Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Oggi appuntamento libero, con gli anime Maken-ki, Over the Garden WallRumic World - Laughing Target.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


Per saperne di più continuate a leggere.


7.0/10
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"Maken-ki!" è un'opera del 2011, composta da dodici episodi e sei (inutili) special.
La trama vede Takeru Ooyama iscriversi a un ex istituto femminile (ora aperto anche agli uomini), dove tornerà in contatto con una sua amica di vecchia data; non si tratta di un istituto convenzionale, bensì di una scuola dove si addestrano combattenti che sfruttano gli elementi "naturali" per ottenere inimmaginabili poteri. Descritta così, potrebbe sembrare una serie di un certo spessore, ma, all'atto pratico, "Maken-ki!" si rivelerà tutt'altra cosa; appartiene fondamentalmente ai generi ecchi, harem, combattimento, scolastico, con spiccatissima prevalenza dei primi due.

Il primo aspetto che mi colpì fu la bellezza delle protagoniste femminili, seguita a ruota da un aspetto grafico pulito e curato con buone luci e colori accesi. Tecnicamente "Maken-ki!" si assesta su buoni livelli, potremmo trovare il proverbiale "pelo nell'uovo" analizzando attentamente le animazioni, sulle quali si è evidentemente cercato di risparmiare: non sono fatte male, ma sembra ne abbiano voluto limitare il numero ove possibile. Sull'aspetto dei personaggi femminili poche possono essere le critiche da portare, si tratta di personaggi eterogenei (anche caratterialmente), con un fisico mozzafiato che non mancheranno di mettere in mostra ad ogni minima occasione; a tal proposito penso si sia esagerato un po' troppo sulle dimensioni dei seni, quasi tutti decisamente "oversize", dando quasi la sgradevole impressione di avere a che fare con un cast da "hentai".
La componente da "ecchi" puro è ciò che maggiormente caratterizza quest'opera, priva di censure (nella versione da me visionata); non lesina frequenti inquadrature decisamente esplicite, nonché fasi che potremmo tranquillamente definire da "sfilata di bellezze". Quest'ultima soddisferà sicuramente coloro che cercano questo tipo di ingrediente e rischierà di annoiare tutti gli altri, ma, a rigor di logica, se si guarda un ecchi, è questo ciò che si dovrebbe cercare e trovare al suo interno.

La caratterizzazione dei personaggi è più che sufficiente per quanto riguarda i personaggi principali, mentre decisamente troppo "leggera" per i numerosi elementi di contorno, che pure avrebbero meritato un maggior approfondimento; a onor del vero, si tratta di un cast incredibilmente numeroso per una serie così breve. La trama è solo un pretesto per dare il via al tutto, si "concretizza" prevalentemente negli ultimi episodi ma in modo comunque abbastanza leggero e mal costruito; "Maken-ki!" ha i suoi pregi, ma vanno cercati in altre direzioni, è un'opera che si lascia seguire e che può certamente risultare piacevole se vista con puro spirito d'intrattenimento "ecchi harem", quindi con tante donzelle fascinose quasi sempre poco vestite e in pose provocanti, e diverse situazioni simpatiche e divertenti - non vi si può trovare nulla di realmente serioso né tantomeno una trama degna di essere definita tale. Avendo una certa esperienza in merito e non aspettandomi mai qualcosa di profondo da generi di questo tipo, posso dire di non essere rimasto eccessivamente deluso, "Maken-ki!" ha saputo intrattenermi in modo leggero e spensierato, riuscendo a strapparmi qualche sorrisino in diverse occasioni; se si fosse curata meglio la trama e approfondito taluni passaggi, avrebbe avuto buone potenzialità, che magari (non si sa mai) riuscirà a sfruttare meglio nel suo sequel, ma non credo sia il caso di farsi troppe illusioni in merito.

Il voto che vorrei attribuire a quest'opera sarebbe un 6 e mezzo, ma arrotonderò in eccesso anche in considerazione del fatto che, finora, quest'anime ha ottenuto valutazioni sin troppo severe. Può benissimo non piacere, specie se non si è amanti dell'ecchi, ma ritengo si tratti di una serie di qualità media nella sua tipologia di prodotto, non ho potuto riscontrare difetti tali da poter giustificare una votazione particolarmente bassa.

Gli special conclusivi sono di dieci minuti ciascuno in stile "Training with Hinako" vedranno sei ragazze diverse attuare delle sexy lezioni di ginnastica. Contenuto extra veramente per pervertiti DOC, ma c'è di buono che, chi volesse, può sfruttare i suddetti esercizi per allenarsi realmente, trattandosi di movimenti semplici e realisticamente utili per tenersi in forma.



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Over the Garden Wall è la storia di Wirt e Greg, due fratelli che, sperduti in una strana foresta chiamata Ignoto, vagano alla ricerca di casa. Wirt è il fratello maggiore, la sua aria da sognatore malinconico nasconde in verità una grande insicurezza, bilanciata dalla stupidità del fratello Greg, che lo porterà a compiere decisioni affrettate. Over the Garden Wall è una miniserie di dieci puntate da dieci minuti circa l'una, creata da Patrick McHale per Cartoon Network. Patrick McHale ha lavorato come direttore creativo per la serie Adventure Time e ciò ha influenzato molto questa produzione, in particolar modo l'umorismo di Greg.

La caratteristica principale di questa serie è la commistione tra l'aspetto comico e quello inquietante. Solitamente si gioca per contrasto, invece Over the Garden Wall riesce a unirli in modo naturale, creandosi un suo stile particolare. Questa miniserie riesce inoltre a prendere spunto e a fare suoi spunti tipici delle produzioni Disney, dello Studio Ghibli, della letteratura illustrata per bambini e altro ancora. Massiccia la presenza di parti cantate, che però non creano quella da me tanto odiata e dagli Americani tanto amata atmosfera da musical, risultando piacevoli.

Una delle critiche positive mosse a questa produzione è che "non è un'opera semplice quanto sembra". Il che è vero, ma fino a un certo punto. Il livello è sicuramente superiore a quello di una produzione per ragazzi, ma non è nemmeno niente di così impegnativo. Il merito di Over the Garden Wall è semmai quello di aver sperimentato nuove strade. La miniserie era il formato perfetto per questa produzione, ma anche il suo difetto per il povero spettatore che non ne ha basta e ne vuole ancora. La speranza è che Over the Garden Wall fosse una sorta di sperimento per Cartoon Network, a quanto pare riuscito, dal momento che la rete ha già commissionato due nuove miniserie per il canale.

Il finale sinceramente mi ha un po' deluso. Non tanto nella forma quanto nell'esecuzione troppo frettolosa. Io sono forse tra i pochi che non vede in questa serie il capolavoro, ma sicuramente è la direzione da seguire per produrre altre serie di qualità e ridare onore e lustro ai "cartoni animati".



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Per realizzare il terzo episodio della serie "Rumic World", che risale al 1987, lo studio Pierrot ha compiuto una brusca virata verso il genere horror, dando un taglio netto ad ogni elemento di comicità precedentemente adottato.

La vita di Yuzuru, il capitano di una squadra liceale di tiro con l'arco, giunge a un punto di svolta quando Azusa, un'amica d'infanzia, si trasferisce a casa sua. Le rispettive famiglie avevano predisposto il matrimonio fra i due, con il consenso reciproco degli interessati. Ma ad ostacolare la promessa di Yuzuru c'è ora il legame affettivo con la bella Satomi, una sua compagna di classe, e la situazione prenderà una piega del tutto inaspettata nei rapporti fra i due ragazzi e Azusa. E' la storia di un triangolo sentimentale, ma impregnata di toni piuttosto tenebrosi e raccapriccianti.

La traduzione letterale del titolo giapponese è "Il bersaglio che ride", ma in Italia quest'OAV è stato pubblicato su videocassetta, sotto il marchio Polygram, con il titolo "La sposa demoniaca". Un titolo molto più esplicativo da un lato, ma forse leggermente depistante dall'altro, perché non va interpretato da un punto di vista occidentale. Azusa non è una novella Lilith, ma proprio l'esatto opposto. Anziché raffigurare una donna infedele verso il proprio consorte come un demone, tale immagine tipica di quell'assetto sociale che ha trattato la donna alla stregua di un subumano viene in questo mediometraggio sovvertita, delineando gli "scheletri nell'armadio" di una sobria ragazza che torna dal suo promesso sposo per mantenere fedelmente l'impegno preso da bambina. Il più delle volte ci si aspetterebbe che una ragazza del genere sia una sorta di angelo del focolare, ma in Azusa vi è qualcosa di imprevisto, per Yuzuru e Satomi, che fa cambiare completamente idea.
Tuttavia, gli avvenimenti non spingono lo spettatore a considerarla un nemico per sua insita natura, dal momento che la storia mostra determinate sequenze sul suo passato, e illustra dei fatti piuttosto rilevanti anche nel presente.
Fin dai primi minuti, la vediamo più volte circondata da misteriosi esseri vermiformi. Si tratta di una possessione o di qualcos'altro? Non è ben chiaro, e in quest'aspetto forse l'OAV in esame perde punti, rischiando di scadere in un horror che spaventa per il mero gusto di spaventare, ma, da come sono gestiti i cinquanta minuti di visione, si coglie che la cosa più importante non è giungere a conoscere tale notizia. Ciò che anima questa storia è la stessa Azusa, con la sua rabbia e la sua smisurata possessività, con la sua egocentrica determinazione e, probabilmente, ma questa è una mia impressione, anche la sua ipocrisia. Il risultato complessivo è una storia horror gestita in maniera abbastanza semplice e convenzionale, ma piuttosto efficace e intrigante, che non perde mai l'equilibrio né scade in scelte eccessive o di cattivo gusto, e offrendo anche qualche colpo di scena. Nel panorama dell'animazione giapponese horror, a mio parere è senza dubbio un titolo degno di nota.

Passare da fasi piuttosto lente a repentini climax di tensione, ad esempio, è una buona scelta e gestita sicuramente bene.
Le musiche di Kuni Kawauchi si fanno notare fin dalle prime sequenze. Nonostante la fase iniziale della storia sia apparentemente tranquilla, il sottofondo musicale suggerisce quasi subito che quella situazione rilassata si sta poco a poco sgretolando. Una nota di merito va in particolare alla canzone "Be Passionate", la più interessante di tutta la colonna sonora nell'ambiguità che ispira allo spettatore - la dolcezza da un lato, il senso di inquietante sospensione dall'altro.
I disegni non sono eccelsi, ma nelle sequenze più importanti conferiscono la giusta espressività ai personaggi, tratteggiata con particolare dettaglio in Azusa.
Un po' scarne, e soprattutto quasi sempre deserte, le ambientazioni, ci si poteva lavorare un po' di più.
Rispetto al capitolo a fumetti della Takahashi, comunque, quest'OAV ha qualche piccola aggiunta, sia sul piano della regia che della sceneggiatura, che senz'altro migliora la storia nel suo insieme.

D'altra parte, è un titolo che si fa notare entro i limiti del suo genere, ma che non spicca nel mondo degli anime nella sua totalità. E' una timida incursione nell'horror, da parte di Rumiko Takahashi, e non ha certo la stessa caratura di titoli come "Devilman", e neanche di titoli come "Higurashi When They Cry", dove gli elementi orrorifici sono al mero servizio di messaggi molto forti e incisivi.
Quest'OAV non ha una sostanza ben definita, è una prova artistica ed espressiva interessante e ben articolata, ma imprime ben poco e risulta un discreto capitolo d'animazione che di tanto in tanto si va a visionare volentieri, ma che il più delle volte si tende a lasciare sotto la polvere sullo scaffale della libreria.