Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Il genere slice of life ci da l'assist per un confronto sul film Hotarubi no mori e. In chiusura Hanasaku Iroha.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


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"Hotarubi no Mori e" dura 45 minuti. Vi figurano una bambina, prima, poi diviene adolescente, e un ragazzo, uno youkai in realtà. S'incontrano per caso, un'estate, nel bosco. S'innamorano nel tempo. Ma lei non può toccare lui, pena la sua comparsa. Pazienza, ci si arrangia, s'impara a convivere con la limitazione, ad adeguarsi, ad amarsi a distanza, per vie traverse, senza un contatto se non filtrato.
Storia semplice, delicata, pudica si potrebbe dire. Avanza per mezzi passi, con poco spazio per l'enfasi nel rapporto tra i due, con il travaglio interiore della protagonista in primo piano ma senza troppi accenti di patetismo, senza esplosioni emotive. Senza scavare a fondo, anche. Forse logiche legata alla durata, forse scelte volute, chissà. Tutto pare molto trattenuto, legato, bloccato come bloccata è la relazione tra i protagonisti, gravata dal destino dello youkai, dalla sua maledizione.
Abbiamo sintonia, in tal senso, tra tono e tema.

Abbiamo però anche troppo didascalismo nella sceneggiatura, troppo raccontato. Show, don't tell, come si usa in letteratura. Non dirlo: fallo vedere, sentire, percepire.
Bisogna mostrare. Bisogna coinvolgere i sensi, stimolare l'immaginazione, la mente tutta, con lo strumento che si utilizza. Vale per la scrittura. Vale a maggior ragione per un anime, luogo di elezione delle immagini, dove queste dovrebbero parlare da sole, senza il compendio di note a margine o a piede. Senza le parole a spiegare scene, gesti, uno sguardo perso nel vuoto.
"Hotarubi no Mori e" insiste invece troppo sui flussi di coscienza. I pensieri della protagonista sono un sottofondo onnipresente che guida la comprensione di chi guarda come se chi guarda necessitasse di essere guidato per non perdersi. Come se fosse così sprovveduto da non potere camminare da solo, incapace di seguire il filo dei contenuti dell'anime. Bisognoso di essere imboccato.

Come se le immagini da sole non bastassero.
Immagini povere, a onor del vero. Grafica scialba, nel complesso. Il confronto con un episodio qualsiasi di "Mushishi" sarebbe troppo ingeneroso per "Hotarubi no Mori e", ma vien da sé, considerate le atmosfere, l'humus comune, l'ambiente di fondo. E, in confronto, "Hotarubi no Mori e" ci fa una figura assai grama. La semplicità si muta in sempliciotto utilizzo di una tecnica scarna, priva di risorse fino al punto di rattopparsi con fermo-immagine e altri escamotage visivi che puzzano degli anni che furono. Non il 2012 ma il 2002, o anche prima. "Hotarubi no Mori e", a guardarlo, sa un poco di vecchio.
Sa anche un po' d'ingenuo, per quello che si esponeva più sopra e pure per la poca sensibilità verso lo spiritualismo che dovrebbe o vorrebbe esserci. Alcuni squarci di "Totoro" condensano ben altro misticismo shinto. È un ulteriore paragone un bel po' ingeneroso. Ma rende bene le proporzioni tra "Hotarubi no Mori e" e i suoi concorrenti più prossimi, fa capire quale distanza li separa, non solo in termini di qualità visiva.



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La gioventù, si sa, è la stagione dei sogni e delle fantasie, i cui confini con la realtà sono ancora poco definiti e praticamente impercettibili; la frenesia e il grigiore della realtà di tutti i giorni ci hanno purtroppo costretti a riporre il ricordo di questo periodo in una parte remota del nostro cuore, quella coperta da un lembo di nostalgia che solo un'abile mente, dotata di straordinaria sensibilità, può riuscire a sollevare per far emergere ancora una volta quelle sensazioni genuine di un tempo che fu: Yuki Midorikawa è una di queste. Chi ha amato il titolo più famoso di questa artista, "Natsume Yuujinchou", con le sue incantevoli storie di Yokai (gli spiriti della tradizione giapponese), non potrà fare meno di abbandonarsi alle atmosfere assorte e trasognate di "Hotarubi no Mori e" (letteralmente "Il bagliore delle lucciole dei boschi"), mediometraggio di quaranta minuti, anch'esso tratto da un manga della Midorikawa.

La storia narrata è quella di una di una tenera amicizia, quella della piccola Hotaru con il misterioso Gin, un ragazzo coperto da una maschera di gatto che ben presto si rivelerà essere uno spirito del bosco; un rapporto, quello tra i due, che supera le differenze trasformandosi negli anni in un delicato ma anche sfortunato amore dovuto al fatto che il giovane ha subìto una magia capace di farlo sparire per sempre al primo tocco di un essere umano. Amare è un po' soffrire si usa dire, ma i due riusciranno a vivere in maniera totale tutti i momenti passati insieme durante la stagione estiva, quella in cui lei raggiunge per le vacanze la casa degli zii; alla fine, nonostante un finale già scritto dall'inizio, non c'è nessun pentimento ma solo consapevolezza di quanto si è ricevuto nel provare sentimenti tanto forti, il cui calore scalderà il cuore della ragazza per sempre.
La fine dei sogni giovanili, raggiunta l'età adulta, non vuole dire infatti il loro completo oblio, essi sono fondamentali per ognuno di noi anche se, e nel film viene detto chiaramente, non si può vivere totalmente nei ricordi ma bisogna comunque andare avanti. La storia della piccola Hotarubi è una bella metafora del Giappone di oggi, che pur procedendo a pieno ritmo nella cosiddetta "modernità" non deve dimenticare le sue radici, l'epoca in cui non era da pazzi aspettarsi di vedere l'ombra di uno spirito nei boschi o vicino a un ruscello, magari intenti a scimmiottare un umanissimo festival.

Dal punto di vista tecnico siamo di fronte a un prodotto discreto, non ai livelli di un film cinematografico ma sicuramente superiore a un prodotto televisivo; se il chara è nella media, i fondali sono davvero perfetti per la storia, con l'uso di colori tenui e di una tecnica molto vicina alla pittura ad acquerello, soprattutto per quanto riguarda la vegetazione e la dolcissima OST non poteva essere realizzata che da Makoto Yoshimori, già apprezzato con le serie di "Natsume".
"Hotarubi no Mori e" rimane quindi una piccola opera, davvero ben fatta, che consiglio vivamente a tutti;quaranta minuti che lasciano, al pari di una brezza estiva, una sensazione di piacevole benessere e pace, a patto che siate disposti a tornare bambini.



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In un presente in cui la tendenza a colpire l'occhio con la stravaganza e l'apparenza a tutti i costi è la regola base del successo, pareva non esserci più posto per un prodotto che puntasse dritto al cuore. Ma "Hanasaku Iroha" mi ha dimostrato l'opposto. Non con storie strappalacrime e amori tragici, niente di terribilmente drammatico e inutilmente contorto: quest'anime trasmette con un calore e una dolcezza decisamente unici la meraviglia delle vita nella sua semplicità e vivacità, senza artifici o forzature stilistiche, con un risultato alquanto sorprendente.

Trama
Ohana è una grintosa liceale che, in seguito al trasferimento fuori città (Tokyo) della madre con il nuovo compagno, è costretta a recarsi a Yunosagi, presso la struttura termale diretta dalla nonna, la "Kissuiso". Incontratala per la prima volta, Ohana si trova faccia a faccia con una donna rigida e dedita al proprio lavoro, che non lascia spazio ai sentimentalismi. Le prime vicissitudini e gli incontri, non sempre positivi, con il resto dello staff, accompagnati dalle iniziali difficoltà ad abituarsi alla sua nuova vita di liceale-lavoratrice, potrebbero sembrare un muro insuperabile, ma la voglia di darsi da fare della giovane ragazza non è facile da spegnere. Grazie alla sua capacità d'adattamento e al suo sorriso sempre acceso per tutti, Ohana riuscirà presto a farsi accettare e a inserirsi nella quotidianità della Kissuiso, appassionandosi alla vita all'intero delle sue mura che, con il passare dei mesi, diventano la sua nuova casa. Ma Yunosagi, con le sue terme, i suoi splendidi paesaggi e le meravigliose persone che ci vivono, non sono gli unici a occupare il cuore di Ohana. A Tokyo c'è ancora qualcuno che aspetta una sua risposta e magari un suo ritorno.
Gli episodi narrano con estrema tenerezza lo scorrere del tempo, descrivendo accuratamente l'evoluzione psicologica dei personaggi e le loro emozioni. Le vite di tutti i membri dello staff s'intrecciano in una matassa indissolubile, che non si spezza nemmeno davanti alle sventure e agli ostacoli più grandi, per il bene comune e per l'amore verso la Kissuiso.

Personaggi
La gamma dei caratteri presenti è varia e ben curata: da Nakochi, la cameriera timida e impacciata, a Ren, il cuoco scorbutico dal cuore d'oro, passando per Enishi, il giovane padrone della stazione termale e Takako, la sua moderna partner con la passione per l'inglese e l'imprenditoria. Ognuno ha molto spazio nella serie e i loro caratteri, le loro aspirazioni e i dubbi sono approfonditi e analizzati.
La giovane protagonista è senza dubbio ben caratterizzata e simpatica, nonostante non sia un personaggio incredibilmente originale, l'opposizione fra la sua voglia di vivere e il timore di ferire coloro che la circondano è rappresentata egregiamente e la sua grinta è travolgente. Il suo dilemma amoroso con l'amico d'infanzia Kou è un dolce accompagnamento alle vicende di Yunosagi.
Degni di nota sono anche l'apprendista cuoca Minko, dal carattere forte e orgoglioso, e Tohru, assistente di Ren, che pare non accorgersi dei sentimenti che la ragazza cova per lui, tra un piatto di sushi e l'altro. Abbiamo poi il perverso scrittore Jiroumaru, che entra a fare parte dello staff per ripagare la struttura del suo prolungato pernottamento "a scrocco"; Tomoe, che si occupa della gestione dello staff sospirando sulla sua situazione di single cronica; nonché la mamma di Ohana, Satsuki, figura dal carattere forte e, talvolta, controverso. Una piccola parentesi va anche al "Nonno-Fagiolo", l'addetto alle caldaie, il membro più anziano della compagnia insieme alla direttrice, che porta sempre allegria, con la sua faccia buffa e le sue frasi coincise, ma sempre molto dirette.
Su tutti, a mio avviso, spicca la figura della direttrice Sui Shijima, la nonna di Ohana, che sprigiona un'aura quasi maestosa. Spigolosa all'apparenza, cela un cuore enorme, nel quale custodisce la Kissuiso, i suoi clienti e tutti coloro che ci lavorano, e per i quali è disposta a dare tutta se stessa, in nome di un sogno nato molti anni addietro.

Grafica
Dinamico, fluido e con un'ammirevole attenzione alle espressioni, "Hanasaku Iroha" sfoggia un'animazione decisamente buona e ben realizzata. I movimenti sono sempre morbidi, gli sfondi sono ben delineati e curati sin nei dettagli, con una dedizione particolare agli ambienti della stazione termale che sembrano usciti da fotografie d'autore, grazie all'intensità dei loro colori e alla poesia che li contraddistingue.
Per tutte le 26 puntate dell'anime, la qualità non cala nemmeno per un momento, mantenendo un livello nettamente sopra la media, che non fallisce mai nel trasmettere al meglio le emozioni e le sensazioni dei protagonisti.

Sigle e colonna sonora
La serie cambia sigle d'apertura e chiusura dalla puntata 14, per un totale di 4. Quelle d'apertura sono sempre animate molto bene, mentre quelle finali sono a immagini fisse, ma comunque piacevoli. Le musiche di tutte e 4 sono graziose, peccato per la voce della cantante (è sempre la stessa) che, a mio avviso, le rende molto meno apprezzabili. Peraltro, la cantante fa una breve comparsa nell'anime, nel ruolo di un'amica del giovane padrone Enishi e, anche in quella occasione, canta un brano per allietare, o forse no, gli ospiti.
La colonna sonora è carina e interessante, con l'eccezione del brano di stampo lirico che ricorre nelle ultime due puntate, che a mio avviso non s'intona molto bene con il "feeling" della serie.

Nota personale sul titolo: mi è capitato di leggere più volte la traduzione di "Hanasaku Iroha" come "I colori della fioritura", ma mi permetto di dissentire con coloro che hanno fatto tale scelta. In giapponese la particella "ha" intesa come indicatrice del soggetto è pronunciata "wa", ma dato che tale pronuncia non viene utilizzata nelle sigle dell'anime, e nemmeno il termine "iro" (colore), che in questa traduzione viene da essa separato, viene trascritto con il rispettivo kanji, credo che questa interpretazione sia errata. Cercando il termine "iroha" sul dizionario è rintracciabile il suo significato in quanto "ABC" o "insieme di cose da sapere riguardo una data cosa". Il termine viene usualmente scritto in hiragana, data l'eccessiva complessità degli ideogrammi che lo compongono, proprio come nel titolo dell'anime, e io ritengo sia la traduzione giusta. Pertanto, a mio avviso, il titolo effettivo dovrebbe essere "l'ABC della fioritura" o "tutto ciò che bisogna sapere sulla fioritura", cosa che peraltro avrebbe perfettamente senso, visto il riferimento al concetto di fioritura come metafora della crescita interiore che ricorre in tutta la serie.

Proprio come un salubre bagno termale offre rifugio e riposo dalla frenetica vita moderna, "Hanasaku Iroha" è un anime squisito e delicato, che ti permette di rilassarti e goderti un po' di pace, immergendoti nelle vicende della Kissuiso e delle persone che vi lavorano e vivono. Come alla fine di una splendida vacanza, quando si giunge all'ultima puntata, nel cuore rimane quel briciolo di nostalgia per i momenti di svago e di divertimento passati guardandolo.
Lo consiglierei a tutti coloro che hanno voglia di farsi affascinare da una parte di Giappone che non siamo abituati a vedere normalmente, ma che in realtà fa parte dell'anima del paese del Sol levante.
Lasciatevi avvolgere dal calore dei suoi personaggi e dall'aria incantevole che li circonda, e seguiteli nel loro percorso, come tante piccole lanterne rosse lungo il sentiero di un tempio.