Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

Per quest'oggi scegliamo un tris di anime pescando direttamente dalla vecchia (e magari cara, dipende...) MTV AnimeNight. Lasciamo spazio dunque a Death Note, Evangelion e Inuyasha.

Per saperne di più continuate a leggere.


6.0/10
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Death Note è un anime che a mio avviso raggiunge a stento la sufficienza. Lo considero uno degli anime più sopravvalutati degli ultimi tempi e non riesco a comprendere come mai possa piacere così tanto da essere ormai diventato oggetto di culto.

Riconosco che quest'opera abbia il merito d'introdurre delle riflessioni assai interessanti per quanto concerne l'idea della giustizia e delle variegate sfaccettature che essa può assumere nella visione di ognuno. Del resto Light è colui il quale, ottenuto un potere sì grande da potere effettivamente portare il suo ideale di giustizia a compimento, incarna nella sua follia la figura di un demone più che di un dio. Screditando il valore della vita umana, credendo fermamente che con il sacrificio di essa si possa in un qualche modo ottenere un mondo migliore e perfetto dove pochi eletti possano condurre la propria esistenza nella pace, non esita ad adoperare il quaderno per i propri scopi e desideri.
La maschera che porta diventerà per alcuni il simbolo di un dio malvagio che perseguita gli uomini, per altri una fonte di luce e salvezza che potrà custodire la loro speranza. Ma cosa in realtà è Light? Un uomo che effettivamente cerca di cambiare la realtà in cui vive, ovvero solamente un folle che, perso il lume della ragione, persegue un ideale fasullo e distorto?

Light è entrambe le cose. La follia di cui cade preda negli ultimi episodi è il sintomo del fatto che agli ideali nobili a cui aspirava è subentrata la mania di grandezza, la volontà d'imporre la propria giustizia. La corruzione di Light è la corruzione dell'uomo che, ottenuto il potere, viene deviato dai suoi scopi, e nel quale prevale il dispotico desiderio di diventare divinità e di essere venerato in quanto tale.
La contrapposta figura di L dovrebbe invece simboleggiare un ideale liberale di giustizia. Una giustizia non dispotica, decisa arbitrariamente da un uomo, ma una giustizia che assume dei caratteri più istituzionali, determinata dall'uomo per l'uomo.

Ebbene, ho apprezzato molto la parte dell'anime dedicata al confronto con L. Nonostante non sia paragonabile in alcun modo alla versione cartacea. Quello che mi ha portato a disprezzare quest'opera è stato il volgarmente detto "dopo L".
Si presentano un numero consistente di nuovi personaggi, alcuni dei quali, nonostante siano dei ragazzini, riescono a creare giochi mentali e strategie anticipando di un numero non precisato di mosse l'avversario e riuscendo incredibilmente nell'impresa. L'assoluta non credibilità di tutti questi colpi di scena, a volte talmente assurdi da chiedersi se non siano un insulto alla ragione umana, porta a un drastico calo della qualità della serie.
Scompare la dicotomia Light-L e subentrano degli avversari poco credibili e dalla caratterizzazione assurda. La trama ristagna, i contenuti calano e, per nascondere questi difetti, si punta sulla massiccia spettacolarizzazione del tutto, introducendo personaggi senza nemmeno avere la decenza di approfondirli. Death Note dunque da serie interessante si trasforma in opera deprecabile, che cerca di colmare un vuoto contenutistico con trovate commerciali e dal facile successo che risultano oltremodo irrealistiche e pesanti.

Dal punto di vista meramente tecnico la qualità delle animazioni e della regia risulta buona e le colonne sonore belle ed evocative. Le sigle e di apertura e di chiusura non hanno incontrato il mio gusto e perciò nemmeno la mia attenzione.

La delusione dovuta alla visione di Death Note è oltremodo grande, le aspettative dovute alle voci e ai consigli degli amici che ne idolatravano la bellezza e la genialità non sono state ripagate a sufficienza ed è per questo che la mia valutazione è così bassa.
Il voto dunque sarebbe 5,5 ma, non essendo possibili le mezze valutazioni, concedo un 6 a encomio della prima ed effettivamente interessante parte dell'anime.



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Neon Genesis Evangelion: l'anime che ha sconvolto il Giappone. Così i critici hanno considerato quest'anime giapponese. In esso è possibile trovare molte componenti che hanno caratterizzato a livello scientifico e culturale il ventesimo secolo.
Innanzitutto, tutti i personaggi, anche quelli meno importanti, vengono trattati nella profondità della loro psicologia, specialmente Shinji, Asuka, Misato, Rizuko, la madre di quest'ultima, il vice comandante Fuyutsuki e diversi altri. La loro analisi segue i principi della teoria freudiana, basandosi sugli atti mancati, sull'importanza dell'aspetto onirico dell'inconscio, sulla ricerca dei contenuti latenti e sulla sottomissione individuale alla ragione del sistema da cui si dipende. Anche il concetto di “libido”, intesa come pulsione sessuale, prende il suo spazio in alcuni personaggi, quali Misato e Kaji. E che dire dei flussi di coscienza, talvolta anche plurimi e coesi, che vengono rappresentati? Si tratta di pura libertà di espressione razionale e inconscia.
Ma oltre a questo particolare aspetto psico-scientifico, vi è anche una nota inerente alla scienza umana più generale: questa viene vista come il mezzo con cui l'uomo può avvicinarsi sempre più alla divinità creatrice del tutto, se non addirittura sostituirsi a essa. Questo motivo è ricorrente nel '900, basti pensare alle tematiche di Frankenstein di Mary Shelly.

Da questo ne segue l'antropocentrismo, ossia la tendenza a porre l'uomo al centro di ogni attenzione e cosa, soprattutto in personaggi come Gendo e i membri della Seele.
È bene notare che la possibilità di capire quest'anime nella sua interezza è pressoché impossibile, dal momento che è complesso, dal finale aperto e dal fatto che molte cose non vengono spiegate, ma lasciate all'interpretazione. Questo tuttavia non deve ostacolarne la visione, dal momento che la bellezza di questa serie risiede proprio nella sua complessità, spesso inavvicinabile se lo si guarda con uno spirito superficiale, che può rendere invece l'anime banale.
Molte sono le critiche inviate al fatto che l'anime sia stato composto in base a criteri di risparmio, rendendo così inferiore il rendimento artistico: è vero, Neon Genesis Evangelion è stato prodotto con un badget basso, tuttavia non è assolutamente malfatto. Sebbene le ultime due puntate sembrino veramente “low-cost”, esse sono caratterizzate da una forte concentrazione di temi profondi, che totalizzano completamente lo spettatore con la vicenda in sé. Tuttavia, il successo riportato dalla serie televisiva ha fatto sì che venisse prodotto un ultimo film insieme di due episodi, “The End Of Evangelion”, che spiegassero meglio la fine delle 26 puntate precedenti: ebbene, tale lungometraggio è una vera e propria apoteosi. In tal caso, il denaro per la produzione c'è stato, e il risultato è formidabilmente splendido. Vale la pena di sopportare l'economia delle prime 26 puntate per poi godere del contenuto del film.

Infine, Neon Genesis Evangelion è un vero proprio capolavoro, definito da alcune voci persino una sorta di piccola “Divina Commedia” del mondo animato giapponese.
Magari non sarà proprio tale, tuttavia io lo consiglio vivamente, perché la ricchezza che tale anime trasmette è davvero grande, così come l'aspetto artistico, ossia quell'emozione che viene trasmessa all'animo, che è devastante.



9.0/10
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Pur essendo manifestamente rivolto a un pubblico piuttosto giovane, quest'anime, grazie alla curiosa ambientazione e ad alcuni spaccati dei personaggi, non manca di affascinare anche fasce di età piuttosto alte. Si caratterizza per una eccellente colonna sonora, per delle animazioni molto buone (anche se non eccelse, in particolare nella seconda serie) e per dei fondali realizzati ad arte e in colori vivaci. Anche le sigle sono degne di nota.
Il doppiaggio è sostanzialmente buono, anche se rovinato da un doppio cambiamento del cast, che ha travolto sempre quasi tutti i personaggi, a volte quasi stravolgendoli.
La trama, che inizialmente procede a ritmo serrato, finisce purtroppo per sfilacciarsi dopo la terza serie, appesantita dall'aggiunta di troppi riempitivi, che vanno a rovinare una storia già fin troppo lunga e ripetitiva nella versione originale a fumetti, per trovarsi invece compattata e riassunta nello sprint finale della settima e ultima serie.
Ne risentono purtroppo anche i personaggi, che rischiano troppo spesso di scadere nello stereotipo, e se ne salvano solo a tratti.

Nonostante queste note negative, per me la serie rimane comunque piacevole, e ottima dal punto di vista ricreativo, che credo fosse il suo boot principale. Non manca, peraltro, di proporre velati spunti di riflessione tutt'altro che insignificanti: certo, serve a volte uno sguardo piuttosto attento per scovarli, perché il più delle volte sono volutamente soltanto accennati; starà poi allo spettatore - compatibilmente con la sua sensibilità e la sua età - decidere se volersi soffermare a riflettere, o se sorvolare sulle grandi questioni per limitarsi a gustare le singole avventure.
Personalmente ho sempre trovato tutti questi spunti delicati nascosti fra le righe molto più interessanti della trama in sé: l'accettazione di sé, la difficoltà ad intessere legami sinceri, l'anelito alla libertà, la vita e l'adolescenza come viaggio, la salvezza dell'anima in questo Mondo e nell'Aldilà, la vera capacità di tendere la mano al prossimo, il bianco e il nero in lotta nell'anima di ciascuno di noi.

La cosa che ho più apprezzato è proprio che per la maggior parte degli interrogativi che emergono, velati, dalla storia, non vengono fornite risposte preconfezionate: l'unica proposta che l'anime si permette di fare insistentemente è quella di credere nell'amicizia. Per tutto il resto, sta alla sensibilità di ognuno di noi scovare le risposte, sempre ammesso che esistano.
Una cosa simile vale per i personaggi: non sono mai tinteggiati fin nei loro più reconditi recessi, pur essendo abbastanza ben caratterizzati. Questo lascia molto spazio a chi fruisce la storia per "ricostruirsi" il personaggio, dandogli spessore, giocando a cercare di conoscerlo e di comprenderlo anche quando la storia non fornisce tutte le spiegazioni necessarie sui suoi modi di fare. Sono personaggi che si prestano ottimamente a questo "gioco" InuYasha, Kikyo, Sesshomaru, Miroku, Kagura e Naraku. Molto poco si può dire invece di Kagome, piuttosto scialba come coprotagonista, e assolutamente indegna della parte che doveva competerle.

In ultimo, visto che ho due figli in quarta e quinta elementare, volevo permettermi di lasciare il mio parere anche come genitore: ho trovato la saga molto divertente da vedere con i bambini, e grazie a essa ho trovato spunti per introdurre loro argomenti anche piuttosto delicati, come la vita oltre la morte (grazie al personaggio di Kikyo), l'accettazione del diverso (la natura semi-demoniaca del protagonista), le incomprensioni fra i due sessi e il diverso modo che questi hanno di vivere i legami amorosi (Kagome e Inuyasha) e, non ultime, le differenze culturali fra popoli con tradizioni diverse, e la loro evoluzione nel corso delle epoche storiche. I miei bambini hanno adorato tutto questo!