Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Con l'appuntamento di oggi ritorniamo un pochino con la memoria ai tempi dell'Anime Night di MTV con delle recensioni per titoli molto seguiti dal pubblico quali Evangelion, Slam Dunk e GTO.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Con l'appuntamento di oggi ritorniamo un pochino con la memoria ai tempi dell'Anime Night di MTV con delle recensioni per titoli molto seguiti dal pubblico quali Evangelion, Slam Dunk e GTO.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
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Neon Genesis Evangelion
9.0/10
Che senso ha una nuova recensione su "Neon Genesis Evangelion" dopo oltre centinaia di migliaia di articoli, servizi giornalistici e persino tesi di laurea? Che domande! Come dice lo stesso protagonista Shinji "Io sono io e nessun altro!".
Stiamo parlando di una serie che dopo ben 17 anni ancora infiamma gli animi degli appassionati di animazione giapponese in violente diatribe tra chi lo giudica una pietra miliare e chi invece un'astuta opera commerciale ampiamente sopravvalutata e che anzi ha portato a un peggioramento generale della produzione animata del Sol Levante.
Che dire, a una visione il più possibile neutrale e tendente all'oggettivo, per quanto sempre dipendente dalle caratteristiche dell'osservatore, questo "Vangelo del nuovo secolo" (questa la traduzione letterale dal giapponese) risulta essere davvero qualcosa di particolare per chi come me ha avuto la fortuna - o sfortuna, dipende dai punti di vista - di crescere con la produzione animata degli anni settanta e ottanta, dove il mecha l'ha fatta da padrone fungendo da apripista al diffondersi della subcultura otaku non solo in Giappone ma anche in occidente. "Evangelion" appare come una grande congiunzione tra due momenti storico-artistici, quello dell'epoca d'oro dei Nagai e dei Tomino e quello che viviamo ancora oggi. Ma, proprio come questi grandi nomi del recente passato, questo titolo è la sintesi perfetta del modo di fare anime del suo regista Hideaki Anno, mente arguta capace di sopravanzare anche il suo datore di lavoro, la Gainax, che pure ha come vanto primario il suo rivoluzionario sperimentalismo.
Le opere di questo regista fino a "Evangelion" erano state tutte originali, senza cioè ispirazione da manga o romanzi (se si esclude l'ispirazione verniana per Nadia), ma con importanti riferimenti e omaggi ai titoli del passato, e così infatti possiamo inquadrare buona prima parte di NGE. Gli scontri serializzati puntata dopo puntata tra unità robotiche e i loro nemici non sono nient'altro che un richiamo alle vecchie serie mecha, ma con il grande ma dell'introspezione psicologica dei personaggi da subito molto curata e totalmente fuori dagli schemi. Il protagonista della storia infatti è un antieroe, quanto di più lontano ci possa essere dagli indomiti bellocci che avevano guidato robbottoni fino a pochi anni prima.
Bisognerà ragionare a lungo dopo la visione intera dell'opera e dopo avere superato per bene lo choc delle due famose puntate finali per comprendere, anche e soprattutto dopo la visione del film "End of Evangelion", che il mecha in realtà è l'involucro di un pacco ben più corposo di quella che sembra apparire una confezione formato deluxe per attirare l'attenzione generale su un messaggio tanto forte quanto vitale per il regista stesso. Fumo negli occhi quindi ma di altissima qualità, con musiche e un comparto tecnico grafico che a tutt'oggi impressiona (sublime la versione Platinum, immancabile a mio avviso per un fan della serie); in "Evangelion" abbiamo un sapiente uso della velocità e del ritmo dei tagli sullo stile di Otomo e Oshii, unito al vecchio uso dei fermo immagine delle gloriose vecchie serie. D'altronde Anno ha dovuto far fronte a diversi problemi di budget, specie verso il finale, ma riuscendo a cavarsela in maniera oserei dire geniale anche solo con l'utilizzo della musica, per giunta classica.
"Evangelion" è in sostanza una grande critica alla gioventù moderna, e di rimando alla società giapponese di cui è espressione, nella quale i valori tradizionali vengono messi da parte a favore di un eccessivo egocentrismo. "Evangelion" come catarsi quindi del regista che, proveniente da un periodo di forte depressione, punta il dito contro quello che per lui è il grande errore dei tempi iper-tecnologici, l'estraniamento della persona all'interno dei propri sogni. Senza andare troppo lontano l'esempio è sotto i suoi occhi con la vita condotta dall'otaku che, vittima consapevole o no questo poco importa, non è niente altro che un soggetto in fuga da tutto ciò che può rappresentare dolore e paura, dal sesso - andrebbero scritte pagine e pagine sulle donne di "Evangelion" - alle responsabilità che fanno diventare adulti: chiusi nel loro castello, circondati dal gusto feticistico dell'oggetto quale surrogato di affettività, essi hanno ben poca speranza di scappare a un destino fatto di completa solitudine.
"Senza conoscere altre persone non è possibile né tradirsi né ferirsi l'un l'altro, però... non è neanche possibile dimenticare la solitudine" dice Kaworu allo stesso Shinji e questo, a mio parere, è il succo (in versione bonsai, dato che necessiterebbero molti approfondimenti) della serie, ma anche no! Quel furbo volpone di Anno ha fatto in modo da creare una, nessuna e centomila versioni plausibili della sua opera, e anche il film EoE alla fine lascerà praticamente immutata questa scelta. Tutti possono trovare un significato, tutti possono trovare una frase o un pensiero su cui riflettere e trasformare alla fine "Evangelion" in quello che praticamente dovrebbe rinnegare: la nuova bibbia degli otaku.
In questo sta la machiavellica estemporaneità di un'opera che, comunque la si pensi, ha segnato davvero una tappa importante dell'animazione nipponica.
Stiamo parlando di una serie che dopo ben 17 anni ancora infiamma gli animi degli appassionati di animazione giapponese in violente diatribe tra chi lo giudica una pietra miliare e chi invece un'astuta opera commerciale ampiamente sopravvalutata e che anzi ha portato a un peggioramento generale della produzione animata del Sol Levante.
Che dire, a una visione il più possibile neutrale e tendente all'oggettivo, per quanto sempre dipendente dalle caratteristiche dell'osservatore, questo "Vangelo del nuovo secolo" (questa la traduzione letterale dal giapponese) risulta essere davvero qualcosa di particolare per chi come me ha avuto la fortuna - o sfortuna, dipende dai punti di vista - di crescere con la produzione animata degli anni settanta e ottanta, dove il mecha l'ha fatta da padrone fungendo da apripista al diffondersi della subcultura otaku non solo in Giappone ma anche in occidente. "Evangelion" appare come una grande congiunzione tra due momenti storico-artistici, quello dell'epoca d'oro dei Nagai e dei Tomino e quello che viviamo ancora oggi. Ma, proprio come questi grandi nomi del recente passato, questo titolo è la sintesi perfetta del modo di fare anime del suo regista Hideaki Anno, mente arguta capace di sopravanzare anche il suo datore di lavoro, la Gainax, che pure ha come vanto primario il suo rivoluzionario sperimentalismo.
Le opere di questo regista fino a "Evangelion" erano state tutte originali, senza cioè ispirazione da manga o romanzi (se si esclude l'ispirazione verniana per Nadia), ma con importanti riferimenti e omaggi ai titoli del passato, e così infatti possiamo inquadrare buona prima parte di NGE. Gli scontri serializzati puntata dopo puntata tra unità robotiche e i loro nemici non sono nient'altro che un richiamo alle vecchie serie mecha, ma con il grande ma dell'introspezione psicologica dei personaggi da subito molto curata e totalmente fuori dagli schemi. Il protagonista della storia infatti è un antieroe, quanto di più lontano ci possa essere dagli indomiti bellocci che avevano guidato robbottoni fino a pochi anni prima.
Bisognerà ragionare a lungo dopo la visione intera dell'opera e dopo avere superato per bene lo choc delle due famose puntate finali per comprendere, anche e soprattutto dopo la visione del film "End of Evangelion", che il mecha in realtà è l'involucro di un pacco ben più corposo di quella che sembra apparire una confezione formato deluxe per attirare l'attenzione generale su un messaggio tanto forte quanto vitale per il regista stesso. Fumo negli occhi quindi ma di altissima qualità, con musiche e un comparto tecnico grafico che a tutt'oggi impressiona (sublime la versione Platinum, immancabile a mio avviso per un fan della serie); in "Evangelion" abbiamo un sapiente uso della velocità e del ritmo dei tagli sullo stile di Otomo e Oshii, unito al vecchio uso dei fermo immagine delle gloriose vecchie serie. D'altronde Anno ha dovuto far fronte a diversi problemi di budget, specie verso il finale, ma riuscendo a cavarsela in maniera oserei dire geniale anche solo con l'utilizzo della musica, per giunta classica.
"Evangelion" è in sostanza una grande critica alla gioventù moderna, e di rimando alla società giapponese di cui è espressione, nella quale i valori tradizionali vengono messi da parte a favore di un eccessivo egocentrismo. "Evangelion" come catarsi quindi del regista che, proveniente da un periodo di forte depressione, punta il dito contro quello che per lui è il grande errore dei tempi iper-tecnologici, l'estraniamento della persona all'interno dei propri sogni. Senza andare troppo lontano l'esempio è sotto i suoi occhi con la vita condotta dall'otaku che, vittima consapevole o no questo poco importa, non è niente altro che un soggetto in fuga da tutto ciò che può rappresentare dolore e paura, dal sesso - andrebbero scritte pagine e pagine sulle donne di "Evangelion" - alle responsabilità che fanno diventare adulti: chiusi nel loro castello, circondati dal gusto feticistico dell'oggetto quale surrogato di affettività, essi hanno ben poca speranza di scappare a un destino fatto di completa solitudine.
"Senza conoscere altre persone non è possibile né tradirsi né ferirsi l'un l'altro, però... non è neanche possibile dimenticare la solitudine" dice Kaworu allo stesso Shinji e questo, a mio parere, è il succo (in versione bonsai, dato che necessiterebbero molti approfondimenti) della serie, ma anche no! Quel furbo volpone di Anno ha fatto in modo da creare una, nessuna e centomila versioni plausibili della sua opera, e anche il film EoE alla fine lascerà praticamente immutata questa scelta. Tutti possono trovare un significato, tutti possono trovare una frase o un pensiero su cui riflettere e trasformare alla fine "Evangelion" in quello che praticamente dovrebbe rinnegare: la nuova bibbia degli otaku.
In questo sta la machiavellica estemporaneità di un'opera che, comunque la si pensi, ha segnato davvero una tappa importante dell'animazione nipponica.
Slam Dunk
10.0/10
Una volta giocavo a basket, ma era molto tempo fa.
In seguito me ne dimenticai quasi totalmente, forse perché non era la pallacanestro in sé a piacermi ma l'idea del gioco di squadra, o forse perché preferisco giocare le partite piuttosto che guardarle in tv, e di amici disposti a giocare a basket non ce ne sono molti.
Poi incominciai a vedere "Slam Dunk". Pian piano quell'interesse assopito da tempo venne fuori ridestando in me un certo apprezzamento per quel gioco, che è una sorta di evoluzione del "lancio della palla di carta nel cestino", sport nazionale scolastico.
Mi rivenne in mente l'odore di cuoio del pallone, il tonfo sordo e cadenzato che emetteva rimbalzando sul parquet consumato, quando si rimaneva fermi, indecisi sul da farsi, tutte le volte che l'ho maledetto, quel dannato pallone, perché non aveva la benché minima intenzione di andare a canestro.
Ma ciò che mi ha fatto innamorare di questa serie sono senza dubbio i suoi personaggi: ognuno di essi possiede un certo spessore, anche quello più relegato (a parte i "sempre panchinari" dello Shohoku che secondo me non hanno neanche una personalità loro), ma allo stesso tempo nessuno si prende mai troppo sul serio, e anche se volesse non sarebbe possibile.
Il personaggio a cui più mi sono affezionato, scontato dirlo, è Hanamichi Sakuragi, il protagonista. Di certo i difetti non gli mancano: egocentrico, egoista, irascibile, testardo, e l'elenco potrebbe andare avanti a lungo. Eppure non riesco a non immedesimarmi in lui. Succede spesso che guardandolo fare una delle sue solite stupidaggini mi ritrovo a esclamare "Ma sono io!"
Ed è proprio così, quello sono io. Magari non così impulsivo o presuntuoso, ma sono io. Togliete il campo da basket e metteteci il campo da calcetto del martedì sera con gli amici… e sono io! A Hanamichi va tutta la mia solidarietà.
Come tralasciare poi uno dei motivi fondamentali che hanno portato me, e tanti altri, ad amare "Slam Dunk": la comicità, anzi che dico, lo spirito demenziale di certe situazioni, demenziale allo stato puro. I siparietti tra i personaggi che confabulano cinici alle spalle dell'idiota di turno, i deliri di onnipotenza di Hanamichi seguiti inevitabilmente da uno sbaglio clamoroso o da un bernoccolo in testa da parte del capitano Akagi. Il tutto amplificato dallo stile caricaturale del "super deformed".
Infine mi sembra giusto fare un doveroso apprezzamento al doppiaggio italiano, che difficilmente ho trovato così adatto a un anime. Sembra quasi che sia nato con esso. Voci e personaggi si amalgamano perfettamente, diventano una cosa sola. So che alcuni storcono il naso per via dell'adattamento nostrano, ma io lo trovo molto azzeccato. Inoltre c'è anche da considerare l'ambientazione liceale e la forte impronta umoristica dell'anime e che quindi probabilmente nella lingua originale i dialoghi abbiano contenuto esclamazioni e modi di dire tipici di quell'ambiente, che con una traduzione alla lettera avrebbero certamente perso di spessore.
Saranno il sole e il cielo perennemente sereno (in "Slam Dunk" è sempre bel tempo), sarà l'aria spensierata che questa serie mi trasmette, ma se dovessi associare a ogni manga o anime una stagione, "Slam Dunk" sarebbe senza ombra di dubbio l'estate. Non parlo tanto dell'estate fatta di spiagge, gelati e bikini, quanto dell'estate dei campi da gioco, degli allenamenti massacranti a quaranta gradi all'ombra… e dei cambiamenti.
Credo sia questa la parola chiave di "Slam Dunk": cambiamento. Un rinnovarsi, se così vogliamo chiamarlo, che sarà di fondamentale importanza per molti personaggi della serie. Uno su tutti Hanamichi, che subirà una virata di rotta nella sua vita, passando da teppista sfortunato in amore e imbranato a giocatore di basket volenteroso e imbranato. Passerà dall'odiare la pallacanestro all'amarla e dal praticarla per una ragazza al praticarla per passione.
Una passione coinvolgente che porteranno lo spettatore a "divorare" gli episodi come fossero patatine al formaggio, uno dopo l'altro. E si sa, se una cosa piace quando finisce sembrava sempre troppo poca. L'unica pecca di "Slam Dunk" è forse quella di assuefare lo spettatore per poi lasciarlo con un senso di non finito, perché purtroppo l'anime si interrompe bruscamente. E così se ne vuole ancora, ma non c'è più, proprio come le patatine al formaggio.
In seguito me ne dimenticai quasi totalmente, forse perché non era la pallacanestro in sé a piacermi ma l'idea del gioco di squadra, o forse perché preferisco giocare le partite piuttosto che guardarle in tv, e di amici disposti a giocare a basket non ce ne sono molti.
Poi incominciai a vedere "Slam Dunk". Pian piano quell'interesse assopito da tempo venne fuori ridestando in me un certo apprezzamento per quel gioco, che è una sorta di evoluzione del "lancio della palla di carta nel cestino", sport nazionale scolastico.
Mi rivenne in mente l'odore di cuoio del pallone, il tonfo sordo e cadenzato che emetteva rimbalzando sul parquet consumato, quando si rimaneva fermi, indecisi sul da farsi, tutte le volte che l'ho maledetto, quel dannato pallone, perché non aveva la benché minima intenzione di andare a canestro.
Ma ciò che mi ha fatto innamorare di questa serie sono senza dubbio i suoi personaggi: ognuno di essi possiede un certo spessore, anche quello più relegato (a parte i "sempre panchinari" dello Shohoku che secondo me non hanno neanche una personalità loro), ma allo stesso tempo nessuno si prende mai troppo sul serio, e anche se volesse non sarebbe possibile.
Il personaggio a cui più mi sono affezionato, scontato dirlo, è Hanamichi Sakuragi, il protagonista. Di certo i difetti non gli mancano: egocentrico, egoista, irascibile, testardo, e l'elenco potrebbe andare avanti a lungo. Eppure non riesco a non immedesimarmi in lui. Succede spesso che guardandolo fare una delle sue solite stupidaggini mi ritrovo a esclamare "Ma sono io!"
Ed è proprio così, quello sono io. Magari non così impulsivo o presuntuoso, ma sono io. Togliete il campo da basket e metteteci il campo da calcetto del martedì sera con gli amici… e sono io! A Hanamichi va tutta la mia solidarietà.
Come tralasciare poi uno dei motivi fondamentali che hanno portato me, e tanti altri, ad amare "Slam Dunk": la comicità, anzi che dico, lo spirito demenziale di certe situazioni, demenziale allo stato puro. I siparietti tra i personaggi che confabulano cinici alle spalle dell'idiota di turno, i deliri di onnipotenza di Hanamichi seguiti inevitabilmente da uno sbaglio clamoroso o da un bernoccolo in testa da parte del capitano Akagi. Il tutto amplificato dallo stile caricaturale del "super deformed".
Infine mi sembra giusto fare un doveroso apprezzamento al doppiaggio italiano, che difficilmente ho trovato così adatto a un anime. Sembra quasi che sia nato con esso. Voci e personaggi si amalgamano perfettamente, diventano una cosa sola. So che alcuni storcono il naso per via dell'adattamento nostrano, ma io lo trovo molto azzeccato. Inoltre c'è anche da considerare l'ambientazione liceale e la forte impronta umoristica dell'anime e che quindi probabilmente nella lingua originale i dialoghi abbiano contenuto esclamazioni e modi di dire tipici di quell'ambiente, che con una traduzione alla lettera avrebbero certamente perso di spessore.
Saranno il sole e il cielo perennemente sereno (in "Slam Dunk" è sempre bel tempo), sarà l'aria spensierata che questa serie mi trasmette, ma se dovessi associare a ogni manga o anime una stagione, "Slam Dunk" sarebbe senza ombra di dubbio l'estate. Non parlo tanto dell'estate fatta di spiagge, gelati e bikini, quanto dell'estate dei campi da gioco, degli allenamenti massacranti a quaranta gradi all'ombra… e dei cambiamenti.
Credo sia questa la parola chiave di "Slam Dunk": cambiamento. Un rinnovarsi, se così vogliamo chiamarlo, che sarà di fondamentale importanza per molti personaggi della serie. Uno su tutti Hanamichi, che subirà una virata di rotta nella sua vita, passando da teppista sfortunato in amore e imbranato a giocatore di basket volenteroso e imbranato. Passerà dall'odiare la pallacanestro all'amarla e dal praticarla per una ragazza al praticarla per passione.
Una passione coinvolgente che porteranno lo spettatore a "divorare" gli episodi come fossero patatine al formaggio, uno dopo l'altro. E si sa, se una cosa piace quando finisce sembrava sempre troppo poca. L'unica pecca di "Slam Dunk" è forse quella di assuefare lo spettatore per poi lasciarlo con un senso di non finito, perché purtroppo l'anime si interrompe bruscamente. E così se ne vuole ancora, ma non c'è più, proprio come le patatine al formaggio.
GTO - Great Teacher Onizuka
5.0/10
"Great Teacher Onizuka" è stato un anime di grande successo in Italia, trasmesso da MTV nel 2003 all'interno della mitologica anime night. Narra le avventure di Eikichi Onizuka, un ex teppista laureatosi in un'infima università che decide di diventare professore. Gli sarà assegnata una classe che definire problematica è dire poco, ma grazie ai suoi modi spicci e alla sua anticonformista sensibilità riuscirà ad aiutare gli alunni della sua classe, bollati e abbandonati da professori molto più blasonati ma al tempo stesso educativamente inetti.
Ora, GTO in teoria avrebbe tutte le carte per essere uno di quegli anime cosiddetti "imprescindibili", in quanto, dietro l'aspetto di una demenziale commedia scolastica, si nasconde una profonda denuncia del severissimo sistema educativo giapponese. In pratica tutto questo potenziale viene sprecato puntata per puntata. Il difetto principale di quest'anime infatti è uno solo, ma è grosso come un macigno: il manicheismo. I personaggi buoni sono fichissimi, bravissimi, divertentissimi, mentre quelli negativi sono brutti, sporchi e cattivi. Non c'è una sfumatura, non c'è una terza dimensione nella loro caratterizzazione. Prendiamo per esempio il protagonista, Onizuka. Lui è quello che nel gergo della fanfiction viene denominato un Gary Stu: è un fusto super cool, un ribelle senza causa, nelle risse vince sempre, esce sempre vittorioso da tutte le sfide che deve affrontare, riesce a conquistare la fiducia di tutti, risolve i problemi di tutti (con buona pace dell'intelligenza talvolta, visto che per esempio riesce a liberare Urumi dai suoi demoni interiori scaraventandosi da un ponte su una moto in corsa: insomma, chi non farebbe una cosa del genere per aiutare una ragazza problematica?), è super sensibile, sconfigge sempre i suoi nemici... Potrei continuare all'infinito.
Beh, almeno ha un passato da teppista: qualche scheletro nell'armadio? Magari finalmente qualcosa che possa dare un po' di colore a questo personaggio che è la cosa più piaciona mai vista in un anime? No, assolutamente. Onizuka infatti faceva parte del duo di mototeppisti Oni-baku, ma, come si addice alla caratura del personaggio, l'aggettivo che chiunque lo abbia conosciuto in quelle vesti gli dà è naturalmente "leggendario", "spettacolare", "divino" perché, ovviamente, Onizuka è stato il più forte mototeppista della sua generazione, si scherza, mica poteva essere altrimenti?
I cattivi di questa storia invece sono insopportabili, al massimo se riescono a vedere la luce è grazie - indovinate chi? - a Onizuka. Prendiamo il vice preside Uchiyamada. Lui è il nemico più irriducibile del nostro professore preferito ed è ovviamente brutto come la fame, frustrato, guardone, invidioso, con una moglie che lo tradisce e una figlia che come prescrivono le leggi fisiche si è infatuata di Onizuka. Inoltre la sua adorata berlina viene distrutta in ogni episodio. Come si fa poi a non citare il professore Tashigawara, che odia da morire Onizuka perché non tollera che uno con la laurea presa al CEPU giapponese prende lo stesso identico stipendio di lui che si è laureato alla Todai, l'Harvard giapponese (non so proprio come si possa essere arrabbiati per un motivo de genere, che uomo vergognoso, veramente). Certo, Tashigawara è meno brutto del vicepreside, peccato che sia un uomo con gravi turbe sessuali, a cui - ma che lo dico a fare - andrà a finire male grazie al bellissimo Onizuka.
Il risultato di questa splendida sceneggiatura? Che alla fine io tifavo spudoratamente per chi voleva Onizuka fuori dalla scuola, ma non perché amo il bullismo e il carrierismo spinto della scuola giapponese, ma proprio perché Onizuka è un personaggio talmente pensato per piacere al pubblico che francamente lo trovavo detestabile. Insomma, mi sembrava di vedere un cartone di Bebeep e Willy il Coyote: chi ha mai tifato per Bebeep? Eppure il cattivo era Willy! Sì, ma era così sfortunato e ogni volta mazziato che alla fine faceva tenerezza. Potrei andare avanti ancora con gli esempi, ma mi fermo qui citando Francesco Bruni, il regista di "Scialla!": "il segreto per fare una buona commedia, ma anche una buona storia, è rendere il buono un po' furfantello e dare un motivo al cattivo di essere tale". In poche parole: bilanciare. Qui non c'è nessuno bilanciamento, so solo che appena vedo un episodio di GTO Onizuka risolverà tutto, sconfiggerà i cattivi e un nuovo personaggio scoprirà che sotto i suoi capelli da ribelle c'è un cuore buono & generoso. La denuncia di fondo dell'anime quindi, che in un anime scritto bene sarebbe stata detonante, va completamente a farsi benedire.
Io non capisco mai le origini e i perché di questo clima pessimo nella scuola di Onizuka perché è tutto si mantiene su un livello superficiale e grossolano. Vedo solo ragazzi incompresi che sono così perché i prof e i genitori brutti & cattivi del protagonista sono scarsi educatori, ma tanto che problema c'è? Arriva Onizuka e finalmente c'è il lieto fine assicurato per tutti. Insomma il gravissimo problema dell'Ijime viene banalizzato in un anime che non va oltre lo schema facile facile dei ribelli vs conformismo (o buoni vs cattivi per dirla meglio).
Mi si dirà che comunque GTO è un anime divertente perché caratterizzato da un umorismo demenziale. Non credo proprio. A parte che un professore che dice di volere insegnare in una scuola media per rimorchiare le alunne minorenni non è un espediente comico che mi fa ridere, ma mi fa un filo ribrezzo, però questo è un fattore di personale sensibilità. Tuttavia arrivare nel 1999 e fare ancora le gag con il protagonista donnaiolo che ne combina di tutti i colori a causa della sua libido mi sembra leggermente banale: visto che "Lamù" e "City Hunter", che non sono proprio manga di nicchia, basano su questo tipo di gag il loro successo, non sarebbe stato il caso di spremersi le meningi un po' di più? Senza poi contare tutte le gag slapstick dell'anime, grossolane e forzatissime: spiacente, mi ci vuole un po' di più di una bocca deformata e delle faccette buffe per farmi ridere.
Dal punto di vista tecnico l'anime ha i suoi anni e un po' si vede, le animazioni e il chara, molto buono a mio avviso, sono altalenanti e le musiche non si fanno ricordare. Le sigle sono carine, ma con delle immagini insopportabili: com'è ovvio che sia c'è Onizuka in tutte le pose più cool possibili, o intento a salvare qualche donna a petto nudo e con una sigaretta in bocca. Gli manca solo una pistola e stiamo a posto.
Un anime senza qualità fin troppo sopravvalutato: sostanzialmente sconsigliato.
Ora, GTO in teoria avrebbe tutte le carte per essere uno di quegli anime cosiddetti "imprescindibili", in quanto, dietro l'aspetto di una demenziale commedia scolastica, si nasconde una profonda denuncia del severissimo sistema educativo giapponese. In pratica tutto questo potenziale viene sprecato puntata per puntata. Il difetto principale di quest'anime infatti è uno solo, ma è grosso come un macigno: il manicheismo. I personaggi buoni sono fichissimi, bravissimi, divertentissimi, mentre quelli negativi sono brutti, sporchi e cattivi. Non c'è una sfumatura, non c'è una terza dimensione nella loro caratterizzazione. Prendiamo per esempio il protagonista, Onizuka. Lui è quello che nel gergo della fanfiction viene denominato un Gary Stu: è un fusto super cool, un ribelle senza causa, nelle risse vince sempre, esce sempre vittorioso da tutte le sfide che deve affrontare, riesce a conquistare la fiducia di tutti, risolve i problemi di tutti (con buona pace dell'intelligenza talvolta, visto che per esempio riesce a liberare Urumi dai suoi demoni interiori scaraventandosi da un ponte su una moto in corsa: insomma, chi non farebbe una cosa del genere per aiutare una ragazza problematica?), è super sensibile, sconfigge sempre i suoi nemici... Potrei continuare all'infinito.
Beh, almeno ha un passato da teppista: qualche scheletro nell'armadio? Magari finalmente qualcosa che possa dare un po' di colore a questo personaggio che è la cosa più piaciona mai vista in un anime? No, assolutamente. Onizuka infatti faceva parte del duo di mototeppisti Oni-baku, ma, come si addice alla caratura del personaggio, l'aggettivo che chiunque lo abbia conosciuto in quelle vesti gli dà è naturalmente "leggendario", "spettacolare", "divino" perché, ovviamente, Onizuka è stato il più forte mototeppista della sua generazione, si scherza, mica poteva essere altrimenti?
I cattivi di questa storia invece sono insopportabili, al massimo se riescono a vedere la luce è grazie - indovinate chi? - a Onizuka. Prendiamo il vice preside Uchiyamada. Lui è il nemico più irriducibile del nostro professore preferito ed è ovviamente brutto come la fame, frustrato, guardone, invidioso, con una moglie che lo tradisce e una figlia che come prescrivono le leggi fisiche si è infatuata di Onizuka. Inoltre la sua adorata berlina viene distrutta in ogni episodio. Come si fa poi a non citare il professore Tashigawara, che odia da morire Onizuka perché non tollera che uno con la laurea presa al CEPU giapponese prende lo stesso identico stipendio di lui che si è laureato alla Todai, l'Harvard giapponese (non so proprio come si possa essere arrabbiati per un motivo de genere, che uomo vergognoso, veramente). Certo, Tashigawara è meno brutto del vicepreside, peccato che sia un uomo con gravi turbe sessuali, a cui - ma che lo dico a fare - andrà a finire male grazie al bellissimo Onizuka.
Il risultato di questa splendida sceneggiatura? Che alla fine io tifavo spudoratamente per chi voleva Onizuka fuori dalla scuola, ma non perché amo il bullismo e il carrierismo spinto della scuola giapponese, ma proprio perché Onizuka è un personaggio talmente pensato per piacere al pubblico che francamente lo trovavo detestabile. Insomma, mi sembrava di vedere un cartone di Bebeep e Willy il Coyote: chi ha mai tifato per Bebeep? Eppure il cattivo era Willy! Sì, ma era così sfortunato e ogni volta mazziato che alla fine faceva tenerezza. Potrei andare avanti ancora con gli esempi, ma mi fermo qui citando Francesco Bruni, il regista di "Scialla!": "il segreto per fare una buona commedia, ma anche una buona storia, è rendere il buono un po' furfantello e dare un motivo al cattivo di essere tale". In poche parole: bilanciare. Qui non c'è nessuno bilanciamento, so solo che appena vedo un episodio di GTO Onizuka risolverà tutto, sconfiggerà i cattivi e un nuovo personaggio scoprirà che sotto i suoi capelli da ribelle c'è un cuore buono & generoso. La denuncia di fondo dell'anime quindi, che in un anime scritto bene sarebbe stata detonante, va completamente a farsi benedire.
Io non capisco mai le origini e i perché di questo clima pessimo nella scuola di Onizuka perché è tutto si mantiene su un livello superficiale e grossolano. Vedo solo ragazzi incompresi che sono così perché i prof e i genitori brutti & cattivi del protagonista sono scarsi educatori, ma tanto che problema c'è? Arriva Onizuka e finalmente c'è il lieto fine assicurato per tutti. Insomma il gravissimo problema dell'Ijime viene banalizzato in un anime che non va oltre lo schema facile facile dei ribelli vs conformismo (o buoni vs cattivi per dirla meglio).
Mi si dirà che comunque GTO è un anime divertente perché caratterizzato da un umorismo demenziale. Non credo proprio. A parte che un professore che dice di volere insegnare in una scuola media per rimorchiare le alunne minorenni non è un espediente comico che mi fa ridere, ma mi fa un filo ribrezzo, però questo è un fattore di personale sensibilità. Tuttavia arrivare nel 1999 e fare ancora le gag con il protagonista donnaiolo che ne combina di tutti i colori a causa della sua libido mi sembra leggermente banale: visto che "Lamù" e "City Hunter", che non sono proprio manga di nicchia, basano su questo tipo di gag il loro successo, non sarebbe stato il caso di spremersi le meningi un po' di più? Senza poi contare tutte le gag slapstick dell'anime, grossolane e forzatissime: spiacente, mi ci vuole un po' di più di una bocca deformata e delle faccette buffe per farmi ridere.
Dal punto di vista tecnico l'anime ha i suoi anni e un po' si vede, le animazioni e il chara, molto buono a mio avviso, sono altalenanti e le musiche non si fanno ricordare. Le sigle sono carine, ma con delle immagini insopportabili: com'è ovvio che sia c'è Onizuka in tutte le pose più cool possibili, o intento a salvare qualche donna a petto nudo e con una sigaretta in bocca. Gli manca solo una pistola e stiamo a posto.
Un anime senza qualità fin troppo sopravvalutato: sostanzialmente sconsigliato.
Ma quando ho letto il manga... cavolo, lì sì che mi sono proprio divertita!
Una cosa incredibile di GTO è che è strapieno di dialoghi; a mio parere le parti che mi hanno divertita di più sono state quelle in cui erano presenti i "commentini" (se così vogliamo chiamarli) scritti accanto al personaggio. Per intenderci, sono quelle parti tipiche dei manga in cui la frase pronunciata non viene contornata dal balloon. In GTO sono veramente buffissime!
Se volete avvicinarvi alla serie, leggete assolutamente il manga.
Uno degli anime più sopravvalutati di sempre.
Dragon Ball Z va dal 1989 al 1996 per l'esattezza.
Se hai letto bene il discorso che si stava facendo si parlava della serie più iconica.. cioè che ha lasciato più il segno negli anni 90 !
Perciò va da se che il 1989 centri molto poco con questo tipo di discorso
Spero di essermi spiegato ^^
Non sono io che ho visto NGE con lo spirito sbagliato, sei tu che l'hai visto con lo spirito troppo esaltato. Fin.
Comunque ricordo che una volta fecero vedere su Animeclick la classifica degli anime più importanti per i giapponesi degli anni novanta: Evangelion era primo in classifica, GTO non esisteva. Ci furono molte reazioni inferocite dell'utenza (ma a questo metterei un bel punto interrogativo sul concetto che GTO fa denuncia del Giappone bla bla bla... a me è sempre sembrato un pannicello caldo per giustificare e dare un tono ad una serie che senza tutte quelle divertentissssssime gag sulle manie sessuali di Onizuka sarebbe stato il nulla. Vitamin in un volumetto fa decisamente meglio di questo GTO, per non parlare del già citato e bellissimo Rookies)
http://www.animeclick.it/news/29134-gli-anime-piu-amati-degli-anni-90-secondo-i-fan-giapponesi
si ecco qui Evangelion, Sakura (?) e Sailor Moon i migliori anime anni novanta
GTO: NON PERVENUTO
Poi sono convinto che "chi disprezza compra" ù_ù
( specialmente se il personaggio è così cool come il demone di Shonan xD )
Non sapevo che Dragon Ball Z fosse durato fino al 1996 O_O
Praticamente un mese dopo è incominciato il GT.
Leggendo le tue motivazioni hallymay, mi sa che cercavi qualcosa di un po' diverso da vedere...certo onizuka è il buono per eccellenza e spesso non c'è senso in questo super-uomo giapponese del '99....ma bisogna contestualizzare!
è un anime comico!...le battute ti possono piacere e fare schifo ma non ti puoi aspettare una profondità di messaggio in un "professore" di 22 anni allupato.....
" Tuttavia arrivare nel 1999 e fare ancora le gag con il protagonista donnaiolo che ne combina di tutti i colori a causa della sua libido mi sembra leggermente banale"
ti può anche sembrare banale ma adesso come adesso il 60% degli anime è così ( e lo dico non rallegrandomene affatto
Comunque de gustibus non disputandum est...forse ci hai voluto leggere dietro di più di quel che c'era
Peccato che City Hunter mi fa ridere e lo trovo commovente anche adesso, GTO mi ha fatto antipatia la prima volta che lo vidi e me l'ha fattoa anche quando l'ho rivisto la seconda per la recensione.
E' un anime comico e non mi devo aspettare nulla? ma va benissimo, il punto è che
NON FA RIDERE
e visto che il bello di GTO è la caricatura sociale
NON DENUNCIA UN BEL NIENTE (a meno che il problema della scuola giapponese sono che i prof sono cattivi. Certo, quello lì e basta, poi basta scaraventare le studentesse dai ponti con la moto e si risolve tutto, si sa no?)
e Ryo Saeba sbalzerebbe dalla suo moto con un colpo di pistola quella Mary Sue di Onizuka, altro che Oni Baku!
Che Dragon Ball Z sia un anime degli anni 80 lo avevo già capito da solo grazie
Però ripeto : dato che è un anime che si dipana quasi eclusivamente negli anni 90 ( finisce nel 96.. ) penso che il suo posto sia questo ù_ù
@Ghibli92 :
Il GT è la morte fisica della serie
Comunque ti devo fare i complimenti per la recensione ^^
Dunque, se ho capito bene Ryo ti ha fatto ridere. Mentre il medesimo humor di cui si fregia Onizuka, no. Nella tua recensione scrivi che pecca di originalità, che si potevano spremere meglio le meningi dopo il successo di Lamù e City Hunter. Allora, se GTO fosse uscito prima, l'avresti accolto meglio e avresti ritenuto Ryo un personaggio trito e ritrito, oppure c'è qualcosa che ritieni sostanzialmente differente nel loro humor da farti ridere o meno?
" NON DENUNCIA UN BEL NIENTE (a meno che il problema della scuola giapponese sono che i prof sono cattivi. Certo, quello lì e basta, poi basta scaraventare le studentesse dai ponti con la moto e si risolve tutto, si sa no?) "
Ok non hai capito l'opera, nell'anime seppur martoriata, c'è la denuncia...cmq io ti invito a leggere il manga, che è molto più matura ed è più disincantato e pessimista in certi punti rispetto all'anime ( anche se conserva la sua demenzialità).
GTO in Giappone è stato fortemente criticato per la sua denuncia nei confronti di tutta la società Giapponese e l'uomo medio Giapponese ( non solo contro la scuola come percepisci nell'anime).
Ti consiglio l'edizione BIG GTO della Dynt di 6.90 e composta da soli 13 volumi, provalo non te ne pentirai, rispetto all'anime è 10 volte superiore.
il nerd è Kikuchi (smanettone programmatore), non Yoshikawa (otaku)
@hallymay
scusate, ma io GTO non l'ho mai trovato divertente (per il motivo che ho detto, BASTA con le gag sporcellose, Tsukasa Hojo ci ha costruito un patrimonio, inventiamoci anche altro), inoltre, boh, rispetto ad un manga molto simile, ovvero Rookies di Masanori Morita, non vedo nè denuncia sociale seria, se non buttata in caciara con questo che risolve sempre tutto in venti minuti, né descrizione psicologica.
Le gag a sfondo sessuale e la continua presenza di situazioni tipiche da maniaco (Onizuka con l'elefante?) sono anch'esse uno spaccato della mentalità bacata e invasata dei giapponesi se non s'era capito...
Come pure lo sono i vari tentativi di stupro sulle sue studentesse.
Ribadisco la mia risposta: si vede che non hai letto il manga o non hai guardato la serie con sufficiente attenzione.
Se non hai visto che Yoshikawa aveva tentato di suicidarsi (prima volta che lo vedevo in un anime) e come veniva trattato dalle compagne (ti ricordi come lo seviziavano nudo e facendogli foto?) non è colpa di nessuno.
Mi sembra che solo già quelle immagini erano abbastanza forti come denuncia al bullismo.
Esempio di denuncia alla società: l'amico ex-teppista di Onizuka che fa lo sbirro corrotto (se avessi letto il manga sapresti che traffica di tutto da stupefacenti, agli animali, agli esseri umani).
Altro esempio: il fallimento completo del vicedirettore come uomo (investimenti che non rendono, una bella macchina per farsi vedere che non ottiene l'effetto voluto), come marito (la moglie lo tratta come una pezza da piedi, lo ignora insieme alla figlia e pretende borse e altri oggetti per essere fintamente felice), come padre (la figlia viene coinvolta in qualcosa che non ricordo nel manga) e come docente.
Il disprezzo della vita di Urumi Kanzaki....
Di tematiche di denuncia ce ne sono a perdifiato, come nel manga che contiene anche moltissime citazioni a serie anime/tv e cultura generale giapponese.
Quindi qualcosa non funziona alla base della recensione...
No, la seria indispensabile numero 1 è proprio Eva invece, non si possono guardare anime odierni senza averlo visto.
@Neo: ma quale spirito esaltato, quando l'ho visto l'ho pure droppato per qualche mese e a malapena sapevo il significato di "anime"...
Le gag a sfondo sessuale e la continua presenza di situazioni tipiche da maniaco (Onizuka con l'elefante?) sono anch'esse uno spaccato della mentalità bacata e invasata dei giapponesi se non s'era capito...
Come pure lo sono i vari tentativi di stupro sulle sue studentesse.
Che i giapponesi abbiano una mentalità bacata lo dici tu. Io ho amici giapponesi che vivono nella mia città e nessuno mi ha mai stuprata. Diciamo che non sapeva l'autore come rendere più commerciale la sua opera già ultra commerciale. Peccato che gli sia riuscita la cosa stranamente in Italia (ma siamo il paese dei film di Natale e dei soliti idioti, quindi tette e sederi a manetta ci stanno sempre)
Altro esempio: il fallimento completo del vicedirettore come uomo (investimenti che non rendono, una bella macchina per farsi vedere che non ottiene l'effetto voluto), come marito (la moglie lo tratta come una pezza da piedi, lo ignora insieme alla figlia e pretende borse e altri oggetti per essere fintamente felice), come padre (la figlia viene coinvolta in qualcosa che non ricordo nel manga) e come docente.
Infatti era talmente esagerata come cosa che tifavo per lui e volevo che Onizuka morisse. E' troppo esagerato come cattivo, p il discorso che faccio nella mia recensione (che nessuno ha letto, accecati dall'affronto del 5): se i cattivi sono cattivisssimi e i buoni perfetti, non c'è storia che tenga, la denuncia va a farsi benedire, io tifo per i cattivi, capito? Infatti io preferivo i professori che bistrattavano gli studenti
Quindi qualcosa non funziona alla base della recensione...
O magari sei tu che ti accontenti di robette all'acqua di rose. Vuoi denuncia VERA del sistema scolastico? Leggiti Rookies. Fa persino ridere, senza né tette né trashate
Non conoscevo invece la recensione di Ghibli su Slam Dunk, nè slam dunk in generale (brutta cosa, non prendere mtv ai tempi...) ma sono stata lieta di leggerla e spolliciarla. Gran bell'appuntamento stavolta
Purtroppo leggendo la tua recensione (l'ho letta 3 volte per inciso), si capisce che non hai recepito alcuni forti messaggi lanciati di fondo da Onizuka che, sarò monotono ripetendolo, se avessi letto il manga o almeno Shonan Junai Gumi (viene prima di GTO perché scritto prima) avresti capito il perché Onizuka intraprende la carriera del docente.
Se avessi letto delle sue mille battaglie da teppista e come trattavano i suoi compagni i professori, il clima del suo liceo, come gli stessi professori trattavano gli studenti, la situazione familiare di Eichiki, sapresti rispondere ai perché del fatto sia diventato insegnante e sul perché utilizzi quei metodi (spesso) poco ortodossi.
Quindi riallacciandomi alla tua rece e al suo errore alla base, come tutti ti han già detto, Oni non è perfetto: i suoi limiti li si vedono già solo guardando l'anime. Un adulto che si comporta come un poppante, non ragiona ma agisce d'impulso, fa il maniaco pervertito ma è incredibilmente verginello, aggiornato su tutto quel che piace ai giovani e si sente uno di loro (più che un'insegnante), ecc... non mi sembrano doti che debba avere un insegnante professionale e soprattutto un personaggio perfetto.
Sono doti che fanno un personaggio amato o odiato, non perfetto.
Sulla metalità bacata era a livello generale per come ce li mostrano negli anime. Ovvio che non tutti sono così, ma mostra uno spaccato di società che l'anime/manga/opera denuncia.
Rookies è da un po' che mi interessa, ma non l'ho ancora recuperato.
Comunque fatti un piacere: recuperati il manga di GTO e cerca di gustartelo senza partire prevenuta e facendo confronti. Solo così ci si può gustare appieno qualcosa.
Certo se come personaggio lo odi a pelle e l'hai voluto punire perchè ti sta sulle balle ok, ma per il resto la tua rece è piena di inconsistenze.
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