Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

In questo appuntamento spazio a riflessioni un po' più brevi del solito ma con spettro più ampio. Partendo da Kenji to Haru, arriviamo all'attuale stagione di Gintama passando per Vaniched (manga) e Lucy May.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


Per saperne di più continuate a leggere.


7.0/10
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Nessuno ha ancora recensito questo piccolo gioiello? Peccato, perché è un’autentica boccata di aria fresca. Mediometraggio sui sessanta minuti, Kenji no haru (“la primavera di Kenji") è una rievocazione fantastica e molto delicata della vita dello scrittore, poeta e agronomo Kenji Miyazawa (1896-1933), considerato il più grande autore di racconti per bambini della sua epoca (in parte tradotti anche nelle principali lingue europee) e tipico intellettuale cosmopolita del Giappone di inizio novecento.
In un universo quasi interamente felinizzato - più un orso e qualche cane - Kenji si muove come un impacciato, generoso, affascinante idealista che dopo essersi sottratto all’orbita della famiglia di prestatori tenta la fortuna in letteratura, insegna in un liceo, torna all’agricoltura e muore di tubercolosi sperimentando con le sue mani nuovi metodi di coltivazione, tutti dettagli storicamente esatti.

La regia di questo breve e intenso lavoro oscilla continuamente tra la narrazione e la pura e semplice fantasmagoria, nutrita di immagini intense tratte dal mondo delle opere di Kenji, come il treno della Via Lattea, la fusione di poesia e scienze naturali, l’utopismo sociale ecc. La qualità dei disegni e delle animazioni non è certo il piatto forte, ma per una volta la cosa è del tutto indifferente, e la ricchezza, la varietà e la sobrietà della fantasia visiva degli autori compensano di larga misura i possibili difetti.
Kenji no Haru è una piccola esperienza che non cambia la vita ma lascia comunque il segno. Scopritelo.



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"Vanished - Oyayubi Sagashi" (letteralmente: <i>La Ricerca del Pollice Svanito</i>) è uno dei manga più intriganti degli ultimi anni, una creativa miscela di j-horror e giallo dalle tinte drammatiche, rifinita da un design sublime, che ci dona un'esperienza angosciante che ha dell'incredibile.
In un unico intenso volume, Yusuke Yamada mette mano ad una storia originale ed intrigante che merita, più altre opere del genere, l'accezione di horror-seinen. Con l'aiuto dei disegni sensazionali di Kirihito Ayamura, che fanno di ogni tavola un'opera d'arte, ma soprattutto con una spettacolare sovrapposizione dei riquadri e una frequenza costante di singolari angolature, si ha l'impressione di immedesimarsi totalmente negli avvenimenti, alla pari della visione di un film.
E con la tradizione cinematografica dell'oriente questo manga ha molto a che fare: l'oscura leggenda popolare come perno centrale della trama; la casa infestata dagli spiriti; la presenza degli immancabili Yūrei dai capelli lunghi e neri; il finale... sono tutti elementi che omaggiano magnificamente le produzioni horror tipiche della Terra del Sol Levante.
Gli intenditori del genere ben sapranno che questa categoria di rappresentazione di racconti del terrore è prevalentemente a sfondo psicologico; questo manga esibisce comunque un certo gusto nelle sezioni di puro cinismo splatter, roba da impressionare anche i lettori meno sensibili, ed è certo un punto a favore per l'impatto emotivo offerto dalle pagine.
In conclusione, "Vanished" rappresenta un prezioso tassello nella collezione di ogni appassionato; l'edizione Jpop è splendidamente curata, oltretutto la copertina fa grande effetto e rende decisamente l'idea del "rischio" che si sta per intraprendere!
Per gli amanti dell'orrore si tratta di un gioiello imperdibile, e non esagero se affermo che basterebbero le magnifiche raffigurazioni di Ayamura per farne valere l'acquisto obbligato.



8.0/10
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"Lucy May" è uno dei migliori meisaku d'epoca. Si ricorda per una sigla italiana molto orecchiabile, per un piacevole chara design tipico dei primi anni Ottanta, e per dei personaggi molto dolci e simpatici: Lucy May in particolare è carinissima. "Lucy May" è uno dei meisaku che guardavano mia madre e mio fratello minore tanti e tanti anni fa, mentre io l'ho recuperato solo di recente.
Devo dire che è un'opera che si presta a essere vista dagli adulti, perché è la storia di tutta una famiglia e tocca una serie di tematiche sociali importanti. Il tema portante è quello dell'immigrazione in un nuovo mondo, l'Australia, e delle disillusioni corrispondenti: l'anime tratta del contrasto tra i sogni degli emigranti, partiti con mille aspettative, e la dura realtà propria del paese in cui arrivano. Un tema assai attuale, oggi che l'Italia è diventata terra d'immigrazione.

La famiglia di Lucy May, partita con molte speranze dall'Inghilterra, si trova ad affrontare innumerevoli difficoltà: nel corso della serie il sogno iniziale di costruire una fattoria sembra allontanarsi sempre di più. Le 50 puntate dell'anime coprono vari anni di vita dei protagonisti, anni durante i quali la famiglia Popper va incontro a delusioni, a fallimenti, a malattie, a disoccupazione, alcolismo e altro: la conclusione è lieta, certo, ma è impossibile non pensare a tutte le famiglie realmente esistite che si sono trovate nella situazione dei Popper e non hanno avuto altrettanta fortuna. Nonostante la serietà delle tematiche affrontate, la serie risulta leggera perché il tutto è filtrato dal punto di vista della dolcissima Lucy May, una bambina che ama molto gli animali e a cui non si può non volere bene. I piccoli spettatori si divertiranno molto seguendo le avventure di Lucy May e dei suoi animali; quelli più grandi troveranno materia su cui riflettere.
Raccomandatissimo. Voto: 8,5.



8.0/10
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Attenzione: la seguente recensione analizza la parte di storia che va dall'episodio 202 all'episodio 216. Potrebbe contenere spoiler

Secondo me è qui che si comincia a intravedere il vero nucleo, la vera "anima" di "Gintama". Non mi dilungherò sulla sua comicità, secondo me geniale (ma che, ahimè, non piace a tutti), ma sulla geniale trama che finalmente ha cominciato a prendere una forma. "Gintama" è un anime che non va visto con superficialità e impazienza, cosa che invece molti sembrano aver fatto, etichettandolo come un'opera leggera e di poco conto in seguito alla visione delle puntate su Mtv. Mi è stato chiaro dopo la visione della saga sui 4 Deva (210/ 214), in cui i personaggi seminati nel corso della storia si sono riuniti nell'epica battaglia per difendere Kabuki- cho, la loro città. Ciò che è stato realizzato nel corso delle puntate non è un susseguirsi di storie e racconti fini a se stessi, ma la realizzazione di un mondo, di un universo in cui nessun personaggio viene dimenticato o trascurato, e ognuno di loro è così vero, così scanzonato, così originale e le loro storie sono così profonde che non si può non affezionarcisi, se si ha la pazienza di seguirli nel corso degli episodi.

La parte seria di Gintama vi strapperà l'anima, specialmente nella già citata saga dei 4 Deva e nello Yoshiwara arc - anche se non fa parte della serie che sto recensendo, ma va bene lo stesso. In quest'ultima in particolare si delinea un universo sotterraneo crudele, una città a luci rosse lontana dalla luce del sole nella quale le donne vengono imprigionate e schiacciate, ed è un argomento che non era stato mai trattato in uno stile da shounen manga. Ciò a rivelare che non si ride soltanto, ma che c'è un lato terrificante dietro all'apparente comicità scanzonata che si è avuta in 140 episodi. Non voglio rivelare tutto, ma questo contrasto aumenta la tragicità e lascia senza fiato, specie per la geniale caratterizzazione dell'antagonista, Il Re della Notte Housen, e per la sua ossessione per Hinowa, la geisha più famosa e desiderata di Yoshiwara. In questa saga abbiamo inoltre un approfondimento anche del personaggio di Kagura.
Ma tornando a questa nuova serie, posso concludere ribadendo il mio giudizio iniziale: seguite "Gintama" con pazienza, e ne sarete ricompensati meravigliosamente. Certo, questo se amate la comicità che dovrebbe accompagnarvi nell'attesa, ma se così non è, ahimè, vi perderete qualcosa di meraviglioso celato al di sotto delle parodie e delle prese in giro che non tutti apprezzano.