Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

In questo arroventato clima estivo e in pieno svolgimento degli Europei di Calcio, ecco un bell'appuntamento con anime calcistici. Scendono tutti in campo tra Inazuma Eleven, Captain Tsubasa e Whistle.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


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Avevo perso quasi completamente il piacere di guardare anime, negli ultimi tempi li trovavo banali, insulsi, non mi divertivano più come un tempo. Anzi, la verità è che ormai m'annoiavano, pensavo che la parabola fosse tristemente giunta alla sua fase calante. E poi... e poi mi sono dovuto ricredere.
La mattina mia sorella teneva la tv accesa su Rai2, perché da che mondo è mondo quando si fa colazione per i bambini i cartoni sono un must. E così, inizialmente di sfuggita, ho avuto anch'io occasione di guardare qualche episodio di "Inazuma Eleven".
È stato amore a prima vista. Centinaia di puntate divorate l'una dopo l'altra, senza riuscire a smettere. Ho iniziato poi a giocare ai videogame per DS, e dico solo che nelle ultime settimane non faccio altro che scrivere guide e soluzioni in inglese per tutti i capitoli della saga. Più tempo passa più mi piace, è incredibile.

Quando provo a consigliare questo anime in giro ho un po' di difficoltà a rispondere alla domanda "di che parla?". Perché se a me dicessero che in quest'anime "dei ragazzini, attraverso un calcio alla 'Shaolin Soccer', devono salvare il mondo contando solo su tecniche che violano tutti i principi della fisica e sul potere dell'amicizia", io esploderei in una fragorosa risata e non darei a questa porcheria la benché minima chance.
Ma quanto sbaglierei...

In realtà è proprio questo rifiuto del realismo il punto di forza di "Inazuma Eleven". Basta dare leva alla propria sospensione dell'incredulità per godere di un prodotto capace di trasmettere un divertimento genuino. Non è un anime sportivo, non è comico, non è d'azione, non è sentimentale, ma è semplicemente un sapiente mix di tutti questi generi. E con sentimentale non intendo solo i siparietti amorosi (che in IE sono pochissimi), ma tutta l'atmosfera che circonda ogni puntata.
Perché il protagonista è un sentimentale, ma nell'accezione emotiva del termine. Prende a cuore tutto ciò che riguarda la sua squadra, vuole essere d'esempio, è deciso a non arrendersi mai anche quando la differenza di potenziale con l'avversario è immensa. E non lo fa perché vuole la vittoria a tutti i costi, è un sentimento puramente sportivo a muoverlo, vuole vincere perché ama il calcio e vuole giocare al massimo delle sue possibilità.
Per questo, nonostante sia un portiere, non si fa problemi ad abbandonare la propria area di rigore se la sua squadra è in difficoltà. Si difende in 11, ma si attacca anche in 11.
Insomma: se del calcio vi piace la sua parte più "spettacolare", se a distanza di 40 anni vi piace ancora guardare Italia-Germania o altre partite che mozzano il fiato, non potete non amare "Inazuma Eleven".

E chi il calcio lo odia o lo sopporta malvolentieri? Dovrebbe dare un'opportunità a questa serie?
La risposta non può che essere "assolutamente sì". Perché non ci sono solo partite o tornei da vincere in "Inazuma Eleven", ma soprattutto una miriade di personaggi assolutamente ben caratterizzati e che lo rendono un anime impossibile da non amare. Inazuma Eleven è "coolness" allo stato puro, una volta entrati in questo mondo è difficilissimo uscirne. Per dire, in squadra c'è spazio anche per le ragazze, è un calcio genuino, in cui tutti possono partecipare a patto di amare questo sport.
Dai, finirei per scrivere un libro su "Inazuma Eleven", mi fermerò qui. Riassumo il tutto con un "è un anime consigliato a tutti, grandi e piccini, maschi e femmine, terrestri e alieni, quindi, se non l'avete già fatto guardatelo tutto, it's worth it".
E se vi piace non perdetevi il videogioco, è fantastico! La Level 5 ci sa proprio fare.



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Recensire oggi un anime come Captain Tsubasa è veramente difficile. Le evidenti esagerazioni negli schemi di gioco, l'incredibile lunghezza dei terreni di gioco, i continui flashback, anche di parecchi minuti, a cui si lascia spesso andare il portatore di palla (che comunque rimane incollata ai suoi piedi), e tutte le altre trovate inverosimili di questa serie sono ormai ben note a tutti e sono espresse in modo davvero impeccabile in una famosa canzone-parodia dei gem boy.
Tutto ciò, se realizzato ai giorni nostri, probabilmente avrebbe l'unico effetto di farci gridare al disastro, in quanto il pubblico moderno, abituato ormai da anni a produzioni sempre più realistiche e meno "favoleggianti", noterebbe immediatamente l'impossibilità delle gesta sportive dei protagonisti e troverebbe il tutto, nel migliore dei casi, un po' troppo bizzarro.

Captain Tsubasa nasce però all'inizio degli anni ottanta, in un periodo in cui gli anime non avevano come propria base portante il realismo, ma erano intrisi dell'intento di stupire sempre lo spettatore. L'eroe, in queste storie, era colui che riusciva a fare cose che gli altri non erano in grado di fare, o che anzi erano fisicamente impossibili.
Anche se il genere sportivo è forse quello in cui maggiormente quest'aspetto si nota maggiormente, anche cambiando genere le cose non erano a quei tempi molto diverse: si pensi a tutte quelle commedie sentimentali nate in quegli anni dove uno dei protagonisti era dotato di qualche super-potere. Oggi una scelta del genere difficilmente troverebbe credito; bisognerebbe invece optare esplicitamente tra il fantasy o la commedia pura e semplice.

E' questo un aspetto che non va assolutamente sottovalutato perché altrimenti diventa difficile capire come quest'anime possa avere avuto così tanto successo. Oggi vedere un episodio in cui viene eseguita una "catapulta infernale" non provoca in noi fastidio in quanto già da tempo conosciamo come si svolge una partita di calcio in questo anime e, anzi, una volta ci piaceva proprio per quelle giocate fantascientifiche che proponeva. Per cui in sede di valutazione il momento storico in cui collocare un anime come questo ha, a mio avviso, più importanza che per gli altri "classici": proposto oggi per la prima volta non so se avrebbe lo stesso seguito. Ma chi di noi, ai quei tempi, non ha fatto il tifo per la "New Team"?
Proprio in virtù di tutto questo ho deciso di essere clemente e assegnare un voto che supera la sufficienza, lasciando un po' da parte quei criteri di obiettività da cui in genere non mi separo mai. "Holly e Benji" è stato un culto, inutile negarlo; e dato che ero partecipe (anche se mai eccessivamente) di questo culto non posso che comportarmi di conseguenza



8.0/10
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Sho Kazamatsuri è un ragazzo piuttosto basso per la sua età. Il calcio è la sua passione e sogna di diventare un giocatore professionista, ma a causa della statura viene relegato solamente nella terza squadra della Musashi no Mori. Stanco di rimanere in disparte a pulire palloni, Sho si trasferisce alla Sakura Josui con l'obiettivo di diventare titolare della squadra di calcio. Nonostante sembri inizialmente abbastanza impacciato nel gioco, la sua determinazione fuori dal comune lo aiuterà a fare ben presto passi da gigante. Kazamatsuri si allena ogni giorno anche dopo gli allenamenti per migliorare quelli che sono i suoi punti deboli. In breve riuscirà a guadagnarsi un posto inamovibile in attacco e a mettersi in luce con belle prestazioni. Sho è un esempio per compagni di squadra e avversari per la sua grande forza d'animo che lo ha spinto a migliorare tecnicamente e tatticamente nonostante la difficoltà della bassa statura e della poca forza fisica. Kazamatsuri riuscirà a fare della sua velocità e dei suoi dribbling il suo grande punto di forza. Così facendo, viene ben presto selezionato insieme ai compagni di squadra Mizuno, Fuwa e Sato per far parte di una squadra rappresentativa di Tokyo che giocherà partite con squadre giapponesi e straniere. La strada per realizzare il sogno di diventare giocatore professionista è ancora lunga, ma Sho non ha intenzione di mollare...

Amo profondamente il calcio, per cui posso dire con piacere di aver apprezzato molto Whistle!, meglio conosciuto in Italia come Dream Team. Tratto da un manga formato da 24 tankobon, si presenta come un anime che parla davvero di calcio. In Whistle! non ci sono tiri che prendono luce per la troppa velocità o cannonate talmente potenti da bucare la rete. Whistle! è un anime dove ragazzi normali rincorrono un pallone per realizzare i propri sogni. E Sho Kazamatsuri è l'esempio lampante. Grazie al protagonista si possono cogliere diversi insegnamenti durante il corso dell'anime. Sho non si arrende mai, nemmeno di fronte a quelli che sono i propri limiti. Con coraggio e spirito di sacrificio riesce a tirar fuori il meglio possibile, dimostrandosi un esempio da seguire. Lo trovo perciò, un anime sportivo davvero istruttivo. La trama è molto ben strutturata. Gli eventi si susseguono gradualmente mentre accompagnamo il protagonista nella sua crescita umana e sportiva. Il messaggio che più volte viene messo in evidenza è certamente l'amicizia e lo spirito di squadra. Diversi sono gli episodi dedicati allo sviluppo dei rapporti interpersonali tra i protagonisti che impareranno che non basta il singolo talento di ognuno se non lo si mette a disposizione della squadra. Uniti si vince, insomma!

Passando alla realizzazione tecnica devo dire che l'ho trovata abbastanza buona. Il character design è semplice e nella norma e i colori sono brillanti. Le partite non durano mai più di 2-3 episodi, il che rende l'anime scorrevole e piacevole, tranne forse all'inizio, dove ci si dilunga un po' nelle partite amichevoli. Ben fatte le scene a rallentatore che evidenziano le fasi cruciali degli incontri e fanno salire la suspence. Le sigle italiane sono ottime. In particolare mi è piaciuta l'opening “Double Wind”, le cui parole sono davvero molto belle. Abbastanza buone anche le musiche che accompagnano le azioni di gioco. In conclusione, aggiungo che Whistle! può essere apprezzato tranquillamente anche da chi non mastica calcio, in quanto nel corso dell'anime vengono spesso analizzate le azioni, il che facilita la comprensione del gioco anche ai meno esperti. Nonostante sia molto meno famoso di Capitan Tsubasa e Alè alè alè oh oh, Whistle! è comunque uno dei migliori anime calcistici che ho visto! Un inno allo sport e all'amicizia!