Usagi85
Per il manga
Caro fratello
di genere Sentimentale/Scolastico
Volumetti Letti: 4 su 3 ---
Voto: 5 ATTENZIONE! LIEVI SPOILER
Un manga che lascia l'amaro in bocca. Ho trovato decisamente fastidiosa la lettura di questo titolo tanto decantato, o meglio, osannato che si è rivelata una vera delusione, per me.
"Caro fratello" non è che una soap opera dove il lettore si immerge in acque torbide fin dall'inizio per poi scomparire nei neri abissi, trascinato a fondo da un'atmosfera cupa, pesante fino alla fine. Non c'è luce, non c'è speranza di un futuro migliore.
Premesso che la protagonista, Nanako, rientra in quella categoria di personaggi al femminile che io non digerisco, è davvero una figura priva di qualunque tipo di carisma. Scompare tra le pagine surclassata dalle sue coprotagoniste, maggiormente interessanti, che catturano l'attenzione senza possibilità di scampo per lei.
Inutile dire che la si vede solo piangere, frignare e preoccuparsi per ogni singola sciocchezza per tutto il tempo. Verso la fine sembra ci sia quasi una presa di posizione da parte sua (finalmente, oserei dire!), ma se si fa attenzione ci si accorge come in realtà non sia così. Una pecorella smarrita alla continua ricerca di un pastore che la guidi, ecco qual è l'immagine che meglio può descrivere Nanako.
Assistiamo a un esordio assurdo, come tutta l'opera del resto, che nulla di positivo doveva farmi presagire e, difatti, così è stato. Perfettamente normale che una vada dal suo professore e gli chieda, di punto in bianco, se sia possibile iniziare un rapporto epistolare e chiamarlo fratello. Mah.. che insensatezza. Un inizio frettoloso che lascia quasi intendere l'esistenza di una situazione pregressa tra la protagonista e questo fantomatico fratello. Ma nulla viene spiegato: dove nasce questa confidenza, questa idea? Non si sa. In realtà la Ikeda cerca di riprendersi durante la narrazione, inserendo piccoli flash back, ma non basta a rimediare.
Importante ai fini della storia, un club scolastico di giovani arpie dedite a bullismo e nonnismo nei confronti delle loro colleghe più giovani le quali, invece di ribellarsi a questo sistema, si conformano, azzannandosi l'una con l'altra, annichilendo sé stesse pur di ricevere una bieca approvazione.
Tornando a Nanako, questa subisce angherie, insulti, in silenzio, appoggiata da un'amica psicopatica che cerca di monopolizzare la sua persona creandole un vuoto intorno. Piano il suo interesse per Saint Just (l'unica che mi piaceva, nei limiti) diventa attrazione, ma è un rapporto che non riesce a sbocciare, finendo in tragedia.
Personaggi legati tra loro da varie relazioni si intrecciano in questo racconto che inizia male e finisce peggio.
I temi trattati saranno sicuramente più complessi e delicati rispetto a molti shojo attuali, ma qui si è andati oltre. L'omossessualità, non tanto velata, diventa pesante in quanto ostentata in continuazione: orde di ragazze venerano donne/uomini che fanno cose incomprensibili (tipo intrufolarsi nelle classi suonando la chitarra, assurdo!); ovvia a questo punto la presenza di un personaggio malato di cancro (tanto per appesantire un po' di più una trama già "leggerissima"); uno che, depresso cronico, prima tenta di suicidarsi e poi lo fa davvero e non ricordo il resto, ma ci sarà sicuramente dell'altro.
Ho cercato di inquadrare la situazione tenendo conto del fatto che è un manga anni '70, un periodo in cui si premeva molto sul lato drammatico delle cose, ma qui si va oltre.
Siamo di fronte a un Beautiful giapponese, privo di poesia e un senso logico a legare il tutto. Un racconto di continue tragedie di adolescenti alle prese con problemi importanti, ma trattati con troppa sfiducia da parte della Ikeda che, nemmeno per un momento, fa intravedere uno spiraglio di speranza.
A me piacciono racconti tristi, malinconici, anche tragici, ma questo pessimismo eccessivo non mi incanta e comunque l'ho trovato mal gestito.
