Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Per questo inizio di settimana abbiamo scelto un tris di anime che hanno goduto di una trasmissione su Rai 4: Eureka 7, Welcome to the NHK e Toradora!
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
Per questo inizio di settimana abbiamo scelto un tris di anime che hanno goduto di una trasmissione su Rai 4: Eureka 7, Welcome to the NHK e Toradora!
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
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Eureka Seven
7.0/10
Come in molti altri ambiti, anche in quello dell'animazione appaiono ogni tanto prodotti il cui successone galattico è già sancito, in virtù di uno staff produttivo stratosferico. Il milionario e rinomato studio BONES, il mecha design di Shoji Kawamori, chara e animatori di 'King Gainer' e un gran numero di sceneggiatori provenienti dalle più celebri serie Sunrise: il giocattolone è servito e il successo ovviamente assicurato. Tanto fumo ma poco arrosto? Spesso succede, non è questo il caso: non è certamente, però, un arrosto particolarmente succulento.
Forte del suo enorme budget, sulle prime 'Eureka Seven' ammalia. Non una sfumatura: fondali stupendi; un solare e piacevolissimo chara tondeggiante; colonna sonora orchestrale di alto livello e dalle infinite sfumature; una grande regia che nelle scene di battaglia aeree è spettacolare da cardiopalma... trovare difetti nelle animazioni e nella perizia tecnica con cui 'Eureka Seven' è animato è impossibile perché, banalmente, non si può parlarne male. La storia poi, almeno inizialmente, cattura subito l'attenzione (al di là dell'apparente ridicolaggine del come vengono combattute le guerre tra mecha "surfisti") grazie alla trama semplice e lineare volta a caratterizzare splendidamente i simpatici componenti del cast, in questo caso la crew della Gekko Go, in quindici puntate di presentazione autoconclusive di eccellente qualità. La quotidianità delle situazioni è talmente coinvolgente che presto l'equipaggio della nave viene inquadrato, da Renton come dallo spettatore, come una vera e propria famiglia, e le loro simpatiche, a tratti esilaranti avventure quotidiane potrebbero pure fare pensare al prodotto come appartenente al genere slice of life.
Abbandonate le presentazioni inizia la storia portante, decisamente seriosa, e anche qui tutto sembra andare bene vista l'estrema qualità narrativa. Incomprensibilmente, a metà serie, un'assurda involuzione qualitativa rende la visione pesante e abbastanza deludente fino alla fine.
Per colpa di mille dialoghi, inutili filler e molte puntate mal scritte, la storia va avanti diluita con il contagocce, indebolendo quelle eccezionali fondamenta strutturali che con tanta cura erano state edificate. Il cattivo principale, carismatico sulla carta, si rivela una macchietta; i numerosi e affascinati spunti narrativi sono liquidati con approssimazione e con soluzioni narrative/registiche opinabili; numerosi personaggi interessanti vengono mal sfruttati o lasciati in disparte - rendendo vano l'eccellente lavoro di caratterizzazione precedente - e addirittura le strepitose musiche, altro grande punto di forza della serie, iniziano a essere male utilizzate. Cos'è successo?
Come se non bastasse, mano a mano che la trama si snocciola, iniziano a risaltare un po' troppo le idee riciclate da opere del passato: in 'Eureka Seven' ritroviamo il concept di 'Gundam X', personaggi rubati da 'Mobile Suit Gundam' e 'King Gainer' (Anemone è la copia sputata di Cynthia Lane, anche nell'aspetto fisico), e sopratutto l'intero soggetto della storia si rivela un remake commerciale dell'elitario 'Brain Powerd'.
Un aspetto tecnico strabiliante e una meravigliosa costruzione della suspense e dei personaggi scemano così, inconcepibilmente, in soli 25 episodi: è incredibile come 'Eureka Seven' dopo una partenza del genere finisca ridimensionato così tanto per colpa di uno script discontinuo, sopratutto perché non sono molte le serie che per metà mirano all'eccellenza e per l'altra commettono un simile harakiri qualitativo - sopratutto tenendo conto delle celebrità dietro la sua realizzazione. Eppure 'Eureka Seven' esiste e il risultato è, come monito, sotto gli occhi di tutti.
Mega-milionario giocattolo dalle molte potenzialità inespresse e mai come in questo senso capolavoro mancato, il cult di Dai Sato probabilmente verrà apprezzato da chi non ha il palato troppo fine o è facilmente suscettibile di coinvolgimento emotivo per merito di realizzazioni tecniche e sonore sopraffine. Per gli altri, temo una minoranza, sarà da ascrivere nella triste categoria delle grandi occasioni mancate, e verrà ricordato solo per il suo unico, vero aspetto memorabile, lo splendido lavoro di caratterizzazione dei protagonisti Renton e Holland.
Forte del suo enorme budget, sulle prime 'Eureka Seven' ammalia. Non una sfumatura: fondali stupendi; un solare e piacevolissimo chara tondeggiante; colonna sonora orchestrale di alto livello e dalle infinite sfumature; una grande regia che nelle scene di battaglia aeree è spettacolare da cardiopalma... trovare difetti nelle animazioni e nella perizia tecnica con cui 'Eureka Seven' è animato è impossibile perché, banalmente, non si può parlarne male. La storia poi, almeno inizialmente, cattura subito l'attenzione (al di là dell'apparente ridicolaggine del come vengono combattute le guerre tra mecha "surfisti") grazie alla trama semplice e lineare volta a caratterizzare splendidamente i simpatici componenti del cast, in questo caso la crew della Gekko Go, in quindici puntate di presentazione autoconclusive di eccellente qualità. La quotidianità delle situazioni è talmente coinvolgente che presto l'equipaggio della nave viene inquadrato, da Renton come dallo spettatore, come una vera e propria famiglia, e le loro simpatiche, a tratti esilaranti avventure quotidiane potrebbero pure fare pensare al prodotto come appartenente al genere slice of life.
Abbandonate le presentazioni inizia la storia portante, decisamente seriosa, e anche qui tutto sembra andare bene vista l'estrema qualità narrativa. Incomprensibilmente, a metà serie, un'assurda involuzione qualitativa rende la visione pesante e abbastanza deludente fino alla fine.
Per colpa di mille dialoghi, inutili filler e molte puntate mal scritte, la storia va avanti diluita con il contagocce, indebolendo quelle eccezionali fondamenta strutturali che con tanta cura erano state edificate. Il cattivo principale, carismatico sulla carta, si rivela una macchietta; i numerosi e affascinati spunti narrativi sono liquidati con approssimazione e con soluzioni narrative/registiche opinabili; numerosi personaggi interessanti vengono mal sfruttati o lasciati in disparte - rendendo vano l'eccellente lavoro di caratterizzazione precedente - e addirittura le strepitose musiche, altro grande punto di forza della serie, iniziano a essere male utilizzate. Cos'è successo?
Come se non bastasse, mano a mano che la trama si snocciola, iniziano a risaltare un po' troppo le idee riciclate da opere del passato: in 'Eureka Seven' ritroviamo il concept di 'Gundam X', personaggi rubati da 'Mobile Suit Gundam' e 'King Gainer' (Anemone è la copia sputata di Cynthia Lane, anche nell'aspetto fisico), e sopratutto l'intero soggetto della storia si rivela un remake commerciale dell'elitario 'Brain Powerd'.
Un aspetto tecnico strabiliante e una meravigliosa costruzione della suspense e dei personaggi scemano così, inconcepibilmente, in soli 25 episodi: è incredibile come 'Eureka Seven' dopo una partenza del genere finisca ridimensionato così tanto per colpa di uno script discontinuo, sopratutto perché non sono molte le serie che per metà mirano all'eccellenza e per l'altra commettono un simile harakiri qualitativo - sopratutto tenendo conto delle celebrità dietro la sua realizzazione. Eppure 'Eureka Seven' esiste e il risultato è, come monito, sotto gli occhi di tutti.
Mega-milionario giocattolo dalle molte potenzialità inespresse e mai come in questo senso capolavoro mancato, il cult di Dai Sato probabilmente verrà apprezzato da chi non ha il palato troppo fine o è facilmente suscettibile di coinvolgimento emotivo per merito di realizzazioni tecniche e sonore sopraffine. Per gli altri, temo una minoranza, sarà da ascrivere nella triste categoria delle grandi occasioni mancate, e verrà ricordato solo per il suo unico, vero aspetto memorabile, lo splendido lavoro di caratterizzazione dei protagonisti Renton e Holland.
Welcome to the N.H.K.
8.0/10
"Welcome to NHK". La Gonzo, grazie anche all'abile regia di Yamamoto, è riuscita con questo anime a creare qualcosa di nuovo, di diverso, di inimmaginabile forse, lasciando di certo meravigliati davanti una serie di immagini che… ma partiamo dall'inizio.
E' bastata la prima puntata per farmi pensare di trovarmi davanti a un anime particolarmente leggero, un po' idiota, fresco, disimpegnato, stupido se vogliamo proprio dirla tutta… pensavo male, ovviamente.
Con "NHK ni Youkoso!" invece mi sono trovato a guardare un anime sì fresco, leggero, a tratti idiota, ma anche fortemente impegnato e con tematiche difficili e toccanti che, con una grande fantasia e sensibilità, sono state affrontate e narrate, sempre al limite del grottesco, del sorriso, lasciando le verità del mondo depositarsi pian piano sulle strette scie della serietà e delle paure toccate.
Parliamo infatti, di temi che al giorno d'oggi sono cari ai giovani moderni, temi che parlano sia della mancanza di prospettive, sia dell'anoressica atarassia che spesso pervade chi, come purtroppo capita, non riesce a emergere e non riesce, o non vuole, trovare sbocchi seri e concreti alla propria situazione. Riassumendo, l'anime affronta un fenomeno particolarmente diffuso, vera piaga sociale, nell'impero nipponico, quello degli hikkikomori. Con questo termine si identifica quella classe di persone, giovani, che si chiudono in casa per fuggire dagli orrori del mondo esterno, si isolano e diventano parassiti della società, delle proprie famiglie. Ovviamente l'hikkikomori è anche NEET, a volte otaku, ma sempre persona socialmente dissociata con gravi problemi di autostima e fiducia.
Tema scottante e molto pesante, dicevo, che l'anime riesce ad affrontare in modo leggero, brillante, facendoci ridere delle disgrazie del personaggio principale, delle sue angosce, dei drammi psichici sia suoi sia delle persone che incontra lungo il suo "non" cammino. In quello che potrebbe sembrare a prima vista un vero e proprio caos ideologico e che, invece, diventa man mano una ricerca disperata della felicità. Ricerca che ogni singolo personaggio incontrato segue strenuamente, accompagnando il povero Sato in quella caccia al tesoro, consapevole, a volte, che il tesoro non c'è.
Ecco quindi come pervade la malinconia, come il quotidiano si sussegua cercando di non modificarsi, di non variare, inconsapevole, invece, del mondo che freneticamente corre e avanza.
Ed è con questi eventi, con queste descrizioni, con questo disegno beffardo e così in contrasto con ciò che si potrebbe attendere, che sempre più dettagliatamente vengono delineati i profili caratteriali di tutti i personaggi, lasciando che vivano le loro vite di sconfitti, di perdenti della società, schiacciati dal grande complotto mondiale che trama contro di loro.
Ovviamente nessuna giustificazione è valida, nessuna parola è sufficiente, l'hikkikumori è tale per sua scelta, per sue paure, e non perché realmente la società lo spinge a esserlo. Eppure anche il finale della serie non ci dice molto. Ci dà forse lo spunto per sperare, per credere nel futuro, ma in ultima analisi ci dice semplicemente che, fintanto non si tocca il fondo più fondo, non c'è la possibilità di risalire… e se si è troppo in fondo forse non si vuole più risalire.
Le musiche, le ho trovate davvero ben studiate, complete, degne di un anime d'alto livello, come i disegni, in cui il dettaglio della claustrofobica esistenza dell'hikkikumori compensa la ristrettezza degli ambienti. Tutto studiato e curato, dai primi piani al panorama chiuso delle città.
"Welcome to the N.H.K." offre drammaticità pura, riassunta in appena 24 episodi, che alla fine sono esattamente quelli necessari. Vorrei un OAV ambientato dopo 10 anni per sapere cosa Misaki e Tatsuhiro hanno combinato, cosa il mondo abbia riservato loro. Ma forse non lo voglio, perché la sospensione che mi ha regalato quest'anime è davvero un'emozione che porterò a lungo dentro di me.
E' bastata la prima puntata per farmi pensare di trovarmi davanti a un anime particolarmente leggero, un po' idiota, fresco, disimpegnato, stupido se vogliamo proprio dirla tutta… pensavo male, ovviamente.
Con "NHK ni Youkoso!" invece mi sono trovato a guardare un anime sì fresco, leggero, a tratti idiota, ma anche fortemente impegnato e con tematiche difficili e toccanti che, con una grande fantasia e sensibilità, sono state affrontate e narrate, sempre al limite del grottesco, del sorriso, lasciando le verità del mondo depositarsi pian piano sulle strette scie della serietà e delle paure toccate.
Parliamo infatti, di temi che al giorno d'oggi sono cari ai giovani moderni, temi che parlano sia della mancanza di prospettive, sia dell'anoressica atarassia che spesso pervade chi, come purtroppo capita, non riesce a emergere e non riesce, o non vuole, trovare sbocchi seri e concreti alla propria situazione. Riassumendo, l'anime affronta un fenomeno particolarmente diffuso, vera piaga sociale, nell'impero nipponico, quello degli hikkikomori. Con questo termine si identifica quella classe di persone, giovani, che si chiudono in casa per fuggire dagli orrori del mondo esterno, si isolano e diventano parassiti della società, delle proprie famiglie. Ovviamente l'hikkikomori è anche NEET, a volte otaku, ma sempre persona socialmente dissociata con gravi problemi di autostima e fiducia.
Tema scottante e molto pesante, dicevo, che l'anime riesce ad affrontare in modo leggero, brillante, facendoci ridere delle disgrazie del personaggio principale, delle sue angosce, dei drammi psichici sia suoi sia delle persone che incontra lungo il suo "non" cammino. In quello che potrebbe sembrare a prima vista un vero e proprio caos ideologico e che, invece, diventa man mano una ricerca disperata della felicità. Ricerca che ogni singolo personaggio incontrato segue strenuamente, accompagnando il povero Sato in quella caccia al tesoro, consapevole, a volte, che il tesoro non c'è.
Ecco quindi come pervade la malinconia, come il quotidiano si sussegua cercando di non modificarsi, di non variare, inconsapevole, invece, del mondo che freneticamente corre e avanza.
Ed è con questi eventi, con queste descrizioni, con questo disegno beffardo e così in contrasto con ciò che si potrebbe attendere, che sempre più dettagliatamente vengono delineati i profili caratteriali di tutti i personaggi, lasciando che vivano le loro vite di sconfitti, di perdenti della società, schiacciati dal grande complotto mondiale che trama contro di loro.
Ovviamente nessuna giustificazione è valida, nessuna parola è sufficiente, l'hikkikumori è tale per sua scelta, per sue paure, e non perché realmente la società lo spinge a esserlo. Eppure anche il finale della serie non ci dice molto. Ci dà forse lo spunto per sperare, per credere nel futuro, ma in ultima analisi ci dice semplicemente che, fintanto non si tocca il fondo più fondo, non c'è la possibilità di risalire… e se si è troppo in fondo forse non si vuole più risalire.
Le musiche, le ho trovate davvero ben studiate, complete, degne di un anime d'alto livello, come i disegni, in cui il dettaglio della claustrofobica esistenza dell'hikkikumori compensa la ristrettezza degli ambienti. Tutto studiato e curato, dai primi piani al panorama chiuso delle città.
"Welcome to the N.H.K." offre drammaticità pura, riassunta in appena 24 episodi, che alla fine sono esattamente quelli necessari. Vorrei un OAV ambientato dopo 10 anni per sapere cosa Misaki e Tatsuhiro hanno combinato, cosa il mondo abbia riservato loro. Ma forse non lo voglio, perché la sospensione che mi ha regalato quest'anime è davvero un'emozione che porterò a lungo dentro di me.
Toradora!
6.0/10
Toradora! è un anime tratto da una serie di light novel e trasmesso in Italia da Rai4 prima e da Rai Gulp poi. Il titolo deriva da un gioco di parole sui nomi dei protagonisti: Taiga, che si pronuncia come l'inglese "tiger" ("tora" in giapponese), e Ryuji , letteralmente "figlio del drago" ("dragon" = "doragon"). I due sono compagni di liceo e per conquistare il cuore dei rispettivi amici Minori e Yusaku stipulano un'alleanza che in breve si farà amicizia, nonostante l'apparente incompatibilità caratteriale: Taiga è minuta e graziosa ma ha un temperamento violento, Ryuji dietro l'aspetto da teppista è una persona mite e dedita alle faccende domestiche.
Le persone esperte di commedie romantiche come la sottoscritta avranno già capito quale sarà l'esito della vicenda, e chi si fidanzerà con chi. Non è però l'evolversi delle relazioni amorose il cuore di Toradora!, ma la definizione delle personalità del quintetto principale e di qualche sporadico adulto. Per fortuna, perché in quanto a romanticismo l'anime sta messo maluccio: non c'è pathos, non ci sono scene memorabili, nessuna frase a effetto, nessun violino. I personaggi sono incapaci di comunicare tra loro e indossano maschere che non sanno gestire pur di nascondere al prossimo le proprie debolezze; il che dona al progetto un pizzico di originalità, ma penalizza la visione sul fronte emotivo ogni volta che le aspettative di un bacio o di un gesto significativo vengono puntualmente eluse.
Ryuji non conosce suo padre e ha una madre incapace persino di badare a se stessa; è un ragazzo che "si è rimboccato le maniche" e ha acquisito un certo grado di autonomia, il che lo ha reso, crescendo, premuroso e particolarmente attento a non ferire il prossimo. Purtroppo pochi si accorgono della sua gentilezza per via della sua faccia da schiaffi che in passato ha creato numerosi pregiudizi sul suo conto.
Taiga è la tsundere della situazione, una ragazzina alla quale negli anni è stato concesso affetto con il contagocce; si disprezza per il suo fisico non attraente e la sua suscettibilità all'opinione altrui, per cui sfoga la sua rabbia verso persone e cose.
Minori è una ragazza con l'argento vivo addosso e con l'abilità dialogica di Paperoga. Ogni volta che deve affrontare una questione spiacevole cerca di cambiare argomento o si rifugia in uno dei suoi mille impegni. È una delle poche persone a carpire la dolcezza di Taiga e si mostra molto protettiva nei suoi confronti. Devo ammettere di non aver capito fino alla fine se ci è o ci fa.
Ami è il personaggio destinato a risultare antipatico allo spettatore per via delle sue arie snob, mascherate goffamente ai compagni di classe con la recita della moekko. Nonostante la giovane età fa la modella, lavoro che la obbliga a non avere fissa dimora e a frequentare più gli adulti rispetto ai suoi coetanei. Non sopporta Taiga e infatti le due sono solite litigare o sfidarsi per Ryuji.
Yusaku, o Kitamura, è il fidanzato che tutte le madri vorrebbero per le loro figlie: serio, sposato, ha ottimi voti a scuola e punta a diventare presidente. Non mostra insofferenza verso le pressioni abitualmente esercitate da famiglia e compagni ed è sempre amichevole con tutti.
Durante lo scorrere degli episodi vedremo i sopracitati confrontarsi con tutti gli eventi imprescindibili del normale vivere scolastico: le lezioni di nuoto, il festival culturale, la gita al mare, la gita sulla neve, il natale, san Valentino, la serie risparmia giusto le terme pur di catturare l'attenzione dell'otaku medio, al quale ovviamente non importa un fico secco dell'introspezione psicologica e vuole solo vedere belle scolarette in abiti succinti e ridere a gag sempre uguali. Questa "furbata" da un lato ha decretato il successo di Toradora!, dall'altro ha allungato all'infinito un'opera che si poteva risolvere in massimo 13 puntate. Ne risulta che per restare piacevolmente sorpresi dall'anime bisogna attendere venti episodi di perfetta stasi vivacizzati da qualche rivelazione importante sul conto dei protagonisti, e non tutti hanno tanta pazienza.
Un altro pesante fardello che abbassa la valutazione finale della serie è rappresentato dalla dicotomia tra gli "inner self" dei personaggi e i loro atteggiamenti di facciata. I primi sono realistici, intriganti, contestualizzati, i secondi no. Quel che succede quotidianamente nell'Ohashi High School non è normale, a meno che nel regolamento siano state abolite regole, preside e corpo docenti. Nella 2-C ognuno fa quel cavolo gli pare: portare riviste sconce, poggiare le gambe sui banchi, sfottere l'insegnante, prendersi a botte, urlare nel mezzo di una lezione, scaraventare tavoli (tutte mosse molto "shounen"), affogare compagni, e la punizione è una sola sporadica sospensione, tra l'altro neanche nel caso più grave. Fanno tutto meno che studiare, insomma. Andrebbe bene se si trattasse di una commedia demenziale scolastica come "Lucky Star" e "La malinconia di Haruhi Suzumiya", ma Toradora! è uno shounen romantico e il genere richiede un'ambientazione realistica per creare empatia con il fruitore dell'opera.
Come se ciò non bastasse, la recitazione è perpetuamente sopra le righe, con punte di vero melodramma, come l'incidente in piscina o quello sulla neve, che non sono certo tanto gravi da richiedere urla e pianti. Come diretta conseguenza le maschere risultano più urticanti e innaturali delle vere personalità; il bello è che le prime dovrebbero servire a celare le seconde perché più difficili da accettare in comunità e ciò crea un'incongruenza tra quello che lo spettatore vede e pensa e quello che vuol suggerire l'animazione. Se nel mondo reale mi trovassi a che fare con una Minori o un Koji al primo stadio penserei a dei pazzi o peggio, visto quanto strepitano per fare i simpatici, invece nell'anime sono considerati perfettamente normali.
Se siete arrivati a leggere fin qui avete capito cosa ne penso di Toradora! e perché il mio voto sia di poco superiore alla sufficienza. Il mio rammarico più grande è che la serie aveva tutto il potenziale per diventare qualcosa di importante e non l'ha sfruttato a dovere per rientrare nella massa indefinita degli anime di tendenza. Quel che rimane è un prodotto di pregevole fattura, con musiche carine, personaggi "cosplayabili" e qualche sentimento; sotto le apparenze c'è personalità, ma mai come in questo caso esse sono difficili da superare.
Le persone esperte di commedie romantiche come la sottoscritta avranno già capito quale sarà l'esito della vicenda, e chi si fidanzerà con chi. Non è però l'evolversi delle relazioni amorose il cuore di Toradora!, ma la definizione delle personalità del quintetto principale e di qualche sporadico adulto. Per fortuna, perché in quanto a romanticismo l'anime sta messo maluccio: non c'è pathos, non ci sono scene memorabili, nessuna frase a effetto, nessun violino. I personaggi sono incapaci di comunicare tra loro e indossano maschere che non sanno gestire pur di nascondere al prossimo le proprie debolezze; il che dona al progetto un pizzico di originalità, ma penalizza la visione sul fronte emotivo ogni volta che le aspettative di un bacio o di un gesto significativo vengono puntualmente eluse.
Ryuji non conosce suo padre e ha una madre incapace persino di badare a se stessa; è un ragazzo che "si è rimboccato le maniche" e ha acquisito un certo grado di autonomia, il che lo ha reso, crescendo, premuroso e particolarmente attento a non ferire il prossimo. Purtroppo pochi si accorgono della sua gentilezza per via della sua faccia da schiaffi che in passato ha creato numerosi pregiudizi sul suo conto.
Taiga è la tsundere della situazione, una ragazzina alla quale negli anni è stato concesso affetto con il contagocce; si disprezza per il suo fisico non attraente e la sua suscettibilità all'opinione altrui, per cui sfoga la sua rabbia verso persone e cose.
Minori è una ragazza con l'argento vivo addosso e con l'abilità dialogica di Paperoga. Ogni volta che deve affrontare una questione spiacevole cerca di cambiare argomento o si rifugia in uno dei suoi mille impegni. È una delle poche persone a carpire la dolcezza di Taiga e si mostra molto protettiva nei suoi confronti. Devo ammettere di non aver capito fino alla fine se ci è o ci fa.
Ami è il personaggio destinato a risultare antipatico allo spettatore per via delle sue arie snob, mascherate goffamente ai compagni di classe con la recita della moekko. Nonostante la giovane età fa la modella, lavoro che la obbliga a non avere fissa dimora e a frequentare più gli adulti rispetto ai suoi coetanei. Non sopporta Taiga e infatti le due sono solite litigare o sfidarsi per Ryuji.
Yusaku, o Kitamura, è il fidanzato che tutte le madri vorrebbero per le loro figlie: serio, sposato, ha ottimi voti a scuola e punta a diventare presidente. Non mostra insofferenza verso le pressioni abitualmente esercitate da famiglia e compagni ed è sempre amichevole con tutti.
Durante lo scorrere degli episodi vedremo i sopracitati confrontarsi con tutti gli eventi imprescindibili del normale vivere scolastico: le lezioni di nuoto, il festival culturale, la gita al mare, la gita sulla neve, il natale, san Valentino, la serie risparmia giusto le terme pur di catturare l'attenzione dell'otaku medio, al quale ovviamente non importa un fico secco dell'introspezione psicologica e vuole solo vedere belle scolarette in abiti succinti e ridere a gag sempre uguali. Questa "furbata" da un lato ha decretato il successo di Toradora!, dall'altro ha allungato all'infinito un'opera che si poteva risolvere in massimo 13 puntate. Ne risulta che per restare piacevolmente sorpresi dall'anime bisogna attendere venti episodi di perfetta stasi vivacizzati da qualche rivelazione importante sul conto dei protagonisti, e non tutti hanno tanta pazienza.
Un altro pesante fardello che abbassa la valutazione finale della serie è rappresentato dalla dicotomia tra gli "inner self" dei personaggi e i loro atteggiamenti di facciata. I primi sono realistici, intriganti, contestualizzati, i secondi no. Quel che succede quotidianamente nell'Ohashi High School non è normale, a meno che nel regolamento siano state abolite regole, preside e corpo docenti. Nella 2-C ognuno fa quel cavolo gli pare: portare riviste sconce, poggiare le gambe sui banchi, sfottere l'insegnante, prendersi a botte, urlare nel mezzo di una lezione, scaraventare tavoli (tutte mosse molto "shounen"), affogare compagni, e la punizione è una sola sporadica sospensione, tra l'altro neanche nel caso più grave. Fanno tutto meno che studiare, insomma. Andrebbe bene se si trattasse di una commedia demenziale scolastica come "Lucky Star" e "La malinconia di Haruhi Suzumiya", ma Toradora! è uno shounen romantico e il genere richiede un'ambientazione realistica per creare empatia con il fruitore dell'opera.
Come se ciò non bastasse, la recitazione è perpetuamente sopra le righe, con punte di vero melodramma, come l'incidente in piscina o quello sulla neve, che non sono certo tanto gravi da richiedere urla e pianti. Come diretta conseguenza le maschere risultano più urticanti e innaturali delle vere personalità; il bello è che le prime dovrebbero servire a celare le seconde perché più difficili da accettare in comunità e ciò crea un'incongruenza tra quello che lo spettatore vede e pensa e quello che vuol suggerire l'animazione. Se nel mondo reale mi trovassi a che fare con una Minori o un Koji al primo stadio penserei a dei pazzi o peggio, visto quanto strepitano per fare i simpatici, invece nell'anime sono considerati perfettamente normali.
Se siete arrivati a leggere fin qui avete capito cosa ne penso di Toradora! e perché il mio voto sia di poco superiore alla sufficienza. Il mio rammarico più grande è che la serie aveva tutto il potenziale per diventare qualcosa di importante e non l'ha sfruttato a dovere per rientrare nella massa indefinita degli anime di tendenza. Quel che rimane è un prodotto di pregevole fattura, con musiche carine, personaggi "cosplayabili" e qualche sentimento; sotto le apparenze c'è personalità, ma mai come in questo caso esse sono difficili da superare.
Io l'ho visto e ha tante ma tante scene demenziali. Non capisco come si possa criticare Kary su questo punto.
non sei un eretica. sei solo superficiale.
In particolare, i primi 6 episodi della prima serie (i miei preferiti), ovvero quelli che descrivono il mondo di Haruhi (soprattutto nell'interpretazione solipsistica di Koizumi), sono tutt'altro che demenziali.
E poi, secondo me, "La malinconia di Haruhi Suzumiya" non ha poi così tante scene di questo tipo, e più che altro sono concentrate sul personaggio di Mikuru (creato su misura per realizzare un certo tipo di umorismo).
Se solo il manga provasse a raccogliere quanto seminato in "la malinconia" e "la scomparsa" e a imbastire una trama a lungo termine, probabilmente cambierei opinione. Ma questi e altri archi simili per ora sono fini a se stessi, perchè al loro termine la situazione della brigata resta stagnante. Meno male che fa ridere, va.
Raduno qualche risposta sparsa.
@Vejita "Il 6 a Toradora è quanto di piú ingeneroso abbia letto su questo sito..."
ingeneroso? e chi lo stabilisce, se non l'autore della recensione? L'hai detto più avanti, la valutazione di un anime è dipendente da ciò che recepisce lo spettatore, avrebbe considerazione nulla altrimenti. Hai trovato Toradora! delicato e lineare? Io lo considero per 2/3 prolisso, noioso, scarsamente divertente
nelle parti umoristiche, con attori degni di una soap opera sudamericana.O di Final fantasy XIII.
La pensiamo diversamente ed è sacrosanto che sia così, però come tu vedi difetti io so valutarne i pregi, e nella recensione sono riportati.
@franz
concordo con il tuo primo post, sai che considero il finale di Toradora! uno dei migliori in campo shounen romantico, così come la mia opinione sui finali in genere: mi interessa il viaggio, più che la destinazione.
@ironic
grazie, al solito sei troppo buono^^ mi piacerebbe citare quella discussione qui, ma vattelapesca dove sia finita... "-.-
@God
c'è anche chi preferisce le "proporzionate", eh!
@Kittyn
ti ringrazio per il brillante commento, hai sollevato una questione interessante. Sì, probabilmente "mi aspettavo una storia fortemente sentimentale e romantica" più che altro per il genere riportato in scheda, perchè alla prima visione ero totalmente digiuna di opinioni esterne; è pure plausibile che ciò abbia condizionato la mia visione.Il resto è stato detto da grandebonzo e GianniGreed
non si possono attribuire a questo anime intenti che non ha per poi dire che li tradisce (per intenderci)
eppure "Toradora!" tradisce gli intenti dichiarati a più riprese.
SPOILER!
Taiga confessa a Kitamura nei primissimi episodi, lui la respinge sottointendendo "tanto a te piace Rjiuji"... e non succede niente. Taiga alla scena in piscina urla "LUI è MIO"...e non succede niente. Ami ci prova a più riprese con Riuji e lui non batte ciglio. Tutti che urlano i propri sentimenti e gli interessati fanno finta di non sentire invece che approfittare. Almeno Minori ha una ragione per fuggire i pretendenti, gli altri sono semplicemente ottusi.
SPOILER
Anche nella realta quanti di voi rimarebbero flemmatici e impassibili di fronte a una persona cara che annega???
Neanch'io so nuotare, ma in una situazione simile avrei chiamato il bagnino o spinto in acqua una persona che potesse salvare Riuji invece che contribuire ad affogarlo!
Riguardo a "Welcome to the NHK" invece, innanzitutto complimenti a Micerino, valuto il suo scritto il migliore del trio. Personalmente però la mia opinione si avvicina a quella di bob71: partenza brillante, ironica e cattivissima allo stesso tempo, apice raggiunto nell'offline meeting (qui la serie avrebbe potuto chiudersi in maniera negativa e beccarsi un 10), seconda metà priva di mordente e con la brusca svolta moralista del tipo "drogati di X, che tanto ne uscirai nel giro di due episodi". Ne consegue un giudizio ridimensionato in un 7-8 e un personale disgusto per il finale inconcludente in un senso o nell'altro.
Ad esempio Kary si è lamentata proprio perchè nel finale le cose rimangono così come sono e non si è risolto nulla, ci sarà un motivo, no?
Comunque sì, dei problemi oggettivi dell'anime sono in effetti la regia e i disegni
Alcune scene erano francamente ridicole, come la rivelazione di Sato nel penultimo episodio che scimmiotta in maniera talmente evidente Evangelion da strappare una risata. Comunque devo leggermi la novel per farmi un'opinione più definita.
Se dovessero fare tutto ciò che dovrebbero non sarebbero utili alla storia (anche perchè non è dato sapere se poi non lo abbia salvato con qualche ora di ritardo
Per il resto son convinto che uno scambio di vedute sia costruttivo anche se si rimane delle propie opinioni
PS: le sequenze riguardanti Taiga che tu porti ad esempio io le ho viste come un modo di affrontare i propi sentimenti sopiti con un modo di fare volendo contradditorio, tipico di chi si dice innamorato di uno ma (alla fine) e molto legato ad un altro. Da come le ho lette io un certo fastidio nel personaggio l'ho notato (vedi anche il motivo per cui Taiga si getta nella sfida di nuoto o il suo continuo stuzzicare il protagonista con lamentele sul fatto che lui sia un "cagnolino in calore").
Altro esempio di come le cose possano essere lette in un modo o in un altro a seconda dello spirito con cui si affronta una visione di uno stesso anime. (o del piacere o meno che da vedere certi tipi di realizazione)
Sotto il profilo puramente tecnico non ho notato difetti evidenti in Toradora, sia sotto il profilo della grafica (nitida e ben realizata dal principio alla fine) sia sotto il profilo tecnico dell'animazione (a parte sporadiche cose legate molto a personaggi secondari). Ringrazio perlomeno di non aver dovuto assistere all'ennesimo lavoro composto solo da fissi secolari con le sole bocche che si muovono, e questo e gia di per se un pregio.
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