Boichi avverte: l'ossessione per Shonen Jump sta distruggendo la creatività del manga

L'autore sudcoreano spiega perché puntare tutto sulla rivista più famosa al mondo potrebbe rivelarsi un boomerang per l'industria

di Ironic74

Mu-jik Park, mangaka sudcoreano conosciuto in tutto il mondo con lo pseudonimo Boichi, ha pubblicato di recente una riflessione sul suo profilo X riguardo all'influenza che la rivista Weekly Shonen Jump esercita sul panorama manga globale. Pur riconoscendo di essere stato fortunato ad aver pubblicato molte delle sue opere con Shueisha — la casa editrice dietro lo Shonen Jump — Boichi esprime una preoccupazione sincera: la tendenza dei mangaka in erba a vedere la pubblicazione su Shonen Jump come il traguardo definitivo potrebbe, nel lungo periodo, danneggiare la diversità creativa dell'intero settore.

"Se tutte le opere prodotte assomigliano a quelle di Shonen Jump — nello stile artistico, nei personaggi, nei temi, nella narrativa e nelle idee — allora quale valore ha produrre 10.000 o persino 50.000 opere simili ogni anno? Sarebbe una vera catastrofe."

Boichi durante la nostra intervista all'ultimo Napoli Comicon
 
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Boichi non intende sminuire  Shonen Jump in alcun modo. La sua tesi è più sottile:  Shonen Jump non dovrebbe essere visto come un "obiettivo" da raggiungere, ma come il "risultato" naturale dell'evoluzione del mercato manga nel corso dei decenni. Il rischio concreto, a suo avviso, è che la scena manga si saturi di opere che si somigliano tutte, proprio perché quella rivista è stata elevata a "meta suprema" dagli aspiranti autori.

Secondo Boichi, la chiave per costruire un'industria manga forte e vitale sta nel diversificare ulteriormente il medium. Il manga è fortemente orientato alla proprietà intellettuale: i mangaka sono creatori di IP da cui cinema, animazione e altri media attingono continuamente. Grazie alla sua natura di medium a creatore unico, il manga ha potenzialità infinite nel trasmettere diversità di stile, tematiche, pensiero ed esperienze di vita — ed è proprio questo che ha reso i titoli di Shonen Jump così amati in tutto il mondo.

A titolo di esempio, Boichi cita spesso un manga, di cui non rivela il titolo,  incentrato sull'allevamento dei bovini, scritto da un autore che ama e accudisce quegli animali nella vita reale. È proprio questo tipo di opera personale e autentica, dice Boichi, che riesce a ad arrivare davvero ai lettori. I mangaka non dovrebbero avere paura di raccontare qualcosa di profondamente loro: abbracciando appieno il potenziale del medium, il risultato finale sarà unico e capace di toccare il pubblico in modo genuino.
 


 

 

Guardando alla carriera di Boichi, che spazia da Sun-Ken Rock, storia di un giovane aristocratico giapponese rimasto orfano che diventa boss di una gang coreana,  a The Marshal King, sul figlio di un fuorilegge che si propone di portare ordine in una terra senza legge, fino a Dr. Stone, dove ha prestato la sua matita per dar vita a un genio scientifico deciso a ricostruire la civiltà umana dopo un'apocalisse, è evidente quanto la sua visione sia vasta e libera da schemi predefiniti. Le sue parole non sono la critica di chi guarda da fuori, ma la voce di chi ha vissuto in prima persona quella libertà creativa.

Le riflessioni di Boichi hanno trovato un'ampia risposta tra gli aspiranti mangaka di tutto il mondo: molti concordano con le sue osservazioni e riconoscono che, pur essendo numerosi gli autori influenzati dallo Shonen Jump, c'è anche chi vuole rompere gli schemi e portare nel manga voci più originali e coraggiose.

E voi cosa ne pensate?

Fonte: automaton media

 



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