Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Atmosfere misteriose e soprannaturali. Furuguma Memories, Bakemonogatari, Sky High Karma
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Atmosfere misteriose e soprannaturali. Furuguma Memories, Bakemonogatari, Sky High Karma
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
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Fuguruma Memories
5.0/10
Immaginate: un bel giorno, all'ora di pranzo, vi viene portato un piatto che non avete mai assaggiato prima. La porzione è piuttosto piccola, ma forse questo non è un male, visto che non sapete se vi piacerà o meno. Provate a mangiare. Il gusto è strano, ancora non riuscite a capire se gradite quello che state mangiando. E quando finalmente arrivate ad una decisione... il piatto è finito. Ve lo avevo detto che era una porzione piccola, no? Però non vi siete goduti per niente il pasto. Questo è quello che è successo a me con i capitoli di “Fuguruma Memories”.
Il manga è un volume unico formato da storie autoconclusive. Il filo conduttore delle vicende narrate è lo studio fotografico chiamato – appunto - Fuguruma Memories, che si trova in una città abitata da personificazioni di oggetti abbandonati o non usati più dai loro padroni. Il negozio, gestito da Yoh, l'unico cittadino umano, e dalla bambola vivente Ian, ha la caratteristica di produrre fotografie tratte da ricordi o dalla proiezione di eventi futuri.
Il tempo di un volume unico è tiranno: su questo nessuno può farci niente, perciò posso capire che l'autrice si sia voluta soffermare su alcuni aspetti e non altri. Mi chiedo, però, in base a quale criterio abbia deciso su che cosa concentrarsi e su cosa no, visto che a mio parere ha dato troppa importanza a cose irrilevanti e viceversa.
L'ambientazione, ad esempio: è talmente particolare che fa porre parecchie domande al lettore. Come e quando è nato il Fuguruma? Perché Yoh vive in una città in cui teoricamente non potrebbe vivere e come ha incontrato Ian? In che modo è possibile produrre fotografie dal passato o dal futuro? La spiegazione di Kei Tome a tutti questi quesiti è: nessuna. Nei vari capitoli ci vengono forniti accenni qui e lì, ma niente di specifico. Non mi aspettavo certo un trattato, ma quantomeno che alcune di queste domande avessero una risposta. Invece in questo modo la storia non è in grado di stare in piedi, perché mancano dei tasselli fondamentali alla sua comprensione.
Vogliamo parlare invece delle storie effettivamente narrate? Va bene, ma non c'è molto da dire. Tanto per cominciare sono tutte uguali: durante i primi capitoli il gioco funziona, e c'è la curiosità di sapere i meccanismi dell'ambientazione (che, come vi ho già detto, non si sapranno mai), ma dopo ci si accorge che gli eventi sono sono sempre gli stessi, sempre uguali, sempre nella stessa sequenza. Si potrebbe addirittura fare un elenco degli avvenimenti standard e temo che si scoprirebbero inquietanti corrispondenze. L'unica cosa che cambia da una storia all'altra è il finale.
Le storie sono tutte uguali, quindi. Pazienza, capita. Fosse solo quello il problema. I capitoli durano infatti pochissimo, tempo di abituarsi all'atmosfera dell'episodio e la sua storia che tutto finisce. Verrebbe quasi da citare una vecchia pubblicità: “Già fatto?”. Peccato che lo spot il suo scopo lo raggiungesse senza problemi, mentre lo stesso non si può dire di “Fuguruma Memories”. Finita la lettura – sia del singolo capitolo che del volume intero – non rimane assolutamente niente, a parte quel senso di insoddisfazione che attanaglia l'intera lettura. Non ha neanche senso parlare di introspezione psicologica, perché tutti i tentativi di caratterizzare i personaggi vengono vanificati da quel ritmo forsennato. Capisco che si tratti di un volume unico, però...
L'unica cosa positiva di questo manga è il disegno di Kei Tome. Il tratto non è il massimo della personalità, però è morbido, gradevole e ben proporzionato. Inoltre, la mangaka è in grado di riprodurre diverse espressioni, cosa non da poco. L'uso dei colori poi è semplicemente favoloso, molto riposante e naturale. Le tavole guadagnano tantissimo dalla colorazione: ed anche questo non è scontato, anzi. Peccato solo che, elencando dei buoni motivi per leggere “Fuguruma Memories”, ci sia solo questo. E che manga è uno di cui puoi guardare i disegni e basta?
Il manga è un volume unico formato da storie autoconclusive. Il filo conduttore delle vicende narrate è lo studio fotografico chiamato – appunto - Fuguruma Memories, che si trova in una città abitata da personificazioni di oggetti abbandonati o non usati più dai loro padroni. Il negozio, gestito da Yoh, l'unico cittadino umano, e dalla bambola vivente Ian, ha la caratteristica di produrre fotografie tratte da ricordi o dalla proiezione di eventi futuri.
Il tempo di un volume unico è tiranno: su questo nessuno può farci niente, perciò posso capire che l'autrice si sia voluta soffermare su alcuni aspetti e non altri. Mi chiedo, però, in base a quale criterio abbia deciso su che cosa concentrarsi e su cosa no, visto che a mio parere ha dato troppa importanza a cose irrilevanti e viceversa.
L'ambientazione, ad esempio: è talmente particolare che fa porre parecchie domande al lettore. Come e quando è nato il Fuguruma? Perché Yoh vive in una città in cui teoricamente non potrebbe vivere e come ha incontrato Ian? In che modo è possibile produrre fotografie dal passato o dal futuro? La spiegazione di Kei Tome a tutti questi quesiti è: nessuna. Nei vari capitoli ci vengono forniti accenni qui e lì, ma niente di specifico. Non mi aspettavo certo un trattato, ma quantomeno che alcune di queste domande avessero una risposta. Invece in questo modo la storia non è in grado di stare in piedi, perché mancano dei tasselli fondamentali alla sua comprensione.
Vogliamo parlare invece delle storie effettivamente narrate? Va bene, ma non c'è molto da dire. Tanto per cominciare sono tutte uguali: durante i primi capitoli il gioco funziona, e c'è la curiosità di sapere i meccanismi dell'ambientazione (che, come vi ho già detto, non si sapranno mai), ma dopo ci si accorge che gli eventi sono sono sempre gli stessi, sempre uguali, sempre nella stessa sequenza. Si potrebbe addirittura fare un elenco degli avvenimenti standard e temo che si scoprirebbero inquietanti corrispondenze. L'unica cosa che cambia da una storia all'altra è il finale.
Le storie sono tutte uguali, quindi. Pazienza, capita. Fosse solo quello il problema. I capitoli durano infatti pochissimo, tempo di abituarsi all'atmosfera dell'episodio e la sua storia che tutto finisce. Verrebbe quasi da citare una vecchia pubblicità: “Già fatto?”. Peccato che lo spot il suo scopo lo raggiungesse senza problemi, mentre lo stesso non si può dire di “Fuguruma Memories”. Finita la lettura – sia del singolo capitolo che del volume intero – non rimane assolutamente niente, a parte quel senso di insoddisfazione che attanaglia l'intera lettura. Non ha neanche senso parlare di introspezione psicologica, perché tutti i tentativi di caratterizzare i personaggi vengono vanificati da quel ritmo forsennato. Capisco che si tratti di un volume unico, però...
L'unica cosa positiva di questo manga è il disegno di Kei Tome. Il tratto non è il massimo della personalità, però è morbido, gradevole e ben proporzionato. Inoltre, la mangaka è in grado di riprodurre diverse espressioni, cosa non da poco. L'uso dei colori poi è semplicemente favoloso, molto riposante e naturale. Le tavole guadagnano tantissimo dalla colorazione: ed anche questo non è scontato, anzi. Peccato solo che, elencando dei buoni motivi per leggere “Fuguruma Memories”, ci sia solo questo. E che manga è uno di cui puoi guardare i disegni e basta?
Bakemonogatari
9.0/10
Recensione di grandebonzo
-
"Storie di fantasmi": dal titolo è facile immaginarsi un prodotto commerciale, costruito sui soliti convenzionali cliché che tanto piacciono al grande pubblico.
Con gran sorpresa ci si ritrova invece tra le mani un'opera fuori dagli schemi, senza nemmeno una trama vera e propria, costituita da cinque storie separate incentrate sugli eventi soprannaturali che coinvolgono altrettante ragazze, legate per diverse ragioni al protagonista della vicenda.
Il quale non è altro che un mezzo vampiro che, aiutato da un esorcista dai metodi piuttosto alternativi, ha la patologica attitudine di soccorrere chiunque debba fare i conti con i demoni della propria psiche; il suo passato e i motivi che lo spingono a comportarsi in questa maniera non vengono mai raccontati direttamente, ma, come un puzzle, vengono ricostruiti pezzo per pezzo grazie agli indizi sparsi qua e là nel corso dell'anime.
Cinque archi, dunque, che ci presentano un campionario di dei-animali (granchio, lumaca, scimmia, serpente e gatto) dal vago sapore shintoista, nemici da sconfiggere insieme ai sentimenti che li alimentano, ma che nei fatti si rivelano, fondamentalmente, semplici espedienti narrativi utili, se non altro, a introdurre in maniera bizzarra e irriverente la ragazza di turno.
Non vi è neppure un finale vero e proprio: dopo il climax delle ultime puntate, in cui ci si aspetta il classico, clamoroso colpo di scena... beh, non vi voglio rovinare la visione, guardate e giudicate da voi.
Cos'è che rende allora tanto ammaliante "Bakemonogatari"? Di certo non l'azione, che, seppur di alti livelli, è dosata col contagocce, sapientemente inserita in rari, ma cruciali momenti.
A farla da padrone sono piuttosto i dialoghi, straripanti flussi di coscienza che inondano intere puntate: i pensieri di Araragi e delle ragazze con cui interagisce, pensieri che spesso appaiono fugaci tra un frame e l'altro, sono il vero fulcro dell'opera, e sono in grado di catturare l'attenzione dello spettatore tramite sottili giochi di parole, citazioni e significati stratificati su più livelli.
Parole, parole, parole, ma mai noia, anche grazie alla sfaccettata caratterizzazione dei personaggi - ridotti all'osso a dir la verità, ma nessuno secondario -, che solo un occhio superficiale può giudicare stereotipati; c'è sì la tsundere, la sportiva yuri, la lolita, la studiosa, ma, se non ci si ferma alle apparenze, ci si potrà addentrare nelle pieghe più recondite dell'animo di ognuno di loro, divenendo partecipi delle loro lacerazioni interiori, dei loro sentimenti più intimi, delle loro paure, dei loro lati bui, delle loro contraddizioni che di logico non hanno nulla.
L'originalità dei dialoghi è esaltata da una sana dose di umorismo, non certo pecoreccio, che si intreccia e confonde con le vicende tragiche, facendo ampio uso di riferimenti ad altri anime, di doppi sensi creati ad arte giocando sugli ideogrammi della lingua giapponese, e di ammiccamenti a sfondo sessuale, generalmente rivolti all'ingenuo - ma solo a prima vista - protagonista. Battute per palati fini, da risate a denti stretti.
Un'opera siffatta non poteva che avvalersi di un comparto tecnico e di una regia anticonvenzionale, e così è stato: dalla cura estrema rivolta alle figure umane (e non) alle improvvise scene dalle tinte monocromatiche, dalla piatta rappresentazione dei fondali - quasi a sottolineare la sconsolante monotonia della normalità - all'utilizzo di frame a guisa di pagine di testo (necessari per la comprensione dei fatti), a repentini cambi di scena e ritmi narrativi spezzati.
Sicuramente, per chi è abituato a narrazioni più lineari, tanto sperimentalismo potrebbe risultare fastidioso; chi invece non si lascerà scoraggiare da queste "difficoltà", si accorgerà forse di trovarsi di fronte a una perla di animazione davvero intrigante.
A livello sonoro, degna di nota è la stupenda sigla di apertura, che a volte cambia per modellarsi sul racconto (ovvero sulla ragazza) di turno, e ancora meglio quella di chiusura, davvero meravigliosa; un po' più anonimi invece gli accompagnamenti musicali durante le puntate, che non sottolineano a dovere le diverse sfumature della narrazione.
Anime consigliatissimo, dunque, questo "Bakemonogatari", l'ideale per chi è alla ricerca di qualcosa dai tratti distintivi forti - che poi possono piacere o meno -, in grado però di distinguersi nella sconfinata massa di produzioni tutte uguali.
Con gran sorpresa ci si ritrova invece tra le mani un'opera fuori dagli schemi, senza nemmeno una trama vera e propria, costituita da cinque storie separate incentrate sugli eventi soprannaturali che coinvolgono altrettante ragazze, legate per diverse ragioni al protagonista della vicenda.
Il quale non è altro che un mezzo vampiro che, aiutato da un esorcista dai metodi piuttosto alternativi, ha la patologica attitudine di soccorrere chiunque debba fare i conti con i demoni della propria psiche; il suo passato e i motivi che lo spingono a comportarsi in questa maniera non vengono mai raccontati direttamente, ma, come un puzzle, vengono ricostruiti pezzo per pezzo grazie agli indizi sparsi qua e là nel corso dell'anime.
Cinque archi, dunque, che ci presentano un campionario di dei-animali (granchio, lumaca, scimmia, serpente e gatto) dal vago sapore shintoista, nemici da sconfiggere insieme ai sentimenti che li alimentano, ma che nei fatti si rivelano, fondamentalmente, semplici espedienti narrativi utili, se non altro, a introdurre in maniera bizzarra e irriverente la ragazza di turno.
Non vi è neppure un finale vero e proprio: dopo il climax delle ultime puntate, in cui ci si aspetta il classico, clamoroso colpo di scena... beh, non vi voglio rovinare la visione, guardate e giudicate da voi.
Cos'è che rende allora tanto ammaliante "Bakemonogatari"? Di certo non l'azione, che, seppur di alti livelli, è dosata col contagocce, sapientemente inserita in rari, ma cruciali momenti.
A farla da padrone sono piuttosto i dialoghi, straripanti flussi di coscienza che inondano intere puntate: i pensieri di Araragi e delle ragazze con cui interagisce, pensieri che spesso appaiono fugaci tra un frame e l'altro, sono il vero fulcro dell'opera, e sono in grado di catturare l'attenzione dello spettatore tramite sottili giochi di parole, citazioni e significati stratificati su più livelli.
Parole, parole, parole, ma mai noia, anche grazie alla sfaccettata caratterizzazione dei personaggi - ridotti all'osso a dir la verità, ma nessuno secondario -, che solo un occhio superficiale può giudicare stereotipati; c'è sì la tsundere, la sportiva yuri, la lolita, la studiosa, ma, se non ci si ferma alle apparenze, ci si potrà addentrare nelle pieghe più recondite dell'animo di ognuno di loro, divenendo partecipi delle loro lacerazioni interiori, dei loro sentimenti più intimi, delle loro paure, dei loro lati bui, delle loro contraddizioni che di logico non hanno nulla.
L'originalità dei dialoghi è esaltata da una sana dose di umorismo, non certo pecoreccio, che si intreccia e confonde con le vicende tragiche, facendo ampio uso di riferimenti ad altri anime, di doppi sensi creati ad arte giocando sugli ideogrammi della lingua giapponese, e di ammiccamenti a sfondo sessuale, generalmente rivolti all'ingenuo - ma solo a prima vista - protagonista. Battute per palati fini, da risate a denti stretti.
Un'opera siffatta non poteva che avvalersi di un comparto tecnico e di una regia anticonvenzionale, e così è stato: dalla cura estrema rivolta alle figure umane (e non) alle improvvise scene dalle tinte monocromatiche, dalla piatta rappresentazione dei fondali - quasi a sottolineare la sconsolante monotonia della normalità - all'utilizzo di frame a guisa di pagine di testo (necessari per la comprensione dei fatti), a repentini cambi di scena e ritmi narrativi spezzati.
Sicuramente, per chi è abituato a narrazioni più lineari, tanto sperimentalismo potrebbe risultare fastidioso; chi invece non si lascerà scoraggiare da queste "difficoltà", si accorgerà forse di trovarsi di fronte a una perla di animazione davvero intrigante.
A livello sonoro, degna di nota è la stupenda sigla di apertura, che a volte cambia per modellarsi sul racconto (ovvero sulla ragazza) di turno, e ancora meglio quella di chiusura, davvero meravigliosa; un po' più anonimi invece gli accompagnamenti musicali durante le puntate, che non sottolineano a dovere le diverse sfumature della narrazione.
Anime consigliatissimo, dunque, questo "Bakemonogatari", l'ideale per chi è alla ricerca di qualcosa dai tratti distintivi forti - che poi possono piacere o meno -, in grado però di distinguersi nella sconfinata massa di produzioni tutte uguali.
Skyhigh Karma
9.0/10
Sovente vi sono opere dotate della capacità di passare inosservate, di non suscitare alcun clamore della folla e di catalogarsi in una classe particolare ed assestante: 'Skyhigh Karma' è una di queste. E nella medesima fascia, vi è anche il buon nome di Tsutomu Takahashi, artista noto per il suo stile grafico grezzo e cupo, ma primariamente per le peculiarità con le quali sono contornate le sue opere.
La narrazione è improntata sulle vicende di Mai Takamaru, adolescente in cerca di lavoro e di una radicale svolta nella sua flebile carriera lavorativa. Ella fatica notevolmente nelle relazioni sociali, dalle quali si tiene ben distante; preferendo trascorrere il suo tempo - quando non sul set per lavorare come attrice - con il suo gatto. L'opposto della giovane, è invece la madre; donna di successo e famosa cantante pop, apprezzata da tutti. Mai, sin dall'inizio della storia, percepisce all'interno di sé una strana quanto tremenda sensazione; come se dentro il suo cuore si celasse l'oscurità e la pura malvagità. Ma era pur sempre una ragazza come le altre, con normali passioni e comuni hobby. La svolta più drastica della sua vita - decisamente in senso negativo, più che altro per gli eventi che ne conseguono - ci fu quando rimase coinvolta in un incidente automobilistico con il suo manager. Prima di essere dimessa dall'ospedale, viene sottoposta ad una regolare radiografia al cranio, dalla quale si può facilmente scorgere una mano che stringe letteralmente la corona. Null'altro può essere se non qualcosa di paranormale e tetro. Ben presto scoprirà, attraverso numerose peripezie, di essere rimasta vittima di una maledizione scagliata da un suo lontano antenato a tutti i discendenti della sua nobile famiglia; quindi, di essere posseduta dal suo spirito ansioso di vendetta. Tramite diversi contatti di gente esperta del 'settore', si addentrerà in questa orribile esperienza sovrannaturale e spirituale.
'Skyhigh Karma' è un'opera che non si dimostra affatto ciò che sembra. Alla massa superficiale potrebbe esporsi come la già sfruttata storia di possessioni demoniache e spiriti maligni dai quali liberarsi con la redenzione; ma ciò non si verificherà, perchè la tematica dell'antagonista dell'oltretomba che arde al desiderio di vendetta è affrontata dal punto di vista di una donna qualsiasi, con i suoi problemi quotidiani e le sue idee. La narrazione assumerà un ruolo in grado di apparire tendente alla pura fantascienza, quando invero è basata su differenti ideologie e dottrine orientali a noi pressoché ignote. Ogni elemento ha il suo scopo, e non è mai puramente casuale o superfluo. Tutte le fondamenta religiose si apprestano a diventare, in particolar modo per noi occidentali, veri e propri racconti, forniti di morale e di riflessioni. Attraverso il superamento delle difficoltà e del mare di violenza nel quale naufraga, la protagonista maturerà, fino all'accettazione e al raggiungimento di un saldo equilibrio spirituale. Il tratto di Takahashi è sporco, cupo e realistico quanto necessario per rendere una storia di tale categoria un capolavoro sotto tutti i più svariati aspetti qualitativi. Certamente si tratta di un titolo d'élite, che non tutti i palati - abituati alle futilità e banalità odierne - sanno apprezzare nella sua pienezza.
La narrazione è improntata sulle vicende di Mai Takamaru, adolescente in cerca di lavoro e di una radicale svolta nella sua flebile carriera lavorativa. Ella fatica notevolmente nelle relazioni sociali, dalle quali si tiene ben distante; preferendo trascorrere il suo tempo - quando non sul set per lavorare come attrice - con il suo gatto. L'opposto della giovane, è invece la madre; donna di successo e famosa cantante pop, apprezzata da tutti. Mai, sin dall'inizio della storia, percepisce all'interno di sé una strana quanto tremenda sensazione; come se dentro il suo cuore si celasse l'oscurità e la pura malvagità. Ma era pur sempre una ragazza come le altre, con normali passioni e comuni hobby. La svolta più drastica della sua vita - decisamente in senso negativo, più che altro per gli eventi che ne conseguono - ci fu quando rimase coinvolta in un incidente automobilistico con il suo manager. Prima di essere dimessa dall'ospedale, viene sottoposta ad una regolare radiografia al cranio, dalla quale si può facilmente scorgere una mano che stringe letteralmente la corona. Null'altro può essere se non qualcosa di paranormale e tetro. Ben presto scoprirà, attraverso numerose peripezie, di essere rimasta vittima di una maledizione scagliata da un suo lontano antenato a tutti i discendenti della sua nobile famiglia; quindi, di essere posseduta dal suo spirito ansioso di vendetta. Tramite diversi contatti di gente esperta del 'settore', si addentrerà in questa orribile esperienza sovrannaturale e spirituale.
'Skyhigh Karma' è un'opera che non si dimostra affatto ciò che sembra. Alla massa superficiale potrebbe esporsi come la già sfruttata storia di possessioni demoniache e spiriti maligni dai quali liberarsi con la redenzione; ma ciò non si verificherà, perchè la tematica dell'antagonista dell'oltretomba che arde al desiderio di vendetta è affrontata dal punto di vista di una donna qualsiasi, con i suoi problemi quotidiani e le sue idee. La narrazione assumerà un ruolo in grado di apparire tendente alla pura fantascienza, quando invero è basata su differenti ideologie e dottrine orientali a noi pressoché ignote. Ogni elemento ha il suo scopo, e non è mai puramente casuale o superfluo. Tutte le fondamenta religiose si apprestano a diventare, in particolar modo per noi occidentali, veri e propri racconti, forniti di morale e di riflessioni. Attraverso il superamento delle difficoltà e del mare di violenza nel quale naufraga, la protagonista maturerà, fino all'accettazione e al raggiungimento di un saldo equilibrio spirituale. Il tratto di Takahashi è sporco, cupo e realistico quanto necessario per rendere una storia di tale categoria un capolavoro sotto tutti i più svariati aspetti qualitativi. Certamente si tratta di un titolo d'élite, che non tutti i palati - abituati alle futilità e banalità odierne - sanno apprezzare nella sua pienezza.
Per quanto riguarda i due manga posso dire che entrambi non sono affatto il mio genere e non li prenderò.
Complimenti ai tre recensori !! ^^
Non lo conosco, il genere storico non desta il mio interesse però i disegni e la trama m'incuriosiscono, può darsi che decida di rimediarlo, del resto si tratta di un volume unico.
* Bakemonogatari
E' tra le opere segnate nella lista "da vedere" ma ha bassa priorità rispetto a tante altre.
* Sky High Karma
L'unico sul quale posso soffermarmi.
Per me è stata una grandissima delusione.
Avendo adorato il primo Sky High mi aspettavo qualcosa all'altezza e invece così non è. La trama inizia benino ma col secondo volumetto si rivela un mezzo flop, noioso e inconcludente. Decisamente più valida la formula adottata nel primo Sky High a base di tanti episodi autoconclusivi. 1000 volte più intrigante e profondo di questo al quale, personalmente, assegnerei un 5 e non oltre.
SkyHigh Karma è stata una sorpresa. Comprato quasi per caso, mi è piaciuto davvero tanto.
Ottime tutte e tre le recensioni. Complimenti agli autori.
Bakemonogatari è sulla mia lista, lo voglio vedere da quando ho visto Katanagatari che secondo me è uno dei migliori anime del 2010 (vorrei dire il migliore, ma del 2010 ne ho visti troppo pochi, quindi non posso sbilanciarmi).
La recensione di Dartes mi fa venire voglia di dare una letta anche a Skyhigh Karma.
Come al solito, complimenti ai recensori e ai selezionatori!
Comunque sta pubblicità di One Piece Unlimited Cruise che alberga sul sito già mi ha rotto, visto che non riesco più ad accedere alla homepage. Clicco "Vai al sito" e non succede niente. Devo passare per vie traverse. Non so se a qualcun'altro fa questo problema.
Fuguruma Memories è quello che venne pubblicato tanto tempo fa a puntate su Kappa magazine? Se sì, all'epoca avevo letto qualche capitolo ma non ne ho un gran ricordo!
Bakemonogatari ce l'ho in lista da tempo, devo recuperarlo!
Sono davvero contento!
E grazie a chi mi ha fatto i complimenti.
Tra l'altro, mi fa piacere che sia stata scelta quella su Bakemonogatari, l'anime che negli ultimi tempi più mi è piaciuto.
@GeassOfLelouch: leggi pure la recensione!
Non ho spoilerato praticamente nulla!
E' da un bel po che cerco di recuperare Bakemonogatari nel marasma dei fansub con frustrante insuccesso. Spero solo che un giorno il dvd possa essere distribuito in Italia.
Molto interessante anche Skyhigh karma, già inserito in wishlist.
Complimenti agli autori per il loro pregevole eloquio!
A chi ne è interessato, vendo anche quello...
Bakemonogatari è un vero e proprio capolavoro.
Di "Bakemonogatari" ho sentito parlare - a dire il vero come noioso - ma la recensione mi ha incuriosito. Quasi quasi...
"Skyhigh Karma" l'ho letto e mi è anche piaciuto abbastanza, ma non è da 9. Sarà perché a me le storie con le presenze oscure e le maledizioni non mi hanno mai attirato, ma gli preferisco di gran lunga il suo prequel, "Skyhigh". Al primo volume ero disperata, quasi ero tentata di mollare la serie. Il secondo mi ha convinto di più, tuttavia temo che sia proprio il genere che non fa per me.
Anche Sky High Karma mi è piaciuto,come del resto tutto quello che finora ho letto di Tsutomu Takahashi,che è uno dei miei autori preferiti.Tutto sommato però ho preferito il primo Sky High,anche se era composto da diversi racconti e non da una storia unica.
Fuguruma Memories non l' ho letto,ma le serie brevi di Kei Tome mi piacciono molto (meno quelle più lunghe),quindi prima o poi vedrò di recuperarlo.
Ok, letta!! ^^
Bene devo dire che mi ha incuriosito ancora di più questo prodotto molto popolare di cui tutti parlano nel bene o nel male...
Certo lo "sperimentalismo" non fa troppo per me, ma cercherò di fare uno sforzo e di "andare oltre"...
Ok: priorità massima e inizio il recupero
Molto pieno e condensato in quei 24 min che passano in batterdocchio, visto che la velocità dei dialoghi non ti permette nemmeno quasi do coderti le varie ambientazioni con quei disegni così belli e particolari, come i personaggi che sono davvero unici e divertenti !
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