Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Una rubrica dedicata oggi ai veri samurai! O forse dedicata a un samurai in particolare... Kenshin, il samurai vagabondo nato dalla matita di Nobuhiro Watsuki.
Vedremo dunque recensiti l'anime televisivo, il manga e l'OAV prequel Memorie del Passato.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Una rubrica dedicata oggi ai veri samurai! O forse dedicata a un samurai in particolare... Kenshin, il samurai vagabondo nato dalla matita di Nobuhiro Watsuki.
Vedremo dunque recensiti l'anime televisivo, il manga e l'OAV prequel Memorie del Passato.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
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Un dramma. Come pochi. "Kenshin - Memorie del Passato" è un’opera studiata e realizzata come un dramma altissimo e di uno spessore che appartiene solo alle opere grandi, in cui si percepisce un respiro ampio e intriso di tragedia e fatalità.
Io scrivo qualcosa quando un anime mi colpisce, solo quando vale la pena di dire qualcosa a riguardo - o quando mi diverte prenderlo per il culo, ma questa è un’altra storia. E certo Kenshin colpisce duro e non è consigliabile a tutti – uno scenario così truculento l’ho visto soltanto in "Berserk" e "Shigurui". C’è da dire che l’inizio è piuttosto caotico, con un macello di nomi tirati in mezzo, continui salti temporali (non perfettamente riusciti, per la verità) e un intreccio cospiratorio molto ingarbugliato. Ma dal secondo OAV il ritmo inizia a rallentare, tutto diventa più limpido e fluido, e soprattutto si comincia a respirare quel sentore di leggenda vivente e di epos che permeerà tutto la narrazione fino al suo epilogo sconcertante.
Della trama non si deve svelare niente perché ogni frammento è significativo e perfetto nella costruzione generale, e quindi finirei con il dire troppo e con il fare anche capire troppo. Quindi parlando d’altro – e che altro! La realizzazione tecnica è impeccabile, con disegni ottimi dalle linee precisissime e pulite, I colori riflettono i toni delle stagioni che si susseguono, non sono mai sgargianti e rendono sempre l’atmosfera realisticamente. Le animazioni sono impeccabili e vi è una caratterizzazione dei personaggi curata all’inverosimile – sia nella psicologia e negli atteggiamenti, sia negli abiti, negli accessori, nelle decorazioni, nelle armi e quant’altro. I fondali sono indescrivibili, così come le ambientazioni e le luci. Tutto è messo in risalto da una regia che, è vero perde un po’ di tempo a trovarsi, ma una volta ingranato regala scene e soprattutto inquadrature magistrali, tenendo un ritmo fluido senza incertezze, con oscillazioni di pause e tensioni mescolate in un continuum avvolgente.
Tutto cattura, nulla è casuale, e ogni elemento è profondamente voluto. Ma più di ogni altra cosa, risaltano Kenshin e Tomoe; le loro storie, la loro Storia, il loro incontro e di lì fino alla vita in comune, il suo senso trovato a passi lenti ma inesorabili, i loro sentimenti silenziosi e struggenti. Tali aspetti sono commoventi e angoscianti per la delicatezza e il pudore con cui vengono trattati. E dire che non ho nemmeno visto la serie TV (oh, sono 90!!! episodi, e immagino mica roba leggera alla Naruto), e degli OAV avevo intravisto solo qualche parte frammentariamente su MTV; ai tempi avevo sedici anni e lo mandavano dopo mezzanotte, infra settimanalmente - ma che ingiustizie sono queste?!
Quindi vederli ugualmente, tanto sono un prequel, non comporta uno spaesamento del tipo essersi trovati in mezzo a qualcosa di completamente sconosciuto. Forse l’unica cosa che purtroppo si perde è quel senso di svelamento di un passato che si è solo intravisto o presagito, nell’ombra del quale si aggira il samurai dalla cicatrice a croce; si perde quello che ha rappresentato, quello che ha suscitato in chi lo ha conosciuto dagli inizi, nel quale è diventato una parte dei ricordi della vita (come Evangelion per un’altra generazione). E forse anche questo effetto è stato attentamente ponderato e lasciato trapelare con maestria, per rendere palpabile il dramma del destino di Kenshin. Il dramma assoluto, epico, fatale, rosso e intenso come il sangue.
Io scrivo qualcosa quando un anime mi colpisce, solo quando vale la pena di dire qualcosa a riguardo - o quando mi diverte prenderlo per il culo, ma questa è un’altra storia. E certo Kenshin colpisce duro e non è consigliabile a tutti – uno scenario così truculento l’ho visto soltanto in "Berserk" e "Shigurui". C’è da dire che l’inizio è piuttosto caotico, con un macello di nomi tirati in mezzo, continui salti temporali (non perfettamente riusciti, per la verità) e un intreccio cospiratorio molto ingarbugliato. Ma dal secondo OAV il ritmo inizia a rallentare, tutto diventa più limpido e fluido, e soprattutto si comincia a respirare quel sentore di leggenda vivente e di epos che permeerà tutto la narrazione fino al suo epilogo sconcertante.
Della trama non si deve svelare niente perché ogni frammento è significativo e perfetto nella costruzione generale, e quindi finirei con il dire troppo e con il fare anche capire troppo. Quindi parlando d’altro – e che altro! La realizzazione tecnica è impeccabile, con disegni ottimi dalle linee precisissime e pulite, I colori riflettono i toni delle stagioni che si susseguono, non sono mai sgargianti e rendono sempre l’atmosfera realisticamente. Le animazioni sono impeccabili e vi è una caratterizzazione dei personaggi curata all’inverosimile – sia nella psicologia e negli atteggiamenti, sia negli abiti, negli accessori, nelle decorazioni, nelle armi e quant’altro. I fondali sono indescrivibili, così come le ambientazioni e le luci. Tutto è messo in risalto da una regia che, è vero perde un po’ di tempo a trovarsi, ma una volta ingranato regala scene e soprattutto inquadrature magistrali, tenendo un ritmo fluido senza incertezze, con oscillazioni di pause e tensioni mescolate in un continuum avvolgente.
Tutto cattura, nulla è casuale, e ogni elemento è profondamente voluto. Ma più di ogni altra cosa, risaltano Kenshin e Tomoe; le loro storie, la loro Storia, il loro incontro e di lì fino alla vita in comune, il suo senso trovato a passi lenti ma inesorabili, i loro sentimenti silenziosi e struggenti. Tali aspetti sono commoventi e angoscianti per la delicatezza e il pudore con cui vengono trattati. E dire che non ho nemmeno visto la serie TV (oh, sono 90!!! episodi, e immagino mica roba leggera alla Naruto), e degli OAV avevo intravisto solo qualche parte frammentariamente su MTV; ai tempi avevo sedici anni e lo mandavano dopo mezzanotte, infra settimanalmente - ma che ingiustizie sono queste?!
Quindi vederli ugualmente, tanto sono un prequel, non comporta uno spaesamento del tipo essersi trovati in mezzo a qualcosa di completamente sconosciuto. Forse l’unica cosa che purtroppo si perde è quel senso di svelamento di un passato che si è solo intravisto o presagito, nell’ombra del quale si aggira il samurai dalla cicatrice a croce; si perde quello che ha rappresentato, quello che ha suscitato in chi lo ha conosciuto dagli inizi, nel quale è diventato una parte dei ricordi della vita (come Evangelion per un’altra generazione). E forse anche questo effetto è stato attentamente ponderato e lasciato trapelare con maestria, per rendere palpabile il dramma del destino di Kenshin. Il dramma assoluto, epico, fatale, rosso e intenso come il sangue.
Kenshin, Samurai Vagabondo
9.0/10
XIX secolo, era Meiji (1968-1912). Il Giappone vive il più importante periodo della sua storia, segnato da cambiamenti radicali della società, ancora feudale, aperture dei rapporti con le altre nazioni dopo secoli di isolamento e infine uno straordinario progresso industriale. Un'era di transizione che conferisce all'imperatore tutti i poteri precedentemente in mano agli Shogun, si chiude così l'era dei Samurai.
Durante la rivoluzione che porterà a questo cambiamento, anni prima, un giovane samurai con il nome di Battōsai Himura faceva strage di coloro che si opponevano al nuovo governo.
Noto per la sua spietatezza e la sua abilità con la spada, esso sparì con il finire della rivoluzione diventando così un Ronin, ovvero un samurai vagabondo senza padrone. Ricompare anni dopo con il nome di Kenshin, porta con se una katana con lama invertita e si ritrova ad aiutare la giovane Kaoru Kamiya, proprietaria di un dojo, ma ben presto dovrà fare i conti con il suo scomodo passato.
Rurōni Kenshin è alto shonen, tra i migliori degli anni '90 - se non il migliore -, l'esordiente Nobuhiro Watsuki ("sensei" di un certo Eiichiro Oda, oltre che di Hiroyuki Takei) crea una splendida storia di combattimenti senza rinunciare a forti emozioni, romanticismo e storie parallele, con un ritmo calzante che difficilmente annoia.
Numerosissime le citazioni storiche, e la Star Comics è stata fenomenale ad arricchire i primi volumi di note e approfondimenti su quest'epoca tanto controversa quanto piena di sfumature e di indubbio fascino.
L'affresco di personaggi è enorme e variegato, impossibile non apprezzare almeno un paio di loro, sia buoni con il divertente teppista Sanosuke Sagara, la buffa kunoichi Misao Makimachi, sia i cattivi con le "dieci spade" e il loro diabolico e carismatico leader, Makoto Shishio. Non è un caso se il capitolo di Kyoto che va dal volume 8 al 18 sia in assoluto il migliore, mentre il successivo, il capitolo del "Jinchu", nonostante vanti la parte più toccante di tutta la storia (il lungo flashback di Kenshin e la sua tormentata storia con Tomoe) pecca sul fronte dei combattimenti e sia alleati che nemici sono qui trattati in modo più superficiale, oltre al fatto che Enishi perde il confronto con Shishio in quanto a carisma.
Nulla di grave comunque per quella che è una scorrevole serie di 28 volumi, vivacizzati anche dai numerosi "free talk" di Watsuki, dove il giovane mangaka ammette apertamente tutte le sue passioni e le sue influenze, in particolare videogiochi e action figures, alcuni personaggi sembrano infatti ispirarsi ai picchiaduro SNK, come Samurai Spirits o King of Fighters, dei quale è un grande fan.
Splendido poi il suo tratto, non esistono due personaggi simili fra loro (suvvia a parte i 4 gemelli cattivi sul finale, creati per lo più per tenere impegnati i personaggi di contorno), i disegni catturano subito e lo stile migliora notevolmente con il passare dei volumi, Watsuki dimostra di saper gestire bene sia le fasi di battaglie, con alcune tavole davvero eccezionali (il volume 17 per me è manuale di shonen moderno, molti mangaka oggi dovrebbero prendere ispirazione da esso), sia i momenti più romantici, con i personaggi che dimostrano grande forza espressiva, Kaoru su tutti.
Consigliato quindi a tutti, ai lettori di ieri quanto a quelli di oggi, Kenshin è la dimostrazione di come si possa fare un grande shonen senza contare unicamente su infiniti combattimenti e power-up, con una bellissima miscela di divertimento fracassone, dialoghi geniali, personaggi mai banali, momenti epici e citazioni storiche.
Ottimo, semplicemente.
Durante la rivoluzione che porterà a questo cambiamento, anni prima, un giovane samurai con il nome di Battōsai Himura faceva strage di coloro che si opponevano al nuovo governo.
Noto per la sua spietatezza e la sua abilità con la spada, esso sparì con il finire della rivoluzione diventando così un Ronin, ovvero un samurai vagabondo senza padrone. Ricompare anni dopo con il nome di Kenshin, porta con se una katana con lama invertita e si ritrova ad aiutare la giovane Kaoru Kamiya, proprietaria di un dojo, ma ben presto dovrà fare i conti con il suo scomodo passato.
Rurōni Kenshin è alto shonen, tra i migliori degli anni '90 - se non il migliore -, l'esordiente Nobuhiro Watsuki ("sensei" di un certo Eiichiro Oda, oltre che di Hiroyuki Takei) crea una splendida storia di combattimenti senza rinunciare a forti emozioni, romanticismo e storie parallele, con un ritmo calzante che difficilmente annoia.
Numerosissime le citazioni storiche, e la Star Comics è stata fenomenale ad arricchire i primi volumi di note e approfondimenti su quest'epoca tanto controversa quanto piena di sfumature e di indubbio fascino.
L'affresco di personaggi è enorme e variegato, impossibile non apprezzare almeno un paio di loro, sia buoni con il divertente teppista Sanosuke Sagara, la buffa kunoichi Misao Makimachi, sia i cattivi con le "dieci spade" e il loro diabolico e carismatico leader, Makoto Shishio. Non è un caso se il capitolo di Kyoto che va dal volume 8 al 18 sia in assoluto il migliore, mentre il successivo, il capitolo del "Jinchu", nonostante vanti la parte più toccante di tutta la storia (il lungo flashback di Kenshin e la sua tormentata storia con Tomoe) pecca sul fronte dei combattimenti e sia alleati che nemici sono qui trattati in modo più superficiale, oltre al fatto che Enishi perde il confronto con Shishio in quanto a carisma.
Nulla di grave comunque per quella che è una scorrevole serie di 28 volumi, vivacizzati anche dai numerosi "free talk" di Watsuki, dove il giovane mangaka ammette apertamente tutte le sue passioni e le sue influenze, in particolare videogiochi e action figures, alcuni personaggi sembrano infatti ispirarsi ai picchiaduro SNK, come Samurai Spirits o King of Fighters, dei quale è un grande fan.
Splendido poi il suo tratto, non esistono due personaggi simili fra loro (suvvia a parte i 4 gemelli cattivi sul finale, creati per lo più per tenere impegnati i personaggi di contorno), i disegni catturano subito e lo stile migliora notevolmente con il passare dei volumi, Watsuki dimostra di saper gestire bene sia le fasi di battaglie, con alcune tavole davvero eccezionali (il volume 17 per me è manuale di shonen moderno, molti mangaka oggi dovrebbero prendere ispirazione da esso), sia i momenti più romantici, con i personaggi che dimostrano grande forza espressiva, Kaoru su tutti.
Consigliato quindi a tutti, ai lettori di ieri quanto a quelli di oggi, Kenshin è la dimostrazione di come si possa fare un grande shonen senza contare unicamente su infiniti combattimenti e power-up, con una bellissima miscela di divertimento fracassone, dialoghi geniali, personaggi mai banali, momenti epici e citazioni storiche.
Ottimo, semplicemente.
Rurouni Kenshin TV
8.0/10
Recensione di Metaldevilgear
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A partire dal gennaio del 1996 il capolavoro di Nobuhiro Watsuki, "Rurouni Kenshin", si mostra anche in TV e accompagna il Giappone in un lungo viaggio che durerà circa due anni e bisserà il successo di una saga che può a tutti gli effetti considerarsi un classico, che ancora oggi funge da modello e che, sempre oggi, andrebbe ripresa e rivalutata dalle nuove generazioni di un Paese come il nostro, quasi ancora 'ignaro' (ahimè) della rilevanza di un colosso di tale portata. Colpa forse di un concetto d'animazione talmente legato alla tradizione da rientrare, per molti, in un genere 'di nicchia': un genere che non fa né del fan service, tantomeno di sotto-trame straripanti di personaggi e avvenimenti via via riciclati, il suo punto di forza, che è invece qui impiantato nell'essenza genuina e incontaminata dei suoi elementi, e allo stesso tempo nella profondità dei personaggi e delle situazioni. Se la semplicità e l'eleganza sono spesso considerate due delle fondamentali qualità estetiche della cultura giapponese fin dai tempi antichi, "Rurouni Kenshin" ha la capacità di reintegrare tali canoni in una sceneggiatura perfetta, che ammalia senza strafare, che rende la visione fruibile quanto l'immersiva lettura di un romanzo. E in effetti "Kenshin", incentrato sul racconto di rivolte sanguinarie, di macchinazioni politiche, di gesta eroiche e di faide, ma ammorbidito da aneddoti timidamente romantici, venato di umorismo candido, e infine edificato su una valida riproduzione storica, risalente al periodo Meiji (diciannovesimo secolo), che ne riprende non solo episodi di cronaca, ma anche aspetti sociali della quotidianità, potrebbe benissimo accostarsi a un lungo e accurato monogatari.
E a proposito di longevità, i novantacinque episodi che compongono la serie, pur mantenendosi su un'ottima media complessiva, si possono dividere in vari tronconi più o meno considerevoli. Il picco si raggiunge probabilmente verso i tre quarti dell'anime (epilogo della saga di Shishio Makoto), mentre è forse proprio nell'ultima parte che si avverte la difficoltà degli autori di chiudere l'opera senza poter più attenersi al fumetto, allora incompleto.
A non sentire affatto il peso di cotanti episodi, è piuttosto il comparto tecnico, che mai subisce l'ombra di un minimo calo o alterazione, neanche quando, dall'episodio 66 in poi, lo studio Gallop passerà la staffetta a quelli della Deen.
"Rurouni Kenshin" presenta una cura grafica imperitura che non ha niente a che vedere con le animazioni scarne, con la piattezza di un design scadente e con le scenografie inesistenti dei suoi odierni 'simili', cui siamo ormai abituati a 'giustificare' se composti da un elevato numero di puntate. La ciliegina sulla torta è offerta da Noriyuki Asakura, artefice di una colonna sonora memorabile, che incorpora motivi di vario genere, dando ovviamente maggiore attenzione alla tradizione.
Ad armonizzare il tutto con una regia accorta che appare ancora oggi moderna e addirittura irraggiungibile nella rappresentazione di certi combattimenti, è il lavoro di Kazuhiro Furuhashi, che si occuperà, ancora, della direzione degli splendidi OAV dedicati ai primi e agli ultimi anni di vita del samurai dai capelli scarlatti.
Ciò che mi resta da fare è consigliare caldamente la visione di questo capitolo fondamentale della storia dell'animazione giapponese, un'avventura che saprà allietarvi e avvincervi con l'atmosfera impareggiabile del Sol Levante ottocentesco e con il carisma dei suoi protagonisti.
E a proposito di longevità, i novantacinque episodi che compongono la serie, pur mantenendosi su un'ottima media complessiva, si possono dividere in vari tronconi più o meno considerevoli. Il picco si raggiunge probabilmente verso i tre quarti dell'anime (epilogo della saga di Shishio Makoto), mentre è forse proprio nell'ultima parte che si avverte la difficoltà degli autori di chiudere l'opera senza poter più attenersi al fumetto, allora incompleto.
A non sentire affatto il peso di cotanti episodi, è piuttosto il comparto tecnico, che mai subisce l'ombra di un minimo calo o alterazione, neanche quando, dall'episodio 66 in poi, lo studio Gallop passerà la staffetta a quelli della Deen.
"Rurouni Kenshin" presenta una cura grafica imperitura che non ha niente a che vedere con le animazioni scarne, con la piattezza di un design scadente e con le scenografie inesistenti dei suoi odierni 'simili', cui siamo ormai abituati a 'giustificare' se composti da un elevato numero di puntate. La ciliegina sulla torta è offerta da Noriyuki Asakura, artefice di una colonna sonora memorabile, che incorpora motivi di vario genere, dando ovviamente maggiore attenzione alla tradizione.
Ad armonizzare il tutto con una regia accorta che appare ancora oggi moderna e addirittura irraggiungibile nella rappresentazione di certi combattimenti, è il lavoro di Kazuhiro Furuhashi, che si occuperà, ancora, della direzione degli splendidi OAV dedicati ai primi e agli ultimi anni di vita del samurai dai capelli scarlatti.
Ciò che mi resta da fare è consigliare caldamente la visione di questo capitolo fondamentale della storia dell'animazione giapponese, un'avventura che saprà allietarvi e avvincervi con l'atmosfera impareggiabile del Sol Levante ottocentesco e con il carisma dei suoi protagonisti.
Se agli oav darei un 10, alla serie tv darei un 8.
Il manga invece non ho avuto l'opportunità di leggerlo, magari nel prossimo futuro lo farò.
Che tristezza!
E bravo anche Achille, le sue recensioni sono scritte in un modo tutto particolare, soprattutto quelle sui film di ghost in the shell.
Allora, innanzitutto mi è piaciuta davvero molto la recensione di Achille, che ormai può essere considerato tranquillamente tra i migliori recensori di animeclick, però trovo troppo bassino il voto.
Per me Memorie del passato merita IL MASSIMO dei voti, è un'opera perfetta sotto ogni punto di vista, se dovessi dare un perfect score a 3 di tutti gli anime che ho visto, Kenshin - Memorie del passato rientrerebbe sicuramente fra questi.
Riguardo la recensione di Twinkle, ahimè, trovo che ricaschi nella solita ingenuità nei confronti di quest'opera, ovvero nel ritenere la prima saga migliore della seconda.
Non ricordo in dettaglio i combattimenti, ma come si fa a dire una cosa del genere? >> sia alleati che nemici sono qui trattati in modo più superficiale
Ma è l'esatto contrario, in questa seconda saga i personaggi (soprattutto i protagonisti) godono di una profondità psicologica neanche paragonabile alla prima parte.
Il dramma di Kenshin, il dramma di Sanosuke, il dramma di Sanosuke... assieme al flashback, trovo che quelle parti siano le più belle del manga; parti situate all'inizio della seconda saga più o meno.
Ironia della sorte, trovo invece che qui il giudizio finale sia molto azzeccato.
Infine nulla da dire per la recensione di M3tal. Ho visto parte dell'anime, non tutto (i filler no), e mi sento d'accordo con quanto dice.
p.s. però ci sarebbe stata proprio bene un ultima recensione sugli oav conclusivi "capitolo del tempo"...
[EDIT] Noto che c'è il solito troll passato a spolliciare tutti indiscriminatamente...
Di questi ho visto i quattro oav prequel.
Il manga però ho intenzione di leggerlo prima o poi.
"Memorie del passato" è un piccolo capolavoro, meriterebbe un 10 pieno.
ù_ù
Il problema vero di Kenshin è che vuole essere un'opera tragica senza riuscirci: non è una vera opera tragica, ma soltanto un'opera triste. Tutto l'anime è infuso di tristezza invernale, anche dal punto di vista atmosferico, e pioggia e neve non mancano. Si capisce fin dall'inizio come andrà a finire; "Memorie del passato" è chiaramente un'opera che cerca in tutti i modi di suscitare tristezza nel lettore, ma a mio avviso ci riesce solo parzialmente. Kenshin non è certo uno stinco di santo e si merita una punizione per i suoi errori; e lo stesso, anche se in misura minore, si può dire per Tomoe. Un'opera veramente tragica invece si riconosce perché il dramma colpisce degli innocenti, persone che non hanno fatto assolutamente nulla per meritarsi un destino crudele. Vere opere tragiche, nel campo limitato degli anime di arti marziali, sono "Ninja Kamui" e "Basilisk", opere che tra l'altro hanno ambientazioni e personaggi di gran lunga più intriganti di quelle di "Memorie del passato".
In più non ho apprezzato molte scelte di sceneggiatura: in un anime che vorrebbe essere storico e realistico, vi pare credibile il piano portato a termine dai Tokugawa per uccidere Kenshin? Non facevano prima ad avvelenarlo o a sparargli? È credibile che i ninja attacchino Kenshin uno alla volta in singolar tenzone? Tutto questo andrebbe benissimo in un anime d'azione senza pretese, ma da un anime realistico mi aspetterei di più.
In conclusione la miniserie al massimo può fregiarsi del titolo di anime discreto, non certo di capolavoro.
Comunque nel complesso una grande serie che merita un otto pieno per l'anime, un nove per il manga e un dieci per Memorie del passato.
Il dramma di Kenshin, il dramma di Sanosuke, il dramma di Sanosuke... assieme al flashback, trovo che quelle parti siano le più belle del manga; parti situate all'inizio della seconda saga più o meno.
Ironia della sorte, trovo invece che qui il giudizio finale sia molto azzeccato.
Non sono d'accordo, se si esclude il flashback (che ho elogiato) la saga del jinchu non è altro che una sfida personale tra Kenshin e Enishi, i nemici del gruppo dei 6 di Enishi sembrano messi lì apposta solo per tenere impegnati Sanosuke, Saito e soci, nulla a che vedere invece con il carisma delle 10 spade, penso ad Anji nel volume 12 oppure a Seijuro Seta, senza scomodare Shishio ovviamente che per me è il cattivo perfetto.
Nei volumi finali l'autore è stato bravo a dedicare una storiella per ogni personaggio mentre Kenshin era in "stand by", Sanosuke che torna a casa, Yahiko che batte da solo l'uomo cannone ecc. ma poi riscade verso la fine nel combattimento sull'isola dove fa affrontare i comprimari contro 4 nemici gemelli anonimi e insulsi, al contrario del capitolo di Kyoto dove ogni battaglia aveva un suo pathos con strategie varie e nemici sempre diversi. Tutto questo imho ovviamente, se ho dato 9 è perchè considero Kenshin bello nella sua interezza, ho adorato quel manga dal primo all'ultimo volume, se per te è migliore la seconda parte nulla da aggiungere, le mie motivazioni (che non vedo ingenue dato che questo manga l'ho consumato, e se non sono l'unico a pensarla così significa che qualcosa c'è) le ho date, in fondo non mancano certo gli utenti che preferiscono una determinata serie di Sailor Moon o di DB ad un'altra, anzi se ciò è motivo di dibattito vuol dire che Kenshin nel suo complesso è davvero buono.
Splendide le altre recensioni.
Ho visto Memorie del passato e ho letto il manga, la serie animata avrei voluto vederla ma 95 episodi mi frenano!
Devo ammettere che degli oav non ho un gran ricordo, ma il manga l'ho riletto un miliardo di volte, mi son piaciuti soprattutto "i cattivi" e non mi ha mai annoiata.
Poi insomma, diciamocelo, Kenshin è il perfetto uomo di casa e marito ideale (so per certo che qualcuno concorderà con me)!
Tre splendide critiche, complimenti agli autori, e grazie per i consigli!
Mix perfetto di azione e sentimento, gag comiche e tragedie, con personaggi ben delineati e spesso con un passato che continua a pesare sul loro presente...che dire....il mio manga perfetto!!!
Della versione animata ho visto solo alcuni episodi e l'OAV "Capitolo del tempo" (struggente!!!)...dovrò sicuramente colmare questa lacuna!
Sono veramente innamorato della storia, veramente coinvolgente, dei personaggi, di tutto!
Un vero peccato che Watsuki, l'autore di questa opera, nonchè maestro dei più grandi mangaka dei giorni nostri (praticamente tutti i migliori autori di Shonen dal 2000 a oggi), non sia più riuscito a produrre manga dello stesso livello, che avessero la stessa alchimia di Kenshin...
Le prime due recensioni sono piuttosto belle, ma l'ultima... Pare l'anime del secolo, ma non si capisce bene di cosa tratti, in mezzo a tutti gli hint che il recensora butta la senza ordinarli in una sinossi precisa. Quindi se già non conosci il titolo ti pare tipo un epopea greca (in epoca samurai), cosa che assolutamente non è. In breve, una recensione molto poco credibile, soprattutto quando si mette a tessere le lodi di uno shonen che riesce a tenere per quai 100 episodi senza smalliature, e senza citare filler che sono sintomatici in produzioni del genere: Io uno shonen così non l'ho mai visto, e tra le righe, quando si parla di cambi di produzione e chiusura (forzata?) quando il manga è ancora in corso, mi fanno proprio pensare che no, l'anime non riesca a tenere 100 episodi manco col fischio...
Ho completato tutte le opere in questione di questo titolo, e posso affermare di aver apprezzato - il termine è a dir poco riduttivo - la serie TV in modo maggiore. E' senz'altro una perla che tutti dovrebbero conoscere, più di quanto non lo sia già. Certamente, il manga è di livello nettamente inferiore rispetto alla serie animata, ma è comunque meraviglioso e meritevole. Condivido in particolar modo la recensione sugli OAV della serie, che ho seguito più di recente e quindi valutato da poco. Complimenti ai recensori!
Purtroppo Kenshin non lo conosco molto bene ma mi interessava già all'epoca in cui leggevo le trame dei volumi nello spazio anteprima di "uno dei primi manga che collezionai in assoluto" (mi ricordo bene che aveva la costina azzurra, fischino le orecchie a qualcuno). Mi piacerebbe riprenderlo però
Sicuramente ho visto l'OAV ma è stato molto tempo fa e non riuscirei a riformulare un giudizio completo.
Complimenti ai samur... ehm
*SPOILER?*
La messa in scena della morte di Kaoru. Insomma, o un personaggio lo si fa morire o lo si fa vivere, non si cambia idea ogni due capitoli!
*FINE SPOILER*
Si più o meno.
Stesso discorso sugli OAV e la serie animata u_u
Comunque rimane uno dei migliori manga - anime degli anni 90 !!
@micheles: Vere opere tragiche, nel campo limitato degli anime di arti marziali, sono "Ninja Kamui" e "Basilisk"
Ho letto Basilisk e posso tranquillamente affermare che (pur il libro da cui è tratto essendo venuto prima) è la brutta copia di Kenshin.
Basilisk è un'opera fredda, che piazza un buon e tragico finale sì, ma buttato lì, senza ragionamenti o degne caratterizzazioni precedenti così da poter coinvolgere emotivamente.
In Kenshin è l'esatto opposto.
Kenshin è tutto quello che non è Basilisk.
in un anime che vorrebbe essere storico e realistico, vi pare credibile il piano portato a termine dai Tokugawa per uccidere Kenshin? Non facevano prima ad avvelenarlo o a sparargli?
I samurai hanno i loro ideali... e poi non ricordi che, soprattutto alla fine, volevano farlo soffrire prima di morire?
Si capisce fin dall'inizio come andrà a finire
E' impossibile sapere come andrà a finire.
Se tu sapevi che sarebbe andata a finire così, beh allora avrai sparato una cosa random e ti è andata bene, ma il finale non è affatto prevedibile.
@Twinkle: la saga del jinchu non è altro che una sfida personale tra Kenshin e Enishi
Ma è proprio quello il bello! E' una storia più personale, che tocca di più il protagonista ed emotivamente molto più toccante!
Enishi avrà anche un carattere di base stereotipato, ma io non ho incontrato un personaggio che rende così bene il senso della vendetta come lui.
i nemici del gruppo dei 6 di Enishi sembrano messi lì apposta solo per tenere impegnati Sanosuke, Saito e soci
Ma dai, e allora le 10 spade, così tante messe solo per far numero (e lo ammette lo stesso Watsuki)
@hgaxf: cioè è uno shonen di combattimenti un po' più serio ma che non rinuncia agli stereotipi del genere?
Allora, di molto superiore agli altri shonen ha:
-I contenuti
-I personaggi
-I combattimenti
Poi purtroppo ricalca qualche stereotipo, come il fatto che nei combattimenti a seconda dell'inquadratura o della frase pronunciata da un personaggio, si capisce l'esito della mossa/azione... questo è un brutto difetto però...
Poi, sempre parlando del manga, un altro difetto (comune a tutte le opere di Watsuki) è che le azioni in combattimento sono incasinatissime e non si capisce niente.
@Surymae: riguardo lo spoiler che hai fatto.. Watsuki mica "ha cambiato idea", è palese che aveva deciso fin dall'inizio di non farla morire...
LOL? Spiegami com'è possibile, visto che si tratta di adattamenti novelle scritte decenni prima. Magari vorrai dirmi che gli adattamenti seguenti sono freddi o mal fatti... ma brutta copia di un opera successiva, come si fa?
PS: A proposito, hai mica letto quei racconti per poterli confrontare?
Ho appunto specificato che il libro fosse nato prima... se parlo di "brutta copia" intendo che è un'opera simile ma che risulta peggiore sotto quasi tutti i fattori che le due opere hanno in comune (anzi qua toglierei il "quasi").
"Copia" in questo caso non sta ad indicare che Basilisk ha copiato a Kenshin.
E' impossibile sapere come andrà a finire.
Se tu sapevi che sarebbe andata a finire così, beh allora avrai sparato una cosa random e ti è andata bene, ma il finale non è affatto prevedibile.
Invece avevo capito tutto fin dai primi minuti per due motivi:
1) Kenshin non ha la cicatrice a forma di croce
2) l'atmosfera e' triste
Sommando le due cose mi sono detto: scommetto che va a finire con una scena tragica in cui Kenshin perde l'amata e si prende la cicatrice sul volto. Che scontatezza!
Per quanto riguarda Basilisk vista la prima puntata mi sono detto: vuoi vedere che va a finire proprio come finisce la prima puntata? Impossibile, non avranno il coraggio di fare una cosa del genere! Invece si', stupendo
Enishi avrà anche un carattere di base stereotipato, ma io non ho incontrato un personaggio che rende così bene il senso della vendetta come lui.
E che c'era bisogno di 10 volumi? Ma poi sto fatto che Enishi non vuole uccidere Kenshin ma solo farlo soffrire con il metodo che ben sappiamo fa perdere alla prima battaglia la credibilità che solo una battaglia mortale può dare. Makoto Shishio era tutt'altra cosa, lui incuteva terrore ed è lo stesso Watsuki, nell'ultimo volume, ad ammettere di aver in parte fallito con Enishi. free talk di pagina 58 volume 28: "l'influenza di Shishio su questo personaggio era ancora molto inensa, tanto che risulta incompiuto. Avrei dovuto scrivere non su una storia di Enishi e i 5 compagni ma di lui da solo contro tutti, e mentre combatteva contro Aoshi, Saito ecc. si sarebbe ferito gravemente ma avrebbe incalzato Kenshin pur di portare a termine la sua vendetta come una sorta di Terminator. Disegnato così sarebbe stato più solido e lineare ma ormai è troppo tardi per piangere sul latte versato".
Ma dai, e allora le 10 spade, così tante messe solo per far numero (e lo ammette lo stesso Watsuki)
Ma anche no, buona parte delle 10 spade aveva ognuno i loro ideali e dei validi motivi per combattere, al contrario dei 6 di Enishi che sono solo stupidi mercenari che ce l'hanno con Kenshin perchè qualche anno prima li ha umiliati, personaggi abbastanza patetici in confronto a Sanji che è stato il maestro di Sanosuke, o Seijuro Seta.
E poi lì lo scopo era fare una rivoluzione, quindi "il numero" dei nemici ha decisamente più senso rispetto alla vendetta personale.
Comunque i due capitoli si completano a vicenda, non nego l'importanza narrativa della seconda parte (ci mancherebbe), ma ciò non l'ha resa più divertente della prima.
Quindi non era il problema di essere una bella o brutta copia, ma di disambiguare il termine... dato che il termine 'copia' non c'entrava na mazza
Penso comunque di aver decifrato. Grazie >.>"
In Kenshin c'è una "preparazione" per le scene finali, i personaggi soffrono e pensano proprio per farti apprezzare al meglio quel tipo di finale, invece in Basilisk cosa c'è? Forse l'anime sarà diverso, ma nel manga il finale è buttato lì, i protagonisti che si amano non sono caratterizzati minimamente.
C'è coinvolgimento emotivo quando ci si riesce ad immedesimare in un personaggio, e ci si immedesima quando questo è grossomodo realistico o comunque credibile/ben caratterizzato... ma se i 2 peronsaggi di Basilisk non sono minimamente approfonditi, come ci si fa ad immedesimare e quindi ad avere un forte impatto emotivo con quel finale? Non me lo spiego, forse solo grazie alle musiche, magari tu hai apprezzato l'anime, ma io specifico che stavo parlando del manga.
Invece avevo capito tutto fin dai primi minuti per due motivi:
1) Kenshin non ha la cicatrice a forma di croce
2) l'atmosfera e' triste
Sommando le due cose mi sono detto: scommetto che va a finire con una scena tragica in cui Kenshin perde l'amata e si prende la cicatrice sul volto. Che scontatezza!
Ripeto quanto detto: hai fatto un collegamento che a te sembra logico ma in realtà non lo è (perchè se sei il primo che sento dire che il finale sia prevedibile, allora non può essere così scontato, no?), il caso ha voluto comunque che ci azzeccassi. Questione di "fortuna".
Per quanto riguarda Basilisk vista la prima puntata mi sono detto: vuoi vedere che va a finire proprio come finisce la prima puntata? Impossibile, non avranno il coraggio di fare una cosa del genere! Invece si', stupendo
Ah ecco, quindi hai visto l'anime.
Mi ero inoltre dimenticato di dirti che invece per me è stato proprio Basilisk ad avere un finale prevedibilissimo, soprattutto per un paio di citazioni di inizio volume messe dall'autore.
Vabbè, sui manga/anime a sfondo storico ho capito che siamo i due poli opposti
@Solaris: "pensi" di aver decifrato? E damme 'na soddisfazione ogni tanto! XD Se hai ancora qualche dubbio sulla mia interpretazione posso chiarirtelo.
Questo è quello che avevo capito io. Se sbaglio, correggimi.
Se è così io ho visto troppo poco sia di Kenshin che di Basilisk per poter giudicare, però da quel che so, le storie hanno una base completamente diversa, non solo nel concept che per Basilisk è fantasy ma anche nel periodo storico nel quale sono ambientate.
E per di più l'OAV di Kenshin, sempre per quel che ho visto (mi manca il finale) ha un'aria completamente diversa dalla serie animata. Narra per lo più di come Kenshin si sia procurato la famosa ferita, e lo fa con un tono completamente diverso dalla serie TV, molto più cupo e serio.
Sinceramente, l'OAV mi stava piacendo molto, e molto di più della serie.
Comunque anch'io preferisco di gran lunga gli oav alla serie animata.
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