The King of Eden riprende la
storia dall’
enjambement di
Eden of the East e le si riallaccia con un’apocope, giocando con l’introduzione
in medias res, espediente già utilizzato per la serie. La corrispondenza nei modi dei due
incipit è uno dei tanti paralleli con la produzione tv, della quale il film è un’
ανάλογον, nel bene e nel male.
Kamiyama infatti riconferma i suoi
τόποι e le sue lacune. È capace di dare sostanza al discorso socio-politico intavolato dalla fabula; ha un approccio personale alle problematiche d’attualità a lui tanto care. Ma non sa gestire ciò che scrive.
Kamiyama si ridimostra sceneggiatore e regista ancora bisognoso di una guida senza la quale si perde, perdendo il punto delle sue creazioni.
L’ex collaboratore di
Oshii ha sempre palesato più o meno grandi difficoltà nella strutturazione e nella conduzione del racconto. Opera quasi euedrale, eccetto per il passo falso della conclusione,
Seirei no Moribito sembrava l’ultimo gradino verso la maturità di un
Kamiyama che invece, nel suo più recente progetto, è tornato a smarrire il bandolo della narrazione.
Così
The King of Eden gira per troppe strade e la sempre spaesata Saki sembra metaforizzare in sé un film disorientato, quasi una prosopopea dei problemi del lungometraggio. Non è un principe evanescente – re dell’aria e forse a causa di ciò impalpabile – a reindirizzare il percorso, non sono le comparse vecchie e nuove a guidare l’intreccio che pare andare per conto proprio ripercorrendo vie già battute.
Con la sua grafica garbata – anche troppo – e con toni mai sopra le righe, The King of Eden avanza con stile verso il nuovo enjambement, inconcludente quanto la serie e più dispersivo nella propria durata minore. Mentre, per sua stessa ammissione, il primo Stand Alone Complex era stato un disegno preparatorio e il 2nd GIG l’affresco compiuto, qui Kamiyama non lima le mancanze seriali sfruttando l’esperienza acquisita con i primi 11 episodi di Eden of the East. A riconferma che l’evoluzione del secondo S.A.C. era dovuta al maestro e non all’ex ‘allievo di grandi speranze’, che si spera non resti tale in aeternitate. E che, del suo prediletto e pluri-citato J.D. Salinger, dovrebbe studiare attentamente Franny e Zooey.
77) Messaggio scritto da Epicuro (anonimo) il 08/11/2011 alle 18:01
Dato che scrivi "vostro dramma" devo intendere che comprendi tutti quelli che t'hanno mosso delle critiche sulla recensione.
Ebbene, ecco il mio "dramma": quando si scrive un articolo c'è bisogno di avere ben presente dove questo andrà pubblicato e di conseguenza calibrarne il linguaggio tecnico.
Tutto qui, come vedi, almeno da parte mia non ci sono assalti alla libertà di chi scrive né tanto meno critiche ai contenuti o alla qualità dell'italiano adoperato.
Buon senso, caso mai.
Saluti
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79) Messaggio scritto da Epicuro (anonimo) il 08/11/2011 alle 19:12
Infatti, Limbes, il mio ultimo intervento voleva solo fare il punto della situazione e non ulteriormente inasprire la contesa.
La nostra discussione su Bay la ricordo bene (non a caso l'ho citata scherzosamente qualche commento più su).
Diciamo che temevo di essere finito nel mucchio e ho voluto puntualizzare la mia opinione che, ripeto, non vuole scalfire lo stile della recensione ma l'uso di termini tecnici in un contesto non consono.
Alla fin fine, l'unica mia perplessità è l'uso di alcune parole non leggibili (in senso letterale) in un testo che vorrebbe esporre limpidamente (non banalmente, s'intende) un parere.
Tutto qui.
Infatti, nelle tue precedenti recensioni non ho mai avuto nulla da dire nella forma, no?
Alla prossima
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Magari riflettere un attimo prima di stendere un testo ti sembra innaturale, ma è un buon modo per evitare obbrobri linguistici. Magari poi, prima di venire a sindacare la mia scrittura, impara come si scrive in modo corretto. E impara anche a rispettare l'altrui libertà, perché, come diceva Oscar Wilde: "Egoismo non è fare ciò che si vuole, ma pretendere che gli altri facciano ciò che noi vogliamo".
PS
Illidor, io non sentirei minate le mie facoltà intellettuali se durante un discorso tu sciorinassi le tue nozioni molto tecniche sulla tecnologia. Non ho ancora capito qual è il vostro dramma. E trovo molto tristi alcune tue affermazioni.