Moonlight Act Cover 1Le fiabe, si sa, sono una componente onnipresente nel background culturale di ognuno di noi. Tutti conosciamo personaggi come Cenerentola, Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Hänsel e Gretel, la piccola fiammiferaia o Aladino perché, fin da piccoli, abbiamo avuto un primo contatto con queste storie che, contrariamente alle apparenze, avevano un compito che andava oltre il semplice intrattenimento.
Storie di formazione o i cui personaggi si ritrovano a dover ricorrere alla loro bontà d’animo, alla loro fortuna, l’astuzia o l’abilità per insegnarci qualcosa. Altre volte, come nel caso di quelle storie dal finale crudele, non sembrano invece possedere alcuna funzione formativa. Ma anche in questo caso un loro scopo, più celato, lo possiedono; e questo lo si scopre leggendo Moonlight Act (Gekkō Jōrei), opera di Kazuhiro Fujita (Ushio e Tora, Karakuri Circus, The Black Museum - Springald), autore tanto vario e versatile, quanto poco fortunato in Italia.

Moonlight Act narra di un inconsueto fenomeno: occasionalmente, ogni dieci, vent’anni o più, la luna diventa blu e i personaggi delle fiabe escono di senno. Quando ciò accade, essi fuggono dai libri che li ospitano per imperversare coi loro poteri nel nostro mondo alla stregua di vere e proprie calamità.
Gekko è uno studente con un brutto caratteraccio, ma di buon cuore, che si ritrova per caso a dover gestire questa gran seccatura affiancato da Hachikazuki, personaggio proveniente dal mondo delle fiabe che alla bisogna può aiutare Gekko trasformandosi in tutto ciò che divora.
Il loro compito è riacciuffare i personaggi impazziti per eseguire su di loro l’editto lunare, un rituale che è in grado di farli rinsavire.
Nel corso della le loro avventure potranno contare sull’aiuto più o meno occasionale di una gran quantità di altri individui, un bel gruppo eterogeneo, anche se non sempre originale nei suoi elementi costituenti. Ma possiamo dire da subito come questo sia in realtà uno dei pregi di Moonlight Act, e lo si nota da come, dopo qualche volume, subentri quel noto sortilegio che porta il lettore a simpatizzare coi protagonisti delle avventure lette.

Tornando alla trama, è evidente quanto essa si presti a situazioni fantasiose e varie.
Anche se di primo acchito può sembrare inedita, in realtà di parallelismi se ne potrebbero fare molti. Ad esempio restando in ambito fumettistico è inevitabile citare l’ottimo Fables, passando in ambito cinematografico sicuramente viene in mente Come d'incanto, il più recente serial Once Upon a Time, o ancora il film The Pagemaster, che forse più di tutti presenta punti in comune con l’opera di Fujita.

Moonlight Act doppia Hachikazuki

Potendo attingere dal bacino di idee potenzialmente sterminato rappresentato dalle fiabe di ogni genere, tempo e nazionalità – come la tradizione popolare orientale, le opere di Hans Christian Andersen, di Charles Perrault o ancora Le mille e una notte - Fujita fa presto a imbastire vicende piacevolmente assurde e varie. L’unico grosso problema di questo manga è che si tratta di un diesel: ci mette davvero molto, troppo, a carburare ed a raggiungere il climax. Sotto questo aspetto sinceramente la ritengo l'opera meno riuscita di Fujita.
Infatti per svariati volumi lo svolgimento è caratterizzato da episodi o brevi archi autoconclusivi, sì piacevoli, ma leggendo i quali si sente il bisogno di qualcosa in più.
Sia chiaro, l’autore ce la mette tutta per non ripetersi (nuovi personaggi, piccoli retroscena, svolgimento non lineare), però nella sostanza c’è sempre da "curare" i cattivoni a suon di mazzate. Almeno inizialmente.

È interessante però come Fujita si cali nelle fiabe approfondendo le psicologie dei loro noti protagonisti, indagando nei loro dubbi, le sofferenze vissute, le presunte felicità, i retroscena; e ne scaturisce qualcosa di molto stimolante, a detta del sottoscritto. È così che personaggi inflazionatissimi divengono improvvisamente inediti e più verosimili. Storie stra-famose rinascono a nuova vita offrendo un inedito punto di vista: quello del protagonista stesso, spesso vessato ed umiliato dalle vicende che è costretto a vivere nella fiaba fino al momento in cui, a causa della luna blu, non perde il senno ribellandosi al suo “copione”.
Vedasi Cenerentola, che si rende conto di non essere realmente felice per essere stata scelta dal principe, ed anzi si sente oppressa da una concezione così maschilista; angustiata perché il destino le ha ingiustamente arriso quando ci son altre poveracce che non hanno avuto la sua stessa fortuna. Ma questo è solo uno dei tanti esempi.

Moonlight Act Cover 5Moonlight Act Cover 14
































Leggere Moonlight Act fa riflettere su quanto siano ingiuste e spietate molte fiabe (mica son tutte e lieto fine!), e porta ad interrogarsi sul perché di ciò, su quale sia la loro utilità. È pure normale quindi che i loro personaggi vogliano ribellarsi al loro “destino”.
Ed ecco che quindi la linea di demarcazione tra buoni e cattivi non sembra più così netta, anzi, e più avanti il concetto viene quasi capovolto.
In tutto ciò Fujita non cade nell’errore di dare per scontato che il lettore conosca già la fiaba trattata. Infatti, quasi sempre nel manga vengono aperti brevi siparietti per narrare la storia originale, per quindi poi entrare nel vivo dell’azione. Questo, assieme a frequenti approfondimenti presenti anche a fine volume, consente a chiunque di fruire al meglio della storia, sia che si tratti di fiabe occidentali che orientali.

Moonlight Act è pubblicato in Italia da J-POP, che ne ha rilasciato di recente il volume 15. In patria la serie procede spedita ed è giunta al volume 23, mentre da noi la periodicità è stata molto discontinua, anche a causa di lungaggini contrattuali, come spiegato dall’editore.
In merito all’edizione italiana c’è da dire che qualche rimpianto lo lascia. Intanto la sovraccoperta - in normale cartoncino non plastificato - si usura troppo facilmente; ma la vera nota dolente è all’interno, nell’adattamento delle onomatopee.
C’è da premettere che Fujita è uno di quegli autori affetti da horror vacui, e le cui tavole straripano di particolari, tratti e linee cinetiche... tavole sicuramente complicatissime da rielaborare. Però nei primi volumi dell'edizione italiana le onomatopee sono decisamente invadenti e, coi loro caratteri grossi e bordati di bianco, sacrificano molto dei disegni originali. Nei volumi successivi il tiro viene aggiustato, le onomatopee si fanno meno invasive, ma il lavoro di ricostruzione è a volte davvero imbarazzante (è il caso di interventi sbrigativi col timbro clone) se non inesistente (in alcune tavole si notano, addirittura, le onomatopee originali bianchettate e lasciate così, senza alcun altro intervento di ricostruzione, se non la semplice apposizione dell'onomatopea italiana).
Negli ultimissimi volumi pubblicati la situazione sembra migliorare, anche se qualche inciampo occasionale lo si nota ancora.
Per il resto, la stampa, la carta e la brossura sono di buona fattura; ma in generale resta l'impressione che forse si sarebbe potuto puntare di più su questo titolo, magari anche lanciandolo ad un prezzo più competitivo per invogliare il suo target di riferimento, come fatto in passato con altri famosi shounen pubblicati da J-POP (666 Satan o Defense Devil ad esempio).

Moonlight Act doppia oni
 
Nella finzione di Moonlight Act, i mondi differenti rappresentati da realtà e fiaba si sovrappongono e compenetrano, dandoci modo di conoscere “per la prima volta” tutti quei personaggi vittime della morale imposta dagli autori o dalla volontà di far apparire la nostra realtà meno dura se raffrontata al contesto spietato della fiaba; quella tragica.
Il risultato, pur non essendo privo di cali o tentennamenti, è indubbiamente interessante.
Fujita stesso afferma di essersi impegnato per profondere “amore incondizionato nelle storie che mi piacciono e una cattiveria incredibile in quelle che non sopporto”.
Moonlight Act perciò sa esser sì divertente, lezioso o coinvolgente ma, maturando, dona al lettore anche una full immersion nella componente più drammatica e crudele delle fiabe di ogni luogo e tempo, capace di portare il discorso – è proprio il caso di dirlo - “oltre” il confine delle pagine sfogliate.

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