
In barba a chi dice che la nostra utenza non ha memoria storica, questo sondaggione lo vince, e con distacco, il magnifico affresco social/sentimentale di Rumiko Takahashi: Maison Ikkoku. La vittoria, infatti, non era tanto scontata, nonostante l’immenso e riconosciuto valore dell’opera in questione, dato che sono passati 13 anni dall’ultima edizione italica targata Star Comics e ben 33 dalla prima pubblicazione, da parte dell’editore Shogakukan, in Giappone. La storia d’amore tra Godai e Kyoko è, infatti, squisitamente anni ottanta ma ciò nonostante è stata votata quale migliore opera manga di genere sentimentale: premiare questo risultato con una delle celebri recensioni “murales” del buon Kotaro, per parlare di questo seinen a tutto tondo, è quindi per me più che un piacere.
Prima però debbo sottolineare l'ottimo risultato di Kodocha, che conquista la seconda piazza (primo tra gli shojo). Le avventure della idol Sana/Rossana raccontate dalla sensei Obana rimangono infatti nel cuore di molte fanciulle, cresciute con la serie tv e passate poi al manga. E si sa i ricordi valgono più dei mille premi che questo manga ha collezionato!
E ora la parola al nostro Kotaro nazionale:
Per una volta, la poliedrica Rumiko Takahashi ci stupisce con una storia normale.
Niente alieni, marzialisti, spiriti del folclore giapponese, demoni, bizzarre trasformazioni o cambi di sesso, ma un condominio, un giovane studente universitario e una bella amministratrice dal triste passato.
Maison Ikkoku è infatti una semplice storia d'amore e vita quotidiana. Nel Giappone dei primi anni '80, lo sfortunato Yusaku Godai alloggia al fatiscente Ikkoku-kan fra uno scherzo e l'altro dei suoi coinquilini impiccioni e chiassosi, in attesa di capire cosa fare della sua vita, finché, un bel giorno, Kyoko Otonashi, bellissima ragazza di poco più grande di lui, si presenta al condominio, incaricata di prendersene cura da quel momento in poi.

È subito amore. Un amore da fumetto giapponese d'altri tempi, di quelli puri, intensi, travagliati, romantici, tanto difficili da realizzare quanto piacevolmente sofferti per i personaggi di carta che li vivono e i lettori che li seguono da fuori.
Cristallizzata nella memoria collettiva come una delle migliori storie d'amore che gli anni '80 ci hanno regalato, quella dell'imbranato Godai e della sua bella amministratrice Kyoko non è considerata tale a torto.
È un amore difficile, complicato, che passa attraverso innumerevoli difficoltà ed è legato a doppio filo con la crescita dei personaggi e il superamento da parte loro di numerose esperienze travagliate. Il sentimento nasce subito, a prima vista, ma prima di poter giungere all'agognato lieto fine passeranno innumerevoli equivoci, fraintendimenti, guai, gelosie, rivali in amore, indecisioni, bastoni tra le ruote, pettegolezzi, esperienze, incontri, testardaggini, vuoti da colmare, traumi da superare, maturazioni interiori.
Lunga, dura e impervia è la strada del nostro studente universitario su cui sembra si concentrino tutte le sfortune del mondo a mo' di nuvoletta di Fantozzi. Godai è ingenuo, puro di cuore, semplice, indeciso, quasi sempre al verde, senza nessun particolare pregio né grosse aspettative per il futuro, ma di una cosa sola è certo: ama Kyoko con tutto se stesso, in maniera pura, romantica, ingenua. Sarebbe disposto a fare qualsiasi cosa pur di dimostrarle di essere un uomo degno del suo amore, e lo farà, sopportando a testa alta tutte le sfortune e le avversità che la vulcanica autrice e i suoi bizzarri e un po' cattivelli personaggi gli metteranno contro.
Del resto, come dargli torto? È pur sempre il protagonista di un manga sentimentale degli anni '80, e non può sottrarsi al palpitante sentimento che, come da copione, lo lega alla bellissima ragazza di cui è, comprensibilmente, innamorato.
Nel mezzo manicomio che è l'Ikkoku-kan, fra signore sovrappeso che hanno dedicato la loro vita al saké e al pettegolezzo, inquietanti salarymen dalle professioni misteriose, cameriere disinibite, invadenti ragazzini e cani bizzarri, Kyoko appare agli occhi di Godai come un angelo: bellissima, con lunghi e fluenti capelli corvini, pura, modesta, matura. È la perfetta bellezza giapponese d'altri tempi, pudica, riservata, rispettosa, con una triste storia alle spalle.
Perché mai un angelo del genere dovrebbe legarsi ad una nullità come Godai? Dice il detto, al cuor non si comanda, e il cuore di Godai batte forte pensando alla sua bella.
Il cuore di Kyoko, tuttavia, farà lo stesso? Sarà davvero, quella bella ragazza dai capelli lunghi, l'angelo del focolare che appare agli occhi dell'ingenuo studente? O magari nasconde, dietro l'apparenza da gentile e perfetta donna di casa, un passato travagliato e una testa calda che la porterà più volte a provare sentimenti contrastanti nei confronti del povero inquilino che per lei darebbe tutto?
AMV dedicato alle più belle pagine del manga
La brava Rumiko Takahashi riesce immediatamente a mettere il lettore a suo agio. Sarà inaspettatamente facile immedesimarsi nel povero Godai e parteggiare per lui, aspettando trepidanti il coronamento del suo amore. Nel frattempo, però, il lettore avrà di che divertirsi, con dei personaggi comprimari che sono una perenne fucina di gags (a volte, diciamocelo, anche un po' inopportune, ma sempre esilaranti). Un cast ampio, molto ben nutrito e simpatico, al servizio di una storia che sì, probabilmente, in un paio di punti non riesce a nascondere un certo allungamento, ma che comunque sarà nel complesso di piacevolissima lettura.
Si potrebbe obbiettare che, spesso e volentieri, l'amore fra i due protagonisti è ostacolato da un'eccessiva testardaggine e/o indecisione, o da equivoci che un po' stonano se vissuti da personaggi non più adolescenti e che potrebbero facilmente essere risolti con un maggior dialogo fra i due. Tuttavia, dobbiamo ricordarci che si tratta di una storia d'amore fra due giapponesi degli anni '80 e un po' tutte le storie d'amore di quegli anni dovevano sottostare, in maniera più o meno grande, a questo problema, vuoi per i tratti caratteriali e sociali caratteristici dei giapponesi, vuoi perché erano altri tempi. L'autrice lega indissolubilmente l'amore fra i due protagonisti alle loro vicissitudini personali e alla loro crescita: non potranno realizzare il loro sogno prima che entrambi non trovino se stessi, superando traumi passati, sanando vecchie ferite o crescendo sul piano scolastico e professionale. Questo complica di molto la loro storia d'amore eppure, sulla lunga distanza, riuscirà a renderla tanto intricata quanto intensa e matura, e molto più piacevole sarà giungere al finale.
Maison Ikkoku si barcamena dunque in maniera sapiente fra esilaranti momenti di comicità, dolci scene romantiche e altri momenti più profondi, toccanti, riflessivi, che esplorano il passato, il presente, il futuro, i sentimenti e le ansie dei personaggi, rendendoli amabili e vicini al lettore e degni di essere seguiti in quella che riesce così a imporsi sulla scena come una love story ricca di pathos e coinvolgimento.
Per una volta, l'autrice si sbilancia maggiormente sul lato realistico e romantico della vicenda, pur senza rinunciare ad una buona comicità, creando una storia ambientata in un setting molto realistico e curato, dove sarà possibile avvertire chiaramente lo scorrere del tempo, l'avvicendarsi delle stagioni e degli anni, e i cambiamenti che questo apporta al carattere, al fisico e alle vite dei personaggi.
Molto interessante è il fatto che i suoi protagonisti siano lontani dall'adolescenza e dunque l'autrice può mettere in scena problematiche come gli esami universitari, il matrimonio, il fidanzamento ufficiale, la laurea, lo studentato fuori sede, i lavori part time, la ricerca di un lavoro fisso, i matrimoni combinati, le ansie per il futuro in un periodo della vita lontano dalla spensieratezza dei banchi del liceo, raccontandole, dal punto di vista di una scrittrice donna, nell'universo di un Giappone anni '80 estremamente bizzarro quanto inaspettatamente reale nelle sue caratteristiche.
Il risultato è una storia d'altri tempi, pura, discreta, sobria, profonda, travagliata, ma, proprio per questo, estremamente affascinante.
Una storia che sa dare molto ai suoi lettori, facendoli divertire, emozionare, immedesimare, toccandoli nel profondo.

Pilastro della narrativa sentimentale giapponese a fumetti, Maison Ikkoku merita dunque tutti gli elogi che solitamente gli si rivolgono, perché fra le sue pagine di sentimento ce n'è tanto e anche il lettore non riuscirà a restarne immune. Per chi è cresciuto lasciandosi affascinare dalle storie di adolescenti giapponesi ingenui ed indecisi il cui inesperto cuore batteva per bellezze ambigue e capricciose dai bellissimi capelli corvini poste su ideali piedistalli di perfezione (qualsiasi riferimento alle tante love stories delle serie giapponesi degli anni '80 non è puramente casuale), la lettura è dunque un passo obbligato, per scoprire che sì, anche dopo il diploma liceale, gli ingenui ed indecisi ragazzi giapponesi continuano a innamorarsi di bellissime ragazze dai capelli lunghi che idealizzano e amano al punto da non riuscire neppure a rivolger loro la parola.
Continueranno dunque a cacciarsi in mille guai, equivoci, schiaffoni e capricci, mentre cercano di lottare per vincere il loro cuore, in una battaglia tanto lunga e travagliata quanto romantica e affascinante. Ma, in fondo, è anche per questo che li amiamo, gli innamorati dei fumetti giapponesi, no? Ed è per questo che ameremo alla follia anche Godai e Kyoko.
Niente alieni, marzialisti, spiriti del folclore giapponese, demoni, bizzarre trasformazioni o cambi di sesso, ma un condominio, un giovane studente universitario e una bella amministratrice dal triste passato.
Maison Ikkoku è infatti una semplice storia d'amore e vita quotidiana. Nel Giappone dei primi anni '80, lo sfortunato Yusaku Godai alloggia al fatiscente Ikkoku-kan fra uno scherzo e l'altro dei suoi coinquilini impiccioni e chiassosi, in attesa di capire cosa fare della sua vita, finché, un bel giorno, Kyoko Otonashi, bellissima ragazza di poco più grande di lui, si presenta al condominio, incaricata di prendersene cura da quel momento in poi.

È subito amore. Un amore da fumetto giapponese d'altri tempi, di quelli puri, intensi, travagliati, romantici, tanto difficili da realizzare quanto piacevolmente sofferti per i personaggi di carta che li vivono e i lettori che li seguono da fuori.
Cristallizzata nella memoria collettiva come una delle migliori storie d'amore che gli anni '80 ci hanno regalato, quella dell'imbranato Godai e della sua bella amministratrice Kyoko non è considerata tale a torto.
È un amore difficile, complicato, che passa attraverso innumerevoli difficoltà ed è legato a doppio filo con la crescita dei personaggi e il superamento da parte loro di numerose esperienze travagliate. Il sentimento nasce subito, a prima vista, ma prima di poter giungere all'agognato lieto fine passeranno innumerevoli equivoci, fraintendimenti, guai, gelosie, rivali in amore, indecisioni, bastoni tra le ruote, pettegolezzi, esperienze, incontri, testardaggini, vuoti da colmare, traumi da superare, maturazioni interiori.
Lunga, dura e impervia è la strada del nostro studente universitario su cui sembra si concentrino tutte le sfortune del mondo a mo' di nuvoletta di Fantozzi. Godai è ingenuo, puro di cuore, semplice, indeciso, quasi sempre al verde, senza nessun particolare pregio né grosse aspettative per il futuro, ma di una cosa sola è certo: ama Kyoko con tutto se stesso, in maniera pura, romantica, ingenua. Sarebbe disposto a fare qualsiasi cosa pur di dimostrarle di essere un uomo degno del suo amore, e lo farà, sopportando a testa alta tutte le sfortune e le avversità che la vulcanica autrice e i suoi bizzarri e un po' cattivelli personaggi gli metteranno contro.
Del resto, come dargli torto? È pur sempre il protagonista di un manga sentimentale degli anni '80, e non può sottrarsi al palpitante sentimento che, come da copione, lo lega alla bellissima ragazza di cui è, comprensibilmente, innamorato.
Nel mezzo manicomio che è l'Ikkoku-kan, fra signore sovrappeso che hanno dedicato la loro vita al saké e al pettegolezzo, inquietanti salarymen dalle professioni misteriose, cameriere disinibite, invadenti ragazzini e cani bizzarri, Kyoko appare agli occhi di Godai come un angelo: bellissima, con lunghi e fluenti capelli corvini, pura, modesta, matura. È la perfetta bellezza giapponese d'altri tempi, pudica, riservata, rispettosa, con una triste storia alle spalle.
Perché mai un angelo del genere dovrebbe legarsi ad una nullità come Godai? Dice il detto, al cuor non si comanda, e il cuore di Godai batte forte pensando alla sua bella.
Il cuore di Kyoko, tuttavia, farà lo stesso? Sarà davvero, quella bella ragazza dai capelli lunghi, l'angelo del focolare che appare agli occhi dell'ingenuo studente? O magari nasconde, dietro l'apparenza da gentile e perfetta donna di casa, un passato travagliato e una testa calda che la porterà più volte a provare sentimenti contrastanti nei confronti del povero inquilino che per lei darebbe tutto?
La brava Rumiko Takahashi riesce immediatamente a mettere il lettore a suo agio. Sarà inaspettatamente facile immedesimarsi nel povero Godai e parteggiare per lui, aspettando trepidanti il coronamento del suo amore. Nel frattempo, però, il lettore avrà di che divertirsi, con dei personaggi comprimari che sono una perenne fucina di gags (a volte, diciamocelo, anche un po' inopportune, ma sempre esilaranti). Un cast ampio, molto ben nutrito e simpatico, al servizio di una storia che sì, probabilmente, in un paio di punti non riesce a nascondere un certo allungamento, ma che comunque sarà nel complesso di piacevolissima lettura.
Si potrebbe obbiettare che, spesso e volentieri, l'amore fra i due protagonisti è ostacolato da un'eccessiva testardaggine e/o indecisione, o da equivoci che un po' stonano se vissuti da personaggi non più adolescenti e che potrebbero facilmente essere risolti con un maggior dialogo fra i due. Tuttavia, dobbiamo ricordarci che si tratta di una storia d'amore fra due giapponesi degli anni '80 e un po' tutte le storie d'amore di quegli anni dovevano sottostare, in maniera più o meno grande, a questo problema, vuoi per i tratti caratteriali e sociali caratteristici dei giapponesi, vuoi perché erano altri tempi. L'autrice lega indissolubilmente l'amore fra i due protagonisti alle loro vicissitudini personali e alla loro crescita: non potranno realizzare il loro sogno prima che entrambi non trovino se stessi, superando traumi passati, sanando vecchie ferite o crescendo sul piano scolastico e professionale. Questo complica di molto la loro storia d'amore eppure, sulla lunga distanza, riuscirà a renderla tanto intricata quanto intensa e matura, e molto più piacevole sarà giungere al finale.
Maison Ikkoku si barcamena dunque in maniera sapiente fra esilaranti momenti di comicità, dolci scene romantiche e altri momenti più profondi, toccanti, riflessivi, che esplorano il passato, il presente, il futuro, i sentimenti e le ansie dei personaggi, rendendoli amabili e vicini al lettore e degni di essere seguiti in quella che riesce così a imporsi sulla scena come una love story ricca di pathos e coinvolgimento.
Per una volta, l'autrice si sbilancia maggiormente sul lato realistico e romantico della vicenda, pur senza rinunciare ad una buona comicità, creando una storia ambientata in un setting molto realistico e curato, dove sarà possibile avvertire chiaramente lo scorrere del tempo, l'avvicendarsi delle stagioni e degli anni, e i cambiamenti che questo apporta al carattere, al fisico e alle vite dei personaggi.
Molto interessante è il fatto che i suoi protagonisti siano lontani dall'adolescenza e dunque l'autrice può mettere in scena problematiche come gli esami universitari, il matrimonio, il fidanzamento ufficiale, la laurea, lo studentato fuori sede, i lavori part time, la ricerca di un lavoro fisso, i matrimoni combinati, le ansie per il futuro in un periodo della vita lontano dalla spensieratezza dei banchi del liceo, raccontandole, dal punto di vista di una scrittrice donna, nell'universo di un Giappone anni '80 estremamente bizzarro quanto inaspettatamente reale nelle sue caratteristiche.
Il risultato è una storia d'altri tempi, pura, discreta, sobria, profonda, travagliata, ma, proprio per questo, estremamente affascinante.
Una storia che sa dare molto ai suoi lettori, facendoli divertire, emozionare, immedesimare, toccandoli nel profondo.

Pilastro della narrativa sentimentale giapponese a fumetti, Maison Ikkoku merita dunque tutti gli elogi che solitamente gli si rivolgono, perché fra le sue pagine di sentimento ce n'è tanto e anche il lettore non riuscirà a restarne immune. Per chi è cresciuto lasciandosi affascinare dalle storie di adolescenti giapponesi ingenui ed indecisi il cui inesperto cuore batteva per bellezze ambigue e capricciose dai bellissimi capelli corvini poste su ideali piedistalli di perfezione (qualsiasi riferimento alle tante love stories delle serie giapponesi degli anni '80 non è puramente casuale), la lettura è dunque un passo obbligato, per scoprire che sì, anche dopo il diploma liceale, gli ingenui ed indecisi ragazzi giapponesi continuano a innamorarsi di bellissime ragazze dai capelli lunghi che idealizzano e amano al punto da non riuscire neppure a rivolger loro la parola.
Continueranno dunque a cacciarsi in mille guai, equivoci, schiaffoni e capricci, mentre cercano di lottare per vincere il loro cuore, in una battaglia tanto lunga e travagliata quanto romantica e affascinante. Ma, in fondo, è anche per questo che li amiamo, gli innamorati dei fumetti giapponesi, no? Ed è per questo che ameremo alla follia anche Godai e Kyoko.
Ringraziando tutti per la partecipazione, vi ricordo ancora una volta che per info, suggerimenti o mandarmi a quel paese potete scrivere a:
Il manga ha una prima parte troppo ripetitiva, poi la Takahashi si ricorda di inserire una trama e finalmente la storia ingrana, finale stupendo con le parole pronunciate da Kyoko Otonashi a Godai.
Mi sa che in pochi lo conoscono bene.
Peccato anche per Video Girl Ai e Chobits, che sicuramente meritavano di più
a parer mio unica cosa che mi sorprende è vedere
Touch di Mitsuru Adachi solo 13, invece che nella top 5°! per il resto mi sembrano risultati ragionevoli!
Comunque i primi 2 classificati sono 2 shoujo di tutto rispetto!
P. S. Inutile negarlo, i 73 voti per 100% fragola sono senz'altro di utenti maschi!
Dispiace anche a me per Una ragazza alla moda, credo sia poco conosciuto, specie tra le più giovani!
Contento anche per Kodocha secondo, Videogirl invece speravo almeno top 5
"Promettimi....una cosa sola...vivi un giorno più di me!"
Bello, bello, bello.
Sarà che, purtroppo o per fortuna, mi trovo in una situazione simile a quella di Godai e quindi mi ci riconosco parecchio.
Comunque una volta terminato l'anime mi reperirò al più presto il manga e lo leggerò!
Grazie a Kotaro per la bellissima recensione.
Se mai si farà un sondaggio simile sugli anime con lo stesso soggetto, beh entreranno un sacco di altri titoli e lì davvero sarà dura scegliere!
Sonoko: 100% Ichigo (il manga non l'anime) è un signor titolo, può benissimo piacere anche a chi non ama gli harem ma ama le difficoltà in amore
La notizia del giorno è comunque che la Takahashi ha deciso di dare un seguito alla sua storia più famosa!!!! Si chiamerà "Maison Ghibli"
comunque vorrei fare notare come nana sia orrendamente alto in classifica
"Il giocattolo dei bambini", a parte ciò, tutti quelli da me votati si sono classificati bene! Ottimo
Leggetelo, è una bellissima storia e i disegni sono veramente belli**
Ma il primo classificato lo vidi solo parecchio tempo fa sotto forma di anime e devo dire che non mi fece impazzire. Ma io non sono molto il tipo da generi sentimentali e quindi per gli shojo in generale.
Manga favoloso che a parer mio, non annoia mai.
Mi sono innamorata di Maison Ikkoku quando ancora lo trasmettevano in televisione le reti locali, e comprerei molto volentieri una sua ristampa manga (Star, se ci sei batti un colpo).
Molto delusa invece dal risultato di Video Girl Ai: me l'aspettavo nella top 5!
Il secondo l'avevo votato, non credevo riuscisse ad arrivare così in alto. Mi spiace per kiss & never cry all'ultimo posto, è un validissimo manga che per di più ha un sacco di altre componenti oltre a quella sentimentale, forse è per questo che l'ho adorato ^^
maison ikkoku è un seinen però
@nixon
no, il sondaggio è iniziato 25 maggio e si è concluso una settimana dopo e oggi sono apparsi i risultati. se non voti vedi il sondaggio come aperto anche se non è più possibile votare.
Kodocha non lo facevo così amato, è un ottimo shojo ma onestamente trovo che ce ne siano di migliori anche solo nei '90, il grande successo che ebbe l'anime da noi sicuramente ha influito. Vabé.
Per il resto avrà anche vinto un manga storico ma poco sotto ne abbiamo di recenti e agguerriti come Lovely Complex e Kimi ni Todoke che scavalcano diversi "cult" come VGA e Marmellata Boy, prova di un cambio generazionale in corso.
Ma sono anche contento per i primi 10 manga, l'ordine è indifferente ^^
peccato per 100% Fragola, Lei l'arma Finale e Bokura Ga Ita un po' troppo bassini e La Clessidra - Ricordi d'Amore così basso non si può vedere.... non è possibile che quest'opera sia così sottovalutata ed abbia preso così pochi voti....
quindi mi sa che avrei votato kimi ni todoke
Mi stupisce cmq che dopo MI non ci siano Nana e Mboy, estremamente superiori a Lovely Complex e Rossana.
Sondaggio combattutissimo comunque, visto che gli altri due cavalli su cui avevo puntato (ops, manga scelti
Tra gli altri risultati, troppo in alto Marmolade Boy (meriterebbe l'ultimo posto, anzi neanche di stare contemplato in classifica) e criminalmente basso Honey and Clover. I''s ha un buon piazzamento, non me l'aspettavo: è una storia sicuramente tirata e con qualche forzatura, ma permette di sviluppare un'empatia sincera come poche col suo protagonista (ed è disegnata benissimo). Mi sarebbe piaciuto trovare in lista anche Eensy Weensy, peccato.
Kodocha l'ho votato e per me è un titolo di tutto rispetto, Lovely Complex invece ho visto solo qualche episodio dell'anime e non mi ha mai detto nulla di speciale.
Grazie ad Ironic per avermi dedicato lo spazio della recensione e a chi di voi, eventualmente, la leggerà
Kodocha è bello ma non da secondo posto, secondo me, così come il piazzamento di Lovely Complex è un po' troppo alto perché è un'opera che punta più sul comico e le scene romantiche latitano un po'. Dal lato shoujo, in barba a chi non lo ritiene bello o non lo vuole manco in classifica, il mio preferito è Marmalade Boy.
Maison Ikkoku a dire il vero non l'ho mai seguito più di tanto... in realtà non mi ha mai ispirato, ma non escludo, nel caso un domani lo leggerò, di ricredermi. Visti poi questi risultati... O_O
Concordo con chi pensa che Una ragazza alla moda si meritasse di più, così come Touch e Rough
Mi dispiace per Itazuna na kiss così in basso. Ma almeno non hanno vinto troppo i manga recenti.
Ah, per la ristampa di "Maison Ikkoku"...secondo me dobbiamo farci sentire di più! Magari invece della Star possiamo puntare sulla JPOP, che con "Orange Road" sta facendo un magnifico lavoro!
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.