Ricorre quest'anno il 40° anniversario della normalizzazione delle relazioni diplomatiche sino-giapponesi (日中国交正常化, Nitchū kokkō seijōka), avviata con la dichiarazione congiunta dei rappresentanti dei governi di Cina e Giappone del 29 settembre 1972. Il processo di rinconciliazione tra i due popoli, avviato già sul finire degli anni '60 del secolo scorso da personalità come Daisaku Ikeda, presidente del Sōka Gakkai (movimento religioso di matrice buddhista), si trova a dover fare i conti con le ferite lasciate aperte dal secondo conflitto mondiale e con residue dispute territoriali, oltre che con i timori da parte nipponica per la crescente forza militare della Repubblica Popolare Cinese. Negli anni, però, la crescita vertiginosa dell'economia di Pechino, gli interessi economici congiunti e il partenariato commerciale hanno permesso l'apertura di un cauto spiraglio nella cortina di diffidenza tra i due colossi asiatici.

In questo quadro, non troppo sorprendentemente, sembra giocare un ruolo anche l'esportazione della pop culture nipponica; l'industria culturale legata al Cool Japan aveva “colonizzato” da tempo le quattro tigri asiatiche (Taiwan, Corea del Sud, Singapore ed Hong Kong), creando tra l'altro terreno fertile per lo sviluppo di analoghi fermenti nei paesi interessati da questa sorta di acculturazione soft (si vedano fenomeni quali il K-pop o i Korean e Taiwanese drama, o ancora il fiorire del cosplay in realtà come Hong Kong), ma adesso sembra essersi aperta una breccia di penetrazione commerciale nella stessa Mainland China.

Shěnyáng, metropoli della Cina nord-orientale, è certamente emblematica in questo senso: la città ospita annualmente l'Anime and Computer Game Exhibition (中国沈阳第二届动漫电玩博览会), e, già nel 2010, il Consolato del Giappone vi ha promosso un evento legato alla cultura del kawaii. In occasione del sopraccitato 40° anniversario, ai primi di giugno si è tenuta proprio a Shěnyáng la Japan Week (ジャパン・ウィーク), nella cui cornice ha trovato posto la TOKYO COSPLAY & KAWAII FASHION COLLECTION. All'evento ha preso attivamente parte anche una delle ambasciatrici ufficiali del kawaii, Misako Aoki, volto arcinoto per i lettori di KERA e Gothic & Lolita Bible, indossatrice di capi in stile ama-loli prodotti da brand come Baby, The Stars Shine Bright e Putumayo (oltre a presenziare ad eventi del calibro del Japan Expo e dell'Hyper Japan, nel dicembre del 2011 la modella è stata ospite anche al NiMi Festival di Firenze). Il 2 e 3 giugno scorsi la Aoki ha infatti animato la Japanese Week, prestandosi a fare da acconciatrice, make-up artist e stilista per gli studenti delle superiori di Shěnyáng, e, ovviamente, sfilando nel corso dello show. La modella, alla sua sesta visita in Cina, ha affermato di aver percepito l'interesse degli imprenditori locali presenti alla kermesse.


Come sottolineato dagli ultimi dati di un'indagine condotta dal think tank nipponico Genron NPO e dal China Daily, proposta annualmente dal 2005, la percezione reciproca tra gli abitanti dei due paesi resta segnatamente negativa (questo dato riflette l'opinione dell'84.3% dei giapponesi e del 64.5% dei cinesi coinvolti nella ricerca).
Tuttavia, il contatto, ormai sempre più ravvicinato, con la cultura pop nipponica e con le icone del Cool Japan sta indubbiamente incidendo non solo sulle abitudini di consumo, ma anche sul costume e l'immaginario delle nuove generazioni di cinesi, promuovendo presso di esse un'immagine accattivante e attraente del Giappone, del resto ormai ampiamente diffusa in altre parti del globo.

Fonti consultate:
kawaii-girl
Consulate-General of Japan in Shenyang
kawaiigazette.com