Da qualche mese, sono tornato a vivere in Giappone (più precisamente ad Okazaki, nella prefettura di Aichi), per continuare un percorso di studi in una scuola di lingua cominciato lo scorso anno.
Stavolta, però, la mia intenzione è quella di restare per un anno, perciò continuerò a raccontarvi un po’ di aneddoti della mia vita in Giappone come già fatto qualche tempo fa.

RISTORANTI ITALIANI

A Okazaki ci sono parecchi ristoranti italiani e mi ritrovo a mangiarci piuttosto spesso, ogni tanto anche invitato da amici che italiani non sono. Se il cibo tutto sommato è abbastanza buono, generalmente, non si può non notare come ogni ristorante abbia varie scritte in italiano (frasi, menu, testi di canzoni) sulle pareti, che presentano qua e là vari errori di ortografia.
Ormai sono abituato a parlare in giapponese (al punto che, quando mi capita di dover parlare in inglese, faccio dei pasticci perché mi esce automaticamente il giapponese), ma continuo ad esprimermi in italiano fra me e me quando sono da solo. Mi è capitato di leggere ad alta voce fra me e me una di queste scritte nelle pareti dei ristoranti e una cameriera, stranita, mi ha chiesto
“Eh? Le sa leggere?”
“Certo, perché sono italiano”
“Eeeeh? E’ italiano? Sono giuste?”
“A dire il vero, c’è qualche errore qua e là”… la cameriera ha continuato a scusarsi con me per questo per tutto il giorno!

Il ristorante italiano che preferisco e che frequento più spesso si distingue dagli altri, oltre per la più elevata qualità delle pietanze, anche per il fatto di avere in sottofondo una vera radio italiana, che passa brani di Max Pezzali, Pino Daniele, Gianluca Grignani, Gianna Nannini e non musiche spagnoleggianti o pezzi italiani dell’anteguerra come accade in altri locali. Mi è capitato di soffermarmi per qualche secondo a tentare di ricordare il titolo della canzone che passava alla radio mentre pagavo alla cassa e il cassiere, baldanzoso, mi ha detto
“E’ una canzone italiana!”
“Lo so, sono italiano!”
“Eeeeh? E’ italiano? Ci scusi se il nostro cibo non è all’altezza!”
“Ma no, è molto buono, vengo spesso a mangiare da voi perché mi piace!”… e via di qualche diecimila inchini e ringraziamenti al secondo, come solo i giapponesi sanno fare!

TOKYO 2: KORAKUEN, IL QUARTIERE DELLO SPORT

Una delle cose più caratteristiche di Tokyo è che è divisa in diecimila zone e ogni zona è come se fosse un mondo a sé, caratterizzata da un suo tema, una sua clientela, un suo tipo di negozi o locali.
Ho avuto modo di girare parecchio per la zona di Korakuen, il quartiere dello sport, caratterizzato innanzitutto dal Tokyo Dome, lo stadio del baseball, che torreggia su tutto il quartiere con le sue dimensioni.
Girare per il Tokyo Dome è bellissimo, perché finisci per interessarti al baseball anche se non vuoi, grazie alle millemila pubblicità, ai negozi e musei a tema. In un modo o nell’altro, poi, finisci sempre lì che c’è una partita dei Giants, quindi lo stadio e i suoi dintorni si riempiono di una folla enorme ed eterogenea di tifosi che fanno decisamente atmosfera, per non citare gli schermi che ti trasmettono la partita in tutti i locali del circondario.
Ma il Tokyo Dome non è solo baseball: c’è anche un palco dove fanno gli spettacoli dal vivo dei Super Sentai, un centro commerciale sopraelevato pieno di negozi e ristoranti tra cui il… Bubba Gump Shrimp Company, roba che ho virtualmente applaudito a chi ha scelto il nome del locale (e se non sapete perché, vi siete persi uno dei film più belli e commoventi di sempre), un luna park, fontane che la sera si illuminano di mille colori, un negozio esclusivamente dedicato al merchandise dei manga di Shounen Jump.

Adiacente al Tokyo Dome c’è, poi, il Korakuen Hall, la Mecca degli sport da combattimento giapponesi, dove vengono quasi ogni giorno organizzati incontri di pugilato o pro-wrestling.
Ci sono entrato quasi per caso, dato il mio interesse per l’argomento, e sono capitato al termine di un’esibizione di pro-wrestling, con le ragazze del fan-club di Keiji Mutoh che m’han tartassato di domande vedendo che ero straniero e il lottatore professionista Kotaro Suzuki in cui sono incappato per puro caso, attratto dalla sua maglietta “Pro-wrestling Kotaro” che doveva assolutamente essere mia, ed è finita che ci ho rimediato anche un autografo (ahimé, sulla maglietta, che ora è diventata un pezzo da collezione che non potrò mai indossare) e una foto.

Devo poi ringraziare un amico lottatore di wrestling per avermi indicato il Toudoukan, un meraviglioso negozio a tema lì vicino. Per gli appassionati di questa disciplina (ma non solo) questo negozio è davvero il Paradiso, dato che è possibile trovarvi qualsiasi cosa sul wrestling giapponese e americano, sulle arti marziali giapponesi, sul pugilato, sul culturismo: magliette, pupazzetti, maschere dei lottatori, attrezzature per le arti marziali, libri e riviste, cimeli storici e autografi di personaggi famosi, videocassette e dvd ma anche vere e proprie chicche come i vinili della sigla di Kinnikuman o della colonna sonora di vecchi film “manly” dell’epoca d’oro del wrestling a stelle e strisce, come Rocky o Karate Kid.
Il tutto con il sottofondo di una radio che ti passa il tema di Stan Hansen, un remix eurobeat di “Pegasus Fantasy” o le sigle di Jushin Liger, utilizzate come tema del lottatore che a questa serie si è ispirato, Jushin Thunder Liger.
Se il mio cognome fosse De Paperoni avrei senza dubbio comprato tutto il negozio in tronco, ma mi sono limitato ad acquistare un souvenir di cui mi sono innamorato a prima vista: un carinissimo pupazzetto di peluche… di Nobuaki Kakuda, il celebre lottatore/doppiatore, che di suo è tutto meno che carino, ma, si sa, i giapponesi riuscirebbero a rendere kawaii persino l’Abominevole Uomo delle Nevi!

IN PISCINA

Ho scoperto che in uno dei parchi della mia città c’è una piscina all’aperto che è possibile utilizzare per soli 60 yen (meno di un euro) per tutto il periodo estivo, per cui non mi sono fatto scappare l’occasione. Anche la piscina è rigorosissima e regolamentata da una serie infinita di norme e divieti, come praticamente tutto in Giappone.
Ad esempio, nella zona della piscina si deve andare soltanto in costume: è vietato portarvi ciabatte, occhiali, cellulari, borse, tovaglie, lettori di musica e quant'altro, quindi è impossibile potersi stendere a prendere il sole su un asciugamano, magari leggendo qualcosa.
E’ materialmente impossibile che qualcuno ci anneghi, dal momento che l’acqua è profonda ben (ironia) un metro, ma nonostante questo ci sono qualcosa come cinque bagnini appollaiati sulle torrette a vegliare sulla sicurezza dei bagnanti.
La cosa buffa è che i molti padri con figli piccoli al seguito che frequentano la piscina non indossano un costume da bagno, ma entrano in acqua tutti in maglietta o muta da sub!

PRO-WRESTLING 2: BIG JAPAN

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Essendo passato al Korakuen Hall per caso, volevo assolutamente tornarci per guardare qualche spettacolo di wrestling. L’occasione mi è stata data da uno show della Big Japan Pro Wrestling, federazione che non conoscevo ma che ho decisamente apprezzato.
Se lo show della Dragon Gate era una festa di musica, colori e personaggi vivaci e strambi, l’atmosfera di uno show della Big Japan è totalmente diversa. In comune, c’è la vendita del merchandise da parte dei lottatori prima e dopo lo spettacolo, ma il contenuto dello stesso differisce totalmente.
Un po’ perché vedere uno spettacolo al Korakuen Hall è di per sé qualcosa di molto diverso da uno show organizzato ad hoc in un palazzetto. C’è innanzitutto molta più gente, per entrare bisogna far la fila sulle scale interne del Korakuen, e già qui è bellissimo attendere in un posto dove le pareti sono tutte imbrattate di autografi, scritte e ricordi di vari lottatori e scarabocchi di Kinnikuman, Anpanman e Pikachu.
Qualcuno ha anche scritto un bellissimo “Cena Sucks” che mi ha fatto morir dal ridere al solo vederlo!

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L’atmosfera di questo show è stata molto più rigorosa, con meno musiche emozionanti e meno colori, coriandoli e stelle filanti ad accompagnare i lottatori e meno clamore da parte del pubblico (a parte un americano che si è proprio sgolato!), che però è stato coinvolto in maniera anche maggiore rispetto alla Dragon Gate, nel bene e nel male.
All’interno delle circa tre ore dello spettacolo, ho potuto assistere a tanti match dall’impianto decisamente diverso tra loro, che hanno generato in me tante emozioni di diverso tipo: si va dal classico, rapido, scontro tra un lottatore grande e grosso e uno più piccolo che viene subito sconfitto all’epico confronto tra la nuova e la vecchia guardia, passando per tag match assolutamente deliranti dove i cattivi di turno (dal look simile a quello dei gregari dei cattivi nei film di arti marziali, fantastici!) entrano in scena con una cassa di bottiglioni d’acqua che poi viene sputazzata ad avversari e pubblico in un tripudio di risate.
La cosa che mi ha colpito maggiormente, per forza di cose, è stata però la presenza di veri e propri “death match”, dove i lottatori si sono tirati veramente di tutto (puntine da disegno, palle da bowling, valigie, tubi, filo spinato) sanguinando anche copiosamente. Incontri pericolosissimi e sanguinosi, che però i lottatori hanno affrontato con uno stoicismo e una dedizione unici, simbolo ancora una volta dell’indefessa dedizione che i giapponesi mettono in tutto ciò che fanno, riuscendo a far emozionare il pubblico in molti modi diversi.
Quelli della Big Japan sono dei lottatori magari meno allegri e colorati, meno “divi”, meno iconici, ma non per questo meno bravi o meno coinvolgenti.

GODFATHER

Una delle cose che danno più fastidio a noi siciliani all’estero è che veniamo sempre identificati con la mafia. Sia diversi giapponesi con cui ho parlato sia alcuni dei miei compagni di classe stranieri hanno un’idea della Sicilia simile ad una sorta di Grand Theft Auto dove cammini per strada e puoi finire ammazzato dai mafiosi ad ogni passo.
Ben sappiamo che non è così, ma il luogo comune è duro a morire e mi è già capitato più volte che la prima parola pronunciata dai giapponesi non appena gli dico che vengo dalla Sicilia (anche solo per parlare del cibo) è “Godfather”.
Fra le tante, cito quella che mi ha divertito di più: una sera, fermo al semaforo rosso, un signore giapponese (che poi scoprirò essere un architetto abbastanza noto in città) mi ha dato inaspettatamente a parlare, facendo insieme a me la strada fino a casa sua, che è a pochi metri dalla mia.
Parlando del più e del meno, il discorso è finito sul fatto che io sono siciliano, e il signore, per tutta risposta, mi ha detto “Ma allora tuo nonno è Godfather”!

TOKYO 3: SUNSHINE CITY, FRA POKEMON E SHOUNEN JUMP

Grazie al gruppo del viaggio primaverile di AnimeClick.it, che aveva l’hotel proprio lì, ho avuto modo di girare più volte la zona di Ikebukuro, che avevo visto soltanto di sfuggita lo scorso anno. A parte il fatto che uno cammina per strada e si trova un tizio con la maschera da luchador messicano che ti vuole invitare a provare lo Yakiniku Dining 610, il ristorante di carne alla griglia di proprietà del famoso wrestler Keiji Mutoh (occasione che non mi sono lasciato sfuggire, ovviamente, approfittando della cosa per andare a cena con un amico francese conosciuto al Napoli Comicon dello scorso anno e capitato a Tokyo in vacanza), sono rimasto piacevolmente colpito dal complesso di Sunshine City (ricordate il wrestler giallo di Kinnikuman? Ecco, è ispirato a questo palazzo!), un monumentale palazzo di millemila piani che contiene hotel, ristoranti, un gigantesco centro commerciale e vari spazi espositivi.
Non lasciatevelo scappare, se parteciperete ai prossimi viaggi di AnimeClick.it!

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All’interno del centro commerciale ci sono vari posti interessanti per gli anime-fans, a cominciare da un Pokemon Center, un grande negozio esclusivamente dedicato ai mostriciattoli Nintendo, dove è davvero difficile resistere all’elevato tasso di carineria evocato da millemila Pikachu di ogni forma e dimensione.
C’è addirittura un signore in costume da Pikachu tipo quelli di Disneyland che intrattiene i clienti!
I fans degli anime vintage, poi, non possono lasciarsi scappare il negozio della Nippon Animation, dove è possibile comprare gadget dedicati ai vari meisaku ma a farla da padrone sono quelli di Chibi Maruko-chan e… Rascal il mio amico orsetto, e chi se l’aspettava che più di trent’anni dopo questo buffo animaletto continuasse a vendere e a piacere così tanto? Questo, ovviamente, per non citare il robot trasformarbile a forma di… Patrasche, il cane delle Fiandre! Sì, perché in Giappone esiste anche questo, ne dubitavate?

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Gli amanti degli shounen, invece, non possono lasciarsi scappare il parco a tema Shounen Jump, con un sacco di giochi, esposizioni, ristoranti, negozi e attrazioni dedicati a Dragon Ball, One Piece, Naruto, My hero academia, Haikyuu, Gintama, Kuroko no basket e via dicendo. Decisamente una simpaticissima esperienza, con l’unico difetto che gli spazi e il merchandise dedicato a serie più vecchiotte sono praticamente inesistenti… poco male, ci ho pensato io a ricordargli uno dei vecchi manga Jump che più amo con il mio disegno sulla parete dei messaggi!

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In attesa di trovare qualche altro aneddoto da raccontarvi, vi lascio qualche foto in gallery e i link ai miei precedenti reportage sul Giappone:

In Giappone con Kotaro - Capitolo 1
In Giappone con Kotaro - Capitolo 2
In Giappone con Kotaro - Capitolo 3
In Giappone con Kotaro - Capitolo 4
In Giappone con Kotaro - Capitolo 5