Agents of the Four Seasons: prime impressioni per la suggestiva serie di Wit studio
WIT Studio e Kana Akatsuki firmano l'opera più emotivamente ambiziosa della stagione
di Ironic74
È una cosmogonia che sa di fiaba antica e di romanzo d'amore insieme, e Akatsuki la usa come sfondo emotivo per una storia che in realtà parla di trauma, colpa, abbandono e della fatica enorme di ricominciare dopo che il mondo ti ha sottratto anni preziosi. La protagonista è Hinagiku, l'Agente della Primavera, rapita da un gruppo di ribelli quasi dieci anni prima e tenuta prigioniera per la maggior parte di quel periodo, privando così il Giappone di quella stagione e gettando intere comunità in un ciclo distorto di inverni infiniti e estati senza transizione. Il suo ritorno, accompagnata dalla fedelissima guardiana Sakura, è il cuore pulsante di questi primi due episodi: Hinagiku è fragile, esitante, parla di sé in terza persona con un ritmo spezzato che tradisce un trauma profondo; eppure, possiede una dignità silenziosa e una comprensione del proprio ruolo che la rendono immediatamente affascinante, ben lungi dall'essere solo una figura da proteggere. Sakura al contrario è brusca, reattiva, consumata dal senso di colpa per non aver saputo difendere Hinagiku quando aveva solo nove anni, e la tensione tra le due, fatta di cura viscerale e di silenzi carichi, è già uno degli elementi più riusciti della serie.

Il secondo episodio allarga ulteriormente il quadro emotivo con una serie di flashback che mostrano come anche Rosei, l'Agente dell'Inverno, e il suo guardiano Itechou portino addosso cicatrici profonde legate agli stessi eventi, costruendo una struttura a quattro voci in cui ogni personaggio è innamorato di qualcuno che non riesce a raggiungerlo, separato da traumi non elaborati e da anni di distanza che sembrano invalicabili; esattamente il tipo di dolore lento e irrisolto che Akatsuki sa raccontare in maniera magistrale.
Sul fronte visivo, WIT Studio si conferma in forma straordinaria: i paesaggi innevati di Ryugu, ispirata all'Okinawa reale, sono dipinti con una cura quasi pittorica, con quel contrasto tra il bianco pesante dell'inverno perenne e i colori tenui e vitali che esplodono durante il rito della Primavera che da solo vale il prezzo del biglietto. La sequenza in cui Hinagiku esegue la sua danza rituale nel primo episodio è semplicemente mozzafiato: verdi brillanti, petali rosa sakura, luce dorata che si diffonde sulla neve come un respiro trattenuto a lungo finalmente liberato, tutto animato con una fluidità e una sensibilità cromatica che fa capire perché questo studio venga considerato tra i migliori del settore.

Anche il secondo episodio regala momenti visivamente straordinari, con Rosei che usa il potere del ghiaccio per creare cristalli floreali in un gesto che è allo stesso tempo esibizione di forza e omaggio silenzioso a Hinagiku. Un dettaglio piccolo ma di rara tenerezza.
A completare il quadro c'è la colonna sonora firmata da Kensuke Ushio, già compositore di riferimento per Chainsaw Man e DAN DA DAN, che qui lavora su registri più rarefatti e intimisti rispetto alle sue prove precedenti, riuscendo a esaltare la componente emotiva senza risultare invadente. Le sigle, affidate a Orangestar con il featuring di Kase, completano il quadro in maniera coerente.

Se volete approfondire questa storia, la light novel è disponibile in Italia grazie a Dokusho Edizioni (QUI le nostre prime impressioni), mentre il manga, disegnato da Nappa Komatsuda, è pubblicato in Italia da Panini Comics - Planet Manga: insomma, non mancano i modi per immergersi in questo universo prima che la serie entri nel vivo, ma l'anime resta per ora la porta d'ingresso più bella, più rifinita e più straziante, nel senso migliore possibile.