Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

Un appuntamento estivo oggi a tema Slice of life con recensioni per K-ON!, il manga Natsume Yuujinchou e per AnoHana una delle serie di maggiore successo dell'ultima stagione televisiva.

E a seguire il quarto appuntamento settimanale con il sondaggione.

Per saperne di più continuate a leggere.


8.0/10
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Se c'è un anime capace di gettare scompiglio in ogni discussione, quello è sicuramente K-On!.
Amato, odiato, idolatrato, utilizzato come salviettina per pulirsi la suola delle scarpe, K-On riesce a tirare fuori il peggio o il meglio da ogni persona. K-On! è una fonte infinita. D'altronde questo è il prezzo da pagare quando si raggiunge l'alta vetta della notorietà, quando ci si trasforma in un fenomeno di massa capace di smuovere le grandi industrie macina-soldi. K-On! è una fonte infinita.
Per molto tempo ho rimandato la visione di questo discusso anime, sempre in bilico tra il "Mi piacerà?" e il "Mi farà schifo?". E poi mi sono deciso. Lo vedo.
Diciamocelo, K-On! è un prodotto confezionato a dovere: ogni elemento, ogni tassello, tutto è parte di una struttura ben collaudata, costruita con un solo e unico scopo, appagare la massa.
Gli ingredienti ci sono tutti, dosati con maestria, una vera golosità per la tipologia di pubblico a cui si rivolge. E diciamocelo, questa tipologia di pubblico è decisamente vasta. Anzi, enorme, sconfinata, tanto da allargare i suoi confini quando questi diventano stretti. Ed è così che K-On! diventa "una fonte infinita".

K-On non è anime musicale. Il paragone con una serie come Beck è decisamente fuori luogo. Le serie hanno due obiettivi differenti, e quello di K-On! non è sicuramente quello di volere affrontare il percorso di una band attraverso una crescita artistica.
Le ragazze protagoniste suonano, fanno parte di un club; anche in questo caso l'elemento "musicale" serve solo da contorno, è uno di quegli ingredienti essenziali che garantiscono una fetta di successo.
K-On! è un piccolo spaccato di vita, racconta i gesti quotidiani di quattro ragazze, senza approfondire tematiche più complesse, mantenendosi sempre su una certa superficialità di base. Manca l'elemento maschile, mancano quelle piccole incertezze, quelle piccole paure, che fanno parte della crescita di una liceale in pieno sviluppo. Insomma, mancano tante cose.

I pochi personaggi, protagoniste e amiche annesse, sembrano vivere con spensieratezza ogni singolo momento, e anche quando un piccolo dubbio sembra volersi insinuare con forza, basta una tazza di tè per riportarle alla tranquilla e alla piatta "stabilità" di sempre.
Ma allora, finiti i 13 episodi (più i due extra), cosa rimane? Lo ammetto, rimane un senso di soddisfazione. Perché malgrado tutte queste premesse, K-On! riesce nel suo intento, e lo fa con stile.
La serie è una piacevole visione che regala momenti spensierati, offrendo divertenti siparietti comici che ricordano in alcuni frangenti la folle vena demenziale di Lucky Star, che, se anche decisamente lontana dalla genialità di Azumanga Daioh, riesce comunque a meritarsi i più sinceri e meritati sorrisi.
Alle quattro protagoniste sarà difficile non affezionarsi: malgrado la mancanza di un approfondimento di base, riusciranno comunque, ognuna con il proprio carattere, a farsi amare dallo spettatore.
Il tutto è condito da una colonna sonora decisamente orecchiabile, che faticherete a cancellare dalla vostra testa.

K-On! è una fonte infinita. E' un prodotto confezionato per appagare le masse, un prodotto decisamente commerciale che non si risparmia al più sfacciato fan-service. Ma è anche un prodotto di qualità.
L'astio e le incomprensioni che scaturiscono dalla visione di quest'anime sono del tutto normali, sono le ovvie conseguenze di un prodotto facilmente criticabile che può non piacere a tutti. Insomma, una possibilità gli va concessa, anche quando i dubbi sono decisamente insistenti. L'anime potrebbe, come nel mio caso, essere una piacevole sorpresa.
Voto: 8,5.



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"Non riesco proprio a farmi piacere granché gli youkai, ma forse il desiderio di capirsi profondamente con la persona amata è uguale sia per noi che per loro."

Quando Yuki Midorikawa iniziò a disegnare Natsume degli spiriti non poteva neanche lontanamente immaginare il successo che di lì a poco avrebbe travolto lei e la sua storia. Reduce da alcune serie brevi (Akaku Saku Koe, Atsui Hibi, Hiiro no isu) e oneshot pubblicate su Lala e Lala DX di Hakusensha, ma soprattutto grazie all'esperienza maturata con il volume unico Hotarubi no Mori e, l'autrice decise che era arrivato il momento di abbandonare i toni romantici delle sue opere passate per dedicarsi a una storia che avesse come punti focali il soprannaturale e gli youkai. La concretizzazione di questo profondo desiderio artistico trova realizzazione in Natsume degli spiriti (Natsume Yuujinchou), sua prima opera lunga, da lei definita "La storia di un ragazzo che vuol essere gentile".

Takashi Natsume possiede sin da bambino la capacità di vedere gli youkai, creature soprannaturali appartenenti a un mondo invisibile al comune occhio umano. Questa sua bizzarra peculiarità gli ha procurato non pochi problemi, tanto che amici e parenti l'hanno sempre considerato un ragazzino strano e bugiardo. Orfano sin dalla più tenera età, il piccolo Natsume è passato di parente in parente sperduto come un uccellino caduto dal nido, fin quando non viene accolto dai Fujiwara, coloro che sapranno dargli l'amore e il calore perso ormai molto tempo addietro. Natsume però, abbandona l'ingenuità degli anni infantili e decide che per nessun motivo rivelerà alla nuova famiglia la sua capacità di vedere l'invisibile, in modo da non creare problemi alla coppia. Mentre rovista tra la roba lasciatagli dalla nonna Reiko, trova un libro particolare, lo Yuujinchou, "Il libro degli amici", nel quale vi sono scritti i nomi di vari youkai; anche Reiko, infatti, possedeva il potere di vedere queste creature e scrivendo i loro nomi su di esso, ne era diventata la "padrona".
Un giorno, mentre fugge da uno youkai, Natsume spezza involontariamente il sigillo che tiene intrappolato nel corpo di un maneki neko (un gatto portafortuna) il potente demone Madara; da quel momento lo youkai, ribattezzato Nyanko-sensei, diventa una sorta di guardia del corpo del ragazzo, il quale viene puntualmente attaccato dai vari youkai che, scambiandolo per la nonna Reiko, rivogliono indietro i loro nomi e quindi la libertà.

Quando si parla di Natsume degli spiriti una cosa che molti si chiedono, è: "Questo manga ha una vera e propria trama?" "Segue un filo conduttore?". La risposta è semplice quanto complessa: il manga segue i piccoli passi di Natsume nel cammino della crescita, dell'accettazione di se stesso come persona, come figlio, come amico, come erede del libro degli amici e quindi come essere umano legato inevitabilmente agli youkai. Esiste dunque un obiettivo finale da raggiungere, ma trattandosi di crescita interiore e di consapevolezza e accettazione di sé e del mondo circostante, lo scopo dell'opera potrebbe non essere immediatamente e concretamente palpabile, almeno a una prima occhiata. Il manga è una storia di formazione che procede con lentezza ed estrema delicatezza in ogni suo frangente.
Quello della crescita però, non è un percorso che si compie da soli, a farci compagnia, nel bene e nel male, abbiamo amici, parenti, gente di passaggio, incontri casuali, incidenti e accidenti del destino, nel caso di Natsume poi, anche gli youkai giocano un ruolo fondamentale in questo cammino. L'elemento più interessante di questa storia è il continuo confronto di Natsume tra il mondo umano e quello degli youkai, tra i suoi simili e queste creature ora dolci, ora pericolose. Egli inizialmente odia questa capacità che gli ha procurato solo problemi e isolamento, ma con lo scorrere degli eventi si rende conto che il mondo degli youkai non è poi così diverso da quello degli esseri umani. Grazie agli incontri/scontri con le varie creature, il nostro protagonista capisce che anche questi esseri vivono, amano, odiano, soffrono e gioiscono come lui. Il confronto però, spesso e volentieri si accende anche con gli esseri umani stessi, che con i loro comportamenti sembrano a volte non voler accettare e comprendere l'altrui diversità. È interessante osservare la divergenza di comportamento tra Natsume e nonna Reiko: mentre quest'ultima per far fronte a una profonda solitudine sfidava con atteggiamento impudente gli youkai per intrappolarli e diventarne padrona (ma più un'amica in realtà), Natsume vuol rendere loro la libertà, e invece di imporsi su di essi preferisce conoscere le loro storie e aiutarli a risolvere i loro problemi, non senza instaurare profondi rapporti di affetto e amicizia. Ciò che però accomuna nonna e nipote sono la profonda gentilezza e dolcezza del loro animo, nonché la ricerca costante di un luogo in cui poter essere amati e amare a loro volta.

Natsume inizia la sua storia come un ragazzo sperduto, alla continua ricerca di un luogo in cui poter essere se stesso, di un mondo che possa accettarlo così com'è, infatti, pur essendo essenzialmente una persona dolce e premurosa, si sforza di apparire sempre accondiscendente e perfetto per non causare problemi a chi gli sta accanto, e inconsciamente, per essere da loro accettato. Nonostante questa continua ricerca di apprezzamento da parte dei suoi "simili", paradossalmente il ragazzo sembra trovare la sua dimensione ideale tra gli youkai, o comunque accanto a chi, come lui, è in grado di vederli o accettarne con tolleranza l'esistenza. Il cambiamento e la crescita del ragazzo vanno di pari passo con i luoghi, le persone e gli youkai in cui s'imbatte, e il suo modo di vedere e concepire la solitudine del vivere una vita sospesa tra due mondi, evolve di volta in volta, non senza qualche intoppo, qualche lacrima e qualche delusione.
Ovviamente in tutto questo ha un ruolo fondamentale Nyanko-sensei, il cui rapporto con Natsume cresce di giorno in giorno, stesso dicasi per gli altri personaggi che si affiancheranno a lui nel corso delle vicende. Umani e youkai porteranno Natsume a conoscere nuovi sentimenti e nuove verità. Il grosso gattone che sembra non voler ammettere l'affetto che prova per il piccolo umano, diventa per Natsume una vera guida nel difficile compito che si è preposto e a sua volta, è lo stesso Natsume a mostrare a Nyanko-sensei la vastità del mondo e dei sentimenti umani.
Andando avanti con i volumi, Natsume impara che il "diverso" non è poi così dissimile dal "normale", anzi, il diverso ci arricchisce e forse è proprio guardando il mondo da prospettive differenti che si può cercare di coglierne la totalità e la bellezza.
Credo sia proprio questo il grande insegnamento di questo bellissimo manga: il mondo che appare davanti a noi, quella che definiamo "realtà", è solo una minima parte dell'immensità che ci circonda e c'è molto di più al di là di quello che possiamo vedere con i nostri occhi o cogliere con la nostra mente.

Natsume degli spiriti manca di una delle caratteristiche che agli occhi della massa definisce il suo essere uno shojo manga: la storia d'amore del protagonista. Se è vero che Natsume degli spiriti si discosta volontariamente dal tema amoroso, è pur vero che esso è ugualmente un manga pregno di sentimento e amore. Il fatto che al centro della storia non vi sia la relazione amorosa del protagonista è un pregio più che un difetto, difatti dà occasione alla sua autrice di affrontare il tema dell'amore e del sentimento nella sua accezione più vasta: amore per se stessi, per la famiglia, per gli amici, per la natura, per i ricordi, per gli incontri casuali, e per tutte le piccole cose della vita. In Natsume degli spiriti il sentimento è visto in un'ottica a 360° che coinvolge tutto il mondo che circonda il protagonista e non solo se stesso. Ad ogni modo, non è ancora detto che prima o poi l'autrice non decida di affiancare al dolce Natsume una fidanzata, d'altronde il ragazzo, in tutta la sua semplicità, riscuote un certo successo sia tra gli esseri umani sia tra gli youkai.

Il tratto dell'autrice è di certo molto particolare, sfumato e "arioso": Yuki Midorikawa, riesce a trasportarci in un mondo fiabesco, con una natura forte e rigogliosa a fare da sfondo. I disegni dell'autrice hanno un che di magico nella loro essenzialità e grazie a un disegno evocativo e avvolgente che pare risucchiarti all'interno di quel mondo, sembra di riuscire a sentire sulla propria pelle il susseguirsi delle stagioni e di percepire i battiti del cuore e le emozioni dei personaggi. I loro sentimenti, più che con le parole, ci vengono mostrati tramite le loro espressioni facciali, con i silenzi, gli sguardi, i sorrisi e le lacrime.
Forse questi disegni mancheranno di precisione e dettagli, ma riescono a trasmettere perfettamente l'atmosfera dolce e gentile che permea questo manga.

Con diciassette volumi in corso, una novel, quattro serie animate, vari special e un'infinità di gadget, Natsume degli spiriti riscuote in patria un successo straripante, che non sembra accennare a diminuire nonostante il passare del tempo. Il manga ha goduto di pubblicazioni in varie parti del mondo (Nord America, Inghilterra, Francia, Thailandia, Corea del sud, Taiwan), non sempre con il dovuto successo, ed è approdato in Italia lo scorso Aprile per opera di Planet Manga, proposto in una classica edizione da edicola, operazione forse azzardata ma lodevole, che si spera abbia il giusto riconoscimento. Trattandosi di un manga ricco di riferimenti e figure provenienti dal folklore e della cultura nipponica, non mancano le note esplicative, resta però qualche dubbio su alcune scelte di adattamento di cui avremo però modo di parlare in altra sede. La grafica di copertina rielabora la classica (e ormai superata e sostituita) cover degli shojo manga Hakusensha, lasciandovi il verde scuro come colore predominante ma, nonostante la buona idea di applicare una targhetta color oro per rendere il volume simile allo Yuujinchou, il risultato non è, secondo la sottoscritta, gradevolissimo. Ma estetica a parte ciò che risulta evidente, purtroppo, durante la lettura, è come gli albi risultino davvero troppo rigidi da sfogliare, tanto da sentirsi davvero le mani indolenzite al termine di una lunga sessione di lettura. Nonostante ciò, c'è da dire che la costina regge e la la rilegatura è palesemente molto robusta.

-"Gli esseri umani sono spietati e calcolatori. Ti conviene cercare un altro posto dove vivere finché ne hai le forze."
-"Grazie Reiko... ma una volta che vieni amato e che ami... non puoi più dimenticare..."

Natsume degli spiriti è un'opera intimista ed estremamente sentimentale che porta su carta il percorso di un piccolo umano nella lunga strada della crescita e dell'accettazione del mondo che gli è proprio, un mondo che però non è sempre disposto ad accettare la diversità e che non sempre riesce a far convivere le varie anime di cui è formato. Capita spesso che Natsume debba accettare l'idea che non tutti potranno capire e tollerare ciò che è, e l'unica cosa da fare è non rinnegare se stessi e non smettere di credere che accettare la propria diversità significa anche tollerare le altrui incomprensioni, che sono parte della stessa natura umana. Sono convinta che esistano storie che restano nel cuore per sempre, ci sono quelle che ti fanno ridere, quelle che ti fanno piangere e quelle che ti lasciano dentro una sensazione di calore e dolcezza. Natsume degli spiriti appartiene a quest'ultima categoria, e non posso fare altro che consigliarne la lettura a chiunque, non può fare altro che bene al cuore.



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Raramente ho avuto modo di visionare prodotti così belli, sotto ogni punto di vista, e, se devo pensare a cosa mi ha emozionato tanto, parlo inesorabilmente di classici, vecchi o nuovi che siano. AnoHana è recentissima sotto questo aspetto, poiché è una serie targata 2011, e conclusa solamente di recente in Giappone.
Composta da 11 episodi (il formato è poco meno di una midseason contro le 26 canoniche), è prodotta dallo stesso staff che ha lavorato al più famoso <i>Toradora!</i> attualmente in onda in Italia sugli schermi di Rai4; e appartiene al genere che prediligo: lo slice-of-life.

La storia ruota attorno a un gruppo di sei amici composto da Jinta, Yukiatsu, Poppo, Menma, Anaru e Tsuruko, rispettivamente tre ragazze e tre ragazzi. Una tragedia li ha divisi quand'erano piccoli e, perdendosi di vista, i ragazzi sono cresciuti diventando per certi versi ciò che non sarebbero voluti essere. Quando diversi anni dopo, una di loro, Menma, si presenta a casa di Jinta chiedendogli di realizzare il suo più grande desiderio, il gruppo, che lo voglia o meno, sarà costretto a riunirsi.

Questo è solo l'incipit della storia in sé, molte sono le tematiche narrate: problemi famigliari, disagio sociale, il complesso dell'otaku e dell'hikikomori, il dramma del lutto, fenomeni sovrannaturali, i rapporti personali e, chiave più importante, i sentimenti non confessati, le parole non dette e lasciati naufragare nel mare del tempo e dei ricordi. La crescita rappresenta per tutti un cambiamento radicale: ogni tot anni siamo messi di fronte a nuovi scenari, nuove sfide e a nuovi problemi che di tanto in tanto ci impongono di compiere scelte che instaurano in noi nuove consapevolezze e sentimenti, quali la nostalgia. AnoHana è un campione assoluto in questo senso; è impossibile non commuoversi e non immedesimarsi nei vari personaggi che si completano l'un l'altro con diverse sfumature, ognuno con il proprio passato, i propri fantasmi, i propri sensi di colpa e l'esasperato desiderio di andare avanti e non sentirsi più così inadeguati di fronte alla vita.

Se la storia è di per sé un piccolo gioiello, la realizzazione tecnica che va a confezionarla non è da meno, poiché, per tutta la durata della serie, ci troviamo di fronte a un prodotto di altissimo livello: un character design godibile e gradevole, animazioni fluide e colorate, paesaggi realistici e una cgi mai usata a sproposito, ma accennata quel che basta. Ottima la scelta anche della colonna sonora che tra score, opening ed ending esprime appieno i sentimenti e i messaggi che il prodotto vuole lanciare.

In conclusione, AnoHana è una serie splendida, probabilmente uno dei prodotti migliori nel suo genere e che non può mancare nella vostra collezione emotiva. I migliori riguardi sono dovuti a questa produzione che rasenta la perfezione e che ha il pregio di non dilungarsi troppo, emozionando e rapendo in crescendo, dall'inizio alla fine. Se cercate qualcosa che vi farà sorridere, emozionare e piangere, AnoHana è esattamente ciò che fa al caso vostro.



IL SONDAGGIONE


Con il sondaggio di oggi andiamo a tastare il polso riguardo alla periodicità/frequenza con cui compare questa rubrica.
Va bene la situazione attuale di due appuntamenti settimanali è da preferirsi una frequenza minore o maggiore?
Nel primo caso si avrebbe inevitabilmente un minore spazio a disposizione degli utenti recensori scelti, nel secondo si potrebbe paventare alla lunga un "effetto noia" da troppi appuntamenti e una carenza di "materiale" (le recensioni) di qualità da inserire nelle rubriche.


Ti va bene l'attuale periodicità bisettimanale?