Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
La rubrica è oggi incentrata sul genere Mecha con titoli di più recente produzione che non necessariamente guardano solo all'aspetto tecnologico: Shin Mazinger Shougeki! Z-Hen, Eureka Seven (manga di Jinsei Kataoka e Kazuma Kondou) e Code Geass: Lelouch of the Rebellion.
Per saperne di più continuate a leggere.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
La rubrica è oggi incentrata sul genere Mecha con titoli di più recente produzione che non necessariamente guardano solo all'aspetto tecnologico: Shin Mazinger Shougeki! Z-Hen, Eureka Seven (manga di Jinsei Kataoka e Kazuma Kondou) e Code Geass: Lelouch of the Rebellion.
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Il 2009 sarà ricordato come un anno straordinario per gli appassionati di anime e manga: non solo Suzue Miuchi ha detto di essere pronta per la parte finale di Glass no Kamen, non solo a Odaiba viene costruita una gigantesca statua di Gundam per commemorare i 30 anni del franchise, ma sopratutto quell'anno sarà ricordato come quello in cui Yasuhiro Imagawa riuscirà nuovamente a dirigere e sceneggiare fino in fondo un anime con, finalmente, un budget accettabile.
Dovessimo riguardare la sua "animegrafia", ci ricorderemmo come buona parte delle sue opere siano state costellate da licenziamenti in tronco in corso di serie (Getter Robot: The Last Day), budget mediocri (G Gundam) o inesistenti (Violinist of Hameln), non impedendo comunque loro di farsi ricordare per le sceneggiature complessissime e intricate che hanno costituito l'aura mitologica dell'artista. Dopo l'annuncio di un nuovo retelling del brand Mazinger, questa volta però ispirato al mediocre Z Mazinger (remake mitologico di Mazinger Z a opera di un Go Nagai senza più nulla da dire), un sacco di rumor di sono susseguiti sullo staff dell'opera, ora smentendo, ora confermando, la presenza di Imagawa alla regia. Quando, dopo l'ennesimo annuncio semi-ufficiale che dava al suo posto Jun Kawagoe, la cosa venne ancora una volta rinnegata, in molti iniziarono a vedere malissimo questa produzione nata senza né capo né coda, che fin dalle premesse produttive dimostrava di non avere idee certe su nulla. Eppure Imagawa alla fine è arrivato, e come nelle più rosee previsioni crea, con un budget accettabile, un prodotto eccezionale: Mazinger Edition Z è, senza preamboli, l'anime del 2009.
La prima puntata è già leggenda: prendendo tutti alla sprovvista, si parte con un recap che riassume l'intera storia poco prima dello scontro finale. E così, mentre dagli spettatori occasionali partono maledizioni e i fan del regista, memori di The Last Day, se la ridono pensando all'idea come una manovra per non farsi licenziare dallo studio ("Se mi licenzi continui te la serie, ma non saprai mai come collegare tutte le scene che ho mostrato"), i fan di Nagai piangono lacrime di commozione vedendo in una stessa serie animata personaggi provenienti dagli universi dei Mazinger, Mao Dante, Violence Jack, Gloizer X alle prese con divinità della mitologia greca, morte di personaggi, distruzioni di massa, atmosfere apocalittiche.
Quella che ufficialmente doveva essere una riscrittura di Z Mazinger si rivela così un remake, invece, dell'originale Mazinger Z cartaceo di Nagai, quello adattato in modo infantile negli anime Toei degli anni 70 e che Imagawa riscrive inserendovi un corposo cast proveniente da ogni genere di manga dell'autore. Ed è il trionfo di citazioni - situazioni, personaggi, inquadrature, addirittura intere vignette riprese dal fumetto o leggermente modificate - e reinterpretazioni, con tutti i personaggi che acquistano ulteriore tridimensionalità dalla caratterizzazione originaria. Ciliegina sulla torta: un chara design meravigliosamente retrò, ancorato ai tratti sporchi e caricaturali del Nagai prima maniera.
E dove termina l'influenza di un genio, inizia quella di un altro: la storia, completo parto di Imagawa è, come ci si aspettava, meravigliosamente appassionante. I colpi di scena in ogni episodio sono la norma, così come personaggi che fanno il doppio o il triplo gioco, rovesciamenti di posizione, flashback e un infinito numero di grandi misteri che vengono periodicamente snocciolati e rimpiazzati da altri. Edition Z è un tour de force di domande, risposte, favolosi personaggi grotteschi, gratificazioni ai fan di Nagai (bisogna ribadirlo: solo chi ha letto la maggior parte dei fumetti del mangaka potrà cogliere tutte le infinite citazioni, che abbracciano davvero ogni campo) e twist, volutamente esagerati e in più punti quasi parossistici, ma che in linea con l'atmosfera grottesca e cupa risultano eccezionali.
Paradossalmente, unica cosa che infastidirà i fan più oltranzisti delle "classiche" serie Super Robot dei bei tempi andati è proprio l'assenza di veri scontri di rilievo: non solo questi si rivelano veloci e sintetici a livelli tragici (forse anche colpa del budget, accettabile ma non di più), ma la stessa concezione "cazzara" delle serie robotiche "old style" viene a mancare. Le mazzate tra robot sono decisamente l'elemento secondario dello spettacolo, che gioca le frecce del suo arco nella complessa e intricata storia e nei fantastici personaggi. Curioso e spiazzante, anche perché le due opening, cantate dagli "storici" JAM Project (caldo nome nell'ambito delle sigle di serie Super Robot), sono invece ancorate alla tradizione: potenti, gasanti, accompagnate da un gran numero di immagini che risaltano un lato distruttivo/action della serie che, alla fine dei conti, non c'è.
Delusioni a parte, in questo senso, sarebbe comunque indecoroso imputare all'opera di essere deludente perché non lo è affatto. Il nuovo gioiello di Imagawa deve solo essere inquadrato come giustamente gli compete, ossia come una storia robotica dalle sfaccettature inquietanti e mitologiche, disumanamente complessa e con un accettabile contorno di azione robotica. Inquadrata come si deve si rivela una grande serie animata, sceneggiata benissimo e rappresenta sicuramente uno dei migliori prodotti animati, se non IL migliore, dedicati ai personaggi e alle creature di Go Nagai.
Dovessimo riguardare la sua "animegrafia", ci ricorderemmo come buona parte delle sue opere siano state costellate da licenziamenti in tronco in corso di serie (Getter Robot: The Last Day), budget mediocri (G Gundam) o inesistenti (Violinist of Hameln), non impedendo comunque loro di farsi ricordare per le sceneggiature complessissime e intricate che hanno costituito l'aura mitologica dell'artista. Dopo l'annuncio di un nuovo retelling del brand Mazinger, questa volta però ispirato al mediocre Z Mazinger (remake mitologico di Mazinger Z a opera di un Go Nagai senza più nulla da dire), un sacco di rumor di sono susseguiti sullo staff dell'opera, ora smentendo, ora confermando, la presenza di Imagawa alla regia. Quando, dopo l'ennesimo annuncio semi-ufficiale che dava al suo posto Jun Kawagoe, la cosa venne ancora una volta rinnegata, in molti iniziarono a vedere malissimo questa produzione nata senza né capo né coda, che fin dalle premesse produttive dimostrava di non avere idee certe su nulla. Eppure Imagawa alla fine è arrivato, e come nelle più rosee previsioni crea, con un budget accettabile, un prodotto eccezionale: Mazinger Edition Z è, senza preamboli, l'anime del 2009.
La prima puntata è già leggenda: prendendo tutti alla sprovvista, si parte con un recap che riassume l'intera storia poco prima dello scontro finale. E così, mentre dagli spettatori occasionali partono maledizioni e i fan del regista, memori di The Last Day, se la ridono pensando all'idea come una manovra per non farsi licenziare dallo studio ("Se mi licenzi continui te la serie, ma non saprai mai come collegare tutte le scene che ho mostrato"), i fan di Nagai piangono lacrime di commozione vedendo in una stessa serie animata personaggi provenienti dagli universi dei Mazinger, Mao Dante, Violence Jack, Gloizer X alle prese con divinità della mitologia greca, morte di personaggi, distruzioni di massa, atmosfere apocalittiche.
Quella che ufficialmente doveva essere una riscrittura di Z Mazinger si rivela così un remake, invece, dell'originale Mazinger Z cartaceo di Nagai, quello adattato in modo infantile negli anime Toei degli anni 70 e che Imagawa riscrive inserendovi un corposo cast proveniente da ogni genere di manga dell'autore. Ed è il trionfo di citazioni - situazioni, personaggi, inquadrature, addirittura intere vignette riprese dal fumetto o leggermente modificate - e reinterpretazioni, con tutti i personaggi che acquistano ulteriore tridimensionalità dalla caratterizzazione originaria. Ciliegina sulla torta: un chara design meravigliosamente retrò, ancorato ai tratti sporchi e caricaturali del Nagai prima maniera.
E dove termina l'influenza di un genio, inizia quella di un altro: la storia, completo parto di Imagawa è, come ci si aspettava, meravigliosamente appassionante. I colpi di scena in ogni episodio sono la norma, così come personaggi che fanno il doppio o il triplo gioco, rovesciamenti di posizione, flashback e un infinito numero di grandi misteri che vengono periodicamente snocciolati e rimpiazzati da altri. Edition Z è un tour de force di domande, risposte, favolosi personaggi grotteschi, gratificazioni ai fan di Nagai (bisogna ribadirlo: solo chi ha letto la maggior parte dei fumetti del mangaka potrà cogliere tutte le infinite citazioni, che abbracciano davvero ogni campo) e twist, volutamente esagerati e in più punti quasi parossistici, ma che in linea con l'atmosfera grottesca e cupa risultano eccezionali.
Paradossalmente, unica cosa che infastidirà i fan più oltranzisti delle "classiche" serie Super Robot dei bei tempi andati è proprio l'assenza di veri scontri di rilievo: non solo questi si rivelano veloci e sintetici a livelli tragici (forse anche colpa del budget, accettabile ma non di più), ma la stessa concezione "cazzara" delle serie robotiche "old style" viene a mancare. Le mazzate tra robot sono decisamente l'elemento secondario dello spettacolo, che gioca le frecce del suo arco nella complessa e intricata storia e nei fantastici personaggi. Curioso e spiazzante, anche perché le due opening, cantate dagli "storici" JAM Project (caldo nome nell'ambito delle sigle di serie Super Robot), sono invece ancorate alla tradizione: potenti, gasanti, accompagnate da un gran numero di immagini che risaltano un lato distruttivo/action della serie che, alla fine dei conti, non c'è.
Delusioni a parte, in questo senso, sarebbe comunque indecoroso imputare all'opera di essere deludente perché non lo è affatto. Il nuovo gioiello di Imagawa deve solo essere inquadrato come giustamente gli compete, ossia come una storia robotica dalle sfaccettature inquietanti e mitologiche, disumanamente complessa e con un accettabile contorno di azione robotica. Inquadrata come si deve si rivela una grande serie animata, sceneggiata benissimo e rappresenta sicuramente uno dei migliori prodotti animati, se non IL migliore, dedicati ai personaggi e alle creature di Go Nagai.
Eureka Seven
7.0/10
Recensione di Ichimaru Garuda
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La serie Eureka Seven, creata dallo Studio Bones nel 2005, è riuscita a ritagliarsi uno spazio nel mondo degli anime, caratterizzandosi come uno dei più fulgidi esempi di animazione dell'annata allora corrente. Il successo di questa serie ha dato così origine a una vasta ramificazione di Side Project che coinvolsero il mondo fumettistico e videoludico.
Ma è forse appropriato considerare la controparte cartacea di Eureka Seven come un Side Project?
Questa serie, curata da Jinsei Kataoka e Kazuma Kondou, si colloca nell'universo di Eureka Seven come una versione alternativa dell'opera originaria, nonostante riproponga, immutati, concept ed incipit.
La storia si concentra su Renton Thurtson, un ragazzo unico quanto normale: figlio del più grande eroe della storia ma allo stesso tempo così normale e confuso, come solo un adolescente può esserlo. La sua noiosa vita è resa sopportabile dal perseguimento del suo più grande sogno: diventare un "lifter", surfista dell'aria, bravo come il suo eroe Holland.
Sarà il brusco atterraggio di un LFO (nome dei mecha in questa serie), chiamato Nirvash, con a bordo una bellissima e misteriosa pilota di nome Eureka, a cambiare la sua esistenza e a introdurlo in un conflitto più grande di lui.
Lo sviluppo della serie è articolato in un totale di 6 volumi; da questo dato nasce spontanea una domanda: è possibile racchiudere l'universo di Eureka Seven in poco più di 1200 pagine?
La risposta è no, ma basta cambiare le carte in tavola per ottenere un risultato altrettanto valido: Eureka Seven riesce a riproporre il concept base della serie discostandovisi nettamente per ciò che concerne lo sviluppo dello stesso. Abbiamo così un quadro dal gusto nuovo per gli appassionati della serie e, allo stesso tempo, godibile sia per gli stessi che per i neofiti.
Sì, perché la sceneggiatura alla base di questa trasposizione è, evidentemente, curata, ben strutturata e dal buon ritmo anche se presenta alcuni punti poco nitidi.
La parte iniziale si rivela lenta: necessita un intero volume per "carburare" e lasciare spazio allo sviluppo della vicenda. Dall'altra parte abbiamo un succedersi di avvenimenti che necessitano, da parte del lettore, di una lettura approfondita o duplice, atta a comprendere in maniera esaustiva tutti i contenuti dell'opera. Niente che infici la godibilità del manga.
Un altro aspetto grazie al quale Eureka Seven ha saputo deliziare gli appassionati è, senza dubbio, il comparto personaggi. Anche in questo caso il manga imbocca una strada differente, calcando molto la mano sui due protagonisti, Eureka e Renton, e tralasciando quasi totalmente le interessanti figure comprimarie e secondarie. Una scelta evidentemente obbligata visto lo spazio disponibile, che va a togliere, ulteriormente, valore a questa produzione.
Dal punto di vista meramente tecnico, Eureka Seven non può essere considerato un capolavoro. Piacevole ma solo funzionale.
Il character design riesce a cogliere i tratti distintivi dei personaggi animati da Bones, grazie a linee nette e pulite.
Un commento altrettanto positivo non può, purtroppo, essere mosso agli sfondi che risultano spesso poco incisivi e, a volte, addirittura inesistenti (Kubo docet?).
Diverso il discorso per ciò che concerne il mecha design, che riprende a piene mani le linee e le forme proposte nell'anime, riproponendole con fedeltà ammirevole su carta.
L'edizione Planet Manga è quella a cui, purtroppo, l'editore ci ha abituati: il prezzo è fisso sui 4.90 euro, prezzo più elevato rispetto ad una versione standard, giustificato unicamente da una sovracoperta in carta patinata. All'interno si presenta come una tipica edizione Panini, con carta di media qualità, una stampa precisa e un typing quasi privo di refusi. Le tavole a colori sono state, purtroppo, trasformate in copie in gradazione di grigi.
Complessivamente, Eureka Seven si presenta come buona controparte cartacea, capace di presentare una sceneggiatura ben scritta ma non priva di difetti e un comparto grafico piacevole. I difetti riscontrabili sono purtroppo congeniti alla lunghezza della serie stessa.
Consigliato ai fan della serie ma anche ai neofiti, che troveranno in Eureka Seven un ottimo prodotto e, forse, anche un ottima scusa per visionare, finalmente, la splendida serie animata.
Ma è forse appropriato considerare la controparte cartacea di Eureka Seven come un Side Project?
Questa serie, curata da Jinsei Kataoka e Kazuma Kondou, si colloca nell'universo di Eureka Seven come una versione alternativa dell'opera originaria, nonostante riproponga, immutati, concept ed incipit.
La storia si concentra su Renton Thurtson, un ragazzo unico quanto normale: figlio del più grande eroe della storia ma allo stesso tempo così normale e confuso, come solo un adolescente può esserlo. La sua noiosa vita è resa sopportabile dal perseguimento del suo più grande sogno: diventare un "lifter", surfista dell'aria, bravo come il suo eroe Holland.
Sarà il brusco atterraggio di un LFO (nome dei mecha in questa serie), chiamato Nirvash, con a bordo una bellissima e misteriosa pilota di nome Eureka, a cambiare la sua esistenza e a introdurlo in un conflitto più grande di lui.
Lo sviluppo della serie è articolato in un totale di 6 volumi; da questo dato nasce spontanea una domanda: è possibile racchiudere l'universo di Eureka Seven in poco più di 1200 pagine?
La risposta è no, ma basta cambiare le carte in tavola per ottenere un risultato altrettanto valido: Eureka Seven riesce a riproporre il concept base della serie discostandovisi nettamente per ciò che concerne lo sviluppo dello stesso. Abbiamo così un quadro dal gusto nuovo per gli appassionati della serie e, allo stesso tempo, godibile sia per gli stessi che per i neofiti.
Sì, perché la sceneggiatura alla base di questa trasposizione è, evidentemente, curata, ben strutturata e dal buon ritmo anche se presenta alcuni punti poco nitidi.
La parte iniziale si rivela lenta: necessita un intero volume per "carburare" e lasciare spazio allo sviluppo della vicenda. Dall'altra parte abbiamo un succedersi di avvenimenti che necessitano, da parte del lettore, di una lettura approfondita o duplice, atta a comprendere in maniera esaustiva tutti i contenuti dell'opera. Niente che infici la godibilità del manga.
Un altro aspetto grazie al quale Eureka Seven ha saputo deliziare gli appassionati è, senza dubbio, il comparto personaggi. Anche in questo caso il manga imbocca una strada differente, calcando molto la mano sui due protagonisti, Eureka e Renton, e tralasciando quasi totalmente le interessanti figure comprimarie e secondarie. Una scelta evidentemente obbligata visto lo spazio disponibile, che va a togliere, ulteriormente, valore a questa produzione.
Dal punto di vista meramente tecnico, Eureka Seven non può essere considerato un capolavoro. Piacevole ma solo funzionale.
Il character design riesce a cogliere i tratti distintivi dei personaggi animati da Bones, grazie a linee nette e pulite.
Un commento altrettanto positivo non può, purtroppo, essere mosso agli sfondi che risultano spesso poco incisivi e, a volte, addirittura inesistenti (Kubo docet?).
Diverso il discorso per ciò che concerne il mecha design, che riprende a piene mani le linee e le forme proposte nell'anime, riproponendole con fedeltà ammirevole su carta.
L'edizione Planet Manga è quella a cui, purtroppo, l'editore ci ha abituati: il prezzo è fisso sui 4.90 euro, prezzo più elevato rispetto ad una versione standard, giustificato unicamente da una sovracoperta in carta patinata. All'interno si presenta come una tipica edizione Panini, con carta di media qualità, una stampa precisa e un typing quasi privo di refusi. Le tavole a colori sono state, purtroppo, trasformate in copie in gradazione di grigi.
Complessivamente, Eureka Seven si presenta come buona controparte cartacea, capace di presentare una sceneggiatura ben scritta ma non priva di difetti e un comparto grafico piacevole. I difetti riscontrabili sono purtroppo congeniti alla lunghezza della serie stessa.
Consigliato ai fan della serie ma anche ai neofiti, che troveranno in Eureka Seven un ottimo prodotto e, forse, anche un ottima scusa per visionare, finalmente, la splendida serie animata.
Recensione di Robocop XIII
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<i>"Lelouch, giovane di Britannia, ottiene da una ragazza misteriosa un potere speciale, il Geass. È il potere dell'obbedienza, che permette a chi lo possiede di dare ordini a chiunque. Lelouch, per vendicare la madre e costruire un mondo dove la sorella minore Nunnally possa vivere serenamente, decide di distruggere l'impero di Britannia, utilizzando il Geass."</i>
Spesso, quando ci si avvicina a un prodotto acclamato da molti, si innesca un meccanismo che io (concedetemi il neologismo) chiamo anticonformismo conformista, che consiste nel bollare negativamente quel prodotto, indipendentemente dal fatto che lo sia o meno.
Ecco quindi nascere giudizi che scandagliano con minuziosità ogni più piccolo difetto dell'opera, quello che però spesso ci si dimentica è che certi anime vengono creati come prodotti d'intrattenimento, e non come opere da esibire in un museo.
Quindi, se si tratta di analizzare un prodotto d'intrattenimento, la prima cosa che dobbiamo chiederci è: intrattiene?
Nel mio caso certamente sì, le puntate scorrevano agevolmente e la visione in generale è stata poco noiosa, sebbene abbia potuto rilevare un ritmo troppo lento per un anime del genere, difetto che invece non riguarda un altro anime a cui questo è spesso - erroneamente - comparato, cioè Death Note.
Purtroppo quanto appena detto riguarda solamente le prime puntate, in quanto una volta eliminato l'effetto "curiosità iniziale" la serie si rivela noiosa e si trascina lentamente fino alla ventiduesima puntata, dove finalmente qualcosa inizia a muoversi, ma per poi concludersi in un nulla di fatto. Uno dei meriti dell'anime è quello di riuscire a creare uno sfondo politico e storico ben definito di cui lo spettatore apprenderà le dinamiche velocemente e senza difficoltà. Purtroppo non sono riuscito a mandare giù lo svolgimento della storia, lineare in una puntata, confusionario in quella successiva. L'anime porta avanti una lotta tra il suo lato serioso, che cerca di presentare una storia articolata e ricca di colpi di scena, e il suo lato più "leggero", che vede entrare in giochi elementi come l'istituto scolastico, che ho ritenuto un espediente narrativo troppo sfacciato, oppure scene che vedono personaggi schivare il fuoco di una torretta correndo a zig-zag, per poi correre sul muro come un novello principe di Persia e distruggerla con un calcio volante.
Geass e mecha. Quelli che dovrebbero essere due punti chiave dell'anime vengono sviluppati e utilizzati male, mi sono chiesto per tutta la prima metà dell'anime quando il loro potenziale sarebbe entrato in gioco, cosa che non è mai successa.
Tecnicamente invece ho trovato Code Geass molto buono, le animazioni sono fluide, il chara design non mi è dispiaciuto, il doppiaggio italiano mi è sembrato molto buono (escludendo poche comparse), sebbene non possa farne un confronto con quello giapponese che non ho avuto modo di sentire, e le opening/ending sono molto orecchiabili, sebbene dopo pochi ascolti mi sono spesso trovato a saltarle; comunque sia, in generale si può dire che l'anime sotto questo punto di vista è nettamente sopra la media.
Il problema è la sceneggiatura, i personaggi poco caratterizzati e gli episodi inutili ai fini della trama, che certamente non sono l'input migliore per farmi iniziare la seconda stagione di quest'anime.
Inoltre nei DVD sono presenti degli interessanti extra, i Picture Drama, dei piccoli corti che narrano attraverso l'utilizzo di immagini e dialoghi (stile ganime) delle vicende secondarie, ininfluenti alla trama ma non per questo inutili, in quanto approfondiscono la psiche dei personaggi e particolari dei protagonisti tramite flashback. Dovessi dare un voto singolo a questi extra, sarebbe sicuramente più alto di quello dato alla serie completa.
Spesso, quando ci si avvicina a un prodotto acclamato da molti, si innesca un meccanismo che io (concedetemi il neologismo) chiamo anticonformismo conformista, che consiste nel bollare negativamente quel prodotto, indipendentemente dal fatto che lo sia o meno.
Ecco quindi nascere giudizi che scandagliano con minuziosità ogni più piccolo difetto dell'opera, quello che però spesso ci si dimentica è che certi anime vengono creati come prodotti d'intrattenimento, e non come opere da esibire in un museo.
Quindi, se si tratta di analizzare un prodotto d'intrattenimento, la prima cosa che dobbiamo chiederci è: intrattiene?
Nel mio caso certamente sì, le puntate scorrevano agevolmente e la visione in generale è stata poco noiosa, sebbene abbia potuto rilevare un ritmo troppo lento per un anime del genere, difetto che invece non riguarda un altro anime a cui questo è spesso - erroneamente - comparato, cioè Death Note.
Purtroppo quanto appena detto riguarda solamente le prime puntate, in quanto una volta eliminato l'effetto "curiosità iniziale" la serie si rivela noiosa e si trascina lentamente fino alla ventiduesima puntata, dove finalmente qualcosa inizia a muoversi, ma per poi concludersi in un nulla di fatto. Uno dei meriti dell'anime è quello di riuscire a creare uno sfondo politico e storico ben definito di cui lo spettatore apprenderà le dinamiche velocemente e senza difficoltà. Purtroppo non sono riuscito a mandare giù lo svolgimento della storia, lineare in una puntata, confusionario in quella successiva. L'anime porta avanti una lotta tra il suo lato serioso, che cerca di presentare una storia articolata e ricca di colpi di scena, e il suo lato più "leggero", che vede entrare in giochi elementi come l'istituto scolastico, che ho ritenuto un espediente narrativo troppo sfacciato, oppure scene che vedono personaggi schivare il fuoco di una torretta correndo a zig-zag, per poi correre sul muro come un novello principe di Persia e distruggerla con un calcio volante.
Geass e mecha. Quelli che dovrebbero essere due punti chiave dell'anime vengono sviluppati e utilizzati male, mi sono chiesto per tutta la prima metà dell'anime quando il loro potenziale sarebbe entrato in gioco, cosa che non è mai successa.
Tecnicamente invece ho trovato Code Geass molto buono, le animazioni sono fluide, il chara design non mi è dispiaciuto, il doppiaggio italiano mi è sembrato molto buono (escludendo poche comparse), sebbene non possa farne un confronto con quello giapponese che non ho avuto modo di sentire, e le opening/ending sono molto orecchiabili, sebbene dopo pochi ascolti mi sono spesso trovato a saltarle; comunque sia, in generale si può dire che l'anime sotto questo punto di vista è nettamente sopra la media.
Il problema è la sceneggiatura, i personaggi poco caratterizzati e gli episodi inutili ai fini della trama, che certamente non sono l'input migliore per farmi iniziare la seconda stagione di quest'anime.
Inoltre nei DVD sono presenti degli interessanti extra, i Picture Drama, dei piccoli corti che narrano attraverso l'utilizzo di immagini e dialoghi (stile ganime) delle vicende secondarie, ininfluenti alla trama ma non per questo inutili, in quanto approfondiscono la psiche dei personaggi e particolari dei protagonisti tramite flashback. Dovessi dare un voto singolo a questi extra, sarebbe sicuramente più alto di quello dato alla serie completa.
Bene, il link che ho riportato è amatoriale, quindi? Scartato su due piedi? Mi fa piacere che ti aggrappi unicamente alle fonti che sostengono la tua tesi, come il red cross book (non del tutto comunque) o le interviste dei produttori...
Sui pollici rossi o sulle opinioni contrarie alle mie, se devo essere sincero non le tengo PER NULLA in considerazione, ma solo da certe persone o da certe argomentazioni che mettono davvero in crisi quanto dico/penso, oppure se davvero non c'è neanche UN parere favorevole al mio, ma mi basta mantenere un rapporto di pollici verdi/rossi di 1/10 che mi ritengo soddisfatto
p.s. in ogni caso, pensi davvero che il numero di pollici rossi in questo caso rappresentino la validità delle mie argomentazioni? Non so se ci hai fatto caso, ma sia qui che nella maggior parte dei casi quelli che sosterrebbero le mie tesi abbandonano sempre presto la discussione... il problema è che sono l'unico fesso che continua a discutere nella tana dei leoni
Ravenguard, infatti i comportamenti sociopatici fanno parte della mia personalità XD
E se dovessi seguire solo le interviste ufficiali, dovrei credere ad Anno ciecamente, ma ciò non è possibile.
L'impressione generale che ho ricevuto dalla maggior parte dei fans di Eva, è che dipendano tutti da alcune opinioni circolate in rete anni fa, senza un pensiero autonomo, a volte trovo chi si distingue dalla massa e sa argomentare ogni dubbio, ma quasi sempre trovo della gente che sa solo rispondere che Eva è il meglio per diversi meriti (veri o presunti) e che è una serie così profonda da non poter essere capita se non si ha una certa cultura di base... ma difficilmente si spiega meglio il concetto, facendo sembrare ciò una sorta di "indottrinamento". Per fortuna nella mia scheda si sta sviluppando un dialogo su Eva più stimolante, e mi sa tanto che dovrò disturbare una mia conoscenza se voglio chiarire certi dubbi che ho sulla serie...
Sul fatto del cambiare idea, quando mai mi vedi bazzicare per le schede utente? Il poco tempo lo passo a discutere sulle news, se stessi dietro anche a quello allora non avrei nemmeno il tempo per dormire. E sulle news, beh, mica le leggo tutte, ci sono degli argomenti che non m'interessano minimamente e in cui nemmeno apro la pagina.
E a volte sono troppo stanco per star dietro ai tuoi post, lo ammetto
Sui pollici rossi, dipende dai casi, io li prendo solo come segnale su cosa pensa la gente in generale, non mi faccio influenzare troppo. Tu dici che i tuoi sostenitori non arrivano a seguire le discussioni lunghe, ma nemmeno i miei, anzi, appena leggono il tuo nome (ma più quello di altri utenti) chiudono la pagina e non ci tornano più, manco piazzano i pollici...
Anzi, alcuni che ho conosciuto di persona manco sono iscritti, lurkano e basta.
Per quanto riguarda il mondo dei fan di Eva, esso non si divide in chi sa darti una risposta e chi no, ma solo in chi ha VOGLIA di dartela e chi no
Per il resto io non parlavo dei MIEI sostenitori (non siamo allo stadio con un pubblico...), ma dei sostenitori delle mie IDEE, il che è diverso, infatti in questa news tu hai diversi sostenitori delle tue, no?
Cmq, i dialoghi ingenui, l'apparente nosense di samurai, castelli di Frankenstein, divinità senza senso, il nonno folle di Koji etc etc sono tutta farina del sacco di Go Nagai, provenienti dai suoi manga Mazinger Z (quello del 71-72) e Z Mazinger (il remake recente pubblicato da d/visual). Imagawa ha messo molto di suo nell'opera, scrivendo una sceneggiatura inedita che ricicla mecha, personaggi e ambientazioni provenienti da mille opere del maestro, ma alla fine tutte le cose più incredibili non derivano da lui bensì dai fumetti scritti da Nagai
Poi, sulla "caoticità" della trama, per i supporter come me del regista è un pregio, posso capire però che per altri seguire la storia con un taccuino in mano non sia il massimo XD
Ciao!
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