Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Per il ciclo "Venerdì Shonen" spazio oggi agli anime di Bleach e One Piece oltre al manga Guerilla High di Go Nagai.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


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6.0/10
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Forse questa può considerarsi una delle opere shounen che si è più rovinata andando avanti con il tempo, la mancanza di idea e forse anche di tempo per elaborarle l'ha completamente ridotta a una misera sufficienza stiracchiata. C'è poco da fare, sono pochi i mangaka in grado di mantenere la lucidità durante la realizzazione della propria opera e Tite Kubo si è completamente perso dopo quello che possiamo definire il primo "arco narrativo". Purtroppo la commercialità di un opera porta anche alla pressione di una pubblicazione costante oltre che a una forte tensione da parte dei fan, ed è per questo, forse, che l'opera risulta alquanto monotono.

"Bleach" è un opera shonen che parte in maniera piuttosto incoraggiante. Ichigo Kurosaki è un ragazzo normale, frequenta la scuola, non è un genio ma neanche un deficiente, ha degli amici, una normale famiglia ma è in grado di vedere i fantasmi, che poi si riveleranno anime che non riescono a trapassare. Talmente abituato a vederne, Ichigo fin dalla prima puntata non pare minimamente scomposto a ogni anima che incontra, anzi ci parla e le difende. Finché una notte uno strano mostro appare in casa sua e per poco non uccide la famiglia. A salvarlo arriverà uno shinigami di nome Rukia, la quale lo farà diventare, a sua volta, un mietitore di anime malvagie nonché capace di far trapassare quelle buone.

La figura dello shinigami è piuttosto differente da quella con cui molte altre opere avevano dettato moda. Nel mondo di "Bleach" gli shinigami sono semplici umani morti che poi hanno deciso d'intraprendere quella strada, che tutti possono provare a percorrere, certo non con successo garantito. Questi shinigami non lottano con le falci ma bensì con delle katane, le quali sono ognuna differente dall'altra.
Dopo una breve fase puramente introduttiva si arriva alla vera storia e si scoprirà un inedito rifacimento del "paradiso" stile Edo. Ammetto che ciò mi ha un po' fatto storcere il naso. Tralasciando il fatto che l'autore abbia scelto un ambiente asiatico, il fatto che ogni shinigami sia giapponese non lo trovo per nulla credibile, dato che quello è il paradiso, e dubito che ogni anima buona sia giapponese. A parte ciò, nonostante gli scontri spesso risultino dai finali più assurdi, la trama procede lineare, con buoni colpi di scena.
Saranno poi appunto questi scontri insensati accompagnati da una trama riciclata a rendere quest'anime pesante, affannante e sconsiderato.

Il protagonista cresce in fretta e furia, non apprende quasi mai (praticamente solo all'inizio) la dura e amara sconfitta che negli shonen solitamente fa evolvere. Deve sempre vincere per salvare tutti, il sacrificio in quest'opera non c'è. Andrebbe bene se vincesse contro un avversario alla sua portata, ma Ichigo partirà sempre con il piede nella fossa tirando fuori improbabili aneddoti o forze criptiche.
Come può una battaglia farti immergere nella situazione, se sai già come andrà? Se non ci sarà nessuna logica di forza, e persino di gravità? L'autore sembra quasi non inquadrare neanche lui i suoi personaggi, dimenticando spesso ciò che si era scritto prima o i vari livelli di shinigami. A tratti pare accontentare i fans facendo spiccare i personaggi che più sono amati. Alla fine "Bleach" diventa un prodotto che si vede per inerzia, spinti da quella piccola speranza che possa emergere dalle oscure acque della confusione mentale di Kubo.
Le uniche cose che riusciranno bene anche dopo la prima parte, saranno gli scontri dei personaggi secondari, i quali sorprenderanno anche nelle sorti di vittoria/sconfitta risultando anche decine di volte più realistici di quelli del protagonista.

Dal punto di vista strettamente legato ai personaggi avrei dato di più, perché il mondo di "Bleach", anche se spesso preso da delle grandi amnesie dell'autore, che dimentica vari personaggi chissà dove, riesce a essere vario, difficilmente si confonde un personaggio con un altro anche se il disegno è sì buono, ma poco vario. I volti risultano spesso anonimi, sono pochi i personaggi che sembrano disegnati con cura, uno di questi penso sia Rukia che presenta uno stile di disegno diverso, soprattutto negli occhi.
Musiche, opening ed ending molto buone, ma difficilmente le produzioni di opere così in voga deludono da quel punto di vista.

Quindi dopo tutto questo popò di roba, come definire "Bleach"?
Come un prodotto che con calma e sangue freddo forse poteva essere davvero di un altro livello, ma che purtroppo si è perso e ormai difficilmente tornerà allo splendore. Comunque consiglio la visione agli amanti del genere che sicuramente riusciranno a finirlo e magari a trovarlo buono. Certo, chi è più esperto e ne ha visti parecchi troverà che il voto massimo sia quello da me attribuito, nonostante ciò se partite alla visione dell'anime senza pregiudizi sono sicura che, almeno in parte, vi distrarrà.



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Harenchi Gakuen, primo storico successo di Go Nagai in casa Shueisha (nello specifico nel settimanale Shonen Jump) permise all'autore di iniziare ad affermarsi nel vasto mondo dei manga, grazie al suo pionieristico titolo che lo fece subito conoscere come un autore controverso e un po' azzardato. Il titolo infatti è considerato come il precursore del genere ecchi, mostrando ragazze in situazioni e pose un po' troppo osè per quei tempi e ambientando il tutto nel sistema scolastico. La serie riscosse immediatamente un grande successo ma attirò anche mille proteste da parte dei più, che vedevano il titolo troppo sconcio e politicamente scorretto. Nagai rimase un po' frastornato sia dal grande successo inaspettato ma anche dalle mille critiche rivolte. Ciò non lo scoraggiò, tornando così a trattare un argomento simile, ovvero quello scolastico due anni dopo. Nasce così Guerrilla High, serie di 3 numeri che andrò ora ad analizzare.

Guerrilla High prende vita ispirato ai moti scolastici del '68 contro le istituzioni troppo antiquate e retrograde. Iniziando a leggere la serie ci ritroviamo in un'ambientazione in stile Far West dove insegnanti cavalcano cavalli, indossano copricapi in tema, usano pistole e ci sono addirittura carrozze guidate da moto. Il tutto perché gli studenti, diventati troppo pericolosi, hanno costretto le istituzioni scolastiche a prendere drastici provvedimenti per salvaguardare non solo la scuola e la disciplina ma anche le proprie vite. In tutto questo si muove Mondo Saotome, guerrigliero leggendario che va di scuola in scuola per "epurare" il male insito in tali strutture, liberando così gli studenti da tali costrizioni e donargli la libertà tanto desiderata. Saotome è temuto anche per essere caratterizzato da una grandissima ferocia e crudeltà che lo contraddistingue facendolo figurare un demone ma anche mira di molti cacciatori di taglie affamati di guadagni.

Nagai ha sempre ammesso la sua disapprovazione verso i sistemi scolastici giapponesi, accusandoli di adottare metodi sbagliati per educare i ragazzi, ostilità che si capiscono subito nel leggere le pagine di Guerrilla High.
L'opera, all'apparenza lineare e a tratti anche comica, racchiude una profonda critica sia alle istituzioni scolastiche ma anche all'essere umano in sé, capace di crudeli efferatezze in nome di false cause usate solo come capro espiatorio. I docenti presenti in Guerrilla High sono raffigurati perlopiù come delinquenti dittatori che al primo disordine o disobbedienza non esitano ad usare maniere forti contro i poveri studenti, intimoriti e comandati col terrore. Sono brutti, pieni di cicatrici, con sguardi gelidi e sinistri, vestiti come il peggior bandito western, con tantissimi leccapiedi al seguito e con intenti che difficilmente avrebbero normali professori. Questo fa capire molto che, dietro l'ironica e caricata atmosfera surreale da Far West adottata da Nagai si nasconde una profonda critica verso gli insegnanti, accusati di non saper educare i propri studenti. Curioso il fatto che, a distanza di moltissimi anni, questa critica fu adottata anche da Tohru Fujisawa per il suo GTO - Great Teacher Onizuka, nel quale l'ex teppista Eikichi Onizuka si trova a dover gestire studenti traumatizzati da professori crudeli e incompetenti, capaci solo di badare ai propri interessi. Che non sia una critica tanto infondata?

Parallelamente troviamo anche la crudeltà e la viltà dell'Uomo che, sfruttando la lotta per una giusta causa (in questo caso l'abbattimento della "dittatura" scolastica"), commette i peggiori crimini, che vanno dalle uccisioni allo stupro per soddisfare i peggiori istinti personali. Mondo Saotome infatti è l'antieroe per eccellenza che, mascherandosi da giustiziere amante della Libertà, uccide e molesta sfrenato e indisturbato. Nel primo numero possiamo assistere a tale ipocrisia e meschinità quando, rapita una professoressa, la denuda pubblicamente minacciandola di molestie solo per farle ammettere di essersi comportata male con alcuni studenti. Tutto ciò si rivela essere una facciata atta solo a soddisfare la libidine del giovane, assetato di sangue e potere. E questo non è altri che la denuncia sulle crudeltà dell'Uomo, della quale troppo spesso siamo spettatori in molte occasioni, particolarmente in tempi attuali.

Guerrilla High inizia con toni molto caricaturali e ironici per poi proseguire, nei numeri 2 e 3, in contesti e ambienti più seri e cupi, discostandosi così dai toni western caratteristici dell'inizio. Questo cambio di rotta è dovuto alle scarse vendite che ebbe la serie, che costrinse l'autore a cercare varie alternative per renderlo più appetibile ai lettori giapponesi, tentativi ahimè vani perché fu costretto ad interromperlo a favore della serializzazione di un altro manga, Mao Dante. Difatti Guerrilla High è un'opera incompleta, presentando un finale "molto" aperto che lascia il lettore un po' con l'amaro in bocca e deluso. Ciononostante la serie è ben fatta e ben caratterizzata, mostra personaggi devoti alle proprie cause e con colpi di scena non indifferenti.
Il tratto è un po' acerbo, caricaturale e rotondeggiante, contando che siamo ai primi tempi della carriera dell'autore sa già farsi valere, specialmente nelle scene d'azione e splatter, caratteristica sempre cara al buon vecchio Nagai.

L'edizione italiana, edita da d/visual presenta un ottimo prodotto, ben confezionato con moltissime pagine a colori (il secondo numero, a occhio e croce, è per metà a colori) e due dossier curati dal direttore della casa. Il costo un po' eccessivo, 7.10€, è giustificato, oltre da una bella cura generale, anche dall'unicità che ha il titolo da noi, avendo un'edizione, a detta della casa, unica al mondo. Inoltre per 3 numeri è una spesa abbastanza sostenibile.

Nota d'interesse è sottolineare che i due protagonisti della serie, Mondo Saotome e Tatsuma Mido, si rincontreranno in un altro titolo dell'autore, ovvero Violence Jack, dove saranno trapiantati in un mondo apocalittico e desolato alle prese con il fantomatico Jack, figura leggendaria portatrice di sventure e caos. Questa può essere una consolazione al fatto che i protagonisti, sfortunatamente vittime di una interruzione della serie natale, troveranno un "seguito" alle loro vicende in un altro titolo.

Termino qui consigliandovi Guerrilla High come un ottimo fumetto pieno di significati e letture tra le righe, che apprezzerete specialmente se siete fan del maestro e che abbellirà la vostra collezione di manga grazie alla bella edizione offerta.





1.0/10
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Secondo i Maya nel 2012 finirà il mondo. E finirà anche One Piece. Ma solo perché finirà il mondo. Poi qualche alieno passerà dal fu Sistema Solare e magari in mezzo a qualche detrito spaziale troverà qualche tavola stracciata dell’Oda’s manga. Lì è probabile che la domanda di ET sarà: ma qua non erano sparite forme di vita intelligenti?
E beh, come dargli torto. L’unico davvero sveglio è Oda, che ha avuto un’idea e l’ha mandata in stampa a ciclo continuato, sempre uguale. Poi si doveva fare anche l’anime, il ferro si batte finché è caldo. O in questo caso le disgrazie non vengono mai sole. E le seconde arrivate vengono pure peggio delle prime. E mi pare anche naturale, insomma, se vuoi realizzare in maniera decente n->∞ episodi devi prendere una barca di soldi e distribuirla tra animatori, disegnatori, coloristi e ragazzi porta cappuccino. Poi fatturi un’altra barca di quattrini ma se copri solo le spese cosa te ne torna? Meglio investire 1 e guadagnare 1.000.000, perciò via con la pantomima di sgorbietti pitturati low cost su quadri dozzinali. Che poi uno può anche farsi i conti e dire: vale la pena di spendere in tutte 'ste risorse per la storia di un pirata che si crede M. L. King e va in giro a combattere blaterando dei suoi sogni con altre caricature raccattate per strada?

E insomma, discorsi del genere sono pure deleteri. Si consideri che OP è per ragazzini. Un ragazzino di solito ha la sciagurata tendenza a emulare i fenomeni del momento. Due più due fa quattro e ci ritroviamo con un esercito di scimmie urlatrici che menano pugni all’aria strillando “combatto perché ho un sogno, mitraglia gam gam in azione!”.
Di questo si tratta, Rufy, Rubber, Monkey, D. per demenza o come caspita si chiama e compagnia briscola non fanno altro. Oda ha buttato giù un bel mucchio di macchiette, a ognuna ha consegnato degli attributi caratteristici, delle frasi tipo e degli accessori strampalati e poi le ha mandate tutte assieme a portare il verbo della legnata in giro per i sette mari. Avesse fatto fiasco, Oda avrebbe chiuso il baraccone in tre atti. Siccome ha avuto successo (perché, boh, il cappello di paglia dà un irresistibile tocco casual, e se poi c’è la possibilità di aumentare il potere legnante con frutti dopanti allora la cosa è strepitosa) tira la menata mandando in loop lo schema di base arrivo-combatto-soffro-m’incazzo, porca miseria, io ho un sogno-vinco-ok, andiamo a rompere i maroni nella prossima tappa. Tutto il resto è il prodotto che i neuroni di Oda ricamano come tendina per nascondere il riciclaggio. Va beh, insomma, ci provano, poverini.

D’altronde cos’hai ancora da dirmi che non mi hai detto nelle precedenti 500 puntate? Che sono un menga a continuare a guardare sta farsa? O magari lo scopo è riproporre allo sfinimento sempre la stessa storia come metafora del noioso tran tran giornaliero, una cosa tipo tedio cosmico. Sarà, ma personalmente non vedo Oda come un decadentista e OP non mi pare si dia un senso che non sia il non senso. E pure qui, 20 episodi di non senso bastano e avanzano, il troppo stroppia, qualunque sia la tua morale, il tuo messaggio, il tuo scopo (money, money, money).
La verità è che dietro a ogni fotogramma rattoppato alla meno peggio c’è un Oda con gli occhi a forma di $. Poi ciascuno si trastulla come gli pare, roba trash per l’etere ne gira a vagoni. Ma giustificare il proprio sollazzo è prassi da mocciosi. OP è solo droga shonen a buon mercato, semplice e tagliata a costo zero. Se Oda avesse avuto davvero inventiva si sarebbe fatto di acidi e avrebbe disegnato le sue allucinazioni. Raccattare qualunque idea baldracca ti passa in testa e ammucchiarla in un manga non è sintomo di nessuna inventiva. A meno che il tuo obbiettivo non è andare all’arrembaggio della Luna impilando tutti i capitoli prodotti. Di Marte considerando le cassette dell’anime. Vuoi contribuire anche tu all’impresa? Allora strilla “we are!” (stupid) mentre sganci le monete. Sai che risate si farà ET.