Riportiamo dal blog Anime-Asteroid la seconda parte del dossier sulla nascita e l'evoluzione dell'animazione robotica giapponese.

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DOSSIER SULL'ANIMAZIONE ROBOTICA: MACROSS E I SUOI SUCCESSORI (1982 - 1990)


Molto importante anche il 1981, anno di Fang of the Sun Dougram. È il battesimo di fuoco, nel genere, per il futuro "re del Real Robot" Ryousuke Takahashi, nonché il primo, vero successore di Gundam. Il pianeta Deloyer, colonia della Terra, vuole l'indipendenza, ma in tutta risposta si ritrova con un governo fantoccio, instaurato rapidamente dai federali, e l'occupazione dell'esercito. Il protagonista Crinn Cashin, figlio del governatore terrestre di Deloyer, si unisce ai ribelli per prendere parte alla guerriglia, trovandosi presto alla guida del prototipo Dougram costruito dagli insorti. Si torna allo schema "Super mascherato da Real" (come Gundam), con il Dougram invincibile e solo i mezzi avversari davvero realistici, ma il robot è sempre più "smitizzato" e, in più di un'occasione, si ritroverà così malconcio, come armamenti o carburante, da essere inutilizzabile o addirittura costretto a fuggire via dal campo di battaglia. Sopratutto, con Dougram il regista Takahashi farà conoscere a tutti il suo grande talento dietro a storie dai dialoghi di ferro e background politico/militare curatissimo, quest'ultimo spesso ispirato alla storia contemporanea (il pianeta Deloyeran è praticamente un paese dell'America Latina che vuole emanciparsi dal giogo statunitense - l'immaginario stato di Medoul - durante la Guerra Fredda, e in esso si respirano atmosfere, anche per merito di divise, motivetti militari etc, di guerre civili spagnole e cubane). Il fortissimo realismo di fondo in strategie di guerra, implicazioni (economiche, politiche e sociali) del conflitto e caratterizzazione umane dei personaggi (che siano eroi od odiose spie o tiranni) proiettano Dougram nell'Olimpo come prima storia robotica ambientata in un contesto narrativo estremamente attendibile.

Nel 1982 vedrà la luce il secondo, epocale anime robotico: Fortezza super dimensionale Macross. Il relitto di una gigantesca nave aliena schiantatasi sulla Terra, il Macross, viene ricostruito dai terrestri, e dopo dieci anni di riparazioni viene utilizzato per esplorare l'universo. La sua riattivazione non solo richiamerà una razza di bellicosi alieni, gli zentradi, ma teletrasporterà la nave nei dintorni di Plutone insieme a tutti gli abitanti dell'isolotto di Sud Ataria. Inizierà così, da parte loro, un lungo viaggio di ritorno verso la Terra, frammentato dai frequenti scontri con gli alieni. Animato da Tatsunoko ma ideato da Studio Nue e sopratutto da Shoji Kawamori (che ne curerà il mecha design divenendo rapidamente uno dei più affermati artisti in quel settore), Macross è un intelligente mix tra fantascienza robotica, romanticismo e musica, la prima serie animata i cui tratti principali non derivano dall'esperienza del cinema, ma dall'animazione stessa. Kawamori e compagni, dopo quindici anni di animazione assimilati come appassionati, hanno ormai capito come pensa e cosa vuole il pubblico odierno: chara non necessariamente realistici ma attraenti e colorati in modo sgargiante, robot sfavillanti, belle musiche... In Macross c'è tutto questo, partendo dal sensuale tratto dell'esordiente Haruhiko Mikimoto per arrivare ai numerosi inserti j-pop cantati da Mari Iijima, doppiattrice della cantante Lynn Minmay (grazie a questo ruolo sarà la prima idol sbocciata attraverso l'industria animata). Non mancano neppure triangoli amorosi, battaglie galvanizzanti con mecha transformabili, scene ecchi. Varietà, questa, che garantisce a Macross una visione gratificante, anche a dispetto di una sceneggiatura un po' dispersiva e in alcuni punti sconclusionata. La "ricetta Macross", basata sul rendere sborone ogni singolo aspetto grafico/tecnico di un anime per appagare i sensi del pubblico (in pratica, gli embrioni del moderno concetto di fanservice) sarà colta creando dal nulla la parola "otaku", ma solo dopo diversi anni anche recepita in ambito animato. Tant'è che, a parte i successivi lavori di Tatsunoko e poco altro, nessun altro studio, nei primi anni successivi, vi aderirà. Per i curiosi, davvero assurda ed esilarante la sorte di Macross in America e poi nel resto del mondo: Harmony Gold lo rimonterà, inventandosi un'assurda storia che li leghi insieme, insieme a Genesis Climber Mospeada e Southern Cross, successivi lavori Tatsunoko, per allungarne la durata. Il mostro di Frankenstein verrà così rinominato Robotech raggiungendo, tra le altre cose, un certo riscontro anche da noi.

Dossier Mecha - Macross
La rivoluzione di Kawamori: Macross (1982)


Il 1983 è da ricordare per Aura Battler Dunbine, sempre di quella Sunrise che diverrà lo studio animato robotico per eccellenza. Diretto da Tomino, rappresenta invece la prima commistione tra mecha e fantasy puro, con il protagonista, Sho Zama, che finisce nel magico mondo di Byston Well e affronta, alleandosi ai ribelli di Neal, il malvagio impero di re Drake. L'elemento robotico (impreziosito da un ottimo mecha design a cui prende parte il futuro artista Yutaka Izubuchi) risiede negli aura battler, i mezzi da combattimento usati in guerra, insetti giganti rinforzati meccanicamente la cui potenza deriva dall'aura di chi li manovra. Ispirato ai numerosi romanzi fantasy che proprio quell'anno Tomino inizia a scrivere, Dunbine è, a mio parere, tendenzialmente troppo lento e ripetitivo per dirsi completamente riuscito, ma ha dalla sua un forte messaggio contro la guerra e il progresso tecnologico, che originerà il finale più crudele e senza speranza che il regista abbia mai filmato. Per dovere di cronaca, Tomino tornerà in anni molto successivi a esplorare il suo mondo di Byston Well con altre produzioni animate (Garzey's Wing nel 1996 e The Wings of Rean nel 2005), ma di queste meno se ne parla meglio è.

Nel 1984 tocca a Heavy Metal L-Gaim, Macross: Il film (o Do You Remember Love?) e sopratutto Armored Trooper Votoms.

Heavy Metal L-Gaim, nuova produzione Tomino/Sunrise, è noto sopratutto per l'apporto, in fase di chara, mecha e sceneggiatura, di Mamoru Nagano, all'epoca un nessuno qualsiasi ma in tempi successivi uno dei più importanti mangaka della Storia del fumetto, autore del capolavoro fantascientifico The Five Star Stories. Questo manga, che inizierà nel 1986, è quello che avrebbe dovuto essere in realtà Heavy Metal L-Gaim: non una serie fatta tanto per, in modo da preparare lo staff Sunrise in vista dell'ambizioso Z Gundam, ma uno spettacolare, sconfinato Star Wars nipponico. La storia, ambientata in un universo retto dalla tirannia della sovrana Poseidal, vede Daba Myroad, principe dello scomparso regno di Mizum e pilota del potente heavy metal (mecha tipo) L-Gaim, iniziare una ribellione stellare per sconfiggerla. Com'è stato impostato e realizzato, L-Gaim è veramente ben poca cosa: ultra-ripetitivo, colmo di umorismo dozzinale, con protagonisti pessimi e di una linearità a livelli tragici, rappresenterà sia per Tomino che Nagano una delusione. Farà comunque influenza nell'industria rendendo ben nota nell'ambiente l'arte grafica di Nagano, data dal suo incredibile mecha design basato su robot umanoidi che ricordano, come fattezze, avveniristici cavalieri medievali.

Dossier Mecha - Dunbine
Dunbine (1983), quando i mecha incontrano il fantasy puro


Do You Remember Love? è "solo" il punto di massima gloria raggiunto dalla poetica di Shoji Wakamori e Studio Nue. Trattasi di un vero e proprio remake cinematografico di Macross, comprensivo di infiniti cambiamenti strutturali e narrativi (da fantascientifica la storia diventa pienamente romantica con contorno di sci-fi) che migliorano esponenzialmente l'originale. Le animazioni straordinarie e il chara design maestoso di Haruhiko Mikimoto completano il quadro rendendolo un vero capolavoro, manifesto della rivoluzione culturale creata dal brand.

Dopo Dougram e il dimenticabile Galient, Ryousuke Takahashi dirige il suo cult più famoso, Armored Trooper Votoms, il primo Real Robot VERO della Storia: di nuovo un intreccio costruito su background militare e di nuovo influenze dalla Storia contemporanea (la guerra del Vietnam vissuta nell'arco narrativo del pianeta Kummen), ma finalmente nessun mecha protagonista indistruttibile. I verdissimi AT, robot bipedi monoposto, sono sì dotati di armi belliche notevoli, ma possono essere distrutti anche da un banale colpo di arma da fuoco. Chirico Cuvie, durante la sua lunga avventura (inseguito dai sicari di due eserciti per aver scoperto un segreto militare), avrà modo di pilotarne un gran numero, essendo giustamente armi prodotte in massa, ed ecco quindi che non appena lascerà un luogo o il suo mecha verrà distrutto, dovrà recuperarne un altro prima che i nemici lo trovino. L'importanza di Votoms nel genere sarà determinante e si evolverà, un po' come Gundam l'anno successivo, in un lunghissimo franchise di OVA e film che perdura a tutt'oggi. Curiosamente, visti gli sviluppi narrativi che Votoms avrà, si può dire, sorridendo, che il primo vero Real Robot sarà pilotato da un Super pilota (letteralmente)...

Importantissimo il 1985. Se dopo Gundam, Macross e Votoms le produzioni Super Robot "classiche" avevano comunque continuato a venire realizzate secondo i consueti canovacci tokusatsu degli anni Settanta, con God Bless the Machine Dancougar di studio Ashi Production si arriva, finalmente, alla fine di tale concezione. Dancougar, infatti, pur tornando alle origini nagaiane con un banale "terrestri vs invasori" con il solito, datato schema narrativo, impronta il tutto di forte continuity e sopratutto sullo scardinamento di numerosi topoi, tra cui l'apparizione del robottone protagonista (addirittura quasi a metà serie!) e il suo uso (è talmente superiore a qualsiasi avversario che verrà usato molto sporadicamente). Degno di menzione anche il superbo mecha design, tondeggiante e scintillante, di un Masami Obari che proprio in questa disciplina scoverà un talento immenso: il fascino della sua arte lo si ritrova nel robottone protagonista, il Dancougar appunto, gigantesco colosso alto oltre 30 metri (!) con fattezze di giaguari (!) e mammuth (!!). Da ricordare anche il comparto musicale retto su numerose opening, ending e insert song, segno che la rivoluzione musicale di Macross inizia a prendere piede.

Ma i veri, autentici, imprescindibili capolavori di quell'anno sono altri due, quelli che diventeranno i massimi esponenti nello sci/fi-robotico di tutti gli anni 80. Trattasi di Blue Comet Layzner e Mobile Suit Z Gundam, dei soliti Takahashi e Tomino. Entrambi Sunrise, entrambi realizzati con una cura tecnica, narrativa e visiva magistrale, entrambi cupissimi e drammatici.

Dossier Mecha - L-Gaim
Mamoru Nagano alla prima prova animata: il mediocre ma visivamente sontuoso Heavy Metal L-Gaim (1984)


Di Blue Comet Layzner, non ancora completamente reperibile in idioma comprensibile, si può soltanto citarne brevemente la trama: durante un futuristico prosieguo della Guerra Fredda un gruppo di ragazzi, residenti su una base ONU marziana, scoprirà, grazie all'amicizia con l'ibrido umano-extraterrestre Eiji, che la razza di quest'ultimo, i Grados, intende conquistare la Terra. Per mezzo del misterioso mecha da lui pilotato, il Layzner, i ragazzi inizieranno così un viaggio spaziale per tornare sul loro pianeta ad avvisare i terrestri. Il capolavoro di Takahashi, oscuro e tragico, pone al centro della vicenda il tema del razzismo, da parte dei terrestri verso Eiji, che avrà ovviamente forti ricadute sulla credibilità delle buone intenzioni del giovane. E come in Dougram e Votoms, il regista inserirà nella trama echi di Storia contemporanea, con l'invasione aliena che, per le sue modalità devastanti, intenzionate a cancellare ogni minima forma di civiltà e cultura dei terrestri, ricorda l'invasione nipponica, durante la Seconda Guerra Mondiale, della Corea. Fallimento commerciale (probabilmente per l'accennata autocritica alla Storia giapponese) culminante in un episodio finale talmente sintetico e sbrigativo da risultare inguardabile, fortunatamente Layzner conoscerà la sua vera conclusione nel mercato home video, quando nello stesso anno della conclusione della serie tv usciranno tre OVA riepilogativi di cui il terzo, Eiji Memorial 2000, rappresenterà il bellissimo finale ufficiale.

Mobile Suit Z Gundam sarà invece la serie gundamica che, grazie al successo tardivo della prima serie (coltivato gradualmente per mezzo dei suoi tre film riassuntivi e, in misura sempre maggiore, dal boom di vendite dei modellini Bandai), genererà il vero culto dell'incazzoso mobile suit bianco, con la conseguenza di creare uno dei più lunghi e famosi franchise per eccellenza del Giappone. Ambientato alcuni anni dopo il termine della serie del 1979, Z Gundam prende vita in uno scenario ancora più drammatico: la Federazione Terrestre è governata dall'élite militare fascistoide dei Titans e Amuro Ray si troverà presto costretto ad allearsi coi suoi ex nemici, i reduci di Zeon, per combatterli. Interessante notare che il protagonista di Z Gundam sia in realtà un nuovo personaggio, Kamille Bidan, che piloterà il mecha che dà il titolo all'anime, mentre Amuro e Char (ora camuffato nelle vesti del carismatico Quattro Vageena) saranno comprimari che appariranno soltanto in alcune porzioni di storia (e che addirittura spariranno completamente nel secondo sequel, Gundam ZZ). Tomino, spesso criticato per la regia funzionale, da lui voluta e difesa in modo tale che lo spettatore si concentri sulla storia e non sul mero mecha design, questa volta si distingue per una direzione spettacolare e avvincente, confezionando un prodotto superlativo sotto ogni aspetto. Da ricordare, infine, come qui più che mai il regista esprima la sua depressione dando un feroce monito agli otaku, anticipando ancora una volta Anno: facendoli empatizzare con l'eroe Kamille, anch'esso chiuso, incapace di stare al mondo e che non vuole crescere, li avverte di stare attenti e di aprirsi il più presto possibile alla società o rischieranno, come l'eroe nel finale, di friggersi letteralmente il cervello.

Dossier Mecha - Votoms
Votoms (1984), il primo, vero Real Robot


Della seconda metà degli anni 80, più che citare le diverse produzioni Gundam o Votoms che si susseguiranno, vale la pena fare un rapido excursus sugli OVA, ossia i lavori animati nati per il mercato home video, creati dagli adepti della "ricetta Macross". Proprio lì, infatti, questi artisti sono stati confinati dagli studios nipponici, in attesa di capire quanto potesse aver futuro la rivoluzione culturale di Shoji Kawamori. Si ricorda, in quest'ambito, la leggendaria e bizzarra trilogia sci-fi/robotica realizzata da studio AIC tra il 1985 e il 1987 comprensiva di Megazone 23 (1985), Fight! Iczer-1 (1985) e Dangaio (1987). Tutti e tre aventi l'intrigante chara di Toshiki Hirano, gli ultimi due addirittura il mecha di un ritrovato Masami Obari (ricordate? Quello di Dancougar). La loro particolarità è stata quella di sfruttare al massimo altissimi budget per raccontare ambiziose storie multi-genere (Megazone 23, ricordato come primo OVA robotico, rimane fondamentalmente un'avventura cyberpunk, Iczer-1 un action horror con intermezzi splatter ed ecchi) caratterizzate dall'estetica fanservice di Macross. Divenendo, grazie ai loro superbi aspetti tecnici/visivi/sonori (capaci di far soprassedere su trame complesse raccontate frettolosamente o incomplete), i massimi emblemi della filosofia di Shoji Kawamori. Sempre del mercato home video è imperativo non dimenticare Punta al top! Gunbuster (1988), diretto da un ancora sconosciuto Hideaki Anno. Gunbuster è sia uno dei tanti figli di Macross, che il secondo grande cult (dopo Le ali di Honneamise) del neonato studio GAINAX: rappresenta una rielaborazione degli stilemi e delle tendenze, assimilati in vent'anni, di ogni genere di anime. Ecco quindi robottoni giganteschi ed "esagerati" oltre ogni limite di realismo, ecco scene ecchi a volontà, ecco personaggi volutamente adagiati sugli stereotipi, lo splendido chara di un ritrovato Haruhiko Mikimoto, e autoriali tocchi di classe come l'eyecatch che strizza l'occhio a quello di Ideon... La trama, decisamente evocativa, pone in essere le missioni spaziali di Noriko Takaya e della sua senpai Kazumi Amano, in un minaccioso futuro dove le due rappresentano l'ultima speranza del genere umano di sconfiggere la solita, bellicosa minaccia aliena, in quanto prescelte a pilotare il gigantesco Gunbuster. Grande elemento di originalità, raramente sfruttato in serie successive, è la teoria einesteniana della relatività che muove il mondo di Gunbuster, fatto di viaggi nell'iperspazio che avranno ripercussioni sulle leggi temporali della Terra. Per concludere, tra le pietre miliari va citato anche, del 1985, l'OVA Love, Live, Alive, epilogo dell'orribile serie televisiva Genesis Climber Mospeada (1983). La sua peculiarità? Essere il primo Music Video animato, ossia un recap di momenti salienti della serie ufficiale accompagnati da un susseguirsi di brani j-pop celebrativi, un modello che anticiperà di un paio d'anni quello musicale di Dancougar (Song Special, 1986) e quello, ben più famoso, di Macross (Flash Back 2012, 1987).

Patlabor (1988) è il primo slice of life robotico. In un vicino futuro l'industria nipponica inizia a costruire robot per l'edilizia, ma spesso e volentieri, ovviamente, la criminalità organizzata se ne impossesserà per usarli per i loro scopi. La polizia deciderà quindi di istituire un corpo specializzato nel pilotare mecha militari, i labor, per affrontare la minaccia. Ideato dal giovanissimo mangaka Masaami Yuki, questo riuscito mix di vita quotidiana, poliziesco e commedia, basato su episodi autoconclusivi dove l'esilarante e caratterizzatissimo Secondo Plotone della Seconda Sezione Veicoli Speciali dovrà far fronte al caso della giornata (ma possono anche essere episodi di pura comicità tipo falciare i campi di grano, intrattenere superiori con la puzza sotto al naso etc) sarà serializzato contemporaneamente in manga e animazione. Quest'ultima sotto le veci di due serie OVA, una televisiva e ben tre filmoni, quasi tutti di livello eccelso e realizzati dallo staff Hedgear, composto da uno stuolo di star: Mamoru Oshii alla regia, Akemi Takada ai disegni, Kazunori Ito alla sceneggiatura, Yutaka Izubuchi al mecha e Kenji Kawai alle musiche.

Dossier Mecha - Z Gundam
Z Gundam (1985): Tomino at his finest


Nel 1990 Sunrise, ormai lo studio per eccellenza in ambito robotico, decide di rivolgere anche a un target più giovane i suoi lavori: nasce Brave Exkaiser, primo capitolo di quella che sarà la lunga saga Brave, otto capitoli prettamente infantili, a livelli di atmosfere, il cui unico motivo d'esistere risiede nel mecha design potente e ultra-tamarro dei suoi robottoni protagonisti (unica serie, tra queste, apprezzabile anche a un target maggiormente adulto, è The King of Braves Gaogaigar, 1997).