Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Per l'appuntamento di oggi focalizziamo l'attenzione su titoli attesi nonché di produzione molto recente. Abbiamo dunque tre anime: Chihaya Full, Fate/Zero (1a stagione) e Guilty Crown.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


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8.0/10
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Liberiamo subito il campo da un equivoco: quest'anime di sentimentale ha davvero ben poco. Sportivo, scolastico, ma non sentimentale! Quindi se state cercando una storia d'amore tra i banchi di scuola guardate altrove.
"Bellezza sprecata", è così che chiamano Chihaya, sorella di una famosa modella con cui condivide la bellezza ma non i modi pacati e graziosi che tanto sono legati al concetto di femminilità giapponese. In verità non è che sia un maschiaccio, ha solamente un po' la testa tra le nuvole. Il suo sogno è quello di diventare Regina del Karuta, il gioco di carte (sconosciuto al di fuori del Giappone) che caratterizza tutto l'anime. Le vicende si svolgono tra la sala del club e i vari tornei sparsi in giro per la nazione.

Quest'anime non ha nulla di fantastico, colpi di scena o puntate mozzafiato. Ha, tuttavia, un grande merito: quello di portare una ventata di novità nel mondo degli anime che davvero fatica a uscire dalla palude di stereotipi e prodotti stravisti in cui si è infilato recentemente. Sì perché quantomeno mette al centro di tutto uno sport nuovo, poco popolare anche in Giappone, e lo rende avvincente, tanto che anch'io vedendo le puntate ho desiderato più volte di fare una partita.
Poi Chihaya è un personaggio davvero fantastico, che alza da solo tutto il livello dell'anime. Altro che "bellezza sprecata", è una ragazza che non passa mai inosservata e il cui volto comunica molto, molto di più delle solite belle-ragazze-dolci-tutte-uguali che ormai invadono (per non dire "infestano") la stragrande maggioranza degli anime. Allora ben venga una bella ragazza con un carattere forte, ma alla stesso tempo capace di piangere e di emozionarsi, di combattere e di scoraggiarsi. Un personaggio quanto mai vivo che accende tutto ciò che gli sta intorno. Trascina tutto e tutti con il suo entusiasmo, spettatore compreso.
Anche i personaggi secondari sono ben caratterizzati, sopratutto Arata. Un ragazzo solitario e vittima di Ijime - il classico bullismo giapponese che prevede di ignorare completamente l'altro - che però non si arrende e continua a coltivare la passione del Karuta tramandatagli dal nonno campione. E' lui che con la sua passione inizia Chihaya al gioco.

I disegni e le ambientazioni, i fondali e i volti sono disegnati in modo magistrale. Dal mio punto di vista non potrei chiedere di meglio. L'opening è molto energica, di quelle che ti rimangono in testa, e soprattutto dura il giusto.
Chiudendo il cerchio nel punto in cui l'avevo aperto, quest'anime ha un grande assente, inserito nella lista degli invitati, ma mai pervenuto: l'amore. Uno sguardo più prolungato e qualche frase sospetta sono davvero troppo poco per definire un anime "sentimentale". E io credo che se si fosse puntato maggiormente su questo aspetto ne avrebbe guadagnato tutta la storia, in termini esponenziali.
Non so se è già in programma una seconda serie o se il manga continua, ma il finale lo lascia intuire, quindi posso per il momento sospendere in parte il giudizio.
E' un anime che mi sento sicuramente di consigliare, che ho seguito e atteso nell'uscita delle sue puntate con relativa impazienza. Non è però un anime che raggiunge vette altissime, avendo comunque il merito di mantenersi costante e non perdere mai i suoi tratti più caratteristici.



8.0/10
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I più assidui lettori delle mie recensioni (ma esistono davvero?) ricorderanno che tempo fa avevo visionato uno degli shounen più amati su questo sito, "Fate/stay Night", e come fossi rimasta sostanzialmente delusa della gestione di un ottimo spunto narrativo. Perché quindi nuocermi la salute e sorbirmi pure una serie prequel con le stesse meccaniche di fondo? In primis, duole dirlo, per il character design dei personaggi. Ritengo Takashi Takeuchi uno dei migliori artisti del settore, per le sue figure di sorprendente freschezza, semplicità e riconoscibilità nel desolante piattume odierno ero-moe. In secundis, la natura del progetto avrebbe escluso da ogni possibile scenario Shiro Emiya, il che non poteva che addurre dei benefici alla Guerra per il Sacro Graal. Infine mi galvanizzava l'idea di ritrovare lo sceneggiatore e la compositrice di "Puella Magi Madoka Magica" alle prese con una licenza Type/Moon.
Senza ulteriori indugi premetto che la fiducia è stata ben riposta e il motivo è presto detto: gli autori hanno corretto praticamente tutti i difetti che avevo rilevato in "Fate/stay Night", quasi obnubilati da una magia a distanza.

Il primo cambiamento, e il più rilevante sotto ogni punto di vista, è che in Fate/zero i protagonisti sono tutti adulti. Non che abbia qualcosa contro i liceali, tant'è vero i miei anime favoriti hanno per protagonisti degli adolescenti; fatto sta che per come la Guerra del Santo Graal è stata concepita (una lotta all'ultimo sangue tra maghi e entità mitologiche da loro evocati, con un unico vincitore) avere per protagonisti delle persone mature è la soluzione più adatta. Basta fregne manichee fra vita e morte, con la netta preferenza della prima anche nelle situazioni più disperate; i nuovi Master hanno talento, abilità e in taluni casi pure piacere nell'uccidere e se la situazione richiede non si tirano mai indietro, anche a costo di coinvolgere civili. In fondo il mito racconta che solo chi ha una forte determinazione riuscirà a impugnare il Graal e a vedere realizzato il proprio desiderio.

Secondo punto a favore: non c'è fanservice. Vuoi che la maggior parte dei Servant non hanno, diciamo così, un aspetto gradevole, vuoi che le poche donne sono castigate in degli abiti che occultano le loro forme e hanno così modo di parlare, oltre che mostrare, la gran parte dello spazio del singolo episodio è riservato ad approfondire passato e motivazioni di ogni guerriero. Intendiamoci, non siamo comunque al livello di un trattato di Jung e tanto meno è richiesta una simile bravura; si può con sicurezza affermare che il cast sia più vario e meglio approfondito di quello di "Fate/stay night".
La mia naturale passione per gli alienati mi porta a preferire Caster e Rider su tutti, ma devo ammettere che è stata Saber a trarre maggior giovamento da questa scelta. Finalmente - sarebbe più opportuno, ahinoi, dire financo - l'algida biondina, scevra da cotte adolescenziali e da scenette erotiche, ha conquistato la dignità che le spetta dal ruolo conferitole nella Guerra e nella Storia. A tal proposito sono lieta di segnalare che diversi aneddoti sui Servants raccontati nell'anime hanno un riscontro reale, ciò palesa delle ricerche storiche approfondite.

L'ultimo punto di svolta, in estrema sintesi, è stato rendere i combattimenti meno shounen di quelli del suo sequel: di conseguenza ci sono meno azione, meno superpoteri, meno urla disumane, e più strategia. Ogni regola della Guerra è conosciuta a menadito dai concorrenti e rigorosamente applicata a svantaggio degli avversari, senza distinzioni tra alleati e nemici. Dal mio punto di vista è consolante che, ogni tanto, in una sana competizione venga applicato un filo il cervello. Di contro l'anime è molto verboso: alcuni episodi sono interamente occupati da dialoghi che, per quanto ben scritti, disattendono le aspettative di botte ed effetti pirotecnici e possono provocare noia ai cultori di Shounen Jump. Cito ad esempio il primo, dove viene fiscalmente descritto lo scenario di partenza, e gli ultimi, all'interno dei quali si discutono argomenti di levatura ben superiore alla portata dell'anime, come la questione di Dio e i requisiti di un giusto sovrano.

Tecnicamente le animazioni sono piuttosto statiche tranne nei combattimenti ove è presente tanta CG giustificata. I disegni sono meno belli di quelli del sequel ma più fedeli agli artworks originali. Le musiche, di chiaro stampo kajuriano, sono orecchiabili e non particolarmente significative.
Per concludere non posso che consigliare Fate/Zero a chiunque sia minimamente interessato agli shounen di ispirazione fantasy. Ci sono due sole limitazioni: la prima è che molti protagonisti di questo titolo sono collegati a doppio filo a quelli della prossima Guerra, per cui si corrono alti rischi di spoilers su "Fate/Stay Night" se non si è conclusa la visione di uno dei suoi molti formati. La seconda è che Fate/Zero è una serie divisa in due stagioni di cui finora è andata trasmessa solo la prima, per cui non posso prevedere dove la trama andrà a parare. D'altro canto sarebbe fuorviante valutare questi 13 episodi in previsione dei prossimi venturi per cui non posso esimermi dal ben stimare quanto guardato. Complimenti, Type-moon: mi hai fregato.

Attenzione: il seguente paragrafo analizza la parte di storia che va dall'episodio 14 all'episodio 25. Potrebbe contenere spoiler

"Il campo di battaglia è sempre stato nient'altro che un inferno. In guerra non c'è spazio per la speranza. Ciò che resta (ai sopravvissuti) è solo fredda disperazione e un peccato chiamato vittoria, forgiata sul dolore degli sconfitti."

È con queste amare parole che Kiritsugu palesa il suo intimo pensiero e assieme riassume il cuore di questa seconda stagione di Fate/Zero. La Quarta Guerra per il Sacro Graal è ormai entrata nel vivo e non c'è più tempo per mediare ritirate strategiche o fare prigionieri. Non è una competizione pulita, questa: operata tramite l'inganno e la manipolazione, risolta con vili pugnalate alle spalle piuttosto che con un cavalleresco scontro di spade. Si uccide molto, in questi tredici episodi; si generano i traumi che poi segneranno il cast del sequel "Fate/Stay Night". Non si può, quindi, evitare di approfondire i Master e i Servant rimasti, sviscerarli, abbattere loro ogni stilla di determinazione una volta posti di fronte ai crudi compromessi della guerra. Tutto il minutaggio a disposizione è dedicato al loro approfondimento, e personalmente non mi dolgo di avere per questo sacrificato fasi di azione concitata.

Non voglio rischiare di anticipare i numerosi colpi di scena e retroscena che questa seconda parte prevede: il compito che voglio imputare a questa recensione, per quanto umile, è di presentare delle linee guida per meglio apprezzare quel che alcuni di voi vedranno.
Due personalità in perfetta antitesi tra loro giungono in questa serie a una completa maturazione: mi riferisco, ovviamente, a Kirei e Waver. Forse proprio per la loro volontà di mettersi in gioco in quanto insofferenti del rispettivo status, i due percorrono due strade divergenti e finiscono per diventare proprio quello che non si sarebbero mai augurati, un tempo, di essere. Se la vuotezza dell'uno trova unica soddisfazione nel perpetuo stimolo, in una sorta di svogliata reinterpretazione dell'etica leopardiana, l'altro ha modo di snobbare la ricerca del prestigio sociale in cambio della preservazione dei propri interessi. A Master di tale levatura sono stati abbinati dei Servant altrettanto carismatici in grado d'ispirarli tramite il loro esempio. Gli altri personaggi, mancando di tale vivacità intellettuale, crolleranno di fronte al fallimento o più semplicemente spariranno dalla circolazione una volta esaurito il proprio compito.

Per dovere di cronaca devo segnalare due episodi che interrompono bruscamente la narrazione per trattare il passato di Kiritsugu Emiya. Mi è spiaciuta molto sia la loro collocazione sia il loro contenuto: non solo svelano retroscena di scarso interesse, ma - ed è questo l'errore grave - spezzano l'equilibrio faticosamente mantenuto dello spazio riservato ai principali figuranti. In sintesi, Emiya diventa di colpo il protagonista della vicenda; si annulla così quel poco di suspense che coloro i quali fossero ignari di "Fate /stay night" erano riusciti finora a preservare. Perché, mi chiedo, non relegarli in fondo alla serie o in un OAV extra?
La sovrabbondanza di dialoghi è l'altra croce e delizia di Fate/Zero: la serie si premura di spiegare ogni infimo dettaglio, lasciando che la capacità di astrazione dello spettatore abbia la meglio sulla potenza evocativa delle immagini. Non ritengo la scelta in sé errata, anche perché la loro scrittura è encomiabile, ma non è delle più popolari. Chi è giunto fin qua con la visione, comunque, non credo avrà grossi problemi a proseguire.
Ricordo altresì che l'esito della Quarta Guerra era già stato deciso nel sequel, pertanto Urobuchi nella stesura della novel da cui è stato tratto il suddetto anime ha avuto pochissimo spazio di manovra; non si possono che fare applausi allo sceneggiatore per come sia riuscito ad assumere un compito così gravoso senza deludere i fan di Type-Moon, semmai approfondendo ulteriormente le tematiche cardine del videogioco: il prezzo del desiderio, la corruzione del Graal, la formazione dell'eroe, i disastri della guerra e così via.

Voglio infine spendere due parole per il comparto tecnico. Ufotable decise durante la produzione di spezzare Fate/Zero in due stagioni, in modo da mantenere uno standard qualitativo elevato. Le atroci animazioni facciali di episodio 10 sono lì a testimoniare quanto ce ne fosse bisogno, soprattutto per i combattimenti cruciali, i quali, per quanto brevi, hanno avuto infine lo splendore scenico che meritavano. Unica pecca è la CG 'giocattolosa' in certi frangenti, soprattutto nella resa del polipone di Caster e dell'armatura di Berserker. Perfino le musiche raggiungono nuove vette grazie al prezioso contributo delle Kalafina, nelle opening e nella micidiale ending "Manten".
Tirando le somme, Fate/Zero è un ottimo shounen, e fintanto lo si considera tale riesce a intrattenere per mezzo di una trama solida, di personaggi significativi e del rifiuto totale di ammiccamenti per otaku. I palati più esigenti e gli appassionati di "jumpate" si rivolgano altrove, io mi sono divertita tantissimo così.



6.0/10
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Avevo delle aspettative, per quest'anime, se non altro per il character design di Redjuice di cui adoro il tratto. Forse sono state anche queste aspettative che hanno fatto calare tanto il voto.
"Guilty Crown" presenta una lavorazione tecnica quasi impeccabile, con colori brillanti com'è più o meno canonico per la Production I.G. e animazioni fluide, con pochi cali. Come dicevo, il character design non è solo di mio gusto ma, a parer mio, ben curato e rende dignitosamente il disegno di Redjuice che io amo tanto. Sempre riguardo ai disegni, una nota di merito va anche agli sfondi estremamente accurati e non poco accattivanti.
Accanto a questi complimenti, va una lode pure alle musiche ben realizzate che sanno fare immergere lo spettatore nell'atmosfera, sia essa d'azione o drammatica.

Il problema è che, proprio dove le musiche e le animazioni coinvolgono lo spettatore, i personaggi non hanno la stessa capacità. Giungiamo, quindi, al tasto dolente dell'anime e in parte sono proprio i personaggi. Molti, variegati, potevano non avere partenze originalissime ma di certo promettevano buoni sviluppi e interessanti caratteristiche. Lo stesso vale per la trama, che non era eccelsa, ma di sicuro era interessante o perlomeno poteva presentare interessanti risvolti. Ritengo infatti che la trama sia stata sciolta quanto meno male, dal momento che parte lenta e prosegue tale per i primi circa 8 episodi, vi è poi una brusca ma interessante accelerazione fino al 12, e poi un altro stop.
Da questo punto in avanti, parte la seconda parte di "Guilty Crown" (che è infatti un anime perfettamente spezzabile in due parti), molto più cupa e intensa, in un susseguirsi anche troppo svelto di avvenimenti. Questo non permette di sviluppare a dovere determinati punti, che quindi rimangono se non oscuri di sicuro poco chiari, e portano a un finale che dire frettoloso secondo me è poco. Tutto questo non aiuta neppure i personaggi, che seguiamo in svariate mutazioni non sempre giustificate o non giustificate a sufficienza. Se non si è capito, il dramma qui dentro è proprio in quello che è stato fatto a metà.
Infatti nei primi, lenti, episodi i personaggi anche secondari assumono comunque un ruolo, hanno una storia e una certa personalità, anche se pochi brillano per carisma (Gai, per esempio, fino ad un certo punto). La seconda parte, che cerca di strizzare tutto quello che ancora c'è della trama, si concentra molto sui protagonisti Shu e Inori, ma tralascia quasi tutti gli altri e insieme a loro tutte le sotto-trame che li riguardano. E che, personalmente, m'interessavano assai.

Abbiamo, in definitiva, bei disegni, belle animazioni, belle musiche, con affascinanti opening ed ending. Poi, abbiamo belle premesse. E mica tanto bei risultati: personaggi incompleti, trama che a causa della fretta risulta a volte confusionaria, sceneggiatura quindi non perfettamente riuscita. In definitiva, "Guilty Crown" poteva essere se non un capolavoro sicuramente un bell'anime, di quelli che ti lasciano con una certa soddisfazione alla fine. A me questo non è rimasto, anzi, credo che mi rifugerò nel mio angolino di fanwriter per fantasticare su tutto quello che i creatori non hanno voluto/potuto dirci. Non posso che definire "Guilty Crown" un'occasione sprecata e si becca così una sufficienza rosicata grazie alle indubbie qualità tecniche.