Riportiamo dal blog Anime-Asteroid la seconda parte del dossier sulla nascita e l'evoluzione dell'animazione robotica giapponese.
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DOSSIER SULL'ANIMAZIONE ROBOTICA: MACROSS E I SUOI SUCCESSORI (1982 - 1990)
Molto importante anche il 1981, anno di Fang of the Sun Dougram. È il battesimo di fuoco, nel genere, per il futuro "re del Real Robot" Ryousuke Takahashi, nonché il primo, vero successore di Gundam. Il pianeta Deloyer, colonia della Terra, vuole l'indipendenza, ma in tutta risposta si ritrova con un governo fantoccio, instaurato rapidamente dai federali, e l'occupazione dell'esercito. Il protagonista Crinn Cashin, figlio del governatore terrestre di Deloyer, si unisce ai ribelli per prendere parte alla guerriglia, trovandosi presto alla guida del prototipo Dougram costruito dagli insorti. Si torna allo schema "Super mascherato da Real" (come Gundam), con il Dougram invincibile e solo i mezzi avversari davvero realistici, ma il robot è sempre più "smitizzato" e, in più di un'occasione, si ritroverà così malconcio, come armamenti o carburante, da essere inutilizzabile o addirittura costretto a fuggire via dal campo di battaglia. Sopratutto, con Dougram il regista Takahashi farà conoscere a tutti il suo grande talento dietro a storie dai dialoghi di ferro e background politico/militare curatissimo, quest'ultimo spesso ispirato alla storia contemporanea (il pianeta Deloyeran è praticamente un paese dell'America Latina che vuole emanciparsi dal giogo statunitense - l'immaginario stato di Medoul - durante la Guerra Fredda, e in esso si respirano atmosfere, anche per merito di divise, motivetti militari etc, di guerre civili spagnole e cubane). Il fortissimo realismo di fondo in strategie di guerra, implicazioni (economiche, politiche e sociali) del conflitto e caratterizzazione umane dei personaggi (che siano eroi od odiose spie o tiranni) proiettano Dougram nell'Olimpo come prima storia robotica ambientata in un contesto narrativo estremamente attendibile.
Nel 1982 vedrà la luce il secondo, epocale anime robotico: Fortezza super dimensionale Macross. Il relitto di una gigantesca nave aliena schiantatasi sulla Terra, il Macross, viene ricostruito dai terrestri, e dopo dieci anni di riparazioni viene utilizzato per esplorare l'universo. La sua riattivazione non solo richiamerà una razza di bellicosi alieni, gli zentradi, ma teletrasporterà la nave nei dintorni di Plutone insieme a tutti gli abitanti dell'isolotto di Sud Ataria. Inizierà così, da parte loro, un lungo viaggio di ritorno verso la Terra, frammentato dai frequenti scontri con gli alieni. Animato da Tatsunoko ma ideato da Studio Nue e sopratutto da Shoji Kawamori (che ne curerà il mecha design divenendo rapidamente uno dei più affermati artisti in quel settore), Macross è un intelligente mix tra fantascienza robotica, romanticismo e musica, la prima serie animata i cui tratti principali non derivano dall'esperienza del cinema, ma dall'animazione stessa. Kawamori e compagni, dopo quindici anni di animazione assimilati come appassionati, hanno ormai capito come pensa e cosa vuole il pubblico odierno: chara non necessariamente realistici ma attraenti e colorati in modo sgargiante, robot sfavillanti, belle musiche... In Macross c'è tutto questo, partendo dal sensuale tratto dell'esordiente Haruhiko Mikimoto per arrivare ai numerosi inserti j-pop cantati da Mari Iijima, doppiattrice della cantante Lynn Minmay (grazie a questo ruolo sarà la prima idol sbocciata attraverso l'industria animata). Non mancano neppure triangoli amorosi, battaglie galvanizzanti con mecha transformabili, scene ecchi. Varietà, questa, che garantisce a Macross una visione gratificante, anche a dispetto di una sceneggiatura un po' dispersiva e in alcuni punti sconclusionata. La "ricetta Macross", basata sul rendere sborone ogni singolo aspetto grafico/tecnico di un anime per appagare i sensi del pubblico (in pratica, gli embrioni del moderno concetto di fanservice) sarà colta creando dal nulla la parola "otaku", ma solo dopo diversi anni anche recepita in ambito animato. Tant'è che, a parte i successivi lavori di Tatsunoko e poco altro, nessun altro studio, nei primi anni successivi, vi aderirà. Per i curiosi, davvero assurda ed esilarante la sorte di Macross in America e poi nel resto del mondo: Harmony Gold lo rimonterà, inventandosi un'assurda storia che li leghi insieme, insieme a Genesis Climber Mospeada e Southern Cross, successivi lavori Tatsunoko, per allungarne la durata. Il mostro di Frankenstein verrà così rinominato Robotech raggiungendo, tra le altre cose, un certo riscontro anche da noi.

La rivoluzione di Kawamori: Macross (1982)
Il 1983 è da ricordare per Aura Battler Dunbine, sempre di quella Sunrise che diverrà lo studio animato robotico per eccellenza. Diretto da Tomino, rappresenta invece la prima commistione tra mecha e fantasy puro, con il protagonista, Sho Zama, che finisce nel magico mondo di Byston Well e affronta, alleandosi ai ribelli di Neal, il malvagio impero di re Drake. L'elemento robotico (impreziosito da un ottimo mecha design a cui prende parte il futuro artista Yutaka Izubuchi) risiede negli aura battler, i mezzi da combattimento usati in guerra, insetti giganti rinforzati meccanicamente la cui potenza deriva dall'aura di chi li manovra. Ispirato ai numerosi romanzi fantasy che proprio quell'anno Tomino inizia a scrivere, Dunbine è, a mio parere, tendenzialmente troppo lento e ripetitivo per dirsi completamente riuscito, ma ha dalla sua un forte messaggio contro la guerra e il progresso tecnologico, che originerà il finale più crudele e senza speranza che il regista abbia mai filmato. Per dovere di cronaca, Tomino tornerà in anni molto successivi a esplorare il suo mondo di Byston Well con altre produzioni animate (Garzey's Wing nel 1996 e The Wings of Rean nel 2005), ma di queste meno se ne parla meglio è.
Nel 1984 tocca a Heavy Metal L-Gaim, Macross: Il film (o Do You Remember Love?) e sopratutto Armored Trooper Votoms.
Heavy Metal L-Gaim, nuova produzione Tomino/Sunrise, è noto sopratutto per l'apporto, in fase di chara, mecha e sceneggiatura, di Mamoru Nagano, all'epoca un nessuno qualsiasi ma in tempi successivi uno dei più importanti mangaka della Storia del fumetto, autore del capolavoro fantascientifico The Five Star Stories. Questo manga, che inizierà nel 1986, è quello che avrebbe dovuto essere in realtà Heavy Metal L-Gaim: non una serie fatta tanto per, in modo da preparare lo staff Sunrise in vista dell'ambizioso Z Gundam, ma uno spettacolare, sconfinato Star Wars nipponico. La storia, ambientata in un universo retto dalla tirannia della sovrana Poseidal, vede Daba Myroad, principe dello scomparso regno di Mizum e pilota del potente heavy metal (mecha tipo) L-Gaim, iniziare una ribellione stellare per sconfiggerla. Com'è stato impostato e realizzato, L-Gaim è veramente ben poca cosa: ultra-ripetitivo, colmo di umorismo dozzinale, con protagonisti pessimi e di una linearità a livelli tragici, rappresenterà sia per Tomino che Nagano una delusione. Farà comunque influenza nell'industria rendendo ben nota nell'ambiente l'arte grafica di Nagano, data dal suo incredibile mecha design basato su robot umanoidi che ricordano, come fattezze, avveniristici cavalieri medievali.

Dunbine (1983), quando i mecha incontrano il fantasy puro
Do You Remember Love? è "solo" il punto di massima gloria raggiunto dalla poetica di Shoji Wakamori e Studio Nue. Trattasi di un vero e proprio remake cinematografico di Macross, comprensivo di infiniti cambiamenti strutturali e narrativi (da fantascientifica la storia diventa pienamente romantica con contorno di sci-fi) che migliorano esponenzialmente l'originale. Le animazioni straordinarie e il chara design maestoso di Haruhiko Mikimoto completano il quadro rendendolo un vero capolavoro, manifesto della rivoluzione culturale creata dal brand.
Dopo Dougram e il dimenticabile Galient, Ryousuke Takahashi dirige il suo cult più famoso, Armored Trooper Votoms, il primo Real Robot VERO della Storia: di nuovo un intreccio costruito su background militare e di nuovo influenze dalla Storia contemporanea (la guerra del Vietnam vissuta nell'arco narrativo del pianeta Kummen), ma finalmente nessun mecha protagonista indistruttibile. I verdissimi AT, robot bipedi monoposto, sono sì dotati di armi belliche notevoli, ma possono essere distrutti anche da un banale colpo di arma da fuoco. Chirico Cuvie, durante la sua lunga avventura (inseguito dai sicari di due eserciti per aver scoperto un segreto militare), avrà modo di pilotarne un gran numero, essendo giustamente armi prodotte in massa, ed ecco quindi che non appena lascerà un luogo o il suo mecha verrà distrutto, dovrà recuperarne un altro prima che i nemici lo trovino. L'importanza di Votoms nel genere sarà determinante e si evolverà, un po' come Gundam l'anno successivo, in un lunghissimo franchise di OVA e film che perdura a tutt'oggi. Curiosamente, visti gli sviluppi narrativi che Votoms avrà, si può dire, sorridendo, che il primo vero Real Robot sarà pilotato da un Super pilota (letteralmente)...
Importantissimo il 1985. Se dopo Gundam, Macross e Votoms le produzioni Super Robot "classiche" avevano comunque continuato a venire realizzate secondo i consueti canovacci tokusatsu degli anni Settanta, con God Bless the Machine Dancougar di studio Ashi Production si arriva, finalmente, alla fine di tale concezione. Dancougar, infatti, pur tornando alle origini nagaiane con un banale "terrestri vs invasori" con il solito, datato schema narrativo, impronta il tutto di forte continuity e sopratutto sullo scardinamento di numerosi topoi, tra cui l'apparizione del robottone protagonista (addirittura quasi a metà serie!) e il suo uso (è talmente superiore a qualsiasi avversario che verrà usato molto sporadicamente). Degno di menzione anche il superbo mecha design, tondeggiante e scintillante, di un Masami Obari che proprio in questa disciplina scoverà un talento immenso: il fascino della sua arte lo si ritrova nel robottone protagonista, il Dancougar appunto, gigantesco colosso alto oltre 30 metri (!) con fattezze di giaguari (!) e mammuth (!!). Da ricordare anche il comparto musicale retto su numerose opening, ending e insert song, segno che la rivoluzione musicale di Macross inizia a prendere piede.
Ma i veri, autentici, imprescindibili capolavori di quell'anno sono altri due, quelli che diventeranno i massimi esponenti nello sci/fi-robotico di tutti gli anni 80. Trattasi di Blue Comet Layzner e Mobile Suit Z Gundam, dei soliti Takahashi e Tomino. Entrambi Sunrise, entrambi realizzati con una cura tecnica, narrativa e visiva magistrale, entrambi cupissimi e drammatici.

Mamoru Nagano alla prima prova animata: il mediocre ma visivamente sontuoso Heavy Metal L-Gaim (1984)
Di Blue Comet Layzner, non ancora completamente reperibile in idioma comprensibile, si può soltanto citarne brevemente la trama: durante un futuristico prosieguo della Guerra Fredda un gruppo di ragazzi, residenti su una base ONU marziana, scoprirà, grazie all'amicizia con l'ibrido umano-extraterrestre Eiji, che la razza di quest'ultimo, i Grados, intende conquistare la Terra. Per mezzo del misterioso mecha da lui pilotato, il Layzner, i ragazzi inizieranno così un viaggio spaziale per tornare sul loro pianeta ad avvisare i terrestri. Il capolavoro di Takahashi, oscuro e tragico, pone al centro della vicenda il tema del razzismo, da parte dei terrestri verso Eiji, che avrà ovviamente forti ricadute sulla credibilità delle buone intenzioni del giovane. E come in Dougram e Votoms, il regista inserirà nella trama echi di Storia contemporanea, con l'invasione aliena che, per le sue modalità devastanti, intenzionate a cancellare ogni minima forma di civiltà e cultura dei terrestri, ricorda l'invasione nipponica, durante la Seconda Guerra Mondiale, della Corea. Fallimento commerciale (probabilmente per l'accennata autocritica alla Storia giapponese) culminante in un episodio finale talmente sintetico e sbrigativo da risultare inguardabile, fortunatamente Layzner conoscerà la sua vera conclusione nel mercato home video, quando nello stesso anno della conclusione della serie tv usciranno tre OVA riepilogativi di cui il terzo, Eiji Memorial 2000, rappresenterà il bellissimo finale ufficiale.
Mobile Suit Z Gundam sarà invece la serie gundamica che, grazie al successo tardivo della prima serie (coltivato gradualmente per mezzo dei suoi tre film riassuntivi e, in misura sempre maggiore, dal boom di vendite dei modellini Bandai), genererà il vero culto dell'incazzoso mobile suit bianco, con la conseguenza di creare uno dei più lunghi e famosi franchise per eccellenza del Giappone. Ambientato alcuni anni dopo il termine della serie del 1979, Z Gundam prende vita in uno scenario ancora più drammatico: la Federazione Terrestre è governata dall'élite militare fascistoide dei Titans e Amuro Ray si troverà presto costretto ad allearsi coi suoi ex nemici, i reduci di Zeon, per combatterli. Interessante notare che il protagonista di Z Gundam sia in realtà un nuovo personaggio, Kamille Bidan, che piloterà il mecha che dà il titolo all'anime, mentre Amuro e Char (ora camuffato nelle vesti del carismatico Quattro Vageena) saranno comprimari che appariranno soltanto in alcune porzioni di storia (e che addirittura spariranno completamente nel secondo sequel, Gundam ZZ). Tomino, spesso criticato per la regia funzionale, da lui voluta e difesa in modo tale che lo spettatore si concentri sulla storia e non sul mero mecha design, questa volta si distingue per una direzione spettacolare e avvincente, confezionando un prodotto superlativo sotto ogni aspetto. Da ricordare, infine, come qui più che mai il regista esprima la sua depressione dando un feroce monito agli otaku, anticipando ancora una volta Anno: facendoli empatizzare con l'eroe Kamille, anch'esso chiuso, incapace di stare al mondo e che non vuole crescere, li avverte di stare attenti e di aprirsi il più presto possibile alla società o rischieranno, come l'eroe nel finale, di friggersi letteralmente il cervello.

Votoms (1984), il primo, vero Real Robot
Della seconda metà degli anni 80, più che citare le diverse produzioni Gundam o Votoms che si susseguiranno, vale la pena fare un rapido excursus sugli OVA, ossia i lavori animati nati per il mercato home video, creati dagli adepti della "ricetta Macross". Proprio lì, infatti, questi artisti sono stati confinati dagli studios nipponici, in attesa di capire quanto potesse aver futuro la rivoluzione culturale di Shoji Kawamori. Si ricorda, in quest'ambito, la leggendaria e bizzarra trilogia sci-fi/robotica realizzata da studio AIC tra il 1985 e il 1987 comprensiva di Megazone 23 (1985), Fight! Iczer-1 (1985) e Dangaio (1987). Tutti e tre aventi l'intrigante chara di Toshiki Hirano, gli ultimi due addirittura il mecha di un ritrovato Masami Obari (ricordate? Quello di Dancougar). La loro particolarità è stata quella di sfruttare al massimo altissimi budget per raccontare ambiziose storie multi-genere (Megazone 23, ricordato come primo OVA robotico, rimane fondamentalmente un'avventura cyberpunk, Iczer-1 un action horror con intermezzi splatter ed ecchi) caratterizzate dall'estetica fanservice di Macross. Divenendo, grazie ai loro superbi aspetti tecnici/visivi/sonori (capaci di far soprassedere su trame complesse raccontate frettolosamente o incomplete), i massimi emblemi della filosofia di Shoji Kawamori. Sempre del mercato home video è imperativo non dimenticare Punta al top! Gunbuster (1988), diretto da un ancora sconosciuto Hideaki Anno. Gunbuster è sia uno dei tanti figli di Macross, che il secondo grande cult (dopo Le ali di Honneamise) del neonato studio GAINAX: rappresenta una rielaborazione degli stilemi e delle tendenze, assimilati in vent'anni, di ogni genere di anime. Ecco quindi robottoni giganteschi ed "esagerati" oltre ogni limite di realismo, ecco scene ecchi a volontà, ecco personaggi volutamente adagiati sugli stereotipi, lo splendido chara di un ritrovato Haruhiko Mikimoto, e autoriali tocchi di classe come l'eyecatch che strizza l'occhio a quello di Ideon... La trama, decisamente evocativa, pone in essere le missioni spaziali di Noriko Takaya e della sua senpai Kazumi Amano, in un minaccioso futuro dove le due rappresentano l'ultima speranza del genere umano di sconfiggere la solita, bellicosa minaccia aliena, in quanto prescelte a pilotare il gigantesco Gunbuster. Grande elemento di originalità, raramente sfruttato in serie successive, è la teoria einesteniana della relatività che muove il mondo di Gunbuster, fatto di viaggi nell'iperspazio che avranno ripercussioni sulle leggi temporali della Terra. Per concludere, tra le pietre miliari va citato anche, del 1985, l'OVA Love, Live, Alive, epilogo dell'orribile serie televisiva Genesis Climber Mospeada (1983). La sua peculiarità? Essere il primo Music Video animato, ossia un recap di momenti salienti della serie ufficiale accompagnati da un susseguirsi di brani j-pop celebrativi, un modello che anticiperà di un paio d'anni quello musicale di Dancougar (Song Special, 1986) e quello, ben più famoso, di Macross (Flash Back 2012, 1987).
Patlabor (1988) è il primo slice of life robotico. In un vicino futuro l'industria nipponica inizia a costruire robot per l'edilizia, ma spesso e volentieri, ovviamente, la criminalità organizzata se ne impossesserà per usarli per i loro scopi. La polizia deciderà quindi di istituire un corpo specializzato nel pilotare mecha militari, i labor, per affrontare la minaccia. Ideato dal giovanissimo mangaka Masaami Yuki, questo riuscito mix di vita quotidiana, poliziesco e commedia, basato su episodi autoconclusivi dove l'esilarante e caratterizzatissimo Secondo Plotone della Seconda Sezione Veicoli Speciali dovrà far fronte al caso della giornata (ma possono anche essere episodi di pura comicità tipo falciare i campi di grano, intrattenere superiori con la puzza sotto al naso etc) sarà serializzato contemporaneamente in manga e animazione. Quest'ultima sotto le veci di due serie OVA, una televisiva e ben tre filmoni, quasi tutti di livello eccelso e realizzati dallo staff Hedgear, composto da uno stuolo di star: Mamoru Oshii alla regia, Akemi Takada ai disegni, Kazunori Ito alla sceneggiatura, Yutaka Izubuchi al mecha e Kenji Kawai alle musiche.

Z Gundam (1985): Tomino at his finest
Nel 1990 Sunrise, ormai lo studio per eccellenza in ambito robotico, decide di rivolgere anche a un target più giovane i suoi lavori: nasce Brave Exkaiser, primo capitolo di quella che sarà la lunga saga Brave, otto capitoli prettamente infantili, a livelli di atmosfere, il cui unico motivo d'esistere risiede nel mecha design potente e ultra-tamarro dei suoi robottoni protagonisti (unica serie, tra queste, apprezzabile anche a un target maggiormente adulto, è The King of Braves Gaogaigar, 1997).
DOSSIER SULL'ANIMAZIONE ROBOTICA: MACROSS E I SUOI SUCCESSORI (1982 - 1990)
Molto importante anche il 1981, anno di Fang of the Sun Dougram. È il battesimo di fuoco, nel genere, per il futuro "re del Real Robot" Ryousuke Takahashi, nonché il primo, vero successore di Gundam. Il pianeta Deloyer, colonia della Terra, vuole l'indipendenza, ma in tutta risposta si ritrova con un governo fantoccio, instaurato rapidamente dai federali, e l'occupazione dell'esercito. Il protagonista Crinn Cashin, figlio del governatore terrestre di Deloyer, si unisce ai ribelli per prendere parte alla guerriglia, trovandosi presto alla guida del prototipo Dougram costruito dagli insorti. Si torna allo schema "Super mascherato da Real" (come Gundam), con il Dougram invincibile e solo i mezzi avversari davvero realistici, ma il robot è sempre più "smitizzato" e, in più di un'occasione, si ritroverà così malconcio, come armamenti o carburante, da essere inutilizzabile o addirittura costretto a fuggire via dal campo di battaglia. Sopratutto, con Dougram il regista Takahashi farà conoscere a tutti il suo grande talento dietro a storie dai dialoghi di ferro e background politico/militare curatissimo, quest'ultimo spesso ispirato alla storia contemporanea (il pianeta Deloyeran è praticamente un paese dell'America Latina che vuole emanciparsi dal giogo statunitense - l'immaginario stato di Medoul - durante la Guerra Fredda, e in esso si respirano atmosfere, anche per merito di divise, motivetti militari etc, di guerre civili spagnole e cubane). Il fortissimo realismo di fondo in strategie di guerra, implicazioni (economiche, politiche e sociali) del conflitto e caratterizzazione umane dei personaggi (che siano eroi od odiose spie o tiranni) proiettano Dougram nell'Olimpo come prima storia robotica ambientata in un contesto narrativo estremamente attendibile.
Nel 1982 vedrà la luce il secondo, epocale anime robotico: Fortezza super dimensionale Macross. Il relitto di una gigantesca nave aliena schiantatasi sulla Terra, il Macross, viene ricostruito dai terrestri, e dopo dieci anni di riparazioni viene utilizzato per esplorare l'universo. La sua riattivazione non solo richiamerà una razza di bellicosi alieni, gli zentradi, ma teletrasporterà la nave nei dintorni di Plutone insieme a tutti gli abitanti dell'isolotto di Sud Ataria. Inizierà così, da parte loro, un lungo viaggio di ritorno verso la Terra, frammentato dai frequenti scontri con gli alieni. Animato da Tatsunoko ma ideato da Studio Nue e sopratutto da Shoji Kawamori (che ne curerà il mecha design divenendo rapidamente uno dei più affermati artisti in quel settore), Macross è un intelligente mix tra fantascienza robotica, romanticismo e musica, la prima serie animata i cui tratti principali non derivano dall'esperienza del cinema, ma dall'animazione stessa. Kawamori e compagni, dopo quindici anni di animazione assimilati come appassionati, hanno ormai capito come pensa e cosa vuole il pubblico odierno: chara non necessariamente realistici ma attraenti e colorati in modo sgargiante, robot sfavillanti, belle musiche... In Macross c'è tutto questo, partendo dal sensuale tratto dell'esordiente Haruhiko Mikimoto per arrivare ai numerosi inserti j-pop cantati da Mari Iijima, doppiattrice della cantante Lynn Minmay (grazie a questo ruolo sarà la prima idol sbocciata attraverso l'industria animata). Non mancano neppure triangoli amorosi, battaglie galvanizzanti con mecha transformabili, scene ecchi. Varietà, questa, che garantisce a Macross una visione gratificante, anche a dispetto di una sceneggiatura un po' dispersiva e in alcuni punti sconclusionata. La "ricetta Macross", basata sul rendere sborone ogni singolo aspetto grafico/tecnico di un anime per appagare i sensi del pubblico (in pratica, gli embrioni del moderno concetto di fanservice) sarà colta creando dal nulla la parola "otaku", ma solo dopo diversi anni anche recepita in ambito animato. Tant'è che, a parte i successivi lavori di Tatsunoko e poco altro, nessun altro studio, nei primi anni successivi, vi aderirà. Per i curiosi, davvero assurda ed esilarante la sorte di Macross in America e poi nel resto del mondo: Harmony Gold lo rimonterà, inventandosi un'assurda storia che li leghi insieme, insieme a Genesis Climber Mospeada e Southern Cross, successivi lavori Tatsunoko, per allungarne la durata. Il mostro di Frankenstein verrà così rinominato Robotech raggiungendo, tra le altre cose, un certo riscontro anche da noi.

La rivoluzione di Kawamori: Macross (1982)
Il 1983 è da ricordare per Aura Battler Dunbine, sempre di quella Sunrise che diverrà lo studio animato robotico per eccellenza. Diretto da Tomino, rappresenta invece la prima commistione tra mecha e fantasy puro, con il protagonista, Sho Zama, che finisce nel magico mondo di Byston Well e affronta, alleandosi ai ribelli di Neal, il malvagio impero di re Drake. L'elemento robotico (impreziosito da un ottimo mecha design a cui prende parte il futuro artista Yutaka Izubuchi) risiede negli aura battler, i mezzi da combattimento usati in guerra, insetti giganti rinforzati meccanicamente la cui potenza deriva dall'aura di chi li manovra. Ispirato ai numerosi romanzi fantasy che proprio quell'anno Tomino inizia a scrivere, Dunbine è, a mio parere, tendenzialmente troppo lento e ripetitivo per dirsi completamente riuscito, ma ha dalla sua un forte messaggio contro la guerra e il progresso tecnologico, che originerà il finale più crudele e senza speranza che il regista abbia mai filmato. Per dovere di cronaca, Tomino tornerà in anni molto successivi a esplorare il suo mondo di Byston Well con altre produzioni animate (Garzey's Wing nel 1996 e The Wings of Rean nel 2005), ma di queste meno se ne parla meglio è.
Nel 1984 tocca a Heavy Metal L-Gaim, Macross: Il film (o Do You Remember Love?) e sopratutto Armored Trooper Votoms.
Heavy Metal L-Gaim, nuova produzione Tomino/Sunrise, è noto sopratutto per l'apporto, in fase di chara, mecha e sceneggiatura, di Mamoru Nagano, all'epoca un nessuno qualsiasi ma in tempi successivi uno dei più importanti mangaka della Storia del fumetto, autore del capolavoro fantascientifico The Five Star Stories. Questo manga, che inizierà nel 1986, è quello che avrebbe dovuto essere in realtà Heavy Metal L-Gaim: non una serie fatta tanto per, in modo da preparare lo staff Sunrise in vista dell'ambizioso Z Gundam, ma uno spettacolare, sconfinato Star Wars nipponico. La storia, ambientata in un universo retto dalla tirannia della sovrana Poseidal, vede Daba Myroad, principe dello scomparso regno di Mizum e pilota del potente heavy metal (mecha tipo) L-Gaim, iniziare una ribellione stellare per sconfiggerla. Com'è stato impostato e realizzato, L-Gaim è veramente ben poca cosa: ultra-ripetitivo, colmo di umorismo dozzinale, con protagonisti pessimi e di una linearità a livelli tragici, rappresenterà sia per Tomino che Nagano una delusione. Farà comunque influenza nell'industria rendendo ben nota nell'ambiente l'arte grafica di Nagano, data dal suo incredibile mecha design basato su robot umanoidi che ricordano, come fattezze, avveniristici cavalieri medievali.

Dunbine (1983), quando i mecha incontrano il fantasy puro
Do You Remember Love? è "solo" il punto di massima gloria raggiunto dalla poetica di Shoji Wakamori e Studio Nue. Trattasi di un vero e proprio remake cinematografico di Macross, comprensivo di infiniti cambiamenti strutturali e narrativi (da fantascientifica la storia diventa pienamente romantica con contorno di sci-fi) che migliorano esponenzialmente l'originale. Le animazioni straordinarie e il chara design maestoso di Haruhiko Mikimoto completano il quadro rendendolo un vero capolavoro, manifesto della rivoluzione culturale creata dal brand.
Dopo Dougram e il dimenticabile Galient, Ryousuke Takahashi dirige il suo cult più famoso, Armored Trooper Votoms, il primo Real Robot VERO della Storia: di nuovo un intreccio costruito su background militare e di nuovo influenze dalla Storia contemporanea (la guerra del Vietnam vissuta nell'arco narrativo del pianeta Kummen), ma finalmente nessun mecha protagonista indistruttibile. I verdissimi AT, robot bipedi monoposto, sono sì dotati di armi belliche notevoli, ma possono essere distrutti anche da un banale colpo di arma da fuoco. Chirico Cuvie, durante la sua lunga avventura (inseguito dai sicari di due eserciti per aver scoperto un segreto militare), avrà modo di pilotarne un gran numero, essendo giustamente armi prodotte in massa, ed ecco quindi che non appena lascerà un luogo o il suo mecha verrà distrutto, dovrà recuperarne un altro prima che i nemici lo trovino. L'importanza di Votoms nel genere sarà determinante e si evolverà, un po' come Gundam l'anno successivo, in un lunghissimo franchise di OVA e film che perdura a tutt'oggi. Curiosamente, visti gli sviluppi narrativi che Votoms avrà, si può dire, sorridendo, che il primo vero Real Robot sarà pilotato da un Super pilota (letteralmente)...
Importantissimo il 1985. Se dopo Gundam, Macross e Votoms le produzioni Super Robot "classiche" avevano comunque continuato a venire realizzate secondo i consueti canovacci tokusatsu degli anni Settanta, con God Bless the Machine Dancougar di studio Ashi Production si arriva, finalmente, alla fine di tale concezione. Dancougar, infatti, pur tornando alle origini nagaiane con un banale "terrestri vs invasori" con il solito, datato schema narrativo, impronta il tutto di forte continuity e sopratutto sullo scardinamento di numerosi topoi, tra cui l'apparizione del robottone protagonista (addirittura quasi a metà serie!) e il suo uso (è talmente superiore a qualsiasi avversario che verrà usato molto sporadicamente). Degno di menzione anche il superbo mecha design, tondeggiante e scintillante, di un Masami Obari che proprio in questa disciplina scoverà un talento immenso: il fascino della sua arte lo si ritrova nel robottone protagonista, il Dancougar appunto, gigantesco colosso alto oltre 30 metri (!) con fattezze di giaguari (!) e mammuth (!!). Da ricordare anche il comparto musicale retto su numerose opening, ending e insert song, segno che la rivoluzione musicale di Macross inizia a prendere piede.
Ma i veri, autentici, imprescindibili capolavori di quell'anno sono altri due, quelli che diventeranno i massimi esponenti nello sci/fi-robotico di tutti gli anni 80. Trattasi di Blue Comet Layzner e Mobile Suit Z Gundam, dei soliti Takahashi e Tomino. Entrambi Sunrise, entrambi realizzati con una cura tecnica, narrativa e visiva magistrale, entrambi cupissimi e drammatici.

Mamoru Nagano alla prima prova animata: il mediocre ma visivamente sontuoso Heavy Metal L-Gaim (1984)
Di Blue Comet Layzner, non ancora completamente reperibile in idioma comprensibile, si può soltanto citarne brevemente la trama: durante un futuristico prosieguo della Guerra Fredda un gruppo di ragazzi, residenti su una base ONU marziana, scoprirà, grazie all'amicizia con l'ibrido umano-extraterrestre Eiji, che la razza di quest'ultimo, i Grados, intende conquistare la Terra. Per mezzo del misterioso mecha da lui pilotato, il Layzner, i ragazzi inizieranno così un viaggio spaziale per tornare sul loro pianeta ad avvisare i terrestri. Il capolavoro di Takahashi, oscuro e tragico, pone al centro della vicenda il tema del razzismo, da parte dei terrestri verso Eiji, che avrà ovviamente forti ricadute sulla credibilità delle buone intenzioni del giovane. E come in Dougram e Votoms, il regista inserirà nella trama echi di Storia contemporanea, con l'invasione aliena che, per le sue modalità devastanti, intenzionate a cancellare ogni minima forma di civiltà e cultura dei terrestri, ricorda l'invasione nipponica, durante la Seconda Guerra Mondiale, della Corea. Fallimento commerciale (probabilmente per l'accennata autocritica alla Storia giapponese) culminante in un episodio finale talmente sintetico e sbrigativo da risultare inguardabile, fortunatamente Layzner conoscerà la sua vera conclusione nel mercato home video, quando nello stesso anno della conclusione della serie tv usciranno tre OVA riepilogativi di cui il terzo, Eiji Memorial 2000, rappresenterà il bellissimo finale ufficiale.
Mobile Suit Z Gundam sarà invece la serie gundamica che, grazie al successo tardivo della prima serie (coltivato gradualmente per mezzo dei suoi tre film riassuntivi e, in misura sempre maggiore, dal boom di vendite dei modellini Bandai), genererà il vero culto dell'incazzoso mobile suit bianco, con la conseguenza di creare uno dei più lunghi e famosi franchise per eccellenza del Giappone. Ambientato alcuni anni dopo il termine della serie del 1979, Z Gundam prende vita in uno scenario ancora più drammatico: la Federazione Terrestre è governata dall'élite militare fascistoide dei Titans e Amuro Ray si troverà presto costretto ad allearsi coi suoi ex nemici, i reduci di Zeon, per combatterli. Interessante notare che il protagonista di Z Gundam sia in realtà un nuovo personaggio, Kamille Bidan, che piloterà il mecha che dà il titolo all'anime, mentre Amuro e Char (ora camuffato nelle vesti del carismatico Quattro Vageena) saranno comprimari che appariranno soltanto in alcune porzioni di storia (e che addirittura spariranno completamente nel secondo sequel, Gundam ZZ). Tomino, spesso criticato per la regia funzionale, da lui voluta e difesa in modo tale che lo spettatore si concentri sulla storia e non sul mero mecha design, questa volta si distingue per una direzione spettacolare e avvincente, confezionando un prodotto superlativo sotto ogni aspetto. Da ricordare, infine, come qui più che mai il regista esprima la sua depressione dando un feroce monito agli otaku, anticipando ancora una volta Anno: facendoli empatizzare con l'eroe Kamille, anch'esso chiuso, incapace di stare al mondo e che non vuole crescere, li avverte di stare attenti e di aprirsi il più presto possibile alla società o rischieranno, come l'eroe nel finale, di friggersi letteralmente il cervello.

Votoms (1984), il primo, vero Real Robot
Della seconda metà degli anni 80, più che citare le diverse produzioni Gundam o Votoms che si susseguiranno, vale la pena fare un rapido excursus sugli OVA, ossia i lavori animati nati per il mercato home video, creati dagli adepti della "ricetta Macross". Proprio lì, infatti, questi artisti sono stati confinati dagli studios nipponici, in attesa di capire quanto potesse aver futuro la rivoluzione culturale di Shoji Kawamori. Si ricorda, in quest'ambito, la leggendaria e bizzarra trilogia sci-fi/robotica realizzata da studio AIC tra il 1985 e il 1987 comprensiva di Megazone 23 (1985), Fight! Iczer-1 (1985) e Dangaio (1987). Tutti e tre aventi l'intrigante chara di Toshiki Hirano, gli ultimi due addirittura il mecha di un ritrovato Masami Obari (ricordate? Quello di Dancougar). La loro particolarità è stata quella di sfruttare al massimo altissimi budget per raccontare ambiziose storie multi-genere (Megazone 23, ricordato come primo OVA robotico, rimane fondamentalmente un'avventura cyberpunk, Iczer-1 un action horror con intermezzi splatter ed ecchi) caratterizzate dall'estetica fanservice di Macross. Divenendo, grazie ai loro superbi aspetti tecnici/visivi/sonori (capaci di far soprassedere su trame complesse raccontate frettolosamente o incomplete), i massimi emblemi della filosofia di Shoji Kawamori. Sempre del mercato home video è imperativo non dimenticare Punta al top! Gunbuster (1988), diretto da un ancora sconosciuto Hideaki Anno. Gunbuster è sia uno dei tanti figli di Macross, che il secondo grande cult (dopo Le ali di Honneamise) del neonato studio GAINAX: rappresenta una rielaborazione degli stilemi e delle tendenze, assimilati in vent'anni, di ogni genere di anime. Ecco quindi robottoni giganteschi ed "esagerati" oltre ogni limite di realismo, ecco scene ecchi a volontà, ecco personaggi volutamente adagiati sugli stereotipi, lo splendido chara di un ritrovato Haruhiko Mikimoto, e autoriali tocchi di classe come l'eyecatch che strizza l'occhio a quello di Ideon... La trama, decisamente evocativa, pone in essere le missioni spaziali di Noriko Takaya e della sua senpai Kazumi Amano, in un minaccioso futuro dove le due rappresentano l'ultima speranza del genere umano di sconfiggere la solita, bellicosa minaccia aliena, in quanto prescelte a pilotare il gigantesco Gunbuster. Grande elemento di originalità, raramente sfruttato in serie successive, è la teoria einesteniana della relatività che muove il mondo di Gunbuster, fatto di viaggi nell'iperspazio che avranno ripercussioni sulle leggi temporali della Terra. Per concludere, tra le pietre miliari va citato anche, del 1985, l'OVA Love, Live, Alive, epilogo dell'orribile serie televisiva Genesis Climber Mospeada (1983). La sua peculiarità? Essere il primo Music Video animato, ossia un recap di momenti salienti della serie ufficiale accompagnati da un susseguirsi di brani j-pop celebrativi, un modello che anticiperà di un paio d'anni quello musicale di Dancougar (Song Special, 1986) e quello, ben più famoso, di Macross (Flash Back 2012, 1987).
Patlabor (1988) è il primo slice of life robotico. In un vicino futuro l'industria nipponica inizia a costruire robot per l'edilizia, ma spesso e volentieri, ovviamente, la criminalità organizzata se ne impossesserà per usarli per i loro scopi. La polizia deciderà quindi di istituire un corpo specializzato nel pilotare mecha militari, i labor, per affrontare la minaccia. Ideato dal giovanissimo mangaka Masaami Yuki, questo riuscito mix di vita quotidiana, poliziesco e commedia, basato su episodi autoconclusivi dove l'esilarante e caratterizzatissimo Secondo Plotone della Seconda Sezione Veicoli Speciali dovrà far fronte al caso della giornata (ma possono anche essere episodi di pura comicità tipo falciare i campi di grano, intrattenere superiori con la puzza sotto al naso etc) sarà serializzato contemporaneamente in manga e animazione. Quest'ultima sotto le veci di due serie OVA, una televisiva e ben tre filmoni, quasi tutti di livello eccelso e realizzati dallo staff Hedgear, composto da uno stuolo di star: Mamoru Oshii alla regia, Akemi Takada ai disegni, Kazunori Ito alla sceneggiatura, Yutaka Izubuchi al mecha e Kenji Kawai alle musiche.

Z Gundam (1985): Tomino at his finest
Nel 1990 Sunrise, ormai lo studio per eccellenza in ambito robotico, decide di rivolgere anche a un target più giovane i suoi lavori: nasce Brave Exkaiser, primo capitolo di quella che sarà la lunga saga Brave, otto capitoli prettamente infantili, a livelli di atmosfere, il cui unico motivo d'esistere risiede nel mecha design potente e ultra-tamarro dei suoi robottoni protagonisti (unica serie, tra queste, apprezzabile anche a un target maggiormente adulto, è The King of Braves Gaogaigar, 1997).
Trider g7, God Sigma, Baldios, Golion, God Mars, Goshogun, Bryger, Arbegas, Laserion, Sceriffi delle Stelle, Gorilla Force, Dragonart!
Io per successo avrei messo i transformers una delle prime coproduzione usa-jap!
Fra le serie descritte nel dossier io consiglio caldamente: Macross, Dunbine, Votoms e per importanza storica Patlabor!
Non ho resistito, una sbirciata l'ho data... è vero per quei tempi era davvero una tamarrata; ma non nel senso dispregiativo che si normalemte! Se lo vedevi all'epoca e doveva lasciarti a bocca aperta(esattamente ciò che tecnicamente fa "Evol" nel 2012)!
Nice Shoot Shoji
Dancougar, il primo robot con le ciabatte.
Belle serie quanto vuoi, ma non hanno evoluto il genere...
Comunque, piccole correzioni:
1) Quattro Bajeena*, non Vajeena, così c'è scritto chiaramente in una lettera che tiene in mano Kai.
2) Hideaki Anno ha diretto solo gli episodi 3 e 4 di GunBuster.
3) Headgear progettò Patlabor al tavolo di un bar, e il manga di Masami Yuuki fu disegnato solo dopo che chara e mecha design furono pronti e la trama di base delineata (quanto si vede che Noa è disegnata come le Pierjokko).
*Sì, Saori Bajeena proviene da qui
Sicuro? Da come ne parla Takeda nella sua autobiografia pare abbia fatto anche i restanti:
Nonetheless, Anno became completely obsessed with the project. For the first episode, he stuck pretty closely to the original script, but with each subsequent episode his own unique touch became increasingly apparent. For the last episode, he did the unthinkable - he filmed the episode entirely in black and white on color film. Deliberately doing so cost the studio a lot more money, and a whole lot more effort than was necessary.
Sapete per caso se ci sono DVD in giro della serie? Ovviamente in italiano anche perché vorrei evitare di fare la stessa cosa che mie e toccato fare per Dokaben e Combattler V che me li sono dovuto far arrivare dal giappone.
Da domani lo faranno su MAN-GA, se ti può interessare, comunque i DVD alla sede della Yamato erano quasi regalati (ma senza sottotitoli).
@tutti
Ok che Lodoss Magazine era una porcheria, ma era una delle poche riviste che non si fece fregare su Evangelion, e lì scrissero chiaramente come Anno fu direttore solo degli episodi centrali, mentre i primi due e gli ultimi due erano diretti da altri registi, ognuno col suo tocco personale ben distinto.
Poi oh, come sempre, potrei ricordare male... Ma di sicuro i credits in Gainax erano solo una formalità prima di FLCL, tutti facevano di tutto senza distinzioni...
Macross ti piacerebbe, tu che sei venuto su con Emy e Creamy apprezzerai senz'altro il lato musicale/sentimentale. Poi diciamoci la verita', Macross e' la prima soap opera ambientata nello spazio, e' li' l'innovazione, non nel mecha design! (che comunque e' fico, non dico di no, eh!)
Ma trolli o cosa? Ti eviti Votoms e ti guardi The Wings of Rean? Che vergogna! Faccio finta di non aver letto, guardati Votoms e chiedi scusa. E guardati Dangaio che è il Super robot tradizionale definitivo (e sono solo tre ep)!
@Pedro e Ryogo: Patlabor ha rieditato la serie tv di Patlabor in due boxoni CON sottotitoli.
Di quelli nominati da Kazuya Baldios (bello) e Bryger (brr..). Metto in lista Iczer-1 e Dangaio perchè adoro il chara molto 80 di Toshiki Hirano, per gli altri si vedrà.
No, Macross deve il suo successo sopratutto al suo mecha design all' epoca innovativo e realistico ( tanto che i giocattoli furono i primi a replicare perfettamente la trasformazione dell' anime e vendettero così tanto da allungare la serie dai 26 episodi previsti a 39)
Mi è piaciuto molto com'è scritto! E' molto scorrevole nonostante sia più lungo del precedente solo si complica un po' la vita, nella parte dove cerca di evitare di parlare di Gundam (ma magari è un impressione mia) in quanto successivamente vuole parlare della serie Z. Ma per il resto sembra ben preparato.
Per il resto la mia ignoranza sui classici fa' il resto...
I miei più vivi complimenti all'autore!! (God87 I suppose)
Dovrò ripescare la prima parte che mi era sfuggita...
Li accetto con ancora più piacere se me li fai nella scheda di Micheles.
Ricordo ancora quando a scuola, nell'ora di disegno, riuscivo a imitare quasi alla perfezione la fisionomia del mitico Goldrake: la maestra mi detestava ma fra i compagni di classe ero una specie di eroe, facevano la fila e io distribuivo disegni a destra e a manca... bei tempi!
Alabarda spaziale d'oro all'autore God87!
@Hallymoe, ma l'hai capito almeno che qua si parla di anime che hanno rivoluzionato uno specifico genere d'appartenenza e non di anime belli e basta?
E soprattutto, l'hai mai vista una sola puntata di una qualsiasi serie di Gundam?
Mi sa proprio di no
Certo che pure tra i titoli del decennio stavolta in esame ce ne sono ancora tanti che non ho visto. Dougram e Dunbine li ho già recuperati; Mospeada pure, anche se so che mi farà più ridere che altro; di Votoms ho letto più volte, ma poi l'ho sempre messo da parte, forse perchè non ero pronto per il 'true real' robot. Layzner, invece, è sempre stato un pò il mio amore a distanza non corrisposto, quando lo subberanno in toto darò una festa.
Quel che è giusto è giusto!
@micheles:"Macross e' la prima soap opera ambientata nello spazio"
Se vogliamo essere pignoli ci sarebbe anche General Daimos,ma li i toni sono piu' da melodramma
E comunque Macross e' innovativo su piu' fronti,non solo su quello romantico.
@hallymay: Baldios e' un'ottima serie con un finale stupendo,pero' era arrivata in un periodo in cui i Super Robot erano in declino (1980)...
Gli altri li ho droppati tutti,i real robot non fanno per me e d'altra parte Macross nonostante i mezzi real è una serie super nell'animo a tutti gli effetti,basta solo pensare alla SDF1
@il primo Real Robot VERO della Storia
questo l'ho sempre trovato un controsenso,creare un robot antropomorfo è una cazzata immane,quinidi fare una versione realistica di una cosa che nella realtà nessun ingegnere sano di mente creerebbe non ha senso,ancor meno pretendere che uno sia ancora più vero di un'altro...
Se proprio fai un robot gigante non lo dovresti pilotare dall'interno ma radiocomandarlo,come fanno coi droni i militari nella realtà.
In pratica SuperRobot 28 è più sensato di Gundam ^^
Secondo me l'unica cosa veramente realistica in termini di robottoni giganti l'ha fatta vedere appleseed,e visto che non si può fare una cosa realistica tanto vale farla figa,quindi un bel super robot con tutte le sue armi al limite del magico.
@Noritaka Io di Macross penso l'opposto, togli la sdfi ed è completamente real, dovè la mossa finale, l'allenamento, il sole che tramonta, l'esplosione atomica, i personaggi untracool, l'eroe invincibile che non perde mai ececc.
Poi chi se ne frega se nella realtà sarebbero impossibili i superobot, esiste una cosa chiamata FANTASCIENZA!, se non ti piaciono guarda altro con il dovuto rispetto!
Mobbasta con le girellate nel dossier jappo!
Double Halbard!
Comincio con una piccola critica gia' fatta da altri utenti : ma perche' continuate a ignorare Baldios ? Ve l'eravate dimenticato la volta scorsa e anche oggi. Male male male. Baldios non sara' stato un successo all'epoca ne' in giappone per via della sua collocazione nel palinsesto tv, ma anche da noi e' stato piu' o meno ignorato preferendo i classici super robot dell'epoca. Dico e' un peccato perche' Baldios al genere super robot concede molto poco, come Gundam d'altra parte. Messo da parte il Baldios, la storia e' classica fantascienza condita di amori impossibili, drammi esistenziali, intrighi politici, una guerra che sconfina nel massacro piu' totale ed un finale (monco nella serie tv) ma piu' drammatico nella versione film che lascia lo spettatore completamente svuotato. E l'unico anime fino ad oggi dove gli esseri umani perdono e perdono tutto. Baldios e' un punto di congiunzione tra le vecchie serie super robot e quello che invece sara' il futuro del genere real robot. E per questo non puo' essere ignorato.
Su Macross e' stato detto tutto. Direi che piu' di Gundam gli anni 80 sono di Macross. Ebbe un successo incredibile, non solo la serie tv ma anche il film e il relativo merchandising. E ovviamente influenzo' a piu' non posso buona parte per non dire tutta la produzione robotica (super o real) di quegli anni. Influenze che troviamo non a caso in Gundam Z, ZZ.
Ps: la trasformabilita' del SDF-1 e' stata inserita per volere degli sponsor, di questo non se ne puo' fare una colpa alla Tatsunoko/Studio Nue.
Il genere real robot pero' giunge a maturazione con due serie, Armored Trooper Votoms per la parte fantascientifica, ma sopratutto Patlabor per la parte realistica. Patlabor non deve trarre in inganno per l'impostazione "slice of life", e i vari momenti comici. E e resta la serie piu' real in assoluto. Verra' superata soltanto da gli omonimi film.
Sempre parlando di Super Robot,ma sono l'unico a cui piace Gordian?
@Noritaka: e' ovvio che il realismo e' inteso in senso lato,poi fa sempre fede la "rule of cool"!
@ShinichiMechazawa ho capito perfettamente cosa intendevi e ne hanno fatti tanti di super ma maggiorparte però inediti in italia, come ad esempio Bryger 2 e 3 eheh! Con Gordian siamo in 2 io voglio prendermi il brave ma costa 230 euro! Conosci gli unici 2 robo che hanno copiato lo schema matriosca di Gordian: Baikanfu & Ordian (ma guarda che nome eheh)
Incredibile che ci siano persone che pensano ste cose. Mi stupisco! Eppure dai primi anni 90 è iniziata sta moda di criticare gli anime su ciò che è possibile e no...
Ma lasciatevi andare...
Per il dossier non aggiungo niente di quanto detto al primo.... la penso diversamente su tante cose. Già il leggere " banale Alieni VS Terrestri " e "solito datato schema" mi fa saltare dalla sedia... allora il cinema horror demoliamolo tutto, anzi, inutile anche parlarne perchè la struttura è sempre quella, e poi il cinema degli anni 30-40 aveva detto quasi tutto. Film come Dead Silence, The Mist, The Host ecc.ecc. sono banali e datati nello schema...
No, per me ci vorranno ancora anni per un libro/speciale/dossier coi cosiddetti...
Comunque complimenti lo stesso... C'è pur sempre un lavoro dietro.
FAIL!
Mi son basato sull'audio del video, che non era chiarissimo, ammetto l'errore vedendo meglio i kana (ma comunque non c'è nulla di spaziale
@Goonie
God87 è un superesperto di cinema horror, ti avviso (probabilmente uno dei più esperti in Italia).
E Baldios, visto pochi anni fa, è comunque una grandissima serie! Ma non ce la vedo molto come "valore storico - evoluzionistico del genere robotico"...
un periodo in cui i Super Robot erano in declino (1980)...
Assolutamente no, il 1980 è l'anno di maggior splendore del super robot! Il super robot inizia con grande spettacolarita' con le produzione nagaiane (Mazinga, Goldrake, Getter Robot, Jeeg); quando Nagai comincia ad accusare segni di stanchezza (Gaiking, Gakeen) si riprende alla grande con le produzioni di Nagahama (Daltanious, Combattler, Vultus, Daimos) che lo porta a nuove vette di splendore; nel contempo Tomino prova nuove strade con Zambot, Daitarn e Gundam (Raideen e' una co-regia di Tomino e Nagahama e sarebbe ingiusto attriburlo al solo Tomino). Nel 1980 si raggiunge il punto più alto, quando produzioni del calibro di Ideon e Baldios trasformano un genere nato per ragazzi in qualcosa d'altro. Il genere però non regge a questa contraddizione interna, sia Ideon che Baldios sono un completo fiasco in termini di ricezione del pubblico. Si tenta quindi di tornare indietro al super robot tradizionale (penso a produzioni del 1981 quali Bryger, God Mars, Gotrinitron, Golion) ma ormai l'età d'oro del robotico è finita, il pubblico si è stancato, vuole altro, il real robot ha vinto: da Macross in poi il super robot vivacchia, le produzioni sono poche e quelle di successo ancora meno.
P.S. il 1980 e'anche l'anno di Trider G7, e si vede che un genere e' maturo quando anche le sue parodie sono mature. Trider non va sottovalutato nell'evoluzione del genere.
P.P.S. L'ultimo titolo tra i 32 super robot classici riportati dall'encirobopedia che mi sentirei di citare e' Danguard, ovvero il robotico secondo Matsumoto. Il resto si puo' trascurare.
@Kazuya: "Galient & Dancougar"
Ma Galient non ha proprio nulla nè di bello nè di innovativo, è una generica serie Super ambientata in contesto fantasy e basta. L'unica cosa buona è una delle protagonista che è tra le donne più sexy io abbia mai visto, ma stop.
Dancougar ha almeno cinque grandi punti di originalità: oltre metà serie in cui non si vede il robottone (1), e dopo che lo hanno usato la prima volta continueranno a farlo sempre più raramente (2) visto che è enormente superiore a qualsiasi avversario (3). Senza contare che è la serie robotica che pone praticamente fine al tokusatsu "classico" (4) e rappresenta l'opera di debutto (e tra le migliori) della divinità Masami Obari (5).
Volevo poi esprimere un pensiero sui lavori di Takahashi che ho visto. Di Votoms ho scritto proprio su animeclick una rece che vorrei eliminare perchè ho completamente rivalutato l'opera. Di sicuro non si empatizza in alcun modo col protagonista stoico e i suoi insopportabili comprimari, ma la storia è potente, piacevolmente intricata, girata in modo autoriale con animazioni sbalorditive e suggestivi paesaggi fantascientifici che ti fanno rimanere con la mascella aperta. Nel mio caso ne deriva un carisma unico, caso più unico che raro considerando che nella sua lunga durata (54 ep) Votoms sia riuscito spesso anche a farmi sbadigliare.
Dougram invece ha un carisma minore (i mecha sono osceni e la storia è estremamente lineare, decisamente troppo) ma è scritto, imho, immensamente meglio. È credibile e allo stesso modo avvincente nel disegno dei personaggi, nei dialoghi, nei rapporti interpersonali, nelle mille macchinazioni politiche, nelle strategie militari e sopratutto nelle considerazioni sociali/filosofiche sul significato di guerra, pace, rivoluzione, idee etc. L'ho trovato un autentico capolavoro, bellissimo.
Layzner ho visto metà serie (quella finora subbata in inglese) e nonostante sia un Super robot "senziente" alla Evangelion (niente Real) e pur senza il consueto approfondimento meticoloso in strategie militari etc l'ho trovato anch'esso un capolavoro, avvincente e con splendidi personaggi. È un delitto che il suo fansub proceda così a rilento e trattato dal suo gruppo come serie di seconda categoria (quando TUTTI chiedono unanimamente di andare avanti col suo sub piuttosto che con quelli di Bryger, L-Gaim e cazzate simili).
Edit: sul cinema horror che ha detto tutto negli anni 30-40... vabbè
Non per voler dar contro a tutti i costi a God87, ma la sua opinione di Dancougar e'
viziata.
Punto 1: il robottone appare alla 16esima puntata su 38, quindi prima di meta' serie; e' una
cosa originale ma non e' un caso unico perche' anche in Danguard il robot appare dopo la
decima puntata, prima c'e' solo la sua versione non antropomorfa, il famoso Satellizzatore.
Quindi non e' qui l'originalita' di Dancougar.
Punto 2: piu' che usarlo raramente direi che non appare in tutte le puntate, ma anche questo
non e' particolarmente innovativo, vedi per esempio Baldios in cui in molte puntate i combattimenti sono del tutto pro-forma, ridotti a pochi secondi o anche assenti. Ma sono
molte le serie robotiche in cui il combattimento robotico non e' cosi' essenziale, citerei
almeno Danguard e Gordian.
Punto 3: il Dancougar non e' cosi' enormemente superiore ad ogni avversario come dice
God87, semmai e' l'Ideon quello che e' enormemente superiore.
Punto 4: Dancougar non pone assolutamente fine al tokusatsu classico, serie come Danguard e Gordian erano meno tokusatsu di Dancougar che anzi per i suoi anni (1985) costituisce un ritorno al passato, non un'innovazione.
Punto 5: vabbe', e' il debutto di Obari e allora?
Il punto piu' innovativo di Dancougar per me e' il chara
design. Questo, piu' lo strano tentativo di coniugare il real
robot con il real robot. E' una serie interessante ma sicuramente
meno meritevole di altre, non segna nessun punto di svolta nel genere.
Su tutte le tue disamine trovo accettabile solamente la prima, le altre sono sbagliate alla radice.
"piu' che usarlo raramente direi che non appare in tutte le puntate, ma anche questo
non e' particolarmente innovativo, vedi per esempio Baldios in cui in molte puntate i combattimenti sono del tutto pro-forma, ridotti a pochi secondi o anche assenti."
Dancougar è un ritorno al tokusatsu, quindi i combattimenti in ogni episodio devono esserci per forza. E rispetto a tutti gli altri anime prima di lui è l'unica serie toksatsu in cui il robottone protagonista non appare sempre, anche dopo che s'è visto la prima volta.
"il Dancougar non e' cosi' enormemente superiore ad ogni avversario come dice
God87, semmai e' l'Ideon quello che e' enormemente superiore."
E grazie tante, l'Ideon è una divinità immortale, ovvio non si possa battere. Il Dancougar invece è un semplice mecha costruito dall'uomo, non ha origini divine, è superiore a tutti gli altri nemici perchè la sua tecnologia è più avanzata.
"Dancougar non pone assolutamente fine al tokusatsu classico, serie come Danguard e Gordian erano meno tokusatsu di Dancougar che anzi per i suoi anni (1985) costituisce un ritorno al passato, non un'innovazione."
Pone fine al tokusatsu robotico in quanto dovrebbe essere l'ultimo tokusatsu in assoluto di questo genere (e anche se fossero usciti uno o due dopo di lui non possiedono tutti gli altri suoi numerosi elementi di originalità). Dovrebbe essere stato anche l'ultimo tokusatsu in generale a uscire in animazione, prima che Sailor Moon resuscitasse l'infame canovaccio.
Anche senza Sailor Moon qualche anno più tardi sarebbe comunque arrivato Pokemon, per dire.
Pokemon con le ultime serie se ne sta affrancando (più perchè l'ultima serie è fatta male e senza senso che per una reale volontà, invero), ma l'ha usato spessissimo.
Ti ricordo che le serie che per te sono cazzate a me piaciono eeheh vedi Bryger & Gundam Wing ehehe
Dancougar ne avevamo già parlato in precedenza infatti l'ho citato per rispondere a Ryogo, comunque io non ci vedo così tanti elementi innovativi ma ci può stare, infatti ti avevo citato i sceriffi delle stelle!
@micheles sulla disanima che hai fatto sui superobot concordiamo però io ribadisco che non sono mai scomparsi solo diminuiti, i "veri" tempi di gloria erano finiti ma sono sempre rimasti tra noi eheh!
Concordo su tutto quello che dici su Dancougar e io aggiungerei anche God Mars e sceriffi delle stelle dove il ruolo del robot era secondario, ma quando appariva spaccava tutto punto eheh!
Aggiungo la formula del tokusatu è ben presente negli anime moderni, solo nascosta da una trama più elaborata, es che ho visto di recente Star Driver, quinidi c'è eccome!
La ragazza di Chirico è invece Fyana, peccato che nei vari sequel... sigh sigh
"concordiamo però io ribadisco che non sono mai scomparsi solo diminuiti, i "veri" tempi di gloria erano finiti ma sono sempre rimasti tra noi eheh!"
I Super robot non sono mai scomparsi, sono loro che hanno continuato a vivere fino ad oggi. È solo cambiata la struttura narrativa degli anime: se prima le storie erano un semplice pretesto per mostrarli combattere, da Gundam in poi sono finalmente loro a doversi mettere al servizio della trama. Sono semmai i Real quelli che si sono estinti o quasi, visto che non si sono mai visti da nessuna parte esclusi Patlabor e tre produzioni in numero di Ryousuke Takahashi (Votoms, Gasaraki e Flag, stop).
"Aggiungo la formula del tokusatu è ben presente negli anime moderni, solo nascosta da una trama più elaborata, es che ho visto di recente Star Driver, quinidi c'è eccome!"
Il tokusatsu non presuppone minimamente una trama elaborata, quindi Star Driver e anime odierni non possono rientrare in quella categoria
I Super robot non sono mai scomparsi, sono loro che hanno continuato a vivere fino ad oggi. Sono semmai i Real quelli che si sono estinti o quasi
E' vero che a parte Gundam (che sopravvive in molte incarnazioni che a volte non sono neanche real robot) tutti i Real si sono estinti. Questo dovrebbe far riflettere. In mezzo a questa osservazione giusta ci infila comunque un errore:
se prima le storie erano un semplice pretesto per mostrarli combattere, da Gundam in poi sono finalmente loro a doversi mettere al servizio della trama.
Gia' da ben prima di Gundam i super robot avevano una trama che era piu' che un semplice pretesto per mostrare combattimenti: parlo di tutte le serie di Nagahama che ho citato piu' volte, parlo di Danguard, parlo dei primi lavori di Tomino. Ma se si guarda bene, anche in una puntata di Goldrake il combattimento vero e proprio dura al massimo 5 minuti, mentre il resto dell'episodio e' di solito dedicato a qualche triste storia d'amore, d'amicizia e/o di guerra. Insomma il super robot e' assai meno banale di quanto possa sembrare, e solo i fanatici di Gundam possono pensare che prima del 1979 ci fosse solo spazzatura.
P.S. il real robot puo' morire, il super robot puo' morire, ma il tokusatsu non morira' mai!
Nella sigla (il cui 45 giri demolì svariati record, vinse il disco d'oro e primeggiò nelle hit parade per non so quante settimane) non era certo "double harken" (???) che recitava il ritornello!
Per quanto possa essere obbrobrioso l'adattamento italiano, ormai fa parte della storia, non so che senso può avere fare i revisionisti a posteriori.
Secondo me Goldrake, come primo anime robotico approdato in Italia, ha rivoluzionato l'approccio all'animazione nel nostro paese e con il suo incredibile successo ha contribuito ad aprire le porte alla grande ondata di anime degli anni 80 di cui siamo tutti figli (o nipoti)...
Lame rotanti!!!
Classico ragionamento per minimizzare il tutto, causa pigrizia, dimenticanza o ignoranza...
E' vero che lo schema è identico, ma è anche vero che negli episodi auto-conclusivi c'è anche una continuità, c'è poi il passato dei personaggi, lo sviluppo, i messaggi, la morale e tutto il resto. Allora per esempio...che so, l'episodio 59 di Goldrake è robetta, tanto dice sempre le solite cose... non aggiunge niente....
Ma che modo di ragionare è? Che modo di recensire è?
Non so chi lo ha detto, se quì o nella discussione di prima, che gli episodi auto-conclusivi sono superati... sbagliato anche questo. Samurai Champloo/Cowboy Bebop hanno questa struttura e non credo siano superati.
Ma cosa mi meraviglio, c'è gente quì che pensa che serie come Polimar/Tekkaman/Kyashan siano copiate dai supereroi americani...
Quando invece devono stimolare discussioni ben più profonde e veritiere, notare lo stravolgimento che i jap attuano nel modificare alcuni concetti occidentali e rielaborarli con un nuovo punto di vista...
Ma tanto... Polimar è Tokusatsu, dopo un pò annoia....
Ma per piacere...
Maledetti adattamenti dell'epoca! Noi bambini mica eravamo scemi, che ne accorgevamo di questi problemi. Questa era tanto per dirne una, ma il tokusatsu non e' mai stato completamente slegato da una trama soggiacente.
Ma tanto vaga, eh. Giusto qualche riferimento spaurito, ogni tanto, a episodi già passati. Un po' poco per giustificare una cinquantina/settantina di puntate dal canovaccio sempre uguale, per quanto possano essere interessanti approfondimenti spauriti sui protagonisti.
"Non so chi lo ha detto, se quì o nella discussione di prima, che gli episodi auto-conclusivi sono superati... sbagliato anche questo. Samurai Champloo/Cowboy Bebop hanno questa struttura e non credo siano superati."
Proprio un esempio calzante... Peccato che in ogni episodio di Cowboy Bebop non accadono le stesse identiche cose di quello precedente.
Sono d'accordo con micheles quando sostiene che gran parte delle serie super robotiche avevano una storia. Non erano soltanto episodi filler da 30 minuti per vendere giocattoli. Il problema pero' e' uno di grado, ce' un limite oltre il quale storia o non storia Goldrake, Il grande Mazinga, Mazinga Z etc... cadono nel classico schema tokusatsu. Se a Goldrake togliamo chesso' 55-60 puntate filler quello che rimane e' un anime con una storia di fantascienza che non sfigura al lato di Baldios. Idem per le altre lunghissime serie Nagaiane. Il genere real e' nato in parte per superare il limite artificiale del genere super robot. Limite che stava non tanto nella assenza di qualsiasi arco narrativo, o scarsa caratterizzazione dei personaggi quanto nella assurda idea che si poteva narrare una storia facendo un episodio importante seguito poi da 15 episodi filler, un altro episodio rilvante seguito da altri 10-15 episodi filler etc... E questo schema assurdo che porta a criticare aspramente il genere super robotico come un genere privo di idee e atto soltanto a vendere giocattoli.
Infatti quando il genere super robot e' stato in grado di superare questo limite negli anni novanta cosa e' successo ? Che in maniera del tutto naturale e' riuscito a prendere i pochi elementi interessanti del genere real robot e farli suoi. Ecco perche' oggi il super robot continua a vivere mentre il real robot e' ormai un genere sulla via dell'estinzione.
A dire la verita' sfigurerebbe lo stesso rispetto a Baldios, ma ho capito quello che intendi. Se Goldrake lo facessero adesso verrebbe ridotto a 13 puntate. Eppure anche la ripetitivita' ha un suo fascino. Per adesso di recente mi sono messo a vedere Sailor Moon e dopo un inizio disastroso diventa sempre piu' facile da vedere proprio per la ripetitivita': uno sa cosa aspettarsi, ci si affeziona, puo' seguire la serie con meta' attenzione, e' riposante. Lo stile tokusatsu e' perfetto per tutte le serie che richiedono scarsa concentrazione mentale, in primis le serie per bambini/ragazzi e in secundis le serie umoristiche (Yattaman docet).
W il tokusatsu!
Nel caso specifico di Sailor Moon, volendo adattare fedelmente tutto il manga avrebbero potuto far rientrare tutte le serie in cinquanta puntate e non inserire nessun filler, ma così i personaggi non avrebbero avuto lo stesso impatto sugli spettatori perchè le loro caratterizzazioni sarebbero state più risicate (come difatti nel manga è).
Non sono un esperto di serie robotiche, ma visto che i vari manga di Nagai han pochi volumi, suppongo sia un pò la stessa cosa.
A parte questo hai un concetto un po ristretto di cosa renda super una serie,in ogni caso per rispondere ad alcune delle mancanze che hai detto:
la mossa finale ce l'aveva l'sdf1,anzi ne aveva ben 2.
L'eroe invincibile c'è ma non è il protagonista,bensì l'amico Max Sterling/Maximilian Jenius quello ultracool è Roy Focker.
Una cosa che rende veramente super Macross sono i riferimenti sessuali più o meno espliciti presenti ovunque,prendi la foto del Valkyrie,guarda dove hanno messo il muso dell'aereo nella confingurazione robot..e considera che il "mecha siffredi" è la cosa nell'anime meno esplicita che ha messo quel maialone di Kawamori,altro che aquarion ^^
Per il resto la mia è una critica non tanto al genere quanto ai fan e chi ha scritto l'articolo.
Non sono certo il tipo che non guarda un anime perché è implausibile,anzi il contrario se tieni conto che le mie serie preferite sono i robot di Nagai e Daitarn.
Perciò mi lascia perplesso esista chi li critica dicendo che non sono belli in quanto non realistici,gente che resta sconvolta dal fatto che non finiscono mai le munizioni o l'energia....
Ok ci può stare gente che ama il realismo,ma poi sentirgli dire:che bello Gundam perché è realistico,ha le munizioni limitate o Votom che è un vero robot realistico,o che bello perché rappresenta la vera guerra mi fa cadere le braccia...
L'accostamento della parola Vero a una cosa che vera non potrà mai esserlo non riesco a mandarla giù
E per favore evitate l'arrampicata sugli specchi dicendo che gli elementi super sono imposti dall'alto o che si deve considerare il realismo in senso lato.
@Dovrebbe essere stato anche l'ultimo tokusatsu in generale a uscire in animazione, prima che Sailor Moon resuscitasse l'infame canovaccio.
Il genere non è mai morto,si è evoluto da nemico della settimana a nemico della saga a causa dell'avvento dei videogiochi e del loro successo,integrati a forza nella struttura di manga/anime
@A dire la verita' sfigurerebbe lo stesso rispetto a Baldios
Baldios è uno ShojoBot,va confrontato con Candy Candy
Per carità non mi ricordate quella serie,una delle più soporifere che ho mai visto
Vedo meglio il paragone con Lady Oscar
Proprio un esempio calzante... Peccato che in ogni episodio di Cowboy Bebop non accadono le stesse identiche cose di quello precedente.
Ma se ti sforzi un pò di più vedrai come le vedi... è il solito schema. Prendi le 6-7 puntate cardine e hai visto tutto di Cowboy Bebop, il resto è inutile. A vostro modo di ragionare è così. Al mio no... quì riprendo il mio discorso di prima... che vale anche per l'horror e altro genere cinematografico.
Hai ragione nel dire che molti episodi sono inutili, questo è sicuro... ma come detto da Kotaro e Micheles, le serie lunghe hanno la ripetitività che piace tanto, e i ragazzi di un tempo volevano quella. I personaggi ne acquisiscono spessore ed infatti sono entrati chi più chi meno nell'mmaginario collettivo.
Anche su facebook hanno la loro pagina. E non parlo di solo robot. Oggi chi può vantare una simile cosa? Poi.... fra 20 anni qual'è il personaggio che rimarrà nella storia e verrà ricordato da tutti? Penso che degli ultimi 15anni forse 3-4. I cartoni 60.70.80. hanno una miriade di personaggi entrati nella storia che conoscono tutti. Grazie anche alla struttura naturalmente!
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