Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Sulla scia dell'appuntamento di un paio di settimane fa, una rubrica, quella di oggi, ancor più all'insegna degli "sconsigliati": L'uomo che cammina (manga di Taniguchi), Puella Magi Madoka Magika e Street Fighter - Sfida Finale (il film dal vivo con Van Damme).
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Sulla scia dell'appuntamento di un paio di settimane fa, una rubrica, quella di oggi, ancor più all'insegna degli "sconsigliati": L'uomo che cammina (manga di Taniguchi), Puella Magi Madoka Magika e Street Fighter - Sfida Finale (il film dal vivo con Van Damme).
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
L'Uomo che Cammina
2.0/10
Va bene, adesso basta, non posso continuare così. Devo elevarmi come lettrice e spettatrice, non posso andare avanti leggendo e vedendo storie con scolarette in microgonna e divisa - guarda caso - sempre lacerata sulla loro quinta di reggiseno che salvano il Giappone da un'invasione aliena in maniere che non prevedono la minima plausibilità. Con Gourmet è andata male, ancora mi chiedo disperata come sia possibile che non mi sia potuta piacere la storia di un uomo che va in giro per ristoranti. Con L'Uomo che Cammina però andrà meglio, sento già l'odore di capolavoro: insomma chi non resterebbe stregato dalla storia di un uomo che passeggia e basta? Questa recensione sarà dunque la cronaca appassionata ed appassionante del mio viaggio mentale nel capolavorissimo di Taniguchi.
Ore 14:00 di un qualunque sabato
Ecco tra le mie indegne mani il volumetto della Planet Manga. Lo apro e inizio a immergermi nella poetica poesia di un uomo che cammina e guarda il paesaggio, ah che trama appassionante...
Ore 14:30
L'uomo sta ancora camminando e guardando paesaggi. No vabbè, ma ho preso il caffè, mi tengo bella vigile che se magari arriva la poesia e mi scappa mentre mi addormento poi va a finire che non mi piace. Ce la posso fare, me la sento.
Ore 15:30
"Sammy Sweethearth sta ancora appresso a Ronnie? Ma che noia questi due, sono la cosa più insopportabile di Jersey Shore, io darei più spazio a Deena e Snookie! Come dici? Ah sì, ok ci sentiamo per domani ok? Ciao!"
Cosa stavo facendo? Ah, stavo leggendo L'Uomo che Cammina, che mi devo elevare. Ok, piccola distrazione di un'ora, adesso ricomincio da dov'ero rimasta a pagina... pagina... pagina 5! Dai che ce la faccio!
Ore 17:00
L'Uomo sta ancora camminando e godendosi il paesaggio, ma adesso arriva la poesia e me la godo tutta. No, smettetela, non è vero che io aspetto solo che arrivi la scolaretta con la microgonna e la divisa lacerata sulla sua quinta di reggiseno e prenda in ostaggio l'uomo che cammina dopo una rapina per scappare insieme a Tijuana.
Ore 21:00
Vabbè pausa dai miei sacri intenti di elevatura intellettuale che c'è Italia's Got Talent, continuo dopo L'Uomo che Cammina, giuro.
Ore 00:00
Momento, mi guardo la mail e poi prometto che ricomincio... Uh, ma ho finito di scaricare un anime con una scolaretta in microgonna e la divisa lacerata sulla quinta di reggiseno che deve salvare il mondo e la sua scuola dall'invasione degli alieni, degli zombie e della yakuza, devo vederlo subitissimo!
Ok, alla fine la lettura ha preso molto più tempo, ma ormai il giudizio è inappellabile: non c'è speranza. No io non sono degna di queste opere poeticissime che trovano la minimale bellezza del mangiare, camminare per strada, pagare il canone RAI in tabaccheria e posteggiare in centro in tempo di saldi. E non mi devo nemmeno dispiacere se le case editrici rifiutano in massa il mio personale slice of life, "L'Uomo che si libera", dramma sulla storia di un uomo che lotta disperatamente contro il male oscuro della stitichezza e alla fine, eroico, trionfa sulle difficoltà. Perché io non instillare la poesia come sa fare Taniguchi, io a leggere l'appassionantissima storia di un uomo che cammina e basta mi abbiocco e buonanotte.
Perdonate se metto questo due, lo faccio con le gote rosse di vergogna e se qualcuno mi chiederà "ma perché hai messo tre a Gourmet allora?" io mi limito a rispondere "perché almeno lì se magna!"
Però dai, almeno è disegnato bene.
Ore 14:00 di un qualunque sabato
Ecco tra le mie indegne mani il volumetto della Planet Manga. Lo apro e inizio a immergermi nella poetica poesia di un uomo che cammina e guarda il paesaggio, ah che trama appassionante...
Ore 14:30
L'uomo sta ancora camminando e guardando paesaggi. No vabbè, ma ho preso il caffè, mi tengo bella vigile che se magari arriva la poesia e mi scappa mentre mi addormento poi va a finire che non mi piace. Ce la posso fare, me la sento.
Ore 15:30
"Sammy Sweethearth sta ancora appresso a Ronnie? Ma che noia questi due, sono la cosa più insopportabile di Jersey Shore, io darei più spazio a Deena e Snookie! Come dici? Ah sì, ok ci sentiamo per domani ok? Ciao!"
Cosa stavo facendo? Ah, stavo leggendo L'Uomo che Cammina, che mi devo elevare. Ok, piccola distrazione di un'ora, adesso ricomincio da dov'ero rimasta a pagina... pagina... pagina 5! Dai che ce la faccio!
Ore 17:00
L'Uomo sta ancora camminando e godendosi il paesaggio, ma adesso arriva la poesia e me la godo tutta. No, smettetela, non è vero che io aspetto solo che arrivi la scolaretta con la microgonna e la divisa lacerata sulla sua quinta di reggiseno e prenda in ostaggio l'uomo che cammina dopo una rapina per scappare insieme a Tijuana.
Ore 21:00
Vabbè pausa dai miei sacri intenti di elevatura intellettuale che c'è Italia's Got Talent, continuo dopo L'Uomo che Cammina, giuro.
Ore 00:00
Momento, mi guardo la mail e poi prometto che ricomincio... Uh, ma ho finito di scaricare un anime con una scolaretta in microgonna e la divisa lacerata sulla quinta di reggiseno che deve salvare il mondo e la sua scuola dall'invasione degli alieni, degli zombie e della yakuza, devo vederlo subitissimo!
Ok, alla fine la lettura ha preso molto più tempo, ma ormai il giudizio è inappellabile: non c'è speranza. No io non sono degna di queste opere poeticissime che trovano la minimale bellezza del mangiare, camminare per strada, pagare il canone RAI in tabaccheria e posteggiare in centro in tempo di saldi. E non mi devo nemmeno dispiacere se le case editrici rifiutano in massa il mio personale slice of life, "L'Uomo che si libera", dramma sulla storia di un uomo che lotta disperatamente contro il male oscuro della stitichezza e alla fine, eroico, trionfa sulle difficoltà. Perché io non instillare la poesia come sa fare Taniguchi, io a leggere l'appassionantissima storia di un uomo che cammina e basta mi abbiocco e buonanotte.
Perdonate se metto questo due, lo faccio con le gote rosse di vergogna e se qualcuno mi chiederà "ma perché hai messo tre a Gourmet allora?" io mi limito a rispondere "perché almeno lì se magna!"
Però dai, almeno è disegnato bene.
Puella Magi ★ Madoka Magica
4.0/10
Dottor Benway
-
<b>Attenzione! Lievi spoiler sulla trama</b>
Un fenomeno di costume può essere scisso in due parti. Lo stimolo e la propagazione. Pensate di essere al mare e di tirare una pietra. Se va a finire negli scogli, fa un po' di rumore e non succede niente. Se invece cade in acqua, si allargano increspature su increspature. Il trucco sta nel conoscere le reazioni della superficie da colpire. E naturalmente nel saper direzionare bene il lancio.
Ok, ora immaginate di essere un creatore di anime. E' un mestiere molto stressante, alcuni si sono beccati pure l'esaurimento nervoso a stare dietro a 'sto lavoro. Ci sono pressioni dalla produzione, tempi ristretti all'osso, la costante spada di Damocle del mancato successo di un titolo, e via così.
Ma voi la prendete con filosofia, siete dei tipi particolari, un po' strambi, dentro al settore da un mucchio di tempo, con tanti prodotti all'attivo, un po' strambi come voi, ma nessun vero boom commerciale. Ci pensate e ripensate sopra e vi torna in mente il ricordo di quando eravate al mare e avete tirato le pietre in acqua. E il flashback vi viene mentre riguardate uno dei pallosissimi filler della 5a serie di Sailor Moon registrata su VHS all'epoca. Perché voi avete visto tanta animazione, di tutti i generi, vi piace smontarla e capire come funziona, non siete degli otaku qualunque, possedete un occhio vivo, furbo. E in quell'istante raggiungete l'illuminazione. Avete trovato il modo di ottenere il successo tanto anelato, proprio facendo le scarpe alla nuova generazione di otaku. Una sorta di nonnismo.
Sapete bene che gli attuali teen-ager manco erano nati negli anni '90, nell'era della rivoluzione dei majokko, quando s'iniziò a veder morire, e morire in mala maniera, personaggi circondati da atmosfere lugubri e grottesche. Quando non si combatteva più a mo' di cazzeggio nei pomeriggi liberi tra la scuola e l'ora di cena, ma si doveva difendere l'umanità versando lacrime e sangue. Quando anche le compagne potevano celare un lato oscuro e il sacrificio veniva contemplato in un mondo avvolto dalle tenebre in cui si arrivò a manipolare il tempo per la salvezza dei propri affetti.
Così l'idea è quella di prendere tutto ciò, tanto materiale che nessun ragazzino di oggi conosce, e dargli un bel restyling grafico, con figure pupazzose in ambienti ipnagogici, ché non sapete proprio rinunciare al vostro solito tocco da allucinati. In più avete da parte un bel mucchio di note delle cose che vi sono piaciute visionando serie un po' qua e un po' là. "Il nemico siamo noi, per ottenere il potere di affrontare il male stringiamo un accordo che ci farà diventare quello stesso male che vogliamo combattere". "Il bilancio energetico dell'universo se ne sta andando a puttane come Abberlusconi e degli esseri superiori (l'oscuro governo Monti) ci manipolano per arginare il collasso dello spazio". "Il peluche kawaii in realtà è un bastardo, sadico calcolatore senza emozioni". "Lo stop motion con i ritagli di carta da parati stile new dada rende il look molto sperimentale, molto ricercato, gran figata".
Per farla breve decidete di mischiare al piano iniziale tutto questo corpo di appunti, un po' per il vostro innato gusto per il gioco, un po' per nascondere le tracce di colla tra le tessere del mosaico. Maggiore è il numero degli elementi, più sono fitti, più difficile è distinguerli singolarmente.
Da lì in poi il resto è cronaca. Avete lanciato il sasso che ha fatto splash e le onde si sono sollevate ed è esplosa la Madoka mania per la nuova rottura del genere. Cioè la vecchia rottura sotto la veste aggiornata di un'anime ultra-mistificato dalla nuova generazione di otaku, come avevate calcolato. Applausi, congratulazioni e giù il cappello per Akiyuki Shinbo, che ha concretizzato l'operazione più troll della storia dell'animazione insieme al Rebuild (alla continuazione) di Eva.
Però se parliamo della serie in sé il discorso cambia. E dal discorso resta fuori l'innovazione di schemi e temi e situazioni. Ovviamente. Non esiste. Perciò prendiamo ciò che resta, che a tratti funziona e a tratti no. Che concettualmente, come pianificazione della storyline, ha un suo senso, ma nella pratica è uno stillicidio di lagne di bambine complessate senza o con poche ragioni per esserlo, considerando che non c'è un contesto. Che non si capisce perché si dovrebbe proteggere una società inesistente, fatta da fantasmi e da genitori assenti o per buona parte degli eventi latitanti. E la narrazione gira sempre nello stesso senso, magari mettendo sotto qualcuno, ma sempre uguale a se stessa fino allo scossone che anticipa il finale, più concreto lo scossone del finale, per il reset the world del quale si rimanda alle annotazioni di cui si è già detto e quindi non è argomento da trattare. E ci fermiamo qua. Un po' poco. Un po' troppo poco.
Un fenomeno di costume può essere scisso in due parti. Lo stimolo e la propagazione. Pensate di essere al mare e di tirare una pietra. Se va a finire negli scogli, fa un po' di rumore e non succede niente. Se invece cade in acqua, si allargano increspature su increspature. Il trucco sta nel conoscere le reazioni della superficie da colpire. E naturalmente nel saper direzionare bene il lancio.
Ok, ora immaginate di essere un creatore di anime. E' un mestiere molto stressante, alcuni si sono beccati pure l'esaurimento nervoso a stare dietro a 'sto lavoro. Ci sono pressioni dalla produzione, tempi ristretti all'osso, la costante spada di Damocle del mancato successo di un titolo, e via così.
Ma voi la prendete con filosofia, siete dei tipi particolari, un po' strambi, dentro al settore da un mucchio di tempo, con tanti prodotti all'attivo, un po' strambi come voi, ma nessun vero boom commerciale. Ci pensate e ripensate sopra e vi torna in mente il ricordo di quando eravate al mare e avete tirato le pietre in acqua. E il flashback vi viene mentre riguardate uno dei pallosissimi filler della 5a serie di Sailor Moon registrata su VHS all'epoca. Perché voi avete visto tanta animazione, di tutti i generi, vi piace smontarla e capire come funziona, non siete degli otaku qualunque, possedete un occhio vivo, furbo. E in quell'istante raggiungete l'illuminazione. Avete trovato il modo di ottenere il successo tanto anelato, proprio facendo le scarpe alla nuova generazione di otaku. Una sorta di nonnismo.
Sapete bene che gli attuali teen-ager manco erano nati negli anni '90, nell'era della rivoluzione dei majokko, quando s'iniziò a veder morire, e morire in mala maniera, personaggi circondati da atmosfere lugubri e grottesche. Quando non si combatteva più a mo' di cazzeggio nei pomeriggi liberi tra la scuola e l'ora di cena, ma si doveva difendere l'umanità versando lacrime e sangue. Quando anche le compagne potevano celare un lato oscuro e il sacrificio veniva contemplato in un mondo avvolto dalle tenebre in cui si arrivò a manipolare il tempo per la salvezza dei propri affetti.
Così l'idea è quella di prendere tutto ciò, tanto materiale che nessun ragazzino di oggi conosce, e dargli un bel restyling grafico, con figure pupazzose in ambienti ipnagogici, ché non sapete proprio rinunciare al vostro solito tocco da allucinati. In più avete da parte un bel mucchio di note delle cose che vi sono piaciute visionando serie un po' qua e un po' là. "Il nemico siamo noi, per ottenere il potere di affrontare il male stringiamo un accordo che ci farà diventare quello stesso male che vogliamo combattere". "Il bilancio energetico dell'universo se ne sta andando a puttane come Abberlusconi e degli esseri superiori (l'oscuro governo Monti) ci manipolano per arginare il collasso dello spazio". "Il peluche kawaii in realtà è un bastardo, sadico calcolatore senza emozioni". "Lo stop motion con i ritagli di carta da parati stile new dada rende il look molto sperimentale, molto ricercato, gran figata".
Per farla breve decidete di mischiare al piano iniziale tutto questo corpo di appunti, un po' per il vostro innato gusto per il gioco, un po' per nascondere le tracce di colla tra le tessere del mosaico. Maggiore è il numero degli elementi, più sono fitti, più difficile è distinguerli singolarmente.
Da lì in poi il resto è cronaca. Avete lanciato il sasso che ha fatto splash e le onde si sono sollevate ed è esplosa la Madoka mania per la nuova rottura del genere. Cioè la vecchia rottura sotto la veste aggiornata di un'anime ultra-mistificato dalla nuova generazione di otaku, come avevate calcolato. Applausi, congratulazioni e giù il cappello per Akiyuki Shinbo, che ha concretizzato l'operazione più troll della storia dell'animazione insieme al Rebuild (alla continuazione) di Eva.
Però se parliamo della serie in sé il discorso cambia. E dal discorso resta fuori l'innovazione di schemi e temi e situazioni. Ovviamente. Non esiste. Perciò prendiamo ciò che resta, che a tratti funziona e a tratti no. Che concettualmente, come pianificazione della storyline, ha un suo senso, ma nella pratica è uno stillicidio di lagne di bambine complessate senza o con poche ragioni per esserlo, considerando che non c'è un contesto. Che non si capisce perché si dovrebbe proteggere una società inesistente, fatta da fantasmi e da genitori assenti o per buona parte degli eventi latitanti. E la narrazione gira sempre nello stesso senso, magari mettendo sotto qualcuno, ma sempre uguale a se stessa fino allo scossone che anticipa il finale, più concreto lo scossone del finale, per il reset the world del quale si rimanda alle annotazioni di cui si è già detto e quindi non è argomento da trattare. E ci fermiamo qua. Un po' poco. Un po' troppo poco.
ShinichiMechazawa
-
I primi anni '90 furono un periodo di importanza capitale nella storia del medium videoludico. In particolare, l'avvicinarsi della metà del decennio vedrà l'industria del settore mutare in maniera profonda con uno stacco netto tra la generazione a 16 bit e quella successiva a 32 bit e il tramonto dell'era degli home computer sancito dal fallimento della Commodore nel 1994.
In tutto questo clima di fermento le sale giochi continuavano a rimanere per molti un punto di riferimento grazie a generi ben rodati. Tra questi non si può non citare quello del picchiaduro a incontri, le cui regole furono scritte da "Street Fighter 2", parto della geniale mente di Yoshiki Okamoto.
Inutile dire che il successo di questo e altri videogiochi fece gola a Hollywood, che cominciò a sfornare film su vari brand videoludici di successo. Purtroppo, se molto spesso il medium videoludico riesce ad assorbire con successo molti elementi cinematografici, lo stesso non si può dire del contrario a parte rare eccezioni; non è difficile assistere ad adattamenti cinematografici presi da videogiochi che lasciano la netta sensazione di essere stati prodotti da persone che del videogaming capiscono poco o nulla e che hanno cercato di imbastire alla bell'e meglio un abbozzo di trama nascosto da fiumi di effetti speciali e fronzoli vari.
L'adattamento cinematografico di Street Fighter, uno dei primi nel suo genere, fu un successo al botteghino, ma fu accolto molto male dalla critica. Si poteva avvertire un sentore di problemi già dalla scelta del protagonista: se i videogiochi facevano leva su Ryu e Ken, qui si era deciso di rifarsi agli stereotipi dei film d'azione statunitensi, per cui Guile fu scelto come protagonista e a interpretarlo fu scelto il belga Jean-Claude Van Damme, allora star delle arti marziali.
Similmente, il problema del film è quello di cercare di mostrare più personaggi possibile e farli combattere con il risultato di confondere lo spettatore, il quale nemmeno può consolarsi con le scene d'azione, girate male e poco soddisfacenti. Per mettere il sale sulla piaga si possono anche citare aggiunte assolutamente inutili come quella dei soldati cyborg, altro ulteriore indizio del fatto che i produttori non sapevano assolutamente dove andare a parare.
L'unica cosa salvabile è Bison, interpretato da un esageratissimo Raul Julia. Questi accettò la parte sapendo che sarebbe stata la sua ultima - di lì a poco sarebbe morto di cancro allo stomaco -, e sembra che la scelse pensando ai suoi figli, per cui non tenta minimamente di prendere se stesso e il film sul serio; come risultato frasi come "of course!" e "but for me it was tuesday" sono assurte all'immortalità grazie al loro status di meme internettiani. Temo però che sia troppo poco per poter salvare questo disastro di film.
Se non altro, questo come altri film di quegli anni hanno fatto capire a molti che gli adattamenti cinematografici di videogiochi necessitano di attenzione e di cura. Una lezione che però ancora oggi raramente viene seguita.
In tutto questo clima di fermento le sale giochi continuavano a rimanere per molti un punto di riferimento grazie a generi ben rodati. Tra questi non si può non citare quello del picchiaduro a incontri, le cui regole furono scritte da "Street Fighter 2", parto della geniale mente di Yoshiki Okamoto.
Inutile dire che il successo di questo e altri videogiochi fece gola a Hollywood, che cominciò a sfornare film su vari brand videoludici di successo. Purtroppo, se molto spesso il medium videoludico riesce ad assorbire con successo molti elementi cinematografici, lo stesso non si può dire del contrario a parte rare eccezioni; non è difficile assistere ad adattamenti cinematografici presi da videogiochi che lasciano la netta sensazione di essere stati prodotti da persone che del videogaming capiscono poco o nulla e che hanno cercato di imbastire alla bell'e meglio un abbozzo di trama nascosto da fiumi di effetti speciali e fronzoli vari.
L'adattamento cinematografico di Street Fighter, uno dei primi nel suo genere, fu un successo al botteghino, ma fu accolto molto male dalla critica. Si poteva avvertire un sentore di problemi già dalla scelta del protagonista: se i videogiochi facevano leva su Ryu e Ken, qui si era deciso di rifarsi agli stereotipi dei film d'azione statunitensi, per cui Guile fu scelto come protagonista e a interpretarlo fu scelto il belga Jean-Claude Van Damme, allora star delle arti marziali.
Similmente, il problema del film è quello di cercare di mostrare più personaggi possibile e farli combattere con il risultato di confondere lo spettatore, il quale nemmeno può consolarsi con le scene d'azione, girate male e poco soddisfacenti. Per mettere il sale sulla piaga si possono anche citare aggiunte assolutamente inutili come quella dei soldati cyborg, altro ulteriore indizio del fatto che i produttori non sapevano assolutamente dove andare a parare.
L'unica cosa salvabile è Bison, interpretato da un esageratissimo Raul Julia. Questi accettò la parte sapendo che sarebbe stata la sua ultima - di lì a poco sarebbe morto di cancro allo stomaco -, e sembra che la scelse pensando ai suoi figli, per cui non tenta minimamente di prendere se stesso e il film sul serio; come risultato frasi come "of course!" e "but for me it was tuesday" sono assurte all'immortalità grazie al loro status di meme internettiani. Temo però che sia troppo poco per poter salvare questo disastro di film.
Se non altro, questo come altri film di quegli anni hanno fatto capire a molti che gli adattamenti cinematografici di videogiochi necessitano di attenzione e di cura. Una lezione che però ancora oggi raramente viene seguita.
Però ogni tanto una scodella di ramen me la magno ^^
Sul discorso che parli di alimentare i Troll sei molto fuori strada dal momento che personalmente io non ti sto trollando ma semmai sto cercando di capire le basi della tua "recensione".
Quando si fa una critica bisogna avere anche il coraggio di accettarne il giudizio degli altri ù_ù
Sul discorso delle recensioni la questione è molto semplice :
Le tue sono recensioni che catturano molto l'attenzione degli utenti. ( ma carenti nel pensiero intrinseco della recensione stessa )
Le mie "poche" recensioni invece saranno poco interessanti perchè o troppo corte o troppo piene di errori.. ( maledetta grammatica >.< )
Però fidati che la mia piccola recensione sul manga di Kaiji ( l'unica del sito ! ) è molto migliore di tutte le tue recensioni che puntualmente vengono messe nel sito per un semplice motivo : Riesce in poche righe a riassumere la filosofia dell'opera in modo razionale senza tanti giri di parole ! Per non parlare che è un opera molto profonda.
In poche parole le mie sono delle recensioni ( come i miei commenti ) che abbandonano la pluripremiata "forma" scritta per puntare tutto sulla molto "sottovalutata" sostanza di pensiero.
In verità dico questo per trovare una scusa ai miei errori di grammatica
Comunque non mi hai detto se ti piace Hetalia.. Sarei curioso di sapere
Hallmay non te la dovresti prendere se ti dicono che la rece fa schifo: Lo sai tu stessa/o che fa senso, perchè l'hai scritta di proprosito così, no? Non era una cosa volutamente trash?
Per quanto riguarda Madoka Magica, che invece ho visto e rivisto, la recensione mi sembra tutto sommato scritta abbastanza bene.
Ciò che mi lascia perplesso è la valutazione, che come quella di tutti gli haters della serie sembra quasi dettata dal fatto che "non è il capolavoro che vuole far credere di essere, e dunque non merita neppure la sufficienza", tant'è che in questa ed altre recensioni simili sembrano elencati come difetti quelli che personalmente considero pregi, ad esempio il fatto che abbia saputo cogliere gli aspetti delle trame che maggiormente attirano l'interesse dello spettatore medio, per sfruttarli al meglio delle proprie risorse.
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.