Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Appuntamento odierno dedicato alla fantascienza d'autore con il manga Pluto di Naoki Urasawa e due punti di vista sull'anime Planetes.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Appuntamento odierno dedicato alla fantascienza d'autore con il manga Pluto di Naoki Urasawa e due punti di vista sull'anime Planetes.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
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Pluto
10.0/10
luigi
-
<b>Il robot più grande del mondo, ovvero, due parole su Pluto</b>
No, non è un fumetto per tutti, Pluto. Ma non perché esso non si adatti alle varie esperienze umane o non goda di quella versatilità che deve caratterizzare un vero fumetto. E neanche perché le varie intelligenze dei lettori non siano all'altezza di capirne il contenuto. Tutt'altro. Leggendo Pluto, ci si immerge in un mondo che non ha sbavature, in un angolo della fantasia che provoca immedesimazione e rispetto, fino a giungere ad uno status in cui realtà e finzione arrivano a contemperarsi dolcemente, aiutati da un disegno pulito e sincero, compenetrati da un ingegno che non apre falle nella logica, ma che guida il lettore nel giusto verso della sua creazione.
Questo piccolo capolavoro è stato capace di fondere - grazie alla discrezione di un tratto d'inchiostro maestoso - cultura, mistero, fantascienza con un elemento quasi sconosciuto: la sensibilità. È con la tenerezza degli animi sensibili che si muovono all'interno di Pluto che questo fumetto riesce a conquistare il fruitore, il quale viene trasportato da un capo all'altro del mondo, e viene immerso in una trama scandita e puntuale, in un mosaico artistico fatto di passione e di sentimento.È qui che sta la genialità: nel poter vivere con gioia e dolore le avventure degli eroi, nel poter sentir palpitare i propri sentimenti, i propri ardori, le proprie emozioni insieme ad Atom, a Gesicht, a Helena, ad Epsilon, fino a sfondare quel muro di odio e di indifferenza che ammorba la terra e gli animi, e permettere alle lacrime di sgorgare, lavando le impurità dei cuori, sciogliendo perfino la fredda resistenza dell'acciaio. No, non è un fumetto per tutti, Pluto. Ma solo per chi ha il cuore di comprendere i drammi e le alterne vicende della vita, solo per chi riesce a bere l'amarezza e commuoversi accorgendosi di superarla, solo per chi riesce a piangere anche vedendo morire un pezzo di ferro.
E se dobbiamo apprendere dalle labbra di un robot questa lezione, facciamo nostre le parole di Pluto, il quale ci ammonisce e ripeterà per sempre che "non nasce niente dall'odio… "
No, non è un fumetto per tutti, Pluto. Ma non perché esso non si adatti alle varie esperienze umane o non goda di quella versatilità che deve caratterizzare un vero fumetto. E neanche perché le varie intelligenze dei lettori non siano all'altezza di capirne il contenuto. Tutt'altro. Leggendo Pluto, ci si immerge in un mondo che non ha sbavature, in un angolo della fantasia che provoca immedesimazione e rispetto, fino a giungere ad uno status in cui realtà e finzione arrivano a contemperarsi dolcemente, aiutati da un disegno pulito e sincero, compenetrati da un ingegno che non apre falle nella logica, ma che guida il lettore nel giusto verso della sua creazione.
Questo piccolo capolavoro è stato capace di fondere - grazie alla discrezione di un tratto d'inchiostro maestoso - cultura, mistero, fantascienza con un elemento quasi sconosciuto: la sensibilità. È con la tenerezza degli animi sensibili che si muovono all'interno di Pluto che questo fumetto riesce a conquistare il fruitore, il quale viene trasportato da un capo all'altro del mondo, e viene immerso in una trama scandita e puntuale, in un mosaico artistico fatto di passione e di sentimento.È qui che sta la genialità: nel poter vivere con gioia e dolore le avventure degli eroi, nel poter sentir palpitare i propri sentimenti, i propri ardori, le proprie emozioni insieme ad Atom, a Gesicht, a Helena, ad Epsilon, fino a sfondare quel muro di odio e di indifferenza che ammorba la terra e gli animi, e permettere alle lacrime di sgorgare, lavando le impurità dei cuori, sciogliendo perfino la fredda resistenza dell'acciaio. No, non è un fumetto per tutti, Pluto. Ma solo per chi ha il cuore di comprendere i drammi e le alterne vicende della vita, solo per chi riesce a bere l'amarezza e commuoversi accorgendosi di superarla, solo per chi riesce a piangere anche vedendo morire un pezzo di ferro.
E se dobbiamo apprendere dalle labbra di un robot questa lezione, facciamo nostre le parole di Pluto, il quale ci ammonisce e ripeterà per sempre che "non nasce niente dall'odio… "
Planetes
7.0/10
Recensione di grandebonzo
-
Dare un giudizio su "PlanetEs" è impresa ardua, anche perché, considerato il plauso generale tributatogli (è secondo nella top ten di sempre), mi sento di dover ponderare meticolosamente le mie non entusiastiche impressioni.
Partiamo dall'analisi della trama: l'idea di base è decisamente originale, descrivere la vita nello spazio dal punto di vista dei "raccogli-detriti", mansione che nel 2075, anno in cui è ambientata la serie, risulta di vitale importanza per la sicurezza di satelliti, navi spaziali e stazioni orbitanti. Nelle 26 puntate non ci sono grossi colpi di scena, in quanto la regia indugia soprattutto nell'affrescare nel modo più realistico possibile la vita quotidiana dei personaggi. A tratti l'anime ricorda il suo (ben più illustre) antesignano Patlabor, fors'anche per una certa somiglianza fisica tra la protagonista Ai Tanabe e la storica Noa Izumi: stessi ritmi rallentati, stesse atmosfere conviviali, stesso cameratismo, stessa inclinazione a descrivere i rapporti sociali.
A eccezione della parte finale, in cui si sviluppa una storia articolata su diverse puntate, gran parte degli episodi sono autoconclusivi, con una sceneggiatura, purtroppo, dalla qualità altalenante: il passato di Yuri, le vicende legate alle guerre sulla Terra, la malattia di Gigalt sono scorrevoli e piacevolmente introspettive. Altri momenti invece sono l'apoteosi della banalità; inguardabili sono, ad esempio, le puntate sui ninja della luna o quella del delinquente a bordo della nave spaziale. Per fortuna la parte migliore della serie riesce a mascherare queste cadute di tono, affrontando con acume molti temi interessanti, come la morte, la solitudine e il dolore dell'uomo, nonché tematiche sociali come la politica, l'ecologia o la guerra, analizzate dal punto di vista "oggettivo" dello spazio.
Di sicuro, come ampiamente sottolineato in altre recensioni, il punto di forza di "PlanetEs" è la caratterizzazione psicologica dei personaggi: non ce n'è uno che non abbia un senso all'interno della storia, che non abbia una sua ben definita personalità, che non contribuisca a creare quel perfetto ingranaggio che, nonostante alcune pecche dell'anime, riesce a tenere incollato lo spettatore allo schermo. Dall'ingenua e idealista Ai Tanabe al sognatore Hachirota Hoshino, al misterioso e gentile Yuri, alla nevrotica ma carismatica Fee, passando per tutta una teoria di personaggi che non si può definire secondari, il fascino esercitato da questo ben riuscito assortimento ravviva un interesse destinato altrimenti a scemare rapidamente.
Altro punto controverso è a mio parere l'ambientazione: non si può negare che la vita nello spazio venga descritta in maniera estremamente realistica, con maniacale cura dei dettagli; peccato però che alcuni evidenti anacronismi - la storia è ambientata nel 2075 - risultino davvero fastidiosi. Sinceramente non capisco il perché non aver collocato temporalmente "PlanetEs" in un immediato futuro, eventualmente in un ipotetico mondo parallelo (soluzione saggiamente adottata da Patlabor): non avrei storto il naso vedendo i protagonisti vestirsi come negli anni '80 o chiamare la Terra con un telefono con la cornetta. Dopo tutto quest'anime non è datato - risale al 2003 -, pertanto un po' più di immaginazione su quello che sarebbe stato il grado di tecnologia 70 anni dopo la produzione animata sarebbe stato apprezzato.
Anche il finale non mi ha convinto più di tanto: dopo la stupenda puntata 24 mi immaginavo un epilogo altisonante, crudo, spiazzante, che portasse a compimento l'evoluzione psicologica che nella seconda parte della serie coinvolge un po' tutti i protagonisti; invece ci si deve accontentare di uno pseudo happy-ending, coerente sì con l'atmosfera generale dell'opera, ma di certo non memorabile.
Tecnicamente siamo su livelli medi, con animazioni non sempre fluide e disegni a volte un po' approssimativi; il character design non mi ha entusiasmato, mentre non sono niente male i fondali e la rappresentazione di tutto ciò che è strettamente "meccanico" (astronavi, satelliti, tute spaziali, stazioni orbitanti…); le sigle e gli accompagnamenti musicali non sono particolarmente incisivi.
In definiva, "PlanetEs" è un anime discreto ma che non lascia il segno; inoltre, le potenzialità di base non pienamente sfruttate e il comparto tecnico non eccellente non giustificano, a mio parere, una media voto così alta.
Partiamo dall'analisi della trama: l'idea di base è decisamente originale, descrivere la vita nello spazio dal punto di vista dei "raccogli-detriti", mansione che nel 2075, anno in cui è ambientata la serie, risulta di vitale importanza per la sicurezza di satelliti, navi spaziali e stazioni orbitanti. Nelle 26 puntate non ci sono grossi colpi di scena, in quanto la regia indugia soprattutto nell'affrescare nel modo più realistico possibile la vita quotidiana dei personaggi. A tratti l'anime ricorda il suo (ben più illustre) antesignano Patlabor, fors'anche per una certa somiglianza fisica tra la protagonista Ai Tanabe e la storica Noa Izumi: stessi ritmi rallentati, stesse atmosfere conviviali, stesso cameratismo, stessa inclinazione a descrivere i rapporti sociali.
A eccezione della parte finale, in cui si sviluppa una storia articolata su diverse puntate, gran parte degli episodi sono autoconclusivi, con una sceneggiatura, purtroppo, dalla qualità altalenante: il passato di Yuri, le vicende legate alle guerre sulla Terra, la malattia di Gigalt sono scorrevoli e piacevolmente introspettive. Altri momenti invece sono l'apoteosi della banalità; inguardabili sono, ad esempio, le puntate sui ninja della luna o quella del delinquente a bordo della nave spaziale. Per fortuna la parte migliore della serie riesce a mascherare queste cadute di tono, affrontando con acume molti temi interessanti, come la morte, la solitudine e il dolore dell'uomo, nonché tematiche sociali come la politica, l'ecologia o la guerra, analizzate dal punto di vista "oggettivo" dello spazio.
Di sicuro, come ampiamente sottolineato in altre recensioni, il punto di forza di "PlanetEs" è la caratterizzazione psicologica dei personaggi: non ce n'è uno che non abbia un senso all'interno della storia, che non abbia una sua ben definita personalità, che non contribuisca a creare quel perfetto ingranaggio che, nonostante alcune pecche dell'anime, riesce a tenere incollato lo spettatore allo schermo. Dall'ingenua e idealista Ai Tanabe al sognatore Hachirota Hoshino, al misterioso e gentile Yuri, alla nevrotica ma carismatica Fee, passando per tutta una teoria di personaggi che non si può definire secondari, il fascino esercitato da questo ben riuscito assortimento ravviva un interesse destinato altrimenti a scemare rapidamente.
Altro punto controverso è a mio parere l'ambientazione: non si può negare che la vita nello spazio venga descritta in maniera estremamente realistica, con maniacale cura dei dettagli; peccato però che alcuni evidenti anacronismi - la storia è ambientata nel 2075 - risultino davvero fastidiosi. Sinceramente non capisco il perché non aver collocato temporalmente "PlanetEs" in un immediato futuro, eventualmente in un ipotetico mondo parallelo (soluzione saggiamente adottata da Patlabor): non avrei storto il naso vedendo i protagonisti vestirsi come negli anni '80 o chiamare la Terra con un telefono con la cornetta. Dopo tutto quest'anime non è datato - risale al 2003 -, pertanto un po' più di immaginazione su quello che sarebbe stato il grado di tecnologia 70 anni dopo la produzione animata sarebbe stato apprezzato.
Anche il finale non mi ha convinto più di tanto: dopo la stupenda puntata 24 mi immaginavo un epilogo altisonante, crudo, spiazzante, che portasse a compimento l'evoluzione psicologica che nella seconda parte della serie coinvolge un po' tutti i protagonisti; invece ci si deve accontentare di uno pseudo happy-ending, coerente sì con l'atmosfera generale dell'opera, ma di certo non memorabile.
Tecnicamente siamo su livelli medi, con animazioni non sempre fluide e disegni a volte un po' approssimativi; il character design non mi ha entusiasmato, mentre non sono niente male i fondali e la rappresentazione di tutto ciò che è strettamente "meccanico" (astronavi, satelliti, tute spaziali, stazioni orbitanti…); le sigle e gli accompagnamenti musicali non sono particolarmente incisivi.
In definiva, "PlanetEs" è un anime discreto ma che non lascia il segno; inoltre, le potenzialità di base non pienamente sfruttate e il comparto tecnico non eccellente non giustificano, a mio parere, una media voto così alta.
Planetes
10.0/10
Avatar della “teoria dell’Amore” applicata alla fantascienza per eccellenza, PlanetES si colloca direttamente nell’olimpo degli anime come uno dei titoli più importanti, profondi e maturi di sempre, capolavoro super partes ricco di particolari sia tecnici sia astratti.
Si può cadere in errore pensando che questa serie TV segua una trama futuristica, al limite del fantascientifico e contornata da personaggi ben caratterizzati, poiché in realtà si tratta esattamente dell’opposto: i protagonisti sono il vero fulcro di PlanetES e tutto v’è costruito intorno. Alla stregua di consumati attori teatrali, salgono su un meraviglioso, vivido palcoscenico e riescono a strabiliare tramite una naturalezza tangibile e un realismo per nulla astratto, molto terreno, semplicemente mostrando allo spettatore ciò che di più importante dispongono: la loro vita.
In un futuro prossimo ambientato nel 2075, attraverso uno spazio orbitale credibilissimo e plausibile, pregno di problemi e tematiche per nulla decontestualizzate, si districa una delle vicende più toccanti e interessanti che il mondo degli anime ci abbia mai mostrato.
È il realismo, l’arma segreta di PlanetES: niente combattimenti mozzafiato, niente supereroi, niente follie o fantasie; la sua vera forza, il suo successo indiscusso deriva da questioni che riesce a intavolare così verosimilmente da assomigliare più a un film che a un anime, capace di rievocare la nostra semplice vita tramite particolari di tutti i giorni, come un litigio in ufficio, un amore non corrisposto, una serata con gli amici, una delusione o una lacrima nascosta e soprattutto un’introspezione accuratissima e realistica delle paure, dei sogni e dei sentimenti di ognuno dei personaggi. E quando PlanetES va ad abbracciare questioni ancora più grandi come le guerre nel mondo - combattute più per convenienza che per necessità - o temi astratti come il razzismo, l’amore in tutte le sue forme, l’amicizia, l’odio, l’invidia, i desideri e le ambizioni, traccia le linee per quel capolavoro che si completerà una volta visionatolo per intero. Sono elementi che girano intorno a ognuno di noi, ci toccano nella vita di tutti i giorni eppure ci paiono distanti, lontani, per nulla plasmabili dalla nostra volontà. La stessa identica sensazione che i due protagonisti di questa saga possiedono, due semplici impiegati della “Sezione Detriti”: Ai Tanabe, una ragazza esplosiva e ottimista che crede nell’amore e nel prossimo più di quanto la razionalità possa indurre a fare, e Hachirota “Hachimachi” Hoshino, il suo “sempai”, l’asso di questa Sezione Detriti, che altro non è se non la branca di netturbini adibiti alla raccolta di “spazzatura spaziale” che gravita intorno alla Terra, una marea di detriti sparsa fra satelliti, stazioni orbitanti e sonde esploratrici.
Altresì magistrale è la semplicità con cui gli autori comunicano allo spettatore le emozioni dei personaggi principali, coinvolti in vicissitudini più o meno complicate, le quali si intrecciano spesso e volentieri con vari personaggi-spalla, anch’essi dotati d’un realismo e di una vivacità senza pari.
Prima di giungere a un finale in crescendo che probabilmente rimarrà negli annali come uno dei più belli e intensi di sempre, PlanetES propone in chiave metaforica e piuttosto originale i dilemmi che da sempre accompagnano l’esistenza umana: da dove veniamo, chi siamo, cosa vi sarà dopo la morte.
Ma non si ferma qui: alla stregua di una vera e propria metafora esistenziale, prospetta un viaggio psicologico all’interno dei desideri e delle paure dei protagonisti dove ogni spettatore potrà rispecchiarsi facilmente.
Sullo sfondo lontano di una Terra azzurra cosparsa di nubi bianchissime, così splendida da apparire immacolata (e priva di quei confini che gli uomini stessi si sono arrogati il diritto di tracciare), politici corrotti continuano a compiere nefandezze, infischiandosene delle disastrose condizioni in cui versa il pianeta Terra; numerose guerre vengono combattute solo per il tornaconto di un pugno di esseri vili e spietati il cui unico dio è il dannato denaro: sfaccettature di un anime che gronda realismo e che propone molto più di una trama legata ai personaggi che possiede. È la difficile e dura realtà in cui, dolenti o nolenti, viviamo, e che questo capolavoro ci mette di fronte tramite differenti punti di vista, capaci di aprirci la mente e farci riflettere come raramente accade.
Accompagnato da un comparto sonoro eccezionale, le animazioni si dimostrano due spanne sopra tutti gli altri lavori dello stesso periodo; imparagonabile è lo studio minuzioso - per non dire maniacale – della meccanica e di come viene rappresentata. Realistico è il chara design, bella e profonda l’opening, capace di mettere insieme come pezzi di un puzzle alcuni momenti fondamentali dei protagonisti e l’evoluzione storica dell’uomo che nel corso del Novecento è riuscito, studio dopo studio, sacrificio dopo sacrificio, a volare oltre il cielo e a solcare lo spazio eterno e infinito. Da sottolineare anche la sigla finale che accompagna i titoli di coda dell’ultima puntata, davvero emozionante.
“Un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”.
PlanetES si potrebbe racchiudere così, una vera e propria pietra miliare, più di uno slice of life, più di un semplice anime: è la rappresentazione meglio riuscita dello scorrere della vita, del progredire di quella bestia intelligente che è l’essere umano, dell’evoluzione e dell’eterna curiosità che l’uomo stesso possiede, reo d’una sete implacabile e inarrestabile.
Si può cadere in errore pensando che questa serie TV segua una trama futuristica, al limite del fantascientifico e contornata da personaggi ben caratterizzati, poiché in realtà si tratta esattamente dell’opposto: i protagonisti sono il vero fulcro di PlanetES e tutto v’è costruito intorno. Alla stregua di consumati attori teatrali, salgono su un meraviglioso, vivido palcoscenico e riescono a strabiliare tramite una naturalezza tangibile e un realismo per nulla astratto, molto terreno, semplicemente mostrando allo spettatore ciò che di più importante dispongono: la loro vita.
In un futuro prossimo ambientato nel 2075, attraverso uno spazio orbitale credibilissimo e plausibile, pregno di problemi e tematiche per nulla decontestualizzate, si districa una delle vicende più toccanti e interessanti che il mondo degli anime ci abbia mai mostrato.
È il realismo, l’arma segreta di PlanetES: niente combattimenti mozzafiato, niente supereroi, niente follie o fantasie; la sua vera forza, il suo successo indiscusso deriva da questioni che riesce a intavolare così verosimilmente da assomigliare più a un film che a un anime, capace di rievocare la nostra semplice vita tramite particolari di tutti i giorni, come un litigio in ufficio, un amore non corrisposto, una serata con gli amici, una delusione o una lacrima nascosta e soprattutto un’introspezione accuratissima e realistica delle paure, dei sogni e dei sentimenti di ognuno dei personaggi. E quando PlanetES va ad abbracciare questioni ancora più grandi come le guerre nel mondo - combattute più per convenienza che per necessità - o temi astratti come il razzismo, l’amore in tutte le sue forme, l’amicizia, l’odio, l’invidia, i desideri e le ambizioni, traccia le linee per quel capolavoro che si completerà una volta visionatolo per intero. Sono elementi che girano intorno a ognuno di noi, ci toccano nella vita di tutti i giorni eppure ci paiono distanti, lontani, per nulla plasmabili dalla nostra volontà. La stessa identica sensazione che i due protagonisti di questa saga possiedono, due semplici impiegati della “Sezione Detriti”: Ai Tanabe, una ragazza esplosiva e ottimista che crede nell’amore e nel prossimo più di quanto la razionalità possa indurre a fare, e Hachirota “Hachimachi” Hoshino, il suo “sempai”, l’asso di questa Sezione Detriti, che altro non è se non la branca di netturbini adibiti alla raccolta di “spazzatura spaziale” che gravita intorno alla Terra, una marea di detriti sparsa fra satelliti, stazioni orbitanti e sonde esploratrici.
Altresì magistrale è la semplicità con cui gli autori comunicano allo spettatore le emozioni dei personaggi principali, coinvolti in vicissitudini più o meno complicate, le quali si intrecciano spesso e volentieri con vari personaggi-spalla, anch’essi dotati d’un realismo e di una vivacità senza pari.
Prima di giungere a un finale in crescendo che probabilmente rimarrà negli annali come uno dei più belli e intensi di sempre, PlanetES propone in chiave metaforica e piuttosto originale i dilemmi che da sempre accompagnano l’esistenza umana: da dove veniamo, chi siamo, cosa vi sarà dopo la morte.
Ma non si ferma qui: alla stregua di una vera e propria metafora esistenziale, prospetta un viaggio psicologico all’interno dei desideri e delle paure dei protagonisti dove ogni spettatore potrà rispecchiarsi facilmente.
Sullo sfondo lontano di una Terra azzurra cosparsa di nubi bianchissime, così splendida da apparire immacolata (e priva di quei confini che gli uomini stessi si sono arrogati il diritto di tracciare), politici corrotti continuano a compiere nefandezze, infischiandosene delle disastrose condizioni in cui versa il pianeta Terra; numerose guerre vengono combattute solo per il tornaconto di un pugno di esseri vili e spietati il cui unico dio è il dannato denaro: sfaccettature di un anime che gronda realismo e che propone molto più di una trama legata ai personaggi che possiede. È la difficile e dura realtà in cui, dolenti o nolenti, viviamo, e che questo capolavoro ci mette di fronte tramite differenti punti di vista, capaci di aprirci la mente e farci riflettere come raramente accade.
Accompagnato da un comparto sonoro eccezionale, le animazioni si dimostrano due spanne sopra tutti gli altri lavori dello stesso periodo; imparagonabile è lo studio minuzioso - per non dire maniacale – della meccanica e di come viene rappresentata. Realistico è il chara design, bella e profonda l’opening, capace di mettere insieme come pezzi di un puzzle alcuni momenti fondamentali dei protagonisti e l’evoluzione storica dell’uomo che nel corso del Novecento è riuscito, studio dopo studio, sacrificio dopo sacrificio, a volare oltre il cielo e a solcare lo spazio eterno e infinito. Da sottolineare anche la sigla finale che accompagna i titoli di coda dell’ultima puntata, davvero emozionante.
“Un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”.
PlanetES si potrebbe racchiudere così, una vera e propria pietra miliare, più di uno slice of life, più di un semplice anime: è la rappresentazione meglio riuscita dello scorrere della vita, del progredire di quella bestia intelligente che è l’essere umano, dell’evoluzione e dell’eterna curiosità che l’uomo stesso possiede, reo d’una sete implacabile e inarrestabile.
Planet ES è molto probabile che lo prenderò nella nuova riedizione di lusso della panini.
Quando uscì la prima edizione non mi attirava neanche un po', ma visto le opinioni positive ho deciso dei fidarmi
Di Planetes ho letto solo il manga; mi piacerebbe prima o poi recuperare l'anime.
Tempo tiranno e università si sa che non vanno d'accordo quindi con calma leggerò tutto (e sarà dura
PlanetES è una serie che leggerò (almeno il 1 della riedizione Planet lo piglio) e che vorrei vedere...
Peccato
Pluto sinceramente non mi ha mai attirato e non l'ho comprato,e non credo lo leggerò.
Consigliatissimo.
PlanetES, invece, non mi sembra nulla di che, personalmente la trama non mi entusiasma non amando particolramente gli episodi autoconclusivi.... Però visti i voti altissimi di quest'anime prima o poi ci farò un pensierino, anche se sicuramente guarderò prima altri anime che giudico più interessanti...
Io l'ho trovato completo coi primi tre numeri ristampati al prezzo di copertina.
Quotone generale sul 7 a PlanetES - nulla di che, molto sopravvalutato, sarà che l'ambientazione spaziale dà l'apparenza di un contenuto originale.. - e il 10 su Pluto. Io lo finirò di acquistare domani pomeriggio e fremo dalla voglia di terminarlo!
Di PlanetES ho visto un paio di episodi ma mi hanno annoiata a morte quindi l'ho troncata.
E adesso mi ritrovo con un manga ed un anime in più da vedere.
Pluto è eccezionale, altro che cali nel finale, nemmeno lontanamente.
In Pluto non ci sono cali, e se proprio dovessi sforzarmi a trovarne uno sarebbe nella parte centrale.
Però io gli darei un 9, non il voto massimo.
Su Planetes non mi esprimo perchè non l'ho visto (ma non è comparso un po' troppe volte quest'anime in questa rubrica?)
Planetes mi manca, e' sulla mia lista da tantissimo tempo, prima o poi verra' il suo turno.
P.S. Kazuya che vuol dire serie con la "A" maiuscola??
Bello Pluto, anche se non è il miglior Urasawa.
Anime e manga di Planetes differiscono in più punti. Il manga scorre via più facilmente dell'anime, ma si vede che in quest'ultimo Taniguchi abbia dovuto rispettare qualche imposizione contrattuale per allungare il brodo. Nonostante tutto è riuscito a imprimere il suo marchio in ogni puntata. Tra l'altro Planetes vanta un doppiaggio italiano tra i migliori che abbia mai sentito, sia come adattamento che come interpretazione.
Comunque avrei preferito su Planetes una recensione sia sul manga che sull'anime, anzichè due soltanto su quest'ultimo, ma immagino che un titolo animato così famoso porti inevitabilmente a punti di vista e percezioni differenti, che meritano visibilità nella stessa misura.
Quindi complimenti ai recensori e pollice verde a tutti e tre
Ottime recensioni!
Pluto mi ha lasciato così così: per 3/4 della sua durata decisamente di alto livello, ma finale così moscio e senza verve che è stata una delusione assoluta.
E complimenti pure ad Alucard80 per la sua analisi di PlanetEs, davvero ben scritta e ben argomentata, nonostante non condivida alcune sue considerazioni. Al di là dei meriti che questa serie indubbiamente possiede (ovvero la descrizione di un microcosmo sociale in un ambiente di lavoro alquanto particolare), trovo infatti il modo in cui affronta certi temi troppo pomposo, quasi artefatto.
Sintetica (e non è un difetto!) e molto interessante anche la rece di Luigi.
@God87: a dirtela tutta, come voto finale ero indeciso tra 7 e 8. Ho optato per il 7 perché ho visto PlanetEs dopo aver letto le opinioni estremamente favorevoli dell'utenza di Animeclick.it, e sono rimasto un po' deluso. Inoltre, le scene che tu trovi divertenti io invece non le ho proprio digerite (le critiche sono dirette a quest'anime in particolare, dato che non ho visto opere di Taniguchi precedenti PlanetEs), ma questi sono, ovviamente, gusti personali.
Planetes l' ho visto qualche anno fà,ospite di un amico che ce l' aveva e mi è piaciuto così tanto che tempo dopo comprai anche io tutti i dvd.In seguito recuperai anche i 4 volumi del manga,ma preferisco l' anime.
Pensando a Pluto, mi sta venendo in mente lo sfizio di avere un articolo di questa rubrica tutta su Naoki Urasawa <3
Scusatemi, ma sono l'unica che si è commossa leggendolo?
Planetes lo devo ancora leggere, ma il giudizio degli altri utenti mi fanno ben pensare che quello che ho in scaffale sia una perla rara...
Complimenti a tutte le recensioni.
Pluto è, a mio parere, uno dei titoli fantascientifici meglio riusciti di sempre. Solamente lui poteva realizzare una vicenda di tale livello. È alquanto difficile trovare qualcuno che odi PlanetES, meraviglioso sotto tutti i più svariati aspetti. Vivi complimenti ai recensori.
Comunque personalmente sono più d'accordo con la rece da 10!
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