Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
L'appuntamento di oggi è decisamente vintage: Mademoiselle Anne, La maschera di vetro (Manga) e Ransie la Strega.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
L'appuntamento di oggi è decisamente vintage: Mademoiselle Anne, La maschera di vetro (Manga) e Ransie la Strega.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
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Si è pronti a prostrarsi dinnanzi a "Mademoiselle Anne", trasposizione anime del noto e storico manga di Waki Yamato "Haikara-san ga Tōru" (conosciuto come "Passa la Ragazza alla Moda" a grandi linee, ma "Haikara" si tradurrebbe in "collo lungo", simbolo appunto di modernità, vallo a capire), datata 1978, ma qualcosa è andato storto. Nulla di terrificante, ma il manga è un indiscusso capolavoro dello shōjo, è lecito aspettarsi un 9, ma tanto vale togliersi subito il sassolino dalla scarpa: l'anime è stato maltrattato nella sua parte finale, vomitandoci una maldestra e affrettata conclusione causa scarso successo in patria, e quando accadono di queste cose a una serie di tale caratura il cultore consapevole prima si fa male, e dopo impreca ai quattro venti.
Tagli della storia a parte, "Mademoiselle Anne" rimane una piacevolissima visione, merito della sua vulcanica protagonista Benio Hanamura, un modello, prima ancora di un personaggio. La storia si svolge nell'era Taishō (1912-1926), ovvero in un Giappone a metà tra le innovazioni portate dalla precedente era Meiji e la militarizzazione del paese tra le due guerre che sfocerà nell'era Shōwa, influenzato dalla cultura occidentale senza però che essa prenda il sopravvento sulla società come sui costumi, ancora tradizionali. Benio, in questo, è avanti, lei è l'esatto contrario della tipica ragazza giapponese servizievole, Benio risponde agli uomini (sia mai!), è cafona, manesca e davvero poco consona al suo rango sociale (figlia di un maggiore dell'esercito), con tanto di sbronze ogni tanto che, predestinata a un sottotenente ancor prima della sua nascita, si ribella in ogni modo tentando di rompere così il fidanzamento con tale Shinobu Ijuin, ma poi finisce per innamorarsene. Come tradizione shōjo old style vuole, però, il coronamento del suo amore è destinato a subire una brusca frenata con la chiamata al fronte del suo lui.
La serie in realtà si distingue da molti dei suoi coevi grazie a una puntuale comicità in linea con l'esuberanza anticonformista della sua protagonista, che strappa più di una risata con le sue cretinate, ma allo stesso tempo ci farà commuovere come da tradizione: un personaggio a 360 gradi di grande carisma e umanità impossibile da disprezzare. A lei si aggiungono altri soggetti di indubbio interesse come Ranmaru, attore di teatro Kabuki, l'amica Tamaki, la geisha Kichiji e via discorrendo, tutti perfettamente in sintonia con l'affresco del periodo.
Sul piano puramente tecnico il tempo non è stato granché clemente con "Mademoiselle Anne": i disegni tendono a peggiorare in alcuni episodi, segnale di una produzione non proprio esemplare e tranquilla, per quanto si salvi nel complesso grazie a simpatiche trovate espressive sui personaggi come se ne vedranno altrove (Ransie), tra stelline negli occhi e altri effetti visivi di mira comica; l'accompagnamento sonoro si dimostra invece di buona qualità nella sua interezza.
Trasmesso in Italia nella seconda metà degli anni '80 fino alla fine dei '90 su varie tv private, il doppiaggio nostrano, pur contando pochi interpreti, è stranamente di buona qualità e anche l'adattamento supera la media del periodo, con tanto di "nomi esatti" giapponesi su buona parte dei personaggi. Menzione d'onore la merita la sigla italiana, cantata dal gruppetto "Mele Verdi", delicata e vivace allo stesso tempo con la voce solista della brava Stefania Mantelli.
In definitiva, nonostante il difetto della parte finale, "Mademoiselle Anne" ha carisma e intrattiene come serie storica, sentimentale, sit-com, con il suo personaggio femminista e indipendente in un paese dove la condizione della donna era (ed è) tra le peggiori del mondo industrializzato. Anne si prefigge lo scopo di abbattere muri socioculturali ormai vetusti, e di percorrere così il suo cammino verso la realizzazione di un sentimento personale, e di un percorso di vita, che nessuno oltre a lei deve stabilire.
Tagli della storia a parte, "Mademoiselle Anne" rimane una piacevolissima visione, merito della sua vulcanica protagonista Benio Hanamura, un modello, prima ancora di un personaggio. La storia si svolge nell'era Taishō (1912-1926), ovvero in un Giappone a metà tra le innovazioni portate dalla precedente era Meiji e la militarizzazione del paese tra le due guerre che sfocerà nell'era Shōwa, influenzato dalla cultura occidentale senza però che essa prenda il sopravvento sulla società come sui costumi, ancora tradizionali. Benio, in questo, è avanti, lei è l'esatto contrario della tipica ragazza giapponese servizievole, Benio risponde agli uomini (sia mai!), è cafona, manesca e davvero poco consona al suo rango sociale (figlia di un maggiore dell'esercito), con tanto di sbronze ogni tanto che, predestinata a un sottotenente ancor prima della sua nascita, si ribella in ogni modo tentando di rompere così il fidanzamento con tale Shinobu Ijuin, ma poi finisce per innamorarsene. Come tradizione shōjo old style vuole, però, il coronamento del suo amore è destinato a subire una brusca frenata con la chiamata al fronte del suo lui.
La serie in realtà si distingue da molti dei suoi coevi grazie a una puntuale comicità in linea con l'esuberanza anticonformista della sua protagonista, che strappa più di una risata con le sue cretinate, ma allo stesso tempo ci farà commuovere come da tradizione: un personaggio a 360 gradi di grande carisma e umanità impossibile da disprezzare. A lei si aggiungono altri soggetti di indubbio interesse come Ranmaru, attore di teatro Kabuki, l'amica Tamaki, la geisha Kichiji e via discorrendo, tutti perfettamente in sintonia con l'affresco del periodo.
Sul piano puramente tecnico il tempo non è stato granché clemente con "Mademoiselle Anne": i disegni tendono a peggiorare in alcuni episodi, segnale di una produzione non proprio esemplare e tranquilla, per quanto si salvi nel complesso grazie a simpatiche trovate espressive sui personaggi come se ne vedranno altrove (Ransie), tra stelline negli occhi e altri effetti visivi di mira comica; l'accompagnamento sonoro si dimostra invece di buona qualità nella sua interezza.
Trasmesso in Italia nella seconda metà degli anni '80 fino alla fine dei '90 su varie tv private, il doppiaggio nostrano, pur contando pochi interpreti, è stranamente di buona qualità e anche l'adattamento supera la media del periodo, con tanto di "nomi esatti" giapponesi su buona parte dei personaggi. Menzione d'onore la merita la sigla italiana, cantata dal gruppetto "Mele Verdi", delicata e vivace allo stesso tempo con la voce solista della brava Stefania Mantelli.
In definitiva, nonostante il difetto della parte finale, "Mademoiselle Anne" ha carisma e intrattiene come serie storica, sentimentale, sit-com, con il suo personaggio femminista e indipendente in un paese dove la condizione della donna era (ed è) tra le peggiori del mondo industrializzato. Anne si prefigge lo scopo di abbattere muri socioculturali ormai vetusti, e di percorrere così il suo cammino verso la realizzazione di un sentimento personale, e di un percorso di vita, che nessuno oltre a lei deve stabilire.
Difficilmente manga composti da 40 e più volumi mantengono quell'attrattiva che induce il lettore a chiudere un numero per aprire subito il successivo. Il plot può essere originale, i personaggi possono essere ben caratterizzati ma nel momento in cui viene allungato il brodo molta dell'originalità che si poteva riscontrare all'inizio di una determinata opera va scemando.
Tuttavia esiste sempre l'eccezione che conferma la regola, e nel caso di Garasu No Kamen, conosciuto da noi col titolo de "Il Grande Sogno di Maya", i "primi" 47 numeri usciti sembrano anche troppo pochi.
La storia di questo manga, come dice il titolo italiano stesso, ruota intorno a Maya e al suo grande sogno: quello di poter calcare il palcoscenico. La ragazza tuttavia non vive in un mondo tutto rose e fiori: orfana di padre, Maya è costretta a lavorare in un ristorante cinese in qualità di addetta alle consegne a domicilio di ramen, poichè deve aiutare la madre che lavora nel medesimo posto. Un giorno tuttavia, mentre interpreta davanti a dei bambini le battute di uno sceneggiato che aveva visto la sera prima in televisione, viene notata da un'ombrosa donna vestita di nero: la signora Tsukikage.
Questa donna, benchè appaia grottesca si scopre sin da subito essere stata in passato una grande attrice, famosa per l'interpretazione unica che aveva conferito alla "Dea Scarlatta", opera di cui detiene i diritti d'autore; il suo attuale obiettivo è quello di riportare in scena la suddetta opera, tuttavia la scelta della protagonista risulta ostica e per questo decide di aprire una compagnia teatrale tutta sua; vedendo in Maya un talento innato le chiede se vuole entrare nella sua compagnia e ovviamente quest'ultima accetta.
Con enorme disappunto da parte di sua madre, Maya se ne va di casa e inizia la sua nuova vita, costellata di sacrifici, sentimento e anche di amore: quello unico per il teatro, inizialmente.
I numeri si susseguono uno dopo l'altro, Maya recita sempre un ruolo diverso: una volta interpreta la protagonista di "Cime Tempestose", un'altra volta ricopre il ruolo di una bambola il cui unico ruolo è quello di stare immobile ed un'altra volta inscena il personaggio di una bambina sordo-cieca. Maya si immedesima nei copioni con una passione tale da far rimanere stupiti sia i personaggi dell'opera, sia il lettore; il modo in cui questa ragazza riesce a mettersi ogni volta una "maschera" diversa è impressionante, tuttavia la fragilità di queste maschere è come quella del vetro: una volta che cade va in frantumi.
Ovviamente la storia, articolandosi in quasi 50 albi, è ricca di tantissimi personaggi che, in un modo o nell'altro sono legati alla protagonista. Come in ogni shojo che si rispetti, è presente un protagonista maschile, Masumi Hayami: un cinico e algido imprenditore di una delle case di produzione più importanti dello spettacolo, e una rivale (non in amore eh!): la talentuosissima attrice Ayumi Himekawa, figlia d'arte.
Sicuramente la tematica del sacrificio è quella più marcata nell'opera, che essendo partita negli anni '70, presenta delle tematiche tipiche di quel periodo e che si possono riscontrare anche in altre opere quali per esempio "Attack no. 1"
I disegni sono molto belli, in puro stile anni '70 (occhi che brillano e affini), tuttavia la sensei Miuchi andando avanti con gli anni ha modernizzato il tratto facendo risultare lo stile di disegno degli ultimi numeri nettamente differente (e anche un po' inferiore) da quello dei primi.
Benchè la parola "fine" non sia stata ancora messa, è un'opera che consiglio caldamente prima di tutto a coloro che amano i classici, secondo poi a quelli che amano il teatro e ovviamente agli inguaribili romantici che apprezzano sempre una bella storia d'amore.
Tuttavia esiste sempre l'eccezione che conferma la regola, e nel caso di Garasu No Kamen, conosciuto da noi col titolo de "Il Grande Sogno di Maya", i "primi" 47 numeri usciti sembrano anche troppo pochi.
La storia di questo manga, come dice il titolo italiano stesso, ruota intorno a Maya e al suo grande sogno: quello di poter calcare il palcoscenico. La ragazza tuttavia non vive in un mondo tutto rose e fiori: orfana di padre, Maya è costretta a lavorare in un ristorante cinese in qualità di addetta alle consegne a domicilio di ramen, poichè deve aiutare la madre che lavora nel medesimo posto. Un giorno tuttavia, mentre interpreta davanti a dei bambini le battute di uno sceneggiato che aveva visto la sera prima in televisione, viene notata da un'ombrosa donna vestita di nero: la signora Tsukikage.
Questa donna, benchè appaia grottesca si scopre sin da subito essere stata in passato una grande attrice, famosa per l'interpretazione unica che aveva conferito alla "Dea Scarlatta", opera di cui detiene i diritti d'autore; il suo attuale obiettivo è quello di riportare in scena la suddetta opera, tuttavia la scelta della protagonista risulta ostica e per questo decide di aprire una compagnia teatrale tutta sua; vedendo in Maya un talento innato le chiede se vuole entrare nella sua compagnia e ovviamente quest'ultima accetta.
Con enorme disappunto da parte di sua madre, Maya se ne va di casa e inizia la sua nuova vita, costellata di sacrifici, sentimento e anche di amore: quello unico per il teatro, inizialmente.
I numeri si susseguono uno dopo l'altro, Maya recita sempre un ruolo diverso: una volta interpreta la protagonista di "Cime Tempestose", un'altra volta ricopre il ruolo di una bambola il cui unico ruolo è quello di stare immobile ed un'altra volta inscena il personaggio di una bambina sordo-cieca. Maya si immedesima nei copioni con una passione tale da far rimanere stupiti sia i personaggi dell'opera, sia il lettore; il modo in cui questa ragazza riesce a mettersi ogni volta una "maschera" diversa è impressionante, tuttavia la fragilità di queste maschere è come quella del vetro: una volta che cade va in frantumi.
Ovviamente la storia, articolandosi in quasi 50 albi, è ricca di tantissimi personaggi che, in un modo o nell'altro sono legati alla protagonista. Come in ogni shojo che si rispetti, è presente un protagonista maschile, Masumi Hayami: un cinico e algido imprenditore di una delle case di produzione più importanti dello spettacolo, e una rivale (non in amore eh!): la talentuosissima attrice Ayumi Himekawa, figlia d'arte.
Sicuramente la tematica del sacrificio è quella più marcata nell'opera, che essendo partita negli anni '70, presenta delle tematiche tipiche di quel periodo e che si possono riscontrare anche in altre opere quali per esempio "Attack no. 1"
I disegni sono molto belli, in puro stile anni '70 (occhi che brillano e affini), tuttavia la sensei Miuchi andando avanti con gli anni ha modernizzato il tratto facendo risultare lo stile di disegno degli ultimi numeri nettamente differente (e anche un po' inferiore) da quello dei primi.
Benchè la parola "fine" non sia stata ancora messa, è un'opera che consiglio caldamente prima di tutto a coloro che amano i classici, secondo poi a quelli che amano il teatro e ovviamente agli inguaribili romantici che apprezzano sempre una bella storia d'amore.
Ransie la strega
7.0/10
Recensione di Turboo Stefo
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Il manga "Tokimeki Tonight" di Koi Ikeno, un maho shoujo dei primi anni '80, è formato da tre diverse storie legate a una strana famiglia di creature folkloristiche. Solamente la prima è stata trasposta in anime, ed è conosciuta in Italia con il nome di "Ransie la strega", prendendo il nome proprio dalla protagonista di queste vicende.
Inizia un nuovo anno scolastico, e Ransie sta affrontando i classici problemi adolescenziali; tra questi ovviamente c'è il primo amore - rigorosamente non corrisposto - conteso da un'agguerrita rivale. Come se i comuni problemi non bastassero, ecco che improvvisamente le si risvegliano i poteri sopiti ereditati dalla madre licantropo e dal padre vampiro, legando la ragazza alla realtà della sua famiglia, dove una legge del Regno Supremo impone loro di non aver nessun rapporto sentimentale con i normali umani. Ma la ragazza non si arrende e affronterà i problemi che le si presenteranno, uno alla volta.
La storia è molto semplice e leggera perfino nella narrazione, dedita maggiormente alla commedia che agli approfondimenti sentimentali. La struttura episodica intervalla banali storielle comiche ad altre più importanti che arricchiscono la serie, sviluppando talvolta la trama e in altre situazioni il rapporto tra Ransie e Paul.
Il tutto è chiaramente molto semplicistico, senza particolari introspezioni o toni eccessivamente drammatici, ma non rinuncia a piccoli momenti dolci e romantici decisamente ben fatti e anche emozionanti, mentre trovano spazio anche piccole storie che insegnano alla protagonista piccole morali, permettendo così una leggera crescita del personaggio e portando messaggi che è sempre bello trovare in opere dedicate a un pubblico più giovane.
Al di là della storia e dei sentimenti, l'opera rimane principalmente una divertente commedia che riuscirà a far sorridere lo spettatore grazie alle sue gag, nate dalle situazioni o semplicemente dalla perfetta alchimia del ricco e folle cast di personaggi che, nella sua interezza, risulta perfetto.
Spesso i siparietti comici sono identici, come i litigi tra il padre e la madre di Ransie - che immancabilmente finiscono sempre con la vittoria della donna-lupo Sheela - e i loro deliranti festeggiamenti o, ancora, i battibecchi tra Ransie e la rivale Lisa sotto gli occhi dell'indifferente Paul, per non parlare delle trasformazioni della ragazza in animali o altre persone: vedere omaccioni o ragazzi comportarsi da "femmina" è sempre divertente! Quindi non c'è molta varietà nella serie, ma essendo dosate con cura e attenzione non risultano ripetitive e lo spettatore, sapendo cosa aspettarsi dai personaggi, avverte un senso di familiarità.
L'unico neo potrebbe essere dato dal finale: l'anime si concludeva prima del manga, quindi, in accordo con l'autrice, è stata adoperata una piccola variazione in modo da lasciarlo aperto ma in linea con lo spirito della serie, non rubando così il colpo di scena alla serie "madre". Comunque la sequenza conclusiva non lascia dubbi e quindi non mancherà il tanto agognato "Happy ending", seppure solamente sussurrato.
Le animazioni e i disegni sono molto semplici e dai colori vivaci, con un risultato minimalista ma comunque curato.
A sorprendere saranno i fondali inaspettatamente poveri e sbarazzini, con uno stile quasi infantile. Riescono comunque a ottenere un'atmosfera affine all'opera e alla sua ispirazione dal folklore dell'est Europa: le ambientazioni sembrano arrivare direttamente dai paesini rustici della Germania.
Ai più puntigliosi potrebbe far storcere il naso la presenza di scritte in giapponse, Yakuza e abitazioni tipiche del Giappone, apparentemente fuori luogo. Tuttavia dove si verifichi la storia non è certo, inoltre si tratta di un'opera da vedere con cuore e spirito leggero, oltre che a essere pensata per un pubblico più giovane, e quindi è inutile perdersi in certi sofismi, e si chiude volentieri un occhio sulle piccole discrepanze.
Da sottolineare anche alcune piccole citazioni nascoste nella serie, la cui più corposa è probabilmente quella di "Rocky", inevitabile con un ragazzo che pratica boxe.
La colonna sonora allegra e scanzonata calza sempre perfettamente l'intera serie, senza nessun calo, inserendo anche qualche sfumatura rock con le chitarre elettriche durante gli allenamenti di Paul. Inaspettatamente a stupire sono i momenti più duri e tesi, accompagnati da arie cupe e a tratti inquietanti, strizzando l'occhio alle tematiche degli horror in vecchio stile.
Il doppiaggio italiano è ben eseguito e offre ottime interpretazioni; peccato solo per l'adattamento che, per arcani motivi, traduce "Mondo Magico" in "Inferno" e "Grande Re" in "Satana". Su questa scia seguono altre piccole variazioni e scompaiono anche i legami con la Mafia (trasformando il pare di Lisa in un mercante) e la Yakuza.
Sono variazioni che dispiacciono, vista la riuscita del doppiaggio, ma fortunatamente non influiscono minimamente sulla storia.
A discapito dell'età, "Ransie la strega" riesce ancora a far sorridere nella sua dolce semplicità, mentre la storia molto leggera risulta un buon passatempo senza troppe pretese, e indubbiamente chi cerca una serie comica che ben incarna gli shoujo dei primi anni '80 non può mancare questa piccola perla.
Inoltre, non meno importante, la storia riesce a farsi seguire con interesse e appassiona a cuor leggero lo spettatore con la sua storiella d'amore, e ovviamente risulta ancora perfetta da far vedere al pubblico più giovane… e a chi lo era al tempo della prima trasmissione italiana!
Inizia un nuovo anno scolastico, e Ransie sta affrontando i classici problemi adolescenziali; tra questi ovviamente c'è il primo amore - rigorosamente non corrisposto - conteso da un'agguerrita rivale. Come se i comuni problemi non bastassero, ecco che improvvisamente le si risvegliano i poteri sopiti ereditati dalla madre licantropo e dal padre vampiro, legando la ragazza alla realtà della sua famiglia, dove una legge del Regno Supremo impone loro di non aver nessun rapporto sentimentale con i normali umani. Ma la ragazza non si arrende e affronterà i problemi che le si presenteranno, uno alla volta.
La storia è molto semplice e leggera perfino nella narrazione, dedita maggiormente alla commedia che agli approfondimenti sentimentali. La struttura episodica intervalla banali storielle comiche ad altre più importanti che arricchiscono la serie, sviluppando talvolta la trama e in altre situazioni il rapporto tra Ransie e Paul.
Il tutto è chiaramente molto semplicistico, senza particolari introspezioni o toni eccessivamente drammatici, ma non rinuncia a piccoli momenti dolci e romantici decisamente ben fatti e anche emozionanti, mentre trovano spazio anche piccole storie che insegnano alla protagonista piccole morali, permettendo così una leggera crescita del personaggio e portando messaggi che è sempre bello trovare in opere dedicate a un pubblico più giovane.
Al di là della storia e dei sentimenti, l'opera rimane principalmente una divertente commedia che riuscirà a far sorridere lo spettatore grazie alle sue gag, nate dalle situazioni o semplicemente dalla perfetta alchimia del ricco e folle cast di personaggi che, nella sua interezza, risulta perfetto.
Spesso i siparietti comici sono identici, come i litigi tra il padre e la madre di Ransie - che immancabilmente finiscono sempre con la vittoria della donna-lupo Sheela - e i loro deliranti festeggiamenti o, ancora, i battibecchi tra Ransie e la rivale Lisa sotto gli occhi dell'indifferente Paul, per non parlare delle trasformazioni della ragazza in animali o altre persone: vedere omaccioni o ragazzi comportarsi da "femmina" è sempre divertente! Quindi non c'è molta varietà nella serie, ma essendo dosate con cura e attenzione non risultano ripetitive e lo spettatore, sapendo cosa aspettarsi dai personaggi, avverte un senso di familiarità.
L'unico neo potrebbe essere dato dal finale: l'anime si concludeva prima del manga, quindi, in accordo con l'autrice, è stata adoperata una piccola variazione in modo da lasciarlo aperto ma in linea con lo spirito della serie, non rubando così il colpo di scena alla serie "madre". Comunque la sequenza conclusiva non lascia dubbi e quindi non mancherà il tanto agognato "Happy ending", seppure solamente sussurrato.
Le animazioni e i disegni sono molto semplici e dai colori vivaci, con un risultato minimalista ma comunque curato.
A sorprendere saranno i fondali inaspettatamente poveri e sbarazzini, con uno stile quasi infantile. Riescono comunque a ottenere un'atmosfera affine all'opera e alla sua ispirazione dal folklore dell'est Europa: le ambientazioni sembrano arrivare direttamente dai paesini rustici della Germania.
Ai più puntigliosi potrebbe far storcere il naso la presenza di scritte in giapponse, Yakuza e abitazioni tipiche del Giappone, apparentemente fuori luogo. Tuttavia dove si verifichi la storia non è certo, inoltre si tratta di un'opera da vedere con cuore e spirito leggero, oltre che a essere pensata per un pubblico più giovane, e quindi è inutile perdersi in certi sofismi, e si chiude volentieri un occhio sulle piccole discrepanze.
Da sottolineare anche alcune piccole citazioni nascoste nella serie, la cui più corposa è probabilmente quella di "Rocky", inevitabile con un ragazzo che pratica boxe.
La colonna sonora allegra e scanzonata calza sempre perfettamente l'intera serie, senza nessun calo, inserendo anche qualche sfumatura rock con le chitarre elettriche durante gli allenamenti di Paul. Inaspettatamente a stupire sono i momenti più duri e tesi, accompagnati da arie cupe e a tratti inquietanti, strizzando l'occhio alle tematiche degli horror in vecchio stile.
Il doppiaggio italiano è ben eseguito e offre ottime interpretazioni; peccato solo per l'adattamento che, per arcani motivi, traduce "Mondo Magico" in "Inferno" e "Grande Re" in "Satana". Su questa scia seguono altre piccole variazioni e scompaiono anche i legami con la Mafia (trasformando il pare di Lisa in un mercante) e la Yakuza.
Sono variazioni che dispiacciono, vista la riuscita del doppiaggio, ma fortunatamente non influiscono minimamente sulla storia.
A discapito dell'età, "Ransie la strega" riesce ancora a far sorridere nella sua dolce semplicità, mentre la storia molto leggera risulta un buon passatempo senza troppe pretese, e indubbiamente chi cerca una serie comica che ben incarna gli shoujo dei primi anni '80 non può mancare questa piccola perla.
Inoltre, non meno importante, la storia riesce a farsi seguire con interesse e appassiona a cuor leggero lo spettatore con la sua storiella d'amore, e ovviamente risulta ancora perfetta da far vedere al pubblico più giovane… e a chi lo era al tempo della prima trasmissione italiana!
un modo più elegante per dire "vecchio".
Di Mademoiselle Anne ho letto il fumetto a puntate su Amici. Non mi interessava in un primo momento, ma già che c'era l'ho letto ed è finita che mi ci sono appassionato. Una bella storia ricca di colpi di scena e anche inaspettatamente ironica e divertente, in mezzo a mille drammoni d'epoca.
Di Glass no kamen invece ho visto l'anime, ma non ne ho un buon ricordo, dato che ero piccolo e all'epoca preferivo tutt'altro tipo di visioni. Dico sempre che devo leggere il manga prima o poi, chissà.
Di Ransie invece ho letto tutti i manga (serie base, special, remake, storie fuori serie e quant'altro) ma non ho mai visto l'anime. E' una saga che m'è piaciuta molto, molto divertente e avvincente, pur coi suoi alti e bassi. L'anime deve essere molto divertente, prima o poi lo vedrò.
Alle quali non smetterò mai di rendere grazie (ex Super 3 per la mia zona).
Mademoiselle Anne: ho l'anime in visione, ma per dire la verita' mi interesserebbe di piu' il manga. Prima o poi lo finisco.
La Maschera di Vetro: il miglior shojo che abbia mai letto.
Ransie la strega: la storia risulta ancora perfetta da far vedere al pubblico più giovane… e a chi lo era al tempo della prima trasmissione italiana!
Io non lo ero! E infatti trattasi di un anime che ho recuperato solo di recente, pochi anni fa. Sono d'accordo con il voto 7, non e' un capolavoro ma si segue piacevolmente, specialmente per i personaggi di Lisa e suo padre. Quindi sono in disaccordo con Araldo
Lo ricordo con la mente del ragazzino che ero, riguardandolo adesso non ho idea cosa ne uscirebbe fuori.
La sigla d'inizio resta ancora tra le mie preferite in assoluto (tra le italiane).
Tre serie che hanno un discreto ascendente su di me!!! Ho visto e letto di tutti e tre sia l'anime che il manga e quindi ho potuto vedere le differenze tra uno e l'altro; meritevoli entrambi per dirla tutta!
Agli anime avrei dato ad entrambi un punto in più per l'ironia e anche per la sigla (si può???!!?).
Mi hanno colpito le parole di Twinkle nella sua recensione "...merito della sua vulcanica protagonista Benio Hanamura, un modello, prima ancora di un personaggio."...Un modello. Già. Fantastica!!!
Mi ha fatto troppo piacere vederle in questa rubrica tutte insieme!!! Complimenti a tutti.
Ancora grazie per questa puntata in rubrica!!!
@ Araldo
Sul "graficamente è troppo scialbo" probabilmente è vero, non è uno stile molto originale (ma come del resto molte serie dell'epoca che erano tutte più o meno disegnate così), anche se recupera in accorgimenti umoristici, ma sulla seconda parte dissento. Quando ho cominciato a leggere il manga io di anni ne avevo 19, e l'ho amato
Ransie e Madmoiselle Anne sono due serie che ho visto tanti anni fa (anche se Ransie l'hanno riproposto ultimamente su Anime Gold): mi piacquero moltissimo, tanto che le avrò riviste entrambe almeno 2 o 3 volte (visto che le TV private le tramettevano a ripetizione).
Certo, entrambe non sono tecnicamente esemplari, ma in compenso risultano divertenti, fresche e portatrici di una comicità genuina ed immediata. Concordo pienamente coi voti!
La "Maschera di vetro" l'ho vista solo nella sua trasposizione animata, che non mi è affatto dispiaciuta, anche se in tanti mi hanno decantato l'elevata qualità del manga.
Complimenti agli autori per queste nostalgiche recensioni!
PS: ma quanto è sexy Ransie nella sigla di chiusura?
{E in linea con l'atmosfera retró che caratterizza l'appuntamento di oggi la mia colonna dei suggerimenti a lato della pagina è composta quasi per intero da opere d'annata
@Shichiro-san c'è stato un refuso di nomi tra Stefania Sandrelli, solista di "Mademoiselle Anne", e Alessandra Maldifassi, che invece cantava la sigla di "Pat la Ragazza del Baseball" facente parte dello stesso gruppetto, ovviamente volevo modificare la recensione ma essendo abbastanza recente (di maggio), non mi aspettavo sarebbe stata pubblicata e così presto, in quel mese ne mandai molte quindi per non intasare ho aspettato. Provvederò quanto prima e chiaramente il mio pensiero non cambia dato che faceva parte del coro (e adoravo anche la sigla di Pat).
Il Grande Sogno di Maya è un capolavoro dello shojo, purtoppo sono molto indietro con la collezione. Su Ransie non riesco a dire cose cattive, da piccolo lo adoravo (si, specie la sigla finale
A tutti i fan di Mademoiselle Anne beccatevi il video ufficiale delle mele verdi:
Mademoiselle anne: Anime che parte benissimo, mi piace molto lo stile retrò.....il finale è qualcosa di oscena. Il MANGA è STUPENDO!!!!!
La maschera di vetro: Anime carino non mi ha mai attirato più di tanto...IL MANGA è UNO DEI MIGLIORI SHOUJO, ti viene voglia di leggerlo tutto in una sola giornata, NON STANCA MAI, ti tiene incollato in modo veramente ossessivo. *__*
Ransie: Anime che ho sempre amato, il manga è bello...solo che nella seconda parte mi ha stancato un pò. >__
Passi Araldo degli Inferi, ma tu Kotaro non mi puoi dire "non è uno stile molto originale". Shame on You!
@grandebonzo
Quoto sulla sigla finale!
Se il riferimento è ai fondali dell'anime, come detto su, non ne so nulla, visto che ho letto solo il manga. Ma di manga shojo disegnati come Tokimeki Tonight, se gli togliamo le smorfie comiche alla Toriyama che sono un tratto distintivo, negli anni '80 ce n'erano tremila.
"smorfie comiche alla Toriyama" Vabbè, tu Toriyama lo vedi ovunque
Purtroppo non conosco le opere di questo appuntamento, sono troppo giovane ahimè
Auguri!
L'anime l'avevo visto da piccola ma all'epoca non mi aveva particolarmente colpito. Poi ho avuto l'occasione di rivederlo in TV qualche anno fa e da lì ho cominciato a recuperarne il manga...che mi ha letteralmente stregato!!!
L'unica pecca è forse l'eccessiva lentezza dell'autrice (credo abbia iniziato nel lontano 1976) che pubblica si o no 1 o 2 volumi l'anno...riuscirò mai a vederne la fine???
Per quanto riguarda l'anime, consiglio vivamente la produzione del 2005 che riprende la storia della serie anni '80 proseguendo fino al volume 41...ovviamente con finale aperto!
"Mademoiselle Anne" è comunque un po' sottovalutato, forse a causa delle scenette comiche presenti nell'opera. Ma ambientazioni e tematiche sono validissime.
E se ben ci pensiamo anche in "Lady Oscar", la pietra miliare degli shojo, nella versione manga le scene da macchietta abbondano (fortunatamente nell'anime le cose sono andate diversamente).
Ci sono anime che invecchiano bene e altri che invecchiano male. Ransie, a parer mio ovvio, è tra quelli che invecchiano male. Ci sono titoli dell'epoca più validi.
Grazie per la piacevole lettura e complimenti agli autori!
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