In vendita il primo numero di Manga Vibe, bimestrale a 5 euro di opere shonen fantasy italiane edito da Shockdom, che si pone il delicatissimo compito di portare a noi lettori italiani una rivista che possa ricordare quelle giapponesi. Ve ne abbiamo parlato largamente in questo articolo e in questa live, ma adesso che abbiamo il primo attesissimo numero ecco le mie prime impressioni, ne discuteremo oggi anche su Twitch alle 20.30, insieme agli altri argomenti di MangaClick.
 

Premessa: In tutti questi anni ho preferito “presentare” gli autori italiani a voi più che giudicarli o criticarli, sia perché li sentivo tutti un po’ figli (alcuni cugini vista l’età, altri fratelli ma avete capito) miei sia perché sono conscio che sul web ci sono già abbastanza haters e preferivo dargli una spinta, non fargli recepire negativamente le critiche pubblicamente ma supportarli il più possibile. Con Manga Vibe non avrò questo atteggiamento, è un progetto estremamente serio e la cosa più rispettosa che posso fare nei confronti dell’editore e degli autori stessi è essere obiettivo.

Sul sito ufficiale di Manga Vibe (CLICCATE QUI) potete votare l’opera che più avete apprezzato in questo numero, non farò una classifica ma esporrò con chiarezza il mio gradimento: la prima opera sarà quella che ho votato e poi andrò per ordine alfabetico. Cercherò di non spoilerare nulla ma sicuramente qualche elemento cardine potrebbe essere citato.

IL MIO VOTO
Shingan
Sceneggiatura di Ivana Murianni e disegni di Rossella Gentile
 
Nick è un ragazzo che ama la vita tranquilla e non vuole che la sua quotidianità sia disturbata. Iris invece è una giovane ragazza peperina, solare e amante delle cose carine. I destini dei due giovani si incrociano quando l’Insania, un terribile male che affligge il mondo, giunge in città: da allora, la vita dei due protagonisti non sarà più la stessa!
 

Il primo capitolo che ho apprezzato maggiormente è quello di questo duo di autrici, che già ho avuto modo di conoscere e apprezzare con Fr33d0m edito da Upper Comics. Fare un primo capitolo per una rivista a pagamento, che esce ogni due mesi, non è la stessa cosa di fare il primo capitolo per un capitolo per il tuo webcomic o per il tuo albo, nel quale sfogli la pagina e subito dopo ti ritrovi con un secondo capitolo, devi seguire certe regole, devi dare al tuo lettore qualcosa che ti sorprenda tantissimo: in Manga Vibe nessuna opera tranne una è riuscita a mio avviso in questo intendo, quell’opera è Shingan? No.

Shingan, nonostante abbia questo errore come quasi tutti gli altri, mi ha convinto più di tutte le altre opere. Intanto i disegni di Rossella sono perfetti per rispecchiare il “vibe” di questa rivista, uno shonen fantasy da manuale, con degli sfondi disegnati in modo ottimo, con i vari rimandi al classico mondo medievale di fantasia che non passano mai di moda, un setting semplice ma d’impatto sicuro. In questo caso aver ricercato una semplicità non è qualcosa di negativo, anzi mi ha dato quel sentore che avessi di fronte delle autrici con delle idee chiare e che si sarebbero mosse con sicurezza all'interno del mondo da loro creato.

Non posso che apprezzare come l’incipit della storia venga fatto scorrere dal canto di un menestrello, offeso dal protagonista e reso così parte attiva della storia, offrendo pure del foreshadowing. Io sono un grande amante delle storie che non ti prendono per mano ma nemmeno che ti buttano tonnellate di informazioni in faccia chiedendo al lettore di mettere i pezzi in ordine, quindi davvero complimenti per essere l’opera che a mio avviso ha trovato il modo più ingegnoso per accompagnarci dentro la storia. Forse è l'elemento per me più importante in un primo capitolo.

I due protagonisti li trovo interessanti e caratterizzati bene, è bastato proprio poco per farmi invogliare nel sapere più di loro, questo grazie al modo sapiente col quale hanno gestito la regia delle tavole che avevano loro come focus principale, che fosse per mostrare una smorfia infastidita o disperazione, ho visto nei loro occhi dei personaggi vivi che hanno voglia di dirci molto.

Il capitolo non si conclude nel modo migliore possibile, quel che accade non può incutere davvero stupore nel lettore, per noi è tutto nuovo, non abbiamo alcun motivo per dire “wow come mai è successo?!”, non sappiamo nulla di quel che sta accadendo del resto, sarebbe bastato poco… farlo finire con lei che attaccava lui e poi vediamo nel prossimo capitolo che è successo? Forse anche solo una splash finale con la faccia incazzata di lui? Le possibilità erano varie, comunque sia Shingan è un manga che per ora è riuscito a trasmettermi qualcosa più di chiunque altro, a partire dal setting semplice ma molto curato e continuando con i personaggi. Ci sarà tempo per giudicare quanto i temi trattati saranno davvero interessanti, di certo non leggo (MAI) uno shonen cercando un qualcosa di estremo o che cambi le regole del genere, da un primo capitolo voglio certezze, voglio essere intrattenuto e incuriosito e Shingan ce l’ha fatta a pieni voti.
 
After Time
Sceneggiatura di Luca Molinaro e disegni di Ninfadora
 
Una notte, un ragazzo si risveglia in un bosco. Non sa dove si trova, e pensa di star sognando. Ma mentre cerca di capirci qualcosa viene improvvisamente attaccato da delle strane entità che sembrano abitare la foresta. Per sua fortuna, un uomo misterioso arriva in suo soccorso…
 
AFTER TIME

Questa era l’opera sulla quale avevo più hype e, con tutto rispetto, non per il motivo che la community crede, pure con fare trolloso a volte. Ninfadora è brava, ma tanto brava, da tanto tempo che aspettavo di vederla in azione come fumettista, con un’opera ad ampio respiro, perché lei fa parte di quelle bravissime disegnatrici che non ho potuto giudicare come fumettiste e la lista è proprio lunga, ovviamente ricolma anche di autori maschi.

La prima impressione è forte, diciamo che è l’unica opera che riesca davvero a dare “l’effetto wow” che si ricerca da una prima tavola. Essendo anche il manga che apre la rivista la responsabile era maledettamente alta ma Ninfadora non delude le aspettative, e già così sono felicissimo. Il character design è tra i migliori di tutta la rivista, la maggior parte delle tavole sono da premiare per la loro dinamicità, essendo questo un capitolo con pochi dialoghi e moltissima azione è un elemento essenziale. After Time è davvero un piacere ammirare, questo samurai con il suo spadone è figo e non c’è bisogno di stare a cercare altre parole per descriverlo, l’azione frenetica ti tiene bene in allerta e questo è un altro obiettivo importante da raggiungere.

I problemi arrivano a partire dalla seconda parte, il secondo scontro per quanto inizi per bene e sicuramente ha delle ottime tavole nella sua conclusione tende ad essere caotico, non reputo perfettamente riuscita la tavola nella quale vediamo la katana cadere e il ragazzo parlare con la ragazza. Troppe informazioni insieme, soprattutto considerando quel che era appena accaduto nella tavola precedente, che non viene menzionato nelle tavole successive, una tavola di sicuro impatto che però viene persa come se nulla fosse. La conclusione, allerta spoiler, vede il ragazzo non ricordarsi il suo nome e sipario… sinceramente dopo aver visto il samurai trafitto poco prima è davvero difficile far pensare che altro possa essere più interessante di quello, noi nemmeno lo sappiamo il suo nome, vista tutta la situazione si dà quasi per scontato fin dall’inizio che la situazione sia tra l’onirico e l’assurdo.

In genere ci sono problemi di pacing non troppo gravi, ma se Shingan per questa uscita ha vinto (secondo il mio gusto soggettivo, ovviamente) è perché è riuscito a sublimare la semplicità e il carattere dei suoi personaggi; allo stesso tempo mi pare ovvio che After Time abbia cercato di fare qualcosa di più particolare, con un capitolo molto più frenetico e d’impatto nel quale era più facile cadere in errore. Mi aspetto di più, un po’ di attenzione in più. Punti bonus perché la ragazza ha i capelli corti… oh, vi sorprendete ancora?
 
Arkadian Oikos
Alessia Vivenzio
 
Lea ha sempre avuto paura delle persone, e da dopo le scuole medie ha smesso di uscire di casa. A parte un paio di amiche, vive completamente isolata. Gli esseri umani le fanno paura, e si è sempre sentita come fuori posto. Ma un giorno come tanti, accade qualcosa: che la sua convinzione di essere “sbagliata” sia più di una semplice sensazione?
 
Arkadian Oikos shockdom

Alessia Vivenzio è una che sa, diciamolo immediatamente perché vale la pena ribadirlo per i meno attenti, riesce a raggiungere diversi risultati importantissimi al Silent Manga Audition (contest giapponese di grande importanza per gli autori internazionali) e a livello tecnico sa perfettamente come gestire un manga, le tavole, la composizione nel suo insieme. Un problema però che, a prescindere da ogni cosa, non posso che riscontrare con questa opera è che io mi sento sicuramente fuori target, questa mi pare l’unica opera dell’intera rivista che punti maggiormente a far breccia su un pubblico femminile che maschile, concetto che trovo giustissimo! In questa rivista ci vuole un’opera come questa ma allo stesso tempo il primissimo impatto non può che essere inferiore rispetto ad altre, nel quale sono in più in target.

Non so se l’intento di Alessia fosse quello di creare un’opera che avesse, appunto, un determinato pubblico in mente, però ritrovo in questo primissimo capitolo di Arkadian Oikos un richiamo anche ad un modo di fare manga più apprezzabile ad un pubblico che cerca qualcosa di differente da me, mi ricorda appunto uno shojo inizio anni 2000 e in tal caso sarebbe ottimo anche per prendere quella parte di lettori. L’uso dei retini in questo modo, la presenza numerosa di balloon in determinate tavole, il finale da “risveglio fatato dopo secoli di assopimento”, ma anche i tempi narrativi in toto sono distanti dalla dinamicità e l’impatto immediato dello shonen più moderno, che non è un qualcosa che cerco a tutti i costi ma allo stesso tempo sento non volermene distanziare troppo. Direi che anche solo paragonandolo ad After Time è ovvio che siamo di fronte ad opere diverse e non solo per questioni di stile. Va benissimo, si entra anche nel campo della soggettività e spero che il prossimo capitolo, quando sarà tutto più chiaro, potrà farmi divertire di più.

Anche qui mi sento di fare la classica critica: ma perché fermarsi a dire solo Lea nell’ultima tavola? Perché di spalle? Hai fatto 30… era meglio fare 31 e farcela vedere in volto, dire meglio al lettore chi fosse Lea. Non sono qui pensando di dare lezioni a nessuno, spero che questo sia chiaro, ma finire un primo capitolo con la tua protagonista di spalle e con un’identità che il lettore non può aver compreso (e che deve aspettare 2 mesi e spendere altri soldi per capirlo) non è una scelta che col tutto il cuore sento di condividere.
  
Sokar è un giovane Sahaamiano che sta per affrontare l’Arukash, la prova che nella sua cultura determina il passaggio dalla fanciullezza alla vita adulta. Loras è il suo rivale, e prima della prova lo ricatta in modo da fare bella figura durante la cerimonia. Ma Sokar non ha intenzione di lasciarsi intimorire, e farà in modo di essere lui il migliore! Intanto, lontano, due sorelle Helian si preparano a un qualche tipo di rituale…
 


Eh, parlare di Sahaam è complesso. Perché questa è un’opera che conosco, è un fumetto già pubblicato da Kasaobake quando era “indipendente” e non una collana Shockdom, un’opera della quale ho pure già parlato in passato sul sito e quindi per questo inizio non ho in realtà tantissimo da dire. Posso dire che è un manga che si sposa perfettamente con lo spirito della rivista, Elena sicuramente è un’altra autrice capace che sa fare il suo, ha uno stile estremamente riconoscibile e questo può essere un grande pregio, soprattutto se consideriamo quanti haters amino parlare di scimmiottamento a prescindere.

Non ritengo però che il primo capitolo gestito così in questo contesto gli abbia dato modo di sfruttare al meglio le potenzialità dell’opera. Abituato al tankobon posso asserire che la narrazione si percepiva diversamente, leggere tutto in quel modo dava modo alla storia di evolversi al meglio, anche con meno pesi da parte dell’autrice. Personalmente avrei preferito una versione “rivista diversamente” di Sahaam… ma capisco assolutamente i motivi per i quali questo è impossibile.

C’è tanta carne al fuoco, non è un manga che può fare annoiare, ma forse è anche troppa? Tanti elementi vengono introdotti, tanti personaggi sono di fronte al lettore… ma davvero si ricorderanno tutto e tutti? Un primo capitolo in questo contesto dovrebbe essere più lineare e semplice, a mio avviso, ma capisco (ripeto) che Elena in realtà avesse abbastanza le mani legate, essendo un’opera pensata per una realtà totalmente diversa. Il lato positivo è che questo difetto probabilmente si esaurirà già dal prossimo capitolo.
 
Sharkboy
Kitsune Yoru
 
Shi-ho è un ragazzo-squalo, appartenente a un lontano pianeta abitato da esseri a metà tra umani e animali. I popoli di questo pianeta sono in guerra, e Shi è uno dei combattenti che la portano avanti. Durante una sanguinosa lotta, però, Shi ha la peggio. Un vecchio saggio, per salvargli la vita, decide di mandarlo lontano dalla battaglia… ed è così che Shi arriva sulla Terra!
 
sharkboy shockdom

Vi ricordate all’inizio? Quando dico che solo un’opera riesce a concludere il capitolo proprio come Dio (dei manga) comanda? Eccolo qua, Sharkboy. Partiamo quindi dal dire che la fine è bellissima, è l’unico capitolo per il quale riesco a dirlo, una costruzione avvincente che va sempre più a migliorare, un pathos che va sempre più a salire e poi BOOM, esplosione! Conclusione d’impatto, forte, divertente e a sorpresa. Brava signorina volpe notturna.

Il difetto che magari posso aver riscontrato con Sharkboy è che è un’opera folle, impossibile da inquadrare con questo primo capitolo e sinceramente non so se sarà più facile avere un’idea più chiara in futuro! Sicuramente sarà divertente, sicuramente non annoierà ma sinceramente non so proprio cosa aspettarmi… e per quanto di regola sia un qualcosa di positivo, preferisco premiare a questo giro chi ha mostrato costanza e mi ha dato delle certezze. C’è comunque del caos all’inizio, non le prime due tavole magari, ma quello scontro iniziale non so se sia stato trattato al meglio, è un po’ tutto un casino al quale è difficile stare dietro, però per fortuna tutto si azzera quando la storia si sposta sulla Terra e da lì comincia ad ingranare senza particolari difetti.

Sarà un manga di combattimento? Gag? D’amore? Letteralmente tutto questo insieme? Mi aspetto di tutto, per me lei può anche provarci, perché ha un cuore pazzesco come autrice e so che ci mette tutto se stessa in tutto quello che fa, però ahimè questo non basta, spero proprio che sia capace di rispettare le sue stesse aspettative, perché se riesce a tenere in riga tutto il marasma che ha buttato dentro può uscirne qualcosa di ottimo ma Sharkboy è sicuramente l’opera che sarà più difficile da portare avanti, a livello narrativo, si sta prendendo un rischio immenso, spero che sia pronta. Ti auguro buona fortuna.
 
Zara X2
Talita
 
L’Italia è isolata dal resto del mondo. Dopo una tremenda epidemia partita dal sud Italia che ha infettato la maggior parte della popolazione, l’Europa ha isolato la penisola costruendo un enorme muro per tenere in quarantena gli infetti. Luca Parisi è un ragazzo italiano che si trovava all’estero durante lo scoppio dell’epidemia. Divenuto giornalista, ottiene il permesso di recarsi in Italia, ora ribattezzata “Zara X”. Cosa lo attenderà oltre il muro?
 

Non dirò l’ovvio, lo facemmo già durante la live di Twitch e magari lo diremo in altre live di Twitch dove il mood è più da caciara, quindi nessuna battuta sul fatto che il COVID-19 sia stato causato da questo manga, andiamo oltre. Come ho detto in prefazione, escludendo il primo posto non farò una classifica ma Zara X2 vince il mio premio “sorpresa”, perché questo capitolo è davvero meritevole oltre ogni rosea aspettativa… e non perché avessi particolari dubbi sull’autrice o sull’opera ma più che altro perché conoscendo di più le altre autrici non credevo che, tirando le somme dell’albo a mente fredda, quest’opera mi rimanesse in mente più di quasi tutte le altre. Una menzione d’onore la merita sicuramente.

Quel che mi sento di dire è che questo è un manga molto più moderno di quanto comunque potessi pensare. Il concept, del resto, non è nulla di nuovo (in sto periodo storico poi) però riesce perfettamente ad essere in tono con gli Shonen di questo ultimo periodo, un’opera simile non è così distante da quello che potremmo vedere su un Jump+, ovviamente considerando l’opera per sommi capi, non voglio iniziare una disquisizione sul paneling o lo stile che comunque apprezzo, perché sento tanta fusione tra Giappone e Italia, più di altre opere, è un manga che mi trasmette molto e per i motivi più diversi.

La crudità di certe immagini non è eccessiva per gli standard degli shonen odierni, il protagonista è in perfetto stile shonen, viene introdotta subito una companion ragazza, c’è un altro belloccio come secondario e magari quel che manca è solo un pizzico d’ironia in più, se l’autrice fosse riuscita a stemperare di più l’attenzione, a giocare di più con il target narrativo avrei potuto solo alzare le mani di fronte a questo capitolo. C’è da dire che però Zara non era pensato per Manga Vibe con tutto quel che ne consegue, quindi è più che comprensibile che Talita non ci sia stata a pensarci, ma da amante di shonen allo stesso tempo non posso non dire che… cavolo, se solo lo avessi fatto.