L'edizione del cinquantennale di Lucca Comics & Games ha visto ospite, per la casa editrice J-Pop, la mangaka Kaoru Mori: l'autrice di Emma, I Giorni della Sposa e Shirley ha così incontrato i suoi fan in svariati incontri, alcuni dei quali a ingresso riservato.
Noi li abbiamo seguiti al completo per voi, ed abbiamo inoltre avuto la possibilità di intervistare in esclusiva la mangaka, grazie alla disponibilità di J-Pop e dello staff nipponico al seguito dell'artista.
Di seguito vi proponiamo quindi il resoconto completo di tutte le domande poste all'autrice, nonché degli aneddoti che abbiamo ricavato sulla sua vita di mangaka e le sue celebrate opere.
 
Otoyomegatari volume 6
 
Showcase con Kaoru Mori - sabato 29 ottobre 2016

La mattina di sabato 29 ottobre la sala Tobino di Palazzo Ducale a Lucca ha accolto la mangaka Kaoru Mori e il suo editor, il sig. Ohba; presente anche Jacopo Costa Buranelli a rappresentare l'editore J-Pop.
Nell'incontro aperto al pubblico l'autrice ha disegnato il personaggio di Amira a cavallo, mostrato agli spettatori solo al termine dell'incontro per rispetto della richiesta della sensei di non essere filmata né fotografata.
Per lo stesso motivo ai presenti è stato richiesto di sigillare telefoni e macchine fotografiche digitali all'interno di apposite bustine distribuite da J-Pop. I presenti hanno ricevuto in omaggio anche un taccuino color ocra con la figura di Amira in copertina.

Visibilmente emozionata per l'incontro con i suoi fan, la sensei è apparsa pettinata con uno chignon e vestita di un kimono nero a decorazione floreale, estremamente elegante. Durante le varie domande fatte dal pubblico ha riso e sorriso spesso, dimostrandosi così un'artista cortese e affabile, che ha disegnato con mano ferma e ritmo rilassato.

 
Illustrazione Showcase Amira.JPG


Ci può raccontare come nasce la storia de I giorni della Sposa?

Kaoru Mori: Mi piaceva l'ambiente dell'Asia Centrale, non c'erano altri manga ambientati lì, e proprio per questo ho pensato che potesse essere una storia interessante.

Tra i tanti personaggi da Lei creati, ce n’è uno a cui è particolarmente affezionata?

K. M. : Sono le protagoniste, sempre. Quindi Emma e Amira, e non posso scegliere tra le due. Sono entrambe.

Emma, Shirley e Otoyomegatari hanno tutte in comune il fatto di avere per protagoniste delle donne "comuni" in un contesto esotico, quindi con ambientazione al di fuori del Giappone. E' una scelta oppure una casualità?

K. M. : Un'intenzione vera di uscire dal Giappone non c'è, ma adoro la storia di tutti i Paesi, forse questo è il vero ed unico motivo.

J-Pop: colgo l'occasione per presentarvi il signor Ohba, editor-in-chief della rivista Harta di Enterbrain, che pubblica I giorni della Sposa e
Il Mondo di Ran.

A che cosa si è ispirata per creare Emma e perché la scelta di una cameriera per protagonista?

K. M. : (ride un po' imbarazzata) Perché adoro letteralmente le cameriere! Era mio desiderio da lungo tempo, quello di poter realizzare un manga ambientato nel periodo Vittoriano e con protagonista proprio una cameriera. Non posso negarlo (ride).

(al sig. Ohba): Come siete entrati in contatto con la sensei Mori? 

J-Pop: A dire il vero, il primo contatto non è stato con lei ma con quell'illustrazione iniziale con il bambino e le incisioni sul legno. Ecco, in quel momento esatto abbiamo deciso che quello starebbe stato un manga fantastico a prescindere, quindi prima ancora di sapere che storia fosse e a chi appartenesse. Noi della Mori all'epoca ancora non avevamo pubblicato nulla, peraltro.
 
I giorni della sposa - scene di vita quotidiana

J-Pop: faccio anche io una domanda: Siete soddisfatti delle edizioni italiane?

Ohba: in J-Pop hanno occhi da aquila per vedere e valutare i fumettisti giapponesi. Non sono una major, pertanto possono cercare i manga con vera passione. Mi fido molto della loro capacità, spero tanto che la collaborazione continui e spero di affidare loro sempre più nostri titoli.

J-Pop: Grazie davvero. Segnalo con l'occasione che dopo la pubblicazione del volume 9, il manga I Giorni della Sposa si prenderà una pausa.
Questo perché Mori sensei deve aggiornarsi e studiare. Conosce termini italiani librari specifici, è stata proprio ieri in visita a Firenze in alcune librerie antiche. E' una profonda appassionata della storia.


Ha intenzione di fare un viaggio in Medio Oriente come fece a Londra per Emma? Come e dove ha cercato materiale per gli aggiornamenti?

K. M. : Vorrei ritornare in Asia Centrale per visitare due paesi, il Tagikistan e il Kazakistan. Nel primo non sono mai stata, nel secondo invece vorrei ritornare per documentarmi.

Per la documentazione, come e cosa si procura di preciso?

K. M. : Sono andata in Russia per I giorni della Sposa, per ricercare alcune librerie. Quei Paesi sono molto simili per cultura a quelli dell'Asia Minore di cui scrivo. Avevo sentito che lì si trovava tanto materiale sul contesto sociale, i costumi etc, per cui ci sono andata appositamente.

Prevederà mai di impostare una storia futura con protagonista il fratello di Amira?

K. M. : A dire il vero sì, la mia idea infatti è proprio di tornare negli ambienti in cui vivono i fratelli di Amira.

E' abitudinaria nel disegno? Ad esempio, disegna sempre al mattino, oppure fa anche schizzi dove le capita?

K. M. : Fuori casa non disegno quasi mai schizzi. Però ogni tanto cerco di disegnare anche il corpo umano, per esercitarmi.

In fase di realizzazione della storia, la sua trama originaria risulta modificata, oppure vengono cambiate altre cose per esigenze di redazione?

K. M. : All'inizio della storia sì, c'è un elemento diverso da com'era stato concepito.
I costumi che ho riprodotto non sono di un'unica tribù, bensì si tratta di un mix di tanti costumi di popoli diversi riuniti in una unica famiglia.
Volevo concentrare l'atmosfera della zona in una unica scena, ecco perché l'ho fatto.


Riguardo le sue storie, lei è solita improvvisare man mano, oppure è programma tutto nei particolari dall'inizio e quindi ha già idea di come finirà?

K. M. : Grosso modo sì, cerco di tenere l'idea che ho in testa. Piccole modifiche le faccio, ma mai del finale.

(al sig. Ohba): Quando Le è stato presentato Otoyomegatari, ha avuto dei dubbi sulla pubblicazione,  soprattutto visto il tema un po' ostico qui in Occidente del matrimonio combinato tra bambini?

Ohba: No, non ho avuto il minimo spazio nel pensare che ci fossero problemi, anche perché l'autrice ha notevolmente insistito.
(Kaoru Mori ride imbarazzatissima)


Ha mai pensato di ambientare un suo manga in Italia? 

K. M. : L'Italia mi è piaciuta molto, quindi all'idea di pensare a una storia ambientata nel Vostro Paese... perché no?
Ho iniziato a pensarci.


Prima o poi Le piacerebbe creare una storia ambientata nel presente? Oppure nel passato del Giappone?

K. M. : Molto probabilmente un giorno farò una storia ambientata in Giappone... ma non ora. Il mio interesse verte ovunque, su tutti i Paesi.
Come dire... "per prima cosa si pensa a fuori. In un ultimo momento penseremo a casa, ecco".

 


(al sig. Ohba): Come capisce se una persona ha gli elementi per essere un buon professionista?

O: Dunque... Se ha letto tanto, quindi se ha immagazzinato tante informazioni.
Se ha disegnato tanto, magari sin da piccolo, ovvero se ha vissuto con la penna in mano. E terza cosa, se ha grinta.


Qual è invece secondo Mori sensei la caratteristica più importante per una mangaka?

K. M. : Devi amare senza riserve il fatto di stare tutto il giorno a guardare e lavorare sulle proprie tavole.
"Se anziché sentirsi felice della situazione, un mangaka pensa solo ad andare fuori di lì, allora c'è qualcosa che non quadra!" (ride)
 

Per I Giorni della Sposa, sa già come e quando finirà?

K. M. : La storia de I giorni della Sposa dovrebbe concludersi, nelle mie intenzioni, in 14 volumetti.

Quali sono i suoi fumettisti preferiti?

K. M. : il sensei Taniguchi per me è il numero uno in assoluto.

Ha avuto l'influenza di autori non manga?
Ha mai letto fumetti italiani?


K. M. : Ho letto SkyDoll di Barbucci e mi è piaciuto molto.
La mia impressione è che i disegni dei fumettisti italiani siano davvero belli, piuttosto accattivanti e quasi "animati", ben più di altri. In Giappone ci sono tante persone che comprano fumetti della Bande Dessinée francese e fumetti italiani, al solo scopo di guardarne i bei disegni. Per me i disegnatori italiani sono veramente bravi.
 

Quali strumenti utilizza per disegnare?

K. M. : Il mio disegno è pressoché tutto manuale. Poi utilizzo tre pennini, carta, e gli acrilici per colorare.

(al sig. Ohba): Ci sono stati casi in cui la volontà della sensei si è imposta sulla sua, in merito a scelte di composizione e variazione delle vignette per soddisfare le esigenze dell'editor?

O: in verità il mio potere decisionale è pari a zero...
K. M. : (ride) il mio invece è del 150%!!
O: non ho pressoché alcun potere nei suo confronti, che è piuttosto ferma nell'insistere affinché determinati passaggi della storia non vengano modificati, bensì inseriti esattamente come lei li desidera.


Il sensei Kazuhiro Fujita, ospite come Lei qui a Lucca, ha detto di essere suo fan. Ha letto anche lei le sue opere?

K. M. : E' difficile che esista un giapponese che non legga i suoi titoli!

Lei è bravissima a disegnare tre elementi: i tappeti, gli animali e le donne. 
Quale dei tre le da più grattacapo disegnare?


K. M. : Gli esseri viventi senz'altro, quindi in questo caso sono gli animali e le donne.

 
Press café con Kaoru Mori - domenica 30 ottobre

L'incontro della domenica con la sensei è stato riservato alla stampa specialistica.

Emma è ambientato nel periodo vittoriano, che si ritrova spesso nel mondo del fumetto e non solo, si veda la saga di Downton Abbey. Qual è il fascino che secondo lei quest'epoca esercita sugli autori?


K. M. : Beh, per me c'è senz'altro il fatto che in quel periodo la "cultura delle cameriere" era al suo picco massimo. E poi c'era il concetto che ogni nucleo familiare benestante aveva la propria villa, e grazie ad essa la gente sopravviveva. E così era in ogni zona di quei luoghi.
 

 
Ha avuto modo di seguire e vedere il World Cosplay Summit di Nagoya, nel quale il Premio per la miglior sartoria è andato a una coppia che ha portato i personaggi de I Giorni della sposa?

K. M. : L'ho sentito in effetti, ma non ho ancora avuto modo di vederlo.
Quanto l'ho saputo ho pensato "a me basta un movimento di pennino per creare un abito, ma realizzarlo per davvero è tutta un'altra cosa", pertanto volevo davvero complimentarmi con loro. Poi ho visto anche altri costumi di 
Otoyomegatari - I Giorni della Sposa, davvero belli, e ritengo che li abbiano confezionati con la stessa passione con cui io scrivo. Essendo autrice, mi sento in colpa di aver fatto lavorare così tanto questi fan! Però la loro passione mi rende veramente felice, grazie davvero.

Nei Giorni della Sposa ci sono molti costumi complicati e rifiniti. Quanto tempo le serve per farli? Ed ha strumenti particolari per giungere a questo livello di precisione?

K. M. : Adesso che sono abituata, sono molto veloce. Per una tavola completa, le matite mi impiegano due ore, la china fino a quattro ore, retini esclusi. Per questi ultimi mi servono un altro paio di ore. Ma non uso nient'altro a parte matita, china e retini.

Anche la cultura giapponese presenta dei kimono estremamente elaborati, al pari dei tessuti e abiti che lei disegna. Quando disegna i suoi costumi etnici, si sente vicina a questa sua cultura natia?

K. M. : I costumi etnici mi interessano tutti molto, di qualsiasi zona si tratti. Dal costume si intuisce la vita, la mentalità di un popolo. Ad esempio i kimono sono spesso tinti, e per fare questo c'è bisogno di tanta acqua, che in Giappone c'è. In Centro Asia invece l'acqua non c'è, pertanto lì si ricama per decorare. Queste differenze culturali tra i Paesi che si intuiscono già solo attraverso i costumi mi affascinano davvero moltissimo.
 
matsuri amira cosplayer.jpg

Da sempre Lei pubblica su riviste seinen? E' difficile rispetto invece a scrivere dei josei? E' una sua scelta?

K. M. : In Giappone esistono tuttora le categorie di riviste, ma forse non c'è così tanta differenza tra i lettori, invece.
Ohba: la mia impressione è che dipenda molto da vari fattori. Credo che un mangaka maschio tendenzialmente vada verso lettori maschi, e viceversa. Ma è una mia impressione, lo ripeto.


Tra le sue serie pubblicate, una costante è un'attenta ricerca e documentazione. Come si sposa questo con la stesura della trama e quanto tempo le richiede quest'analisi? Si documenta appositamente per la storia o lo fa a prescindere?

K. M. : Dunque, andare nel luogo subito non serve, e comunque è un elemento importante, ma mai sufficiente. Quindi prima leggo, poi vado sul luogo una volta ricevute delle informazioni basilari. Ma sul luogo si notano solo le cose più superficiali, pertanto davvero non basta.

(al sig. Ohba) L'editor aiuta la sensei nella sua ricerca?

O: No, fa tutto la Mori.
K. M. : Mori: in realtà nel chiedere aiuto agli altri ottengo poco, le risposte non sono precise, quindi da sola sono più veloce.


Come è nato I Giorni della Sposa, dopo Shirley?

K. M. : La passione per l'Asia Centrale ce l'avevo già da prima di concludere Emma. In seguito ho visitato musei, letto libri. In primis, per studiare ho comprato tanti libri sull'argomento.
HO fatto degli schizzi da presentare al sig. Ohba, spiegando i personaggi. E poi mi è stato dato l'okay.


In Emma c'è un interessante spaccato sull'Esposizione Universale. Le interesserebbe una storia su altri Expo simili del presente?

K. M. : L'idea precisa non ce l'ho ancora in verità, ma sull'argomento non mi sento di essermi ancora espressa appieno, pertanto... direi di sì, c'è di che riparlarne.

Quando scrive pensa anche alle reazioni del popolo di cui scrive?

K. M. : Mi passa spesso per la testa, sì. E' qualcosa su cui sto molto attenta, ad esempio dell'Asia Centrale ci sono tanti dettagli che non coincidono della realtà e ne sono conscia ma vorrei che quel popolo sia soddisfatto della rappresentazione che ne fornisco, ci tengo abbastanza. E per me questo rispetto è fondamentale.

Emma è diventato un anime: le è piaciuto, e se sì che cosa l'ha colpita di più? E' stata coinvolta anche Lei, in qualche modo, nella realizzazione del progetto?

K. M. : (sorride) Sono rimasta molto soddisfatta, sono molto più belli gli sfondi dell'anime piuttosto che i miei! Inoltre sono rimasta colpita dalla potenza e dal forte impatto delle musiche, dai personaggi che si muovono, dalle loro voci. Direi che la versione animata mi ha sorpreso e soddisfatto!

Una cosa che non lascia indifferente nelle sue opere, è una certa sensualità, molto garbata e intrisa di semplicità. E’ un elemento studiato magari per far piacere ai lettori maschi, o invece molto spontaneo?

K. M. : (ride) Piuttosto che ai maschi, penso alle mie lettrici, che non si sentano offese dalle mie rappresentazioni. Do' più valore al corpo femminile formoso, questo è vero, e forse questo deriva dal mio gusto personale. D'altra parte disegnare il corpo femminile con le curve è molto più semplice di un corpo magro.

Sulla rivista Harta e su altri seinen ci sono molte donne che pubblicano.
Potremmo quindi dire che sia una sorta di rivista al femminile?


J-Pop: oddio, a volte pensi che dei mangaka siano donne e poi scopri che non è così...

Ma hanno qualcosa in comune?

K. M. : Come disegnatrice non trovo cose in comune con le altre autrici della rivista, e nemmeno i lettori, credo.
Però ho senz'altro tante amiche autrici, e tra noi autori ci confrontiamo per carriera, etc.
Ohba: da vent'anni l'editoria giapponese sta soffrendo, c'è un'atmosfera depressa, e io vorrei pubblicare temi più solari e trovo in effetti che le autrici donne in questo siano più brave, mentre i maschi tendono a presentare argomenti più dark.


 
Sessioni di autografi con Kaoru Mori

A coloro che durante il Lucca Comics si sono recati allo stand di J-Pop nei giorni ed orari prestabiliti, è stato consegnato un tagliandino di ammissione per poter avere un proprio volume autografato da Kaoru Mori, anche qui nei turni giornalieri prestabiliti.
 
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A seconda che ci si sia presentati all'appuntamento con un volumetto di Emma, piuttosto che di Shirley o I Giorni della Sposa, la sensei ha quindi corredato ciascun autografo con una illustrazione personalizzata delle protagoniste dei suoi manga.
Con l'occasione è stato possibile per ogni fan avere così un momento privato con la sensei e poterle chiedere ulteriori curiosità.

Le sessioni di autografi erano previste dalle 14.30 alle 17.30 durante la fiera, ma visto che la produzione del disegno ha richiesto ben più di qualche minuto, di fatto gli spazi si sono protratti ogni giorno fino a quasi due ore oltre il dovuto, attestando il paziente lavoro della sensei nel fare in modo che ogni suo fan potesse ricevere la bellissima illustrazione.


 
Seminario con Kaoru Mori - lunedì 31 ottobre 2016

La sensei appare abbigliata di un elegante kimono e disegna una figura su una lavagna, mentre Jacopo Costa Buranelli di J-pop le espone le domande accuratamente selezionate dai partecipanti a numero chiuso.
L'illustrazione in bianco e nero e poi rifinita di rosso nei dettagli, rappresenta Amira a cavallo, in un'inquadratura più vicina e più frontale rispetto al disegno scelto per lo showcase con il pubblico.

Che differenza c'è nello scrivere un manga seinen piuttosto che shonen?

K. M. : E' un po' difficile distinguere oggi tra seinen e shonen, a livello di elementi. Io cerco ad esempio di metterci più realismo, e per me questo significa che i personaggi devono esistere davvero anche per i lettori. Quindi innanzitutto creo il personaggio per davvero nella mia testa.
Per farvi un altro esempio, penso che ognuno di voi abbia un amico molto caro, e a volte non vi immaginate "come si comporterebbe in quell'occasione?"
Ecco, per me con i miei personaggi funziona così, dev'esserci una facilità di approccio con il personaggio che si è creato, ci si deve sentire.


Ci sono sempre donne per protagoniste nelle sue storie: qual è l'aspetto che più la colpisce delle personalità femminili?

K. M. : Fatico a trovare una linea che distingua il comportamento femminile da quello maschile, in verità, non è così chiaro. Ci sono maschi considerati un po' femminili, e viceversa. Forse l'atteggiamento, oppure lo sguardo, il modo di dare la mano. Cose più fisiche senz'altro.
 
Emma - interno villa

Chi sfoglia per la prima volta i suoi manga rimane subito affascinato dalla bellezza dei particolari nelle tavole: ad esempio ne I Giorni della Sposa ci sono molte pagine ricche di elementi intarsiati o tappeti finemente impreziositi da cuciture e disegni. Quanto tempo richiede realizzare una tavola così ricca di dettagli di questo tipo?

K. M. : Faccio tutto su carta a matita, in circa un paio d'ore. Per le matite mi serve un attimo più di tempo rispetto a ciò che sto realizzando ora su questa lavagna. I dettagli nelle matite non ci sono. Per le chine mi servono fino a cinque ore, mentre per i retini ulteriori due ore.

Vediamo splendidi abiti e costumi nelle sue opere. Da dove nasce la sua passione per l'abbigliamento?

K. M. : (Ride) Mi piacciono i tessuti come oggetti, in primis. Quando si parla di abiti tradizionali, questi ultimi parlano del popolo della zona. Sono un qualcosa di quotidiano e insieme hanno un tocco d'arte che si mescola in un unico elemento come il vestito. Tutto ciò mi affascina moltissimo.

Sappiamo che i ritmi dei mangaka sono forsennati. Lei si avvale di collaboratori?

K. M. : Sì, ne ho uno in effetti, il suo lavoro però è finale, sui retini, mentre chine e matite le faccio io da sola. La rivista per cui lavoro tra l'altro è mensile, e quindi l'idea che c'è di solito di un mangaka con un nutrito gruppo di assistenti non è così comune in questi casi, molti autori sono da soli.

Al computer in digitale non crea nulla?

K. M. : Per le tavole no, mi serve soltanto per reperire il materiale, cercare immagini e comprare libri.
(segue applauso vivace da parte del pubblico)


Quanto la impegna il lavoro di ricerca vero e proprio?

K. M. : E' un po' difficile, a volerlo conteggiare in ore, perché faccio tutto insieme... penso alla storia, lì accanto ho i miei libri da consultare, poi disegno i personaggi. E di nuovo torno sui libri in caso di dubbi, per la ricerca, e così via. Funziona così, sempre.

Durante un incontro degli scorsi giorni con i fan ha detto che per Lei la caratteristica più importante per un mangaka è essere felice di ciò che si sta facendo. Qual è per lei la difficoltà più grande nel lavorare a un manga?

K. M. : (Ride) L'unica e vera difficoltà è rispettare le scadenze imposte. Senza, il mio lavoro sarebbe felicità massima, ma avendo una scadenza è anche vero che riesco a fare molte più cose di quelle che farei se non l'avessi. Quindi va bene così.

Ohba è severo con Mori sensei?

K. M. : (Ride) E' terribile, sì. Lo pensano anche tutti i miei colleghi. Ma so che è bravissimo ed è molto in gamba. Tra parentesi, lo dico perché mi sento un po' obbligata (ride).

Qual è la maggior soddisfazione che le regala il suo lavoro?

K. M. : Disegnare per i miei lettori senz'altro. Avere occasioni come questa in cui posso sentire cosa ne pensano loro della storia mi rende davvero felice, ed è per me fonte di energia che mi fa andare avanti ogni giorno.
 
Emma - natura

Sia in Emma che in Shirley ci sono personaggi esotici, provenienti dalle colonie. E' per caso Kipling un riferimento delle sue letture?

K. M. : No. Lo leggo, questo sì, ma non è un'ispirazione.

Quindi allora potrebbe dirci quali sono gli altri autori cui fa riferimento?

K. M. : Taniguchi, e poi Umberto Eco. Quando ho letto Il Nome della Rosa, ho pensato che fosse divertente come giallo, e al tempo stesso è un libro che consente di conoscere il background storico dietro. Quella volta ho pensato: "un giorno vorrei anche io fare un manga così profondo."

Umberto Eco, Firenze, Lucca, un workshop che si tiene in una location così artistica come l'oratorio di San Giuseppe. Un manga in Italia c'è, nel suo futuro?

K. M. : (Ride) Ammetto che in questi giorni ho sentito una fortissima aspettativa in tal senso, ma chissà quando potrei dedicarmici in concreto... Non so quando sarà, ma mi è rimasto questo vostro pensiero davvero forte, nella testa.

In quale epoca e contesto, quindi?

K. M. : Il Rinascimento, credo. Però ho anche il dubbio: ce la farò? Ecco, sono ferma a questo punto.

Lei non scrive opere cosiddette mainstream, ma le sue storie sono comunque parecchio ispirate. Come fa a trovare quella giusta?

K. M. : Cerco di chiedermi se piacerebbe ai miei lettori. Ecco tutto.

Italia, Francia, Spagna, America, Eisner Award: I Giorni della Sposa si è fatto conoscere ovunque nel mondo. Quali sono le difficoltà che ha affrontato?

K. M. : (Ride) Di difficile niente per davvero, ma mi vien coglia di coinvolgere i Paesi per i quali scrivo, anche l'Italia, cercando di comunicare con i fan, mi viene l'idea di far piacere a loro e inserire determinati loro elementi nella storia affinché lo recepiscano.

Personaggi, trama o scenario storico: quale di questi è più importante, a voler fare una classifica?

K. M. : I personaggi. Per fare leggere una storia, per fare in modo che sia coinvolgente, il personaggio deve essere affascinante. Forse c'è anche chi guarda ai disegni senza guardare ai personaggi, ma saranno pochi.

Emma conta 10 volumi, Shirley 2, Otoyomegatari dovrebbe andare sui 14, come da Sue indicazioni. I manga seinen possono essere anche serie medio lunghe, ma non sono One Piece. C'è secondo lei un numero ideale di personaggi per costruire una data storia?

K. M. : Un solo protagonista, anche se ne I Giorni della Sposa cambiano. Quelli importanti non devono essere troppi, diversamente, raccontare la loro storia mi costringerebbe a ridurre le pagine dedicate ai protagonisti. Direi un massimo di cinque personaggi, ecco. 

Parliamo delle armi. Quanto è difficile realizzarle nei suoi manga?

K. M. : (Ride) Lo è, davvero. Ho veramente poche immagini e libri di riferimento, per questo è dura. Però quelle che disegno io sono costruite in maniera abbastanza semplice, quindi sono relativamente facili da fare.
 
I giorni della sposa - Copertine gemelline

Per i personaggi delle gemelline e della nonna de I Giorni della Sposa si è ispirata a suoi amici, o persone realmente esistenti?

K. M. : (Ride). No, non faccio mai riferimento a persone precise, rischierei che il soggetto in questione possa offendersi, trovare la cosa poco carina, e avrei solo problemi in tal senso. Però osservo, questo sì, prendo magari questa caratteristica di un qualcuno, quella da tal altro. Questo lo faccio senz'altro.

Potrebbe dare dei consigli, in qualità di professionista, alle persone che disegnano?

K. M. : (Ride). Caspita, è difficile. Senz'altro potrei suggerire come primo punto di disegnare tanto, e come secondo punto di pensare molto ai lettori. La storia deve piacere. Terzo punto: molto dipende dalla fortuna, è indubbio. Aspirare ad incontrare un editor bravo nel suo lavoro, che ti faccia stare bene, a tuo agio. Non a tutti capita subito, ma non per questo dovete mollare subito.

(al sig. Ohba): Ci può spiegare cosa significa essere un editor-in-chief? Qual è il suo ruolo?

O: Un editor ordinario deve pensare a che tipo di fumetto vuole nella sua rivista. Un capo editor deve invece pensare al campo, ovvero più in largo: che posizione deve tenere la rivista nel fumetto in generale.

(al sig. Ohba): Quanti autori segue direttamente?

O: Sono diciannove.

(al sig. Ohba): Qualche volta dorme, anche?

O: (Ride) Sì, dormo, ma posso dormire molto poco e riposarmi ugualmente. In due minuti di sonno già mi riprendo.
K. M. : Devi dormire almeno otto ore al giorno altrimenti diventi cattivissimo!
O: smettila, non dire così!


(al sig. Ohba): Cosa serve per stabilire un buon rapporto, un sodalizio artistico tra i due, ovvero l'editor e un mangaka?

O: Per me la cosa più  importante è che non ci siano bugie tra l'editor e il mangaka, tranne per quanto riguarda la deadline, ovvero il giorno della scadenza.
Poi devo essere sempre consapevole che ricevo pagine soltanto in prestito dal mangaka, non sono mie. E' grazie a loro se io e il mio ruolo esistiamo. Serve rispetto, e premettendo questo nel rapporto, il rapporto cambia, si apre il cuore dell'editor e i mangaka lo percepiscono e la relazione si fa diversa, allora. Addirittura potrebbe diventare un legame più forte di quello con la propria famiglia.


(al sig. Ohba): Un editor potrebbe chiedere di non seguire più un determinato autore, se non si trova bene con lui?

O: Sì, può farlo, ma per il mangaka significa che la sua storia finisce lì. Non la porterà avanti con un altro editor. Se è la storia a non andare bene, non ci saranno rapporti con altri editori.
Ad esempio, Watanabe di
Yowamushi Pedal ha proposto tante storie, cambiando tanto, però proprio grazie a tutti questi stroncamenti è finalmente arrivato al successo.

(al sig. Ohba): Lei lavora a Tokyo. Tra i mangaka che segue ce ne sono da altre città o prefetture?

O: Sì, per lavoro viaggio spesso.
J-Pop: segnalo invece che in Italia in genere un editor non viaggia più di tanto.
O: Quello più lontano sta a Fukuoka, che è un'ora e mezza di aereo da Tokyo. Ma ci vado ugualmente.


(al sig. Ohba): Le passioni di Mori sensei diventano anche quelle di Ohba, giusto?

O: (Ride) Oddio, no. Questo rimane qualcosa di suo, di molto personale.

(al sig. Ohba): Si deve documentare anche lei sull'Asia Minore per lavorare con Mori sensei?

O: Sì, questo sì, ma non lo faccio per passione, bensì per lavoro.

(al sig. Ohba): Secondo Lei ci sono autori da fuori Gaippone che possono arrivare anche da Voi?
Si veda l'esempio di Radiant.


O: E' difficile spiegare, è più un discorso di management, forse. In Giappone se arriva un boom, poi quel boom finisce anche, e quei prodotti vengono buttati. Ma nello stesso tempo esistono tanti lettori che aspettano lavori esteri tradotti. Secondo me è una questione di introdurlo e far diffondere, piano piano, magari anche senza trarci profitto all'inizio. Ma la richiesta c'è senz'altro.

(al sig. Ohba): I manga influenzano la nostra arte in Italia. Anche in Giappone esistono le contaminazioni?

O: Sì, ci sono. Comics, Bande Dessinée, Watchmen e Frank Miller hanno lasciato il segno.

(al sig. Ohba): In media quanto lavora un mangaka prima di essere pubblicato?

O: Nel caso della Mori, un anno. Ma ho avuto un caso di cinque anni. dipende dalle capacità di entrambe le parti, ecco.
Adachi ad esempio è un altro caso estremo: lui aveva 17 anni al debutto, 19 al suo primo lavoro pubblicato, ma poi ha portato avanti un lunghissimo lavoro di esordiente e ha raggiunto il successo solo a 31 anni.

(al sig. Ohba): Come effettivamente il mangaka entra e rimane in contatto con l'editor?

O: Ci sono due tipi di incontro, quello via posta innanzitutto. Da qui, ponderiamo la serietà della persona e rispondiamo con un commento accurato.
Poi c'è l'incontro reale, e il "ti va di pubblicare con noi?"
Ogni redazione ha le sue sale per questi incontri, si fissa un appuntamento e chiunque può portare lì le sue pagine.

Urasawa ad esempio ha portato le sue tavole per Shonen Sunday, per caso passava di lì l'editor di Big Comic, gli sono piaciute e se lo è portato via.

Frattanto la sensei Mori ha concluso il suo disegno. Ne vorrebbe fare un altro, ma le viene detto che ha solo dieci minuti di tempo a disposizione, per cui fa un autoritratto con una vignetta di saluto all'Italia.

(al sig. Ohba): Come si valuta e si sceglie un artista?

O: Potrei dire tre cose. Innanzitutto se è bravo nel disegno. Poi, se scrive bene nel balloon i testi e non sia troppo aggressivo con le parole, deve sapere come esprimersi. Ed infine i suoi occhi.

Sensei Mori, c'è qualche artista in particolare che Lei  preferisce?

K. M. : A. Barbucci per gli animali e Bertolucci.


Al termine dell'incontro, i presenti hanno omaggiato la sensei delle proprie produzioni fumettistiche; la Mori li ha ricevuti con gioia e stupore, affascinata dalla qualità dei lavori.

 
Intervista privata con Kaoru Mori - martedì 1 novembre 2016

Innanzitutto ringraziamo infinitamente la sensei, lo staff che l'accompagna e la casa editrice J-Pop per averci concesso quest'intervista esclusiva.

Di recente molti titoli manga e anime vengono adattate in live action.
Le piacerebbe che anche per le sue opere, ad esempio Emma, venisse fatta una trasposizione di questo tipo?


Kaoru Mori : A dire il vero non ci ho proprio mai pensato, per questo non saprei dire esattamente cosa ne penso... però, ad esempio, adoro la serie Downton Abbey, in particolare la prima stagione. Quindi se per caso aumentassero produzioni di questo genere e filone, anche se non si trattasse di Emma, ne sarei ugualmente felicissima.
Non so se... ecco, forse magari ora avrete la percezione che con la mia risposta io abbia tentato di sgusciare via dalla domanda, ma non è così (sorride).


Il suo stile di disegno unico, oltre che a essere particolareggiato, è anche molto realistico.
Che percorso di studi ha fatto per arrivare a questo livello?


K. M. : Come studio, soprattutto, ho cercato di copiare tanto dai disegni e dagli schizzi europei del Settecento e dell'Ottocento, ovvero incisioni in acquaforte. Vedendo tutti quei tratteggi, li ho copiati ripetutamente per studiarli, quindi mi sono allenata abbastanza su quel tipo di stile.

E' la prima volta che visita l'Italia? Cosa l'ha colpita in particolar modo di ciò che ha visto qui?

K. M. : Si, è la prima volta (Ride). Proprio perché è la prima volta, ogni cosa che vedo qui è per me divertente, è tutto così diverso rispetto a quello che vedo di solito. L'impressione più forte che ne ho avuto per il momento è che qui si mangia bene. E poi mi è rimasto impresso un dettaglio strano...il soffitto di legno con i travi! Non so perché, forse perché l'ho visto tante volte (in hotel ndr) e mi ha colpita (ride).

Trova qualche differenza nel modo in cui le sue opere, e in particolare Otoyomegatari, sono state accolte preso il pubblico Giapponese piuttosto che in quello Occidentale?

K. M. : Fondamentalmente non ne trovo, tutti i miei lettori mi rendono felice!
Osando, potrei dire che forse la fascia d'età dei lettori occidentali mi sembra più alta. Però ad avermi colpito è proprio il fatto che l'atmosfera che mi suscitano i lettori non è diversa a seconda dei Paesi, tutti mi generano simpatia.


Del target di coloro che leggono i suoi manga, qual è quello che Lei preferisce?

K. M. : In media l'età dei lettori è uguale a quella nipponica, ma osservando l'utenza del Lucca Comics sembra quasi che l'età dei lettori italiani sia maggiore rispetto a quella giapponese. Forse, però, proprio perché si tratta di un evento unico nel suo genere, l'impressione che me ne viene è influenzata. Di solito in Giappone i miei manga sono letti dagli studenti, liceali o universitari, ma agli eventi speciali come le sessioni di autografi, è possibile vedere anche mamme con i bambini al seguito.
 
Emma - Villa corte

Emma e William, nel suo manga Emma, sono divisi dal ceto sociale; ne I Giorni della Sposa invece i due sposi sono divisi dalla differenza d'età. Qual è tra le due coppie la sua preferita e perché?

K. M. : Non saprei scegliere una coppia preferita perché per me è proprio l'espediente narrativo dell'amore distante, diviso dall'età, dal ceto sociale o elementi di questo genere a stuzzicarmi.
Mi piace il rapporto che viene a crearsi tra due persone che vengono a contatto da due mondi molto diversi tra loro, grazie alle situazioni di fronte alle quali la vita le pone, riescono ad arrivare a comprendersi, ad andare d'accordo... e chissà come sarebbe se venissero calate in un contesto addirittura più grande...
Questo per me è il vero elemento fondamentale. Per il resto non faccio differenze tra una coppia e l'altra, mi piacciono in egual misura.


Quali sono la felicità e le soddisfazioni più grandi che incontra nel suo lavoro?

K. M. : La felicità più grande è proprio il poter continuare a disegnare, fare ciò che più adoro e sapere che questo è proprio il mio lavoro.
Proprio visto che lo faccio perché mi piace, so che posso rendere felici anche i miei lettori, ed è una doppia felicità.
La difficoltà più grande invece è rispettare il giorno di consegna, a volte dovendo consegnare rimangono dei particolari non perfettamente definiti, su cui avrei magari voluto mettere più attenzione e più tempo.


Questi piccoli dettagli che Le mancano, poi nella pubblicazione in tankobon vengono sistemati?

K. M. : si certamente. Devo dire che non è carino da parte mia, ma è inevitabile. Ogni tanto lascio appositamente un piccolo spazio nella vignetta o nella tavola, pensando di aggiungere i particolari che non mi sono riusciti bene prima.
Però voglio specificare anche che non desidero che la mia data di consegna sparisca per magia, perché è importante averla.


In riferimento ad Emma e Shirley, ha autori o romanzieri di quell'epoca vittoriana che le sono rimasti impressi?

K. M. : Nomi particolari non ne ho, però ho preso tante immagini delle serie TV di Sherlock Holmes, non di quelle più recenti. Le troupe giravano tutta l'Inghilterra per le riprese, e per me tutto questo è stato ottimo materiale per raccolta immagini e altro.

Per le tavole colorate quanto tempo impiega?
Lei preferisce disegnare in bianco e nero oppure a colori?


K. M. : Parlando della copertina di un tankobon, mi serve un giorno per le matite e china, e altri due giorni per colorare.
Tutto sommato amo sia le tavole che le illustrazioni, ma visto che sono molto abituata a fare le tavole, lì mi rilasso di più, mentre ogni volta che mi approccio al colore se
nto una forte tensione.
 
Kaoru Mori illustrazione di copertina

In Italia ci sono molti giovani appassionati di manga e che vorrebbero diventare mangaka.
Cosa consiglierebbe loro?


K. M. : La capacità di disegnare è molto importante, va disegnato e letto molto, e poi allenandosi si migliora altrettanto.
Poi personalmente ritengo che sia importante anche il numero di libri si sono letti e quante cose si ha dentro e si sono interiorizzate da queste esperienze.
I mangaka che riescono a fare tanti tipi di storie sono quasi tutti gran lettori, di qualsiasi genere.


Durante il periodo precedente al suo esordio, durato un anno, che cosa scriveva, e quali erano i suoi sentimenti? Timore di non farcela, oppure grinta perché pensava "ce la farò assolutamente"?

K. M. : Ogni mese sottoponevo cose che venivano rifiutate.
Parlando con l'editor, io spiegavo cosa volevo fare, mostravo gli schizzi. Tanti venivano scartati, ma non erano tavole finite, erano più che altro bozzetti. Una volta che il progetto veniva approvato, essendo una rivista mensile non potevo produrre tante pagine al mese, quindi ne ho accumulate un po', e poi la storia è partita.
Pensavo solo a pubblicare, a dire il vero, non avevo tempo di soffermarmi a pensare se ci fossero gioia o ansia.


Nel congedarci, ringraziamo la sensei e lo staff che l'ha accompagnata per la disponibilità nell'averci concesso quest'intervista.

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Vi rimandiamo infine anche agli articoli da noi pubblicati durante la fiera Lucca Comics & Games: 
Kaoru Mori nasce a Tokyo nel 1978 e debutta nel 2001 con “Emma”, in cui descrive la vita nell'Inghilterra dell'era vittoriana vista con gli occhi di una maid, tema riproposto anche nella raccolta di racconti “Shirley”.
In “Otoyomegatari” (“I giorni della sposa”), in corso di pubblicazione dal 2008, sono inseriti numerosi costumi e ornamenti caratteristici dell'Asia Centrale, frutto del profondo interesse verso l'abbigliamento, in particolare divise e abiti tradizionali popolari, dell'autrice. “Otoyomegatari” ha ottenuto il Prix Intergénérations al Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême nel 2012 e il prestigioso premio Manga Taishō nel 2014.
“Shirley” è stato presentato in anteprima a Lucca 2016 da J-POP, che ha tradotto e pubblicato in Italia tutte le opere di Kaoru Mori.