque di un ottimo lavoro, ben complesso e ottimamente scritto nella sceneggiatura.
L'anime secondo me si merita un punticino in più del manga perché snellisce di molto i prolissi dialoghi dei personaggi e c'è un minimo d'azione in più a spezzare ogni tanto la tensione. Il comparto tecnico a mio avviso è stupefacente, il bellissimo disegno è fedele alla controparte cartacea, le animazioni sono ottime, i volti espressivi, il sonoro è uno dei miei preferiti: segnalo in particolare le due sigle iniziali rock e contorte e la bellissima canzone di chiusura dell'ultimo episodio.
Molto buona è anche la lista dei doppiatori, in tutte le versioni.
Carina trovo l'idea dei volti ricolorati in rosso e blu a indicare l'emozione interiore, anche se dopo un po' stanca. Insomma, Death Note non è quello schifo definito da alcune recensioni ma neanche vale il dieci, per i motivi sopracitati.
D-Frag!
9.0/10
Rygar
-
"Esistono storie che non esistono". Direbbe un certo Signor Qualcuno. Ed effettivamente potrebbe essere questa frase, che pur nel suo paradossale nonsenso, riuscirebbe a sintetizzare l'opera in questione. Potrebbero sorgere molti interrogativi nell'approcciarsi a quest'opera, a cominciare dal nome. Perché quest'opera si chiami "D-Frag!" (abbreviativo di D-Fragments, e potrebbe essere lecito domandarsi se si possa trattare di un nuovo modello di granata a frammentazione…), o perché siano stati concepiti dei personaggi come l'urlatore di professione Kazama Kenji o la kuudere pupazzosa Roka, o come ogni fatto si trasformi in un detonatore di follia, assurdità e demenzialità allo stato brado. Sta di fatto che questo D-Frag! è uno dei migliori prodotti della non fortunatissima stagione invernale 2014.
D-Frag! è una serie della stagione invernale 2014 composta da 12 episodi di durata canonica. L'opera trae origine dall'omonimo manga del 2008.
Trama: Kazama Kenji è il tipico modello a cui noi uomini veri dovremmo aspirare. Ha un bel taglio di capelli corto e spinoso, un bello sguardo perennemente inviperito e si circonda di temibili scagnozzi. Lui e la sua temutissima gang di delinquenti (composta da "Little Foot" Yokoshima e "Big Mountain" Nagayama, basta guardarli per tremare di paura), vorrebbero seminare terrore e dominare la scuola a suon di pugni, come ogni uomo che si rispetti. Il problema è che la scuola che intendono colonizzare e imporre il loro dominio è popolata da alcune studentesse la cui forza ed influenza supera di gran lunga quella della temutissima banda. Sfortuna volle che un inconscio gesto di gentilezza nei confronti di una certa Roka Shibasaki sia stato per quel povero diavolo di Kenji l'inizio della catastrofe. Da quel momento il nostro protagonista sarà vittima di atti di persecuzione e reclutamento selvaggio all'interno del famigerato "Club di sviluppo giochi (nome provvisorio)" e sarà coinvolto in un vortice di assurdità tali che le sue corde vocali saranno in perenne sovraccarico a causa dei continui urli che il poveraccio sarà costretto ad emettere in ogni circostanza.
Grafica: nulla di negativo da segnalare. Il comparto grafico è sicuramente buono pur rivelandosi piuttosto semplice. Buone le ambientazioni, sicuramente non variegate ma realizzate con cura apprezzabile. Simpatiche le animazioni, dotate di un buon grado di fluidità. Character design molto fedele al manga, è presente un leggero abbellimento, sebbene traspaia la sua genuina semplicità.
Sonoro: un sonoro così eccellentemente fuori di testa è cosa rara nel mondo dell'animazione, il comparto sonoro rasenta una follia lucida e geniale ed è anche merito suo se l'intera opera è così divertente e coinvolgente. Un'opening a dir poco magistrale per variazioni sonore, follia, divertimento e perché no, orecchiabilità. L'ending è molto buffa e ricca di sonorità artificiose in perfetto stile j-pop. OST molto validi in cui sono presenti dei brani dalla follia assurda (spettacolare lo stacchetto di piano e chitarra a metà episodio). Effetti sonori spassosissimi. Doppiaggio da premio Omar, soprattutto per i leggendari urli della famiglia Kazama.
Personaggi: si potrebbe sfidare chiunque nella ricerca di soggetti paragonabili all'universo dei "Frammenti D", la ricerca, se non impossibile, potrebbe prospettarsi ardua. Le uniche persone relativamente "normali" potrebbero essere Kenji e la sua altrettanto spinosissima sorella Noe, ma la loro sanità mentale è sempre messa a dura prova dai pazzoidi squinternati che popolano la serie. La caratterizzazione raggiunge nuovi livelli di assurdità. Il fattore introspettivo ed evolutivo potrebbero scavare sottoterra alla ricerca di giacimenti di diamante. In compenso l'interazione è paragonabile ad un'esplosione atomica. Che cosa si può trovare? Adolescenti barbuti con la permanente, o con la tripla cresta da delinquente, oppure parzialmente o completamente calvi, padri e figli che potrebbero tramutarsi in spettatori inconsapevoli di vicende sconcertanti, fanciulle talmente procaci da far esplodere le zip delle loro tute o di possedere una "forza risultante" tale da scagliare a distanza di 27 metri i contenitori per il pranzo o dalla capigliatura utilizzabile come arma. E poi c'è lui, il leggendario Sean Connery, anzi no, Sean Conecone! Inchinatevi dinanzi al suo cospetto!
Sceneggiatura: una catastrofe di risate tale da costringere il povero spettatore a riguardarsi più volte la serie e a ridere come un cretino ogni volta. La gestione temporale dovrebbe essere lineare e semplice, eppure l'opera appare più elaborata di ciò che sembra, sono presenti dei flashback anche piuttosto importanti. Il ritmo complessivo è frenetico, tale sa rasentare la follia. Le scene d'"azione" (o forse dovrebbero definirsi le varie scene in cui le sorti del mondo si decidono con dei giochi strampalati) sono ben presenti, talvolta è presente qualche cazzotto sparato qua e là. È presente un discreto quantitativo di fanserv… ehm, di Takao che riesce a rallegrare gli animi sfidando le leggi della fisica (e degli abiti). I dialoghi sono da manicomio, così come gli urli.
Finale: l'opera non finisce, gettando tutti gli spettatori e gli appassionati nella disperazione più tetra. Pertanto una seconda serie risulta imperativa.
In sintesi: D-Fragments, è come potrebbe suggerire il nome, un'opera esplosiva che garantirà scoppi in fragorose risate con annessi lacrimoni agli occhi e respiro affannoso. Ne stiano alla larga i piagnoni, gli eternamente depressi, i perbenisti e chiunque non ami un po' di sana delinquenza giovanile da campagna.
D-Frag! è una serie della stagione invernale 2014 composta da 12 episodi di durata canonica. L'opera trae origine dall'omonimo manga del 2008.
Trama: Kazama Kenji è il tipico modello a cui noi uomini veri dovremmo aspirare. Ha un bel taglio di capelli corto e spinoso, un bello sguardo perennemente inviperito e si circonda di temibili scagnozzi. Lui e la sua temutissima gang di delinquenti (composta da "Little Foot" Yokoshima e "Big Mountain" Nagayama, basta guardarli per tremare di paura), vorrebbero seminare terrore e dominare la scuola a suon di pugni, come ogni uomo che si rispetti. Il problema è che la scuola che intendono colonizzare e imporre il loro dominio è popolata da alcune studentesse la cui forza ed influenza supera di gran lunga quella della temutissima banda. Sfortuna volle che un inconscio gesto di gentilezza nei confronti di una certa Roka Shibasaki sia stato per quel povero diavolo di Kenji l'inizio della catastrofe. Da quel momento il nostro protagonista sarà vittima di atti di persecuzione e reclutamento selvaggio all'interno del famigerato "Club di sviluppo giochi (nome provvisorio)" e sarà coinvolto in un vortice di assurdità tali che le sue corde vocali saranno in perenne sovraccarico a causa dei continui urli che il poveraccio sarà costretto ad emettere in ogni circostanza.
Grafica: nulla di negativo da segnalare. Il comparto grafico è sicuramente buono pur rivelandosi piuttosto semplice. Buone le ambientazioni, sicuramente non variegate ma realizzate con cura apprezzabile. Simpatiche le animazioni, dotate di un buon grado di fluidità. Character design molto fedele al manga, è presente un leggero abbellimento, sebbene traspaia la sua genuina semplicità.
Sonoro: un sonoro così eccellentemente fuori di testa è cosa rara nel mondo dell'animazione, il comparto sonoro rasenta una follia lucida e geniale ed è anche merito suo se l'intera opera è così divertente e coinvolgente. Un'opening a dir poco magistrale per variazioni sonore, follia, divertimento e perché no, orecchiabilità. L'ending è molto buffa e ricca di sonorità artificiose in perfetto stile j-pop. OST molto validi in cui sono presenti dei brani dalla follia assurda (spettacolare lo stacchetto di piano e chitarra a metà episodio). Effetti sonori spassosissimi. Doppiaggio da premio Omar, soprattutto per i leggendari urli della famiglia Kazama.
Personaggi: si potrebbe sfidare chiunque nella ricerca di soggetti paragonabili all'universo dei "Frammenti D", la ricerca, se non impossibile, potrebbe prospettarsi ardua. Le uniche persone relativamente "normali" potrebbero essere Kenji e la sua altrettanto spinosissima sorella Noe, ma la loro sanità mentale è sempre messa a dura prova dai pazzoidi squinternati che popolano la serie. La caratterizzazione raggiunge nuovi livelli di assurdità. Il fattore introspettivo ed evolutivo potrebbero scavare sottoterra alla ricerca di giacimenti di diamante. In compenso l'interazione è paragonabile ad un'esplosione atomica. Che cosa si può trovare? Adolescenti barbuti con la permanente, o con la tripla cresta da delinquente, oppure parzialmente o completamente calvi, padri e figli che potrebbero tramutarsi in spettatori inconsapevoli di vicende sconcertanti, fanciulle talmente procaci da far esplodere le zip delle loro tute o di possedere una "forza risultante" tale da scagliare a distanza di 27 metri i contenitori per il pranzo o dalla capigliatura utilizzabile come arma. E poi c'è lui, il leggendario Sean Connery, anzi no, Sean Conecone! Inchinatevi dinanzi al suo cospetto!
Sceneggiatura: una catastrofe di risate tale da costringere il povero spettatore a riguardarsi più volte la serie e a ridere come un cretino ogni volta. La gestione temporale dovrebbe essere lineare e semplice, eppure l'opera appare più elaborata di ciò che sembra, sono presenti dei flashback anche piuttosto importanti. Il ritmo complessivo è frenetico, tale sa rasentare la follia. Le scene d'"azione" (o forse dovrebbero definirsi le varie scene in cui le sorti del mondo si decidono con dei giochi strampalati) sono ben presenti, talvolta è presente qualche cazzotto sparato qua e là. È presente un discreto quantitativo di fanserv… ehm, di Takao che riesce a rallegrare gli animi sfidando le leggi della fisica (e degli abiti). I dialoghi sono da manicomio, così come gli urli.
Finale: l'opera non finisce, gettando tutti gli spettatori e gli appassionati nella disperazione più tetra. Pertanto una seconda serie risulta imperativa.
In sintesi: D-Fragments, è come potrebbe suggerire il nome, un'opera esplosiva che garantirà scoppi in fragorose risate con annessi lacrimoni agli occhi e respiro affannoso. Ne stiano alla larga i piagnoni, gli eternamente depressi, i perbenisti e chiunque non ami un po' di sana delinquenza giovanile da campagna.
Denpa Teki na Kanojo
6.0/10
Recensione di npepataecozz
-
Quante maschere ha la follia? In questi due OAV ce ne vengono mostrate diverse: dalla ragazza che si crede la reincarnazione di un cavaliere di un antico regno lontano, al killer seriale, a chi, semplicemente, diventa succube di un suo desiderio infantile. Denpa Teki na Kanojo spesso fornisce giustificazioni che ci inducono a trasformare l'iniziale sentimento di avversione verso il carnefice di turno in pietà verso quella che diventa una semplice vittima di problemi mentali (ad esempio l'avere subito una violenza); in altri casi, però, la follia resta fine a se stessa e sembra non avere alcuna giustificazione. In questo modo Denpa Teki na Kanojo sembra volerci raccontare l'impossibilità di descrivere con un univoco metodo razionale la complessità del cervello umano, ma ci invita anzi a indagare sempre a fondo prima di sbilanciarci in giudizi.
Il racconto della follia non è certamente un nuovo genere, anzi tantissime volte se ne sono occupati cinema, letteratura e anime. Che cosa aggiunge Denpa Teki na Kanojo a quanto già visto in precedenza? Probabilmente niente. La complessità psicologica dei soggetti per così dire "deviati" è priva di grande profondità: ho avuto la sensazione che lo psicologo di turno avrebbe avuto vita facile con pazienti simili.
Non mancano i colpi di scena, realizzati con eccellente tempismo e in grado di colpire lo spettatore che si lascia distrarre dall'evoluzione degli eventi notando solo a posteriori certi particolari (e tra questi mi ci metto anch'io).
Insomma Denpa Teki na Kanojo è un anime che mi è piaciuto, anche se non troppo. Forse farne qualche episodio in più potrebbe avere un senso; però in quel caso sarebbe necessario cambiare qualcosa, altrimenti avremo il solito anime in cui tutto avviene sempre nello stesso posto e coinvolge sempre le stesse persone.
Non so dire se Dempa Teki na Kanojo sia un prodotto da vedere assolutamente, da consigliare ai soli appassionati, o non so che altro. Dargli un'occhiata si potrebbe, comunque, rivelare non una cattiva idea anche in virtù della sua brevità - sono solo 2 OAV di quaranta minuti circa.
Il racconto della follia non è certamente un nuovo genere, anzi tantissime volte se ne sono occupati cinema, letteratura e anime. Che cosa aggiunge Denpa Teki na Kanojo a quanto già visto in precedenza? Probabilmente niente. La complessità psicologica dei soggetti per così dire "deviati" è priva di grande profondità: ho avuto la sensazione che lo psicologo di turno avrebbe avuto vita facile con pazienti simili.
Non mancano i colpi di scena, realizzati con eccellente tempismo e in grado di colpire lo spettatore che si lascia distrarre dall'evoluzione degli eventi notando solo a posteriori certi particolari (e tra questi mi ci metto anch'io).
Insomma Denpa Teki na Kanojo è un anime che mi è piaciuto, anche se non troppo. Forse farne qualche episodio in più potrebbe avere un senso; però in quel caso sarebbe necessario cambiare qualcosa, altrimenti avremo il solito anime in cui tutto avviene sempre nello stesso posto e coinvolge sempre le stesse persone.
Non so dire se Dempa Teki na Kanojo sia un prodotto da vedere assolutamente, da consigliare ai soli appassionati, o non so che altro. Dargli un'occhiata si potrebbe, comunque, rivelare non una cattiva idea anche in virtù della sua brevità - sono solo 2 OAV di quaranta minuti circa.
Micheles, considerando che chi seleziona le rece da pubblicare e chi scrive arditezze linguistiche tanto ostiche, e a te tanto invise, sono lo stesso soggetto, fatti una domanda e datti una risposta
Su Death Note credo sia già stato detto più o meno tutto quindi è inutile ripetere le stesse cose...
Future Diary è una serie che ho letto anche non l'ho terminata, l'impressione è stata ottima, ma per un giudizio più approfondito aspetto l'uscita del manga della Star tra qualche mese...
Denpa Teki na Kanojo è un OAV che non è riuscito ad appassionarmi più di tanto, però credo che la sufficienza la meriti, quindi non posso non essere d'accordo con la recensione...
Ma tanto non sono io che decido, quindi mi limito semplicemente a far presente la cosa sperando in un miglioramento. E' lecito parlare solo per fare i complimenti? Sarà pure politically correct, ma astenersi da un giudizio perché potrebbe dar fastidio non aiuta a migliorarsi.
PS: Sono stato molto più duro su recensioni che, pure essendo scritte molto bene, avevano mancato qualche punto di analisi fondamentale.
Resto dell'opinione che se il manga non fosse stato serializzato su shonen jump si sarebbe concluso al sesto volume(il perchè non devo spiegarlo >.>) e si sarebbe inneggiato al capolavoro, purtroppo così non è stato ma resta un'opera molto valida: nella famigerata "seconda parte" c'è un calo evidente, soprattutto nella qualità dei ragionamenti, però compaiono anche personaggi come Takada e Mikami che occupano la scena molto meglio di Near e Mello e rendono la conlusione meno indigesta.
@Ais Quin: replico i ringraziamenti per il tempo dedicato ;D Concordo su Matsuda, il cui potenziale è andato sprecato...e penso che il passaggio che hai citato sia condiviso da molti ^.^
@micheles, Solaris, Limbes: grazie mi fate arrossire XD
viva le fricchettone romantiche sempre e comunque u.u
E' giusto che tu ti esprima e muova critiche costruttive, devono farne tesoro i diretti interessati. Però, se si fosse tanto selettivi quanto richiedi tu, la rubrica da bisettimanale diventerebbe mensile. Una buona forma e un'analisi personale alla fine non mancano mai ai testi pubblicati, e guarda che già non è poco, se ti fai un giro per la sezione rece potrai rendertene conto.
se un giorno deciderete di pubblicare su questa rubrica la mia rece di Kigeki, avvertitemi con un po' di anticipo che programmo l'auto-esilio in Svervegia XD
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