Riportiamo l'intervista realizzata in occasione del Lucca Comics & Games 2011 a Giovanni Russo, Coordinatore della Sezione Comics della manifestazione.


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• Potrebbe dirci in che modo è finito nell'organizzazione di un evento come il Lucca Comics?
Ho collaborato con il festival fin da ragazzo, dal momento che a parte i Comics, come li chiamiamo comunemente a Lucca, non c'era molto di eccitante da fare per i giovani lucchesi. All'epoca eravamo tutti volontari animati solo da molta passione, e la manifestazione non era minimamente paragonabile a quella odierna. La passione è ancora la stessa, ma tutto il resto ormai è molto diverso. Le cose sono iniziate a cambiare verso il 2000, quando un gruppo di persone, di cui faccio parte, scommisero sulla manifestazione, decidendo di dedicarle la gran parte del loro tempo, in molti casi (come nel mio) a discapito di opportunità lavorative all’apparenza molto più concrete. La scommessa ha pagato, tanto che adesso l'organizzazione non è più solo un hobby, ma un vero lavoro full time. È davvero il lavoro di tutto un anno: appena terminata un’edizione bisogna subito iniziare a progettare la successiva, visto che la mole di rapporti, nazionali e internazionali, necessaria per mettere insieme Lucca Comics & Games è davvero enorme. Le formule organizzative negli anni sono state le più diverse, ma al momento la manifestazione è organizzata da una società ad hoc, la Lucca Comics & Games Srl, autonoma nella gestione ma di proprietà del Comune di Lucca.
Per quanto riguarda me, ho assunto il ruolo di Coordinatore Comics (ogni sezione ha un suo Coordinatore specifico) nel 2004. Il ruolo prima non esisteva, principalmente perché, oltre a qualche ospite e qualche mostra dal basso coefficiente di difficoltà, la manifestazione non offriva poi molto. In questi anni ho cercato di espandere e diversificare l'offerta il più possibile: il programma di eventi ed incontri è cresciuto esponenzialmente, il cartellone di mostre è decisamente più autorevole, sono nati l'Area Pro, il Project Contest, gli Showcase (una tipologia di evento che prima di noi non faceva nessuno, nemmeno Angouleme), la Self Area, il Japan Palace. Nel 2008-09 abbiamo tentato anche col progetto di Lucca Animation, un evento dedicato al cinema d’animazione d’autore, di cui in Italia si sente ancora un gran bisogno. Purtroppo, a differenza di Lucca Comics & Games che ormai è praticamente autosufficiente, un festival cinematografico non vive senza contributi esterni, e la crisi economica ha avuto come prima vittima proprio gli eventi culturali.

• Cosa può dirci della nuova sezione Movie Comics?
Per essere una prima esperienza siamo molto soddisfatti, anche considerando che in passato avevamo già fatto tentativi in questa direzione, ma non così strutturati. L'interesse a proseguire su questa strada è enorme, e si punterà soprattutto su un incremento qualitativo dell'offerta.

• Quali sono i progetti d'espansione nel prossimo futuro?
Lucca Comics & Games è oramai un evento cross-mediale, che racchiude in sé numerose anime. Questo pone una sfida specifica, che è quella di riuscire a non annacquare queste diverse identità, evitando così di degenerare in un calderone indistinto. La sezione Comics, che è quella che seguo in prima persona, resta quella con la maggior tradizione, e in questi anni si è molto potenziata: mai come adesso ci sono stati tanti eventi, tanti ospiti, tanti incontri con autori ed editori. Ultimamente siamo stati anche in grado di gestire eventi molto complessi, come concerti, spettacoli e tornei di calcetto, che magari non sono in sé ‘fumetto’, ma che nascono da lì. L'importante è cercare di soddisfare il più possibile i vari ‘pubblici’ della manifestazione, che sono molti e molto diversi fra loro. Per questo abbiamo deciso, un po’ per necessità ma molto per scelta strategica, di concentrarci più sull’evento che non sulla comunicazione: se chi viene a Lucca trova quello che cerca, e magari anche di più, torna l’anno dopo e si porta gli amici. Il passaparola positivo è la migliore comunicazione possibile, e Lucca Comics & Games è cresciuta a questi livelli pur non avendo mai goduto di un’esposizione mediatica degna di questo nome.

• Sa dirci come i giapponesi che vengono invitati vedono la fiera?
Benissimo, ed è uno degli aspetti di cui andiamo più orgogliosi. Per molti motivi (non solo le note differenze culturali, ma soprattutto l’enorme importanza economica, sociale e culturale di cui gode il fumetto in Giappone, che genera aspettative diverse e impone procedure di lavoro molto più stringenti) i giapponesi sono gli ospiti più complessi da gestire, e noi siamo stati attenti a muoverci in quella direzione solo quando siamo stati sicuri di poter garantire adeguati standard qualitativi. Un grande editore come Shogakukan, ad esempio, con cui abbiamo collaborato per l’operazione Taniguchi, non solo a fine manifestazione ci ha fatto i complimenti per l’organizzazione, ma ci ha detto che mai, in un festival straniero, si erano trovati bene come a Lucca. Con i Giapponesi lo scoglio principale è all'inizio, quando devi guadagnarti la loro fiducia dimostrandoti un interlocutore affidabile; fatto questo, tutti quelli che vengono in fiera ne restano entusiasti.
Lo stesso vale per gli stranieri in genere, che sono in costante crescita.

• Cosa può dirci dei mangaka che vengono in visita ogni anno? Come funziona il tutto?
Dipende da caso a caso. Jiro Taniguchi, ad esempio, lo abbiamo invitato direttamente noi, dopo che lo scorso anno era stato premiato come Maestro del Fumetto. Vista la complessità dell’operazione abbiamo cercato la collaborazione di Panini e RCS, ma la gestione del tutto è stata effettuata direttamente da Lucca. Altre volte è un editore che ci fa una proposta, e se la troviamo interessante offriamo tutta la collaborazione possibile. In questi casi, tuttavia, l’onere organizzativo resta in gran parte in mano al proponente. Un paio di esempi in quest’ultima edizione sono le collaborazioni con Edizioni BD per Shinichi Sakamoto e con Star Comics per Mari Yamazaki.
Quello di Yoichi Takahashi, invece, è un caso ancora diverso. Da quest'anno l'ambasciata giapponese ha deciso di collaborare direttamente con Lucca Comics & Games, dopo essere rimasti positivamente impressionati dalla visita effettuata nel 2010. Ci hanno pertanto presentato un’agenzia, con la quale abbiamo stretto un accordo, che ci propone eventi da co-organizzare, e tutta l’operazione relativa a Yoichi Takahashi rientra in questo contesto.

• Cosa può dirci del fenomeno del cosplay?
Che ci piace tantissimo, tanto che siamo stati i primi a dargli uno spazio ufficiale nella manifestazione. Il tutto nacque attraverso un accordo con un’associazione locale, l’Associazione Flash Gordon, quando ancora in pochi conoscevano il fenomeno e tutti restavano stupiti dalle prime sfilate. Ci sono anche state molte polemiche sulla presenza del cosplay in un festival di fumetto, un po' la stessa cosa che era avvenuta con l'inserimento di Lucca Games una decina di anni prima. Adesso questa fase sembra superata, e anzi dappertutto nascono manifestazioni che imitano Lucca persino nel nome, portando orgogliosamente fin nel nome la dicitura ‘Comics & Games’.

• Sa dirci come Lucca e i suoi abitanti vedono la fiera e i suoi visitatori?
In generale, molto bene. La manifestazione è una grandissima risorsa per la città, e ormai questa è una consapevolezza diffusa. Inoltre quello di Lucca Comics & Games è un pubblico tranquillo e gioioso, capace di creare un'atmosfera splendida per tutta la città e di meritarsi il plauso delle forze dell'ordine, che hanno sempre riscontrato molti meno problemi di quanto la mole di persone potesse far attendere.
D'altro canto, non si può negare che un tale afflusso di visitatori causi dei problemi logistici alla città, anche se facciamo di tutto per minimizzarne l’impatto. In fondo Lucca è pur sempre una piccola cittadina, che conta, nell’intero comune, solo 90mila abitanti. Fatte le debite proporzioni, Lucca Comics & Games è per Lucca quello che per Roma fu il grande Giubileo del 2000, con più di due milioni di pellegrini: uno sforzo organizzativo e logistico enorme.

• Cosa può dirci dello staff della fiera? Sono tutti volontari?
Ci sono vari livelli di coinvolgimento. C'è un nucleo centrale di persone regolarmente assunte che lavora tutto l’anno, e attorno ci sono vari anelli concentrici di collaboratori esterni, che entrano in gioco, in base al loro livello di responsabilità, in diversi momenti del processo organizzativo. L’ultimo, ma non meno importante anello della catena sono i ragazzi con le felpe ‘Staff’ che trovate alle porte dei padiglioni e in altre mansioni operative.

• Quest'anno avete modificato la gestione dei biglietti. Avete già dei risconti?
Sì. Le prevendite aumentano di anno in anno e si tenta di migliorare ogni volta. C’è ancora un grosso margine di miglioramento, tuttavia. Anche perché, fin qui, ogni volta che abbiamo potenziato il servizio di biglietteria in funzione dell’aumentato numero di visitatori, siamo stati sempre presi in contropiede da un ulteriore aumento del pubblico, che ha in un certo senso compensato i miglioramenti effettuati. L’ultima edizione comunque ha visto un netto miglioramento, e aspettatevi che il servizio migliori ancora.

• Ora una piccola domanda personale: quale fumettista sogna di portare a Lucca?
Beh, sono tanti... uno era certamente Taniguchi. Su due piedi, i primi che mi vengono in mente sono Alan Moore e Frank Miller.

• Per chiudere, ci svela un fumetto a cui è particolarmente affezionato?
Io faccio parte del “Goldrake Generation”, e successivamente sono stato colpitissimo dai manga appena hanno fatto le loro prime apparizioni in Italia. Se devo proprio fare un nome, dico il Devilman di Go Nagai.