Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Oggi una rubrica un po' al femminile con dei titoli tendenzialmente Shoujo: Maid-sama!, Rossana (manga) e Chihaya Full.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


Per saperne di più continuate a leggere.


-

Quando ho cominciato la visione di quest'anime non nutrivo particolari aspettative: avevo letto altrove che, come trama, ricordava tantissimo "Special A" e, dato che quest'ultimo m'era piaciuto un sacco, ho deciso di dargli una possibilità. Alla fine dei ventisei episodi (più un extra) ho dovuto darmi ragione: facevo bene a non nutrire particolari aspettative.
"Kaichou wa Maid-sama!" è un titolo come se ne sono visti a dozzine negli ultimi anni, in cui si crea un piccolo evento particolare inedito, si estraggono a sorte una serie di personaggi già visti altrove e, dopo qualche episodio in cui si cerca di mostrare qualche elemento di novità, poi tutto procede come al solito con un copione scontatissimo e una serie di situazioni che, obiettivamente, sono state già proposte e riproposte più volte.
Se questo sta diventando, purtroppo, un mal comune, è pur vero che da questi continui riadattamenti non necessariamente nasce un prodotto scadente; e se è praticamente certo che non si potrà mai parlare di capolavoro, è pur vero che ogni tanto alcuni di questi titoli risultano essere abbastanza piacevoli.

E' questo il caso di "Kaichou wa Maid-sama!"? In parte sì e in parte no. In parte sì perché molti degli episodi, considerati singolarmente, non sono così male; in parte no perché l'effetto complessivo non è molto soddisfacente.
"Kaichou wa Maid-sama!" narra le avventure di Misaki, presidentessa del consiglio studentesco della scuola e cameriera in cosplay in un locale fuori città. Facile comprendere come la prima preoccupazione di Misaki sia quella di nascondere il suo lavoro part-time ai suoi compagni per non rovinare la sua immagine scolastica. Purtroppo per lei, però, il suo segreto verrà scoperto da Usui, il solito ragazzo bello e pieno di qualità ma dai modi un po' strani. Misaki teme che costui possa approfittarsi della situazione; in realtà ciò non accadrà mai e fra i due si instaurerà un rapporto di amore-odio che avrà l'epilogo che tutti immaginano.

"Kaichou wa Maid-sama!" aveva tutti i presupposti per diventare, come detto prima, non un capolavoro ma un anime decisamente gradevole. Ciò che, francamente, non funziona è la caratterizzazione dei personaggi che, a mio modo di vedere, è totalmente irrealistica. Misaki è di un'ingenuità che sfiora il ridicolo; la sua "freddezza" sentimentale è decisamente innaturale e alla lunga indispettisce perché è facile confonderla con la stupidità. Ma chi sta messo peggio è certamente Usui: più che una specie di stalker, come lo si definisce all'interno della serie, sembra una specie di folletto capace di apparire e scomparire quando le cose si fanno più complicate. Non l'ho trovato per nulla credibile come personaggio.
Nel complesso do la sufficienza a "Kaichou wa Maid-sama!", un titolo che non convince ma che nemmeno delude completamente. Penso che a una certa fascia di pubblico possa anche piacere; a chi però si è già sorbito migliaia di feste della cultura e festival sportivi e non ne può davvero più consiglierei di scegliere altro.



-

Alcune puntate dell'anime, dal sapore fresco e comico, erano bastate a incuriosirmi a tal punto da comprare l'intera serie, spinta da chissà quale senso di fiducia in quell'idol tutto pepe ribattezzata Rossana nella serie italiana.
Ma mai avrei immaginato che la lettura di questo manga avrebbe rappresentato una delle scoperte più belle non solo all'interno del vasto - ma, amaramente, poco variegato - panorama dei manga Shojo, ma della mia vita.

I personaggi della Maestra Obana vestono tutti i colori della quotidianità, nella loro talora singolare talora corale "Odissea" che li accompagna verso l'adolescenza. In questa storia può senza alcuna forzatura rispecchiarsi almeno un frammento di ognuno di noi.
Ciò che abbiamo di fronte con Kodomo no Omocha sono bambini di un'autenticità che mai più ho trovato leggendo un manga. Sono bambini, con la consapevolezza di poter essere adulti anche nelle situazioni più delicate. Un'emotività e lucidità dalla forza sorprendente. Sono bambini che portano cicatrici e risate sullo stesso corpo, risultando credibili, e impossibili da non amare.

Sonore risate e calde lacrime su questo manga dai personaggi con i corpi sottili e gli occhi incredibilmente espressivi.
La piccola grande Sana, con la sua vulcanica personalità, una vitalità inesauribile in risposta al suo destino non sempre generoso, e Akito con la sua sensibilità burbera e pura e già alle spalle un passato non solo da ricordare, ma da sopportare, sono i personaggi dei quali non ho potuto far a meno di innamorarmi.

Lasciatevi guidare da Miho Obana, entrate in punta di piedi in questo scorcio di vita che non smette mai di affascinare per le sue sfumature, offerto agli occhi del lettore così delicatamente e nello stesso tempo incisivamente. Un ossimoro raro e irripetibile.



9.0/10
-

Sudore, lacrime e passione: questi sono gli aggettivi più adatti per descrivere l'anime di "Chihayafuru", in particolare la parola "passione" è quella che meglio designa la protagonista, Ayase Chihaya.
"La bellezza sprecata", così è chiamata Chihaya, è una ragazza bella oltre ogni dire, apparentemente delicata come un fiore appena sbocciato ma che sotto una facciata talmente zuccherosa cela la grinta di un leone affamato e la testardaggine di un mulo. La storia si apre proprio con la protagonista che, approdata alle superiori, cerca di formare un club di karuta, tradizionale gioco di carte giapponese basato sulle 100 poesie dei 100 poeti raccolte in antologia da Fujiwara no Teika.

E' possibile rendere appassionante un anime fondamentalmente sportivo, per una sportiva da poltrona come me? Ed è possibile coinvolgere il pubblico in uno sport a lui totalmente estraneo? Credo che ciò sia possibilissimo nel momento in cui l'autore dell'opera riesce a fare sì che le forti emozioni provate dai suoi personaggi siano tanto potenti da arrivare anche allo spettatore; poco importa se si tratti di karuta, calcio, basket o altro, ciò che conta è riuscire a immedesimarsi nei sentimenti, nel sudore, nelle lacrime e nella passione di chi, seppur nella finzione, in quel gioco sta dando tutto se stesso. "Chihayafuru" riesce nell'intento grazie a un'ottima caratterizzazione dei personaggi e a una narrazione dinamica e divertente.
Il team di Chihaya è tutt'altro che omogeneo, ognuno dei suoi componenti ha una ragione diversa per giocare e per amare il Karuta, chi per una passione nata da bambina, chi per l'amore per la poesia, chi per un desiderio di rivalsa, chi per il voler riprendere a seguire un sogno interrotto anni prima e chi per scoprire nuove parti di sé e capacità nascoste. Trascinati dalla passione di Chihaya, i protagonisti s'impegnano al massimo, gioiscono e soffrono senza mai arrendersi, dimostrando di volta in volta, a se stessi e agli spettatori, quanto siano utili i fallimenti, le cadute e l'orgoglio ferito.
"Chihayafuru" non è un anime scontato in cui la vige la regola del "se dai il meglio allora ce la farai", assolutamente no; "Chihayafuru" è un anime che insegna che la passione e l'impegno da soli non bastano, che servono la perseveranza, l'orgoglio, la voglia di rialzarsi e la forza di accettare le sconfitte.

Purtroppo, un grosso difetto, questa serie, ce l'ha eccome, cioè la mancanza delle situazioni sentimentali. Precisiamo, le situazioni esistono e sono chiare sin dal primo episodio, ma purtroppo l'autrice ha ben pesato di gettare la pietra e nascondere la mano, facendo passare in secondo (se non in terzo) piano il romanticismo. Nonostante il triangolo lui-lei-l'altro esista e sia quello che ha dato il là a tutta la storia, e nonostante questo sia palpabile a ogni puntata, non è mai preso attentamente in considerazione, lasciando che Chihaya si concentri solo ed esclusivamente sul Karuta. Un vero peccato, perché, al contrario che in molte altre storie, il triangolo in questione non è né scontato né banale, ha origini particolari e lega i personaggi in modo complesso. Si spera quindi che, semmai ci sarà una seconda stagione, con l'andare avanti della storia questo "piccolo" dettaglio venga trattato con la giusta considerazione.

Belle trovo le animazioni e le musiche, bellissime la grafica e i colori. Ho apprezzato l'uso di colori caldi e "autunnali" e in particolare ho amato la dominanza del rosso, quello scuro degli occhi di Chihaya, quello acceso e vigoroso che rappresenta la passione e la cosiddetta "carta di Chihaya" (così chiamata in quanto è la preferita della protagonista e contiene per l'appunto il suo nome), quella che recita: "Gli Dei colmi di passione non hanno mai visto il rosso di cui si tinge il fiume Tatsuta".