Riportiamo da Nanoda una parte della lunga ma estremamente interessante intervista ad Alberto Galloni di Magic Press MX / Black Magic:

Logo 150x150 - Magic Press MX1) Ciao, come è andato questo anno editoriale? Sono state più le soddisfazioni o le delusioni?
Pubblicare Yamatogawa in Italia non ha prezzo.

3) Poco prima della fiera di Lucca avete annunciato 3 nuovi titoli Yaoi. Dopo il genere seinen erotico in Italia con Haruki e Yamatogawa, espandete ancora il vostro campo d’azione. C’è un piano editoriale preciso con una motivazione sul genere o avete scelto solamente in base alla qualità dei titoli?

Three Wolves Mountain di Naono Bohra
Uchi no Tantei Shirimasen ka? di Hirotaka Kisaragi
Kyoudai Gentei! (Brother x Brother) di Hirotaka Kisaragi

Perché avete scelto questi titoli? Ce li può presentare?

Witchcraft e Bukiyo na Silent sono due facce della stessa medaglia, fanno parte del medesimo progetto editoriale (una linea di prodotti “per adulti”). Abbiamo messo in cantiere sia gli yaoi che i cosiddetti “hentai” (parola che, in realtà, non dovrebbe essere usata), praticamente subito, prima del debutto di MX in fumetteria. Abbiamo aspettato di avere in mano i risultati dei volumi usciti e ora, con le idee più chiare, abbiamo deciso di espandere il nostro catalogo.

Perché abbiamo scelto quei titoli? Di Naono Bohra stiamo già pubblicando Tamago no Hi (I Guardiani del Sigillo) e l’arrivo di un suo yaoi era solo questione di tempo. Kyoudai Gentei! (Brother x Brother) e Uchi no Tantei Shirimasen Ka?, invece, non sono legati a prodotti e/o autori che stiamo già facendo, volevamo lanciare anche un nuovo autore e abbiamo fatto una selezione tra il materiale disponibile in Giappone (rimanendo solo ed esclusivamente nell’ambito dei Boys’ Love, non siamo interessati a titoli mainstream e/o troppo softcore).

Nel prossimo futuro, probabilmente, aumenteranno sia gli yaoi che i seinen erotici. Con quale criterio? La qualità, ma dobbiamo fare i conti anche con le leggi italiane (siamo costretti a scartare diversi prodotti perché “problematici”).


Mi vergogno da morireThree Wolves MountainBrother X Brother

5) Insomma dacci qualche anticipazione :)
Otaku no Musume-san e Hitsuji no Uta di Kei Tome si aggiungeranno alla nostra lineup entro fine anno.
Il primo è uno delle mie letture preferite in assoluto, è una commedia molto divertente che però, tra le innumerevoli parodie dei manga della Takahashi (Maison Ikkoku in primis) e Fate Stay Night, affronta tematiche scottanti. Potrebbe essere paragonato a Genshiken, ma Otaku no Musume-san punta i riflettori su un padre immaturo e improvvisato e il suo rapporto con la figlia di 9 anni. Un tipo di comicità alla Welcome to NHK, in effetti.

Il secondo è sicuramente manga più importante e riuscito di una autrice piuttosto gettonata nel nostro paese, rimasto inedito finora per una serie di “sventure”. In Hitsuji no Uta, l’autrice, Kei Tome, riesce a rendere i vampiri “reali”: non più creature mitologiche, ma esseri umani con una malattia particolare che li costringe a vivere isolati. Una storia particolarmente toccante.


Otaku no Musume-sanHitsuji no utaRiver's Edge

6) Ultimamente sono diventati di moda i termini “girella, girellaro” e tutti gli editori si sono buttati in titoli del genere. Ritieni che se ne stia facendo un abuso? Ricordando dalla passata intervista che è una sua creazione o per meglio dire è di sua creazione l’uso come aggettivo per serie manga o categoria di lettori, e memori della sua definizione come nostalgici di un epoca che usano i manga come evocazione della stessa (manga editi in quel periodo ovviamente)… Possibile che basti questo per rendere di successo un manga o un mero tentativo imitatorio per uscire dalla crisi?
Vorrei avere la tua opinione sul fenomeno.

Il neologismo “girellaro” circoscrive un sottoinsieme di quello che comunemente viene chiamato “pubblico occasionale”: parliamo del mercato dei ricordi di infanzia in quanto tali (e non in quanto anime e/o manga), non di una nicchia all’interno del fandom più anziano come alcuni interpretarono lo scorso anno dopo aver letto la mia intervista. Così come parliamo spesso del “pubblico televisivo” che potrebbe comprare un manga perché riconosce l’anime trasmesso in TV, potremmo parlare di un “pubblico nostalgico” che altrettanto occasionalmente potrebbe acquistare un fumetto perché attratto dalla nostalgia (non un fan che legge fumetti e magari acquista Georgie perché ci è affezionato, bensì una persona qualunque che di solito non compra fumetti e viene attratto dalla nostalgia a comprare il fumetto di Georgie).

Noi abbiamo pubblicato titoli come Georgie o Pollon perché, dovendo entrare nel mercato, li abbiamo ritenuti ottimi prodotti che sarebbero stati aiutati da una visibilità ben superiore a qualunque altro titolo inedito. E poi abbiamo sfruttato la visibilità di Georgie per lanciare l’inedito Itazura na Kiss, ottenendo un discreto successo di vendite (parliamo di un titolo su cui nessun altro editore avrebbe scommesso qualcosa).

Col senno di poi, guardando i risultati, direi che abbiamo fatto un ottimo lavoro, ma il mio obbiettivo non è mai stato quello di scatenare una “moda girellara”, bensì quello di puntare sulla cultura dei manga, sfruttando tutto lo sfruttabile (tra le “girelle” ci sono manga di alta qualità che hanno significato molto per la cultura del fumetto giapponese, tra cui Georgie e Nanako SOS). Basta guardare i fatti: dopo Georgie e i due manga di Hideo Azuma, non ci sono state grandi “girelle” nella nostra lineup (che poi, ribadisco, il fatto che Nanako SOS sia passato in TV durante gli anni 80, non gli impedisce di essere un gran manga, ma vale lo stesso per tanti titoli della nostra infanzia, basta citare Ashita no Joe, Devilman o Versailles no Bara) perché non abbiamo avuto la possibilità di pubblicare altri titoli di un certo rilievo che potessero anche sfruttare l’effetto nostalgia, la “robetta” non ci interessa (considerate che non tutte le serie TV andate in onda negli anni 80 sono tratte da un manga, molte sono nate per l’animazione i cui manga, quando ci sono, sono trasposizioni semplificate per bambini). Le mode passano e non lasciano nulla, così come anche la nostalgia fine a se stessa, la cultura, invece, resta.

Il lavoro svolto finora ha reso possibile la pubblicazione di Itazura na Kiss e spero ci permetterà di vendere anche altri titoli molto difficili come Genius Family Company ma anche Hitsuji no Uta, Otaku no Musume-san, River’s Edge, Kagemusha, ecc., tutti manga che sicuramente hanno bisogno di tempo per suscitare curiosità ed interesse (non cavalcando alcuna moda, questi titoli si diffondono solo grazie al passaparola dei lettori), ma resteranno ben impressi nella mente di chi l’ha letti/li leggerà.


Nanako S.O.S.Record of the Venus WarsI guardiani del sigillo

12) Voglio fare un gioco con te. Io ti do delle parole e lei gentilmente me le definisce e spiega:
Hentai, invece, è una brutta parola. Anni e anni fa gli internauti utilizzarono questo termine per definire i manga “vietati ai minori” e noi italiani (francesi, spagnoli, tedeschi ecc.) abbiamo importato la definizione americana. Purtroppo, però, “hentai” è un termine spregiativo che vuol dire “pervertito” (una cosa simile è successa con gli OVA ribattezzati dagli americani OAV, peccato che in Giappone OAV sta per Original Adult Video, tanto per rimanere in tema). Il termine corretto (indicato proprio sulle copertine di questi manga) sarebbe “seinen comics”, con “seinen” scritto col kanji di “adulto” invece di quello di “giovane”. Il resto lo spiego più sotto.

Invece di rispondere direttamente sul MOE, facciamo un po’ di storia. Nel 1979 un autore semisconosciuto chiamato Hideo Azuma, si presentò al comicket con una doujinshi chiamata White Cybele: il primo manga lolicon della storia. In realtà l’intenzione di Azuma (come afferma lui stesso nella sua biografia a fumetti, Shisso Nikki) era quella di fare qualcosa di opposto ai primi yaoi e soprattutto alle doujinshi shotacon che, a quanto pare, dominavano le convention giapponesi. Questa cosetta da niente fu l’inizio di una vera e propria rivoluzione. Nei primi anni 80 nacquero riviste dedicate ai manga lolicon, la più famosa delle quali era certamente Lemon People (ma c’erano anche Manga Burikko, Monthly Halflita e antologie tipo Petit Apple Pie guidate nientepopodimeno che da Eiji Otsuka) e Azuma divenne l’uomo simbolo di questo movimento.
L’anno dopo White Cybele, Azuma iniziò la serializzazione di Nanako SOS dove, nell’arco dei cinque volumi che compongono la serie, l’eroina da “oggetto delle fantasie maschili” diventa qualcosa di diverso: Nanako è ingenua, candida, pura e i maschi non possono pensare di “sporcarla”. Nacque così il MOE, quando ancora non si chiamava MOE (termine nato una decina di anni dopo in concomitanza con la serie TV di Sailor Moon). Ma il genio di Azuma non si fermò al lolicon e al MOE: come detto sopra, l’idea iniziale di Azuma era quella di “contrapporsi” allo shotacon in occasione del Comiket e dopo aver raggiunto il suo scopo gli venne in mente di dotare le sue lolite di un corpo formoso da donne adulte. Il caratteristico tratto “cartoonesco” del maestro venne applicato su manga dai contenuti erotici non lolicon. Mutas mutandis, quando altri autori si aggiunsero al grande Hideo, nacquero i “seinen comics” moderni, conosciuti da noi come “hentai” (i fumetti pornografici sono sempre esistiti, tuttavia, prima della rivoluzione di Azuma, appartenevano al filone “gekiga”, ovvero erano disegnati con un tratto “realistico”). Sintetizzando il sintetizzabile: Azuma ha inventato il lolicon, K-On e anche Yamatogawa, è scappato di casa ben due volte, è tornato a disegnare fumetti e l’industria fumettistica giapponese si è accorta del suo ruolo fondamentale all’inizio del nuovo millennio, ma questa è un’altra storia…

Secretarial Section DropWitchcraftSense

Shonen, shoujo, seinen e josei sono i quattro target principali in cui viene suddiviso il pubblico in Giappone (rispettivamente: adolescenti maschi, adolescenti femmine, giovani maschi e giovani femmine). Mentre negli USA i fumetti vengono serializzati in spillati monografici mensili di 24 pagine, in Giappone funzione diversamente: nella stragrande maggioranza dei casi i manga vengono pubblicati (un episodio alla volta) su rivistoni settimanali/mensili/bimestrali/semestrali. Quando si realizza una rivista (in Giappone come in Italia) l’editore la prima cosa che si chiede è: a chi la vendo? La soluzione più comune in Giappone è quella di partire stabilendo un target di età e sesso. Attenzione: il manga X non finisce mai dentro la rivista Y per caso, per cui il target (shonen, shoujo, seinen e josei) e le linee guida della rivista influiscono sul contenuto (un Video Girl Ai pubblicato su una rivista seinen sarebbe stato sicuramente molto diverso). Tuttavia il target non c’entra assolutamente nulla con il genere e, inoltre, non esiste una definizione di shonen/shoujo/seinen/josei comune a tutti gli editori Giapponesi (Shueisha ha il suo concetto di shonen, Kadokawa ne ha un altro completamente differente). Le discussioni fatte dai lettori su shonen/shoujo/seinen/josei non hanno molto senso, sono molto più sensate, invece, quelle sulle riviste.

13) Uno dei punti di forza di Magic Press sono le edizioni. E’ generalmente riconosciuta la loro qualità da ogni punto di vista. Ci racconti i vari passaggi di una vostra produzione?
Per prima cosa produciamo gli impianti (le tavole possono arrivare dal licensor quando disponibili, altrimenti le scansioniamo noi) e mandiamo il volume da tradurre al traduttore. Arrivata la traduzione i grafici della Magic Press impaginano e letterano l’albo che poi viene riletto dal traduttore, me e un correttore di bozze. Infine l’albo viene mandato in stampa. I passaggi sono più o meno gli stessi per tutti gli editori, la qualità dipende da quanto bene viene fatto il primo passaggio, la scelta dei materiali, più altri accorgimenti sia della tipografia che nostri nella preparazione del PDF da stampare (che ovviamente non vi rivelerò manco sotto tortura).

14) Che carta usate per i manga?
Selena da 90g, in alcuni casi anche 100g, ma non è solo la carta che determina la qualità di stampa: ho come la sensazione che i lettori stiano dando troppa importanza alla carta passando sopra ai retini bruciati, moiré e addirittura tavole in bianco e nero stampate a 300dpi invece che 1200dpi, tutti errori più frequenti di quanto pensiate.

Itazura na KissEroicaGenius Family Company

14b) Spiegaci come riconoscere retini bruciati e moiré etc.?
Innanzitutto lo scanner deve essere in grado di riconoscere il nero dal bianco, sembra facile ma non lo è, anche perché ci sono i limiti fisici dei sensori CCD da tenere in considerazione (il laser degli scanner a tamburo è più sensibile dei CCD, ma ci sono inconvenienti mica da ridere con quelle macchine). Quando lo scanner non tira fuori tutti i punti bianchi negli “interstizi” tra i punti neri di un retino, il retino si “brucia” (diventa nero). Vale anche il viceversa (lo scanner cancella i punti neri).
Il moiré, invece, è qualcosa di ben più problematico da risolvere. Tecnicamente è una interferenza che si manifesta quando vengono sovrapposte due o più griglie di punti. Tanto per cominciare il moiré può esserci già in origine, causato dall’autore che ha sovrapposto due retini di frequenza non multipla e/o angolati “male”, i manga di Haruki sono un esempio. Il problema è quando il moiré si manifesta in stampa: può verificarsi una interferenza tra la griglia del retino (senza moiré) dell’autore e la griglia della macchina di stampa (in realtà il problema si verifica non in fase di stampa ma in fase di lastra). Non solo: il problema può verificarsi in fase di scansione, perché anche il piano di scansione è una griglia discreta di punti e può verificarsi in fase di ritocco digitale perché gli algoritmi di ingrandimento, rotazione e pulizia di Photoshop possono spostare i punti del retino.
Ok, ve la sto facendo troppo complicata: il moiré è l’effetto “morbillo” che trovate su molti manga ed è un difetto. Si tratta di un problema di difficile risoluzione perché è casuale e magari si verifica su una pagina particolare e non sulle altre, le cause possono essere molteplici ed è difficile stabilire dove nasce il difetto. Come se non bastasse, non esiste alcuna procedura di sicurezza che permette all’editore di evitare il moiré al 100% (viceversa, esistono procedure sbagliate che ti garantiscono la presenza del moiré, come stampare le lastre a una risoluzione non multipla della scansione, mandare in stampa una pagina a 300dpi in scala di grigi invece che a 1200dpi monocromatica). Ogni pagina di ogni manga fa storia a sé e se il difetto è presente sull’originale allora non c’è proprio niente che si possa fare (se non riscansionare la tavola originale in mano all’autore, ma questa è una soluzione improponibile nel 99% dei casi).
Quella dello “scansionatore” è una professione a tutti gli effetti. La supervisione “grafica” è qualcosa che molto spesso manca nelle pubblicazioni italiane (anche perché serve qualcuno che la sappia fare, sappia riconoscere i problemi e anche risolverli).
Ragazzi, un manga mandato in stampa a 300dpi fa schifo anche se viene stampato sulla carta più bella del mondo.


15) Come sceglie il genere con cui “catalogare” i prodotti manga che proponete? Lo chiedo perché c’è un po’ di confusione e fantasia nel panorama editoriale.
La mia catalogazione è estremamente semplice: un prodotto può essere “vietato ai minori” oppure no. Nel primo caso viene dirottato sulla linea Black Magic (se è per lui), MX invece se è uno yaoi (per lei). Nel secondo caso l’unica distinzione è sul sesso del lettore tipo, non abbiamo esigenze di catalogare i nostri prodotti per età (shonen, seinen, ecc.) perché ci rivolgiamo solo agli adulti. Diciamo che siamo un editore “monotarget”.

17) Il 2011 per Magic Press settore manga, sarà un anno di espansione o contrazione?
Abbiamo programmato un anno di espansione (mentre il 2010 è stato un anno di mantenimento).

23) Ci fai una classifica di vendite 2010 dei vostri prodotto, per serie?
Ti posso dire che il nostro manga più venduto è RG Veda, seguito da Pollon e Georgie.

RG VedaPollonGeorgie

24) Magic Press ad oggi ha alcuni fumetti esauriti. Se da un lato questa è una buona notizia per voi (le vendite sono andate bene tanto da raggiungere la tiratura), lo è un po’ meno per i lettori che magari devono recuperare qualche numero. Quali saranno le prossime ristampe previste?
Ho bisogno di due premesse prima di affrontare questo discorso: a) a una tiratura più alta corrisponde un costo tipografico maggiore, un punto di pareggio più alto (bisogna venderne di più per pareggiare i conti) e un costo di stoccaggio superiore; b) i lettori si affrettano a comprare i volumi che si esauriranno presto, lasciando per ultimi i volumi “sempre disponibili”.

Veniamo a noi. Le nostre tirature sono tarate per durare un tempo “ragionevole” e, quando esauriamo un volume, non significa che abbiamo un successo insperato, bensì che abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Per sopravvivere abbiamo bisogno sia di limitare i costi (tirature più basse) sia di vendere subito quello che stampiamo. Se ci sarà richiesta, siamo sempre pronti a ristampare, ma i nostri volumi saranno sempre “a tiratura limitata”.

Detto questo, ho una buona notizia per tutti i lettori in ascolto: tutti i volumi MX attualmente non più disponibili (Mi vergogno da Morire, Itazura na Kiss, Georgie, ecc.) torneranno in fumetteria prima dell’estate.



25) Qual è secondo te il canale giusto su cui investire per promuovere i vostri prodotti?
Pubblicità su internet, supporto ai siti informativi del genere, riviste, piccola tiratura di numeri 1 omaggi ecc…

Partendo dal presupposto che i nostri manga non sono prodotti destinati a un pubblico di primo pelo, ma sono prodotti destinati a un pubblico competente, il primo investimento è sulla qualità delle storie proposte. Mi spiego meglio: la pubblicazione di Genius Family Company è un investimento necessario per promuovere i nostri prodotti. Abbiamo la necessità di far capire al pubblico e ai rivenditori, che i nostri prodotti non sono “casuali” e/o “riempitivi”, ma qualcosa di ben studiato per il nostro pubblico di riferimento (che è uno, non abbiamo dieci target differenti) e per farlo dobbiamo insistere pubblicando fumetti di questa qualità, anche quando le vendite premiano altro. I nostri prodotti sono la nostra migliore pubblicità, più di internet, più delle riviste, più degli omaggi.

KagemushaGanonL'isola prigione

Ricordiamo che l'intervista completa è raggiungibile a questo link.

Fonte: Nanoda.com