
Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Dopo i venerdì dedicati agli appuntamenti Olimpici, riprendiamo con la consueta programmazione in particolare con i "venerdì Shonen". Per questa riapertura due manga, King of Bandit Jing, e l'anime di Soul Eater.
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
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Per il manga King of Bandit Jing
di genere Azione / Avventura / Fantascienza / Mistero / Commedia
Volumetti Letti: 7 su 7 --- Voto: 9 Sulla realizzazione grafica Yuichi Kumakura non si è affatto sprecato, l'opera è una scalata immane verso il particolare visivo, fosse anche il più insignificante, ma che nell'insieme esplode in sprazzi di alta classe. Quando si dice lo stile.
Figura da sempre di grande fascino quella del ladro gentile, dall'inglese Robin Hood al francese Lupin, in fondo chi non vorrebbe essere come loro, liberi da ogni vincolo e guidati solo dalla loro astuzia. Immaginatevi ora un ladro non interessato a tesori e gioielli, ma che non si fa problemi a rischiare la vita solo per assaggiare un particolare grappolo d'uva, immaginatevi un mondo fantastico dove tutto è possibile, surreale, privo di senso logico dove non è raro imbattersi in un casinò gestito da un maiale, in un tipo di magma che cerca di farti a fette assumendola forma di oggetti, in persone divise in due.
È quasi onirico questo King of Bandit Jing, privo di trama portante, il manga di Kumakura vanta una forza espressiva raramente ammirata in altri shōnen, pochi ma geniali dialoghi, diverse storie e diversi luoghi, accomunate solo dal protagonista (che "cresce", a vista d'occhio, nel corso dei sette volumi, di pari passo allo stile dell'autore) e dal suo fido amico pennuto Kir, si procede senza criterio alcuno verso città fantastiche dalle leggi assurde, una schiava del tempo, un'altra delle maschere, e così via, sempre ricche di fascino.
Kumakura riempie poi le sue tavole di citazioni letterarie e cinematografiche, come lo "stile Tim Burton" per gli ambienti o il balletto del Barone Goblet ispirato al mai troppo osannato "Il Grande Dittatore" di Chaplin, ma non mancano omaggi alla nostra cultura, si veda il "Conte Dimezzato" di Italo Calvino, l'architettura della prigione 7th Heaven ispirata a Castel S. Angelo, e quella del sedicesimo capitolo ambientata nella prigione del sogno, che si rifà chiaramente ai quadri di Giorgio De Chirico, esponente della pittura metafisica. Magnifico.
Ogni storia poi una ragazza, che accompagneranno Jing nella sua missione e riserveranno non poche sorprese, dalla ragazza robot a quella gatto, fino alla ragazza-dipinto, opera d'arte vivente venduta all'asta.
Pubblicato in Italia da Play Press Publishing dal 2001 al 2002, i sette volumi hanno resistito bene al decennio trascorso presentando una buona rilegatura, di contro però la carta è ormai irrimediabilmente gialla. Oltre alla consueta riubrica della posta si segnalano alcuni extra informativi a fine volume. Nonostante la chiusura della Play Press il manga dovrebbe essere ancora reperibile, nelle varie fiere, come online. Diffidare invece dalla seconda serie, nettamente inferiore alla prima per carisma e coinvolgimento.
King of Bandit Jing è avvinto dalla dottrina del manga shōnen non industriale, non Jump, disegnato non tanto per assecondare le esigenze del mercato, dei bambini ninja, degli spadaccini tamarri, bensì quelle artistiche e creative dell'autore stesso. Jing va letto e gustato con estrema calma, come un buon vino, per cogliere tutte le sfumature delle sue vignette di rimarchevole dettaglio, ma non cercate di capirlo, lasciatevi trascinare dalle sue assurdità, dai suoi folli personaggi e i suoi eccezionali luoghi. Vivrete una particolare, e unica nel suo genere, esperienza cartacea.

Turboo Stefo
Per l'anime Soul Eater
Serie TV di genere Azione / Avventura / Commedia / Soprannaturale
Episodi Visti: 51 su 51 --- Voto: 8 Dall'acclamato Studio Bones (produttore di "Eureka Seven", "Tokyo Magnitude 8.0" e "FullMetal Alchemist", solo per citarne alcuni), ecco prendere vita un anime ricco d'azione che ben sfrutta le qualità degli abili animatori. Si tratta di "Soul Eater", tratto dall'omonimo manga di Atsushi Okubo ancora in corso, adattato con un finale originale per chiuderlo nell'arco di 51 episodi.
Il mondo è sempre più sommerso dal male e dalla dilagante follia. Il Sommo Shinigami decide quindi di fondare la Shi-Bu-Sen, una scuola dove i maestri d'armi e i rispettivi compagni - in grado di trasformarsi in diverse armi - studiano e si addestrano per poter combattere il male. Durante le diverse missioni le "armi" avranno inoltre la possibilità di mangiare fisicamente le anime corrotte dei criminali, in modo da potersi trasformare nell'arma personale del Sommo Shinigami.
Pur rimanendo principalmente dedita all'azione, la serie si apre con abbondanti toni da commedia goliardica - ovviamente in un contesto fantastico - e piuttosto grezza, portando spesso qualche risata più nutrita grazie all'efficace caratterizzazione dei protagonisti e le loro azzeccate alchimie. Le tre coppie (una è un trio, in realtà) sono composte da personaggi agli opposti tra loro - l'esempio più lampante è ovviamente l'irruento Black Star e la sua arma, gentile e tranquilla, di nome Tsubaki - dando così vita a siparietti dalle basi consolidate, con uno spunto di varietà quando interagiscono con persone al di fuori dei partner abituali. Inoltre, non meno importante, i protagonisti possono vantare caratteri ben definiti - anche se accentuati sotto l'aspetto comico - che verranno approfonditi in modo semplice ma efficace, con una leggera ma evidente crescita per la maggior parte di essi, portando piccole parentesi emotive di buon impatto.
Proseguendo, tra i tanti combattimenti e le abbondanti gag, "Soul Eater" prende lentamente vita, deviando dai lineari ed episodici binari iniziali incuriosendo lo spettatore con scenari sempre più vasti, rendendola sempre più incerta nel suo proseguire, sfruttando le diverse rivelazioni e i colpi di scena per ravvivare continuamente l'attenzione dello spettatore.
Durante il suo sviluppo, contraddistinto da un buon ritmo, la serie vanta un buon bilanciamento, dosando con cura gli aspetti comici, l'azione e i dialoghi più seri. Questo però viene a mancare nell'arco narrativo conclusivo, quello originale ed estraneo alla versione cartacea, dove le ultime introspezioni dei protagonisti risultano eccessivamente pesanti, mozzando il ritmo in diverse situazioni. I momenti di riflessione finiscono così con l'occupare interi episodi, mentre i combattimenti dinamici ed energici sono inframmezzati da continue pause di dialogo fin troppo prolisse ed estensive, raggiungendo l'apice negativo di questi difetti proprio nel finale di "Soul Eater", mentre nel resto della serie le poche battute durante gli scontri non fermano mai gli aspri duelli.
La sensazione però non è quella di assistere a una sceneggiatura mal fatta o errata, anzi essa risulta profondamente fedele all'essenza di base del prodotto e al suo stile. Il problema è che pare si sia voluto accentuare fin troppo quest'aspetto, sottolineando con troppa insistenza la crescita dei singoli e, soprattutto, il messaggio che è l'anima e la colonna portante dell'intera serie, snaturando così l'impatto che avrebbe offerto il finale per via del suo essere eccessivamente esplicito e diretto.
Un'importante nota va fatta alle tante citazioni, più o meno velate, presenti nella serie. Spesso i nemici iniziali sono "cattivi" realmente esistiti, come Al Capone, Jack lo Squartatore o l'Olandese Volante, ma esistono anche rimandi sconosciuti ai più come l'oscuro "Libro di Eibon": questo tomo realmente esistente racchiude gli incantesimi firmati dal mago Eibon, e la sua creazione è associata allo scrittore statunitense Clark Ashton Smith.
Non delude ovviamente la fattura tecnica delle ottime animazioni, che unisce disegni di elevata qualità e animazioni fluide, mantenendo uno standard qualitativo elevato difficilmente riscontrabile in serie di pari durata.
Lo stile dei disegni abbraccia fedelmente quello dell'autore, proponendo scenari dall'indole "pupazzosa" che sorprendentemente ben si legano con le sfumature horror, andando a proporre, come per i personaggi, delle simbologie o particolarità estetiche che vanno a riflettersi in ogni singolo oggetto. Tra le streghe, legate a diversi animali, e i vari personaggi, immersi nelle curate ambientazioni, danno vita a un'infinità di rimandi nei quali si potrebbe perdersi delle ore per trovarli tutti.
Non meno importanti sono ovviamente i combattimenti, che propongono avvincenti scontri dalle articolate coreografie che, sfruttando le ottime animazioni, regalano adrenalinici scontri che non deluderanno i fan del genere.
Ottima la colonna sonora, che propone una base nettamente rock che ben trasmette l'energia che permea la serie. Talvolta, anche se per necessità nate dalla sceneggiatura, fanno capolino musiche più delicate che mostrano una maggiore inclinazione alla musica leggera (soprattutto nelle sigle che si avvicendano), ma a brillare sono ancora una volta le chiare influenze horror, ben udibili già nella prima opening - che risulta accelerata, seppur di poco, ad ogni episodio ben sottolineando la follia che avanza - e nella sonata per pianoforte eseguita dal protagonista.
L'ottimo adattamento italiano è macchiato da un doppiaggio basilare affidato a diverse nuove leve, mentre altri doppiatori più esperti sono affidati ai personaggi meno presenti. Nei primi episodi le voci, mal assegnate, sembrano stonare per via delle interpretazioni sterili, tuttavia proseguendo si nota come ognuno prenda maggiormente atto dei rispettivi personaggi portando un continuo seppur lieve miglioramento.
Sublime, infine, l'edizione offerta dalla Dynit. Con la Collector's Edition essa propone tre box rigidi, nei quali trovano posto 3 DVD e un booklet infarcito delle più svariate informazioni. Inoltre i DVD vantano un profilo tecnico invidiabile, proponendo master di elevata qualità.
C'è solo un grande rammarico per l'arco finale degli episodi, che porta fin troppe chiacchiere, ma non è un buon motivo per privarsi di quest'anime d'azione dalla superba fattura tecnica che, nel suo complesso, offre tanta commedia, personaggi memorabili - nel bene e nel male, visto che sono presenti figure volutamente irritanti come "Excalibur" -, un ricco e originale stile estetico e una storia intrigante narrata con un buon ritmo, il tutto mentre i protagonisti impareranno a crescere e maturare domando il piccolo demone dentro di loro, scoprendo quanto sia importante avere delle paure e trovare il coraggio per affrontarle.
Pur essendo pensato per un pubblico di ragazzi, "Soul Eater", grazie al suo personale stile e all'ottima qualità tecnica, è una visione caldamente consigliata a chi apprezza il genere, perché saprà facilmente appassionare e divertire per buona parte della sua durata.

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12) Messaggio scritto da lalilulelo (anonimo) il 17/08/2012 alle 00:57 La recensione dell'attacco dei giganti non sarebbe nemmeno da leggere, basta vedere il voto per capire che è assolutamente inaffidabile. Non si può liquidare il disegno dicendo che è "carino". Il disegno è orribile. L'autore non è capace di disegnare. Ne approfitto per ribadire di nuovo una cosa che ho ripetuto almeno un centinaio di volte ma a cui non si dà praticamente importanza, visto che la qualità dei prodotti, soprattutto shonen, che vengono proposti oggi, è assolutamente scadente dal punto di vista grafico. IL "GA" DI MANGA SIGNIFICA IMMAGINE. QUESTO SAREBBE DA TENERE A MENTE, NELLA VALUTAZIONE DI UN MANGA: LA QUALITA' DELLE IMMAGINI. Le repliche che si fanno quando qualcuno critica il disegno di un manga sono di due tipi: La risposta da intellettuale: "tu non hai mai fatto un manga quindi non sai quanto è difficile, non puoi giudicare". Riassumibile in "provaci tu a fare un manga". La risposta da intellettuale sostiene implicitamente che chi non ha mai fatto un manga non ha i mezzi per giudicare i manga e che quindi le recensioni che si fanno qui, i commenti e tutto il resto sono inutili. È una delle mie risposte preferite perché di una stupidità epocale. La risposta da romantico: "ma la storia nei manga conta di più, se il disegno è fatto male non importa, purché la trama sia bella." Della serie, non giudicare un libro dalla copertina, quello che conta in fondo è il cuore! E per questa risposta, la più frequente fra individui dotati di neuroni, credo basti ciò che ho già detto prima e cioè che il GA significa immagine, che un manga è un fumetto e non un romanzo e che se contasse solamente la storia potrebbero fare dei romanzi e non dei fumetti. Il prerequisito di chi vuole disegnare fumetti deve essere saperli disegnare. L'attacco dei giganti è una presa in giro dal punto di vista grafico. E, a tutti gli effetti, non credo che potrò mai considerare una cosa disegnata in quel modo un manga. Personalmente, mi sentirei di dire che il disegno, nei manga, fa più della metà del lavoro. Il massimo che posso concedere è che è impossibile che faccia meno della metà. E cioè che in una scala di valutazione obiettiva da 1 a 10, almeno 5 punti sarebbero dovuti al disegno. Questo per quanto riguarda l'attacco dei giganti. Per il resto sono felice che qualcuno abbia recensito Jing. È un manga veramente stupendo, mi sarebbe piaciuto sentire anche l'opinione di qualcuno sulla seconda serie, che è qualcosa di straordinario. L'autore è o un genio o uno che ha bevuto gli alcolici giusti per sembrarlo. 10 4 
23) Messaggio scritto da Ettore (anonimo) il 17/08/2012 alle 09:53 "Soul Eater" è carino, forse qualcosa in più. Purtroppo non conosco il manga. La citazione/omaggio di/a Twin Peaks da sola vale 2 punti in più sul voto. Poi la caratterizzazione dei personaggi, la sana follia che li anima e il "non sense" che pervade la serie... Niente da dire. Pure le scene di azione/pathos fanno il loro dovere. Tra il 7 e l'8 senza inquietudini.
"King of Bandit Jing" non lo avevo mai sentito nominare. Ammetto ignoranza.. Dalla cover avrei detto il contrario di quello che esce dalla recensione "uno shonen come tanti". A questo punto lo metto in "chissà" per il futuro.
Ne' "L'attacco dei giganti" non credo di aver superato pagina dieci, causa principale un disegno che ho trovato tutto fuorché accattivante. Comunque prima di dare alcun giudizio gli darò una seconda possibilità. Tempo permettendo. 3 0 
37) Messaggio scritto da lalilulelo (anonimo) il 17/08/2012 alle 17:48 @ Yuri 90. Concordo col fatto che Tezuka sia un grande autore di manga, contrariamente a quello in questione. Ma saper disegnare non significa obbligatoriamente avere un tratto complesso. Non pretendo che siano tutti Miura e mi disegnino una per una le armature dei fanti in una battaglia camapale. Tezuka è obiettivamente un ottimo disegnatore, diversamente dall'autore dell'attacco dei giganti. L'attacco dei giganti è problematico perché l'autore non è nemmeno capace di disegnare la faccia dello stesso personaggio uguale a quella della vignetta precedente. Per non parlare del fatto che non ha idea di cosa siano la prospettiva e le proporzioni del corpo umano e ce ne sarebbero da dire, di cose: penso che prendendo già il primo volume non si salva una pagina. Pure doraemon e kinnikuman hanno un tratto semplice, però il disegnatore di doraemon, per quanto il suo tratto sia semplice, disegna i personaggi sempre allo stesso modo e riesce a darti una minima cognizione dello spazio in una vignetta. Stessa cosa per Tezuka. Hai sottilineato un punto importante, però, che avrei dovuto specificare, ovvero che l'abilità di un disegnatore non è uguale alla complessità del suo tratto. I manga sono noti per utilizzare stili di disegno semplificati ma, obiettivamente, confrontate il primo Toriyama o autori simili, dal tratto semplificato, con l'attacco dei giganti, e capirete quello che intendo quando dico che l'autore di quel manga non è in grado di disegnare. Ed è importante che tu l'abbia sottolineato perché confondere tratto semplificato e incapacità di disegnare porta a tutti i problemi di cui sopra. Se scambio un tratto semplificato per l'incapacità di disegnare mi precluderei una gran fetta di manga, tra cui praticamente tutto il genere shonen. Se invece scambio l'incapacità di disegnare per il tratto semplificato ecco che improvvisamente tutte le opere mal disegnate diventano frutto di scelte stilistiche. 0 0 
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ma veramente molto !
dare dieci a questo manga significa essere troppo di manica larga senza conoscere i veri Shonen che lo meriterebbero per davvero !