Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

Per questo appuntamento sono stati selezionati titoli prettamente di fantascienza con ambientazione tendenzialmente spaziale: Cowboy Bebop, Mobile Suit Victory Gundam, Planetes.

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10.0/10
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Di solito sto sempre lontana un miglio dagli anime la cui trama ha la lunghezza di un rigo. Se poi il plot puzza di trito e ritrito scateno gli anatemi.
"Cowboy Bebop" quindi sulla carta ha tutti gli elementi per farmi schifo. Quest'anime infatti parla di un ex poliziotto, un'ex truffatrice e un ex mafioso che fanno i cacciatori di taglie. Nello spazio. Cowboy Bebop, fine.
Nonostante le cattive premesse, questo è l'anime che più amo citare quando voglio dimostrare che è una falsità dire che l'animazione anni novanta sia di più scarsa qualità rispetto a quella dei decenni precedenti. Perché Cowboy Bebop è un capolavoro, sotto ogni punto di vista.
Ma cos'è che ha reso grande una serie del genere, perché dare dieci a un anime dalla trama così banale e per giunta formata al 90% da episodi stand alone? Semplice: perché questo è un anime che gioca a fare il film di genere, e ci riesce alla grande. Gangster movies, noir, hard boiled, polizieschi, spaghetti western... c'è tutto questo universo in Cowboy Bebop, perfettamente riprodotto e mischiato in ogni puntata.

Si può notare quanto questa serie abbia un enorme debito nei confronti del cinema a partire dalle svariate citazioni, come l'indimenticabile sarabanda di animatroni nell'episodio Pierrot le Fou, che sembra stare a metà tra "8 e 1/2" e un film della Disney. Ciò però è reso ancora più evidente dai personaggi, i quali sembrano tutti presi di peso da un film pulp. Sono infatti tutti eroi negativi, hanno perennemente una sigaretta accesa tra le labbra, modi di fare estremamente cool, e hanno ovviamente un controverso e misterioso passato, ma non aspettatevi voli pindarici narrativi. I luoghi comuni narrativi si sprecano: per esempio Spike, l'ex mafioso, è in cerca della sua donna Julia, la cui persona è legata all'abbandono dell'organizzazione mafiosa di cui era membro; Jet, l'ex poliziotto, ha mollato la polizia disgustato dalla corruzione del suo distretto. Ma ciò non è un difetto, anzi, è perfetto per rendere credibile l'atmosfera da B movie di cui è intrisa tutta la serie, atmosfera che si esplica ancor più magnificamente grazie a dialoghi imbevuti di cinismo e sarcasmo. Non aspettatevi infatti pistolotti morali sul bene e sul male da parte di nessuno: Spike e compagnia spesso sono peggio dei criminali che arrestano. Tuttavia l'amara ironia di fondo riesce in alcuni episodi a tramutarsi in maniera eccellente in malinconia allo stato puro, regalandoci così momenti dall'intensità drammatica memorabile.

La domanda però sorge legittima ancora una volta: perché ambientare questa serie nello spazio? Che c'entra l'elemento fantascientifico? Niente. O per dirla meglio, è un geniale espediente narrativo per ampliare al massimo la gamma di ambientazioni delle varie puntate, senza nessuna forzatura alla sceneggiatura. Spike, Jet e Faye vanno a caccia di taglie per tutto il Sistema Solare, ma certo non incontrano insetti giganteschi o mostri macrocefali. Anche in questo caso le citazioni si sprecano. I pianeti su cui in ogni puntata atterrano i nostri eroi sono perfette riproduzioni di location tipiche dei film, come saloon, deserti, periferie desolate, fumosi caffè anni trenta, casinò, le casbah arabe... potrei continuare all'infinito.

Dal punto di vista tecnico, prima di parlare d'altro, non si può non dedicare il giusto spazio alla colonna sonora, forse l'elemento di maggior risalto dell'anime. Se Cowboy Bebop è tutto una carrellata di spunti grafici e narrativi tanto è forte la commistione di generi e ambientazioni cinematografiche e non, la colonna sonora non è da meno: una varietà enorme di brani jazz, blues, ma anche rock, funk e chi più ne ha ne metta.
A completare il quadro, poi, ci sono disegni e animazioni di così alta qualità che, nonostante siano passati ormai quasi tre lustri dalla sua realizzazione, è ancora difficile trovare qualcosa di più ben fatto.
Per concludere: se l'idea che Neon Genesis Evangelion sia considerato la migliore serie animata degli anni novanta vi fa accapponare la pelle, prendete in considerazione Cowboy Bebop. Perché questo anime o piace o piace.



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'Victory' è il primo Gundam il cui gradimento è subordinato non alla sua qualità effettiva, ma al fatto che si siano viste, o meno, le serie precedenti.
È il leggendario Gundam per bambini affidato a un Tomino nel momento più depresso e incazzato della sua vita, preambolo per combattimenti e situazioni surreali, mecha "giocattolosi" (tra mobile suit insettiformi che ricordano gli aura battler di Dunbine e mostruosità robotiche dalle sembianze di draghi, formiche, ecc.), e un protagonista giovanissimo da un lato, un sadismo immotivato dall'altro. L'occasione del regista per esprimere senza freni inibitori il suo odio viscerale e universale, all'epoca, per la donna, qui nelle molteplici vesti di fidanzata, madre, amica d'infanzia, combattente e figura di comando (politico e militare), portatrice dei più deprecabili vizi che avranno terribili ripercussioni: frivolezza, tradimento, voltafaccia, gelosia, insensibilità, ingenuità, idealismo imbecille - il piano della regina di Zanscare del creare una società improntata sulla figura materna della donna. La serie è una disamina improntata sul disgusto, che verrà miracolosamente smentita anni dopo in "Brain Powerd" dove, con una nuova analisi, la femmina sarà riabilitata.

Per quanto ingenua e, a suo modo, immatura, quella dell'analisi comportamentale della donna è stata un'idea originale, e, bambini o meno, Tomino ha modo di esprimerla attraverso tutta la cattiveria sopita fino a quel momento: non a caso 'Victory' rappresenterà l'apice della sua crisi depressiva e, dopo di essa, ritroverà pace con il mondo cambiando completamente le atmosfere dei suoi nuovi lavori. In quest'occasione, però, gli infanti dell'epoca avranno avuto gli incubi: la serie è così sfacciatamente infame che la morte violenta di personaggi simpatici, lungo il suo dipanarsi, è pura routine. L'occasione di far affezionare lo spettatore ai vari comprimari, salvo ucciderli orribilmente nell'arco di pochi episodi solo per mortificare - non ha eguali la facilità con cui l'esercito Zanscare massacra chiunque gli stia minimamente antipatico, siano anche suoi soldati.

Chiaro che, con le sue finalità truci e vendicative e con l'imposizione Sunrise di fare una serie per bambini, a Tomino non interessasse raccontare chissà che storia o parlarci di chissà quali protagonisti: tutto è un riciclaggio senza fantasia degli stereotipi "gundamici" assimilati fino a quel momento, quindi ancora spazionoidi indipendentisti, newtype e cloni di Char, Haman, Sayla e Kai (addirittura il generale Revil!), senza contare una masnada di idee provenienti da F91 e addirittura da 'Ideon' (la figura del neonato Karlmann). Nel suo apparente scazzo Tomino dimentica così di dare una caratterizzazione forte agli eroi, che rimangono funzionali alla vicenda senza mai bucare lo schermo, e ribadisce fino allo spasmo, addirittura in 51 episodi, tutti i topoi classici della saga, tra storie d'amore appena sbocciate che finiscono in tragedia, armi segrete dei cattivi, cambio del Gundam protagonista a metà serie e una forte umanizzazione dei nemici che porta spesso, per non dire sempre, a esiti tragici, alla lunga stucchevoli. Questo per l'assoluta prevedibilità delle morti che, siano di comprimari o di villain "umani", sono sempre preannunciate da un maggior approfondimento di quel determinato personaggio a inizio puntata, unico momento in cui trova un minimo di profondità, in mezzo allo spropositato numero di schermaglie su cui si basa la serie, per provare a commuovere nel momento della sua dipartita.

Nulla di stimolante per i fan di vecchia data, ma paradossalmente, per quanto sia una serie inutile che non aggiunge niente, 'Victory' è tra i lavori più autoriali di Tomino.
Non si può infatti negare la "stilosità" della sceneggiatura: tutto già visto, ma scritto benissimo e, per metà serie, coinvolgente. Prima della consueta seconda parte basata su scontri spaziali ripetuti 'ad nauseam', la serie trova insperato carisma nel variegato numero di suggestive ambientazioni teatro delle battaglie (villaggi di montagna, acquedotti, catene montuose, una pittoresca base di lancio missilistica, ecc.), nelle atmosfere tese, nell'intrigante struttura a flashback dei primissimi episodi, che buttano di peso lo spettatore dentro la storia senza alcun preambolo salvo poi ricapitolare nelle puntate successive. Sopratutto, la resa degli scontri più duri e/o apocalittici è sublime, con una regia e un senso del pathos di alto livello. Scema tutto nella seconda parte trascinandosi stancamente fino alla fine, ma ecco tornare la luce nello scontro finale: trucido come ci si attende, ma reso in un modo magnificente, con insert song commoventi, sofferte dipartite e un triste epilogo capace di ripetere, sembrava impossibile, le atmosfere liriche e strazianti di 'Be Invoked', assurgendo forse a più intensa conclusione mai filmata da Tomino.

Controverso è il chara di Osaka, di una semplicità imbarazzante e inguardabile nei primi momenti, via via più apprezzabile e particolareggiato con l'avanzare della serie. Stessa cosa per il mecha: il primo modello di Victory Gundam, nella sua forma "facilotta" e priva di fierezza è quasi osceno, ma i nuovi modelli che appariranno saranno sempre più massicci. Notevoli invece sono le drammatiche tracce sonore, mentre deludenti sono le animazioni, con un medio budget che sembra assurdo pensando alla "sboroneria" tecnica di tutte le produzioni precedenti.

Alla fine trovo difficile stabilire a chi rivolgere le considerazioni finali: in linea teorica chiunque s'è già sciroppato buona parte delle serie precedenti non troverà elementi di interesse in 'Victory Gundam', tant'è che Tomino stesso non ci ha pensato due volte, come nel caso di ZZ, a disconoscerlo. Victory però, dopo l'insuccesso del precedente F91, pur in effettiva continuity, è stato anch'esso concepito come reboot per avvicinare nuove generazioni al marchio, e a questo tipo di pubblico potrebbe piacere, e anche molto. Da qui la difficoltà ad affibbiare un voto, che sarà la sintesi tra il valore effettivo dell'opera e quello di chi s'è già visto una qualsiasi serie precedente. Rimane da sé che Sunrise stessa si rese conto che era era tempo di rinnovarsi per evitare il pericolo di ulteriori fotocopie, ed è con questa mentalità che l'anno dopo uscirà 'G Gundam' e 'Victory' rimarrà l'ultima serie tv, ad oggi, ambientata nell'era spaziale.



10.0/10
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E' sempre più difficile realizzare opere che siano costruite artisticamente e che, a scapito del mercato, siano curate, approfondite, profonde. "PlanetES" è una di queste opere. Taniguchi ha preso spunto dall'altrettanto prodigioso manga di Yukimura per costruire una serie autonoma, estremamente gradevole pur nella sua (apparente) semplicità.

Spostando l'asse temporale al 2075, questa storia affronta molti di quelli che sono i grandi problemi della società attuale e che, con ogni probabilità, continueranno negli anni a venire a determinare differenze e divisioni fra gli esseri umani: in quest'anime si parla di guerre, di confini, di fame e povertà, di lobby economiche e sfruttamento delle risorse. Problemi immensi, che sono trattati con estrema cura e attenzione, per evitare di scadere nella banalità: non c'è mai una critica netta a una categoria di comportamento, tutto è letto attraverso gli occhi dei personaggi che fanno parte di questo mondo. Così ogni ideale e ogni azione costituiscono una verità, un modo di agire sulla realtà per cambiarla, conquistarla, mutarla. Così, attraverso le immagini e le evocazioni di chi vive questa storia, ci interroghiamo sulla solitudine, sul rapporto fra gli esseri umani, sul valore degli obiettivi e dei sogni, sulla determinazione e sulla competitività, sull'amore e l'amicizia, sul senso dello stare insieme.
"PlanetES" costruisce un mondo reale, dove accadono fatti, che per alcuni possono essere ingiusti, sbagliati, terribili. Eppure, sempre, riusciamo a capire la complessità che c'è dietro agli eventi, potendo finalmente immedesimarci totalmente in una narrazione intrigante senza patteggiare mai completamente per una delle parti.

Non si tratta di una neutralità "politically correct", qui siamo ben oltre: l'idea è quella che la vita è una soltanto, lunga o breve, che può finire all'improvviso o coronarsi con un sogno meraviglioso. E in tutto questo gli ideali, le passioni, le motivazioni, giocano un ruolo complesso, intrecciato in ogni momento con il caso e l'incertezza. Riuscirò a realizzare me stesso? E se lo farò, sarò felice? Cosa manca alla mia vita? Di cosa ho paura?
E le risposte, semplicemente, sono sincere, vere; sono molteplici. E, soprattutto, non sono verità universali. Non si tratta di dare una morale, ma semplicemente di spingere a riflettere, a pensare, tenendo in considerazione che la realtà scorre ogni istante e muta, lasciandoci immersi in una solitudine ineluttabile, che si può sconfiggere solo se sappiamo quello che cerchiamo, solo se siamo in pace con noi stessi, riuscendo finalmente a non nasconderci dalla vita. Il rapporto con l'altro è visto al contempo come una risorsa, un vincolo, una zavorra. Nella profondità di questa narrazione trovano posto svariate sensibilità, che rispondono in modo diverso al bisogno d'amore che brucia dentro ogni essere umano.

Questa storia è quindi un piccolo capolavoro, che ci fa innamorare dei suoi personaggi, di tutti loro. Perché, finalmente, non si lascia da parte nessuno. Certo, ognuno ha i suoi spazi, ma non si pensi che quelli che possiamo definire "protagonisti" siano contornati da personaggi di supporto! In "PlanetES" ognuno è protagonista di una storia personale, unica, importante, della quale gli autori si sono presi cura, e per la quale noi ci siamo commossi.
E' bello sapere che questa storia è fatta di tanti individui così ben caratterizzati e interessanti, che è difficile non avere a cuore ognuno di loro. Anche perché, con forse due sole eccezioni, nessuno di loro può essere visto davvero come un "cattivo".

Insomma, "PlanetES" è una storia reale. Così reale che il progresso tecnologico e scientifico è costruito in modo sensato, realistico, preciso. Non si lascia niente al caso, non ci sono superarmi e teletrasporti, ogni elemento tecnico presente nella storia trova una sua collocazione nel contesto storico e scientifico presentato nell'anime: si tratta a tutti gli effetti di una serie hard-scifi, probabilmente meglio fatta di molti lungometraggi dello stesso genere.

E così, immersi in questa storia, accompagnati da una colonna sonora che sa sempre essere all'altezza delle aspettative, viviamo momenti di pura emozione, che a tratti riusciranno anche a fare scorrere qualche lacrima sincera.
Se volete immedesimarvi in un mondo che vi lascerà stupefatti, fidatevi di questo racconto che striscia leggero sfuggendo ai riflettori del grande pubblico. Cominciate un viaggio dentro voi stessi, verso lo spazio immenso che è dentro ognuno di noi, nella direzione dei nostri sogni più autentici, incantati da un racconto di amore e promesse, di distruzione e rancore, per ritrovare una direzione nuova, verso la stella del nostro domani.