Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Il genere slice of life ci da l'assist per un confronto sul film Hotarubi no mori e. In chiusura Hanasaku Iroha.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Il genere slice of life ci da l'assist per un confronto sul film Hotarubi no mori e. In chiusura Hanasaku Iroha.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
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Hotarubi no Mori e
5.0/10
Kraton
-
"Hotarubi no Mori e" dura 45 minuti. Vi figurano una bambina, prima, poi diviene adolescente, e un ragazzo, uno youkai in realtà. S'incontrano per caso, un'estate, nel bosco. S'innamorano nel tempo. Ma lei non può toccare lui, pena la sua comparsa. Pazienza, ci si arrangia, s'impara a convivere con la limitazione, ad adeguarsi, ad amarsi a distanza, per vie traverse, senza un contatto se non filtrato.
Storia semplice, delicata, pudica si potrebbe dire. Avanza per mezzi passi, con poco spazio per l'enfasi nel rapporto tra i due, con il travaglio interiore della protagonista in primo piano ma senza troppi accenti di patetismo, senza esplosioni emotive. Senza scavare a fondo, anche. Forse logiche legata alla durata, forse scelte volute, chissà. Tutto pare molto trattenuto, legato, bloccato come bloccata è la relazione tra i protagonisti, gravata dal destino dello youkai, dalla sua maledizione.
Abbiamo sintonia, in tal senso, tra tono e tema.
Abbiamo però anche troppo didascalismo nella sceneggiatura, troppo raccontato. Show, don't tell, come si usa in letteratura. Non dirlo: fallo vedere, sentire, percepire.
Bisogna mostrare. Bisogna coinvolgere i sensi, stimolare l'immaginazione, la mente tutta, con lo strumento che si utilizza. Vale per la scrittura. Vale a maggior ragione per un anime, luogo di elezione delle immagini, dove queste dovrebbero parlare da sole, senza il compendio di note a margine o a piede. Senza le parole a spiegare scene, gesti, uno sguardo perso nel vuoto.
"Hotarubi no Mori e" insiste invece troppo sui flussi di coscienza. I pensieri della protagonista sono un sottofondo onnipresente che guida la comprensione di chi guarda come se chi guarda necessitasse di essere guidato per non perdersi. Come se fosse così sprovveduto da non potere camminare da solo, incapace di seguire il filo dei contenuti dell'anime. Bisognoso di essere imboccato.
Come se le immagini da sole non bastassero.
Immagini povere, a onor del vero. Grafica scialba, nel complesso. Il confronto con un episodio qualsiasi di "Mushishi" sarebbe troppo ingeneroso per "Hotarubi no Mori e", ma vien da sé, considerate le atmosfere, l'humus comune, l'ambiente di fondo. E, in confronto, "Hotarubi no Mori e" ci fa una figura assai grama. La semplicità si muta in sempliciotto utilizzo di una tecnica scarna, priva di risorse fino al punto di rattopparsi con fermo-immagine e altri escamotage visivi che puzzano degli anni che furono. Non il 2012 ma il 2002, o anche prima. "Hotarubi no Mori e", a guardarlo, sa un poco di vecchio.
Sa anche un po' d'ingenuo, per quello che si esponeva più sopra e pure per la poca sensibilità verso lo spiritualismo che dovrebbe o vorrebbe esserci. Alcuni squarci di "Totoro" condensano ben altro misticismo shinto. È un ulteriore paragone un bel po' ingeneroso. Ma rende bene le proporzioni tra "Hotarubi no Mori e" e i suoi concorrenti più prossimi, fa capire quale distanza li separa, non solo in termini di qualità visiva.
Storia semplice, delicata, pudica si potrebbe dire. Avanza per mezzi passi, con poco spazio per l'enfasi nel rapporto tra i due, con il travaglio interiore della protagonista in primo piano ma senza troppi accenti di patetismo, senza esplosioni emotive. Senza scavare a fondo, anche. Forse logiche legata alla durata, forse scelte volute, chissà. Tutto pare molto trattenuto, legato, bloccato come bloccata è la relazione tra i protagonisti, gravata dal destino dello youkai, dalla sua maledizione.
Abbiamo sintonia, in tal senso, tra tono e tema.
Abbiamo però anche troppo didascalismo nella sceneggiatura, troppo raccontato. Show, don't tell, come si usa in letteratura. Non dirlo: fallo vedere, sentire, percepire.
Bisogna mostrare. Bisogna coinvolgere i sensi, stimolare l'immaginazione, la mente tutta, con lo strumento che si utilizza. Vale per la scrittura. Vale a maggior ragione per un anime, luogo di elezione delle immagini, dove queste dovrebbero parlare da sole, senza il compendio di note a margine o a piede. Senza le parole a spiegare scene, gesti, uno sguardo perso nel vuoto.
"Hotarubi no Mori e" insiste invece troppo sui flussi di coscienza. I pensieri della protagonista sono un sottofondo onnipresente che guida la comprensione di chi guarda come se chi guarda necessitasse di essere guidato per non perdersi. Come se fosse così sprovveduto da non potere camminare da solo, incapace di seguire il filo dei contenuti dell'anime. Bisognoso di essere imboccato.
Come se le immagini da sole non bastassero.
Immagini povere, a onor del vero. Grafica scialba, nel complesso. Il confronto con un episodio qualsiasi di "Mushishi" sarebbe troppo ingeneroso per "Hotarubi no Mori e", ma vien da sé, considerate le atmosfere, l'humus comune, l'ambiente di fondo. E, in confronto, "Hotarubi no Mori e" ci fa una figura assai grama. La semplicità si muta in sempliciotto utilizzo di una tecnica scarna, priva di risorse fino al punto di rattopparsi con fermo-immagine e altri escamotage visivi che puzzano degli anni che furono. Non il 2012 ma il 2002, o anche prima. "Hotarubi no Mori e", a guardarlo, sa un poco di vecchio.
Sa anche un po' d'ingenuo, per quello che si esponeva più sopra e pure per la poca sensibilità verso lo spiritualismo che dovrebbe o vorrebbe esserci. Alcuni squarci di "Totoro" condensano ben altro misticismo shinto. È un ulteriore paragone un bel po' ingeneroso. Ma rende bene le proporzioni tra "Hotarubi no Mori e" e i suoi concorrenti più prossimi, fa capire quale distanza li separa, non solo in termini di qualità visiva.
Hotarubi no Mori e
8.0/10
La gioventù, si sa, è la stagione dei sogni e delle fantasie, i cui confini con la realtà sono ancora poco definiti e praticamente impercettibili; la frenesia e il grigiore della realtà di tutti i giorni ci hanno purtroppo costretti a riporre il ricordo di questo periodo in una parte remota del nostro cuore, quella coperta da un lembo di nostalgia che solo un'abile mente, dotata di straordinaria sensibilità, può riuscire a sollevare per far emergere ancora una volta quelle sensazioni genuine di un tempo che fu: Yuki Midorikawa è una di queste. Chi ha amato il titolo più famoso di questa artista, "Natsume Yuujinchou", con le sue incantevoli storie di Yokai (gli spiriti della tradizione giapponese), non potrà fare meno di abbandonarsi alle atmosfere assorte e trasognate di "Hotarubi no Mori e" (letteralmente "Il bagliore delle lucciole dei boschi"), mediometraggio di quaranta minuti, anch'esso tratto da un manga della Midorikawa.
La storia narrata è quella di una di una tenera amicizia, quella della piccola Hotaru con il misterioso Gin, un ragazzo coperto da una maschera di gatto che ben presto si rivelerà essere uno spirito del bosco; un rapporto, quello tra i due, che supera le differenze trasformandosi negli anni in un delicato ma anche sfortunato amore dovuto al fatto che il giovane ha subìto una magia capace di farlo sparire per sempre al primo tocco di un essere umano. Amare è un po' soffrire si usa dire, ma i due riusciranno a vivere in maniera totale tutti i momenti passati insieme durante la stagione estiva, quella in cui lei raggiunge per le vacanze la casa degli zii; alla fine, nonostante un finale già scritto dall'inizio, non c'è nessun pentimento ma solo consapevolezza di quanto si è ricevuto nel provare sentimenti tanto forti, il cui calore scalderà il cuore della ragazza per sempre.
La fine dei sogni giovanili, raggiunta l'età adulta, non vuole dire infatti il loro completo oblio, essi sono fondamentali per ognuno di noi anche se, e nel film viene detto chiaramente, non si può vivere totalmente nei ricordi ma bisogna comunque andare avanti. La storia della piccola Hotarubi è una bella metafora del Giappone di oggi, che pur procedendo a pieno ritmo nella cosiddetta "modernità" non deve dimenticare le sue radici, l'epoca in cui non era da pazzi aspettarsi di vedere l'ombra di uno spirito nei boschi o vicino a un ruscello, magari intenti a scimmiottare un umanissimo festival.
Dal punto di vista tecnico siamo di fronte a un prodotto discreto, non ai livelli di un film cinematografico ma sicuramente superiore a un prodotto televisivo; se il chara è nella media, i fondali sono davvero perfetti per la storia, con l'uso di colori tenui e di una tecnica molto vicina alla pittura ad acquerello, soprattutto per quanto riguarda la vegetazione e la dolcissima OST non poteva essere realizzata che da Makoto Yoshimori, già apprezzato con le serie di "Natsume".
"Hotarubi no Mori e" rimane quindi una piccola opera, davvero ben fatta, che consiglio vivamente a tutti;quaranta minuti che lasciano, al pari di una brezza estiva, una sensazione di piacevole benessere e pace, a patto che siate disposti a tornare bambini.
La storia narrata è quella di una di una tenera amicizia, quella della piccola Hotaru con il misterioso Gin, un ragazzo coperto da una maschera di gatto che ben presto si rivelerà essere uno spirito del bosco; un rapporto, quello tra i due, che supera le differenze trasformandosi negli anni in un delicato ma anche sfortunato amore dovuto al fatto che il giovane ha subìto una magia capace di farlo sparire per sempre al primo tocco di un essere umano. Amare è un po' soffrire si usa dire, ma i due riusciranno a vivere in maniera totale tutti i momenti passati insieme durante la stagione estiva, quella in cui lei raggiunge per le vacanze la casa degli zii; alla fine, nonostante un finale già scritto dall'inizio, non c'è nessun pentimento ma solo consapevolezza di quanto si è ricevuto nel provare sentimenti tanto forti, il cui calore scalderà il cuore della ragazza per sempre.
La fine dei sogni giovanili, raggiunta l'età adulta, non vuole dire infatti il loro completo oblio, essi sono fondamentali per ognuno di noi anche se, e nel film viene detto chiaramente, non si può vivere totalmente nei ricordi ma bisogna comunque andare avanti. La storia della piccola Hotarubi è una bella metafora del Giappone di oggi, che pur procedendo a pieno ritmo nella cosiddetta "modernità" non deve dimenticare le sue radici, l'epoca in cui non era da pazzi aspettarsi di vedere l'ombra di uno spirito nei boschi o vicino a un ruscello, magari intenti a scimmiottare un umanissimo festival.
Dal punto di vista tecnico siamo di fronte a un prodotto discreto, non ai livelli di un film cinematografico ma sicuramente superiore a un prodotto televisivo; se il chara è nella media, i fondali sono davvero perfetti per la storia, con l'uso di colori tenui e di una tecnica molto vicina alla pittura ad acquerello, soprattutto per quanto riguarda la vegetazione e la dolcissima OST non poteva essere realizzata che da Makoto Yoshimori, già apprezzato con le serie di "Natsume".
"Hotarubi no Mori e" rimane quindi una piccola opera, davvero ben fatta, che consiglio vivamente a tutti;quaranta minuti che lasciano, al pari di una brezza estiva, una sensazione di piacevole benessere e pace, a patto che siate disposti a tornare bambini.
Hanasaku iroha
9.0/10
In un presente in cui la tendenza a colpire l'occhio con la stravaganza e l'apparenza a tutti i costi è la regola base del successo, pareva non esserci più posto per un prodotto che puntasse dritto al cuore. Ma "Hanasaku Iroha" mi ha dimostrato l'opposto. Non con storie strappalacrime e amori tragici, niente di terribilmente drammatico e inutilmente contorto: quest'anime trasmette con un calore e una dolcezza decisamente unici la meraviglia delle vita nella sua semplicità e vivacità, senza artifici o forzature stilistiche, con un risultato alquanto sorprendente.
Trama
Ohana è una grintosa liceale che, in seguito al trasferimento fuori città (Tokyo) della madre con il nuovo compagno, è costretta a recarsi a Yunosagi, presso la struttura termale diretta dalla nonna, la "Kissuiso". Incontratala per la prima volta, Ohana si trova faccia a faccia con una donna rigida e dedita al proprio lavoro, che non lascia spazio ai sentimentalismi. Le prime vicissitudini e gli incontri, non sempre positivi, con il resto dello staff, accompagnati dalle iniziali difficoltà ad abituarsi alla sua nuova vita di liceale-lavoratrice, potrebbero sembrare un muro insuperabile, ma la voglia di darsi da fare della giovane ragazza non è facile da spegnere. Grazie alla sua capacità d'adattamento e al suo sorriso sempre acceso per tutti, Ohana riuscirà presto a farsi accettare e a inserirsi nella quotidianità della Kissuiso, appassionandosi alla vita all'intero delle sue mura che, con il passare dei mesi, diventano la sua nuova casa. Ma Yunosagi, con le sue terme, i suoi splendidi paesaggi e le meravigliose persone che ci vivono, non sono gli unici a occupare il cuore di Ohana. A Tokyo c'è ancora qualcuno che aspetta una sua risposta e magari un suo ritorno.
Gli episodi narrano con estrema tenerezza lo scorrere del tempo, descrivendo accuratamente l'evoluzione psicologica dei personaggi e le loro emozioni. Le vite di tutti i membri dello staff s'intrecciano in una matassa indissolubile, che non si spezza nemmeno davanti alle sventure e agli ostacoli più grandi, per il bene comune e per l'amore verso la Kissuiso.
Personaggi
La gamma dei caratteri presenti è varia e ben curata: da Nakochi, la cameriera timida e impacciata, a Ren, il cuoco scorbutico dal cuore d'oro, passando per Enishi, il giovane padrone della stazione termale e Takako, la sua moderna partner con la passione per l'inglese e l'imprenditoria. Ognuno ha molto spazio nella serie e i loro caratteri, le loro aspirazioni e i dubbi sono approfonditi e analizzati.
La giovane protagonista è senza dubbio ben caratterizzata e simpatica, nonostante non sia un personaggio incredibilmente originale, l'opposizione fra la sua voglia di vivere e il timore di ferire coloro che la circondano è rappresentata egregiamente e la sua grinta è travolgente. Il suo dilemma amoroso con l'amico d'infanzia Kou è un dolce accompagnamento alle vicende di Yunosagi.
Degni di nota sono anche l'apprendista cuoca Minko, dal carattere forte e orgoglioso, e Tohru, assistente di Ren, che pare non accorgersi dei sentimenti che la ragazza cova per lui, tra un piatto di sushi e l'altro. Abbiamo poi il perverso scrittore Jiroumaru, che entra a fare parte dello staff per ripagare la struttura del suo prolungato pernottamento "a scrocco"; Tomoe, che si occupa della gestione dello staff sospirando sulla sua situazione di single cronica; nonché la mamma di Ohana, Satsuki, figura dal carattere forte e, talvolta, controverso. Una piccola parentesi va anche al "Nonno-Fagiolo", l'addetto alle caldaie, il membro più anziano della compagnia insieme alla direttrice, che porta sempre allegria, con la sua faccia buffa e le sue frasi coincise, ma sempre molto dirette.
Su tutti, a mio avviso, spicca la figura della direttrice Sui Shijima, la nonna di Ohana, che sprigiona un'aura quasi maestosa. Spigolosa all'apparenza, cela un cuore enorme, nel quale custodisce la Kissuiso, i suoi clienti e tutti coloro che ci lavorano, e per i quali è disposta a dare tutta se stessa, in nome di un sogno nato molti anni addietro.
Grafica
Dinamico, fluido e con un'ammirevole attenzione alle espressioni, "Hanasaku Iroha" sfoggia un'animazione decisamente buona e ben realizzata. I movimenti sono sempre morbidi, gli sfondi sono ben delineati e curati sin nei dettagli, con una dedizione particolare agli ambienti della stazione termale che sembrano usciti da fotografie d'autore, grazie all'intensità dei loro colori e alla poesia che li contraddistingue.
Per tutte le 26 puntate dell'anime, la qualità non cala nemmeno per un momento, mantenendo un livello nettamente sopra la media, che non fallisce mai nel trasmettere al meglio le emozioni e le sensazioni dei protagonisti.
Sigle e colonna sonora
La serie cambia sigle d'apertura e chiusura dalla puntata 14, per un totale di 4. Quelle d'apertura sono sempre animate molto bene, mentre quelle finali sono a immagini fisse, ma comunque piacevoli. Le musiche di tutte e 4 sono graziose, peccato per la voce della cantante (è sempre la stessa) che, a mio avviso, le rende molto meno apprezzabili. Peraltro, la cantante fa una breve comparsa nell'anime, nel ruolo di un'amica del giovane padrone Enishi e, anche in quella occasione, canta un brano per allietare, o forse no, gli ospiti.
La colonna sonora è carina e interessante, con l'eccezione del brano di stampo lirico che ricorre nelle ultime due puntate, che a mio avviso non s'intona molto bene con il "feeling" della serie.
Nota personale sul titolo: mi è capitato di leggere più volte la traduzione di "Hanasaku Iroha" come "I colori della fioritura", ma mi permetto di dissentire con coloro che hanno fatto tale scelta. In giapponese la particella "ha" intesa come indicatrice del soggetto è pronunciata "wa", ma dato che tale pronuncia non viene utilizzata nelle sigle dell'anime, e nemmeno il termine "iro" (colore), che in questa traduzione viene da essa separato, viene trascritto con il rispettivo kanji, credo che questa interpretazione sia errata. Cercando il termine "iroha" sul dizionario è rintracciabile il suo significato in quanto "ABC" o "insieme di cose da sapere riguardo una data cosa". Il termine viene usualmente scritto in hiragana, data l'eccessiva complessità degli ideogrammi che lo compongono, proprio come nel titolo dell'anime, e io ritengo sia la traduzione giusta. Pertanto, a mio avviso, il titolo effettivo dovrebbe essere "l'ABC della fioritura" o "tutto ciò che bisogna sapere sulla fioritura", cosa che peraltro avrebbe perfettamente senso, visto il riferimento al concetto di fioritura come metafora della crescita interiore che ricorre in tutta la serie.
Proprio come un salubre bagno termale offre rifugio e riposo dalla frenetica vita moderna, "Hanasaku Iroha" è un anime squisito e delicato, che ti permette di rilassarti e goderti un po' di pace, immergendoti nelle vicende della Kissuiso e delle persone che vi lavorano e vivono. Come alla fine di una splendida vacanza, quando si giunge all'ultima puntata, nel cuore rimane quel briciolo di nostalgia per i momenti di svago e di divertimento passati guardandolo.
Lo consiglierei a tutti coloro che hanno voglia di farsi affascinare da una parte di Giappone che non siamo abituati a vedere normalmente, ma che in realtà fa parte dell'anima del paese del Sol levante.
Lasciatevi avvolgere dal calore dei suoi personaggi e dall'aria incantevole che li circonda, e seguiteli nel loro percorso, come tante piccole lanterne rosse lungo il sentiero di un tempio.
Trama
Ohana è una grintosa liceale che, in seguito al trasferimento fuori città (Tokyo) della madre con il nuovo compagno, è costretta a recarsi a Yunosagi, presso la struttura termale diretta dalla nonna, la "Kissuiso". Incontratala per la prima volta, Ohana si trova faccia a faccia con una donna rigida e dedita al proprio lavoro, che non lascia spazio ai sentimentalismi. Le prime vicissitudini e gli incontri, non sempre positivi, con il resto dello staff, accompagnati dalle iniziali difficoltà ad abituarsi alla sua nuova vita di liceale-lavoratrice, potrebbero sembrare un muro insuperabile, ma la voglia di darsi da fare della giovane ragazza non è facile da spegnere. Grazie alla sua capacità d'adattamento e al suo sorriso sempre acceso per tutti, Ohana riuscirà presto a farsi accettare e a inserirsi nella quotidianità della Kissuiso, appassionandosi alla vita all'intero delle sue mura che, con il passare dei mesi, diventano la sua nuova casa. Ma Yunosagi, con le sue terme, i suoi splendidi paesaggi e le meravigliose persone che ci vivono, non sono gli unici a occupare il cuore di Ohana. A Tokyo c'è ancora qualcuno che aspetta una sua risposta e magari un suo ritorno.
Gli episodi narrano con estrema tenerezza lo scorrere del tempo, descrivendo accuratamente l'evoluzione psicologica dei personaggi e le loro emozioni. Le vite di tutti i membri dello staff s'intrecciano in una matassa indissolubile, che non si spezza nemmeno davanti alle sventure e agli ostacoli più grandi, per il bene comune e per l'amore verso la Kissuiso.
Personaggi
La gamma dei caratteri presenti è varia e ben curata: da Nakochi, la cameriera timida e impacciata, a Ren, il cuoco scorbutico dal cuore d'oro, passando per Enishi, il giovane padrone della stazione termale e Takako, la sua moderna partner con la passione per l'inglese e l'imprenditoria. Ognuno ha molto spazio nella serie e i loro caratteri, le loro aspirazioni e i dubbi sono approfonditi e analizzati.
La giovane protagonista è senza dubbio ben caratterizzata e simpatica, nonostante non sia un personaggio incredibilmente originale, l'opposizione fra la sua voglia di vivere e il timore di ferire coloro che la circondano è rappresentata egregiamente e la sua grinta è travolgente. Il suo dilemma amoroso con l'amico d'infanzia Kou è un dolce accompagnamento alle vicende di Yunosagi.
Degni di nota sono anche l'apprendista cuoca Minko, dal carattere forte e orgoglioso, e Tohru, assistente di Ren, che pare non accorgersi dei sentimenti che la ragazza cova per lui, tra un piatto di sushi e l'altro. Abbiamo poi il perverso scrittore Jiroumaru, che entra a fare parte dello staff per ripagare la struttura del suo prolungato pernottamento "a scrocco"; Tomoe, che si occupa della gestione dello staff sospirando sulla sua situazione di single cronica; nonché la mamma di Ohana, Satsuki, figura dal carattere forte e, talvolta, controverso. Una piccola parentesi va anche al "Nonno-Fagiolo", l'addetto alle caldaie, il membro più anziano della compagnia insieme alla direttrice, che porta sempre allegria, con la sua faccia buffa e le sue frasi coincise, ma sempre molto dirette.
Su tutti, a mio avviso, spicca la figura della direttrice Sui Shijima, la nonna di Ohana, che sprigiona un'aura quasi maestosa. Spigolosa all'apparenza, cela un cuore enorme, nel quale custodisce la Kissuiso, i suoi clienti e tutti coloro che ci lavorano, e per i quali è disposta a dare tutta se stessa, in nome di un sogno nato molti anni addietro.
Grafica
Dinamico, fluido e con un'ammirevole attenzione alle espressioni, "Hanasaku Iroha" sfoggia un'animazione decisamente buona e ben realizzata. I movimenti sono sempre morbidi, gli sfondi sono ben delineati e curati sin nei dettagli, con una dedizione particolare agli ambienti della stazione termale che sembrano usciti da fotografie d'autore, grazie all'intensità dei loro colori e alla poesia che li contraddistingue.
Per tutte le 26 puntate dell'anime, la qualità non cala nemmeno per un momento, mantenendo un livello nettamente sopra la media, che non fallisce mai nel trasmettere al meglio le emozioni e le sensazioni dei protagonisti.
Sigle e colonna sonora
La serie cambia sigle d'apertura e chiusura dalla puntata 14, per un totale di 4. Quelle d'apertura sono sempre animate molto bene, mentre quelle finali sono a immagini fisse, ma comunque piacevoli. Le musiche di tutte e 4 sono graziose, peccato per la voce della cantante (è sempre la stessa) che, a mio avviso, le rende molto meno apprezzabili. Peraltro, la cantante fa una breve comparsa nell'anime, nel ruolo di un'amica del giovane padrone Enishi e, anche in quella occasione, canta un brano per allietare, o forse no, gli ospiti.
La colonna sonora è carina e interessante, con l'eccezione del brano di stampo lirico che ricorre nelle ultime due puntate, che a mio avviso non s'intona molto bene con il "feeling" della serie.
Nota personale sul titolo: mi è capitato di leggere più volte la traduzione di "Hanasaku Iroha" come "I colori della fioritura", ma mi permetto di dissentire con coloro che hanno fatto tale scelta. In giapponese la particella "ha" intesa come indicatrice del soggetto è pronunciata "wa", ma dato che tale pronuncia non viene utilizzata nelle sigle dell'anime, e nemmeno il termine "iro" (colore), che in questa traduzione viene da essa separato, viene trascritto con il rispettivo kanji, credo che questa interpretazione sia errata. Cercando il termine "iroha" sul dizionario è rintracciabile il suo significato in quanto "ABC" o "insieme di cose da sapere riguardo una data cosa". Il termine viene usualmente scritto in hiragana, data l'eccessiva complessità degli ideogrammi che lo compongono, proprio come nel titolo dell'anime, e io ritengo sia la traduzione giusta. Pertanto, a mio avviso, il titolo effettivo dovrebbe essere "l'ABC della fioritura" o "tutto ciò che bisogna sapere sulla fioritura", cosa che peraltro avrebbe perfettamente senso, visto il riferimento al concetto di fioritura come metafora della crescita interiore che ricorre in tutta la serie.
Proprio come un salubre bagno termale offre rifugio e riposo dalla frenetica vita moderna, "Hanasaku Iroha" è un anime squisito e delicato, che ti permette di rilassarti e goderti un po' di pace, immergendoti nelle vicende della Kissuiso e delle persone che vi lavorano e vivono. Come alla fine di una splendida vacanza, quando si giunge all'ultima puntata, nel cuore rimane quel briciolo di nostalgia per i momenti di svago e di divertimento passati guardandolo.
Lo consiglierei a tutti coloro che hanno voglia di farsi affascinare da una parte di Giappone che non siamo abituati a vedere normalmente, ma che in realtà fa parte dell'anima del paese del Sol levante.
Lasciatevi avvolgere dal calore dei suoi personaggi e dall'aria incantevole che li circonda, e seguiteli nel loro percorso, come tante piccole lanterne rosse lungo il sentiero di un tempio.
Comunque sui contenuti approvo in pieno e questa volta tutte e tre le recensioni mi paiono davvero ben fatte
Per quanto riguarda il primo non posso che essere a favore con la recensione di Ironic. Di sicuro non avrei dato un 9 ma il film mi è piaciuto non poco. Seppur fosse prevedibile il finale, il tutto è stato reso con una tinta giusta di pathos che ha recato sentimento all'animazione, cosa che non è stata compresa ( appresa, capita, condivisa, presa in considerazione...) dal primo recensore.
L'altro titolo è in lista , da visionare ora con maggior priorità.
Non condivido invece il voto assegnatogli da Kraton ma rispetto il suo parere: ha esposto nel migliore dei modi le sue motivazioni e le trovo plausibili.
Inoltre, devo ammettere che è sempre molto interessante leggere le recensioni negative, perché sono quelle che mettono in luce alcuni aspetti che la maggior parte delle persone, affascinate perché amano ciò che vedono, magari non riescono a cogliere.
La recensione su Hana-saku iroha è molto buona, ma io mi tengo molto lontana da quel genere di slice of life: non fa proprio al caso mio :/, tranne rarissimi casi che posso contare sulle dita di una mano.
Complimenti a tutti!
Ce l'ho da parte da un po' di tempo e devo ancora gustarmelo.
Mi fido di più dell'opinione di Ironic con il quale sono spesso affine.
L'ultima serie l'ho messa nella lista di anime da vedere già da tempo ma non gode certo di grande priorità. Ci sono parecchi altri titoli in attesa che m'interessano maggiormente.
Non condivido invece il parere di Kraton, ma rispetto la sua posizione, sostenuta da una recensione in cui sono riportate tutte le motivazioni e in cui sono presenti osservazioni interessanti.
Non esprimo il mio parere su "Hana-saku iroha", perchè non l'ho visto, anche se è in "lista" da diverso tempo e la presente recensione ha incrementato la mia curiosità. Lo scritto di Eren lo trovo davvero ben fatto.
In definitiva, che io condivida o meno le rispettive posizioni, complimenti a tutti e tre i recensori!
Hanasaku sono fermo da mesi ai primi episodi per scarsità di tempo... :/
Sulla rece di Kraton (complimenti è fluidissimo come scritto e ben argomentato) concordo nella prima parte, ma nella seconda ci sono dei pezzi dove dissento: i dialoghi non li ho trovati eccessivi, tutt'altro, e la grafica mi è piaciuta molto, delicata. Altro che grafica demodé, direi!
Su Mushishi non posso dire nulla, ma su Totoro... un'opera troppo sopravvalutata e che mi ha lasciato poco a dispetto di Hotarubi in cui ho in cantiere una rece da 10 ^^
Tutto pare molto trattenuto, legato, bloccato come bloccata è la relazione tra i protagonisti, gravata dal destino dello youkai, dalla sua maledizione.
Abbiamo sintonia, in tal senso, tra tono e tema.
Invece ho trovato tutto più che bloccato in continua evoluzione fra il rapporto dei due con lei bimba e il suo graduale crescere. La relazione matura, prima non vedevamo l'inverno della bimba ma da liceale sì. Il rapporto muta e il labile equilibrio diventa... be la sappiamo la fine ^^
Bellissima rece anche per Ironic che avevo già letto ^^
Questa frase:
La fine dei sogni giovanili, raggiunta l'età adulta, non vuole dire infatti il loro completo oblio, essi sono fondamentali per ognuno di noi anche se, e nel film viene detto chiaramente, non si può vivere totalmente nei ricordi ma bisogna comunque andare avanti.
contiene tematiche che amo moltissimo e quindi... via di film mentali ^^
Show, don't tell, come si usa in letteratura. Non dirlo: fallo vedere, sentire, percepire.
tralasciando il fatto che l'animazione e la letteratura sono medium diversissimi, mi pare che si stia abusando di questa espressione per giustificare qualsiasi valutazione, specie per giustificare una stroncatura. Ci sono scrittori che "mostrano e non raccontano", altri "descrivono e non suggestionano" e dunque? L'autore non ha forse un certo margine di errore, finchè rispetta la poetica personale. A Kratos magari piacerà più Byosoku 5 cm che Hotarubi, non è detto che sia l'opera per questo a deficitare, semplicemente ci sono sensibilità differenti alla regia.
Hansaku Iroha è un altro anime in lista da tempo, ma ho preferito dare la precedenza a Usagi Drop, altro bello slice of life dello stesso anno. La recensione di Eren (complimenti per il nick ;D ) è sostanziosa e molto ben argomentata, si becca il mio pollice verde ^^
Hotarubi no mori e è molto bellino, delicato e commovente. Mi è piaciuto molto e lo consiglio a tutti.
Di Hanasaku Iroha invece ho visto solo le prime quattro puntate e anche questo era abbastanza grazioso, prima o poi lo devo finire di guardare.
Bè mi ritiro anche perchè non l'ho visto, anche se ho saputo che non affatto male "hotarubi no mori e".
E' un episodio, non parlerei nemmeno di film, sulla scia della serie "Natsume Yujinchou", più o meno con le stesse tematiche: amore per un lato del Giappone semisconosciuto, storia soprannatural-sentimentale dai toni pacati. Mi permetto di consigliarne la visione a tutti.
Recensioni come sempre all'altezza della rubrica. Complimenti.
Grafica scialba, nel complesso.
Una panzana.
La semplicità si muta in sempliciotto utilizzo di una tecnica scarna, priva di risorse fino al punto di rattopparsi con fermo-immagine e altri escamotage visivi che puzzano degli anni che furono.
Semplicita' voluta, sia a livello di trama che di tecnica, e' uno dei suoi punti di forza.
"Hotarubi no Mori e" sa un poco di vecchio
Vero, e questo e' un'altro punto a favore.
La recensione di Kraton ha toccato un punto secondo me interessante: l'anime ha davvero bisogno di essere descritto e narrato per essere compreso appieno?
Come ho già avuto modo di comunicare a Eren che ha scritto la recensione, il titolo in italiano è stato adattato in base a quanto comunicato sul sito ufficiale dagli stessi sceneggiatori, pertanto il discorso che fa nella recensione non ha molto senso.
Riporto direttamente dalla scheda presente sul nostro sito (basterebbe leggere le note che rilasciamo per evitare di cadere in inutili dimostrazioni di tuttologismo):
L'iroha è il tradizionale ordinamento del sillabario giapponese, ora sostituito da un criterio più moderno, ed è tratto da un poema (l'Iroha, appunto), che ha una caratteristica particolare, ovvero quella di essere composto utilizzando una sola volta tutte le sillabe tradizionali della lingua giapponese.
La parola iroha, però, può essere traslitterata anche come "iro wa/ha", ottenendo quindi "hana-saku iro wa/ha", dove "iro", come sicuramente saprete, sta per "colore".
Infatti l'intento degli autori è quello di esprimere nel titolo dell'opera, utilizzando una metafora con la fioritura, il processo di maturazione personale della protagonista (o-hana, 緒花, "principio/inizio/primo fiore", appunto): così come i fiori, inizialmente in boccio, quando si schiudono cambiano colore, anche Ohana sarà al centro di un processo di maturazione personale che la porterà a cambiare i propri "colori".
Da qui il nostro adattamento con "I colori della fioritura". ^^
Adoro questi lavori che ti trasportano nel Giappone rurale,ma capisco anche che nn tutti amano la semplicita' e la lentezza di lavori come Natsume.
Su hanasakuiroha si sa che lo stra consiglio,una delle migliori serie slice of life dell'ultimo periodo in attesa che finisca SN Apollon
Siamo in due.
Non sono tra i puristi dello "show, don't tell". Un estremo è errato come l'altro, solo raccontato e solo mostrato diventano monotoni alla lunga, la soluzione migliore è mediare tra i due, trovare il giusto compromesso, un equilibrio dinamico. Ciò per quanto concerne la letteratura. Ma, come sottolinei, libri e anime sono medium diversi. E spiegando con la più banale delle "voci off" le immagini, che per loro natura mostrano già tutto quello che contengono, si cade maggiormente nel didascalismo che in un'ipotetica poetica personale che prediliga il raccontato al mostrato. Spero di essermi spiegato meglio adesso.
Per micheles:
Grafica scialba, nel complesso; affermavo io.
Una panzana; mi rimbecchi, molto gentilmente, tu.
Oh, la grafica è invece proprio scialba. Animazioni legnose, centellinate; attenzione al dettaglio scarsa, superficiale; errori grossolani nella gestione degli elementi ambientali, nell'illuminazione. P. e. si noti come il vento soffi su distese d'erba immobile. P. e. vedasi il fotogramma tre che correda la mia recensione, la sorgente luminosa è alle spalle del protagonista, la luce a lui arriva frontalmente.
Gravi imperizie tecniche, le chiamerei, non semplicità tecnica voluta. "Hotarubi no Mori e" ne è disseminato. Poi, in un'ottica più generale, quando mancano i fondi, le scelte non sono volute, ma obbligate, dettate dall'impossibilità di muoversi diversamente.
Più che sapere di "vecchio", parola che mi sembra sia stata usata in senso dispregiativo, io direi che sa di "classico", e come ha detto Micheles, per me è un punto a favore!
In definitiva, non si può certo dire che il passaggio da manga ad anime abbia tradito lo spirito dell'opera originale, anzi, è stato fatto un ottimo lavoro in questo senso!
Inoltre personalmente ritengo che la fattura grafica sia un qualcosa di assolutamente secondario da ponderare.
Altra cosa, personalmente non riterrei (nella fattispecie in questione) un difetto il fatto che sia "troppo raccontato", è semplicemente una scelta di stile. Anche a me piacciono gli anime meno teleguidati, ma in questo caso la scelta è azzeccata ed ampiamente sfruttata a dovere, vista la delicatezza che si riesce a raggiungere nel delineare il punto di vista interno della ragazza. In ogni caso nulla di trascendente.
Per quanto riguarda hanasaku, colpo di scena, God87 mi trova perfettamente d'accordo per quanto riguarda i primi due periodi del suo pensiero, oggi è giornata di strane sorprese.
Non lo si può definire un capolavoro che resterà nella storia e su questo concordo, ma tra i titoli di quel genere è infinitamente superiore al 90% delle produzioni degli ultimi anni. Direi che su una scala da 1 a 10 un 8 se lo merita tutto.
Per quanto riguarda Hotarubi, ho apprezzato anche quello nella sua brevità, Forse un po' troppo soft per i miei gusti (non conosco Mushishi e, dal poco che ho visto, non mi attira nemmeno), ma essendo realizzato in un unico OVA la visione è stata più che gradevole.
Voto: 7 e mezzo.
p.s. il mio commento precedente è un dato di fatto, la spiegazione del titolo era presente sul sito ufficiale della serie e l'ho tradotta personalmente prima di iniziare a sottotitolarla.
Si può tranquillamente criticare la scelta di adattamento, questo è lecito, ma non negare il pensiero stesso degli autori al riguardo.
Se davvero bastasse un semplice vocabolario per cogliere ogni aspetto della lingua giapponese, farei io stesso i salti mortali dalla felicità.
Quindi non comprendo gli spolliciamenti in giù, sinceramente... e mi urta anche abbastanza, visto il lavoro certosino che facciamo con le note sui titoli di cui ci occupiamo.
"insiste invece troppo sui flussi di coscienza. I pensieri della protagonista sono un sottofondo onnipresente che guida la comprensione di chi guarda come se chi guarda necessitasse di essere guidato per non perdersi."
(approccio diverso dal manga che fa leva sulle tavole piuttosto che dialoghi verbosi Ndm), credo che non lo recupererò.
Ma guarda che non è che ci siano così tante differenze rispetto al manga.
Se pensiamo che in 40 minuti ci sono 400 righe di dialogo non direi proprio che Hotarubi si possa classificare come anime verboso, anzi, considerando la normale media di 300 righe per 24 minuti direi che è anzi un anime poco parlato.
E l'onnipresente flusso di coscienza sono 30 righe, forse 40 (ho aperto un attimo lo script ma non ho tempo di contare in modo preciso), e giustamente in un anime che copre una distanza temporale così elevata non è che avessero altro modo per coprire gli stacchi, quindi almeno la metà sono obbligate.
Detto questo l'unico paragone sensato sarebbe stato con Natsume Yūjinchō (visto anche il fatto che l'autrice è la stessa), Mushishi e Totoro sono due opere diverse con sensibilità molto differenti (e sono due titoli di caratura diversa rispetta a hotarubi, ovviamente), niente hanno a che vedere con Hotarubi, e va anche bene così alla fine.
Se uno cerca lo shintoismo in Hotarubi sta sbagliando del tutto, è meglio che si guardi altro direttamente, piuttosto che perdere 40 minuti in un titolo che non è quello che cerca.
Tre belle letture, complimenti agli autori!
Attenzione a non confondere fermo immagini con primi piani. La critica era mossa a ben altro problema, non ai faccioni in bella mostra, ripresi da vicino.
Un manga è costituito da soli fermo immagine. Nell'anime i disegni appunto si animano. Le figure si muovono. Il problema di fondo è ben diverso dal semplice spirito dell'opera. Un fermo immagine genera risparmio di tempo e soldi. Soluzione ideale quando le risorse sono povere, com'è evidente per "Hotarubi no Mori e", che abbonda di fermo immagine laddove l'animazione vede coinvolte più figure rispetto ai soli due protagonisti. P. e. le scene in cui si riuniscono gli spiriti del bosco. P. e. le scene della festa. Tutte immobilizzate, congelate, al massimo lasciate oscillare con effetti ottici alla buona. Il "vecchio" era riferito a ciò. A tecniche e trucchetti anacronistici. Vecchi escamotage che rappezzavano produzioni di venti e più anni fa.
Mi sono esclusivamente basato su quello che ha recensito Kraton (non avendolo visionato di persona)..
Mi consigli comunque di vederlo?
Allora stai dicendo che Aria, non essendo realistico, è un brutto slice of lice?
Non è questione di realismo o meno, semplicemente ci sono quelli che ti catturano principalmente grazie al carisma dei personaggi (Maison Ikkoku, Planetes, Patlabor) e quelli che non ce la fanno.
Per me il cast DEVE essere carismatico per riuscire a coinvolgermi o quantomeno interessarmi a proseguire la lettura/visione, visto anche che questo genere, di solito, presuppone un ritmo molto lento e introspettivo, cosa che diventa pesantissima se non sono invogliato ad andare avanti. Poi ci sono anche le eccezioni, dove tipo è la potenza dello storytelling a farti rimanere attaccato al televisore (Omohide Poro Poro), ma non è neanche questo il caso di Hanasaku Iroha.
Capisco Maison Ikkoku (che adoro, ma in cui sinceramente non vedo questa gran differenza di caratterizzazione dei personaggi), ma Aria è uno slice of life a sfondo "fantasy", ergo non è realistico di suo.
E poi sì, ho visto qualche episodio e l'ho ragequittato perché ho rischiato seriamente di addormentarmi, quindi preferisco nettamente Hanairo ad Aria. xD
Non so se te ne rendi conto e spero tu mi stia trollando, ma eccetto Maison hai citato tutti titoli il cui plot non ha nulla a che fare con la realtà quotidiana e che quindi hanno un tipo di "slice of life" diverso.
Non è che in un anime che parla di una pensione tradizionale giapponese posso infilarci gli asini che volano per arricchire la sostanza, eh? (però gli aironi sì! :3)
E poi, come giustamente mi suggeriscono, in Hanairo il personaggio forte è l'airone che owna tutti! xD
Aria non è irrealistico perché è ambientato su Marte, ma perché i suoi protagonisti seguono caratterizzazioni irreali e forzate che nulla hanno a che spartire con la realtà. Eppure rimane uno slice of life in quanto tratta di spaccati di vita quotidiana, pur nel contesto di un'ambientazione inesistente.
Stessa cosa Patlabor: anche lì manca un filo conduttore alle vicende, è un semplice ritratto della routine quotidiana lavorativa dei membri del secondo plotone veicoli speciali. Planetes idem con patate, almeno il manga (l'anime invece segue una continuity serrata e per questo non lo reputerei tale).
Cos'hanno questi titoli che Hanasuka Iroha non ha? A mio parere semplicemente un cast coi controcazzi. Di "interessante" in Hanasuka vedo giusto lo scrittore fallito di romanzi erotici, il resto dei personaggi trascurabili e parzialmente irritanti (la solita protagonista saputella e moralista...). In Patlabor l'intera squadra di protagonisti è leggendaria (Goto, Ota, Shinshi...), in Planetes ci sono Hachi e Fee, in Maison Ikkoku il solo Yotsuya meriterebbe una serie spin-off in cui è protagonista assoluto XD
Per me è la potenza del cast a rendere memorabile un'opera appartenente a questo genere, e in Hanasaku, imho, non v'è nessuno che valga la pena ricordare.
Forse ti sfugge che sto criticando il fatto che tu venga a dire che l'eccessivo realismo in uno slice of life a sfondo realistico sia un difetto.
"Forse proprio perché troppo realistico, perché i suoi personaggi sono come quelli che potrei incontrare per strada," l'hai scritto tu, no?
E' chiaramente un controsenso.
Come dovrebbe essere se non realistico?
Se l'impressione che ti ha dato è questa, vuol dire che ha semplicemente assolto al suo intento (anzi, beato te che la pensi così, dato che io non lo trovo affatto così realistico come dici).
Poi tra l'altro, perdonami.
Stai parlando dello Yotsuya del manga o dell'anime? Perché se intendi quello dell'anime, ok, ha addirittura degli episodi a lui totalmente dedicati, perché è stato sfruttato molto di più come macchietta per alleggerire la visione.
Ma nel manga è semplicemente un personaggio di secondo piano, non esiste questa forte caratterizzazione o protagonismo di cui parli (grazie al cielo oserei dire, dato che manda a quel paese gran parte del realismo di un'opera che adoro e che ritengo attualmente una delle migliori mai realizzate - il manga, non l'anime).
Sì, questo l'ho detto e questo penso.
Perché tutti gli slice of life che t'ho citato prima, e che adoro tra parentesi, sono accumunati dal fatto di avere come protagoniste delle personalità FORTI. Che siano inverosimili, che siano esageratamente estremizzate o quel che vuoi, hanno un gran carisma che mi fa emozionare e che rappresenta il motivo per seguire le loro avventure quotidiane.
Se invece, nel caso di Hanasaku Iroha, mi ritrovo personaggi di tutti i giorni, persone qualsiasi che non sono particolarmente memorabili o che non hanno grandi ambizioni per cui posso immedesimarmi o affezionarmi, mi annoio. O meglio, apprezzo il ritmo frizzante della storia ma non mi esalto minimamente come invece è successo alle opere sopracitate.
Edit: sinceramente non vedo questa gran differenza tra le versioni manga e anime di Maison Ikkoku, vedo in entrambe un Yotsuya schizzato e divertente che aiuta a dare brio alle vicende. Senza di lui forse l'opera non sarebbe così divertente (oltre che commovente, chiaro). Questo per me è il limite del genere slice of life: ci vuole qualche elemento non realistico per vivacizzare le situazioni, perché la vita di suo è abbastanza monotona se osservata da esterni.
Comunque, dato che ci tieni così tanto, parliamo della seconda.
Vediamo il caso Yotsuya che è quello che conosco meglio dato che sono un Takashiano convinto e potrei citarti il manga quasi a memoria.
Tu l'hai letto, vero?
Nel manga Yotsuya è trattato esattamente alla stregua degli altri inquilini e tutti sono bene o male delle macchiette con caratteristiche particolari, ma non ha assolutamente l'importanza che gli è stata data nell'anime rispetto agli altri.
Semplicemente, dato che era il personaggio più "strano" del gruppo, la strategia del regista è stata quella di sfruttarlo al massimo nella trasposizione animata.
Sfruttare eccessivamente il cast (soprattutto i personaggi "macchietta") è spesso un'escamotage per nascondere i buchi narrativi e io questo non lo apprezzo affatto, dato che Maison Ikkoku non ha certo bisogno di questi espedienti per essere una bella storia.
Quindi a me questo "utilizzo" di Yotsuya ha dato più fastidio che tutto, soprattutto visto che molto è stato tagliato o comunque "attenuato" del manga originale.
Sacrificare parti stupende per dare spazio alle scemenze di Yotsuya o di altri (cosa che è avvenuta perlopiù nella parte finale) è una delle cose che più critico all'anime di Maison Ikkoku.
Cionostante resta comunque un pilastro dell'animazione, non per meriti di chi lo ha trasposto (male, ripeto), ma perché l'opera di partenza era di un livello assoluto e, pur rovinandola in parte, i danni non sono bastati a squalificarlo.
Edit: se tu non hai visto differenze tra il manga e l'anime, beh, sono sinceramente problemi tuoi.
Continui a non voler capire che a determinare il realismo o meno di uno slice of life non è l'ambientazione, sono i personaggi. E Planetes lo reputo eccome un esponente da accostare a Hanasaku Iroha, poiché tratta in modo ineccepibile le relazioni umane e ha personaggi carismatici che possono tranquillamente esistere anche nella realtà. Un altro slice of life realistico è Omohide Poro Poro. Un altro ancora Usagi Drop (solo anime, il manga non esiste).
Cos'hanno loro più di Iroha? Appunto, i personaggi in primis, e il modo in cui raccontano la loro storia. Iroha a mio parere fallisce in entambe le cose, ed è questo il motivo per cui m'è piaciuto relativamente. Non vedo cos'altro ci sia da aggiungere.
Su Maison Ikkoku sì, ho letto il manga e visto l'anime.
L'anime di suo si è limitato a eliminare l'unico dei co-inquilini veramente inutile (Nokaido o qualcosa del genere), aggiungere qualche filler ed eliminare l'episodio dell' "incidente del bacio" tra Kyoko e Godai, altre differenze eclatanti capaci di creare fantomatici buchi narrativi (?) non ne ho proprio ricordo. Riguardo al senso di Yotsuya nella storia originale mi verrebbe da risponderti, per rimanere in ambito della tua educazione, che se tu volevi solo una storia romantica e non una commedia questo sia un problema tuo.
Non è questione di quello che volevo io, è questione che l'utilizzo maggiore di Yotsuya nell'anime (così come l'utilizzo di filler con altri personaggi macchietta) è un dato di fatto, non una mia tara.
Per il resto mi sono stufato.
Inutile proseguire la discussione, dato che continui a girare il discorso sulla "potenza narrativa" dei personaggi quando io contestavo una tua affermazione contraddittoria e nulla ho asserito riguardo alla tua idea sui personaggi. Se non capisci che si tratta di due questioni diverse, non so che dirti.
A me sembra di parlare in italiano, poi magari mi sbaglio.
PRIMA: "perché i suoi personaggi sono come quelli che potrei incontrare per strada"
DOPO: "a determinare il realismo o meno di uno slice of life non è l'ambientazione, sono i personaggi"
A me pare una contraddizione evidente, io non incontro per strada dei robot solitamente (né tantomeno li ho incontrati nel ryokan in Giappone, anche se purtroppo le cameriere non erano affatto giovani e gnocche). Magari dove abiti tu è diverso, dimmi dove stai che vengo a fare un giro, potrebbe essere un'esperienza interessante.
Sull'altra questione, torno a dire che non è una contraddizione. O sono io che scrivo male (e può essere) o sei tu che non riesci proprio a capire, non so che dire.
Non ho mai detto che quelli di Hanasaku Iroha non sono personaggi realistici. LO SONO, e la storia infatti la ritengo uno slice of life di impianto realistico.
Ho poi detto che il realismo rende automaticamente bello uno slice of life? NO. Ho detto che, a parità di condizioni, Planetes e Omohide Poro Poro, anche loro slice of life realistici, mi sono piaciuti tanto di più, perché i loro eroi, ugualmente credibili, hanno un carisma che quelli di Hanasaku si sognano.
Anche l'umanità si divide tra persone noiose e altre che ti fanno ribollire il sangue. Io apprezzo le seconde e trovo relativamente interessanti le prime, e questo è il criterio con cui apprezzo o meno Hanasaku Iroha.
^_-
Non male comunque, leggere in giro un titolo diverso, non informarsi a riguardo e finire con lo sbagliare nell'interpretarlo.
Dove ho detto che Maison Ikkoku ha dei buchi narrativi? Ho scritto che è proprio perché non ne ha che non serve nasconderli e non ho apprezzato l'utilizzo delle macchiette.
Ora è chiaro che o parlo in italiano e tu non capisci, o sono io che ho problemi espressivi (ma non credo, altrimenti me l'avrebbero fatto notare da tempo).
Poi se per discutere con me porti esempi che non conosci, il problema è tuo non mio. Io perlappunto non sto discutendo con te su Planetes, dato che non l'ho visto e lo conosco solo di sfuggita.
E con questa chiudo davvero, che mi sono rotto.
@Nx: anche perché gliele ho segnalate già in privato tempo fa.
Sul resto pace, me ne farò una ragione.
Se ti piace il manga perché no, non lo tradisce di certo quindi se vuoi rivederti la stessa storia su un medium diverso credo che lo potresti apprezzare.
Poi dipende sempre cosa interessa vedere a te.
Il mio intento era sottolineare che le critiche (comunque legittime) a riguardo erano fin troppo estremizzate, e che non siamo di fronte a uno stupro con personaggi che parlano a nastro.
Perché alla fine le recensioni e le critiche si comprendono meglio avendo visionato l'opera, altrimenti ci si può fare un'idea sbagliata.
P.S. Io taglierei corto sulla questione slice dicendo che imho nessuna delle opere citate in questa discussione (Aria a parte) le considero principalmente uno slice (se c'è un inizio, una fine e uno svolgimento sensato e lineare non si dovrebbe considerare l'opera come slice of life), bensì opere di genere diverso con alcuni elementi che richiamano il genere slice of life.
Il che imho rende un po' fini a sé stessi i paragoni basati sulle caratteristiche intrinseche del genere slice.
Sia il manga che la trasposizione animata mi sono piaciuti moltissimo e trovo che il commento di Ironic sulla OST sia decisamente azzeccato, le composizioni si sposano perfettamente con le immagini e il risultato è poetico! Se qualche editore italiano volesse portare da noi questo volume unico gliene sarei grata
Complimenti a Kraton per aver analizzato bene i difetti dell'opera, cosa che è notoriamente difficile da fare per chi invece ha apprezzato. E' quindi inutile che tenti di spiegarti meglio: La recensione è già abbastanza chiara, e chi non la pensa come te tenterà comunque di smontarti la recensione addicendo falle che non ci sono, semplicemente perché non è d'accordo sul gradimento.
Personalmente ritengo che paragonare Hotarubi con Totoro, come ha fatto qualche commentatore, sia un insulto verso quest'ultimo. Per quanto sia apprezzabile Hotarubi, non arriva ne tecnicamente ne narrativamente alla poetica di Totoro. Belli i temi, ma, tutto sommato, tirati un po' via, e soprattutto telefonati e senza un minimo di pathos. Cioè, sin dall'inizio si capisce come sarebbe andato a finire e come se non bastasse, il finale è fin troppo sbrigativo nella conclusione, con la tipa che subito volta pagina come non sia success nulla. Amica mia, t'è sparito il fidanzato così, dopo una vita insieme e tutto quello che riesci a dire è: "pazienza?". tipo Morto un papa se ne fa un altro. Capisco che in 40 minuti non si può pretendere chissà che approfondimento, ma la cosa m'è parsa piuttosto leggerina.
hanasaku Iroha pure è fatto veramente bene, per essere uno slice. Devo ammettere che ho odiato tutti i personaggi per quanto sono antipatici (tutti), specialmente Minkia-San che avrei pelato come un daikon, ma gli slice de sto genere io non li reggo proprio. Questo è uno di quei casi in cui devo ammettere la buona fattura anche se 'soggettivamente' non ho proprio apprezzato.
Comunque complimenti sia a Ironic74 che a Kraton perché entrambe le recensioni sono ben scritte.
"Hanasaku Iroha" ce l'ho, ma devo ancora vederlo. Ne ho sentito parlare bene e mi ispirano molto la grafica e il character design (fondamentalmente l'ho scaricato per la ragazza bionda e mossa con i fiorellini xD). La recensione quindi non l'ho letta per non rischiare di spoilerarmi qualcosa, gomen.
Lo ammetto: mi sarei aspettato qualcosa di più, ma l'ho ugualmente gradito. Ergo condivido appieno le opinioni della seconda recensione, anche se evidenzio molti dettagli nella prima che, nel corso della visione, hanno fatto storcere il naso persino al sottoscritto. Personalmente, credo che la verità sia nel mezzo. Per quanto concerne Hana-saku iroha, posso solamente dire che si tratti di un titolo piacevole, ma nulla di più. Sicuramente meritevole di uno sguardo.
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