Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Per oggi titoli di genere Mecha e Fantascienza ma con ampio raggio per temi, registro e anno di produzione. Abbiamo dunque Mazin Kaiser SKL, Patlabor 2 - The Movie e Macross Frontier - Itsuwari no Utahime.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Per oggi titoli di genere Mecha e Fantascienza ma con ampio raggio per temi, registro e anno di produzione. Abbiamo dunque Mazin Kaiser SKL, Patlabor 2 - The Movie e Macross Frontier - Itsuwari no Utahime.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
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Mazinkaiser SKL
4.0/10
È sorprendente come Go Nagai venga visto diversamente a seconda delle persone. Molti hanno una visione di Nagai puramente leggera, come autore di storie licenziose alla "Cutie Honey" o di robottoni per bambini, o anche come semplice autore splatter/horror/hentai. Viene comunque associato a generi di puro intrattenimento e di scarsa profondità concettuale. Questa è una lettura sicuramente possibile e non c'è dubbio che gli autori di "Mazinkaiser SKL" la condividano. Infatti i tre OAV che costituiscono l'opera si riassumono in 80 minuti di azione, esplosioni e squartamenti robotici al ritmo di un pesante heavy metal. Non c'è trama, non ci sono personaggi, non ci sono neppure dialoghi (al più slogan auto-glorificanti tipo <i>noi siamo l'Inferno!</i>): c'è azione, azione e solo azione. Chi amava Go Nagai per le mazzate robotiche sicuramente si troverà a suo agio con "Mazinkaiser SKL" - SKL sta per "Skull", ovvero "teschio", perché il pilder ha la forma di un teschio. Si apprezzerà l'estrema fedeltà all'iconografia nagaiana, sia nel mecha design - con citazioni a "Mazinga Z", al "Grande Mazinga", a "Devilman" - sia nel chara design, sia nei personaggi maschili sia in quelli femminili. Come livello di spettacolarità non ci si può lamentare, specialmente nell'ultima puntata, in cui abbiamo modo di rivedere tutte le vecchie armi dei vari Mazinga con una grafica del 2010: il Jet Scrandler, il Raggio Termico, il Doppio Fulmine, il Grande Tifone, i Pugni Atomici, eccetera. Per tutte queste persone "Mazinkaiser SKL" sarà una buona serie che merita la sufficienza e oltre.
Sfortunatamente però io non sono tra questi. Fin da quando posso ricordare, ho sempre avuto un'avversione inveterata per le americanate, le roboanti ammucchiate di stupidità in cui adolescenti in calore spaccano tutto al suono della musica rock, ovverosia per tutto quello che è "Mazinkaiser SKL". D'altra parte sono sempre stato un estimatore di Go Nagai perché la mia lettura è ben diversa: l'ho sempre visto come autore profondamente tragico, assai più sensibile e attento di quanto possa apparire. "Mazinkaiser SKL" si ferma al lato puramente superficiale e di facciata dell'opera nagaiana, senza capirla minimamente e per questo è impossibile assegnarli la sufficienza. Per cercare opere che abbiano capito fino in fondo lo spirito nagaiano bisogna guardare a lavori quali il Berserk prima maniera o "Ken il Guerriero", non certo a Mazinkaiser, con o senza l'estensione SKL. Restando nell'ambito dei remake va citato l'anime di Devil Lady, che è una rivisitazione originale e fedele in spirito del Devilman nagaiano, anche se ne ammorbidisce gli elementi più violenti. "Mazinkaiser SKL" invece è assolutamente dimenticabile. Va notato come Go Nagai non abbia avuto nulla a che fare con la produzione: gli OAV sono opera di Jun Kawagoe (alla regia) e Tadashi Hayakawa (alla sceneggiatura), autori di una qualche esperienza nel genere robotico, ma che comunque non sono certo tra i miei preferiti. Dico questo a scopo informativo, non per difendere Nagai del quale peraltro ho stima solo per le opere realizzate prima del 1990. Il mio voto sarebbe 2, ma lo porto a 4 per motivi nostalgici legati al chara e al mecha design. Il "Mazinkaiser SKL" vince senz'altro il premio di versione di Mazinga più tamarra della storia.
Sfortunatamente però io non sono tra questi. Fin da quando posso ricordare, ho sempre avuto un'avversione inveterata per le americanate, le roboanti ammucchiate di stupidità in cui adolescenti in calore spaccano tutto al suono della musica rock, ovverosia per tutto quello che è "Mazinkaiser SKL". D'altra parte sono sempre stato un estimatore di Go Nagai perché la mia lettura è ben diversa: l'ho sempre visto come autore profondamente tragico, assai più sensibile e attento di quanto possa apparire. "Mazinkaiser SKL" si ferma al lato puramente superficiale e di facciata dell'opera nagaiana, senza capirla minimamente e per questo è impossibile assegnarli la sufficienza. Per cercare opere che abbiano capito fino in fondo lo spirito nagaiano bisogna guardare a lavori quali il Berserk prima maniera o "Ken il Guerriero", non certo a Mazinkaiser, con o senza l'estensione SKL. Restando nell'ambito dei remake va citato l'anime di Devil Lady, che è una rivisitazione originale e fedele in spirito del Devilman nagaiano, anche se ne ammorbidisce gli elementi più violenti. "Mazinkaiser SKL" invece è assolutamente dimenticabile. Va notato come Go Nagai non abbia avuto nulla a che fare con la produzione: gli OAV sono opera di Jun Kawagoe (alla regia) e Tadashi Hayakawa (alla sceneggiatura), autori di una qualche esperienza nel genere robotico, ma che comunque non sono certo tra i miei preferiti. Dico questo a scopo informativo, non per difendere Nagai del quale peraltro ho stima solo per le opere realizzate prima del 1990. Il mio voto sarebbe 2, ma lo porto a 4 per motivi nostalgici legati al chara e al mecha design. Il "Mazinkaiser SKL" vince senz'altro il premio di versione di Mazinga più tamarra della storia.
Patlabor 2: The Movie
10.0/10
Prendere un'opera mainstream e ricavarne fuori qualcosa di completamente diverso e inaspettato: Mamoru Oshii non è nuovo a questo giochetto. Ci aveva già provato con Lamù - Beautiful Dreamer, un film che prende una delle serie più demenziali di sempre e la trasforma in un cervellotico viaggio onirico, con buona pace della sua autrice Rumiko Takahashi e dei suoi fan, i quali non hanno mai amato quella fin troppo libera interpretazione del manga.
Lo stesso è accaduto con questo film di Patlabor. Con Patlabor 2 infatti Oshii prende uno dei brand più famosi degli anime e lo rivolta come un calzino, consegnandoci però questa volta non un'opera controversa, ma il suo primo autentico capolavoro.
La storia del film parte dalla vicenda di Yukihito Tsuge, ex poliziotto pilota di labor (i robot che nell'ipotetico futuro di Patlabor affiancano gli uomini in ogni tipo di attività, lecite e illecite), impegnato nelle forze di pace per conto dell'ONU in un non specificato teatro di guerra nel Sud Est asiatico. Abbandonato al suo destino durante un'imboscata della guerriglia, si dà alla macchia e decide di vendicarsi. Ordisce un gigantesco complotto che porterà esercito e polizia giapponesi sull'orlo dello scontro armato, deciso a mettere la società giapponese di fronte alla realtà della guerra civile. A sbrogliare la matassa ci penseranno gli uomini della squadra Patlabor.
Perché dico che in questo film l'intera serie di Patlabor è stata rivoltata come un calzino? Perché per sostenere una trama di questo spessore non si poteva certo mantenere l'atmosfera scanzonata e giocosa che avevano la serie tv o gli OAV. Con questo film infatti Mamoru Oshii esprime per la prima volta tutti i canoni estetici e narrativi che da qui in poi saranno presenti in tutte le sue opere: lunghi silenzi, dialoghi complessi, tempi dilatati, trame difficili e cariche di denuncia politica che fanno da sfondo a una dettagliatissima introspezione dei personaggi.
Quindi niente siparietti comici, niente faccette caricaturali, niente scene di azione forsennata: addirittura il cast si trova stravolto in questo film. I tanti membri della celebre sezione robotizzata praticamente non si vedono e i protagonisti storici, come Noa Izumi o Asuma Shinoara, vengono relegati a piccole apparizioni. Tutta l'attenzione è concentrata sui due capitani, Goto e Shinobu. Quest'ultima, che è sempre stato un personaggio quasi secondario, in Patlabor 2 è praticamente la protagonista assoluta. Oshii infatti la rende l'archetipo di tutti i successivi protagonisti dei suoi film: seria, taciturna e tormentata. Tutto questo perché la poliziotta è legata non solo professionalmente, ma anche personalmente a questo caso, e nella sua lotta contro il tempo per evitare la catastrofe dovrà mettere a dura prova ciò che amava e ciò in cui credeva. Il film infatti è una dichiarata denuncia contro la finta pace di paesi sviluppati come il Giappone, che basano il loro benessere sullo sfruttamento bieco di tante altre nazioni le cui contraddizioni diventano così forti da sfociare in guerre fratricide. Guerre che impazzano nell'indifferenza e nell'incapacità degli organi internazionali. Essendo un film del 1993 è chiaro il riferimento agli eventi del periodo: chi non ricorda i caschi blu dell'ONU inermi a Sarajevo? Anzi, certi eventi arriva addirittura a prevederli: la vicenda di Yukihito Tsuge non ricorda quella dei caschi blu in Rwanda nel 1994?
Dal punto di vista tecnico Patlabor 2 è strabiliante: anche se ormai ha quasi venti anni sul groppone, è ancora un immenso piacere per gli occhi vedere la qualità immensa delle animazioni, la cura maniacale dei dettagli di sfondo e il character design iperrealistico. Senza contare poi la bellezza delle musiche. Mamoru Oshii ha sempre detto che metà del successo dei suoi film è dovuto alle colonne sonore del suo compositore di fiducia, Kenji Kawaii. D'altronde in film così introspettivi e serrati l'atmosfera è tutto. La musica di sottofondo fa quasi le veci dei dialoghi, e in questo Patlabor 2 è quasi il caso di scuola.
Insomma, Patlabor 2 è un film praticamente perfetto che ha dato finalmente la giusta ribalta a Oshii prima della consacrazione definitiva avvenuta con Ghost in the Shell, personalmente l'unico anime che trovo migliore di questo nella filmografia del regista giapponese.
Da vedere, da consigliare, da amare: bellissimo.
Lo stesso è accaduto con questo film di Patlabor. Con Patlabor 2 infatti Oshii prende uno dei brand più famosi degli anime e lo rivolta come un calzino, consegnandoci però questa volta non un'opera controversa, ma il suo primo autentico capolavoro.
La storia del film parte dalla vicenda di Yukihito Tsuge, ex poliziotto pilota di labor (i robot che nell'ipotetico futuro di Patlabor affiancano gli uomini in ogni tipo di attività, lecite e illecite), impegnato nelle forze di pace per conto dell'ONU in un non specificato teatro di guerra nel Sud Est asiatico. Abbandonato al suo destino durante un'imboscata della guerriglia, si dà alla macchia e decide di vendicarsi. Ordisce un gigantesco complotto che porterà esercito e polizia giapponesi sull'orlo dello scontro armato, deciso a mettere la società giapponese di fronte alla realtà della guerra civile. A sbrogliare la matassa ci penseranno gli uomini della squadra Patlabor.
Perché dico che in questo film l'intera serie di Patlabor è stata rivoltata come un calzino? Perché per sostenere una trama di questo spessore non si poteva certo mantenere l'atmosfera scanzonata e giocosa che avevano la serie tv o gli OAV. Con questo film infatti Mamoru Oshii esprime per la prima volta tutti i canoni estetici e narrativi che da qui in poi saranno presenti in tutte le sue opere: lunghi silenzi, dialoghi complessi, tempi dilatati, trame difficili e cariche di denuncia politica che fanno da sfondo a una dettagliatissima introspezione dei personaggi.
Quindi niente siparietti comici, niente faccette caricaturali, niente scene di azione forsennata: addirittura il cast si trova stravolto in questo film. I tanti membri della celebre sezione robotizzata praticamente non si vedono e i protagonisti storici, come Noa Izumi o Asuma Shinoara, vengono relegati a piccole apparizioni. Tutta l'attenzione è concentrata sui due capitani, Goto e Shinobu. Quest'ultima, che è sempre stato un personaggio quasi secondario, in Patlabor 2 è praticamente la protagonista assoluta. Oshii infatti la rende l'archetipo di tutti i successivi protagonisti dei suoi film: seria, taciturna e tormentata. Tutto questo perché la poliziotta è legata non solo professionalmente, ma anche personalmente a questo caso, e nella sua lotta contro il tempo per evitare la catastrofe dovrà mettere a dura prova ciò che amava e ciò in cui credeva. Il film infatti è una dichiarata denuncia contro la finta pace di paesi sviluppati come il Giappone, che basano il loro benessere sullo sfruttamento bieco di tante altre nazioni le cui contraddizioni diventano così forti da sfociare in guerre fratricide. Guerre che impazzano nell'indifferenza e nell'incapacità degli organi internazionali. Essendo un film del 1993 è chiaro il riferimento agli eventi del periodo: chi non ricorda i caschi blu dell'ONU inermi a Sarajevo? Anzi, certi eventi arriva addirittura a prevederli: la vicenda di Yukihito Tsuge non ricorda quella dei caschi blu in Rwanda nel 1994?
Dal punto di vista tecnico Patlabor 2 è strabiliante: anche se ormai ha quasi venti anni sul groppone, è ancora un immenso piacere per gli occhi vedere la qualità immensa delle animazioni, la cura maniacale dei dettagli di sfondo e il character design iperrealistico. Senza contare poi la bellezza delle musiche. Mamoru Oshii ha sempre detto che metà del successo dei suoi film è dovuto alle colonne sonore del suo compositore di fiducia, Kenji Kawaii. D'altronde in film così introspettivi e serrati l'atmosfera è tutto. La musica di sottofondo fa quasi le veci dei dialoghi, e in questo Patlabor 2 è quasi il caso di scuola.
Insomma, Patlabor 2 è un film praticamente perfetto che ha dato finalmente la giusta ribalta a Oshii prima della consacrazione definitiva avvenuta con Ghost in the Shell, personalmente l'unico anime che trovo migliore di questo nella filmografia del regista giapponese.
Da vedere, da consigliare, da amare: bellissimo.
È da un po di tempo che è invalsa in Giappone la pratica di riproporre nella veste di un film per il cinema le storie di qualche anime di successo, riadattandone la storia, snellendola in virtù del diverso mezzo espressivo.
Rientra in questa casistica a pieno titolo anche il presente Macross Frontier - Itsuwari no utahime (o anche MF - The False Diva), film realizzato sulla scia del successo della serie televisiva che a sua volta celebrava il venticinquesimo anno dall'inizio della saga di Macross con la prima serie animata.
La storia ripercorre sostanzialmente quella raccontata nella prima metà della serie TV con, come già anticipato, alcuni aggiustamenti nell'intreccio (ad esempio Ranka e Alto all'inizio del film già si conoscono da tempo) necessari per passare dalla narrazione più cadenzata di una serie televisiva a quella più snella o veloce tipica di un film.
Com'è tipica tradizione della saga di Macross, anche questo film vede scorrere sovrapposti due temi narrativi che convivono simbionti: quello relativo ai mecha e alle titaniche battaglie spaziali e quello più orientato alla musica e alle canzoni di accompagnamento. Ed è dal mix di queste due componenti che nasce quello stile di moderna cultura J-pop che è da sempre stato il marchio di fabbrica della saga.
In questa pellicola tuttavia il mix di cui abbiamo accennato si manifesta potente solo nella parte iniziale e in quella finale, mentre nella restante centrale viene dato uno spazio prevalente alla seconda con un concentramento dell'attenzione sulla vita "professionale" della Fata Galattica, Sheryl Nome, e sull'aspirante idol Ranka Lee. Se vogliamo però sempre metterla in termini di bilanciamento, allora verrebbe da dire che è Sheryl a fare la parte del leone, dal momento che è lei al centro della scena in tutte le scene più importanti.
Penalizzata per simmetria è quindi la componente mecha, più per necessità che per vera virtù, dal momento che in questa parte della storia si trovano tutte le parti più introduttive al filone della battaglia: difatti è completamente ignorata tutta la parte dell'addestramento e delle prime battaglie di Alto.
La storia mantiene uno sviluppo piuttosto lineare e, complice la parzialità della stessa, non sviluppa molto alcune delle sotto-trame che avevamo già visto - il potenziale triangolo amoroso, la storia di Ranka e anche di Sheryl, i rimandi alle precedenti serie di Macross...
Ma in realtà quello che uno si aspetterebbe da Macross è di vedere in azione il suo stile fatto di grandi battaglie accompagnate da trascinanti canzoni... E ciò viene fatto molto bene.
Una grafica 2D pulita e molto curata si integra molto bene a quella in 3D computer che agisce durante gli scontri nel mezzo di grandi caleidoscopi di bellissimi effetti speciali. Ma è molto bello anche il design delle ambientazioni, specialmente quella della colonia del Frontier un po' sospesa a metà tra elementi presi dalle città di Sidney e di San Francisco assieme ad altre pensate più originali e fantascientifiche.
Le musiche d'altra parte restano sull'altissimo livello segnato dalla serie TV. Udiremo infatti brani famosi quali "What'bout my Star", "Nyan Nyan Medley", "Sheryl's on Stage", "Hiteza goku ju ni", assieme ad alcuni inediti e creati per questa occasione e interpretati anche qui con bravura dalle cantanti May'n e Megumi Nakajima (anche doppiatrice di Ranka).
Tra le scene migliori vi sono senz'altro il concerto iniziale, bellissimo e un po' visionario, e la battaglia finale in cui irrompe la celebre "Lion" e dove il tutto diviene davvero spettacolare ed esaltante.
A veder bene questo <i>Itsuwari no Utahime</i> è forse un film piuttosto "targetizzato", ovvero destinato a un pubblico più incline alla cultura J-pop stretta ma soprattutto ai fan della saga e della serie che di sicuro ne apprezzeranno il famoso stile e coglieranno al volo alcuni passaggi della storia originale qui appena accennati e che invece, a un pubblico occasionale, potrebbero lasciare qualche punto interrogativo in più.
Fermo restando che più di recente è stato realizzata in film anche la restante parte della storia (nel seguito Sayonara no Tsubasa), ove si completerà a dovere tutto l'intreccio, sistemando (forse, non l'ho visto ancora) le cose in sospeso, Itsuwari no Utahime rimane un film tecnicamente validissimo, molto consigliato a chi ha visto e gradito la serie TV, ma forse anche a un pubblico occasionale che magari da acerbo potrebbe però gradire e scoprire un nuovo bell'universo.
Rientra in questa casistica a pieno titolo anche il presente Macross Frontier - Itsuwari no utahime (o anche MF - The False Diva), film realizzato sulla scia del successo della serie televisiva che a sua volta celebrava il venticinquesimo anno dall'inizio della saga di Macross con la prima serie animata.
La storia ripercorre sostanzialmente quella raccontata nella prima metà della serie TV con, come già anticipato, alcuni aggiustamenti nell'intreccio (ad esempio Ranka e Alto all'inizio del film già si conoscono da tempo) necessari per passare dalla narrazione più cadenzata di una serie televisiva a quella più snella o veloce tipica di un film.
Com'è tipica tradizione della saga di Macross, anche questo film vede scorrere sovrapposti due temi narrativi che convivono simbionti: quello relativo ai mecha e alle titaniche battaglie spaziali e quello più orientato alla musica e alle canzoni di accompagnamento. Ed è dal mix di queste due componenti che nasce quello stile di moderna cultura J-pop che è da sempre stato il marchio di fabbrica della saga.
In questa pellicola tuttavia il mix di cui abbiamo accennato si manifesta potente solo nella parte iniziale e in quella finale, mentre nella restante centrale viene dato uno spazio prevalente alla seconda con un concentramento dell'attenzione sulla vita "professionale" della Fata Galattica, Sheryl Nome, e sull'aspirante idol Ranka Lee. Se vogliamo però sempre metterla in termini di bilanciamento, allora verrebbe da dire che è Sheryl a fare la parte del leone, dal momento che è lei al centro della scena in tutte le scene più importanti.
Penalizzata per simmetria è quindi la componente mecha, più per necessità che per vera virtù, dal momento che in questa parte della storia si trovano tutte le parti più introduttive al filone della battaglia: difatti è completamente ignorata tutta la parte dell'addestramento e delle prime battaglie di Alto.
La storia mantiene uno sviluppo piuttosto lineare e, complice la parzialità della stessa, non sviluppa molto alcune delle sotto-trame che avevamo già visto - il potenziale triangolo amoroso, la storia di Ranka e anche di Sheryl, i rimandi alle precedenti serie di Macross...
Ma in realtà quello che uno si aspetterebbe da Macross è di vedere in azione il suo stile fatto di grandi battaglie accompagnate da trascinanti canzoni... E ciò viene fatto molto bene.
Una grafica 2D pulita e molto curata si integra molto bene a quella in 3D computer che agisce durante gli scontri nel mezzo di grandi caleidoscopi di bellissimi effetti speciali. Ma è molto bello anche il design delle ambientazioni, specialmente quella della colonia del Frontier un po' sospesa a metà tra elementi presi dalle città di Sidney e di San Francisco assieme ad altre pensate più originali e fantascientifiche.
Le musiche d'altra parte restano sull'altissimo livello segnato dalla serie TV. Udiremo infatti brani famosi quali "What'bout my Star", "Nyan Nyan Medley", "Sheryl's on Stage", "Hiteza goku ju ni", assieme ad alcuni inediti e creati per questa occasione e interpretati anche qui con bravura dalle cantanti May'n e Megumi Nakajima (anche doppiatrice di Ranka).
Tra le scene migliori vi sono senz'altro il concerto iniziale, bellissimo e un po' visionario, e la battaglia finale in cui irrompe la celebre "Lion" e dove il tutto diviene davvero spettacolare ed esaltante.
A veder bene questo <i>Itsuwari no Utahime</i> è forse un film piuttosto "targetizzato", ovvero destinato a un pubblico più incline alla cultura J-pop stretta ma soprattutto ai fan della saga e della serie che di sicuro ne apprezzeranno il famoso stile e coglieranno al volo alcuni passaggi della storia originale qui appena accennati e che invece, a un pubblico occasionale, potrebbero lasciare qualche punto interrogativo in più.
Fermo restando che più di recente è stato realizzata in film anche la restante parte della storia (nel seguito Sayonara no Tsubasa), ove si completerà a dovere tutto l'intreccio, sistemando (forse, non l'ho visto ancora) le cose in sospeso, Itsuwari no Utahime rimane un film tecnicamente validissimo, molto consigliato a chi ha visto e gradito la serie TV, ma forse anche a un pubblico occasionale che magari da acerbo potrebbe però gradire e scoprire un nuovo bell'universo.
Il primo ha delle belle immagini ma a sto punto è meglio seguire il consiglio di micheles e guardarsi Ideon
Patlabor è un'opera che mi incuriosisce e mi interessa vedere, idem per Macross Frontier viste le innumerevoli volte che l'ho sentito tirare in ballo...
Complimenti ai recensori, con calma domani me le rileggo per bene ^^
comunque quello che sembrerebbe più interessante è patlabor, di cui noto che abbiamo anche il manga completo da noi.
da tempo poi sono incuriosito dalla saga di macross ma le innumerevoli serie di cui è fatta mi fanno sempre passare oltre, dovrei trovare quella giusta x iniziare....
su mazinkaiser skl, basta dire che lo boccia micheles...
complimenti a tutti
Complimenti anche agli altri!
se vuoi un consiglio, inizia dal primo (e unico, per quanto mi riguarda) anime di Macross, ovvero la serie Super Dimensional Fortress SDF-1. Non te ne pentirai
Be' potresti cominciare da... l'inizio!
Superato il possibile scoglio iniziale costituito dal comparto tecnico datato (che cmq ha il suo appeal), vedrai che ti appassionerà molto.
Macross ha tutto: avventura, sentimento, ottime caratterizzazioni, speculazioni socio/filosofiche interessantissime e tanto altro.
QUANTO-QUOTO-QUESTE-RIGHE
Per il resto tre titoli che non conosco direttamente ma che medito da tempo di visionare. Di Nagai sono praticamente digiuna (eh, la giovinezza...) mentre di Oshii ho visto pochissimo, ma dei suoi film mi ispiravano in particolar modo i lavori su Patlabor e Lamù. Ovviamente dovrei prima rinfrescarmi la memoria con le precedenti serie, cosa che richiede tanto, tanto tempo libero XP
Macross Frontier...beh, è Macross! E io amo certa fantascienza e le combattenti canterine (ar tonelico!) per cui credo potrei condividere l'opinione di Swordman in merito. Anche qui c'è da recuperare le precedenti serie, ahinoi ">.>
Promesse da marinaio a parte, complimenti sentiti ai tre recensori ;D
Patlabor 2 è il miglior film della serie punto, comunque è da tanto che non lo vedo recentemente ho visto il 3 e mi è piaciuto anche quello!
Macross Frontier ho visionato solo la serie è la considero un buon remake della serie classsica, ma a livello di chacka desin lascia a desiderare specialmente nel protagonista chè è molto effeminato!
Patlabor il film è splendido! piu' che genere mecha inizialmente la serie si riconduce allo slife of life di un gruppo di dipendenti statali in quel di Tokyo che usano dei robottoni giganti per ristabilire l'ordine
Il Macross è una saga che vorrei cominciare a seguire
Complimenti ai recensori!!!
A proposito delle altre due opere di oggi, devo dire non sono nel mio radar: da un lato evito Oshii, dall'altro avendo gia' visto l'ottimo Macross originale non vedo perche' vedermi un film riassuntivo.
Non sapevo che Oshii avesse fatto una versione tutta sua di Lamù. In effetti consierato il suo genere di film, posso facilmente immaginare come non sia simile all'originale.
A mio parere il punto più alto del brand!
Patlabor inizierò a seguirlo a breve su Man-Ga, dal 26 dovrebbe partire la serie classica poi passerò ai film.
Mazinkaiser SKL mi sembra una tamarrata assurda che di Nagai ha ben poco, di Macross ho visto la prima serie e relativo film remember my love, stop, e ne h un piacevole ricordo. Questo Frontier comunque mi ispira.
Spolliciati tutti.
Come vorrei i due film di patlabor in BR!
Pia illusione?
Mazinkaiser SKL lo vedrò comunque, anche se non c'è di mezzo Imagawa, e soprattutto perchè di Micheles non mi fido
Macross Frontier - Itsuwari no Utahime è nella mia wishlist da un pò. La recensione del bravo Swordman non fa altro che accrescere la mia voglia di anticipare i tempi per vedermelo.
Dei tre titoli presentati sarei molto interessato al film di Mamoru Oshii, lo cerco da un bel po di tempo ma sembra ormai irreperibile... la recensione di Hallymay è magnifica e non fa che aumentare il rimpianto per la mancata visione!
Potrei dare una chance a Macross frontier se mi si presentasse l'opportunità, mentre Mazinga non fa proprio per me, nonostante la soundtrack a base di metallo pesante...
Da ANN ecco la lista Macross che quindi è fatta da 2 serie tv e innumerevoli movies ed OAV:
Macross Frontier (manga)
Macross Fufonfia (ONA)
(The) Super Dimension Fortress Macross (TV) (1982-10-03 to 1983-06-26)
(The) Super Dimension Fortress Macross: Do You Remember Love? (movie) (1984-07-07)
(The) Super Dimension Fortress Macross: Flash Back 2012 (OAV) (1987-06-21)
(The) Super Dimension Fortress Macross II: Lovers, Again (OAV) (1992-05-21 to 1992-11-21)
Macross II (manga) (1993-03)
Macross II: The Micron Conspiracy (U.S. manga) (1994)
Macross Plus (OAV) (1994-08-25)
Macross 7 (TV) (1994-10-16 to 1995-09-24)
Macross 7: Trash (manga) (1995-04-26)
Macross Plus Movie Edition (1995-08-27)
Macross 7 the Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995-09-30)
Macross 7 Encore (OAV) (1995-12-18)
Macross Dynamite 7 (OAV) (1997-12-18 to 1998-08-25)
Macross XX (OAV Promo) (2002-08-25)
Macross Zero (OAV) (2002-12-21)
Macross Frontier (TV) (2007-12-23)
Macross Frontier: Itsuwari no Utahime (movie) (2009-11-21)
Sheryl - Kiss in the Galaxy (manga) (2010-05-28)
Mi piacerebbe vedere com'e' Hallymoe, la versione moe di Hallymay
Francamente non so se davvero Nagai si può considerare autore drammatico. Con l'esclusione di Devilman, ho visto più mazzate che altro. Ricordiamo che le serie anni 70 sono state manipolate molto da mamma Toei, mentre le opere moderne sono più libere...eppure sono più tamarre di quelle classiche, non solo SKL. Sarà anche dovuto al tipo di pubblico diverso, ma a parer mio il vero Nagai non è quello che la vecchia guardia crede (e spera).
Sante parole!
ovvero un pornomane, concordo
anche quello televisivo dei vari Mazinga, Goldrake
ma anche no, solo perchè non ti piace (anzi, pensi non ti piacerebbe) il manga originale di Mazinger Z non è che ora diventa l'anime quello vero.
Posso dire di essere vivamente interessato a Patlabor, del quale devo ancora visionare il primo titolo. Anche la serie di Macross Frontier in questione potrebbe interessarmi, ma in modo decisamente inferiore.
Complimenti ai recensori.
A chi chiedeva da dove cominciare con Macross, per esperienza personale rispondo che si può partire direttamente col Frontier gli agganci con i precedenti ci sono ma non sono decisivi alla fin fine.
Ma chi l'ha negato? Basta vedere com'e' vestito Hiroshi Shiba, piu' da Little Tony che da Elvis Presley! La mia critica e' che i remake moderni riprendono solo il lato tamarro esagerandolo, quando questo e' solo un aspetto dell'opera nagaiana, a mio avviso poi secondario. Come tutti gli autori d'epoca Nagai e' anche tragico e triste, con una visione della natura umana non ottimista (vedere Devilman, Violence Jack) ma tutti questi aspetti vengono bellamente ignorati nei remake moderni prendendo di Nagai solo l'aspetto leggero.
Patlabor 2 (di cui possiedo orgogliosamente la VHS originale) è decisamente un gran bel film, la ciliegina sulla torta di una serie che ho amato molto, soprattutto i primi, divertenti OAV.
Mi è venuta voglia di rivederlo!
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